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Avere una pura sensazione significa avere una sensazione di qualcosa che gli altri

processi cerebrali come i processi automatici o il pensiero non possiedono. Nessuno

di questi si impone a noi o possiede la fenomenicità sensibile che lo fa sembrare

realmente presente. Tale differenza diventa operativa quando distinguiamo avere

una sensazione piuttosto che non averne alcuna. E’ l’esistenza di questa differenza

che costituisce il primo mistero circa la pura sensazione.

Mistero 2: La pura sensazione possiede qualità diverse

Qualunque cosa si provi è diverso da quello che si prova quando si ha una pura

sensazione diversa. Qualsiasi spiegazione di tali differenze conduce a un problema

logico.

Mistero 3: C’è struttura nelle differenze

Una volta escluse tutte le componenti extra della sensazione, ovvero quelle che

comportano stati cognitivi, reazioni o disposizioni corporee, e una volta che tutto

quello che rimane sono le qualità di un insieme di pure sensazioni, allora queste

qualità potranno in alcuni casi essere confrontate e contrapposte e in alcuni casi

no. Il modo esatto in cui i possibili confronti sono strutturati può essere più o meno

complesso.

Mistero 4: La pura sensazione è ineffabile

Le pure sensazioni sono dette ineffabili perché è impossibile comunicare a qualcun

altro che cosa si prova quando si ha una sensazione siffatta.

9. Strizzare una spugna, guidare una porsche

UN APPROCCIO SENSOMOTORIO ALLA SENSAZIONE

Nei casi della spugna strizzata e del guidare una porsche appare chiaro che le

sensazioni che li accompagnano sono qualità di ciò che facciamo quando strizziamo

la spugna e guidiamo la porsche. Non sono localizzate o generate da nessuna

parte.

Le sensazioni dovrebbero piuttosto essere concepite come qualità del nostro modo

di interagire con il mondo. Assumendo questa prospettiva avremo un modo per

superare i quattro misteri della sensazione.

MISTERO 1: NELLA PURA SENSAZIONE SI SENTE QUALCOSA

L’interazione ha qualcosa di speciale rispetto al pensiero e al funzionamento

automatico. Elencando quel che si esperisce nella presenza della visione,

cercheremo di vedere se questi aspetti si applicano ad altre modalità sensoriali.

Ricchezza

La ricchezza fornita dal mondo esterno ha un forte peso su ciò che la mente può

concepire, ma tuttavia non è un’esclusiva delle esperienze sensibili, in quanto

condivisa con altre funzioni corporee.

Corporeità

La suscettibilità al movimento corporeo degli input sensoriali provenienti dalla

visione, dal tatto, dal gusto, dall’udito e dall’olfatto non è condivisa né dai

meccanismo automatici nel sistema nervoso né dai pensieri. Il movimento del

corpo ha solo un effetto indiretto sui parametri corporei automatici come i livelli di

ossigeno, anidride carbonica e di zucchero nel sangue. Il movimento del corpo non

ha nessun effetto sistematico sul pensiero e sull’immaginazione, pertanto è un

modo per controllare se l’attività neuronale deriva dal mondo esterno. In altre

parole la corporeità è caratteristica distintiva dell’attività neuronale che deriva

dalla stimolazione del mondo esterno.

(Parziale) insubordinatezza

Ciò che caratterizza le interazioni con il mondo reale è che esse possiedono uno

status intermedio: sono subordinate ai movimenti volontari del nostro corpo, ma

non lo sono completamente, poiché possono causare cambiamenti nell’input

sensoriale senza che ci muoviamo (cosa che li distingue nel caso

dell’immaginazione).

Attrattività

Per tutte le capacità sensoriali esiste il potere di deviare le nostre risorse cognitive

e attrarle in modo incontrovertibile, ma questo non vale per le funzioni

automatiche e per i pensieri. L’attrattività spiega perché sentiamo la nostra

esperienza sensibile, ma non sentiamo in modo altrettanto vivo i nostri pensieri e le

nostre immaginazioni o le nostre funzioni vitali interne.

