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La seconda è che la necessità metafisica della sopravvivenza psicofisica elimina la

possibilità stessa di un duplicato fisico di una persona che manchi delle proprietà

mentali di quest’ultima.

18. Emergenza: la dottrina dell’emergenza considera le proprietà mentali come

proprietà emergenti, “emergono” dalle proprietà della materia quando questa

raggiunge un certo grado di complessità. Qualsiasi concezione sul processo casuale si

scelga, se consideriamo vero l’emergentismo, la completezza della fisica è falsa.

Anche se l’emergentismo e la fisicalista non riduzionista sostengono che il mentale

sopravviene sul fisico, il secondo sostiene che tale sopravvenienza possa essere

spiegata, mentre l’emergentista è disposto ad accettare la sopravvenienza come fatto

di natura.

19. Il fisicalismo come origine del problema mente-corpo: se la mente non è

fisica, come può avere effetti sul mondo fisico? Ma se è fisica, come possiamo spiegare

la coscienza?

20. Che cosa ci insegna sulla mente una soluzione del problema mente-

corpo?: Tre strategie di spiegazione del ruolo causale della mente nel mondo fisico: 1.

Teoria dell’identità o riduzionismo ontologico, la determinazione metafisicamente

necessaria di ogni cosa da parte del fisico; 2. Fisicalismo non riduzionista; 3.

Emergentismo.

Sapere che le proprietà mentali sono fisiche non significa ipso facto sapere di quali

proprietà fisiche si tratti e quali siano le caratteristiche di tali proprietà. In alternativa

potremmo sostenere la falsità della completezza della fisica e quindi propendere a

favore del fisicalismo non riduzionista o l’emergentismo. Ma anche sostenendo che le

proprietà mentali non sono fisiche o anche emergenti, non sapremmo ipso facto quale

genere di proprietà non fisiche o emergenti costituiscano le proprietà mentali e quali

siano le caratteristiche loro proprie.

Cap. 3 LA COSCIENZA

21. Il cosciente e il non cosciente: abbiamo varie nozioni: coscienza fenomenica

(esperienza, ciò che rende uno stato F-cosciente è che c’è qualcosa che si prova a

essere in quello stato); coscienza d’accesso (una rappresentazione è A-cosciente se è

pronta per il libero uso nel ragionamento e per il controllo razionale diretto dell’azione

e del discorso), distinzione di Block. Certi stati fenomenicamente coscienti pongono

interrogativi all’intenzionalismo.

22. La distinzione tra l’intenzionale e il qualitativo: nel libro si userà il termine

qualitativo per descrivere quegli stati mentali il cui carattere cosciente sia o sensorio o

simile a quello delle sensazioni corporee e il termine fenomenico per descrivere quegli

stati - siano intenzionali oppure no- tali che si prova qualcosa a trovarsi in essi.

23. I qualia: L’intenzionalismo intende per Qualia le proprietà non intenzionali la cui

instanzi azione spiega (almeno parzialmente) il carattere fenomenico degli stati

qualitativi. Perché anche se non ci fossero i qualia, l’intenzionalismo dovrebbe

comunque spiegare il carattere qualitativo della sensazione corporea.

24. L’intenzionalità delle sensazioni corporee: un dolore è “in” una parte del

corrpo senza che tale modo di esprimersi debba essere intenso letteralmente, perché

intendiamo che lo stato-dolore è individuato intenzionalmente da quella parte del

corpo. Le sensazioni includono una consapevolezza del corpo: presentano parti o

regioni del corpo mediante modi intenzionali, e possiedono una certa forma

aspettuale.

25. Intenzionalismo forte e intenzionalismo debole: si può avere intenzionalismo

debole sulla percezione, sull’emozione, sulla sensazione, o su tutte le categorie (qui

viene prese in esame quello sulla sensazione). Un intenzionalismo debole sostiene che

tutti gli stati mentali sono intenzionali, ma alcuni presentano proprietà coscienti non

intenzionali, i qualia, che sono proprietà di ordine superiore degli stati mentali, per cui

proprietà di proprietà.

Le teorie intenzionaliste forti della sensazione affermano che il carattere fenomenico di

una sensazione consiste puramente nell’intenzionalità di tale stato.

26: Il fisicalismo, la coscienza e i qualia: il fisicalismo non può spiegare ciò che

sappiamo quando sappiamo che cosa si prova a essere in uno stato cosciente. Per

spiegarlo usiamo l’argomento della conoscenza, dello iato e dello zombie. Questi

argomenti mirano a mostrare come la coscienza costituisca un problema per il

fisicalismo.

27: Lo iato esplicativo: lo iato esplicativo sostiene che tutto ciò che si potrebbe

scoprire sulla causazione degli stati di coscienza non colmerebbe lo iato esplicativo.

Dunque il fisicalismo non raggiunge il suo scopo se non spiega la coscienza

fenomenica.

