Perché i colori non suonano
Parte prima – La sensazione del vedere
Il disastro dell’occhio
Sebbene tutti i pezzi necessari a comprendere il puzzle della visione fossero disponibili ben prima dell’era cristiana, nessuno fu in grado di inserirli in una teoria coerente. Solo con Keplero e la scoperta che la lente veniva usata dall’occhio per formare un’immagine sulla superficie interna del bulbo oculare, si rivoluzionò la comprensione della visione: la funzione dell’occhio non era vedere, ma creare un’immagine e l’occhio non era la sede della visione, ma uno strumento ottico.
Visione al contrario
Il problema era che l’immagine sul fondo dell’occhio era capovolta, cosa che contribuì ad alimentare la teoria mostruosa della visione, in cui i raggi di luce si incrociavano tra loro una volta penetrati nell’occhio attraverso la pupilla, terminando in tal modo nell’ordine sbagliato. Nel cosiddetto teatro cartesiano, è la mente che (materializzata nella ghiandola pineale) è supposta guardare per avere la visione.
Riempire il punto cieco e lo scotoma vascolare
Nel punto in cui il nervo ottico fuoriesce dal bulbo oculare non c’è spazio per i fotorecettori, ecco così un punto cieco. Inoltre, i vasi sanguigni più spessi dove il nervo emerge nel punto cieco oscurano la visione seriamente. Non vediamo il punto cieco e lo scotoma vascolare perché il cervello integra l’informazione mancante. Indipendentemente dal fatto che il riempimento sia del tipo “so-che-qualcosa-è-lì” o sia un effettivo “inserimento”, gli scienziati della visione sono d’accordo nel ritenere che il riempimento esiste. Forse sono caduti nella trappola omuncolare?
Altri errori di progettazione dell’occhio
- Difetti ottici: una macchina fotografica costruita con cornea umana produrrebbe immagini totalmente fuori fuoco, eccetto che al centro dell’immagine e l’immagine sarebbe al centro solo per un colore e non per gli altri;
- Campionamento non uniforme: i nostri recettori sono impacchettati come un mosaico non uniforme che somiglia al centro di un girasole. La parte che osserviamo direttamente è campionata molto densamente, ma immediatamente accanto a questo punto la densità di campionamento diminuisce in modo drastico;
- Cattiva visione dei colori in periferia: i recettori che ci permettono di distinguere i colori sono concentrati solo al centro dell’occhio, di conseguenza la visione del colore anche solo poco distante dal punto di fissazione, è limitata;
- Distorsioni geometriche: linee dritte davanti a noi, proiettano archi con diverse curvature sul fondo dell’occhio. Inoltre, in base alla diversa convergenza neuronale tra fotorecettori posti al centro della retina o alla periferia, ha come conseguenza di ingrandire la rappresentazione corticale della visione centrale rispetto a quella periferica;
- La confusione creata dalle saccadi: considerando che i nostri occhi effettuano spostamenti alla velocità di circa 600 gradi al secondo, come mai l’immagine non è resa totalmente confusa dalle saccadi? Una risposta viene dalla soppressione saccadica;
- Spostamenti dell’immagine retinica: metodi di misurazione per il supposto spostamento compensatorio, hanno rilevato che tale spostamento non è accurato e nemmeno l’ampiezza. Anche studi sull’immagine composita hanno evidenziato che l’informazione raccolta da uno sguardo non può essere accuratamente abbinata con l’informazione raccolta da quello successivo.
Come possiamo vedere quindi un mondo perfetto se l’occhio è un simile disastro? La soluzione comporta una rivoluzione nel modo di intendere la visione e fornisce la chiave per la questione della coscienza.
Una nuova concezione del vedere
MacKay: l’occhio è una mano gigante che campiona il mondo esterno. Merleau-Ponty: il vedere è una forma di palpazione.
Il gioco della mano nella borsa
Se dovessimo riconoscere un oggetto infilato in una borsa, semplicemente toccandolo, noteremmo che riconoscere implica conoscere come le sue parti stanno insieme e che l’aspetto attivo ed esplorativo è essenziale.
La sensazione di interezza
La sensazione di interezza deriva dalla conoscenza che i diversi aspetti dell’oggetto sono immediatamente disponibili grazie alle vostre azioni esplorative. È simile alla sensazione di sentirsi a casa, stando seduti sul proprio divano.
La sensazione di continuità temporale
Siete pronti a compiere azioni di esplorazione, non dovete eseguirle effettivamente qui ed ora. La sensazione di continuità non emerge perché in questo momento siete effettivamente in contatto con l’armonica.
