Monografia Nicoletti su Foscolo
Riassunto della monografia di Nicoletti su Foscolo
Federica Ruggiero
Capitolo I: Tra innovazione e tradizione
1. Foscolo e il sentimento dei tempi nuovi: “eunucomachia”
Cit. interessante da Lettera apologetica sulla cosiddetta guerra letteraria che Foscolo combatte a Milano intorno al 1810:
Io mi studiava che tutte le mie scritture sotto apparenza di versi e romanzi e pedanteria di letteratura ed immaginazioni, all’utilità di tattica e profezie e bizzarrie corressero tuttavia a una mèta politica e della Italia. (EN, XIII parte II p. 140)
Nonostante le accuse di estenuati esercizi di stile e di compiaciute stilizzazioni neoclassiche, la poetica di Foscolo si nutre primariamente dell’impegno civile e della causa patriottica.
L’atteggiamento militante di Foscolo è evidente fin dalle prime prove e anche al di fuori della scrittura: a volte è talmente sentito e spregiudicato da procurargli scandali, in Italia durante la dominazione francese e nei primi anni della Restaurazione, e in Inghilterra da esule. Vi sono molte occasioni in cui Foscolo rivendica esplicitamente il proprio impegno civile, sia nella vita che nelle opere (cfr. p. 16 per citazioni). Sente la necessità di superare l’isolamento specialistico del letterato, l’inviolabile separatezza lirico-artistica dell’io, dunque àncora tenacemente la sua arte alle vicende storico-politiche del suo tempo, senza per questo derogare dai principi e dalla severa disciplina poetica.
Foscolo è una personalità complessa in cui coesistono sentimenti e convinzioni contraddittori, propri di un individuo sradicato e indisposto a riconoscersi integralmente in un predeterminato ruolo sociale, com’è comprensibile in un’età di trapasso e di cambiamenti epocali nel quale Foscolo vive, naturalmente votato alla condizione di esule. Questa irrequietezza non riguarda solo la vicenda psicologica di Foscolo, ma anche il suo pensiero e le convinzioni che lo costringevano a una ridiscussione continua della propria identità di scrittore, ponendosi in continuità con l’impegno antiaccademico e progressivo già sperimentato da Alfieri e da Parini.
Nonostante questa inquietudine e l’influenza dell’illuminismo settecentesco, Foscolo non abbraccia mai una mentalità cosmopolita: pur nella condivisione delle idealità democratiche, Foscolo manifesta uno scoperto patriottismo che verrà preso a modello dai successivi risorgimentali. 1 Queste istanze vengono riversate nel personaggio di Ortis, forgiato dall’idealismo patrio, dai sentimenti magnanimi e dalla disposizione libertaria a un agire eroico, prefigurando gli imponenti rivolgimenti del secolo romantico.
1 A p. 17 leggi estratto dalla lettera a Giambattista Giovio (19 ottobre 1813), «Per me mi credo creato abitatore d’un solo spazio di terra, e concittadino d’un numero determinato d’altri mortali; e non ho patria, se l’anima mia cade avvilita» (EN, IV, p. 395).
1 Monografia Nicoletti su Foscolo
2. Un classico impegnato
A questo avanguardismo di pensiero non si accompagna in ambito letterario un rifiuto, per così dire, futuristico. La scrittura di Foscolo rimanda soprattutto al classicismo settecentesco e in generale alla tradizione, che non viene passivamente ossequiata ma funge da base su cui fondare l’innovazione.
La perizia intertestuale di Foscolo non è una insistita cura letteraria di stampo umanistico, ma una sorta di identificazione culturale che tracima nel mito e che, nel suo caso, trae legittimazione dal dato biografico della nascita greca, rivendicato con orgoglio in più punti.
Il classicismo di Foscolo si distanzia dalle matrici settecentesche: non è un classicismo «freddo e accademico, ma nemmeno illuminista, malgrado le intenzioni didascaliche e allegorizzanti delle Grazie» (Timpanaro). Nell’ottica foscoliana, sulla linea di una intelligente rivisitazione dello storicismo vichiano, la cultura classica contiene un potenziale di innovazione, dato dal valore etico delle favole antiche. Foscolo elabora una propria teoria letteraria già a partire dal commento alla traduzione catulliana della Chioma di Berenice (1803) e riconosce il valore massimo ai «poeti primitivi», i quali, attraverso le favole e sostenuti dalla carica religiosa attribuita al poetare, «la teologia, e la politica, e la storia dettavano co’ lor poemi alle nazioni» (EN, VI, p. 240). I modelli antichi si presentano non soltanto come passato letterario ma anche come serbatoio etico-civile che racchiude delle favole dalla funzione educatrice, in grado di attivare alte idealità.
