Piccola storia della letteratura italiana
Sono definiti classici gli autori e le rispettive opere che presentano un modello, uno stile fornisce elementi e caratteristiche ben definite e riconoscibili. I moderni sono gli autori di età contemporanea che in certi lati si ispirano ai classici ma fornendo comunque un loro stile personale.
Il Medioevo
Il Medioevo "età di mezzo tra antichi e moderni" aveva un'accezione negativa nel passato. Il 476 è una data simbolica per l'inizio del Medioevo, in realtà è stato un processo lungo e complicato, in cui si instaurarono nuove realtà, con i barbari e con l'avvento della lingua del popolo: il volgare. La grande novità è la religione proveniente dall'Oriente che Costantino riconobbe a Roma: il cristianesimo. Nel regno degli ostrogoti Teodorico nomina capitale Ravenna. Si diffuse la parola classico il quale era uno scrittore "di prima classe", degno di essere imitato. In primo luogo Virgilio e i poeti latini. La cultura scritta si diffuse per mezzo delle pergamene, si vennero a formare le prime biblioteche nei monasteri e i monaci benedettini effettuavano le copie dei manoscritti.
Dopo Teodorico, Giustiniano nel 553 conquista la penisola che ben presto sarà riconquistata dai barbari nel 568. Nell'800 Carlo Magno, incoronato dal Papa, diviene imperatore del Sacro Romano Impero. Gli strumenti della cultura sono in mano alla chiesa e con le Crociate si riaprono le rotte commerciali che favorirono uno sviluppo delle Repubbliche Marinare. Nel sud i Normanni fondano un nuovo regno con la capitale Palermo. Nascono le prime scuole superiori poi chiamate università, a Salerno e a Bologna. Dall'oriente venne importata la carta e la scrittura prese il sopravvento.
Le origini della letteratura in volgare
La letteratura italiana fino all'inizio del cinquecento è una letteratura plurilinguistica, lingue diverse e strumenti differenti. Nascono le prime attestazioni dell'uso volgare, come nell'Indovinello Veronese (intermedio fra latino e volgare) e i Placiti Campani (testo in volgare in documenti latini).
La poesia provenzale
Gli inizi della letteratura italiana sono strettamente legati alla poesia provenzale francese. La lingua ha un altissimo livello formale e gli artisti, i trovatori, gravitano intorno alla corte, dal menestrello al giullare. Si attua una sperimentazione continua di nuove possibilità nella lingua e nella metrica e le poesie sono quasi sempre accompagnate dalla musica. Due grandi partizioni di stile: trobar leu (poetare leggero, di facile comprensione, lieve e cantabile) e trobar clus (poetare chiuso, parole difficili e figure retoriche).
Il duecento
La poesia della corte imperiale
Federico II di Svevia, nasce in Italia e salito al trono nel 1220, vuole promuovere la rinascita culturale in ogni campo, filosofico e scientifico, fonda l'università di Napoli nel 1124. Alla corte imperiale si utilizzava il volgare, ma quello "alto". Nacque la poesia fredericiana, in gran parte dai siciliani, i testi erano composti in endecasillabi e settenari, non musicati e con una fruizione di più elevato livello culturale. Inventarono il sonetto, formato da due quartine e due terzine.
Gli ordini mendicanti
Nacquero le piccole comunità che rinunciano alle ricchezze e seguono il Vangelo ma senza estraniarsi dal mondo. Il primo ordine fu quello dei frati predicatori, i domenicani, che dovevano avere una grande formazione culturale e fondarono anche scuole. L'altro ordine fu quello fondato da Francesco, che si spogliò nudo delle ricchezze e dedicandosi totalmente a Dio. La chiesa approvò l'ordine dei frati minori, detti francescani. Nel Cantico delle Creature, prevale l'aspetto della gioia, perché ogni creatura significa Dio. Francesco diede attenzione al teatro, fu il primo a trasformare un intero paese in Betlemme, creando il primo presepe vivente.