Estendere l’analogia alla visione
Dopo un’esplorazione attiva delle parti che lo costituiscono per mezzo dei movimenti oculari, e dopo la loro integrazione in una costruzione coerente, si crea una rappresentazione mentale globale dell’oggetto. Pensare in termini di rappresentazioni implica la necessità di postulare meccanismi di compensazione per eliminare gli apparenti difetti della visione identificati nel capitolo precedenti. È qui che i due punti della percezione tattile aiutano a evitare l’idea dell’immagine interna e a predisporre una teoria della visione che non dipenda dall’idea di osservare una rappresentazione interna.
Vedere l’intera scena: ugualmente è possibile avere l’impressione di essere alla presenza dell’intera scena visiva nonostante i nostri occhi forniscano straordinariamente poche informazioni riguardo a essa.
Vedere continuamente: il motivo per cui vedo le cose con continuità nonostante i movimenti saccadici e lo sbattimento delle ciglia, non è perché ho prodotto un’immagine interna, ma deriva dall’immediata disponibilità dell’informazione relativa agli oggetti che vedo. Il possedere quest’impressione non richiede un input neurale continuo.
C’è una rappresentazione?: cosa c’è nel cervello quando vedo qualcosa? Le domande che sto ponendo in questo momento e le loro risposte, più una cornice di istruzioni per l’esplorazione applicate alla particolare scena che sto osservando. La visione è qualcosa che una persona compie e non qualcosa che accade in virtù della mera esistenza o dell’attivazione di una rappresentazione.
Vedere vs ricordare e immaginare: il mondo come una memoria esterna
Avere un’immagine mentale del volto di mia nonna consiste nell’essere in uno stato mentale di particolare confidenza che tutti i dettagli mi sono immediatamente disponibili quando impiego i miei poteri mentali per richiamarli. Questa concezione del ricordo o dell’immaginazione è molto simile alla concezione sostenuta riguardo alla visione, per cui vedere una scena reale è anche un processo di controllo dell’informazione che si ha della scena. Nel caso della visione, tuttavia, l’informazione che state controllando può essere corroborata dal mondo esterno. Nella visione il mondo serve da memoria esterna.
La presenza della visione determinata da quattro concetti importanti
La ragione per cui la visione ci sembra più reale del ricordo o dell’immaginazione è che l’attività della visione implica quattro proprietà che le forniscono la sua particolare presenza percettiva:
- Ricchezza: il mondo reale è più ricco dei ricordi e dell’immaginazione.
- Corporeità: la visione possiede corporeità; ovunque muova il mio corpo vi è un cambiamento immediato nella ricezione dell’input visivo, l’immagine retinica si sposta.
- (Parziale) insubordinatezza: l’input sensoriale non è totalmente controllato dal mio corpo, è insubordinato ed esula parzialmente dal mio controllo.
- Attrattività: l’attrattività della visione comporta che gli stati transitori del mondo visibile esercitino una sorta di autorità sulla nostra attività normale da interrompere altre forme di elaborazione. La memoria non lo possiede, dimentichiamo qualcosa senza accorgersene.
Applicare la nuova concezione del vedere
Visione capovolta
Gli studi con strumenti di distorsione della visione hanno dimostrato che è scorretto concepire il campo visivo come un’immagine che può o non può essere orientata nel verso giusto. Pensare al campo visivo in analogia a un’immagine da cartolina è uno stratagemma che ha senso solamente quando abbiamo la padronanza di tutti i diversi modi d’interagire con il nostro ambiente circostante e quando queste diverse abilità si fondono in un sistema coerente. Dire che abbiamo l’impressione di un campo visivo coerente è semplicemente una scorciatoia per dire che siamo a nostro agio con tutti i modi con cui interagiamo visivamente con il mondo.
Il punto cieco e lo scotoma retinico
Se assumiamo la concezione per cui la visione è un senso esplorativo come il tatto, vedere è come esplorare il mondo esterno una mano gigante, la retina. Il fatto che ci siano parti della retina come il punto cieco e lo scotoma retinico dove non ci sono fotorecettori non ha pertanto nessuna conseguenza, proprio come gli spazi tra le dita non ci fanno pensare che ci siano buchi sul tavolo, i vuoti della retina non ci faranno pensare che ci siano vuoti nel mondo.
Riempimento
Il cervello applica una batteria di rilevatori o filtri neurali e può succedere che, a causa del mondo in cui i filtri sono applicati, essi rispondano anche se gli indizi sono solo parzialmente presenti.