La necessità di una teorizzazione di poetica “impegnata” nasce anche dall’esigenza di ovviare, da un lato, all’impasse determinata dalle astrattezze ideologiche del cosmopolitismo giacobino, e dall’altro al pericolo di un regime che corre il rischio continuo di mutarsi in tirannide, che indurrebbe a una committenza poetica di carattere strumentale, con finalità encomiastiche. Foscolo ritorna alla radice religiosa della grande poesia delle origini, in particolare di quella greca, per ampiezza e profondità di raggio di influenza, per ritrovare nella struttura mitica della «favola» quel valore perenne di testimonianza etico-civile, trasmesso dagli antichi attraverso «allegorie e pitture sensibili», cioè rivelato sotto la veste simbolica, allusiva, indiretta, piuttosto che attraverso argomentazioni logiche.
Sulla base di questa teorizzazione, Foscolo sceglie una poesia lirica come accordo di «passionato» e di «mirabile», che mette in atto nel suo lavoro poetico, dai Sepolcri alle Grazie: intende recuperare un modello di scrittura capace di interpretare e di attivare un nuovo sentimento religioso, cioè di una religiosità laica fondata sui valori etico-civili.
Foscolo rifiuta una poesia ragionativa, logico-argomentativa, ma predilige una poesia impegnata in grado di accordare il «mirabile» e il «passionato». Con «mirabile» intende ciò che desta meraviglia e ammirazione insieme, ammirazione che tuttavia comporta anche una riflessione, non soltanto stupore.
2 Nel Discorso quarto Della ragion poetica di Callimaco dice infatti Foscolo:
È mirabile una chioma mortale rapita da Zefiro alato per comando di una novella deità [...]. Mirabile sovr’essa che sia collocata fra le costellazioni, che passeggino gli Dei, che del sole anch’ella ritornisi in compagnia di Tetide [...]. Ma questo mirabile riescirebbe nullo ove non fosse appoggiato alla religione di quei popoli, e poco efficace se la religione non lusingasse le loro passioni, e non ridestasse nell’immaginazione simolacri non solamente divini, ma simili a quelle cose che sono care e necessarie a mortali [antropomorfizzazione delle divinità: la divinità viene umanizzata e al contempo viene divinizzato l’uomo]. Onde questa sorte di meraviglia chiude in sé stessa anche una certa passione diversa da quella di cui parleremo di poi. (EN, p. 301)
2 Il titolo rimanda alla celebre opera Della ragion poetica di Gravina.
2 Monografia Nicoletti su Foscolo
Capitolo II. Dalla Grecia all’Inghilterra: le opere e i giorni di Ugo Foscolo
1. La formazione letteraria e il sogno rivoluzionario, da Zante a Venezia (1778-1797)
Di padre veneziano e di madre greca, Niccolò Ugo Foscolo nasce il 6 febbraio 1778 a Zante, isola greca del Mar Ionio e antico possedimento della repubblica di Venezia. Ha quattro fratelli, tra cui Gian Dioniso a cui è dedicato il sonetto In morte del fratello Giovanni. La nascita greca assume per Foscolo un valore simbolico, Grecia idealizzata come patria letteraria, e imprime alla sua vita un senso di permanente sradicamento, e questa contingenza assumerà in seguito una dimensione più ampiamente esistenziale. Nella dedica a Reggio in Ai novelli repubblicani, Foscolo parla dell’Italia come una patria «non in sorte toccata, ma eletta».
Venezia fine Settecento: la repubblica mercantile di Venezia si regge sul governo dogale, cioè una forma di governo oligarchico e aristocratico, e ha un’economia fondata sul commercio con l’Oriente. A fine Settecento ha ancora molte colonie nel Mediterraneo, ma le perde progressivamente, indebolendo così drasticamente la ricchezza delle famiglie nobiliari. Nonostante questa decadenza economica e politico-istituzionale, vive un grande fervore culturale in questo periodo, legato soprattutto alle discussioni sui temi della Rivoluzione francese e del pensiero politico giacobino. Questa fioritura è dovuta alla posizione marittima, di crocevia, dunque alla sua connaturata vocazione allo scambio, e inoltre alla lontananza dalla censura cattolica.
