Mutamenti verbali
Innovazioni dal latino alle lingue romanze
Di seguito vediamo alcuni mutamenti o innovazioni relativamente al verbo nel passaggio dal latino alle lingue romanze: i metaplasmi di coniugazione con riduzione delle coniugazioni verbali (vedi anche la scomparsa dei deponenti); la ristrutturazione del passivo; il futuro romanzo, il passato composto vera e propria innovazione rispetto al latino.
Metaplasmi di coniugazione
Vediamo le coniugazioni verbali, su cui pure influisce l'analogia: avviene la fusione tra la II e la III coniugazione latina (erano in tutto 4: ARE, ĒRE, ERE, IRE); la I e la IV coniugazione si conservano (la IV diventa semplicemente la III, senza il trauma subìto dalla II e dalla III, le quali invece avevano la vocale tematica comune, seppure con quantità diversa); abbiamo verbi di II che passano alla III latina, ossia l'accento tonico subisce uno spostamento: ARDĒRE, LUCĒRE, RIDĒRE > àrdere, (ri)lùcere, rìdere; abbiamo verbi di III latina che passano alla II e anche in tal caso l'accento tonico si sposta: SAPERE CADERE > sapère, cadère.
Per lo spagnolo e il portoghese osserviamo che i verbi di II coniugazione prevalgono sui verbi di III coniugazione latina (leer e comer, che hanno entrambi accento tonico nell'ultima sillaba, derivano da LEGERE e COMEDERE: leer e comer dunque presero la quantità lunga propria della II coniugazione in ĒRE).
Per il sardo diremo che la II coniugazione passa alla terza: DEBĒRE > dèppiri.
Un altro importante esempio di analogia è l'eliminazione della vecchie distinzioni formate dai verbi anomali: POSSUM, VOLO, NOLO, MALO e altri come FERO, EO, QUEO, NEQUEO, EDO. Questi ultimi inoltre sono atematici. Verbi come NOLO, MALO, FERO, EO, QUEO, NEQUEO, EDO e anche FIO spariranno quasi totalmente e saranno sostituiti da altri verbi: per NOLO si userà semplicemente voleo (<VOLO) preceduto da avverbi negativi; per MALO abbiamo il verbo ‘preferire’; FERO a causa della sua atematicità e vastità di eccezioni sarà abbandonato a favore di porto (<PORTO) — che esisteva già nel latino classico ma diafasicamente più basso e connotato come "porto addosso" —; EO è un verbo molto complesso e forse troppo breve, tanto che già nel latino cristiano comincia a essere sostituito da VADO, IS, ERE; QUEO stava a "potere essere capace di" (≠POSSUM, "avere il potere di"), mentre NEQUEO e la sua negazione: questi verbi peraltro difettivi non passeranno alle lingue romanze; EDO in italiano viene sostituito da mangiare mentre in spagnolo viene sostituito da un suo composto (il COMEDERE di prima, che dà comer).
A ogni modo il fatto che EDO avesse delle forme omografe al verbo SUM lo rese un perfetto candidato per essere quasi dimenticato. POSSUM e VOLO si salveranno, come abbiamo visto, in parte ereditando gli usi degli altri verbi (in certo senso NEQUEO e QUEO confluiscono in POSSUM, NOLO in VOLO), ma a patto di incorrere in una regolarizzazione: per analogia entrarono nella II coniugazione come se fossero dei ‘nuovi arrivati’ in quanto non facevano neppure parte di una coniugazione (POSSUM era un composto di SUM, anomalo per definizione, e VOLO aveva ben tre radici tematiche. E ciò a riprova della sua natura intrattabile!): POSSUM e VOLO vengono così rimodellati sulla II coniugazione: poteo, potes, potest, ecc. e voleo (>volio>voljo>volljo>voglio), voles, volet.
I deponenti sono in crisi già nel latino tardo. Per via della loro diatesi attiva perdono la forma passiva. Così verbi come LUCTOR, HORTOR (in realtà EXHORTOR) passano a lucto (>lotto) e a ex.
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