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Riassunto esame economia degli intermediari finanziari, prof Landi, libri consigliati Il sistema finanziario: funzioni, mercati e intermediari e Strumenti e prodotti finanziari: bisogni di investimento, finanziamento, pagamento e gestione

Programma (prima parte)
• Componenti e funzioni del sistema finanziario
• Saldi finanziari e circuiti/canali di intermediazione
• Moneta, sistema dei pagamenti e trasmissione della politica monetaria
• Mercati finanziari
• Intermediari finanziari
• Regolamentazione

Programma (seconda parte)
• Le operazioni finanziarie: definizioni... Vedi di più

Esame di Economia degli intermediari finanziari docente Prof. A. Landi

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3) Introduzione di operazioni di rifinanziamento aggiuntive a più lungo termine con conseguente

creazione di base monetaria. Nel febbraio 2012 è stata effettuata una seconda Long Term

Refinancing Operation (LTRO) a tre anni, dopo quella del 2011. Nel 2014 (settembre e dicembre)

sono state varate le Targeted Long-Term Refinancing Operations (TLTROs), poi riproposte nel 2015,

con l’obiettivo di rifinanziare le banche dell’area dell’euro a tassi estremamente ridotti, affinché le

medesime effettuassero prestiti all’economia reale con lo scopo di riavviare l’economia europea.

A tal proposito, possiamo menzionare anche le procedure per l’erogazione di liquidità di emergenza:

Le operazioni ELA (procedure per l’erogazione di liquidità di emergenza) sono attivate delle banche

centrali nazionali (BCN) dell’Eurosistema, ma sotto il controllo e l’approvazione della BCE. Si

sostituiscono alle operazioni di rifinanziamento tipiche dell’azione di politica monetaria, per erogare

liquidità, appunto di emergenza, a banche solvibili, ma in temporanea crisi di liquidità. Tali interventi

sono stati utilizzati per le banche cipriote nel corso della crisi del 2013 e a più riprese, soprattutto nel

2015, per le banche greche.

4) Introduzione nel 2010 del Securities Market Program (SMP), un programma di acquisti sul mercato

secondario di titoli di stato e privati con l’obiettivo di ridurre le tensioni sui mercati finanziari.

Nel luglio 2012, il Presidente della BCE Mario Draghi ha annunciato l’intenzione di effettuare

operazioni definitive di acquisto di titoli, ad oggi mai attivate, per iniettare liquidità al mercato.

Per tali operazioni non sono stati fissati limiti ex ante di entità e di durata, ma gli interventi sono

subordinati a stretta condizionalità per i paesi interessati, connessa con l’attivazione di un

programma di aiuto finanziario da parte del EFSF o dell’ESM.

L’ EFSF (European Financial Stability Facility) è stato creato nel 2010 per la soluzione delle crisi in via

temporanea e ha fornito assistenza a Irlanda, Portogallo e Grecia. È stato sostituto nell’ottobre 2012

dall’ESM (European Stability Mechanism) che ha fornito assistenza finanziaria a Spagna e Cipro.

Il solo annuncio del governatore che la BCE era pronta ad utilizzare qualsiasi mezzo, “what ever it

takes”, per difendere l’area dell’euro da attacchi speculativi (cosiddetto Big Bazooka) ha consentito

di far rientrare la fase più acuta della crisi del debito sovrano. Nei primi mesi del 2015, è stato infine

avviato il cosiddetto Quantitative Easing (QE): il Consigliodella BCE ha deciso di ampliare la

dimensione del programma di acquisto di titoli per finalità di politica monetaria, includendovi anche

quelli pubblici, emessi dai paesi membri dell’area dell’euro, sotto specifiche condizioni.

Dal 2012, per fronteggiare la crisi del debito sovrano e il rischio di implosione dell’area dell’euro, cosiddetto

ridenomination risk, la Banca Centrale Europea (BCE) ha ulteriormente ampliato i sui interventi. Tali

interventi, e in particolare le operazioni non convenzionali, sono stati attivati anche per ripristinare il

meccanismo di trasmissione degli impulsi monetari da parte del sistema finanziario all’economia reale,

inceppatosi proprio a causa della crisi del debito sovrano, che ha avuto ripercussioni ben più gravi nei paesi

periferici dell’area dell’euro, colpiti da una profonda recessione come l’Italia, che non nei paesi cosiddetti

core (ad es. Germania, Francia).

CAPITOLO QUINTO - I MERCATI FINANZIARI

I mercati finanziari, definizione e classificazione

I mercati sono il luogo di scambio in cui gli strumenti finanziari vengono scambiati.

Possono essere rappresentati da: 22

- Luoghi fisici in cui operatori specializzati svolgono la funzione di ricercare l’incontro tra domanda e

offerta, es: la Borsa valori è identificabile in senso fisico con la sua localizzazione: la Borsa di Milano è

in Piazza Affari, mentre quella di New York è a Wall Street.

- Circuiti telematici di collegamento, in cui vengono fatti confluire secondo regole e procedure

determinate gli ordini di acquisto e di vendita di strumenti finanziari.

Il mercato dei finanziamenti è il “luogo” in cui l’interazione tra compratori e venditori determina il prezzo, e

dunque il rendimento delle risorse finanziarie scambiate. Si articola in più luoghi di scambio a seconda:

 Della tipologia contrattuale (mercato delle azioni, obbligazioni, depositi etc.)

 Della scadenza degli strumenti finanziari (a breve, medio, lungo termine)

 Della modalità di svolgimento degli scambi:

MERCATI A NEGOZIAZIONE DIRETTA: le negoziazioni (scambi di moneta) sono realizzate sulla base di un

confronto diretto tra le controparti, di natura bilaterale e personalizzata: si ha una ricerca autonoma della

controparte, pertanto un contatto diretto tra prenditori e prestatori finali di fondi; risultano decisive le

preferenze e la forza contrattuale dei contraenti. La personalizzazione di questi contratti limita fortemente

la loro trasferibilità ad altri agenti economici, ecco perché i mercati a negoziazione diretta si configurano

soprattutto come mercati primari di formazione delle attività finanziarie. Si tratta di relazioni stabili nel

tempo, fondate sulla fiducia reciproca e sulla confidenzialità delle informazioni, lo svantaggio consiste nel

fatto che la negoziazione può avvenire solo nella misura in cui sia possibile trovare una controparte con

esigenze del tutto analoghe (di segno opposto) a quelle della controparte originaria. Tali contratti

costituiscono strumenti finanziari indiretti, o secondary securieties, (es. depositi, prestiti a breve, mutui,

contratti assicurativi, leasing e factoring). Sono tipici mercati a negoziazione diretta il mercato creditizio e

quello assicurativo (mercati primari!).

MERCATI APERTI: le negoziazioni sono realizzate in via impersonale, secondo regole e condizioni

contrattuali prefissate (es. azioni, obbligazioni, titoli di stato, valute). Gli elementi distintivi che ne

caratterizzano il funzionamento sono:

1. Il fatto che le attività finanziarie oggetto della negoziazione sono rappresentate da certificati o

documenti che incorporano i diritti contrattuali del possessore (diritti economici – dividendi,

interessi – diritti amministrativi – diritto di voto), e che contestualmente fungono da strumenti di

circolazione dei diritti stessi, c.d. titoli autonomi.

2. La presenza di regole e di procedure definite dalle autorità pubbliche, che presiedono il

funzionamento dei mercati e/o da accordi diretti tra operatori. A seconda che prevalgano regole

imposte da un quadro regolamentare pubblico o quelle definite autonomamente dagli operatori, si

parla di: mercati aperti pubblici o mercati aperti privati. Tipicamente il mercato mobiliare è un

mercato aperto.

La negoziabilità è agevolata dal fatto che i titoli scambiati sono titoli standardizzati che presentano

caratteristiche identiche per tutti i portatori. I mercati aperti hanno tre funzioni:

A. Liquidità: attitudine di uno strumento non monetario a trasformarsi in moneta alle condizioni

minime di costo di transazione

B. Immediatezza: tempestività con la quale un ordine può essere eseguito al prezzo desiderato

C. Informativa: la trasmissione di informazioni avviene attraverso la formazione e la pubblicizzazione

dei prezzi 23

Mercati nazionali e internazionali

Le operazioni del mercato nazionale consistono nella creazione e negli scambi di attività finanziarie

denominate in valuta nazionale che hanno luogo tra residenti.

Le operazioni del mercato internazionale hanno per oggetto attività finanziarie denominate in valuta

estera, oppure pur essendo denominate in valuta nazionale, hanno luogo tra almeno una controparte non

residente. Un suo sottoinsieme è l’Euromercato.

E : il mercato in cui operatori provenienti da paesi diversi, scambiano attività (finanziarie e monetarie) il cui valore è

UROMERCATO È

espresso in valuta estera rispetto a quella nazionale del paese europeo in cui tali scambi hanno luogo. Sull'euromercato di Londra,

per esempio, si scambiano obbligazioni denominate in tutte le principali valute straniere, esclusa ovviamente la sterlina, che è

moneta nazionale. Le ragioni che spingono gli operatori ad agire sull'euromercato sono sostanzialmente due: la convenienza

economica e il buon nome che ne riescono a guadagnare. Il più grande euromercato è a Londra. Su di esso si

scambiano eurodepositi, ossia depositi di eurovaluta, denominati quindi in una qualsiasi valuta che non sia la sterlina,

eurobbligazioni ed infine europrestiti. Questi sono concessi da merchant bank alle multinazionali che ne fanno richiesta.

Ai mercati internazionali è riconducibile anche il mercato dei cambi, dove si svolgono tutte le operazioni

commerciali e finanziarie compiute tra soggetti appartenenti a paesi diversi o aree monetarie diverse.

Mercato primario e secondario

Il mercato primario è costituito dall’insieme delle nuove emissioni di strumenti finanziari alla ricerca del

loro primo collocamento nei portafogli degli investitori. In questo mercato affluisce la domanda di risorse

finanziarie da parte degli emittenti (stato sovrano, ente pubblico, impresa, banca etc), che, attraverso la

creazione e l’offerta di nuove passività finanziarie, ricercano una adeguata copertura del proprio

fabbisogno di fondi.