Riassumendo

Fare esperienza di una pura sensazione comporta essere coinvolti con il mondo

reale. Questo ci fornisce la ricchezza dell’input sensoriale che non otteniamo

all’interno delle nostre menti, ma non è interessato, ma altri tre concetti forniscono

una sufficiente caratterizzazione della stimolazione sensoriale e tali concetti

riguardano il grado di controllo: la corporeità, la parziale insubordinazione del

mondo reale e l’attrattività. Questi attributi dell’interazione senso motoria con

l’ambiente forniscono la qualità della “presenza” sensibile o “fenomenicità”

posseduta dagli input sensoriali e fanno sì che si provi qualcosa. Tale presenza non

è posseduta dalle attività mentali come i pensieri e l’immaginazione, dove il

controllo è completo, né dai sistemi di controllo automatico.

MISTERO 2: LA PURA SENSAZIONE POSSIEDE QUALITA’ DIVERSE

Il fatto che le pure sensazioni possano avere qualità diverse è una conseguenza

naturale della definizione di sensazione nei termini d’interazione sensori motoria.

La nuova concezione ci libera dal fardello di spiegare cosa permetta a questi

meccanismi di generare quelle particolari sensazioni piuttosto che altre e la ragione

è che questo punto di vista consente di considerare le sensazioni come costituite

da diversi modi di interazione le cui differenze oggettive determinano a loro volta,

secondo la loro natura, differenze oggettive nelle sensazioni.

MISTERO 3: C’E’ STRUTTURA NELLE DIFFERENZE

Non abbiamo più bisogno di tentare una descrizione delle somiglianze e delle

differenze tra le sensazioni nei termini delle differenze e tra le sensazioni neuronali,

le somiglianze e le differenze nelle sensazioni sono descritte nei termini della

metrica o delle classificazioni che gli esseri umani usano ogni giorno per descrivere

il modo in cui interagiscono con il mondo.

MISTERO 4: LE PURE SENSAZIONI SONO INEFFABILI

Le sensazioni sono le qualità dell’interazioni senso motorie in cui siamo

attualmente coinvolti, non abbiamo accesso cognitivo a ciascun aspetto di queste

interazioni. L’ineffabilità di queste ultime è una conseguenza naturale del pensare

in termini di modalità di interazione.

RIEPILOGO: PERCHE’ IL NUOVO APPROCCIO VIENE A CAPO DEI QUATTROMISTERI

I quattro misteri svaniscono e si spiega il perché le sensazioni possiedano queste

caratteristiche misteriose, abbandonando l’idea che le sensazioni siano generate e

assumendo invece la concezione che esse sono costituite da modalità pratiche

d’interazione con l’ambiente.

Se manteniamo invece la concezione per cui le sensazioni sono generate da certi

meccanismi cerebrali, dobbiamo trovare modi di connettere la fisica e la chimica

dell’attivazione neuronale, ma saremmo condotti in un regresso infinito, perché

potremmo sempre chiederci che cosa li renda speciali. L’intento di colmare questo

vuoto esplicativo lo farà così cadere inevitabilmente in un regresso infinito.

10. Fare esperienza cosciente di una sensazione

Non è che interagire con il mondo, sia pure in un modo speciale che comprenda

ricchezza, corporeità, insubordinatezza e attrattività, dia automaticamente

l’impressione di sentire conscientemente. Dobbiamo quindi trovare una

spiegazione del fatto che solo certi organismi che interagiscono con il mondo e in

particolare gli esseri umani, fanno esperienza di queste interazioni in modo

cosciente.