28: Esame dell’argomento della conoscenza: si ricordi che per il fisicalismo tutti i

fatti sono fisici. Dato ciò che si intende per fatto, questo significa che tutta la

conoscenza proposizionale è fisica. E dato ciò che si intende per fisico, questo si

intende che tutta la conoscenza è del tipo che può essere imparato in una situazione

come quella della stanza in bianco e nero – vale a dire- senza che si debba avere un

qualche tipo di esperienza.

29: Zombie: l’argomento dello zombie si distingue dagli altri due per definire il

fisicalismo, non in termini epistemologici, ma metafisici. La teoria dello zombie si

limita a dire che se è concepibile una replica fisica, senza coscienza fenomenica, di

una creatura cosciente.

30: Le prospettive di spiegazione della coscienza: i tre argomenti antifiscalistici

hanno un’assunzione comune: non c’è nessuna connessione concettuale e analitica tra

il concetto di coscienza e i concetti fisici/non mentali nei cui termini la coscienza viene

spiegata/ridotta.

Se ci fosse tale connessione non sarebbe possibile immaginare uno zombie

fenomenico.

Se ci fosse una connessione concettuale tra gli stati funzionali cerebrali e un dato

stato di coscienza – per esempio, se si potesse fornire un’analisi concettuale della

visione del rosso nei termini del suo ruolo funzionale – allora non ci sarebbe uno iato

esplicativo.

Se ci fosse una connessione concettuale tra le verità fisiche e quelle mentali, sarebbe

possibile che una persona nella stanza in bianco e nero imparasse tutti i fatti fisici e

poi ne inferisse semplicemente la conoscenza delle caratteristiche degli stati mentali.

Se quindi la connessione tra coscienza e cervello non è una necessità concettuale, ma

una necessità a posteriori, secondo l’emergentismo si tratta di una connessione

naturale, conforme a leggi.

La coscienza sopravviene sullo stato fisico del cervello. Il mentale è distinto dal fisico

ma sopravviene nomo logicamente su di esso. L’alternativa sarebbe considerare

metafisicamente necessaria la sopravvenienza, ma nel caso che l’argomento dello

zombie tenesse, questa posizione dovrebbe essere respinta.

IL PENSIERO

31. Pensieri e credenze:Il pensiero è l’atto del pensare (ma non tutti i pensieri

presentano gli stessi modi intenzionali). I pensieri e le credenze appartengono a

categorie metafisiche diverse. I pensieri sono atti mentali (e dunque eventi), mentre le

credenze sono disposizioni, e dunque stati. La credenza non esiste cosciente, è uno

stato, una proprietà instanziata da chi la nutre e rappresenta un certo tipo di impegno

alla verità della preposizione. Il giudizio e l’asserzione sono due atti mentali in stretta

relazione con la credenza: il giudizio è la formazione di una credenza perché il giudizio

sta alla credenza con la decisione sta all’intenzione, mentre l’asserzione è

l’espressione linguistica di una credenza. Ciò che la caratterizza è il mirare alla verità

nel senso che la verità. Le credenze hanno conseguenze attuali e potenziali, anche se

per questo fine non è necessario che tutto ciò che si crede sia nella propria mentre

cosciente.

32. Coscienza e credenza: essere coscienti di credere che p non comporta nulla più

che l’essere coscienti che p. allora dobbiamo concludere che essere coscienti che p è

diverso dall’essere coscienti di p; si può essere coscienti di p mentre si considera o ci

si chiede se p, ma non si può essere coscienti che p se si sta semplicemente

prendendo in considerazione la proposizione. Il fatto di poter essere coscienti della

propria credenza non significa che possa darsi un credere consciamente. La credenza

occorente è un mito, il pensare è un’occorrenza o un evento.

33. Gli atteggiamenti proposizionali: inventato da Russell per quegli stati che

possono essere ascritti in enunciati dalla forma “S o (tagliata) che p”, dove S è un

soggetto, o un verbo psicologico e p un enunciato. Nella terminologia di Crane, è uno

stato o evento intenzionale il cui contenuto è valutabile come vero o falso. Nello stile

fregeano, tutto ciò che può essere sensatamente inserito nel posto di o dello schema,

è un atteggiamento verso una proposizione.

34. La tesi proposizionalista: questa tesi afferma che tutti gli stati (o atti)

intenzionali sono atteggiamento proposizionali. L’intenzionalità delle sensazioni è

controversa, i contro esempi vengono dalle emozioni dirette verso un oggetto, le più

ovvie come l’amore e l’odio. Non è corretto concepire l’intenzionalità puramente in

termini di spiegazione del comportamento.

35. Atteggiamenti De Re e De Dicto: Le iscrizione de dicto sono la forma ordinaria

fondamentale di iscrizione di credenza; le iscrizione de re o relazionali ammettono

generalizzazione esistenziale e permettono la sostituzione di termini singolare

coreferenziali. Ci sono modi di iscrizione o attribuzione di credenze che mettono in

relazione il portatore con l’oggetto della credenza, creando un contesto estensionale.

In qualsiasi stato mentale, il suo oggetto intenzionale è presentato sotto certi aspetti,


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JulieDeCorrencon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della mente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Lanfredini Roberta.

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