Il mercato secondario riguarda le negoziazioni di strumenti finanziari già in circolazione. Sui mercati

secondari gli operatori possono smobilizzare gli investimenti in titoli, precedentemente effettuati, godendo

così della possibilità di rendere indipendente il periodo di possesso dell’attività finanziaria dalla sua

scadenza. Notiamo però che l’operatore è soggetto al rischio di dover liquidare l’investimento ad un prezzo

inferiore a quello originario.

Mentre sul mercato primario si incontrano, da un lato gli emittenti (intenzionati a finanziarsi) e dall’altro, gli

investitori (intenzionati ad investire); sul mercato secondario domanda ed offerta sono espressione della

volontà negoziale di due distinte categorie di investitori che hanno come obiettivo il riaggiustamento della

composizione dei loro portafogli (uno interessato all’acquisto, l’altro alla vendita).

È bene notare che nonostante la distinzione “strutturale” tra i due mercati il funzionamento del mercato

primario è strettamente legato a quello del secondario ed al modo in cui quest’ultimo assicura la liquidità e

la determinazione di prezzi “corretti” rispetto al contenuto economico degli strumenti finanziari. In

generale, il corretto funzionamento di entrambi i mercati è fondamentale per garantire l’efficienza e la

funzionalità del mercato nel suo complesso. Vediamo perché attraverso un esempio.

Consideriamo un’impresa che ha bisogno di ottenere risorse liquide per poter realizzare investimenti, ad

esempio in impianti e macchinari. Per fare ciò, emette delle obbligazioni a lunga scadenza. Se non esistesse

il mercato secondario, il rapporto sarebbe bloccato fino alla scadenza del contratto. Difficilmente quindi un

risparmiatore sarebbe disposto a prestare nel mercato primario, perché non avrebbe la possibilità di

smobilizzare la propria posizione senza costi fino al termine del contratto. 24

La presenza di un mercato secondario liquido permette invece di vendere quando si vuole la quantità di

titoli precedentemente acquistati, senza sostenere costi elevati. Si supera così il principio d’irreversibilità di

una transazione finanziaria. Con un mercato primario attrattivo ci saranno continue nuove emissioni che

non faranno altro che causare maggiore sviluppo e liquidità sul mercato secondario.

Le forme organizzative del mercato primario

Le caratteristiche di prezzo-rendimento assunte da un titolo all’emissione sono il risultato delle opposte

esigenze del prenditore di fondi e del sottoscrittore. Il prenditore (emittente) mira a collocare il titolo ad un

prezzo più alto possibile (minore costo), mentre il prestatore (sottoscrittore) mira a sottoscrivere lo stesso

titolo al prezzo più basso possibile (maggiore rendimento).

Il successo/insuccesso di un collocamento dipende dal rischio di non allineamento tra domanda (da parte

degli investitori) e offerta (da parte dell’emittente). Un sistema di collocamento è tanto più efficiente

quanto più esso è in grado di individuare un prezzo (costo-rendimento) dei titoli tale da raggiungere, il più

possibile, l’equilibrio tra le forze della domanda e dell’offerta. Le forme organizzative del mercato primario

possono essere definite e classificate in relazione alla loro capacità di garantire tale equilibrio e di evitare

casi di insuccesso del collocamento costituiti da eccesso di domanda (prezzo troppo basso) e da eccesso di

offerta (prezzo troppo alto o titoli non appetibili per il mercato).

Le modalità attraverso cui avviene l’emissione di nuovi titoli sul mercato primario sono le seguenti:

COLLOCAMENTO PRIVATO: si contattano direttamente i potenziali investitori, cercando un accordo

preventivo sulle caratteristiche dell’emissione, in termini di condizioni e di quantità dei titoli da collocare.

I collocamenti di questo tipo riguardano solitamente emissioni di dimensioni non significative.

COLLOCAMENTO PUBBLICO: l’emittente, per il tramite di un intermediario finanziario, si rivolge ad un

numero elevato di potenziali investitori. La funzione dell’intermediario finanziario è quella di consentire

all’emittente di portare a termine in tempi rapidi e con buon successo l’operazione.

Possiamo distinguere tre tipologie di collocamento pubblico:

 Collocamento a fermo: l’emittente definisce prima di procede all’emissione, tutte le caratteristiche

contrattuali dei titoli da collocare (prezzo, modalità di pagamento degli interessi e di rimborso del

capitale etc) e la quantità.

Il prospetto informativo è il veicolo attraverso cui vengono trasmesse al mercato degli investitori tali

informazioni, nel quale è indicata una data entro la quale l’investitore può manifestare la propria

intenzione di sottoscrivere. Trascorsa la data prevista, l’emittente, dopo aver raccolto tutte le richieste

di sottoscrizione procede all’aggiudicazione dei titoli tra i richiedenti.

Solitamente domanda e offerta non coincidono, pertanto se:

 La quantità richiesta è inferiore a quella offerta, l’emittente annullerà parte dell’emissione

 La quantità richiesta è superiore, si definiscono dei criteri di ripartizione:

* Criterio temporale: si privilegiano coloro che hanno trasmesso la propria richiesta prima degli altri

* Criterio del riparto: (quello principalmente utilizzato) viene ripartita la richiesta complessiva in

modo da soddisfare tutti gli investitori in modo proporzionale

* Criterio del sorteggio: si selezionano casualmente gli investitori a cui assegnare la quantità di titoli

25

Nel caso di collocamento a fermo l’emittente si espone in modo pieno al rischio di insuccesso

dell’operazione, per questo motivo, può coinvolgere istituzioni finanziarie che intervenendo riducono

la probabilità di insuccesso.

 Collocamento a rubinetto: l’emittente mira a rendere flessibile la quantità; nella fase di offerta

vengono resi noti al mercato il prezzo e ogni altra caratteristica contrattuale del titolo ma non la

quantità di emissione. Relativamente alla fase di richiesta dei titoli non è prevista ex-ante una

tempistica particolare: “il rubinetto è sempre aperto”. Dunque, nel momento in cui il sottoscrittore

comunica all’emittente la quantità desiderata di titoli, quest’ultimo procede all’aggiudicazione alle

condizioni prefissate e nella quantità domandata.

 Collocamento tramite asta: (vedi sotto)

COLLOCAMENTO TRAMITE ASTA: L’emittente non comunica preventivamente il prezzo a cui è disposto a

vendere i titoli, il quale si origina dall’interazione e dalla competizione tra i potenziali acquirenti. Pertanto,

l’emittente cerca di individuare il prezzo (costo-rendimento) desiderato dal mercato prima che abbia luogo

l’assegnazione dei titoli (in base al prezzo ipotizzato si ipotizza anche la quantità da emettere). L’iter

procedurale prevede tre fasi principali:

1. Offerta di titoli al mercato da parte del soggetto emittente

2. Richiesta dei titoli desiderati da parte degli investitori

3. Aggiudicazione dei titoli

In Italia il sistema ad asta è previsto per il collocamento dei titoli pubblici. A riguardo possiamo

distinguere: asta marginale per i titoli con scadenze medio-lunghe (CTz, BTp, BTp €i, CcTeu) e asta

competitiva per i BOT. La Banca d’Italia funge da organizzatore delle aste dei titoli di stato, ad esse

possono partecipare le banche e le imprese di investimento, mentre tutti gli altri operatori interessati a

sottoscrivere titoli di stato sul mercato primario devono rivolgersi agli operatori annessi.

Asta marginale : Con questo meccanismo d'asta, i partecipanti, una volta venuti a conoscenza,

attraverso il bando d'asta, del numero di titoli che il Tesoro collocherà, presentano, anche telematicamente

attraverso la Rete nazionale interbancaria (entro la scadenza prefissata), le schede di domanda in cui

esplicitano le quantità di titoli che vogliono sottoscrivere e i relativi prezzi che sono intenzionati a

sostenere. Ogni partecipante all’asta può trasmettere:

- Fino a 5 richieste a prezzi diversi

- Per un importo minimo di 500.000€ ognuna

- Con una scalettatura minima tra i prezzi pari ad 1 centesimo di €.

Ordinate le domande in funzione del prezzo (dal più alto al più basso), per evitare domande speculative

viene inserito un prezzo di esclusione, al di sotto del quale le domande di sottoscrizione non vengono prese

in considerazione; dopodiché vengono assorbite prima quelle corrispondenti al prezzo più alto (poiché a

rendimenti minori), quindi, procedendo in ordine decrescente, le rimanenti, fino a soddisfare l'intera

offerta. Il prezzo relativo all'ultimo partecipante accettato, prezzo marginale, sarà assunto come prezzo di

emissione (unico e identico per tutti i partecipanti). La possiamo definire anche come asta marginale

discrezionale, poiché oltre al prezzo è discrezionale anche la quantità emessa (compresa in un intervallo di

emissione). 26

Asta competitiva : Comporta un trattamento meno favorevole per il partecipante all’asta, e più

favorevole all’emittente. L’emittente comunica le caratteristiche dei titoli (escluso il prezzo), la quantità che

intende collocare e la data ultima per la partecipazione all’asta. Ogni partecipante all’asta può trasmettere:

- Fino a 5 richieste a rendimenti diversi

- Importo minimo pari a 1.5 milioni di € ognuna

- Con una scalettatura minima tra i rendimenti pari ad 1 millesimo di punto percentuale.

Nella fase di assegnazione delle quantità, l’asta competitiva e marginale coincidono, ovvero: la Banca

d’Italia soddisfa le prime richieste trasmesse a rendimenti più bassi (prezzi più elevati). Si determina un

rendimento minimo accoglibile, rendimento di salvaguardia, e un rendimento massimo accoglibile,

rendimento di esclusione. Queste limitazioni incentivano a formulare proposte in linea con il mercato ed

evitare speculazioni. Per ogni quantitativo di titoli risultato aggiudicato, il rendimento di sottoscrizione è

quello indicato dal partecipante all’asta.

Gli intermediari che partecipano alle aste dei titoli di stato, effettuano richieste anche per conto della

propria clientela. Ma a quale prezzo gli intermediari venderanno i titoli alla clientela?

