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Modernità e distruzione

Il 1910 segna l’inizio di una nuova epoca. Il secolo 900 sarà attraversato da due guerre mondiali, lo sviluppo di una nuova società di massa, del capitalismo e di nuove idee politiche, tra cui quella comunista che, con la rivoluzione russa del 1917, ha fatto tremare il mondo. Vi sono nuove invenzioni tecnologiche, come l’automobile, l’aereo, la radio e la penicillina. In Italia, nonostante la presa della Libia e la vittoria nella prima guerra mondiale, ci saranno movimenti sociali che sfoceranno nel 1922 con la salita al potere del fascismo e la partecipazione alla seconda guerra mondiale al fianco della Germania. La sconfitta in guerra determinerà la fine del regime fascista, della monarchia e la nascita della repubblica.

Le innovazioni scientifiche e principalmente quelle in campo fisico, come la teoria della relatività e quella quantistica, cambiano il modo di percepire spazio e tempo e la connotazione tradizionale di oggetto fisico. Anche la filosofia segue questa linea e analizza i limiti e le condizioni del discorso scientifico e il modo in cui esso si riflette sulla realtà con Croce questa riflessione si risolve con la negazione del valore teoretico delle scienze naturali opposte a quelle dello spirito. Inoltre grande importanza acquista il linguaggio e l’analisi per tutti gli elementi irrazionali della vita quotidiana (parliamo di follia e psicanalisi – Freud).

Le avanguardie letterarie

In questo clima di ricerca si sviluppano nuove correnti letterarie definite avanguardie, create dall’associazione di più scrittori che elaborano programmi e intendono imporli sulla scena culturale. Tra le varie avanguardie ritroviamo:

  • Espressionismo: Si sviluppa principalmente in Germania tra 1905 – 1925. Si tratta di varie forme di rottura dei canoni tradizionali, tentando di dare una espressione a realtà profonde in una fortissima tensione spirituale.
  • Futurismo: Lo troviamo principalmente in Italia tra 1909-1924 e in Russia. Si rompono i canoni delle forme e del linguaggio tradizionali per forme prorompenti, violente, degne della nuova società industrializzata delle macchine. Segno distintivo è la resa del movimento.
  • Dadaismo: Lo troviamo in Francia, Svizzera e Germania. Vi è una completa rottura con la tradizione borghese per un gioco irresponsabile, capace di vanificare ogni artificio e ogni istituzione sociale.
  • Surrealismo: Nasce in Francia per mano di André Breton nel 1924 e sopravvive fino alla fine della seconda guerra mondiale. Si tratta di un definito distacco dalla realtà borghese per dedicarsi al sogno, alla magia, al lapsus, al fantastico. È una ricerca della soprarealtà che deve cambiare la vita.

La diffusione della cultura di massa determinò anche la diffusione di nuovi mezzi di comunicazione: la fotografia e il cinema. Soprattutto l’ultimo viene utilizzato da organizzazioni politiche come mezzo di propaganda (fascismo) e otterrà ottimi risultati grazie alla collaborazione di diversi artisti e scrittori. Il cinema sarà il papà degli scritti per la sceneggiatura.

La cultura in Italia sotto il regime fascista

In Italia abbiamo un importante momento di tensione, in quanto si stava sistemando al potere il partito fascista, che da una parte mirava all’unione degli intellettuali verso il partito unico e dall’altra alla diffusione della cultura fascista come espressione dei valori nazionali e di tutti gli strati sociali. In quegli anni cruciale fu l’approvazione della riforma Gentile, sulla scuola e l’università. La riforma era basata su una netta distinzione di classe e divideva gli studi tecnici da quelli classici. Importante in quegli anni è la decisione della stesura dell’Enciclopedia italiana per mano dell’istituto Giovanni Treccani, aiutato da molti scrittori che erano critici verso la cultura fascista. Nacquero molte istituzioni come la Reale Accademia d’Italia a cui fanno parte scrittori come Pirandello e Marinetti, i sindacati per scrittori, l’Istituto Luce e la Biennale di Venezia per il cinema, il carro di Tespi per il teatro.

Il lavoro principale per gli scrittori, oltre a quello di scrivere, è quello all’interno delle istituzioni pubbliche. Parliamo di redazioni di giornali e riviste, che però sono strettamente controllati dal regime. A causa di ciò non vi è una vera e propria libertà di espressione e dunque il mondo della pubblicazione e dell’editoria rimane il punto focale di molti scrittori.

