Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

esperienza soggettiva del vedere quella realtà,

utilizzate le medesime parole. L’esperienza

soggettiva ha una contenuto, ciò che i filosofi

chiamano contenuto intenzionale, e la specificazione

del contenuto intenzionale è la descrizione dello

stato di cose che il contenuto intenzionale vi

presenta.

II. Digressione su intenzionalità e fenomenologia

L’intenzionalità è quella caratteristica della mente

per mezzo della quale essa è diretta o verte su

oggetti e stati di cose del mondo (non ha una

connessione con l’avere intenzione in senso

ordinario). Gli stati intenzionali sono o non sono

soddisfatti e il contenuto dello stato intenzionale

ne determina le condizioni di soddisfazione.

La fenomenologia si riferisce semplicemente

all’aspetto qualitativo dei nostri stati, eventi o

processi coscienti. Ovunque ci sia coscienza, c’è

fenomenologia.

III. Il realismo diretto

Realismo perché afferma che abbiamo un accesso

percettivo al mondo reale e diretto perché afferma

che non dobbiamo percepire prima qualche altra cosa

attraverso poi percepire il mondo reale e rappresenta

la teoria appena enunciata.

IV. Oggettività e soggettività

La famosa distinzione tra oggettivo e soggettivo

rimane ambigua tra un senso epistemico – dove

epistemico significa avere a che fare con la

conoscenza- e uno ontologico- dove ontologico

significa avere a che fare con l’esistenza.

V. Diagrammi della percezione visiva

La scena visivo-percettiva veridica contiene due

fenomeni distinti: uno stato di cose oggettivo,

appartenente al mondo che sta fuori della vostra

testa, e un’esperienza percettiva visiva di quello

stato di cose che è ontologicamente soggettiva e sta

interamente all’interno della vostra testa. Devono

catturare quindi la soggettività ontologica

dell’esperienza percettiva, l’oggettività ontologica

dello stato di cose visto e le relazioni causali.

Nel primo diagramma il rettangolo disegnato dentro la

testa rappresenta l’esperienza soggettiva causata

dall’oggetto. Il rettangolo disegnato fuori

rappresenta l’oggetto percepito.

Il secondo diagramma rappresenta nella linea più in

alto la causazione per effetto della quale il

rettangolo oggettivo causa l’esperienza soggettiva.

La direzione della causazione è mondo-mente e la

direzione di adattamento dell’intenzionalità è mente-

mondo. Questa figura aggiunge una linea più in basso

che rappresenta l’intenzionalità dell’esperienza, la

quale presenta l’oggetto come sua condizione di

soddisfazione. La figura contiene l’affermazione

controversa che l’esperienza visiva è dotata di

intenzionalità.

Nel terzo diagramma viene presentato il caso

dell’allucinazione. I processi interni al cervello

sono sufficienti a produrre un’esperienza visiva che

è identica per tipologia all’esperienza visiva

prodotta dallo stimolo esterno. L’esperienza visiva

ha lo stesso contenuto intenzionale dell’esperienza

veridica, ma è priva dell’oggetto dell’esperienza

visiva.

VI. Argomento per rigettare il realismo diretto (o

ingenuo)

Analisi dell’errore nell’argomento dell’illusione,

passo per passo:

1. sia nel caso della percezione veridica che in

quello dell’allucinazione, vi è un elemento in

comune, un’esperienza soggettiva qualitativa accade

all’interno del sistema visivo.

2. Poiché questo elemento comune è qualitativamente

identico nei due casi, qualsiasi analisi diamo

dell’uno va data anche all’altro.

3. Sia nel caso della percezione veridica, sia in

quello dell’allucinazione abbiamo consapevolezza di

qualcosa.

4. Nel caso dell’allucinazione però questo qualcosa

non può essere un oggetto materiale: deve perciò

trattarsi di un’entità mentale soggettiva. La

chiameremo “dato sensoriale”.

5. In base al secondo passo, dobbiamo però dare la

stessa spiegazione a entrambi i casi, perciò nel caso

della percezione veridica, come nell’allucinazione,

vediamo unicamente dati sensoriali.

6. Dobbiamo concludere che in nessun caso vediamo

oggetti materiali o fenomeni ontologicamente

oggettivi, il realismo diretto è dunque confutato.