 Caso di titoli collocati con l’asta marginale al prezzo marginale di aggiudicazione

 Caso di titoli collocati con l’asta competitiva al prezzo medio ponderato d’asta delle domande che

risultano aggiudicate

Le forme organizzative del mercato secondario

I tre principali concetti utilizzati per analizzare il funzionamento dei mercati sono:

A. Efficienza valutativa

B. Efficienza informativa

C. Efficienza tecnico-operativa

Efficienza valutativa: si ha quando il prezzo del titolo riflette il suo valore fondamentale, ovvero, il valore

attuale dei flussi di cassa associati al titolo (dal prezzo si dovrebbe capire il valore del titolo). Un requisito

dell’efficienza valutativa è connesso alla disponibilità di tutta l’informazione rilevante per esprimere

attraverso il prezzo, il valore fondamentale del titolo. Questa è una condizione difficilmente realizzabile

nella realtà operativa dei sistemi finanziari. Non si ha efficienza valutativa se esiste un’informazione

riservata sull’impresa che non sia resa disponibile al pubblico degli investitori.

un secondo requisito alla base dell’efficienza valutativa riguarda la capacità degli investitori di utilizzare in

modo razionale le informazioni. i prezzi possono riflettere in modo efficiente la nuova informazione se gli

investitori accedono allo stesso tempo all’informazione e la utilizzano secondo regole comuni. Se

l’informazione disponibile è tutta l’informazione rilevante si è in presenza di una situazione definita come

efficienza informativa. I concetti di efficienza valutativa e di efficienza informativa portano inevitabilmente

a trascurare le modalità di funzionamento microeconomico dei mercati. Queste appaiono rilevanti nel

trasformare gli ordini di acquisto e di vendita in negoziazioni effettive. Sono inoltre necessarie affinché

l’allocazione delle risorse tra gli operatori avvenga al minor costo possibile e cioè in condizioni di efficienza

tecnico-operativa. 27

Le strutture di intermediazione

MERCATI A RICERCA AUTONOMA : gli scambi avvengono in forma non organizzata (non esistono regole

codificate) e si ha un incontro diretto tra domanda e offerta. Il soggetto che desidera acquistare/vendere

un titolo deve ricercare direttamente le controparti potenzialmente interessate allo scambio. Questo

modello presenta tutti gli svantaggi in termini di: costi-oneri dello scambio, in quanto tale ricerca può

rivelarsi lunga, complessa, costosa e non dare luogo al prezzo desiderato da colui che l’impulso

[canale diretto autonomo]

all’operazione.

MERCATI DEI BROKER : Il broker è un intermediario specializzato nel duplice servizio di ricerca di una

controparte, della negoziazione e di contrattazione del prezzo per conto del suo cliente. In alcuni casi

svolge anche un servizio aggiuntivo di consulenza all’investimento a favore del cliente, in ogni caso NON

assume una propria posizione in titoli, ma si limita a colmare i vuoti di informazione che non consentono il

realizzarsi della transazione. La presenza dei broker non da alcuna certezza sulla possibilità che gli ordini

[i broker operano nei mercati aperti (canale diretto intermediato). Sono

vengano eseguiti.

intermediari mobiliari]

MERCATI DEI DEALER : Il dealer è un intermediario che offre un servizio di liquidità immediata al cliente

ponendosi come controparte dell’eventuale acquisto/vendita dei titoli, assumendo dunque una posizione

in titoli. In questi mercati (quote driven) un intermediario espone in via continuativa quotazioni in denaro e

lettera a cui è disposto ad acquistare da e vendere a terzi i titoli per cui fa mercato. Maggiore è la differenza

(spread) tra il prezzo a cui l’intermediario è in grado di vendere il titolo (lettera) e il prezzo a cui è disposta

ad acquistare il titolo (denaro), più forte è la convenienza ad assumere una posizione sul titolo. Lo spread

tra lettera e denaro è il prezzo che i dealer applicano agli investitori per la fornitura di liquidità. Pertanto il

mercato dei dealer è di tipo quote driven, in quanto, sono i prezzi indicati dai dealer a guidare il flusso di

ordini di acquisto e di vendita dei titoli. L’intermediario che opera come dealer agisce in conto proprio e

non, come il broker, in conto terzi. Quando l’intermediario opera in tal modo è specializzato nell’operatività

[i dealer operano nel canale diretto]

su un certo titolo e si dice che è market maker di tale titolo.

MERCATI AD ASTA: [mercati a negoziazione diretta] gli ordini di acquisto e di vendita dei titoli

confluiscono sul mercato rendendo noti a tutti gli operatori partecipanti le diverse combinazioni di quantità

e di prezzo. Possiamo distinguere:

 Asta a chiamata: un banditore raccoglie in un dato momento della giornata tutte le richieste di

acquisto e di vendita relativa a singoli titoli, fissando poi il prezzo al livello in grado di soddisfare la

parte prevalente degli operatori.

 Asta continua: gli ordini arrivano sul mercato nel corso di tutta la giornata di contrattazione, dando

luogo alla formazione di una serie di prezzi fissati in relazione alla progressione temporale degli

incroci degli ordini di acquisto e di vendita.

Tutto questo mediante sistemi telematici. La formazione del prezzo è guidata da tutti i partecipanti al

mercato (in base alla trasmissione delle loro volontà negoziali che scaturiscono dagli ordini) ed è il risultato

di un processo, cosiddetto order driven, in quanto scaturisce dalle regole automatiche di priorità con cui

vengono incrociati gli ordini:

- Le proposte di acquisto: vengono ordinate secondo un prezzo decrescente (prima vengono

soddisfatti gli ordini con prezzi più alti) 28

- Le proposte di vendita: vengono ordinate secondo un prezzo crescente (prima vengono soddisfatti

gli ordini con prezzi più bassi)

Nei mercati order driven (propri dei mercati ad asta) non è presente alcun intermediario che svolge una

funzione di dealer o market maker (al contrario di quelli quote driven); si ha un’interazione immediata tra i

soggetti appartenenti ai lati opposti del mercato.

In sintesi:

mercati con elevata frequenza degli scambi e taglio dei titoli contenuto, si prestano ad

un’organizzazione incentrata sul sistema dell’asta.

Mercati con taglio elevato ma ordini (acquisto e vendita) con frequenza irregolare (e bassa)

richiedono l’intervento dei broker.

I dealer si collocano in una posizione intermedia, con un taglio di titoli di una certa rilevanza ma

caratterizzati da un’elevata frequenza degli ordini.

Caratteristiche degli ordini

AMPIEZZA DEL MERCATO: si ha quando sul mercato provengono ordini di acquisto/vendita caratterizzati

da volumi consistenti.

SPESSORE DEL MERCATO: si ha quando eventuali squilibri di domanda e offerta si riflettono in prezzi

superiori o inferiori a quelli realizzati nella precedente situazione di equilibrio. (Se domanda aumenta

prezzo aumenta e viceversa, se offerta aumenta il prezzo diminuisce e viceversa; si cerca di avere continue

negoziazioni a prezzi differenti).

ELASTICITÀ DEL MERCATO: capacità del mercato di fare affluire nuovi ordini in risposta a variazioni di prezzi

derivanti da temporanei squilibri tra domanda e offerta.

Le soluzioni organizzative: mercati regolamentati e altri sistemi di

negoziazione.

I mercati finanziari sono stati storicamente soggetti a un controllo pubblico finalizzato ad eliminare o,

quanto meno contenere, le situazioni di instabilità in grado di compromettere il funzionamento del

mercato. Negli anni recenti, accanto ai circuiti regolamentati si sono andati sviluppando circuiti di

negoziazione alternativi, che prevedono la possibilità di scambiare titoli non quotati, o quotati in altri

circuiti, senza sottostare alle regole di selezione degli emittenti e di determinazione dei prezzi tipiche dei

mercati regolamentati. Quest’ultimi si caratterizzano come sistemi telematici privati, nati in alcuni casi

come risposta alle inefficienze delle modalità di negoziazione dei mercati regolamentati.

In Italia il passaggio decisivo verso la privatizzazione dei mercati si è avuto con il recepimento della direttiva

comunitaria: MiFID (Market in Financial Instruments Directive). Le principali novità introdotte riguardano:

 Eliminazione dell’obbligo di concentrale gli scambi sui mercati regolamentati. Si definisce mercato

regolamentato un mercato organizzato, caratterizzato dalla presenza di una disciplina concernente

l’organizzazione delle trattazioni ed il controllo delle stesse. Si parla di funzione organizzativa; tale

funzione è affidata alle società di gestione che disciplinano l’attività di mercato. Il mercato

regolamentato è sottoposto ad un regime autorizzativo da parte dell’autorità competente 29

(CONSOB); nel mercato possono essere ammessi strumenti finanziari che rispettano specifiche

regole di ammissione alle negoziazioni.

 Nuove sedi di negoziazione alternative ai mercati regolamentati quali:

- MTF (Multilateral trading facilities): sistemi multilaterali di negoziazione, il cui esercizio è

affidato a imprese di investimento, banche e gestori dei mercati regolamentati. Possono

essere ammessi sia strumenti finanziari già negoziati sui mercati regolamentati sia altri

strumenti non quotati. Anche l’MTF è soggetto ad un regime di vigilanza (anche se diverso da

quello del mercato regolamentato) da parte dell’autorità competente.

- Internalizzatori sistematici: sistemi bilaterali di negoziazione, in cui l’intermediario si pone in

contropartita diretta con il cliente. L’esercizio di tali sistemi è riservato ad imprese

d’investimento, banche e gestori di mercati regolamentati.

 Regole di trasparenza per le informazioni di mercato pre-trade e post-trade

 Specifiche previsioni per l’ammissione degli strumenti finanziari sui mercati regolamentati

 Regole per l’ammissione degli operatori ai mercati regolamentati e agli MTF

 Disciplina delle comunicazioni delle operazioni alle autorità competenti

Principali regole di svolgimento degli scambi

QUANTITATIVI MINIMI: la definizione di lotti minimi di negoziazione di titoli che possono essere scambiati

sul mercato secondario facilità a parità di altre condizioni, l’incontro tra domanda e offerta; possono essere

in termini di:

- Numero fisico di titoli: es. warrant, si dirà che lo strumento può essere scambiato per un

quantitativo minimo pari a 100 titoli o multipli di questo

- Valore nominale in euro: es. obbligazioni, si definisce il prezzo in punti percentuali, ossia,

l’obbligazione emessa da impresa A può essere scambiata per un quantitativo minimo pari a 1.000

€ di valore nominale.