Difetti ottici e aberrazioni
Perché non facciamo caso ai difetti dell’apparato visivo che fanno sì che le parti dell’immagine retinica fuori della visuale siano fuori fuoco e che creano, nei bordi con forte contrasto, frange colorate orientate tangenzialmente a un cerchio centrato sull’asse ottico?
- Meccanismi di adattamento: possono esistere nel sistema visivo meccanismi che si adattano alla struttura statistica dei dati sensoriali in entrata, diminuendo la sensibilità alle alterazioni prodotte dai difetti ottici dell’apparato visivo;
- Che cosa vediamo?: la percezione è orientata verso gli oggetti nell’ambiente, per riscontrare le deficienze dell’organo che usate per percepire dovete far uso di fatti conosciuti riguardo all’ambiente.
Disomogeneità nel campionamento retinico e percezione del colore
Il fatto che possiedo una buona risoluzione del colore solo nel centro esatto del mio campo visivo non significa che veda gli oggetti perdere la loro colorazione quando allontano i miei occhi da essi. Al contrario, parte dell’esperienza del colore di un oggetto risiede precisamente nel modo in cui la qualità dell’informazione sensoriale riguardante il colore è modificata quando sposto i miei occhi vicino o lontano dall’oggetto.
Deformazione e ingrandimento corticale
Con la nuova concezione della visione che abbiamo introdotto è chiaro che la forma della rappresentazione corticale ha poco a che fare con la forma percepita delle linee. La ragione è che ciò che definisce una linea dritta è qualcosa di speciale riguardante le leggi che governano il mondo con cui potete interagire con la linea dritta: ciò che definisce una linea dritta è il fatto che se campionate l’informazione riguardo a una linea dritta e dopo vi muovete lungo la linea, il nuovo campione sarà identico al vecchio. È solo una proprietà delle linee dritte il fatto che, spostando gli occhi lungo di esse, non vi sono cambiamenti nel pattern di eccitazione, e non importa come l’occhio o il cervello rappresentano l’informazione.
Perturbazioni dovute al movimento degli occhi
La sensazione della presenza di un oggetto esterno deriva precisamente dal fatto che muovendo i vostri occhi potete produrre cambiamenti predicibili nel segnale in entrata. Proprio come il tatto, la sensazione della continua presenza di un oggetto visivo esterno risiede nel fatto che il movimento dell’occhio e lo sbattere delle palpebre vi permettono di controllare in modo predicibile il segnale che gli oggetti forniscono. Così lungi dal creare una perturbazione nella visione sono lo strumento tramite il quale possiamo accertarci che la stimolazione neurale corrisponda davvero a un oggetto esterno e non sia semplicemente un qualche artefatto dell’apparato sensoriale, come un’immagine residua o un’allucinazione.
Sia il segnale di comando del movimento dell’occhio, sia i segnali di risposta propriocettivi dai muscoli contribuiscono a far sì che il cervello valuti dove sono localizzati gli oggetti nello spazio. Questo non significa che ci sia un’immagine interna del mondo esterno con delle proprietà metriche accurate. Vedere implica essere in grado di accedere all’informazione nel mondo esterno.
L’illusione di vedere ogni cosa
Abbiamo detto che la visione è costituita dall’utilizzo degli strumenti forniti dal nostro sistema visivo per estrarre e “manipolare” cognitivamente parte della scena. Quindi vedremo effettivamente solo quelle parti di una scena che siano attivamente impegnati a manipolare, con la conoscenza e il background mentale che esso comporta.
Guardato ma non visto: la cecità intenzionale
Esperimenti sulla simulazione alla guida, statistiche sugli incidenti stradali ed esperimenti sull’elaborazione cognitiva mostrano che le persone definiscono un’impostazione mentale che le aiuta a selezionare gli aspetti rilevanti della scena per il compito in questione. Le cose che non corrispondono a questa impostazione mentale tenderanno a essere dimenticate perché quello che vediamo è fortemente determinato dalle nostre aspettative e dalla conoscenza pregressa. Un esempio è l’esperimento The invisible Gorilla di Simons, il quale effetto dipende dalla rilevanza visiva dell’oggetto che non è visto e dalla relazione che intrattiene con il compito che viene svolto: se invece di contare i passaggi della squadra bianca, l’osservatore contasse quelli della squadra nera quasi sicuramente vedrebbe il gorilla colorato di nero.
Elaborazione cerebrale
Nella psicologia sperimentale ci sono numerose prove del fatto che l’informazione presentata in modo subliminale possa nondimeno influenzare le decisioni e il comportamento successivo. Anche elaborazioni molto sofisticate possono essere condotte inconsciamente.
Le traiettorie dell’occhio
Le traiettorie dei movimenti oculari supportano l’idea che voi vedete
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