La poesia comunale toscana
Dopo la morte di Federico II, a Napoli veniva incoronato Carlo D'Angiò e giustiziato l'ultimo degli Svevi. Importante fu Bologna, dove soggiorna Guittone insieme a Guido Guinizzelli, di parte ghibellina. Guinizzelli lodava la donna-angelo, interpretata come immagine di Dio, intermediaria tra cielo e terra. La lezione viene ripresa da Guido Cavalcanti, guelfo bianco e amico di Dante, che venne anch'esso esiliato da Firenze. In Cavalcanti il tema ossessivo è l'amore, esplorato in ogni aspetto, che sfugge al dominio della ragione e domina l'anima, diventando una specie di malattia. L'amore è esperienza vitale ma potenzialmente distruttiva. La poesia comica è basata sul rovesciamento e sulla parodia dei temi principali della "poesia alta". La donna-angelo diventa una popolana imbruttita. La poesia allegorica e didascalica rinvia ad una complessa realtà intellettuale in cui prevale lo scopo dell'insegnamento. Si preferisce lo schema allegorico del viaggio, in cui il poeta pellegrino è protagonista. La lauda è una lode, un fenomeno collettivo di canti di testi poetici in volgare con tempi della storia sacra e con la metrica della ballata, in versi fortemente ritmati e popolareggianti.
La prosa
I volgarizzamenti furono una tappa fondamentale anche nella narrativa "lunga", si diffuse la letteratura romanzesca e cavalleresca. Inoltre la storia del passato poteva essere narrata in annali e cronache, con un processo lineare che si limitava a registrare eventi come si verificavano. La narrativa breve si basava su "exempla", aneddoti brevi della vita di grandi uomini, considerati portatori di valori assoluti; oppure in favole degli animali, anch'esse dotate di valore esemplare.
Dante Alighieri
Nasce a Firenze nel 1265, in una famiglia non molto agiata. Sposa una donna potente Gemma Donati, ma nel 1283 avviene l'incontro con la diciottenne Beatrice di Folco Portinari. Un amore intenso ma tutto interiore, raccontato dopo la precoce scomparsa della donna. Viene eletto priore a Firenze e firmò un decreto d'esilio anche per il suo amico Guido. A Firenze vincono i Neri e l'esilio sarà la catastrofe umana ed esistenziale di Dante, costretto a vagabondare per l'Italia. Morirà a Ravenna nel 1321.
Rime della giovinezza
Dante all'inizio è molto legato al gruppo di Guido Cavalcanti, ma l'amore per Dante è nobilitante, beatificante, di ascesa spirituale, di purificazione. Il "dolce stil novo" è un distacco stilistico, composto da una metrica con tessitura di immagini e figure (stile), con una musicalità ed equilibrio ritmico e fonico (dolce), rinnovato nell'ispirazione e nei contenuti (nuovo).
Vita nuova
Dante pensa di riunire la storia della sua giovinezza, del suo amore e soprattutto della sua poesia. Aveva bisogno di raccontare agli altri perché, dove e in quali condizioni erano nati quei testi. Nasce la Vita nuova, in 31 testi poetici raccontati in prima persona. Dante finge di aprire un libro immateriale della memoria, ma la morte di Beatrice non viene raccontata, lei gli appare in una mirabile visione e qui si interrompe, promettendo di ritrattarla.
Rime della maturità
L'esperienza del Dolce Stil Novo era destinata a finire, nascono le rime petrose in cui nutre desideri di vendetta per la crudele donna-pietra. Nel periodo dell'esilio, il tema della giustizia si lega alla sofferenza di chi è stato vittima di un'ingiusta accusa. Dante è amaramente ferito nella sua vicenda fumana. Ma oltre gli errori del passato, le sue energie intellettuali sono dedicate ad un'unica impresa: la Commedia.
Convivio
Il progetto di Dante è comunicare il suo sapere nel modo più immediato possibile, offerto agli uomini desiderosi di conoscenza, nasce Convivio. 14 canzoni, che dovevano essere seguite da un libro di commento. Il primo libro definisce le finalità dell'opera, la scelta del pubblico e la lingua: il volgare fiorentino. Ma nel 1308 Dante si interruppe, l'ansia di comunicazione confluiva nella Commedia e il Convivio restava inconcluso.
Le opere latine
Il De vulgari eloquentia, dedicato alla lingua della poesia, fu scritto in latino, ma l'opera rimase interrotta. Per Dante il volgare illustre può nascere da un processo di innalzamento. Quindi una lingua ideale, che punta al superamento della particolarità municipali o regionali. È il primo tentativo di storia della letteratura italiana, che tenta di tirare un filo conduttore tra tutti gli stili. La Monarchia è un importante approfondimento del pensiero politico dantesco. Per Dante il papa deve governare sulle cose dello spirito e l'imperatore su quelle del mondo, infatti condanna ogni forma di potere temporale dei papi. Durante l'esilio scrisse alcune epistole in latino rivolte ai potenti della terra e ai più perfidi Fiorentini.
