Filologia italiana
Testi e documenti
Di un’opera letteraria possiamo avere:
- Originale
- Un d’archivio
- Copie varie anche molto lontane dall’originale (maggioranza dei casi)
Quanto maggiore è stato il successo e la diffusione dell’opera, quanto più sono numerosi i passaggi di copia o editoriali.
Origini del testo
Il lavoro dell’editore quindi ricostruisce, da una pluralità di documenti, l’opera letteraria come riflesso più fedele della volontà d’autore. Per buona parte dell’epoca medievale gli autori non stendevano di proprio pugno le opere, ma le dettavano a scribi o allievi.
Il procedimento di composizione scritta si divideva in:
- Prendere appunti
- Assemblarli e organizzarli
- Produrre un testo compiuto dettandolo
Quindi le modalità di composizione non prevedevano un’elaborazione autografa; le opere scritte erano inoltre già consolidate (es. già Quintiliano nella Institutio Oratoria ammoniva a non dettare un’opera ancora in fase di elaborazione).
Procedimento di copia e trascrizione di un manoscritto
- Lettura del modello (detto antigrafo o exemplar)
- Memorizzazione di un breve passo (detto pericope)
- Dettatura interiore di questo
- Effettiva trascrizione
- Ritorno all’antigrafo per il bravo successivo
La copia manoscritta che risulta è detta apografo.
Autorialità nel medioevo
Nel medioevo non avevano importanza proprietà intellettuale e diritti autoriali: l’autore medievale era sostanzialmente un compilator, poiché la ricezione del testo e il messaggio (che doveva essere attuale e valido) erano molto più importanti. Un esempio sono i testi religiosi che, sin dalle origini, erano sottoposti a cambiamenti per soddisfare una funzione educativa e precettistica.
Autore medievale > colui che offriva una sintesi efficace delle fonti originali, spesso difficili da reperire.
Opera > Fra autore, commentatore e copista si stabiliva una sorta di continuum e quindi l’opera assumeva un valore collettivo, l’attualità e validità del messaggio, quindi la sua utilità per il pubblico, erano più importanti dell’originalità autoriale.
Secondo san Bonaventura da Bagnoregio esistevano quattro modalità della composizione:
- Scriptor (copista che non aggiunge)
- Compilator (copia testi altri aggiungendovi)
- Commentator (amalgama testi altri con il proprio)
- Auctor (scrive opere sue, ma anche traduzioni di opere altrui)
Dante > La figura di Dante Alighieri in Italia avrà una grande importanza nell’affermazione del ruolo autoriale. Credo di Dante: componimento falsamente attribuito a Dante, a cui vennero attribuiti molti testi non suoi.
Originale
Può essere:
- Autografo
- Idiografo (redatti in supervisione dell’autore)
L’originale è definito dalla fedeltà con cui testimonia la volontà autoriale. Quindi non è necessario che il testimone sia autografo. Es. l’originale del Rerum Vulgarium Fragmenta è metà autografo metà idiografo.
Inoltre, gli aspetti linguistici e grafici erano spesso sottovalutati dall’autore e delegati a figure specializzate. Questo fino a tutto il Rinascimento, epoca di codificazione incompleta della norma linguistica.
Falsificazione e anonimia
Un testo letterario può essere tramandato anche anonimo o adespoto, oppure con un’attribuzione. Generalmente, nella maggior parte dei casi, dietro a una falsa attribuzione c’è l’intenzione di conferire al testo maggiore successo attribuendolo a un autore famoso.
Criteri di attribuzione:
- Dato stilistico e linguistico (ma si deve considerare che chi scriveva un falso conosceva molto bene lo stile dell’autore, per gli autori colti inoltre imitare lo stile di un autore famoso era una pratica comune.)