Tale argomento è stato il fondamento

dell’epistemologia moderna.

VII. La fallacia dell’argomento

Se analizziamo il terzo punto, c’è “consapevolezza

di” o “coscienza di” qualcosa. È ambiguo perché

contiene due sensi di “consapevolezza di” che

chiamerò rispettivamente la “consapevolezza di”

dell’intenzionalità e la “consapevolezza di” della

costituzione. Nel caso dell’allucinazione, vi era un

contenuto intenzionale, non un oggetti intenzionale,

vi era uno stato intenzionale le cui condizioni non

erano soddisfazione non erano soddisfatte.

La prova che le due espressioni vengono usate in due

modi differenti è che la semantica è differente.

Consideriamo: “Il soggetto S ha una consapevolezza C

dell’oggetto O”. Nel senso dell’intenzionalità, ciò

ha la conseguenza che C non è identica a O. C diverso

da O. nel senso dell’intenzionalità, A è un evento

ontologicamente soggettivo che ha l’esistenza e le

caratteristica di O come proprie condizioni di

soddisfazione. Nel senso della costituzione o

dell’identità, invece, C è identica a O. La cosa di

cui si ha “consapevolezza di” è la consapevolezza

stessa (C=O).

L’errore deriva quindi da una mancata comprensione

dell’intenzionalità dell’esperienza percettiva. Se

non si riesce a rendersi conto del fatto che quello

che c’è in comune è un’esperienza cosciente

intenzionale con le sue condizioni di soddisfazione,

è probabile che si pensi che quello che c’è in comune

sia l’oggetto stesso della percezione, vale a dire

che se non si riesce a comprendere l’intenzionalità

dell’esperienza, è probabile che si pensi che

l’esperienza sia l’oggetto dell’esperienza nel caso

dell’allucinazione.

Vi è una sola esperienza, essa ha oggetti e stati di

cose del mondo come proprie condizioni di

soddisfazione. E si può avere una “consapevolezza di”

(nel senso costitutivo) rivolta all’esperienza, sia

una “consapevolezza di” (nel senso di intenzionalità)

rivolta agli oggetti e agli stati di cose del mondo

ontologicamente oggettivi che l’esperienza presenta

come proprie condizioni intenzionali di

soddisfazione. Un’esperienza, due senso di

“consapevolezza di”.

APPENDICE A AL CAPITOLO 1 – Elementi della teoria

dell’intenzionalità

L’intenzionalità è quella caratteristica per mezzo della

quale la mente è diretta o verte su oggetti o stati di

cose del mondo ed è soprattutto un fenomeno biologico.

Abbiamo già detto che il cattivo argomento è espressione

della confusione tra contenuto e oggetto: l’esperienza

visiva, che determina il contenuto della mia percezione,

viene trattata come l’oggetto della percezione.

Gli stati intenzionali si adattano al mondo secondo una

delle due direzioni di adattamento: mente- mondo e mondo-

mente. Ogni volta che uno stato intenzionale ha un

contenuto proposizionale completo e una direzione di

adattamento, corrisponderà oppure non corrisponderà al

mondo e in questi casi lo stato sarà soddisfatto oppure

no. La soddisfazione è una caso generale di cui la verità

è solo un caso speciale.

Le condizioni di soddisfazione sono la chiave per

comprendere l’intenzionalità. Ogni stato intenzionale

dotato di un contenuto proposizionale completo e di una

direzione di adattamento è una rappresentazione (o

presentazione) delle proprie condizioni di soddisfazione.

In quanto fenomeni biologici, gli stati intenzionali

agiscono in maniera causale nelle nostre esistenze.

L’esperienza percettiva e le intenzioni di compiere azioni

sono entrambe causalmente auto-riflessive, tuttavia hanno

differenti direzioni di adattamento e causazione. Nel caso

della percezione, la direzione di adattamento è mente-

mondo, mentre quella di causazione è mondo –mente. Nel

caso dell’intenzione, la direzione di adattamento è mondo-

mente, mentre quella di causazione è mente-mondo.

I. Contenuto e oggetto

Non confondere quindi contenuto oggetto, come nella

percezione allucinatoria.