Se vengono stabiliti lotti elevati il mercato si caratterizza per una prevalente presenza di investitori

istituzionali, per lotti più bassi, privati risparmiatori e investitori di piccola dimensione.

Sistema di liquidazione degli scambi: la liquidazione degli scambi è una caratteristica in grado di

influenzare il funzionamento del mercato; invidua il momento in cui si realizza l’esecuzione del contratto,

ovvero, lo scambio dei titoli in contro denaro. Le due principali tipologie di liquidazione esprimono i:

Contratti a contante: la consegna dei titoli contro il pagamento del controvalore segue di pochi giorni il

momento della stipulazione del contratto (es. per i titoli obbligazionari e azionari quotati in Borsa la

liquidazione ha luogo il terzo giorno di borsa aperta successivo a quello della stipulazione).

Contratti a termine: avviene dopo un intervallo di tempo superiore a quello dei contratti a contante.

Normalmente la liquidazione avviene mediate la definizione di un calendario a date prefissate (es. mercato

dei futures per i quali nell’arco dell’anno sono previste diverse date di liquidazione del contratto).

La procedura tramite la quale il sistema dei pagamenti assicura il trasferimento dei titoli e del relativo

contante viene definita liquidazione titoli. La procedura di liquidazione prevede tre fasi:

1) Riscontro dei contanti (verifica degli estremi negoziali concordati tra le parti) 30

2) Compensazione delle operazioni e rilevazione dei saldi titoli e denaro

3) Regolamento monetario e consegna/ritiro titoli

Esistono, infine, due tipologie principali di sistemi di regolamento:

- Rolling settlement, che prevede che tutte le transazioni effettuate nell’arco di una stessa giornata

debbano essere compensate e regolate entro un numero di giorni prestabilito

- Account settlement, che prevede che tutti i contratti negoziati in un dato periodo temporale siano

compensati e regolati in una sola giornata

Processo di formazione dei prezzi

In un mercato organizzato, la domanda e l’offerta di titoli non si incontrano in modo casuale, ma sulla base

di un predefinito meccanismo di contrattazione dal quale dipende il processo di formazione dei prezzi.

Possiamo distinguere due processi attraverso i quali si formano i prezzi (vedi p. 28):

 Asta a chiamata

 Asta (contrattazione) continua

I principali mercati aperti nel sistema finanziario italiano

I mercati regolamentati italiani, autorizzati da CONSOB sono gestiti da società mercato:

 Borsa Italiana S.p.A.

 MTS S.p.A

Borsa Italiana S.p.A : organizzazione e operatività

In Italia le Borse Valori sono state storicamente istituzioni pubbliche. Borsa Italiana S.p.A nasce dalla

privatizzazione dei mercati di borsa (1998), in seguito al recepimento della direttiva Eurosim.

Si occupa dell’organizzazione, gestione e funzionamento dei mercati finanziari. L’obiettivo principale è

quello di sviluppare i mercati e di massimizzarne la liquidità, trasparenza, competitività ed efficienza.

Le principali responsabilità sono:

 Vigilare sul corretto svolgimento delle negoziazioni

 Definire i requisiti e le procedure di ammissione delle Società emittenti e degli Intermediari

 Gestire l’informativa delle società quotate

Nel 2007 è stata realizzata la fusione tra London Stock Exchange e Borsa Italiana dando vita alla maggiore

piazza finanziaria europea. La struttura organizzativa, a partire dal 2008, prevede una holding a cui fanno

capo le due società operative con competenza nei rispettivi ambiti nazionali.

Borsa Italiana regolamenta e gestisce il mercato italiano attraverso intermediari nazionali e internazionali

che operano sia in Italia sia all’estero, utilizzando un sistema di negoziazione completamente elettronico

per l’esecuzione degli scambi in tempo reale. In questi mercati le negoziazioni riguardano soltanto i titoli

quotati, ovvero quegli strumenti finanziari che presentano i requisiti di ammissione alla negoziazione fissati

dai regolamenti di Borsa. Mentre CONSOB e Banca d’Italia esercitano funzioni di vigilanza.

Gli strumenti finanziari ammissibili alla quotazione sono (esempi):

 Azioni

 Obbligazioni 31

 Warrant

 Titoli di Stato

 Quote o azioni di OICR aperti

 Quote di fondi chiusi

I mercati regolamentati gestiti da Borsa Italiana SPA. Sono sei:

MTA (Mercato Telematico Azionario): è il comparto di Borsa su cui sono quotati e negoziati azioni,

obbligazioni convertibili, warrant e diritti di opzione. Dal 2010 possiamo distinguere: MTA STAR (Segmento

Titoli Altri Requisiti), MTA riservato a tutte le altre società e MTA international. Quest’ultimo (MTA

International) è il segmento di Borsa Italiana dedicato ad azioni di emittenti di diritto estero già negoziate in

altri mercati regolamentati comunitari. Permette di negoziare alcuni dei titoli più liquidi dell’area euro

utilizzando la filiera di trading e post-trading di Borsa Italiana. Sono ammesse alla negoziazione, senza

bisogno di presentare prospetto informativo, azioni già quotate in altro mercato regolamentato europeo da

almeno 18 mesi, su richiesta sia dell’emittente sia di un operatore aderente a un mercato di Borsa Italiana.

Non entrano a far parte di alcun indice di Borsa Italiana.

SeDeX (mercato telematico dei Securitised Derivatives): è il mercato telematico dedicato alla negoziazione

dei covered Warrant e dei Certificates quotati in borsa.

ETFplus (mercato telematico degli ETF e degli ETC).

 ETF (Exchange traded founds): fondi di investimento mobiliare aperti indicizzati.

 ETC (Exchange traded Commodities): strumenti finanziari emessi a fronte dell’investimento diretto

dell’emittente in materie prime fisiche o in contratti derivati su materie prime.

 ETN (Exchange traded Notes): strumenti finanziari emessi a fronte dell’investimento diretto

dell’emittente nel sottostante o in contratti derivati.

MOT (Mercato telematico Obbligazioni): vengono negoziati i contratti di compravendita relativi a titoli di

stato (BTP, BOT, CCT, CTz) e obbligazioni diverse da quelle convertibili (denominate in euro e in valuta

estera) con tagli limitati: 1.000€ e multipli (è un mercato al dettaglio!). È organizzato in due segmenti:

 Domestic Mot: caratterizzato da strumenti finanziari liquidati presso sistemi di liquidazione

nazionali. Al suo interno gli strumenti finanziari sono ripartiti in due classi:

 Classe dei titoli di stato nazionali

 Classe dei titoli di debito in euro o altre valute

 EuroMot: caratterizzato da strumenti finanziari liquidati presso sistemi esteri. Prevede un’unica

classe di negoziazioni costituita da:

 Euro-obbligazioni (titoli obbligazionari collocati in due o più Stati e assoggettati ad una

normativa diversa da quella cui è sottoposto l’emittente)

 Obbligazioni di emittenti esteri e asset/mortgage backed securities (ABS/MBS – titoli

obbligazionari che originano da operazioni di cartolarizzazione di prestiti o crediti non

negoziabili)

IDEM (Italian Derivatives Market):mercato degli strumenti derivati, nei quali sono negoziati contratti che

per la loro natura “derivano” il proprio valore da attività o strumenti sottostanti. I principali contratti

negoziati sono future, minifuture e opzioni, hanno come sottostante l’indice S&P/MIB, nonché singoli titoli.

32

Dal 2008: IDEX contratti future sull’energia elettrica. Le negoziazioni sul mercato IDEM avvengono tramite

un circuito telematico. La liquidità è garantita dalla presenza di operatori market makers che si impegnano

ad esporre proposte in acquisto e vendita per determinati quantitativi di contratti. È un sistema misto order

e quote driven. Inoltre, opera la Cassa di Compensazione e garanzia con il ruolo di controparte di tutte le

negoziazioni, effettuando l’immediata compensazione delle operazioni e la loro liquidazione.

MIV (Mercato Telematico degli Investment Vehicles): Mercato regolamentato dedicato ai veicoli di

investimento.

I sistemi multilaterali di negoziazione (MTF) gestiti da Borsa Italiana SPA:

1. MAC (mercato alternativo del capitale): E’ un mercato dedicato alle piccole imprese costituite nella

forma di società per azioni SPA, che intendono accedere al mercato del capitale di rischio per il tramite

di una procedura semplificata.

2. AIM ITALIA (Alternative Investment Market) è il mercato dedicato alle piccole e medie imprese italiane

ad alto potenziale di crescita. AIM ha assorbito nel 2012 il MAC. Il progetto AIM ITALIA è

complementare al MAC: le PMI possono optare per il mercato di loro interesse a prescindere dalle loro

dimensioni e dai settori operativi. AIM ha come obiettivo il rafforzamento patrimoniale per le PMI ad

alto potenziale di crescita grazie:

• alla possibilità di accedere in modo flessibile ed efficiente alla più selezionata platea di investitori

internazionali.

• al Processo di quotazione molto agile, con una notevole riduzione di tempo nel processo di

ammissione rispetto ai mercati regolamentati.

• esistenza di un requisito principale: la società deve dotarsi di un Nomad (Nominated Advisor) per

accompagnarla dalla fase di ammissione e per tutto il successivo periodo di permanenza sul

mercato con un’attività di tutoring continua

Non sussistono criteri minimi di ammissione (es. dimensione minima o massima della società in termini

di capitalizzazione, corporate governance, requisiti economico-finanziari specifici). E’ comunque

richiesto un flottante minimo di almeno il 10%, e la presentazione di un bilancio sottoposto a revisione

contabile. È il mercato stesso, grazie alla figura del Nomad, a definire la dimensione ideale delle società

che concretamente verranno ammesse al mercato, il flottante che sarà opportuno collocare per

garantire adeguata liquidità al titolo, e i presìdi in termini di governance per tutelare gli azionisti di

minoranza. In fase di ammissione, la società deve predisporre soltanto il documento di ammissione, che

riporta le informazioni utili per gli investitori relative all’attività della società, al management, agli

azionisti e ai dati economico finanziari. A differenza del MAC,il mercato AIM è accessibile agli investitori

istituzionali e professionali e al pubblico retail (al dettaglio): in fase di ammissione il collocamento è

rivolto solo agli investitori istituzionali e professionali, mentre sul mercato secondario le negoziazioni

sono aperte anche al retail. Una volta quotata, la società non deve presentare i resoconti trimestrali di

gestione, ma solo il bilancio e la relazione semestrale.

