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Zaccarello, L’edizione critica del testo letterario.

Capitolo 1 Il lavoro dell’editore: lologia e critica del testo.

1.1 De nizioni preliminari.

L’indagine lologica può essere accreditata come mezzo di conoscenza della cultura e

tradizione dei rispettivi paesi.

Etimologia del termine: φιλειν amare, prendersi cura + λογος parola, linguaggio (specie

come scrittura).

Elementi fondamentali del termine: analisi minuziosa del singolo problema, storico o

testuale e un’evidente vocazione interdisciplinare che subordina l’esercizio lologico alla

conoscenza tecnica di settori anche molto diversi fra loro.

Filologia: mira ad una esatta ed esauriente comprensione del testo medesimo nella sua

collocazione storico-culturale.

1.2 Una disciplina sfuggente: lologia ieri ed oggi.

Oggi in campi assai diversi come l’arte, il cinema e la musica classica, un restauro o un

allestimento sono de niti “ lologici” quando cercano di proporre un’opera antica in modo

fedele alla sua prima formulazione. Questo implica l’obbligo di restituire le coordinate

originarie di fruizione di una certa opera. L’edizione lologica di un’opera deve permettere

una chiara distinzione tra ricezione e reinterpretazione per agevolare il recupero

a) del presumibile signi cato originario del testo,

b) delle modalità di fruizione presupposte dall’autore.

Il termine lologia indica anche lo studio delle lingue letterarie nelle loro antiche

documentazioni, col presupposto che l’analisi di queste ultime rivesta particolare

importanza per comprenderne l’evoluzione e le dinamiche strutturali.

Comune denominatore: il recupero dell’espressione e della creatività umana, della

formulazione originaria, del signi cato che un determinato prodotto della mente umana ha

posseduto nelle varie fasi storiche della sua ricezione a partire soprattutto dal valore che

esso ha assunto nel contesto di partenza, nella formulazione del suo autore e nella lettura

dei destinatari a cui quest’ultimo intendeva rivolgersi.

Secondo la lologia tedesca la disciplina era innanzitutto una porta d’accesso ad ogni

forma di conoscenza che abbia fondamento storico ed epistemologico (che concerne la

loso a della scienza). Per August Boeckh la lologia è la conoscenza dello scibile.

1.3 Filologia come critica.

Fra le prerogative più importanti della lologia come critica testuale, detta anche ecdotica,

c’è quella di correggere, emendare i testi rimuovendo le aggiunte e mutamenti indebiti

che vi hanno lasciato lettori, editori ed interpreti precedenti. La tradizione metodologica

de nisce questo procedimento constitutio textus ( ssazione del testo).

San Girolamo tratteggia per primo una classi cazione tipologica degli errori che

emergono nella trasmissione dei testi.

1.4 Conservare le parole, conservare le idee.

Problema dell’autenticità: stabilire l’autenticità dei testi studiati e riconoscere i falsi messi

in circolazione in modo più o meno intenzionale.

Inizialmente il lavoro dei lologi avveniva nell’ambito di una radicale contrapposizione fra

la purezza della lingua e della cultura classica e soprattutto latina, simboleggiata dal

primato dell’Impero romano, e dal decadimento rappresentato dalla frammentazione di

quest’ultimo e dalle invasioni barbariche nell’alto Medioevo. In tal modo, il restauro del

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testo si con gurava come il recupero della tradizione più antica, attraverso la rimozione

delle corruttele introdotte da copisti e lettori medievali su una data opera letteraria.

Ogni edizione lologica è un atto storicamente interpretativo.

Capitolo 2 Unicità, molteplicità, materialità del testo.

2.1 Il testo: uno, nessuno, centomila

Il principale obiettivo della critica del testo è razionalizzare ed interpretare la molteplicità

delle forme in cui ci si presenta un testo nelle sue concrezioni materiali e nella sua storia,

passare dalla pluralità delle forme in cui ci giunge una data opera letteraria (le varie

redazioni d’autore, le diverse copie derivate) alla proposta di un testo di riferimento,

motivato e argomentato attraverso un’edizione critica. Il lologo si presenta insomma

come mediatore fra l’ina errabile molteplicità dei testi e la consuetudine di parlarne come

opere di carattere unitario. L’attività lologica deve produrre un testo d’arrivo, un reading

text che può e deve essere proposto come riferimento a chi studia (o semplicemente

legge) quell’opera.

2.2 Alle origini del testo: dettatura, composizione ed esecuzione.

Il lavoro dell’editore ci aiuta così a ricostruire, da una pluralità di documenti diversi fra

loro, l’opera letteraria come ri esso più fedele della volontà d’autore, intesa come l’idea

più evoluta che quest’ultimo è riuscito ad esprimere nella documentazione superstite.