- Rubriche medievali (didascalie premesse all’opera per illustrarne autore temi e contenuti)
- Riferimenti storico-biografici (anche se spesso non hanno valore documentario perché funzionali alla tematica)
- Conoscenza dell’epoca storica
Casi complessi di attribuzione
- Quando non soccorrano dati documentati né riferimenti interni al testo: es. il Fiore di Dante grazie a Gianfranco Contini
- Riconoscimento di testi estranei a un dato autore (ma a lui riferiti dalla tradizione)
- Opere collettanee (raccolta di testi es. novelle o poesie)
- Tenzoni (scambi di testi poetici fra rimatori)
Vulgata
Testo che si è storicamente imposto nella letteratura comun (tecnicamente textus receptus). Quindi esprime il modo passivo e inconsapevole con cui sono state accolte determinate lezioni senza alcuna discussione, a volte frutto di travisamento dell’espressione autorale. Es. Trecento novelle- Franco Sacchetti. La costitutio textus dell’opera, tratta da un’unica fonte manoscritta, lascia vari luoghi del testo che non appaiono coerenti con il senso o contesto narrativo.
Filologia delle testimonianze
Nel tempo si è progressivamente affermata l’esigenza di affiancare alla critica del testo una storia della tradizione: ovvero la disanima delle particolari dinamiche materiali e culturali che hanno tramandato un’opera ai giorni nostri.
Causa -> stretto legame tra lavoro (spesso congetturale) sulle dinamiche della trasmissione e lavoro analitico sulle testimonianze.
Quindi la ricerca filologica procede su due binari:
- Lezione: (dal latino lectio) designa ciò che ogni testimone ‘legge’, ‘riporta’ in un determinato luogo del testo
- Trasmissione e ricezione dell’opera attraverso le epoche che ce lo hanno tramandato.
Ecdotica o critica testuale
Branca della filologia comprendente l’attività di ricerca e studio finalizzata a ricostruire l’integrità di un testo, ovvero di portarlo il più possibile vicino alla sua forma originaria. Lo scopo dell’ecdotica è quello di giungere alla pubblicazione del testo (reading text), possibilmente nella forma di un’edizione critica.
Costitutio textus: correggere, emendare i testi rimuovendo aggiunte e mutamenti, quindi scegliere la lezione corretta. Processo dell’ecdotica.
Fasi della costitutio textus
Recensio prima fase: Collazione. Ricognizione della tradizione, cioè il recupero di tutti i materiali atti alla ricostruzione del testo, e ricostruzione genealogica.
- Tradizione diretta -> nel caso di stampe, manoscritti, bozze
- Tradizione indiretta -> in presenza di commenti, citazioni imitazioni e traduzioni.
Testimoni: nella critica testuale manoscritti e stampe si definiscono testimoni, perché ci informano su vicende non direttamente documentate, ma tali informazioni non avranno sempre lo stesso valore: al centro dell’indagine sta l’importanza del testimone, che è data dalla sua prossimità con il perduto originale, da determinare in passaggi di copia, poiché ogni trascrizione implica un certo numero di errori o innovazioni volontarie.
In opposizione alla prassi dominante fino all’Ottocento di dare più importanza ai testimoni più antichi, ad oggi sappiamo che è indispensabile accertare i rapporti di discendenza tra i testimoni, perché un testimone recente può darci la trascrizione di un antecedente molto vicino alla formulazione originaria.
Stemma codicum: albero genealogico, costruito dal basso, che illustra le relazioni fra le testimonianze pervenute. Al vertice deve trovarsi l’archetipo.
- Eliminatio codicum descriptorum, eliminazione dallo stemma delle copie di cui è disponibile la fonte da cui deriva, chiamate codex descriptus. Un codex descriptus può essere importante comunque per la storia della tradizione dell’opera.
Alla fine del ciclo comparativo della recensio l’editore avrà ricostruito l’archetipo, laddove ci sia opposizione paritaria fra due rami:
Emendatio: processo per risolvere la scelta delle varianti, attraverso vari criteri, esterni o interni:
ESTERNI: Conoscenza approfondita del contesto letterario e storico- culturale quindi il generale uso dell’epoca e del genere letterario. (es. Quando eu stava)
INTERNI: Cioè le qualità intrinseche delle lezioni:
- Lectio difficilior (es. rempaira, repara) : fra le varianti di un passo è probabile che quella originale sia quella linguisticamente più complessa o meno prevedibile (perché i copisti banalizzano, l’opposto non è plausibile).