3. Extra MOT: E’ dedicato alla negoziazione di obbligazioni già quotate su un altro mercato regolamentato.

Quotazione e requisiti di ammissione

La quotazione in Borsa può avere obiettivi diversi: 33

Reperire i capitali necessari per finanziare un progetto articolato di crescita dimensionale e

culturale;

Ridisegnare gli equilibri di un settore, affermando la propria supremazia;

Rinnovare l’azienda in termini di governance;

Valorizzare adeguatamente l’azienda, dotandola degli strumenti più efficaci per competere con

successo su scala internazionale

La quotazione è un investimento di lungo termine; con la quotazione si diversificano le fonti di

finanziamento e si riequilibra la struttura patrimoniale della società. Al tempo stesso, la quotazione richiede

uno sforzo in termini di trasparenza informativa e organizzazione interna, la cui attuazione è condizione

necessaria per garantire la tutela degli azionisti di minoranza.

Requisiti di ammissione alla negoziazione [regolamento di Borsa Italiana]

 Nomina di uno sponsor, da parte degli emittenti, affinché collabori alla procedura di ammissione

alla quotazione degli strumenti finanziari e che assicuri un ordinato svolgimento della stessa. Infatti,

la domanda di ammissione alla quotazione, che deve essere sottoscritta dal legale rappresentante e

dall’intermediario che assume la qualifica di sponsor, deve inoltre essere inviata a Borsa Italiana

che ha la facoltà di accogliere la domanda di quotazione, oppure di respingerla qualora non

risultino soddisfatte tutte le condizioni previste dal regolamento, con riferimento all’emittente e

allo strumento oggetto di quotazione.

 Per alcuni strumenti è prevista la nomina di un operatore specialista incaricato di sostenere la

liquidità degli scambi, attraverso la continua immissione di proposte di acquisto e vendita.

Requisiti di ammissione degli emittenti Azioni.

In linea generale possono essere ammessa alla quotazione sul MTA le azioni rappresentative del capitale di

emittenti che:

 Abbiano pubblicato e depositato i bilanci (anche consolidati) degli ultimi tre esercizi annuali

 Almeno l’ultimo bilancio deve essere correlato da un giudizio (positivo) della società di revisione

 Comunicazione a Borsa Italiana dell’eventuale rating

Requisiti di ammissione delle Azioni

 Capitalizzazione di mercato minima prevedibile: 40 milioni di euro

 Flottante: almeno pari al 25%

L’emittente può richiedere per le proprie azioni ordinarie la qualifica di STAR se sono rispettati i requisiti

previsti, più stringenti rispetto al mercato principale, in termini di:

 Flottante di almeno il 35% del capitale

 Capitalizzazione di mercato tra i 40 e i 1.000 milioni di euro

 Nomina di un operatore specialista (volto a sostenere la liquidità del titolo)

 Trasparenza informativa: nomina di un investor relator per mantenere i contatti con gli investitori,

 Aver ricevuto un giudizio positivo della società di revisione sull’ultimo bilancio

 Corporate governance riguardano: il Consiglio di amministrazione deve includere amministratori

non esecutivi e indipendenti, è richiesta la nomina di un Comitato per il controllo interno e per le

remunerazioni e infine, sono previste forme di incentivazione per l’alta dirigenza 34

Requisiti di ammissione degli emittenti Obbligazioni

In linea generale possono essere ammesse alla quotazione le obbligazioni emesse da società o enti in

possesso dei requisiti descritti per le azioni.

Requisiti di ammissione delle Obbligazioni

Occorre che siano emesse a fronte di un prestito il cui ammontare residuo sia almeno 15 milioni di euro o,

nel caso di obbligazioni convertibili in azioni di almeno 5 milioni di euro.

Le modalità e gli orari di negoziazione e liquidazione .

Tutti i mercati regolamentati gestiti da Borsa Italiana sono telematici e di tipo order driven per i titoli più

scambiati, o ibridi, cioè con operatori specializzati, a sostegno della liquidità degli scambi per i titoli meno

scambiati. Le modalità di contrattazione sono rappresentate dalla combinazione di un sistema ad asta con

uno di contrattazione continua, con l’esecuzione degli ordini su un circuito telematico.

Le proposte di negoziazione si esprimono attraverso:

 Indicazione dello strumento finanziario da negoziare

 Quantità

 Tipo di operazione

 Tipo di conto

 Condizione di prezzo

L’immissione, modifica e la cancellazione delle proposte possono essere effettuate dagli operatori sia nelle

fasi di pre-apertura sia in quelle di negoziazione continua. Le proposte sono automaticamente ordinate in

base al prezzo (decrescente se un acquisto, crescente se vendita), in base alla priorità temporale (a partirà

di prezzo). Le negoziazioni si articolano in tre fasi distinte:

1. Asta di apertura: dalle 8.00 alle 9.00, suddivisa a sua volta in:

• Fase di pre-asta: vengono inserite nel c.d. book elettronico le proposte di negoziazione, che

possono essere immesse definendo o meno un limite di prezzo

• Fase di validazione: I prezzi teorici di apertura degli strumenti negoziati si considerano validi se non

superano determinate percentuali di variazione (di prezzo) fissate dalla società di gestione. In caso

contrario viene riattivata la fase di pre-apertura.

• Fase di apertura: Il sistema non accoglie più nessun ordine ed effettua la conclusione automatica

dei contratti eseguibili ad un unico prezzo, c.d. prezzo di apertura validato.

2. Negoziazione continua: dalle 9.00 alle 17.25. Vengono emesse nel book nuove proposte di

negoziazione, e viene effettuato il matching automatico in via continua delle proposte di negoziazione

nuove e di quelle immagazzinate.

3. Asta di chiusura: dalle 17.25 alle 17.35. Si articola in:

• Fase di pre-asta: possono essere immesse proposte valide solo in asta di chiusura.

• Fase di validazione e chiusura: il sistema non accetta più alcun ordine, cancella gli ordini non

eseguiti, e provvede alla definizione del prezzo di chiusura. In questa fase viene preparato il

reporting di fine giornata per gli intermediari e gli organi di controllo. 35

La liquidazione è una delle c.d. fasi del “post-trading”, cioè avviene dopo che una transazione è stata

eseguita. Avviene secondo tempi diversi in base al tipo di strumento finanziario: avviene il terzo giorno di

borsa aperta successivo alla stipulazione per la generalità dei titoli (azioni, obbligazioni convertibili etc.), o il

secondo giorno di borsa aperta successivo alla stipulazione, per i BOT negoziati sul MOT.

TRADING AFTER HOURS (TAH), è il mercato creato per permette agli investitori la negoziazione di

strumenti finanziari al termine della seduta diurna di Borsa. Tra le 18,00 e le 20,30 gli operatori possono

negoziare sul TAH le azioni quotate in Borsa, i covered warrant e i certificates.

L’ obiettivo è quello di cogliere l’opportunità di rispondere tempestivamente a nuove informazioni e ai

cambiamenti dei mercati internazionali con un differente fuso orario. Ha una sola fase di negoziazione

continua. La sessione serale è completamente autonoma dal mercato diurno e non è prevista alcuna

continuità tra i due mercati.

Indici azionari

Gli indici di borsa rappresentano informazioni sintetiche sui prezzi di tutti i titoli, o di un sottoinsieme di

titoli che sintetizzano il valore di un paniere di azioni e le sue variazioni nel tempo. Sono strumenti di:

analisi dell’andamento del mercato, di valutazione delle performance, di gestione del portafoglio titoli, di

copertura delle posizioni e di trading.

Capitalizzazione, flottante, blocco.

CAPITALIZZAZIONE: si ottiene moltiplicando il numero dei titoli azionari in circolazione per il rispettivo

prezzo, ed esprime il valore di mercato dei titoli quotati. Si pone spesso in relazione al PIL per misurare il

peso del mercato azionario nel sistema economico del paese. Un suo aumento o diminuzione può essere

determinato o dall’effetto volume (aumento/riduzione del numero dei titoli in circolazione) o dall’effetto

prezzo (ribasso/rialzo delle quotazioni).

FLOTTANTE: E’ la quantità di azioni di una società disponibile e negoziabile in borsa, cioè, quanto risulta

effettivamente in circolazione sul mercato azionario. NB: Si ricordi i requisiti formali in termini di: flottante

minimo per l’ammissione a quotazione definiti da Borsa Italiana.

BLOCCO: Si tratta di titoli di ingente ammontare negoziati fuori mercato mediante trattative con una

controparte disposta ad acquistare o a vendere quote di capitale considerevoli ai fini del controllo o

comunque rilevanti rispetto ai normali volumi trattati mediamente in borsa.

Il mercato telematico secondario dei titoli di stato (MTS S.p.A.)

E’ il più importante mercato europeo elettronico di negoziazione di titoli di stato, è un mercato

regolamentato disciplinato dal Ministero dell’Economia sotto la supervisione di Banca d’Italia e CONSOB.

I mercati regolamentati gestiti da MTS S.p.A. sono:

 Mercato telematico all’ingrosso dei titoli di stato (MTS): l’ammontare minimo di negoziazione è

fissato a 2.5 milioni di euro e multipli. Possono operare solo operatori istituzionali (banche

nazionali, comunitarie, extracomunitarie, imprese di investimento italiane, comunitarie ed

extracomunitarie, Ministero dell’Economia, Banca d’Italia). E’ un mercato quote driven, basato su

quotazioni esposte da operatori (market makers e market takers) che operano in conto proprio e

sono tenuti ad esporre quotazioni in acquisto e vendita per quantitativi minimi determinati.

 Mercato BondVision per la negoziazione via internet all’ingrosso dei titoli di stato 36

 Mercato all’ingrosso delle obbligazioni non governative e dei titoli emessi da organismi

internazionali partecipati dagli stati (MTS Corporate).

Operatività del MTS S.p.A.