Per buona parte dell’epoca medievale gli autori non stendevano di proprio pugno le loro

opere, ma le dettavano a scribi o allievi. Il procedimento di composizione scritta, non solo

letteraria, si divideva in tre azioni successive:

1. Prendere appunti,

2. Assemblarli e organizzarli,

3. Produrre il testo compiuto dettandolo a uno scriba o assistente.

Nel Medioevo romanzo e germanico le modalità di composizione non prevedevano quindi

un’elaborazione autografa, e la trasmissione scritta ci consegna solo le opere che

avevano raggiunto un relativo consolidamento.

La dinamica della trascrizione di un testo è distinta in cinque azioni successive:

1) Lettura del modello detto antigrafo o, latinamente, exemplar;

2) Memorizzazione di un breve passo detto tecnicamente pericope;

3) Dettatura interiore di quest’ultimo;

4) Sua e ettiva trascrizione;

5) Ritorno al modello per trarne il brano successivo.

La copia manoscritta che risulta dal processo è detta apografo.

Errori nella trascrizione:

• La ritenzione mnemonica del brano può essere imperfetta e alterarne il dettato originale;

• Il ricordo del brano può intrecciarsi con altri simili, dello stesso autore o di altri,

producendo assimilazioni o travasi fra essi;

• La dettatura interiore avverrà secondo le abitudini di pronuncia dello scriba, e non

quelle presupposte dall’autore, con le varie possibili interferenze fra i due sistemi

linguistici;

• Saut du meme au meme.

2.3 Formulazione d’autore e deformazione di copia.

Il Medioevo era un’epoca in cui la proprietà intellettuale, e i relativi diritti, non avevano

corso alcuno.

Spesso alcune vite di santi antichi o stranieri erano sostituite da testi analoghi relativi a

personaggi più vicini alla sensibilità e devozione della comunità destinataria. Fin dalle

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origini cristiane, i testi religiosi erano esposti alle esigenze di aggiornamento imposte dalla

loro funzione educativa e precettistica.

L’autore medievale era soprattutto con lui che, conoscendo testi altrui e praticandone

l’insegnamento, riusciva ad o rirne una sintesi e cace. Fra autore, commentatore e

copista si stabiliva una sorta di continuum, in cui l’opera assumeva un valore collettivo,

dalla produzione al consumo. Secondo San Bonaventura esistevano quattro modalità

della composizione:

(1) Lo scriptor: copista, trascrive testi altrui senza aggiungervi nulla;

(2) Il compilator: antologista, copia testi altrui aggiungendovi qualcos’altro, ma non di

suo;

(3) Il commentator: commentatore, amalgama testi altrui con materiale suo (la glossa);

(4) L’auctor: scrive opere principalmente sue, pur impiegando testi altrui.

Sul versante italiano, la gura di Dante Alighieri avrà grande importanza nell’a ermazione

del ruolo autoriale. L’immagine dell’autore che abbozza la sua opera dal foglio bianco,

sviluppando per iscritto successive versioni della sua opera, è applicabile solo a partire

dall’Umanesimo, e non in modo sistematico.

Ai ni dell’indagine lologica, l’originale è de nito dalla fedeltà con cui testimonia la

volontà autoriale in relazione a un dato testo; non è dunque necessario che il testimone

sia redatto dall’autore di suo pugno: siamo di fronte a degli originali tanto in presenza di

autogra veri e propri, quanto di manufatti redatti sotto la diretta supervisione dell’autore,

che si de niscono idiogra .

2.4 Anonimia e falsi cazione.

L’autorialità non è un dato di partenza dell’indagine, ma essa stessa oggetto di ricerca e

approssimazione. Un testo letterario può infatti essere tramandato senza indicazioni

d’autore, anonimo o comunque adespoto, cioè privo di attribuzione nei documenti che lo

tramandano. Ci sono casi in cui l’opera circola con un’attribuzione (o più di una) ma

esistono motivi per dubitare della sua veridicità.

Nella lologia volgare la gura del falsario è più rara e si a accia in epoca tarda, tuttavia

stabilire equivalenze sulla base di analogie formali è un esercizio pericoloso perché già in

epoca classica chi confezionava un falso era di solito un ottimo conoscitore dell’autore

che cercava di imitare. Si confezionava un falso per conferire al testo un maggiore

successo e un’accresciuta autorevolezza, dunque si sceglie di attribuirlo a un nome

illustre in quel campo.