Commedia
Scritta durante tutto l'esilio di Dante, dal 1306 al 1321. (Definita da Boccaccio "divina") La commedia rappresenta una vicenda che inizia male e finisce bene, mentre la tragedia ha un percorso opposto. Un immenso teatro in cui i personaggi si muovono e che rinvia all'intera storia dell'umanità. Per Dante è fondamentale la tradizione latina, classica, i vangeli e i veri testi filosofici della cultura medioevale. Risponde ad un criterio stilistico ben definito. Nei canti studiati è sempre il momento di incontro con il passato. I suoi modelli principali sono l'Eneide di Virgilio e la Bibbia. Enea scende agli Inferi pagani e San Paolo fu assunto nel terzo cielo. Virgilio sarà la guida del pellegrino, simbolo della ragione umana; mentre la luce della fede, messaggio divino del cristianesimo e la sua più alta guida sarà Beatrice. La Commedia è un viaggio allegorico, in cui raccontare tutto ciò che stava accadendo all'umanità e a se stesso, vittima dell'ingiustizia degli uomini. L'opera è scandita in 3 cantiche, in 3 regni: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ogni cantica conta 33 canti, (Inferno 34, proemio), totale 100 canti utilizzando la terzina con rime incatenate.
- Beatrice; 6 canti a tema politico; 3 Trinità
Ogni cantica termina con la parola "stelle". L'opera è fondata su un'idea di struttura morale: il peccato è più grave quando è stato voluto consapevolmente. L'ordine morale è anche un ordine fisico:
- L'Inferno è una voragine creatasi dalla caduta di Lucifero e gli angeli precipitati dal cielo. I gironi infernali hanno un ordine rovesciato, più è in basso più è grave il peccato.
- Il Purgatorio è agli antipodi, una montagna al centro dell'oceano. L'ascesa è per mezzo di cornici.
- Il Paradiso è intorno alle orbite dei pianeti, la visione finale è la gloria divina.
Presente un pluristilismo (in base alle situazioni), plurilinguismo: sulla base della lingua fiorentina ma ampliato con volgare e latino e con creazione di nuove parole. Dante racconta come se fosse un'esperienza reale, è oggettivo ma narra in prima persona. C'è un Dante interno pellegrino e un Dante esterno, esule, poeta, reale. Il suo viaggio nella Commedia è speculare al viaggio esistenziale durante l'esilio. Il tempo interno è del 1300, settimana santa del primo Giubileo con Bonifacio VIII, è un tempo simbolico: nell'Inferno non c'è percezione del tempo, nel Purgatorio è il tempo che svolge il processo di purificazione mentre nel Paradiso è il tempo del cosmo che si annulla con Dio. Dante può raccontare eventi già passati nella realtà ma trattandoli come profezie nell'opera (lui è oltre il 1300 nella realtà). Utilizza flashforward, un futuro che ancora deve accadere nell'opera ma già accaduto per chi scrive; flashback per i racconti dei personaggi incontrati. La poesia di Dante si fa rappresentazione di vicende umane, attraverso personaggi di un dramma universale, la storia dell'umanità. Dante presenta un realismo figurale: i personaggi hanno fattezze realistiche ma sono compiuti, ed eterni. La descrizione fisica rinvia sempre ad una realtà spirituale. Vengono raccontate storie individuali, lascia sottointesi i fatti e rivela dettagli segreti. Per questo la Commedia è anche un "libro di novelle", i fatti narrati erano veri, racconta la storia italiana del Due-Trecento, lo scontro fra papato e impero, Firenze odiata e desiderata dal poeta.
Canto II - Inferno
Il secondo canto è il proemio alla cantica infernale e per questo Dante invoca le Muse per aiutarlo nel duro compito di riferire proprio senza errori tutto quello che è stato visto: qui si vedrà la nobiltà del suo ingegno di poeta e di uomo. Dante, dopo aver trascorso una notte e un giorno tra la selva e il pendio del colle, verso sera inizia il suo viaggio nell'oltretomba. Sulla terra tutti riposano, solo Dante si appresta ad intraprendere un viaggio duro e forse superiore alle sue forze: si tratta infatti di un viaggio di cammino fisico, ma anche spirituale (tutta la Divina Commedia viene infatti indicata come un percorso di conversione). Il tutto verrà raccontato dalla mente che non erra, cioè dalla memoria che si ricorda bene quello che ha visto. Questa riflessione sulla grandezza della sua mente provoca in Dante una riflessione sulla sua virtù: egli chiede al maestro di guardare se è all'altezza, prima di partire per il difficile viaggio. Altri hanno avuto esperienza, ancora vivi (mortali), nel regno dell'oltretomba, come Enea e San Paolo ma Dante non si reputa degno di tale compito perché teme che se venisse l'impresa sarebbe folle: e arriva anche a spronare Virgilio di essere savio e capire. Così, in quell'oscura costa Dante diviene come colui che disvuol ciò che volle, perché nuovi pensieri gli hanno fatto cambiare idea e ora distoglie il pensiero dal cominciare l'impresa. Virgilio dunque rimprovera Dante per la sua mancanza di coraggio, e gli racconta che si sono mosse per lui, per salvarlo dalla selva, tre donne: la Vergine, Lucia e Beatrice. Esortandolo così a continuare il cammino. Rinfrancato da queste parole, Dante si rianima. Senza alcuna esitazione, ringrazia Beatrice (pietosa) e Virgilio (cortese) e si dichiara pronto a seguirlo nel suo difficile cammino, Dante concorda con Virgilio, suo duca (che lo precede nell'andare), signore (che prende le decisioni, comanda) e maestro (che spiega e risolve i dubbi). Allora Dante parte ed entra per un sentiero arduo e selvaggio.