Le negoziazioni avvengono attraverso l’esposizione e l’applicazione di proposte di acquisto e vendita di

titoli. Gli operatori leggono sul video, per ciascun titolo negoziato, le migliori condizioni di prezzo sia in

denaro (prezzo a cui vendere), sia in lettera (prezzo per chi acquista). Solo gli operatori principali possono

esporre sul book elettronico le quotazioni denaro e lettera, mentre i dealer possono solo applicare le

proposte formulate dagli specialisti.

CAPITOLO SESTO - GLI INTERMEDIARI FINANZIARI

Classificazione degli intermediari finanziari.

L’attività tipica degli intermediari finanziari è costituita dalla creazione, detenzione, e dalla negoziazione

sistematica di strumenti finanziari, e da prestazioni di servizi a supporto della conclusione di operazioni

finanziarie. Gli intermediari finanziari hanno una triplice caratteristica:

Le componenti essenziali del loro bilancio sono le attività e le passività finanziarie

I costi e i ricavi originano dalla produzione e dallo scambio di attività finanziarie, e sono costituiti

essenzialmente da interessi e commissioni

La loro attività è soggetta ad una serie di rischi tipici delle attività finanziarie (rischi attività di

intermediazione: 8).

Gli intermediari vengono solitamente suddivisi in: intermediari del canale diretto e indiretto (pag. 7-8).

Appartengono alla categoria degli intermediari del circuito indiretto:

Tipologia di intermediari finanziari Servizi Categoria istituzionale

del canale diretto Istituto di emissione e creazione di Banca Centrale

moneta legale

Servizi di:

Bancari pagamento, finanziamento, leasing

finanziario, factoring, credito al Banche

consumo, prestazione di garanzie,

raccolta del risparmio

Intermediari creditizi Leasing finanziario Società di leasing

factoring Società di factoring

Credito al consumo Società di credito al

Non consumo

bancari Prestazione di garanzie Confidi

Emissione di moneta elettronica IMEL

Servizi di pagamento Istituti di pagamento

Servizi di finanziamento con Holding finanziarie, società

Intermediari di partecipazione e assunzione di partecipazioni di private equity, merchant

investimento banks, finanziarie regionali

Servizi di assunzione dei rischi (puri) assicurazioni

Intermediari assicurativi e Servizi di gestione del rischio di Assicurazioni, istituti

previdenziali copertura previdenziale previdenziali, fondi pensione

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Appartengono alla categoria degli intermediari del circuito diretto:

Intermediari mobiliari:

1. Servizi di intermediazione mobiliare alle unità in deficit

Servizi: Categoria istituzionale:

Servizi alle emissioni:

- Originating (studio dei tempi e delle

modalità di emissione) Banche ed imprese di investimento

- Sottoscrizione

- Collocamento

Servizi di finanza mobiliare

2. Servizi di intermediazione mobiliare nei mercati secondari. Negoziazioni (trading)

Servizi: Categoria istituzionale:

Negoziazione in conto proprio (dealing, market

making) Banche ed imprese di investimento

Negoziazione in conto terzi (broking)

3. Servizi di intermediazione mobiliare alle unità in surplus:

Servizi: Categoria istituzionale:

- Custodia ed amministrazione Banche ed imprese di investimento

- Consulenza ed investimento Consulenti finanziari, società di consulenza

Servizi di consulenza in materia di investimento finanziaria

Servizi di gestione individuale Imprese di investimento, SGR, banche

Servizi di gestione collettiva SGR, fondi pensione, SICAV

Le imperfezioni dei mercati e la funzione allocativa degli intermediari

Gli intermediari finanziari svolgono diverse funzioni:

1) Allocazione di risorse scarse tra utilizzatori ed usi alternativi

2) Sorveglianza e controllo finanziario in via continuativa sull’attività dei prenditori finali di fondi; tale

funzione assume una notevole importanza, in quanto, la solvibilità dell’intermediario, e quindi, la

sua continuità funzionale dipende dall’efficacia del processo di valutazione, selezione e di controllo

sistematico dei crediti erogati.

3) Verificare la qualità della destinazione delle risorse e dei risultati conseguiti

4) Selezione sistematica (screening)

Il processo di selezione e di controllo assume caratteri e modalità differenti a seconda che gli intermediari

operino nell’ambito dei canali di finanziamento diretti o indiretti.

Canali di finanziamento diretto Mercati aperti

Canali di finanziamento indiretto Mercati a negoziazione diretta

Nel canale di finanziamento diretto, l’intermediario opera nei mercati aperti e concorre al processo di

aggregazione delle informazioni e alla qualità dei meccanismi di formazione dei prezzi, rafforzando il

processo informativo-valutativo degli investitori-operatori finali. 38

Il processo di selezione e di controllo svolto dai mercati organizzati si basa sui prezzi degli strumenti

negoziati, sui rendimenti attesi e sulla variabilità degli stessi. I prezzi:

• hanno la capacità di esprimere, impersonalmente, giudizi di merito e valutazioni attendibili sulla

qualità dell’allocazione delle risorse attuata dai prenditori finali.

• Attraverso di essi, i mercati provvedono a fornire indicazioni e segnali (es. valore complessivo

dell’impresa, disponibilità e costo delle risorse) per orientare le decisioni d’investimento dei

prenditori di fondi. Sono dunque un importante strumento di comunicazione delle informazioni

• attraverso i prezzi, quelli più informati trasmettono l’informazione a coloro che sono meno informati.

Nel canale di finanziamento indiretto, l’intermediario opera nei mercati a negoziazione diretta, pertanto

intervenendo in un processo di trasferimento delle risorse indiretto, esercita le proprie funzioni

principalmente sulla base di elementi tipici dei rapporti bilaterali: informazioni confidenziali non pubbliche,

esperienza, capacità professionali e tecniche. A differenza dei mercati aperti, i prezzi hanno un ruolo

secondario nei meccanismi di valutazione e di controllo, i quali sono basati sulla possibilità di imporre ai

prenditori di fondi una disciplina di comportamento nell’ambito di una relazione bilaterale e personalizzata.

Se l’intermediario partecipa direttamente al capitale di rischio, solitamente è anche in grado di esercitare

una certa influenza sulle decisioni strategiche e gestionali dell’impresa; se assume la veste di creditore,

l’intermediario è chiamato periodicamente a formulare, attraverso la concessione e rinnovo dei prestiti,

giudizi e valutazioni sulle prospettive d’insolvenza del debitore. Dunque, l’elemento su cui l’intermediario

può fare leva, per esercitare pressioni sui prenditori finali è costituito dalla conferma o meno dei

finanziamenti.

L’instaurazione di rapporti diretti autonomi deve superare diversi ostali: costi di transazione, incertezza,

asimmetrie informative, limiti alla conclusione di scambi mutuamente vantaggiosi, e costituisce la

condizione principale dell’affermazione degli intermediari finanziari e della loro differenziazione di ruoli (o

specializzazione funzionale). La negoziazione di un’operazione finanziaria è realizzabile o perlomeno, lo è a

condizioni più vantaggiose, se una delle due controparti è un operatore specializzato.

I COSTI DI TRANSAZIONE sono riconducibili alla:

 Divisibilità degli strumenti finanziari (cioè presenza di un lotto minimo di scambio)

 Ricerca della controparte

 Allestimento del contratto finanziario

 Acquisizione delle informazioni rilevanti ai fini della conclusione dello scambio

 Valutazione della controparte al momento dell’investimento iniziale (screening)

 Variazioni del grado di rischio dell’operazione (monitoring)

La presenza e l’incidenza di questi costi può rendere non eseguibili le operazioni autonome di

finanziamento diretto, oppure il livello di tali costi può risultare inferiore, qualora intervenga un

intermediario finanziario. In quanto operatori specializzati dotati di capacità professionali, conoscenze

tecniche e di un’organizzazione specifica, gli intermediari creditizi sono in grado di ridurre i costi unitari

della produzione e distribuzione di strumenti/servizi finanziari (beneficiando delle economie di scala e di

scopo). Operando su volumi consistenti, possono offrire alla clientela servizi di intermediazione a costi

inferiori rispetto a quelli che le controparti dovrebbero sostenere per allestire personalmente analoghe

operazioni finanziarie. 39

L’INCERTEZZA: è un elemento connaturato alle operazioni finanziarie di qualsiasi genere. Il contratto

stipulato in definitiva, rappresenta di norma il risultato di un compromesso accettabile tra finalità

contrapposte, per quanto riguarda: liquidità, durata e rischio.

Gli intermediari creditizi possono attuare una diversificazione e un frazionamento dei rischi non realizzabile

da parte degli investitori individuali. L’attività di questi operatori specializzati è caratterizzata da una

sistematica trasformazione delle scadenze; lo stato patrimoniale dell’intermediario presente una

situazione strutturale di scadenza media dell’attivo superiore a quella del passivo. Questa trasformazione

delle scadenze è alla base del divario tra i tassi attivi e passivi negoziati, quale fattore principale di

redditività, di liquidità e di incertezza temporale dei movimenti in entrata e uscita. L’intermediazione

creditizia consente una significativa riduzione degli effetti sull’incertezza delle operazioni finanziarie

negoziate dagli operatori finali.

Gli intermediari sono in grado di attuare anche una trasformazione dei rischi e, quindi, di offrire alle unità

in avanzo opportunità di impiego caratterizzate da un livello di rischio (di credito, di liquidità e di interesse)

inferiore sia a quello medio delle proprie attività, sia a quello degli strumenti diretti emessi dai prenditori

finali di fondi (es. azioni e obbligazioni). In tal modo:

 I prenditori di fondi: sono disposti a pagare un costo più elevato, pur di ottenere dagli intermediari

crediti in linea con le proprie esigenze di finanziamento

 I prestatori di fondi: sono disposti a ricevere tassi di remunerazione inferiori a quelli che

otterrebbero altrimenti

Ricordiamo il ruolo svolto dalle imprese di assicurazione, le quali trasformano i rischi individuali in rischi

collettivi. Dunque, la trasformazione dei rischi non riguarda sono gli intermediari creditizi.

ASIMMETRIA INFORMATIVA: in questo ambito non è tanto importante l’onere di raccolta e di diffusione

delle informazioni (tipico costo di transazione), quanto piuttosto l’accesso all’informazione da parte degli

operatori, infatti, l’informazione disponibile è attribuita in modo asimmetrico tra i diversi agenti economici.