2.5 Casi complessi di attribuzione.

Quando non soccorrano dati documentali, né riferimenti interni al testo ritenuti attendibili,

l’esercizio attributivo deve svolgersi sul solo dato stilistico. Per il lologo, il

riconoscimento di testi estranei a un dato autore è compito più frequente dell’attribuzione

di testi anonimi. Talvolta, è possibile stabilire il motivo per cui un dato testo è assegnato a

un dato autore: oltre a elementi di de nizione tematica, la scelta cadeva solitamente sul

nome più famoso tra quelli in gioco. Nelle miscellanee di rime, i problemi attributivi

possono aumentare in presenza di tenzoni, termine usato per indicare scambi di testi

poetici fra due o più rimatori su temi di vario genere, seri o faceti.

Anche i riferimenti all’occasione storico-biogra ca in cui sarebbe stato composto il testo

vanno valutati con cautela, perché sono spesso strumentali al relativo inquadramento

tematico, e non hanno valore documentario. Bisogna quindi prestare attenzione a valutare

storicamente le informazioni che accompagnano in testi, tali informazioni sono da leggere

nelle consuetudini dell’epoca e in base a una diversa concezione dell’autore e del suo

lavoro, secondo cui anche le rubriche attributive non vanno sempre prese alla lettera.

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fi fi fi fi ff fi fi fi ffi ff ff fi

I dubbi sull’originalità del testo singolo non possono che ripercuotersi sulla generale

a dabilità della raccolta (detta corpus) che lo contiene. L’identità complessiva di

un’opera letteraria è soggetto alle stesse manipolazioni che possiamo osservare nelle sue

singole parti.

Di un testo letterario deve essere approfondito non solo il contesto di produzione e

di usione originaria, ma le varie forme in cui è stato letto nel corso dei secoli.

Per riconoscere un falso letterario è indispensabile conoscere in profondità l’epoca

storica in cui esso è stato confezionato, risalendo alle motivazioni culturali che ne hanno

animato l’ideatore.

2.6 Materialità, storicità, di usione dei testi.

L’obiettivo di una pubblicazione è connettere il testo a chi lo vorrà leggere, rendendolo

comprensibile e rilevante per il suo pubblico. A una lettura critica o comparata deve

a ancarsi il lavoro della lologia; quando l’autore non è pervenuto alla pubblicazione

della sua opera o nei casi in cui la ricostruzione dell’originale implicherebbe un ricorso

eccessivo alla congettura, può essere preferibile pubblicare l’opera nella con gurazione

testuale che ne ha sancito la maggiore fortuna e di usione: un particolare rilievo spetta

ad edizioni di ampia di usione, che abbiano imposto un modello letterario alla cultura del

loro tempo, e che per tale “prestigio storico” meritino una speci ca rappresentazione in

sede di edizione critica.

I lologi de niscono vulgata il testo che si è storicamente imposto nella lettura comune, il

termine vulgata esprime il modo passivo e inconsapevole con cui determinate lezioni

sono state accolte senza alcuna discussione, anche se frutto di travisamento

dell’espressione autoriale, e talvolta portatrici di gravi problemi di coerenza con il loro

contesto immediato o il senso complessivo.

2.7 Filologia delle testimonianze

Si è progressivamente a ermata l’esigenza di a ancare alla critica del testo una storia

della tradizione, ovvero la disamina delle particolari dinamiche materiali e culturali che

hanno tramandato un’opera no ai giorni nostri. La ricerca lologica sui testi deve

insomma procedere lungo due binari complementari: quello interno della lezione e quello

esterno della trasmissione e ricezione dell’opera nel suo complesso, attraverso le varie

epoche. L’obiettivo non è tanto ricostruire in dettaglio le fasi della fortuna dell’autore

dell’opera, ma illuminare un episodio particolarmente signi cativo nell’evoluzione del

gusto letterario di un’epoca. La coloritura linguistica acquisita dal testo in particolari

momenti della sua storia è infatti un dato culturalmente importantissimo. In questi termini,

a partire dagli anni 80, una lologia delle testimonianze si è a ancata alla lologia

imperniata sull’opera dei singoli autori, ne è risultata una crescente attenzione verso

discipline quali la paleogra a e codicologia. Nascita della New Philology che ha messo al

centro della ricerca l’oggetto materiale in cui il testo prende forma.

Quanto maggiore è il numero di testi antologizzati, tanto più signi cativa è l’informazione

che si può trarre dalla loro raccolta in un dato contesto materiale. Ciò che conta sono i

principi che ne hanno governato l’aggregazione in u

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lisachinchio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Barbieri Alvaro.
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