II. Oggetti intenzionali

È un errore ritenere che ogni stato intenzionale

abbia un oggetto intenzionale. Nel caso di credenze

su oggetti che non esistono, vi è comunque un oggetto

che ha un certo tipo di esistenza che Brentano

chiamava “esistenza intenzionale”.

III. Atteggiamenti proposizionali

Altro errore è credere che uno stato intenzionale sia

una relazione tra un agente e una rappresentazione

mentale (tipicamente una proposizione). La

proposizione non è l’oggetto della credenza, è il

contenuto della credenza. Non vi è alcuna ulteriore

relazione tra l’agente e una rappresentazione, la

credenza è semplicemente la rappresentazione creduta.

IV. Proposizioni come entità astratte

Il discorso sull’entità astratta è un modo di dire

per descrivere quanto c’è in comune tra l’esperienza

visiva e il pensiero. Significa delineare un certo

insieme di condizioni di soddisfazione. Ma sia

l’esperienza visiva sia i pensieri sono realizzati da

fenomeni biologici concreti nel cervello. Se non

fossero entità concrete, non potrebbero agire in

maniera causale all’interno del nostro comportamento.

V. L’ambiguità di condizione

Le nozioni di condizione e di condizioni di

soddisfazione si muovono in maniera ambigua.

VI. Rappresentazione e presentazione

Sebbene tutti gli stati intenzionali dotati di

contenuto proposizionale e di direzione di

adattamento siano rappresentazioni delle proprie

condizioni di soddisfazione, alcune di queste

rappresentazioni sono presentazioni.

VII. Intenzionalità indipendente e intenzionalità relativa

a un osservatore

Gli stati mentali degli esseri umani e degli animali

possiedono un’intenzionalità indipendente da

qualsiasi atteggiamento dell’osservatore esterno

VIII. L’intenzionalità fa parte della biologia

Non vi è nulla di misterioso nell’intenzionalità,

stiamo parlando di biologia a tutti i livelli.

IX. Causazione intenzionale

I casi di causazione intenzionale accadono quando il

contenuto intenzionale di uno stato intenzionale

funge o da causa o da effetto all’interno di una

relazione causale.

X. Rete e sfondo

Gli stati intenzionali determinano le proprie

condizioni di soddisfazione all’interno di una rete

di stati intenzionali e su uno Sfondo di capacità

pre-intenzionali. [tabella di sintesi sulle molte

relazioni fondamentali che caratterizzano

l’intenzionalità].

APPENDICE B AL CAPITOLO 1 – Coscienza

I. La definizione di coscienza

La coscienza consiste di tutti i nostri stati del

sentire, dell’essere senzienti o dell’avere

consapevolezza. E’ qualitativa, nel senso che ogni

stato cosciente, possiede anche qualità

esperienziale; è ontologicamente soggettiva, nel

senso che esiste solo in quanto esperita da un

soggetto umano o animale; ed è unificata nel senso

che tutti i nostri stati coscienti ci sono dati come

parti di un campo cosciente unificato.

II. Caratteristiche della coscienza

1. La coscienza è reale e irriducibile;

2. Tutti gli stati coscienti definiti in questo modo

sono causati da processi neuronali all’interno del

cervello;

3. Tutti i nostri stati coscienti hanno la propria

realizzazione nel cervello;

4. Essendo una componente biologica, essa entra in

relazioni causali con altre parti del mondo fisico;

5. Tutta l’esperienza percettiva cosciente accade come

parte di un campo cosciente totale.

2. L’INTENZIONALITA’ DELLE ESPERIENZE PERCETTIVE

Ci sono esperienze percettive coscienti ontologicamente

soggettive, che stanno nella testa, e gli stati di cose e

gli oggetti del mondo percepiti, che sono ontologicamente

oggettivi e stanno tipicamente fuori dalla testa. Se non

si riesce a comprendere che l’esperienza è una

presentazione intenzionale diretta degli stati di cose,

probabilmente si penserà che soltanto una cosa sia

presente nella situazione percettiva: o lo stato di cose

percepito o l’esperienza percettiva stessa. I grandi

filosofi ritennero che l’oggetto della percezione fosse

l’esperienza soggettiva stessa.