Gli intermediari finanziari sono, generalmente, in una posizione di vantaggio rispetto agli altri soggetti.

Nell’ambito del collegamento diretto, l’investitore viene a trovarsi in condizioni di inferiorità informativa

rispetto all’emittente; infatti, il prenditore di fondi ha una conoscenza migliore della propria situazione

economico-finanziaria e patrimoniale, pertanto è in grado di determinare in modo più attendibile i rischi e

le prospettive economiche future. Parliamo di adverse selection, la quale può indurre l’investitore in errori

di valutazione, e quindi, nell’assunzione di rischi più elevati del previsto.

Quando il rischio di trasferimento di fondi rimane a carico degli operatori finali, l’intervento

dell’intermediario finanziario consente di colmare, almeno in misura sufficiente a rendere praticabile e

vantaggioso lo scambio diretto, le differenze d’informazione tra prenditori e prestatori.

La condizione di inferiorità dell’investitore non si supera necessariamente con una maggiore disponibilità di

informazioni: vi è un problema di moral hazard: cioè il rischio di comportamenti opportunistici da parte

dell’emittente.

Quando l’intermediario finanziario assume su se stesso l’onere e il rischio del trasferimento dei fondi

interponendo il proprio bilancio, esso elimina il problema di asimmetria informativa tra gli operatori finali,

anche se lo ripropone nelle distinte relazioni di debito/credito intrattenute con i prenditori ed i prestatori

finali di fondi. Dunque, nell’ambito del collegamento indiretto, al problema di asimmetria informativa tra

operatori finali si sostituisce quello tra intermediario e operatore finale. 40

A proposito della raccolta e diffusione delle informazioni sono presenti alcune istituzioni, le cd. Agenzie di

rating, che sono specializzate nella valutazione e nel controllo della qualità degli strumenti finanziari, in

funzione del grado di affidabilità degli emittenti (standing creditizio).

Il rating è una valutazione di un emittente o di un’emissione espressa da un simbolo alfanumerico,

corrispondente ad un livello differente di rischio (es. AAA = capacità di pagare gli interessi e rimborsare il

capitale estremamente elevata; D = Default). Il rating di un emittente (o di controparte) fornisce una

valutazione globale circa la solvibilità di un determinato soggetto (banca, azienda industriale, ente locale,

stato sovrano ecc…); il rating di un’emissione valuta la capacità che il capitale e gli interessi di una

determinata emissione vengano corrisposti puntualmente. Il rating è indispensabile non solo per valutare il

livello di rischio di un titolo ma anche per fissarne il prezzo di acquisto (a titoli più rischiosi devono

corrispondere rendimenti più elevati). Al 22/12/2015, il rating dell’Italia, secondo l’agenzia S&Poor’s è:

BBB- : Rating medio-basso; qualità: medio bassa. Germania: AAA. Francia: AA. Grecia: CC-. NB: il rating

valuta ESCLUSIVAMENTE il rischio di credito. Il rating può essere:

 Esterno quando è pubblico ed è assegnato da operatori specializzati nella valutazione degli

emittenti di passività finanziarie e nella classificazione degli stessi per la categoria di rischio (agenzie

di rating).

 Interno quando non è pubblico ed è assegnato ai debitori dallo stesso creditore (per lo più banche)

al momento della valutazione effettuata per l’erogazione di prestiti. Anche gli intermediari creditizi

sono, dunque, in grado di produrre informazione riguardato ai debitori, come conseguenza della

selezione (screening) e della successiva sorveglianza e verifica (monitoring) del merito creditizio.

Occorre sottolineare che, l’agenzia di rating NON E’ UN INTERMEDIARIO FINANZIARIO poiché svolge

un’attività di supporto alla negoziazione senza assumere rischi diretti o indiretti, relativamente allo scambio

di attività finanziarie.

Gli intermediari del canale indiretto

Gli intermediari del canale indiretto intervengono con il proprio bilancio per conciliare le esigenze degli

operatori finali offrendo:

 Da un lato, proprie attività gradite ai prenditori finali di fondi (unità in disavanzo finanziario SF < 0)

in termini di costo e di durata

 Dall’altro lato, proprie passività gradite ai prestatori finali di fondi (unità in avanzo finanziario SF >

0) in termini di rischio, rendimento e liquidità

L’attività di questi intermediari consiste essenzialmente nell’accentramento e coordinamento

amministrativo di operazioni attive (investimento in attività finanziarie) e passive (raccolta di fondi da terzi).

L’assunzione in prima persona dei rischi nei confronti dei soggetti finanziati comporta la necessità di

effettuare un’attenta selezione (screening e selecting), dei prenditori e successivamente un adeguato

controllo del portafoglio impieghi (monitoring); in questo modo sono in grado di ridurre l’impatto sui propri

finanziatori dei rischi impliciti della trasformazione. Gli intermediari operanti nell’ambito del canale di

finanziamento indiretto sono:

Intermediari creditizi

: possono essere distinti in base allo svolgimento o meno della funzione di

produttori di mezzi di pagamento e di servizi di pagamento in: intermediari bancari (Banca d’Italia e dalle

banche) e non bancari (società di: leasing, factoring, credito al consumo, credito rateale). 41

Sino all’avvio dell’UME (unione monetaria europea), la Banca d’Italia assolveva una duplice funzione: di

banca centrale e di organo di vigilanza per il sistema bancario. A seguito, dell’UME ha perso l’autonomia

nella gestione della politica monetaria interna e partecipa alla conduzione della PMU in quanto membro del

SEBC e dell’Eurosistema. Mantiene, tuttavia a livello nazionale, le funzioni di:

 Vigilanza bancaria e creditizia,

 Supervisione dei mercati

 Congiuntamente alla BCE, sorveglianza sui sistemi di pagamento.

Le banche sono imprese autorizzate, sulla base delle disposizioni del Testo Unico sul Credito (del 1993), a

svolgere l’attività bancaria intesa come: “raccolta del risparmio tra il pubblico e esercizio del credito” ossia,

“acquisizione di fondi con obbligo di restituzione, sia sotto forma di prestito, sia sotto altra forma”.

L’attività caratteristica consiste nella:

 Concessione di prestiti ai soggetti in disavanzo finanziario

 Raccolta di fondi dalle unità in avanzo

 Produzione di proprie passività a vista, sostitutive della moneta legale nei pagamenti (funzione

monetaria)

La banca trasforma i rischi e le scadenze della raccolta rispetto agli impieghi. Questa trasformazione delle

scadenze è alla base del divario tra i tassi attivi e passivi negoziati, quale fattore principale di redditività,

liquidità e di incertezza temporale dei movimenti in entrata e uscita.

La raccolta bancaria si basa anche su strumenti a medio e lungo termine, tra cui obbligazioni (bancarie) e

certificati di deposito oltre il breve termine. (Vedi altro libro)

La natura dell’attivo (impieghi) e del passivo (raccolta) richiede un’appropriata gestione integrata

cosiddetta Asset and Liabily Management (ALM). Le caratteristiche di rischio e di liquidità delle passività

devono risultare coerenti con quelle proprie delle attività mediante il frazionamento e diversificazione per

scadenze e rischi, sia attraverso un adeguato livello di attività liquide prontamente utilizzabili per le

esigenze di rimborso delle passività.

STATO PATRIMONIALE (SEMPLIFICATO)

ATTIVITÀ (impieghi fondi raccolti) PASSIVITÀ E NETTO

Liquidità: Raccolta fiduciaria, articolata a seconda delle

 diverse forme tecniche di deposito:

Cassa 

 Depositi in conto corrente e a risparmio,

Riserve bancarie (libere e obbligatorie) 

detenute presso la Banca Centrale Certificati di deposito a breve e a medio

 termine

Rapporti attivi con il Tesoro, Cassa Depositi 

e Prestiti Operazioni di PcT di raccolta

Della raccolta interbancaria

Prestiti (a breve, medio, lungo termine)

 Delle obbligazioni emesse (dalla banca)

Alla clientela

 Fondo per rischi e oneri

Ad altre banche Trattamento di fine rapporto

Questo aggregato include le sofferenze: vale a dire Altre passività non onerose

crediti di dubbia esigibilità

Attività e partecipazioni: investimenti in azioni e Patrimonio netto

partecipazioni Capitale sociale

Attività reali (immobilizzazioni materiali e Riserve (ordinaria, statutaria, sovrapprezzo etc.)

immateriali) e altre attività non fruttifere Utile di esercizio

Totale Attività Totale Passività 42

Conto economico di una banca

RICAVI: sono rappresentati da:

 Interessi attivi sugli impieghi e sui tioli

 Utili derivanti dalla negoziazioni in proprio di titoli e valute

 Commissioni

 Provvigioni derivanti dalla prestazione di servizi: di pagamento, di negoziazione cambi e titoli e altri

servizi finanziari (es. di asset management)

COSTI: sono rappresentati da:

 Interessi passivi derivanti dalla remunerazione della raccolta

 Oneri per servizi finanziari ricevuti

 Costi operativi: componente principale rappresentata dagli oneri per il personale e dalle spese

generali ed amministrative

Il risultato economico dell’attività di raccolta e impiego è rappresentato dal MARGINE D’INTERESSE

(interessi attivi - interessi passivi).

Il valore aggiunto della banca, è il cosiddetto MARGINE D’INTERMEDIAZIONE

(Margine d’interesse + ricavi netti da servizi).

RISULTATO DELLA GESTIONE = margine di intermediazione – costi operativi

UTILE (O PERDITA) LORDO = risultato della gestione – proventi e oneri straordinari.

UTILE (O PERDITA) NETTO = utile/perdita lordo – imposte

Testo Unico del Credito e l’attuale assetto di controlli in Italia

Il recepimento della II direttiva comunitaria in materia creditizia (del 1989) rappresenta un punto di svolta

rispetto alla legislazione precedente; la direttiva costituisce, inoltre, il fondamento del successivo T.U. del

1993: la nuova legge bancaria italiana.

