Riassunto esame filologia romanza, prof Pulsoni
Il campo di indagine
L'evoluzione linguistica che porta dal latino alle lingue romanze giunge a compimento nel corso dell'Alto Medioevo (dalla caduta dell'Impero Romano, 476, alla nascita delle rispettive monarchie nazionali e al periodo rinascimentale: la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna, seconda metà del XIV secolo fino al XVI secolo). Si riorganizzano nuove unità linguistiche dalla dissoluzione di una primitiva unità linguistica e culturale. Nell'Europa occidentale si vengono formando anche nuove tradizioni letterarie. Queste nuove lingue e letterature costituiscono il nucleo essenziale delle attuali lingue e letterature nazionali romanze: portoghese, spagnolo, francese e italiano. Dopo l'Anno Mille, l'affermazione delle tradizioni letterarie si delineano con nettezza.
Problemi di fondo: oggetti e ricostruzione storica
Per la ricerca storica e storico-linguistica, ci sono vari percorsi di indagine: da un lato troviamo dei dati, degli oggetti, che hanno una loro concretezza anche in termini di materiali. Per le fasi più antiche disponiamo solo di singole forme (errori, storpiature) di singole parole, barbarismi individuabili in testi ancora latini, ossia innovazioni classificabili come romanismi entro contesti conservativi. Poi compaiono frammenti testuali più chiaramente volgari e quindi testi romanzi integri e coerenti.
VIII-IX secoli: epoca in cui sono riconducibili i più antichi testi conservati, scritti in volgare romanzo (anche un frammento, dimensioni ridotte purché minimamente strutturato vale in quanto documento di varietà lingua, prova l'esistenza). X-XI secoli: veri e propri testi romanzi che permettono di classificarli come testi letterari, diversificati per temi (religiosi, morali, profani ecc., soprattutto epico-cavallereschi), per forme (strutture narrativo-didattiche e liriche).
XII (produzione gallo-romanza) - XIII (produzione iberico-italiana): si configurano le tradizioni letterarie delle varie regioni della Romania (quando le lingue romanze appaiono nella storia letteraria). Mancano documenti significativi sul versante letterario dell’area balcanica, in particolare il rumeno, sino al XVI secolo. Ciascuno di questi testi è sfruttato in qualità di documento, come fonte di informazioni circa lo sviluppo delle varietà linguistiche e se possibile delle tradizioni letterarie. Oggetti di studio sono quindi nel nostro caso i testi come figurano nelle forme antiche, di norma, manoscritte, e i supporti antichi, libri, pergamene, lapidi, intonaci. Dall'altra parte abbiamo la configurazione e ricostruzione di un processo linguistico e storico-culturale.
- 1 passaggio dal latino a sistemi linguistici tra loro distinti,
- 2 sviluppo testi volgari progressivamente costituitisi in tradizioni letterarie,
- 3 definizione di lingue letterarie regionali e nazionali che tendono ad avere un carattere normativo.
I percorsi e atteggiamenti conoscitivi verso le origini romanze saranno descrittivo-analitico, che analizza i dati di fatto e quindi oggetti che consentono di stabilire certezze (sempre comunque relative), e sintetico-ricostruttivo, in forma di ipotesi storico-critica.
Va costruito un sistema di coordinate: conoscere l’oggetto in base a riferimenti spaziali e temporali, storia e geografia. Un singolo testo, anche di dimensione ridotta purché limpido e minimamente strutturato, vale come prova dell'esistenza e base della conoscenza della varietà linguistica che in esso si riflette. Diversa è invece la situazione delle letterature: fino al XII secolo, per l'area gallo-romanza e fino al XIII secolo per quella iberica e italiana, la documentazione è rada: un singolo testo letterario può valere come documento di lingua, ma in quanto monumento letterario vale per se stesso e non se ne può dedurre automaticamente l'esistenza di una letteratura (la Sequenza di Santa Eulalia, lingua attribuibile al lembo nord-orientale dell’area francese e attestante le parlate valloni a un’epoca molto antica 880, non permette ricostruzioni storico-letterarie che vadano al di là dello stesso manoscritto, anche la Chanson de Saint Alexis). (per quello occorre individuare l’esistenza di quel livello di sistema che esiste di necessità nel caso delle lingue; sono possibili analisi che individuino delle costanti, contatti operando soprattutto a livello formale-metrico dove si può individuare una certa tradizionalità).