LA COSCIENZA D’ACCESSO RIVISITATA

La qualità esperita dalla sensazione deriva da un’interazione senso motoria che

coinvolge quei particolari aspetti del “provare qualcosa”, come la ricchezza, la

corporeità, l’insubordinatezza e l’attrattività. La misura per cui un agente è

cosciente di tale esperienza è determinata dal grado di accesso che è in grado di

possedere quella qualità. Se l’agente possiede solo un accesso cognitivo di

prim’ordine (es. pronto a far uso della qualità della rossezza nel suo effettivo

comportamento razionale) allora non si può dire che stia avendo un’esperienza

cosciente della sensazione. Se egli possiede un accesso cognitivo all’accesso

cognitivo, con un certo numero di opzioni disponibili, allora si sta avvicinando

all’esperienza cosciente. Infine, se l’agente possiede una qualche porzione della

nozione di Sé, inizia ad avere senso dire che sta avendo realmente un’esperienza

cosciente.

GLI ANIMALI NON UMANI E I BAMBINI POSSONO FARE ESPERIENZA COSCIENTE

DELLE SENSAZIONI?

Secondo la definizione proposta, finché non c’è Io strutturato che conosce e utilizza

cognitivamente il fatto che stanno accadendo certe cose nel suo corpo, non

possiamo dire che l’animale o il bambino piccolo abbia la sensazione di qualcosa,

poiché le loro capacità cognitive e il loro senso del Sé sono molto limitati.

Dovrebbero avere sensazioni coscienti solo in modo limitato, e forse in alcuni casi

non averne affatto.

Un tipo di sensazione inconscia basata sull’organismo

Dovremmo probabilmente accettare che possa esservi un tipo di sensazione

inconscia che si presenta negli organismi che non hanno un Sé, un tipo di

sensazione basata sull’organismo che non richiederebbe “alcun timone”. Stabilirne

una definizione diventa difficile, se la racchiudiamo semplicemente in un termine

che si riferisce a un organismo che sta reagendo a un’influenza esterna e in modo

appropriato e adattivo, perché in questo caso anche le rocce e i batteri le

avrebbero e sarebbe una sensazione di cui non si ha sensazione.

11.L’approccio senso motorio al colore

Questo capitolo illustra come l’approccio (la particolare qualità di una sensazione è

determinata dalle leggi che contraddistinguono l’interazione sensorimotoria

coinvolta) possa trattare quella che i filosofi considerano essere una sensazione

proto tipica, ossia la sensazione del colore.

IL COLORE COME MODALITA’ D’INTERAZIONE

Sembra bizzarro concepire la sensazione del colore come costituita dal nostro fare

o manipolare qualcosa, in realtà il colore è qualcosa che riguarda essenzialmente

non le luci, bensì le superfici: è il modo in cui le superfici modificano la luce in

arrivo. Gli scienziati normalmente pensano al colore in termini di luce e

considerano il colore delle superfici di secondaria importanza. In modo simile a

quello che abbiamo detto sulla morbidezza, potremmo dire che ciò che intendiamo

con rosso è un’astrazione della nostra interazione visiva attiva con le superfici. Il

colore potrebbe essere descritto come un aspetto delle leggi che governano i

cambiamenti nelle risposte dei nostri fotorecettori quando spostiamo delle superfici

sotto illuminazioni diverse.

LE LEGGI DELLA MANIPOLAZIONE DEL COLORE

Assumendo un atteggiamento filosofico su quello che il colore realmente è (una

legge che governa le nostre interazioni con le superfici colorate) siamo stati in

grado di dar conto di fenomeni classici nella scienza del colore che finora non erano

stati adeguatamente spiegati.

Avvalendoci di principi elementari di una matematica piuttosto semplice siamo

riusciti a trovare una sorprendente coincidenza tra superfici singolare che

risultavano essere rosse e gialle; inoltre un altro studio di nomenclatura sui colori

ha mostrato coincidenza tra l’attribuzione del nome e la singolarità in diverse

culture.