Le città come Roma riguadagnano sotto regime il loro splendore e la loro importanza di un tempo. Roma assume una posizione di guida grazie all’importanza della rivista “La Ronda” e grazie all’ideale di romanità che propagandava il fascismo. La città con maggior produzione letteraria è Firenze. Si parla di riviste come “La Voce” e “Solaria” e di una prima letteratura di opposizione capitanata da personaggi come Gadda, Montale, Vittorini e Landolfi che danno inizio a correnti quali l’ermetismo e il nuovo realismo. Milano sarà la patria del futurismo e Torino della classe operaia del lavoro della casa editrice Einaudi. Capitale della cultura storicistica e idealistica è Napoli supervisionata dal magistero di Croce.

Ideologia, filosofia, politica: da Croce a Gramsci

La cultura delle nuove generazioni è dominata da una forte tendenza critica che mira a rovesciare i caratteri della realtà contemporanea. Anche la letteratura sarà al centro di una battaglia ideologica iniziata prima del 1910 dalla rivista “La Voce” e poi dal movimento futurista. Dopo il primo conflitto mondiale gli intellettuali sembrano identificare il proprio cambiamento culturale come una partecipazione politica, mentre altri vogliono un ritorno all’ordine (intellettuali de “La Ronda”). A fornire questa sorta di ordine sarà il regime fascista che opporrà però una dura resistenza contro l’opposizione. L’unico personaggio parzialmente esonerato è Benedetto Croce. L’ultimo “scambio d’opinioni” si avrà con la risposta di Croce al Manifesto intellettuale fascista sul giornale “Il Mondo”. Con le riviste si svilupperà una corrente intellettuale antifascista prevalentemente in esilio (“La Critica”, “La Voce”, “Solaria”).

Vita di Benedetto Croce

Benedetto Croce nasce a Pescasseroli da famiglia di proprietari terrieri nel 1866. Vive a Napoli dove perde i genitori e la sorella nel terremoto di Casamicciola nel 1883. Vive a Roma da un cugino del padre e studia giurisprudenza, ma si appassiona alla letteratura, alla filosofia e alla storia, seguendo le lezioni di Antonio Labriola. Ritornato a Napoli studia a fondo il marxismo e collabora con il giovane Giovanni Gentile, con il quale fonderà la rivista “La Critica” nel 1903. Tra i suoi scritti: L’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale e la Filosofia dello spirito, Contributo alla critica di me stesso, La poesia e La storia come pensiero e come azione (estetica). Fu ministro dell’istruzione (1920) nell’ultimo governo Giolitti, impaurito dal pericolo rosso guardò con sospetto il fascismo e poi se ne distacco totalmente fornendosi come punto cardine dell’ideologia antifascista. Il regime lo lasciò fare in quanto le sue critiche rimanevano tutte sul piano ideologico. Morì a Napoli nel 1952.

Per Croce è l’intero sistema della cultura e della storia umana a fornire una via d’uscita dalle forze distruttive che minano la coscienza di ogni individuo. Contro le forze irrazionali che minacciano la cultura del tempo, Croce afferma l’esigenza di un classicismo, e di una partecipazione sicura e serena alla complessità della vita.

L’estetica e la filosofia crociana

Contro una filosofia di tipo positivistico e dopo uno studio del marxismo, alla base della sua filosofia, Croce pone 4 momenti eterni: estetico, logico, morale ed economico (riferito alle sfere del bello, vero, bene e utile). L’interesse per De Sanctis, gli fanno analizzare come prima cosa l’arte. In “Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale” egli vede l’esperienza estetica come il primo grado di conoscenza dello spirito umano in rapporto con il mondo. L’arte è un’“intuizione fantastica” che si dà immediatamente come espressione. Ma affinché sia ciò, Croce nega il valore storico, tecnico e pratico dell’arte per esaltare quello di individualità, espressione, intuizione, linguaggio e rappresentazione. In età più tarda aggiungerà all’arte le qualità di liricità e di cosmicità, sottolineando la purezza sentimentale dell’arte e il carattere si sintesi della totalità dell’esperienza umana. Rivisitazioni e ripensamenti invece avrà sul concetto di storicità dell’arte, seppur negandola sempre. Per Croce la logica e l’estetica sono le due forme teoretiche dello spirito, mentre l’economia, la politica e l’etica sono quelle pratiche.