Prospettive e punti di vista
L'epoca di cui ci occupiamo è problematica essendo una fase di transizione nella quale assumono importanza i fattori di contatto e di mediazione. Sono sistemi linguistici non assestati e che si possono studiare in qualità di diasistema nei quali intervengono stratificazioni linguistiche e culturali che caratterizzano i testi sino alla stabilizzazione delle tradizioni linguistiche-letterarie (tra XI e XII per area gallo-romanza, e a partire dal XIII per iberica-italiana).
Quando le realtà linguistiche nuove cominciano ad affermarsi come strumento espressivo, la civiltà letteraria entra in gioco sul versante del volgare con ruoli, tempi, modalità differenziate a seconda delle regioni della Romania. Tuttavia, le letterature romanze del Medioevo appaiono, a partire da una fase di primo consolidamento, attraversate dalla corrente dell’emulazione della tradizione latina (classica allargata al canone cristiano tardo antico), quale strumento per il conseguimento di una supremazia e statuto formale e sociale dignità formale.
Diasistema
La definizione di diasistema linguistico prende le mosse da quella di ogni lingua come sistema, ossia come insieme di regole o principi che governano la comunicazione linguistica all'interno di una comunità di parlanti e che definiscono quindi la grammatica della lingua e garantiscono l'intercomprensione (≠ Saussure Langue: parte sociale del ling, esterna all’individuo che non può crearla né modificarla da solo, ma esiste solo in virtù di un contratto stretto di una comunità).
In dialettologia il termine designa o il super sistema cui possono afferire due sistemi affini oppure il sistema di compromesso tra due sistemi in contatto: elementi riferibili a più sistemi magari non lontani da un ipotetico sistema di base, ma con questo non coincidenti → somma delle varianti che compongono l’insieme di una stessa lingua.
Il latino antico, repubblicano e imperiale può essere descritto come diasistema → della sua diffusione, ampiezza cronologica, e varietà in cui si articolava (prodotte da variazioni diatopiche e diastatiche e diacroniche per i differenti momenti di romanizzazione) e interrelazione del latino con altre lingue, riflesso della complessità etnica, sociale e culturale del mondo antico. Le varietà erano sottoposte gerarchicamente alla norma elevata, oggi latino classico, sermo urbanus o urbanitas = Roma l’Urbs per eccellenza e al suo ruolo dominante.
Testo: Il testo (enunciato scritto autonomo e autosufficiente) è la sintesi discorsiva di elementi culturali, sia per scritto che orale. Prima dell'apparizione dei primi atlanti linguistici (XIX-XX), per la dimensione orale, disponiamo solo di trascrizioni, solo successivamente trascrizioni criticamente controllate e attendibili. Avremo solo documentazione scritta, che può variamente riflettere l’oralità e che in questi casi quindi non obbedisce se non in parte alle regole della comunicazione scritta convenzionale. Nell’analisi si considerano anche, conferendo loro la natura di testo, frammenti di minima estensione, al limite singole parole o glosse. Ci si distacca dall’idea di piena coerenza e compiutezza.
I testi antichi ci sono pervenuti attraverso varie modalità:
- Incisioni su pareti ed epigrafi,
- Appunti e prove di penna,
- Opere compiute vergate con cura in libri manoscritti.
Si tratta sempre di manufatti, realizzati sulla base di competenza scrittoria che può variare, può essere professionale oppure uno scrivente occasionale. Date queste variabili, l’insieme di testi antichi non obbedisce a principi costanti e che sono diversi da oggi. Quindi un oggetto testuale ha tre dimensioni:
- Linguistica (per cui illustra lo stato di una lingua),
- Letteraria (per cui s’inscrive in un sistema letterario),
- In quanto “oggetto scritto” (per cui partecipa ad una tradizione scrittoria).
Documento/Monumento
Documento = serve a documentare, a fornire mezzi o materiale informativo in un determinato campo di ricerca, è la testimonianza storica che prova qualcosa (dati linguistici e testuali di qualsiasi estensione o qualità). Monumento = documenti come risultato di un processo di conservazione volontario; da valutare prendendo in esame sia i testi o frammenti testuali, sia i supporti materiali e le modalità di trascrizione, integrando anche considerazioni di tipo paleografico o codicologico. I monumenti, depositari di una memoria, tali sono per esempio i testi letterari, provvisti di caratteristiche formali.