CHE COS’E’ IL ROSSO

Mistero 1: Coi colori si prova qualcosa anziché nulla

Quando cambia l’angolo tra noi e la superficie, vengono riflesse miscele diverse di

luce, modificando così la composizione spettrale dei raggi in arrivo nei nostri occhi,

anche se il colore della superficie rimane costante (corporeità). Tali cambiamenti

possono inoltre avvenire senza che ci si muova, implicando una insubordinazione

del colore, il colore possiede attrattività: un colore attrae la nostra attenzione

quando cambia all’improvviso. Abbiamo così l’essenza di quello che intendiamo

quando diciamo che le esperienze del colore comportano una sensazione invece

che nessuna.

Misteri 2 e 3: Colori diversi appaiono diversi; vi è una struttura nelle differenze

Le superfici verde/rosse si comportano diversamente quando le spostate sotto luci

diverse. Le leggi sensori motorie ci permettono di caratterizzare colori diversi (nel

caso in questione, la loro stabilità rispetto ai cambiamenti d’illuminazione).

Mistero 4: I colori ineffabili

L’approccio sensori motorio non può rendere conto di tutti gli aspetti del colore,

perché le esperienze sensibili sono di natura ineffabili, i loro aspetti non possono

essere appressi all’interno delle strutture cognitive giacché non abbiamo accesso

cognitivo a ogni dettaglio delle abilità che esercitiamo quando interagiamo con il

mondo.

UN TEST PER L’APPROCCIO SENSORIMOTORIO AL COLORE

L’approccio sensori motorio suggerisce che la pura sensazione di un particolare

colore sia costituita dalle leggi astratte che governano i modi in cui le superfici di

quel colore si comportano quando interagiamo con esse. Se fossimo in grado di

cambiare le leggi, allora dovrebbe cambiare la qualità del colore percepito. Ciò è

stato dimostrato sperimentalmente con occhiali con lenti metà gialle e metà blu e

con esperimenti in cui il movimento dello sguardo, accoppiato con il cambiamento

di tinta fosse accoppiato. È venuto fuori che non è sufficiente la correlazione tra

due tipo di input sensoriali affinché il cervello si datti, ciò che conta nel

determinare l’adattamento sensoriale sembra essere in particolare una dipendenza

tra i cambiamenti sensoriali e il movimento del corpo. Corrobando così in maniera

stringente le predizioni della teoria sensori motoria secondo la quale dovrebbe

essere possibile cambiare l’esperienza del colore modificando le leggi sensori

motorie.

12. Sostituzione sensoriale

IL SISTEMA DI SOSTITUZIONE VISUOTATTILE

Bach-y-Rita era convinto che il cervello degli esseri umani adulti possedesse una

notevole plasticità e che potesse adattare il suo funzionamento più di quanto

s’immaginasse a quel tempo e per questo pensava che fosse possibile istruirli in

modo che potessero servirsi di una modalità sensoriale diversa per vedere. Creò

così il sistema di sostituzione visuotattile (TVSS) che consisteva in una sedia da

dentista equipaggiata con una serie di 20 x20 di vibratori che stimolavano la

schiena di una persona seduta su essa. La configurazione di vibrazione in questa

disposizione tattile era una sorta di immagine vibratoria del segnale proveniente da

una videocamera montata su di un vicino treppiedi. Inizialmente ottenne

debolissimi risultati fino a quando consentì ai soggetti di poter manipolare la

telecamera.