I. Scetticismo sull’intenzionalità della percezione

Mostreremo passo per passo che le caratteristiche che

definiscono l’intenzionalità sono caratteristiche

proprie delle esperienze visive:

- Contenuto intenzionale. La pura fenomenologia, il

puro carattere esperienziale delle vostre

esperienze visive, vi fornisce l’impressione che

questo sia il modo in cui le cose sono e ciò è

sicuramente un marchio dell’intenzionalità e

riassumendo le esperienze visive hanno contenuto

intenzionale.

- Direzione di adattamento. Le credenze hanno

direzione di adattamento mente-mondo, mentre i

desideri hanno direzione di adattamento mondo-

mente. A fronte di tale distinzione tra differenti

direzioni di adattamento le esperienze percettive

hanno una direzione mente-mondo. Al contrario però

di credenze ed enunciati, non diciamo che le

esperienze visive sono vere o false, perché esse

sono presentazioni e non rappresentazioni.

- Condizioni di soddisfazione. Sono fissate dal

contenuto e quindi il mondo sarà o non sarà come mi

appare.

- Auto-riflessività causale. Caratteristica cruciale

del contenuto intenzionale delle esperienze

percettive è la relazione causale che intercorre

tra lo stato intenzionale e il mondo esterno. Non

percepiamo il mondo in un modo tale che lo stato

intenzionale sia soddisfatto, a meno che l’essere

in quel modo del mondo non causi il nostro

percepirlo in quel modo.

II. Caratteristiche peculiari dell’intenzionalità

percettiva

- Coscienza. Le credenze possono essere coscienti o

inconsce, ma non si può avere questa esperienza

visiva, senza che io essa sia cosciente.

- Presentazione non rappresentazione. L’esperienza

visiva non è un’entità indipendente che rappresenta

gli oggetti e gli stati di cose che sto vedendo,

essa è una percezione diretta di quegli oggetti e

stati di cose.

- Causazione diretta. Quando vedete l’oggetto, voi lo

esperite come ciò che causa l’esperienza che di

esso state avendo. Questo non è vero per le

rappresentazioni mnemoniche.

- Non separabilità. Nel caso in cui il contenuto

intenzionale sia soddisfatto (caso in cui io stia

effettivamente vedendo la scena) io non posso

separare l’esperienza visiva e operare con essa a

mio piacimenti, come invece succede coi pensieri,

parole e immagini.

- Indicalità. I miei desideri e le mie credenze non

sono legate al mio ambiente circostante nel modo in

cui lo sono le esperienze visive, esse vertono per

essenza nel qui e ora.

“Questo sta accadendo qui e ora o questo oggetto

con queste proprietà esiste qui e ora”. R. Barthes

- Carattere continuo. Nelle esperienze visive si ha

una presentazione continua della realtà circostante

sia spaziale che temporale. La non-separabilità

dell’esperienza visiva conferisce a quest’ultima la

medesima continuità spaziale e temporale del mondo

stesso.

- Determinatezza. Il carattere presentazionale

dell’intenzionalità ci offre la realtà stessa; non

stiamo operando con una rappresentazione della

realtà, stiamo operando con il mondo reale tramite

l’esperienza cosciente di esso.

III. Visione e sfondo: si deve imparare come vedere

lo stesso stimolo visivo produce reazioni differenti

nelle persone in relazione alle capacità di sfondo

che quelle persone mettono in campo nell’esperienza.

Un esempio è l’anatra-coniglio. Tutto il vedere

quindi è un “vedere come” ed è tale per via

dell’intenzionalità dell’esperienza visiva.

IV. Che ne è dei dati sensoriali?

Se per dati sensoriali si intendono le esperienze

percettive coscienti, allora certamente i dati

sensoriali esistono, ma se le consideriamo come nel

cattivo argomento “esperienze percettive coscienti

che sono oggetto di percezione”, allora no. Perché

esse non sono oggetti della percezione, ma la

percezione stessa.

V. Il cervello in una vasca

Per assumere questo esperimento mentale, serve che

per ogni esperienza data sia possibile separare

l’ontologia oggettiva che si sta percependo, o

esperendo in altro modo, e l’ontologia soggettiva

delle proprie esperienze coscienti.

3. ULTERIORI SVILUPPI DELL’ARGOMENTO CONTRO IL CATTIVO

ARGOMENTO

Il cattivo argomento sopravvive in maniera rovesciata nel

Disgiuntivismo Contemporaneo.