La distinzione fra documento e monumento è stata introdotta da Paul Zumthor → distinzione, in virtù della proprietà di messaggio del discorso, tra monumenti linguistici (I Giuramenti di Strasburgo, la formula orale usata, per consuetudine, dal giudice) e documenti (qualsiasi frase di comunicazione corrente, le annotazioni del sermone su Giona). Comunque dallo scritto, il testo, è più monumento che documento.
In generale si distinguerà in ogni comunità linguistica:
- Uno stato di lingua primario, documentario, con funzione essenzialmente comunicativa;
- Uno stato secondario, monumentario, che si estende in rapporto al primo, ma a questo irriducibile, propriamente una funzione di edificazione, elevazione morale e costruzione di un edificio.
Orale/scritto
Lo scritto non individua in maniera univoca una realizzazione orale, poiché la corrispondenza biunivoca tra fatti grafici e fatti fonetici/fonologici non si realizza neppure oggi (varie modalità regionali, al di là degli accenti, la pronuncia di vocali e consonanti può variare). Nel campo della filologia gallo romanza dove l'interazione tra varietà regionali e lingua letteraria è più accentuata, è stato almeno parzialmente abbandonato il concetto di lingua letteraria ed è entrato nell'uso il termine scripta → l'insieme delle tradizioni grafico-scrittorie vigenti in un determinato ambito o territorio, che regolano per convenzione la trascrizione di testi volgari in assenza di norme costituite (concetto elaborato in fasi avanzate nello sviluppo delle realtà volgari, caratterizzate da quantità apprezzabili di testi).
Possiamo farci un'idea dei fenomeni di formazione dei volgari, come strumenti di comunicazione d'uso quotidiano e letterario, solo attraverso insorgenze scrittorie (tracce o spie). Queste testimonianze scritte ci danno un'idea di forme di comunicazioni prettamente orali e quindi riflettono la realtà del tempo con parzialità, in conseguenza del carattere in fondo occasionale delle più antiche trascrizioni. Infatti, la volontà di conservazione si manifesta a partire dai giuramenti di Strasburgo. Inoltre, in questo periodo, soprattutto nella fase più antica, la scrittura conserva un carattere certamente simbolico, definendosi non solo come trasposizione della parola ma anche come realizzazione visiva, dotata di una qualità iconica.
Tutti i documenti delle lingue volgari e più antichi monumenti letterari sono riflessi di diasistemi culturali:
- Per la loro natura intrinseca di testi di frontiera,
- Trasmessi grazie a prime trascrizioni, ossia a primi tentativi di fissazione del testo.
Luoghi cruciali dell'incontro tra tradizioni colte legate comunque al latino, e altre di livello inferiore, volgari. Forme di comunicazione strettamente orali dal latino aulico alle soluzioni volgari più incerte, e tradizioni scrittorie legate solo al latino, ossia a un sistema diverso dall'oralità corrente, innovativa. I più antichi testi sono dunque classificabili come di frontiera: in quanto effettivamente vincolati a più componenti, ma anche perché determinano la transizione dei volgari nel medium, fino a quel momento estraneo, della scrittura.
L'importanza assoluta dell'oralità nella civiltà medievale, anche in molteplici aspetti della trasmissione di opere che noi classifichiamo come letterarie. Sino a tutto il XIII secolo la maggior parte dei testi scritti volgari non era destinata ad essere letta individualmente, ma ascoltata attraverso il canto, la recitazione o la lettura ad alta voce (pratica insediata all'interno dell'organizzazione della vita monastica). Nel Medioevo, solo a partire dal XIV secolo e lentamente si diffonde la realtà di un pubblico che legge; e il più delle volte solitaria, intima (pratica imposta in età umanistica).
All'inizio dell'età moderna con l'invenzione della stampa: l'affermarsi della tipografia e la diffusione su scala quasi industriale della produzione libraria introducono un rapporto del lettore con il testo, (mediato dalla lettura individuale, non del tutto nuovo sebbene precedente fosse legato solo a figure di intellettuali e professionisti) si hanno a disposizione testi scritti confezionati secondo regole di alta formalità e non più allestiti per uso personale; nascono delle vere e proprie biblioteche personali.