LAVORI Più RECENTI SULLA SOSTITUZIONE VISIVA

Per rimpiazzare la visione è stata esplorata, oltre alla stimolazione tattile (sulla

lingua), anche quella acustica. Strumento basato sull’idea che sia possibile

ricodificare un’immagine traducendo ogni pixel in un tono il cui volume dipenda

dalla luminosità del pixel e la cui altezza sia tanto maggiore quanto lo è il pixel

dell’immagine. L’abilità di riconoscere da parte dei soggetti si sviluppa attraverso

una prima fase in cui apprendono come mantenere attivamente il contatto con una

fonte esterna d’informazione, una seconda fase e una terza fase in cui iniziano a

esperire questa informazione come posizionata fuori dai loro corpi in un sistema

spaziale, e una quarta fase in cui arrivano a comprendere come collegare

l’informazione agli oggetti esterni, per approdare alla quinta, la più sorprendente

dove i soggetti s’immergono completamente nell’ambiente attraverso lo strumento

e utilizzano naturalmente il termine vedere per descrivere la loro esperienza.

Lasciando da parte la risoluzione molto bassa rispetto alla visione, il suo essenziale

problema risiede nel fatto che l’immagine è esaminata ripetutamente piuttosto che

essere presentata tutta in una volta. E quindi troppo lento perché assomigli al

flusso che avviene quando i soggetti vedenti muovono il loro corpo e non permette

un rilevamento continuo, neanche se si muove lentamente. Per ovviare a questo,

con The Vibe, codifica esclusivamente la posizione orizzontale nell’immagine della

videocamera con il suono stereo. Siamo però ancora lontani dall’obiettivo di

raggiungere una sostituzione visuotattile e visuoacustica come nel reale senso

della visione.

ALTRI STRUMENTI DI SOSTITUZIONE E MEZZI PER PERCEPIRE LO SPAZIO

Mentre c’è poca speranza di trovare un modo di sostituire completamente ogni

aspetto della visione, diversi sotto aspetti, in particolare il senso dello spazio

esterno che essa fornisce, non sono difficili da sostituire attraverso altre modalità

(tattile o acustica).

Ad esempio, chi usa il bastone sente il contatto del bastone sull’oggetto esterno,

chi usa l’eco localizzazione è consapevole degli oggetti nell’ambiente non come

fossero miei echi acustici, sebbene siano questi il veicolo dell’informazione.

James, alle soglie del XX secolo, dimostro che i soggetti non vedenti ottengono una

visione facciale facendo uso dei repentini cambiamenti di intensità, direzione e

frequenza dei suoni riflessi.

Questo è coerente con le predizioni dell’approccio sensori motorio: la qualità

esperita di una sensazione, e in particolare la localizzazione in un essa è sentita,

non è determinata dalle aree del cervello che sono attivate, ma dalle leggi di

dipendenza che legano il movimento corporeo ai cambiamenti dell’input sensoriale.

SOSTITUIRE GLI ALTRI SENSI

Per le protesi vibro tattili c’è bisogno di una lunga familiarità, preferibilmente dalla

nascita per fornire al pari degli impianti cocleari, vere e proprie sensazioni

acustiche.

Le sostituzioni dei sensi vestibolare e tattile sono tra i sistemi di sostituzione di

maggiore successo, probabilmente perché le leggi sensori motorie coinvolte in

questi sensi sono più semplici che in altri e pertanto possono essere più facilmente

istanziate in modalità sensoriali diverse.

La sostituzione del gusto e dell’olfatto non sembra sia mai stata tentata, poiché

questi sensi comportano un ampio repertorio di interazioni, questione che corroba

in modo convincente l’idea che la qualità sentita di una sensazione sia determinata

dalle leggi di dipendenza sonsorimotoria implicate.

SOSTITUZIONE, ESTENSIONE O NUOVA MODALITA’?

Ci siamo accorti che una modalità sensoriale comporta modi d’interazione

complessi e idiosincratici, tali per cui è irrealistico provare a simularla

completamente con sensori ed effetti alternativi. Realizzando che avere

un’impressione sensoriale consiste in un coinvolgimento con l’ambiente, si può

predire che sia possibile aggiungere modi d’interazione i quali, in maniera limitata,

incrementino vecchie modalità o ne forniscano di nuove. Quindi anziché pensare

solo in termini di sostituzione, potremmo pensare in termini di potenziamento o

incremento sensoriale, come succede nell’esperimento sul sesto senso magnetico.