I. Esempi classici del cattivo argomento

L’essenza del cattivo argomento consiste nel trattare

l’esperienza stessa come l’oggetto, il possibile

oggetto, della consapevolezza percettiva, nel senso

che gli oggetti reali nel mondo, quando sono

percepiti, sono gli oggetti della consapevolezza

percettiva. [Esempi su Berkley e Hume].

II. Come la reputazione del cattivo argomento contro il

realismo diretto si estende alle altre versioni

dell’argomento e dell’illusione

4. COME FUNZIONA L’INTENZIONALITà PERCETTIVA (PRIMA PARTE) –

Caratteristiche di base, causazione e contenuto

intenzionale

Quale fatto concernente la fenomenologia della vostra

esperienza visiva corrente fa necessariamente sì che, se

voi avvertite quella fenomenologia, vi sembrerà di stare

vedendo qualcosa di rosso?

Tale domanda è più fondamentale perché l’ontologia

dell’esperienza è soggettiva, e quella ontologia deve

essere internamente connessa alle proprietà

ontologicamente oggettive del mondo che costituiscono le

condizioni di soddisfazione. Le credenze poi possono

influire sulla fenomenologia in modi che modificano il

contenuto intenzionale, anche se lo stimolo percettivo si

mantiene costante.

I. La filosofia analitica e la strada inversa

Possiamo analizzare l’intenzionalità con l’enunciato

Russeliano “l’attuale Re di Francia è calvo”.

Possiamo analizzare le condizioni di verità della

credenza che il re di Francia sia calvo, le

condizioni di soddisfazione del desiderio che il re

di Francia possa essere calvo e l’intenzione di

rendere calvo il re di Francia e possiamo estendere

la nozione di condizioni di soddisfazione agli stati

intenzionali in generale. Dobbiamo percorrere la

strada inversa, procedendo dal mondo al contenuto

intenzionale, cosa che Russel invece aveva negato, ma

affinché vi sia un relazione interna tra l’esperienza

e la tipologia di oggetto che essa presenta, una tale

strada inversa deve esserci.

II. I confini del visivo

Alcuni vincoli e assunzioni che il resoconto deve

rispettare:

a) Il resoconto deve valere in generale per tutti

gli animali percepenti

b) Il resoconto delle rispettare la fenomenologia

c) Rispettare la pura fisica e fisiologa della

situazione percettiva

d) Trovare i limiti verso l’alto

dell’intenzionalità percettiva (affermazioni

problematiche come quelle metaforiche)

e) Considerare coscienza e intenzionalità come

biologicamente date

III. Campo percettivo oggettivo e soggettivo

Principi generali:

1) Ogniqualvolta stiamo vedendo qualcosa in maniera

cosciente, lo stato di cose che stiamo vedendo

causa in noi un’esperienza visiva cosciente

2) L’esperienza visiva soggettiva ha

un’intenzionalità intrinseca

3) Il campo visivo soggettivo va nettamente

distinto da quello oggettivo. Il primo è una

presentazione intenzionale del secondo

4) Nel campo visivo oggettivo, ogni cosa è vista e

può essere vista; in quello soggettivo, nulla si

vede o si può vedere

5) La percezione è trasparente

6) L’oggetto intenzionale della percezione è la sua

causa intenzionale

IV. La struttura del campo visivo soggettivo

Il campo visivo soggettivo, al contrario di quello

oggettivo, non contiene nulla di durevole, tutto è un

processo transitorio. Il fatto poi che sia dotato di

intenzionalità ha due conseguenze:

a) Vedere è un vedere come. Poiché l’intenzionalità

visiva presentazionale è una sottospecie di

rappresentazione, le presentazioni visive

presenteranno sempre le proprie condizioni di

soddisfazione sotto alcuni aspetti e non sotto

altri.

b) Vedere è un vedere che. Poiché tutta

l’intenzionalità percettiva fissa le condizioni

di soddisfazione, il contenuto

dell’intenzionalità percettiva è sempre che

questo e quello sussistono.