Per quanto riguarda il concetto di storia, nello scritto “La Teoria e storia della storiografia” Croce esprime il senso storico della filosofia dello spirito ossia: la filosofia si risolve nello studio delle forme assunte dallo spirito umano nel suo movimento storico, dunque in una storia sempre adesso contemporanea poiché solo nel presente lo spirito attesta la propria storicità.

Del Croce storico abbiamo una tetralogia: la Storia sul regno di Napoli che narra le vicende dello stato napoletano dal XV sec fino al 1860 e dell’importanza dell’istituzione monarchica, la Storia d’Italia dal 1871 al 1915, la Storia dell’età barocca in Italia, in cui tratta la decadenza italiana e Storia dell’Europa nel secolo decimonono dove esalta l’Ottocento borghese e liberale. Per quanto riguarda il concetto di liberale avrà uno scambio d’opinioni con Luigi Einaudi. Differenzierà il liberalismo, come ideale etico, e il liberismo, come ideale economico e utilitario.

Per quanto riguarda l’impegno in letteratura, Croce è più vicino alla cultura classica e vedrà Carducci come miglior esponente ma anche De Sanctis. Inizierà una serie di saggi sulla letteratura dai primi 50 anni dall’unità, pubblicati su “La Critica” fino al 1914 e poi raccolti in 4 volumi “Letteratura della nuova Italia”. “La Voce” divenne la “bibbia” dei giovani di allora che aderirono all’ideologia crociana e gentilianadegli esordi. Ma dopo la rottura tra i due, anche all’interno della rivista vi furono divisioni che sfociarono ne “L’Unità” di Salvemini e ne “Lacerba” di Papini e Soffici.

Gaetano Salvemini

Nacque a Firenze nel 1873 e fece studi di storia medievale. Aderì al socialismo e partecipò alla rivista “La Voce” distaccandosene poi nel 1911 e fondando la rivista “L’Unità”. Denunciò le condizioni d’arretratezza del sud e del sistema scolastico, il clientelismo e la corruzioni delle classi dirigenti giolittiane e fu antifascista. Si impegnò per la partecipazione dell’Italia alla prima guerra mondiale. Esule nel 1925 fu tra i fondatori di “Giustizia e libertà” e visse e insegnò in America tramandando gli scritti sulla reale entità del fascismo. Morì nel 1957. Lotta per la fine della corruzione politica o di finti equivoci che pesano sulla vita sociale nella convinzione che solo la lucidità e la fermezza possono fermare la corruzione e il ventriloquio politico.

La cultura e la grande guerra

Il primo conflitto mondiale viene visto come un evento che cambierà le sorti dell’umanità in meglio, creando un futuro più libero e aperto. Per questo molti intellettuali appoggiano l’entrata dell’Italia in guerra. Ma la gigantesca macchina bellica e la durata del conflitto rendono gli intellettuali collaboratori di una carneficina che l’uomo non riesce più a comprendere. L’unico intellettuale contrario al conflitto fu Croce che sapeva che il conflitto avrebbe generato solo discrepanze all’interno della cultura liberale europea. Il conflitto oltre a causare la morte di alcuni scrittori come Serra, generò una folta produzione sia poetica che narrativa: si vedano Ungaretti, Gadda, Svevo e Palazzeschi.

Giovanni Gentile

Nato a Castelvetrano nel 1875 da famiglia borghese, fu uomo universitario e filosofo professionista. Insegnò in molte università tra cui Palermo, Roma, la Normale di Pisa e Napoli. Dall’amicizia di Croce nacque la collaborazione alla rivista “La Critica”, ma i due si distaccarono a causa di diverse idee e definitivamente dopo la pubblicazione del Manifesto fascista. Gentile fu il filosofo del fascismo al quale aderì nel 1923 e per il quale fu Ministro dell’Istruzione e attuò la riforma scolastica. Prese anche la direzione dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e dell’Istituto fascista di cultura. Alla fine della sua vita si schierò dalla parte della Repubblica di Salò e venne ucciso da un comando partigiano nel 1944.

L’ideologia di Gentile viene definita attualismo. Alla base vi è la filosofia dell’atto puro che tende ad annullare la soggettività dello spirito, non vi è più distinzione tra pensiero e realtà, tra soggetto e oggetto, tra passato e presente, è un continuo atto in cui lo spirito esplica la propria forza. Il regime fascista diventerà l’espressione ideale dell’atto puro e Gentile il massimo profeta.