- 1785: Foscolo raggiunge il padre a Spalato, dove si era trasferito per lavoro; entra nella Scuola del Seminario di Spalato e viene avviato allo studio delle lingue classiche. 3
- 1788: muore il padre; gravi ristrettezze economiche, la madre va a Venezia con l’intento di riunirvi poi tutta la famiglia. Dopo qualche soggiorno a Venezia per periodi ristretti, Foscolo vi si trasferisce stabilmente nel 1793.
Frequenta qui la scuola di San Cipriano a Murano e le «pubbliche scuole» degli ex Gesuiti. La formazione di Foscolo tuttavia si nutre più di altre esperienze: Foscolo prende a frequentare salotti, 4 tra cui quello di Giustina Renier Michiel e, più ancora, quello di Isabella Teotochi de’Albrizzi, dove incontra poeti e letterati di fama, come Ippolito Pindemonte e Aurelio Giorgi Bertòla. Nel 1794 si reca a Padova per frequentarne l’Università, senza però iscriversi regolarmente, dove peraltro insegna Melchiorre Cesarotti. 5
Formazione di Foscolo eclettica, discontinua e perlopiù autodidattica.
Il Piano di studi (1796, pubblicato postumo nel 1842) attesta lo sforzo personale di Foscolo per approfondire e perfezionare la propria formazione. Questo documento è un programma di letture e un elenco di progetti e di opere appena intraprese, o soltanto abbozzate, o addirittura semplicemente ideate, che risponde a un’idea di letteratura cosmopolita la cui promozione è favorita dal magistero dell’ambiente cesarottiano e dell’intellighenzia veneziana contemporanea, molto aperta alle culture europee più avanzate. 6
3 Sistema scolastico settecentesco: a livello primario vi sono le scuole religiose, accuratamente organizzate; l’istruzione superiore è affidata ai collegi e ai precettori privati; le università vivono una situazione complessa e differenziata, anche se generalmente sono alla retroguardia rispetto alla più vivace cultura del tempo.
4 Il salotto nel Settecento-Ottocento è un’istituzione culturale di grandissima importanza, perché è un ritrovo pubblico dove si svolgono lo scambio delle idee e le declamazioni di versi.
5 Traduttore de I canti di Ossian, il cui autore James Macpherson aveva finto di aver trovato come antichi testi originari dei Celti). Questa traduzione porta tematiche, immaginari ed espressioni nuove, legate a immagini notturne e all’irrazionale, nell’impianto classicista, in particolare petrarchista, del Settecento italiano.
3 Monografia Nicoletti su Foscolo
Nel 1794 Foscolo aveva messo insieme un gruppo di 41 componimenti lirici e, ancora manoscritti, dedicati all’amico Costantino Naranzi, per questo è conosciuto come Raccolta Naranzi, stampata postuma a Lugano nel 1831.
Il dibattito attorno ai temi rivoluzionari si accende ancor più con l’arrivo in Italia delle truppe napoleoniche: adesione ai valori democratici e libertari da parte di vari giovani dell’aristocrazia e della borghesia intellettuale di Venezia. Anche Foscolo mostra atteggiamenti di aperta condivisione rivoluzionaria, tanto che è allontanato dal governo dogale e costretto a soggiornare per un po’ in un paesino alle pendici dei Colli Euganei. NB: è probabile che qui si dedichi a un romanzo epistolare di ispirazione autobiografica, il Laura, contenuto nel Piano di Studi, ma non c’è una documentazione sicura.
L’adesione di Foscolo ai valori rivoluzionari si riversa anche nella sua prima tragedia, il Tieste, rappresentata nel 1797 al teatro S. Angelo con grande successo. Questa prima opera, di ispirazione libertaria, viene inviata peraltro a Vittorio Alfieri, da cui il giovane Foscolo aveva palesemente tratto ispirazione. Il Tieste infatti tratta di un personaggio dal titanismo di alfieriana memoria che si oppone ad Atreo, connotato come un tiranno.
A fine aprile Foscolo va a Bologna per arruolarsi da volontario tra i Cacciatori a cavallo della Repubblica Cisalpina, rivedi storia e triennio rivoluzionario 1796-1799. Nella sua discesa in Italia, infatti, Napoleone caccia i sovrani e instaura delle repubbliche democratiche filofrancesi. La militanza di Foscolo dunque è totalmente attiva: si incanala sia nell’impegno letterario sia nelle imprese militari. 7 Pubblica anche l’ode A Bonaparte liberatore, dedicata alla città di Reggio, la prima ad aver issato in Italia il tricolore rivoluzionario.