Canto XXI - Purgatorio
Il canto ventunesimo del Purgatorio di Dante Alighieri si svolge sulla quinta cornice, ove espiano le anime degli avari e prodighi, ed è dedicato all'incontro di Virgilio con il poeta latino Stazio.
Apparizione di Stazio - Dante è turbato e dubbioso per il terremoto e per il canto del Gloria, descritti alla fine del canto ventesimo; mentre si affretta dietro Virgilio compare un'anima, che li segue senza essere notata, finché per prima parla, con un augurio di pace. Nella sua cortese risposta, Virgilio accenna alla propria condizione di escluso dalla salvezza. Allo stupore dell'anima, Virgilio aggiunge chiarimenti sulla condizione di Dante e sul proprio compito di guida. Chiede quindi spiegazioni sulla natura del terremoto e del coro di anime, interpretando il desiderio di Dante.
Spiegazione della natura del Purgatorio - L'anima, afferma che la montagna del Purgatorio, è completamente immune dai normali agenti atmosferici, e quindi anche da quelli che provocano i terremoti. La scossa che i poeti hanno avvertito al termine del canto precedente è stata causata dal passaggio di un'anima al Paradiso Terrestre e tale passaggio è anche accompagnato dal coro di tutte le anime. Virgilio chiede all'anima di rivelare chi sia e perché sia rimasto tanto tempo in questa cornice.
Il riconoscimento di Stazio – Stazio è famoso per la sua poesia sotto Vespasiano e per le sue opere Tebaide e Achilleide, nelle quali Virgilio è stato fonte di ispirazione. La sua gratitudine verso Virgilio è tale che accetterebbe di prolungare il suo purgatorio se potesse stare con lui. Dante si sente spinto a sorridere del fatto che Virgilio viene lodato da Stazio senza che questo sappia che Virgilio è proprio davanti ai suoi occhi. Dante rivela a Stazio l'identità del suo accompagnatore; Stazio, raggiante di gioia, si butta ai piedi di Virgilio, dimenticandosi dell'inconsistenza delle loro anime.
Il Rinascimento
Crisi del Medioevo
Il papato trasferisce la propria sede da Roma ad Avignone, emergono nuovi stati nazionali, come la Francia e l'Inghilterra che si affrontano nella guerra dei Cento anni e l'impero bizantino sta per crollare. Ci sono grandi eventi collettivi come la Peste Nera tra il 1347 e il 1350, le città diventano ingovernabili. In Italia molte città sono sotto il potere di una sola famiglia ed è presente un sistema di stati regionali. La Fortuna diventa un segno enigmatico del caos, dell'irrazionalità e la Morte è un flagello universale e livellatore. C'è una nuova visione della vita: maggiori inquietudini e minori certezze.
Francesco Petrarca
Petrarca nasce ad Arezzo nel 1304, studia diritto a Bologna, ma la sua passione sono le lettere. Alla morte del padre, Francesco torna ad Avignone dove diventa chierico. Approfondirà la conoscenza dei classici latini e dei Padri della Chiesa. Il 6 aprile del 1327, in chiesa, incontrerà Laura (che morirà di peste), oggetto del desiderio che scatenerà un'intensa fantasia erotica. Intorno a Laura costruisce il suo mito più grande, Apollo e Dafne. Comporrà le sue prime opere in latino e otterrà la coronazione poetica a Roma nel 1341. Tornato ad Avignone ha un momento di crisi acuta, di ripensamento della propria condizione esistenziale, sospesa tra attività mondane e spiritualità. Morirà nei colli Euganei nel 1373.
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