- Lectio prior: si applica nel caso vi siano adiafore (= varianti indifferenti, tutte perfettamente idonee a soddisfare il senso del passo), quindi si preferisce la lezione che meglio giustifica le altre cose derivate da essa. È un criterio eziologico, ossia ricerca le cause di un determinato fenomeno.
- Usus scribendi: complesso di peculiarità di lingua e stile che caratterizzano un autore
- Emendatio ex fonte: quando un autore abbia inteso fare un esplicito riferimento a una fonte autorevole, questa ci aiuta nella ricostruzione del passo
- Lectio brevior (in particolari contesti che tendono alla glossa, all’interpolazione e all’incrocio delle fonti -conflate readings-)
Quindi di una determinata opera dobbiamo conoscere sia la langue, il codice d’uso che essa presuppone, che la parole dello specifico autore (usus scribendi).
In sede di emendatio, la proposta di correzioni al testo può essere:
- Ope codicum: Correzioni proposte sulla base dei testimoni
- Ope ingenii: Correzioni proposte sulla base dell’ingegno del filologo (o congetture)
Problemi
- Autenticità dei testi studiati, riconoscere i falsi in circolazione
Questo avviene tramite:
- Studio dell’intervento d’autore e del suo stile
- Riconoscimento di interpolazioni: parti non originali introdotte nel testo
- Analisi delle tecniche di rimaneggiamento e falsari
- Conflate readings (lezioni composite): scelta di alcuni copisti di combinare le varie versioni di un testo integrandole
- Reintegrazione parti. Il copista reintegra parti del discorso sottointese nell’opera. (Tanto più frequentemente quanto cresce il divario culturale fra il contesto di produzione e quello di trasmissione).
- Contaminazione: incrocio fra fonti diverse (vari motivi…)
- Mediazione culturale: Nei secoli passati chi trascriveva o pubblicava un testo lo assimilava al sistema di pensiero corrente, con un atto di mediazione culturale.
Corruttela: termine generico con cui si designa una lezione deteriorata rispetto ad una originaria.
Fenomenologia della copia
La fenomenologia della copia ha due problemi che il filologo deve risolvere:
- Pluralità di varianti
Il testo che riceviamo è un’unità complessiva di quello che l’autore voleva dire e quello che hanno recepito, trasmesso o voluto trasmettere i posteri. Risultato di una stratificazione: l’autore pone le basi dell’opera, ma questa non avrebbe nessuna possibilità di arrivare fino ad oggi se non vi fossero agenti esterni (copisti, editori…) che tramandano e mediano. Quindi è fortemente influenzato, soprattutto dalla scripta di un centro culturale diverso.
Scripta -> consuetudini linguistiche e grafiche di un certo centro culturale (es. cancelleria o corte)
Filologia d’autore
La filologia d’autore è il settore della filologia che si occupa dello studio delle varianti introdotte dagli autori. Mostra l’evoluzione del testo. Infatti, la volontà d’autore è qualcosa di dialettico, che cambia nel tempo e subisce vari condizionamenti:
- Spesso l’autore si appoggiava a figure specializzate di grammatici per la correzione (es. Arentino)
- Subivano l’influenza di autori di prestigio che correggevano il testo
- Censura (Adelchi)
I diritti di autore vennero introdotti solo nel Settecento, quando gli stationers (librai) inglesi ottennero il riconoscimento dei primi diritti dell’autore sull’opera di ingegno.
Edizione da testimonianza unica
Casistica:
- Autografi: l’importanza storica e culturale del manufatto consigliano una rea conservativa
- Unica copia sopravvissuta, non impone lo stesso obbligo di fedeltà di un testo autografo. Solitamente sopravvivono in copia unica i testi di carattere documentario, utili per risalire alle scriptae di un periodo e luogo.
- Esistenza di un codex optimus: quando la tradizione
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