Tutto ciò pone in risalto la necessità di operare una distinzione all'interno delle forme di comunicazione non scritta tra parlato, ossia comunicazione corrente, e non necessariamente formalizzata, quotidiana, e forme di oralità invece controllate e più strutturate, non necessariamente dipendenti da lettura.
- Alto Medioevo (detto anche, impropriamente, "secoli bui"), che va dal V al X secolo ed è caratterizzato da condizioni economiche disagiate e da continue invasioni da parte di Slavi, Arabi, Normanni e Magiari;
- Basso Medioevo o tardo Medioevo, un periodo intermedio, che vede lo sviluppo di forme di governo basate su signorie e vassallaggio, con la costruzione di castelli e la rinascita della vita nelle città; poi un crescente potere reale e la rinascita di interessi commerciali, specie dopo la peste del XIV secolo.
Tra questi due periodi la più recente storiografia ha inserito il periodo del medio Medioevo o secoli centrali del Medioevo (XI-XII). Nell'Alto Medioevo, l'alfabetizzazione, come parte dell'istruzione, è quasi esclusivo appannaggio di chierici e così l'alta cultura, (a partire dallo studio delle arti liberali). Sebbene la condizione del letterato-chierico non fosse esclusiva era sicuramente nel complesso predominante durante l'alto medioevo (fase delle origini romanze) → impressione di una barriera dalla società feudale che divideva i chierici (oratores) ossia istruiti, dai bellatori e laboratori ossia dagli illetterati, delineando culture diverse, legate l'una alla scrittura, l'altra all'oralità, l'una al latino, l'altra ai volgari. Non si tratta di due mondi separati, ma anzi che convivono e possono influenzarsi reciprocamente.
Letteratura/letterarietà
Letteratura (Roncaglia): l'insieme delle forme scritte che costituiscono in tradizione scritta la cultura di una società. Dimensione rituale che vede fissati gli atti di una coscienza collettiva.
- Riguarda tutto ciò che è conservato e quindi esclude una serie di forme orali andate perdute.
- Implica la competenza di coloro che scrivono; una tradizione culturale legata appunto alla scrittura. A sua volta questa tradizione, considerate le condizioni dell'alfabetizzazione e delle funzioni della cultura scritta nel medioevo, si configura come una realtà a base sostanzialmente latina e, almeno in potenza, letteraria (chi scrive ha imparato a scrivere, leggere, e studiare di norma in latino, anche familiarizzandosi con autori della letteratura latina).
L'alfabetizzazione e quindi il latino costituiscono nell'Occidente medievale una sorta di condizione preliminare per l'esistenza di testi scritti. Magari a un livello minimo, una componente di letterarietà è presente in ogni attestazione scritta. L'ambito dell'alfabetizzazione e degli usi scritti nella lingua sono indicati con il termine literacy = padronanza della comunicazione scritta. La coscienza letteraria, (che può anche essere indipendente dalla scrittura) è, di contro, condizione propria delle realtà sviluppate e consolidate. È un sistema formato da scrittore, testo e pubblico. Il riconoscimento della qualità letteraria passa attraverso l'identificazione di una serie di parametri di espressione e contenuto del testo, quali genere, registro stilistico, forma metrica.
Modelli forniti da autori e trasmessi da una specifica tradizione. Questa qualità viene ricercata nella tradizione latina che per diritto la detiene in virtù della sua associazione intima con ciò che indichiamo come literacy e con un modello culturale "classico".
Coscienza letteraria latina: Alfabetizzazione e utilizzo della scrittura, scritto della lingua, come conservazione e istruzione; e modello culturale perché rappresenta quei parametri di contenuto e espressione che permette di identificare un testo.
Latino/volgare: differenza tra espressione linguistica alta totalmente grammaticalizzata (definizione medievale e dantesca De vulgari eloquentia di latino come grammatica = lingua rigida e fissa) VS mobilità dei volgari e lingua bassa non formalizzata dove è evidente una componente dispregiativa della definizione di volgare. Il latino era la lingua di cultura (e lingua stabilmente scritta in quasi tutta Europa) dell'Occidente medievale e cristiano (territori linguisticamente non uniformi per la presenza di parlate neolatine, germaniche, slave).
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