Foscolo ritorna a Venezia quando Napoleone pone fine al governo dogale e instaura la cosiddetta Municipalità, governo democratico che dura da maggio a ottobre 1797, nella quale Foscolo svolge il ruolo di redattore, segretario verbalizzatore delle sedute. Foscolo è anche socio della Società di Istruzione pubblica, istituita dalla Municipalità con il compito di diffondere gli ideali di democrazia e libertà.
Nel giugno 1797 Foscolo pubblica l’ode Ai novelli repubblicani, anticipata dalla dedica al fratello Giovanni e dalla lettera di Marco Giunio Bruto a Cicerone, riportata da Plutarco, nella quale Bruto rifiuta in modo assoluto qualsiasi forma di tirannide e attacca Cicerone perché contrario non alla tirannide di per sé ma al potere personale di Marcantonio. Si intrecciano elementi dell’attualità e rimandi all’antichità, recuperati con fini eziologici, perciò si mirava più a fornire una spiegazione convincente del presente che a un recupero storiografico filologicamente rigoroso. Viene anche riportato l’episodio dei Gracchi, che, pur non essendo rivoluzionari, per il bene comune avevano tentato, con la loro riforma agraria, una parziale ridistribuzione delle terre per diminuire l’escursione sociale. Nell’immaginario settecentesco l’episodio dei Gracchi era considerato come l’inizio della crisi della repubblica, culminante poi con Cesare.
Il periodo democratico tuttavia finisce col famigerato trattato di Campoformio (17 ottobre 1797), con cui lo stato veneziano viene smembrato tra Francia, Austria e Cisalpina. Questo provvedimento viene interpretato come un «baratto», un alto tradimento da parte di Napoleone, che i patrioti italiani avevano visto come campione ed esportatore dei valori rivoluzionari, sperando dunque in un appoggio attivo per favorire il processo indipendentista italiano. La classe aristocratica e gran parte del ceto popolare si appresta a solidarizzare coi nuovi occupanti austriaci. Ai democratici compromessi con la Municipalità viene concesso di trasferirsi nella Cisalpina, ottenendone la cittadinanza e il godimento dei diritti politici: Foscolo va a Milano, dove conoscerà Vincenzo Monti, per il quale scriverà nel 1798 Esame di Niccolò Ugo Foscolo su le accuse contro Vincenzo Monti, suscitate dalla sua Bassvilliana, e Giuseppe Parini.
6 Questo interesse per l’Europa è testimoniato anche dall’imponente lavoro di traduzioni portato avanti per tutto il secolo dall’editoria veneta.
7 A testimonianza di ciò, lettera da Bologna a Giuseppe Rangoni, membro della Giunta di difesa generale della Cispadana: «Abbandonai la mia patria per vivere libero [...]. Baciai le terre repubblicane con la divozione del vero democratico, e mi feci campione della libertà sacrificandole tutto» (Epist., I p. 44).
4 Monografia Nicoletti su Foscolo
2. Il soldato e il giornalista: il romanzo dell’Ortis e le Poesie (1797-1803)
Foscolo partecipa alle riunioni del Circolo costituzionale di Milano e dal gennaio 1798 diventa direttore del «Monitore italiano», a imitazione del «Moniteur» francese, uno dei giornali sorti nell’ambiente del patriottismo rivoluzionario. Il triennio rivoluzionario è il primo momento privo di censura: il giornalismo, fino ad allora perlopiù di cronaca, diventa un fondamentale spazio di dibattito politico e di intervento sulla società. Foscolo giornalista, costretto a chiarire il proprio orientamento ideologico e politico, abbandona una posizione di più stretta osservanza giacobina ed affronta questioni come il problema dei confini «mal vietati» della Cisalpina, dell’organizzazione militare della Repubblica e dei profughi provenienti dal territorio veneto.
Foscolo oscillerà sempre tra una posizione democratica più radicale e una moderata aperta alla possibilità di una monarchia costituzionale. Non muta però il proprio atteggiamento di aperta critica verso le pretese espansionistiche francesi in Italia e rivaluta la funzione politica che la salvaguardia dei valori della tradizione italiana può esercitare sul popolo: comincia a elaborare una concezione civile della letteratura, che deve educare non soltanto il gusto letterario ma anche il senso civico, ponendosi come mediatrice tra il potere e il popolo.
Il «Monitore italiano» tuttavia si pone apertamente come giornale di opposizione, accusando il Direttorio cisalpino di un’eccessiva subordinazione alle direttive di Parigi, specie dopo l’oneroso
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