Si possono distinguere 5 orientamenti della cultura fascista:

  1. Conservatorismo laico e borghese: Totale subordinazione sociale al sistema statale, concepito come suprema espressione di eticità. L’opera di Gentile è espressione di questa tendenza.
  2. Novecentismo: Concepisce il fascismo come la spinta più vigorosa alla partecipazione alla società industriale di massa (Rivista 900).
  3. Populismo antiborghese: Si vede nel fascismo la rinascita selvaggia di tradizioni popolari e terriere radicate alla terra e al lavoro agricolo (Rivista “Il Selvaggio”).
  4. Corporativismo: Controllo della dialettica sociale (rivista “Critica antifascista”, “Il Primato”).
  5. Fascismo di sinistra: Atteggiamenti antiborghesi e anticonformisti propri di giovani cresciuti nelle istituzioni fasciste. Aperti a una cultura europea e americana, molto spesso si scoprono antifascisti come Vittorini e Bilenchi.

Piero Gobetti

Nasce a Torino nel 1901 ed ha una formazione aperta alle varie tendenze della cultura filosofica e politica, affiancate dalla passione per la letteratura ed il teatro. Collaborò come critico teatrale al giornale “L’Ordine Nuovo” e conobbe Gramsci, membro del gruppo comunista che ne era espressione. Nel 1922 crea la rivista politica “La Rivoluzione Liberale” che sopravvivrà alla repressione squadrista fino al 1925. Nel 1924 pubblica in una raccolta una serie di scritti usciti sulla rivista sotto il titolo “La Rivoluzione Liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia. Muore nel 1926 in esilio a Parigi a seguito delle percosse dei fascisti. Il senso della sua battaglia va individuato nella scelta di utilizzare elementi dell’illuminismo associandoli alla lotta sociale operaia. In tutta la sua prosa si coglie un senso di idealità, razionalità e moralità.

Opera: Liberismo e operai. Il testo in questione è l‘ultimo capitolo del primo libro della sua raccolta L’eredità del Risorgimento. Riassume l’ipotesi di politica economica di Gobetti che parte dal modello di consiglio di fabbrica. L’economia nuova del Gobetti va contro il protezionismo e afferma l’esigenza di un liberismo aperto che sarà garanzia di un’industria dinamica e vitale. Essa dovrà appoggiarsi alla vitalità del proletariato in modo tale da far coincidere il nuovo liberismo con la rivoluzione proletaria ed inoltre dovrà farsi carico di un risanamento dell’agricoltura e della condizione meridionale.

Opera: Il Fascismo: autobiografia della nazione e repressione. Contiene una delle più celebri definizioni del fascismo. Gobetti lo definisce uno dei peggiori mali del mondo affibbiandogli il nome di autobiografia della nazione. Questi mali sono racchiuso nell’ostentato infantile ottimismo del fascismo, del rifiuto nel conflitto, in una totale pigrizia che si risolve nel quieto vivere. Il fascismo vuole riportare l’Italia all’unanimità, cancellando le minoranze eroiche e le eresie. Le classi medie si nascondono dietro la facciata dell’ebrezza del fascismo perché così possono non metterci la faccia e dedicarsi totalmente a qualcosa in cui si crede. Gli italiani vogliono solo l’apparenza di essere uno stato forte, ma ad essi manca la serietà.

Antonio Gramsci

Il pensiero marxista in Italia trova la sua sede a Torino, precisamente nel 1921 dopo la scissione dal partito socialista del neonato partito comunista italiano e trova il suo rappresentante nella figura di Antonio Gramsci e nei suoi Quaderni scritti nelle carceri fasciste.

Nasce in provincia di Cagliari da famiglia borghese impiegatizia. A Torino si iscrive alla facoltà di lettere e sceglie l’indirizzo di glottologia. Inizia la sua carriera giornalistica dapprima ne “Il Grido del popolo” e poi ne “L’Avanti” come critico teatrale. Si interessa alle varie filosofie (Croce e Gentile) e idee politiche del tempo; fonda “L’ordine Nuovo” nel quale ci saranno personalità come Gobetti. Partecipa al congresso di Livorno e appoggia la divisione del partito comunista da quello socialista. Nel 1922 parte per Mosca e durante le prime repressioni fasciste è in Austria. Quando viene eletto deputato è costretto a rientrare in Italia.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiuzzy89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Frabotta Bianca Maria.
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