L’idea va ben oltre la mera estensione delle capacità sensoriali e si può applicare

anche ai processi cognitivi e ai modi di pensare, i quali possono essere potenziati e

modificati dagli strumenti che la civiltà ha inventato.

PLASTICITA’ CEREBRALE

Il ruolo del cervello sembra essere quello di servire da substrato che apprende i

modi appropriati d’interazione sensori motoria. Aree corticali diverse possono

essere più o meno specializzate in questo compito, e così possono apprendere in

maniera più o meno efficiente. Ma posto che l’apprendimento sia compiuto, la

sensazione corrisponderà alla modalità d’interazione coinvolta.

IMPIANTI RETINICI CEREBRALI

Benché il recupero della vista tramite impianti retinici o cerebrali non sia

strettamente una forma di sostituzione sensoriale, vi è ancora una lezione che deve

essere appresa dall’approccio sensori motorio: non ci dovremmo aspettare che la

stimolazione della corteccia o di parti del sistema visivo permetta ai soggetti di

vedere immediatamente, come se riaccendessero di nuovo una TV. Se la visione è

un modo di interazione col mondo, non ci si può aspettare che una visione reale

dagli impianti retinici o corticali a meno che i soggetti non li usino in modo attivo

ed esplorativo. Gli scienziato stanno per questo miniaturizzando gli impianti così

che possano essere utilizzati in modo esplorativo, almeno sfruttando i movimenti

della testa.

13. La localizzazione del tatto

L’OMUNCOLO SOMATOSENSORIALE DI PENFIELD

La mappa somatosensoriale di Penfield è un’area lungo il solco centrale della

corteccia parietale che sembra rappresentare le diverse parti del corpo in modo

simile a una mappa con una particolarità: differenza nella sensibilità tattile sono

correlate con l’ampiezza delle corrispondenti aree della mappa somatosensoriale,

in modo che, disegnando l’intera mappa, otteniamo un omuncolo con labbra e

mani enormi.

L’ADATTAMENTO DELLA MAPPA

La mappa è altamente adattabile e può essere modificata rapidamente in funzione

di come viene utilizzata la parte del corpo. Nel caso dell’arto fantasma, viene

suggerito che la mappa corrispondente all’arto amputato è ancora parzialmente

presente e funzionante.

Questi e altri risultati mostrano la rapida adattabilità della mappa somatosenriale,

fino a includere gli strumenti che uno maneggia, che concorrerebbero a

sottolineare l’importanza di tali mappe nella spiegazione della sensazione tattile.

MAPPE MUTISENSORIALI

Le mappe somatosensoriali hanno una natura multisensoriale. Prove dell’effetto

della postura e della propriocezione sulla mappa somatosensoriale vengono da una

molteplicità di esperimento che mostrano come l’abilità a compiere giudizi tattili

sia modificata quando si cambiano le posizione del corpo.

IL MISTERO RIMANE

La ragione per cui sentiamo le cose in certo luogo del nostro corpo è quindi

connessa all’esistenza di questa mappa corticale. Ma perché l’attivazione dei

neuroni in una mappa nel cervello dovrebbe indurre sensazioni in quel punto del

corpo?

L’APPROCCIO SENSOMOTORIO: CHE COS’E’ LA SENSAZIONE DEL TATTO?

Se qualcuno mi stesse toccando sul braccio, l’informazione sarebbe inviata alla

mappa somatosensoriale nella mia corteccia parietale e attiverebbe l’area dedicata

al braccio. Ma la ragione per cui io sento la sensazione di essere toccato sul braccio

non è che l’attivazione in sé, la ragione per cui la sento sul braccio è che il cervello

ha precedentemente registrato il fatto che quando tale attivazione occorre si

applicano certe leggi:

- Movimento attivo della parte del corpo,

- Movimento attivo verso la parte del corpo,

- Movimento passivo della parte del corpo (propriocezione),

- Visione,

- Udito.