V. La struttura gerarchica della percezione visiva

Il contenuto intenzionale ricco richiede una

struttura gerarchica fatta di componenti percettive

di livello inferiore, le quali fanno tutte parte del

contenuto del vedere come. A ogni livello, la

percezione del livello superiore richiede una

percezione di livello inferiore.

Ogni percezione richiede proprietà percettive di base

o caratteristiche percettive di basse; che voi potete

percepire senza percepire nessun’altra caratteristica

per mezzo di cui la percepite. Le caratteristiche

percettive di base sono ontologicamente oggettive.

VI. Come le caratteristiche fenomenologiche del campo

visivo soggettivo determinano le condizioni di

soddisfazione dell’esperienza visiva?

Per spiegarlo passerò in rassegna gli stadi dello

sviluppo del mio pensiero:

1) Della intenzionalità. Chiedendoci come

l’intenzionalità intrinseca fissi le condizioni

di soddisfazione, non possiamo che risponderci

che è già intrinsecato all’esperienza che essa

fissi queste condizioni. Nel caso delle

esperienze percettive coscienti, la pura

esperienza non lascia spazio ad alcun solco tra

l’esperienza e la determinazione delle

condizioni di soddisfazione, poiché le

condizioni di soddisfazione (nel senso di

requisito) sono parte dell’esperienza.

2) Caratteristiche intrinseche. Interno significa

che l’esperienza non potrebbe essere

quell’esperienza se non avesse quelle condizioni

di soddisfazione.

3) La gerarchia e le caratteristiche di base.

Un’indagine sullo stadio due rivela che le

esperienze visive sono effettivamente

gerarchiche, e la gerarchia nel campo visivo

soggettivo corrisponde a una gerarchia

percettivamente accessibile nel mondo

ontologicamente oggettivo.

4) L’intenzionalità del non intenzionale. Come

ricevono l’intenzionalità che possiedono? Nel

caso delle esperienze percettive coscienti, vi è

una connessione interna tra il carattere

dell’esperienza e la condizione di

soddisfazione, per spiegarla l’unico modo è

procedere in senso inverno, procedendo dal mondo

alle rappresentazioni.

VII. Il mio punto di vista attuale

5) Come sono le cose e quali esperienze causano. La

proposizione “davanti a me c’è qualcosa di

rosso” riceve le proprie condizioni di

soddisfazione per convenzione, ma come funziona

questa convenzione? Esplorando le relazione tra

come le cose sono, il carattere qualitativo

delle esperienze soggettive e le relazioni

causali tra esse, indagheremo la relazione tra

come le cose sono e come esse sembrano.

Intanto i colori sono oggetti di esperienze

percettive, ma non sono essi stessi

caratteristiche delle esperienze percettive.

Per qualcosa essere rosso nel mondo

ontologicamente oggettivo significa essere in

grado di causare esperienze ontologicamente

soggettive. C’è una relazione interna tra il

fatto di essere rosso e il fatto di causare

questa esperienza. Dire che la relazione è

interna significa che non potrebbe essere quel

colore se esso non fosse sistematicamente relato

in quel modo a esperienze come questa. Inoltre

per qualcosa essere l’oggetti di un’esperienza

percettiva significa essere esperito come la

causa di quell’esperienza, insieme, questi due

punti risultato che l’esperienza percettiva

necessariamente porta con sé l’esistenza di

qualcosa di rosso come propria condizione di

soddisfazione.

In che modo l’intenzionalità percettiva riceve

il suo contenuto? Nel caso delle esperienze

percettive di base, è che l’esperienza

dell’avere questa esperienza visiva cosciente

porti necessariamente con sé la propria

intenzionalità, poiché la caratteristica in

questione è esperita come causata dal suo

oggetto e il suo oggetto è costituito (almeno in

parte) dalla sua capacità di causare questa

tipologia di esperienza.

VIII. Ruolo della causazione presentazionale intenzionale


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

27

PESO

49.92 KB

PUBBLICATO

5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JulieDeCorrencon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della mente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Lanfredini Roberta.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Filosofia della mente

Riassunto esame Filosofia teoretica, prof. Lanfredini, libro consigliato Fenomeni mentali, Tim Crane
Appunto
Appunti riguardo le prime deditazioni metafisiche
Appunto
Storia dell' Estetica
Appunto
La fenomenologia dello spirito
Appunto