Così supponiamo avvenga un’attivazione nella mappa somatosensoriale, associata

a tutti quei tipo di dipendenza.

LA NATURA MULTISENSORIALE DELLE MAPPE SOMATOSENSORIALI E LA LORO

ADATTABILITA’

Affinché il cervello abbia codificato le dipendenza riguardanti la localizzazione

tattile sul braccio occorre che in precedenza siano stabilite delle connessioni tra i

neuroni che rappresentano il braccio nella mappa sensoriale e quelle aree cerebrali

che riguardano ciascuna delle dipendenze appena elencate. Tali connessioni sono

state create dalle esperienze accumulate nel tempo.

E’ possibile inoltre appropriarsi di uno strumento per percepire fuori dal corpo, ma

se ci riflettiamo bene, dal punto di vista sensori motorio questo fenomeno usa

precisamente le stesse leggi che ci permettono di sentire il nostro corpo.

ILLUSIONE DELLA MANO DI GOMMA E LE ESPERIENZE FUORI DAL CORPO

Si è sviluppata l’idea che sia possibile trasferire la sensazione di possedere una

parte del corpo a un oggetto esterno grazie al fenomeno paradigmatico

rappresentato dalla geniale “illusione della mano di gomma”, che crea appunto

l’illusione del trasferimento del senso di proprietà.

Un altro ambito di ricerca è quello dell’esperienza autoscopica o fuori dal corpo. Il

fenomeno può essere indotto artificialmente attraverso un metodo simile

all’illusione della mano di gomma utilizzando però tecniche di realtà virtuale. In

questa situazione i soggetti fanno esperienza della curiosa sensazione di essere

fuori dal corpo e quando è chiesto loro dove si trovino nella stanza, compiono un

sistematico errore in direzione dei loro Sé virtuali.

Questi fenomeni confermano che la localizzazione del tatto e la sensazione di

appartenenza del corpo sono determinate dal cervello attraverso correlazioni tra i

diversi canali sensoriali.

14. Il grafico della fenomenicità

Il grafico indica sull’asse x la quantità di corporeità che un dato tipo di attività

mentale o neurale possiede, mentre sull’asse y riporta il suo livello di attrattività su

un livello che va da 0 a 10 per entrambi. Se la teoria è corretta, ci aspetteremo che

maggiori sono la corporeità e l’attrattività di un’attività mentale o neurale, ossia

maggiore è l’attività che si riscontra nella porzione superiore destra del grafico,

maggiore è l’effetto che fa, la presenza o la fenomenicità che l’attività dovrebbe

possedere. Gli stati mentali che sono collocati nella parte superiore della diagonale

principale, cioè gli stati che oggettivamente possiedono molta corporeità e

attrattività, sono esattamente quelli di cui i soggetti tenderanno a dire che

possiedono una reale esperienza sensibile.

LA PROPRIOCEZIONE E IL SENSO VESTIBOLARE

Osserviamo che questi due non si trovano in alto nella zona superiore destra del

grafico della fenomenicità e ci aspettiamo quindi che non possiedano lo stesso tipo

di presenza sensibile che possiedono le cinque modalità sensoriali di base.

Riportarle però ci aiuta a spiegare perché possiedano quella particolare sensazione

che li contraddistingue e perché non siano considerati dello stesso tipo di presenza

sensibile dei cinque sensi di base. E’ vero che ci sono differenze dovute alle

proprietà dei circuiti cerebrali e che le fanno differire per il grado di coscienza, ma

queste differenze sono dovute al modo in cui la propriocezione e il senso

vestibolare sono clablati così da incidere sui nostri processi attenzionali e cognitivi,

diversamente dalle altre modalità sensoriali di base, che sono cablate in modo da


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JulieDeCorrencon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della mente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Lanfredini Roberta.

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