La legislazione comunitaria si è indirizzata a realizzare un’armonizzazione minima delle normative dei

singoli paesi, allo scopo ultimo di unificare i diversi mercati finanziari in un solo mercato. Il mercato unico

oltre alla libertà di circolazione dei capitali consente piena libertà d’insediamento e di prestazione dei

servizi, assicurando allo stesso tempo condizioni di effettiva concorrenza tra gli intermediari. Con il

recepimento della II direttiva è stato introdotto nel nostro ordinamento il modello di banca universale,

abilitata ad offrire tutti i servizi mutuamente riconosciuti (cioè previste dal Testo Unico). È venuta a meno la

distinzione tra aziende di credito, operanti sul breve termine, e istituti di credito speciale (ICS) abilitati ad

operare a medio/lungo termine: si è quindi compiuto un processo di despecializzazione temporale.

Inoltre, alle banche è stata riconosciuta la possibilità di effettuare direttamente operazioni prima a loro

precluse: leasing e factoring ne sono un esempio. Vi sono, tuttavia, due principali aree di attività che le

banche NON possono gestire direttamente:

 Attività assicurativa, riservata alle imprese di assicurazione 43

 Gestione collettiva del risparmio, riservata alle SGR (società di gestione del risparmio) e alle SICAV

(società di investimento a capitale variabile)

Una terza innovazione è costituita dalla possibilità concessa alle banche, di assumere partecipazioni nel

capitale delle imprese non finanziarie, pur rispettando precisi limiti al fine di evitare il costituirsi di posizioni

di rischio eccessivo. Viene quindi in parte eliminata la rigida separazione tra banca e impresa.

Elenco attività che beneficiano del mutuo riconoscimento – TUC o TUB (Testo unico del Credito o Bancario)

1 Raccolta di depositi o di altri fondi con obbligo di restituzione

2 Operazioni di prestito (compresi in particolare il credito al consumo, il credito con garanzia

ipotecaria, il factoring, le cessioni di credito pro-soluto e pro-solvendo, il credito commerciale incluso

il forfaiting)

3 Leasing finanziario

4 Servizi di pagamento

5 Emissione e gestione di mezzi di pagamento (travellers cheques, lettere di credito), nella misura in

cui quest’attività non rientra nel punto 4.

6 Rilascio di garanzie e di impegni di firma

7 Operazioni per conto proprio o per conto della clientela in:

- strumenti di mercato monetario (assegni, cambiali, certificati di deposito etc.)

- cambi

- strumenti finanziari a termine e opzioni

- contratti su tassi di interesse e di cambio

- valori mobiliari

8 Partecipazioni alle emissioni di titoli e prestazione di servizi connessi

9 Consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale e di questioni

connesse, nonché consulenza e servizi nel campo delle concentrazioni e del rilievo di imprese

10 Servizi di intermediazione finanziaria del tipo “money broking”

11 Gestione o consulenza nella gestione di patrimoni

12 Custodia e amministrazione di valori mobiliari

13 Servizi di informazione commerciale

14 Locazione di cassette di sicurezza

15 Altre attività che, in virtù delle misure di adattamento assunte dalle autorità comunitarie, sono

aggiunte all’elenco allegato alla seconda direttiva in materia creditizia del Consiglio delle Comunità

Europee 15 dicembre 1989, n. 89/646/CEE.

Non sono comprese le norme in materia di intermediazione mobiliare (disciplinate dal TUF del 1998) e

quelle relative alla tutela della concorrenza (previste dalla legge antitrust).

L’accesso al mercato bancario è subordinato all’autorizzazione della Banca d’Italia.

Con il T.U. si assiste al passaggio da un’azione di vigilanza discrezionale basata su controlli strutturali ad una

vigilanza prudenziale basata sulla presenza di requisiti oggettivi quali:

 Forma societaria: S.p.A. o società cooperativa a responsabilità limitata

 Capitale minimo versato: 6,3 milioni di € o 2 milioni € per le banche di credito cooperativo

 Programma di attività iniziale, unitamente all’atto costitutivo e allo statuto

 Qualità degli azionisti rilevanti, in termini di requisiti di onorabilità e professionalità

Nello svolgimento delle attività mutuamente riconosciute la banca può assumere diversi assetti societari-

organizzativi, la scelta dipende dalle strategie della banca. 44

Modello organizzativo della banca universale: attraverso unità giuridicamente indipendenti e distinte,

funzionalmente specializzate, ma tra loro collegate attraverso legami societari dipendenti da una

capogruppo, svolgente o meno attività bancaria.

Modello di gruppo federale: prevede una struttura organizzativa che ruota attorno a quattro soggetti:

1. La capogruppo: ha compiti di indirizzo, controllo e coordinamento del gruppo

2. Le banche federate: controllate della capogruppo, con autonomia societaria e imprenditoriale ma

con presidio diretto del credito e delle politiche commerciali

3. Le società prodotto: sono dedicate ognuna ad un segmento specializzato di prodotti

4. Le società di servizi: costituiscono la macchina operativa del gruppo, presidiano aree quali: acquisti

del gruppo, logistica, sistema informativo unificato, lavorazioni accentrate, gestione dei call center

delle banche del gruppo. L’accentramento permette di ottimizzare la gestione dei costi operativi e

di aumentare la qualità e l’efficacia dei servizi e dei supporti operativi alle unità del gruppo.

Modello misto federale-divisionale o divisionale puro, si presta per le realtà bancarie di più elevate

dimensioni, grazie alla maggiore flessibilità permette di rispondere alle sempre più pressanti richieste

provenienti dal mercato. Le diverse divisioni fanno riferimento a specifiche aree strategiche di affari

riconducibili ai servizi e prodotti offerti a diversi segmenti di clientela quali:

 Divisione Retail: clientela privata e small-business

 Divisione Corporate: piccole, medie e grandi imprese

 Divisione Private: clientela con elevati patrimoni

Gli INTERMEDIARI CREDITIZI NON BANCARI sono rappresentati principalmente da: società di leasing, di

factoring, di credito al consumo, di credito rateale; svolgono un’attività specializzata, basata sulla

concessione di particolari forme di finanziamento in cui il sostegno creditizio è associato alla prestazione di

servizi di varia natura finalizzati a migliorare la gestione finanziaria. Sono accomunati dal divieto di raccolta

del risparmio tra il pubblico, attività riservata alle SOLE banche.

Possono essere raggruppati in gruppi omogenei che si differenziano a seconda che siano emanazione:

 Di gruppi industriali e commerciali: al tal riguardo le società di leasing, di factoring e di credito al

consumo sono definite captive, essendo la loro costituzione finalizzata alla prestazione di servizi

finanziari all’impresa controllante, alle altre imprese del gruppo, ai clienti/fornitori delle stesse.

 Di banche: in questo caso, l’intermediario è creato e controllato da una o più banche al fine di

esercitare tramite un soggetto giuridico diverso dalla casa madre, un’attività che comunque

potrebbe essere svolta direttamente (la scelta tra esercizio diretto o indiretto dipende da

valutazioni sulla convenienza economico-organizzativa).

 Di joint venture tra banche e imprese: facendo leva su possibili sinergie ottenibili con l’unione di

competenze e risorse differenziate. In Italia, la maggior parte di questi intermediari finanziari è

diretta emanazione di banche e, quindi, fanno parte di un gruppo bancario.

SOCIETÀ DI LEASING

A differenza delle società di factoring, le società di leasing non sono regolamentate da altre disposizioni

organiche al di fuori del quadro legislativo previsto dal T.U. del credito (Titolo V).

L’attività di intermediazione finanziaria si caratterizza per il finanziamento di acquisti di beni di consumo

durevole (autoveicoli) e di beni di investimento di natura mobiliare (impianti, macchinari, attrezzature) ed

45

immobiliare (immobili commerciali e industriali), attraverso una formula contrattuale che prevede la

cessione in uso di beni per un tempo determinato; il godimento di un bene acquistato o fatto costruire su

scelta e indicazione dell’utilizzatore, al quale è attribuita anche la facoltà di acquistare, in genere a scadenza

del contratto, la proprietà del bene a condizioni prefissate (riscatto). A fronte della cessione in uso del

bene, il locatore riceve il pagamento periodico di un prezzo prefissato (canone).

Il leasing si distingue in operativo e finanziario:

Nel leasing operativo l’operazione ha durata inferiore alla vita del bene locato, il quale ha solitamente un

elevato grado di obsolescenza, e pertanto, raramente viene riscattato. I costi di manutenzione e di

assistenza rimangono a carico del soggetto locatore.

Nel leasing finanziario l’operazione presenta le caratteristiche di un finanziamento vero e proprio, la durata

dell’operazione è collegata alla durata economica e fiscale del bene locato. I canoni di locazione sono

comprensivi dell’ammortamento del bene, degli interessi sul capitale investito e del ricarico

dell’intermediario erogante. È frequente il riscatto del bene.

Il leasing rappresenta un’alternativa all’acquisto diretto del bene da parte dell’utilizzatore, finanziato per

esempio con la stipula di un mutuo a copertura del fabbisogno generato dall’investimento. A differenza di

tutti gli intermediari finanziari, l’attivo delle società di leasing è rappresentato da attività reali, la cui

proprietà è tuttavia strumentale ai fini dell’esercizio dell’attività creditizia.

I vantaggi del leasing si possono ricondurre alla rapidità e snellezza delle relative pratiche, immediata

disponibilità del bene, nei vantaggi fiscali dell’operazione.

SOCIETÀ DI FACTORING

Il factoring si configura come un’operazione solo in parte finanziaria, qualificata dall’erogazione congiunta,

accanto all’anticipo dei crediti commerciali ceduti, di un servizio di gestione vero e proprio.

Il factoring è un contratto con il quale un soggetto (la società di factoring) fornisce ad un'impresa un

insieme di servizi che riguardano:

- La gestione e l'amministrazione dei suoi crediti (anche quelli futuri);

- L'incasso dei crediti;

- La concessione di anticipazioni su tali crediti prima della scadenza. In tal caso, la società di factoring

svolge una funzione creditizia concedendo un finanziamento di smobilizzo di crediti ceduti.

La società di factoring può assicurare anche il buon esito dei crediti amministrativi (cessione pro-soluto)

assumendo su di sé i rischi d’insolvenza dei debitori ceduti. Nel caso di cessione pro-solvendo, il rischio

rimane a carico del cedente, il factor si limita alla sola gestione dei crediti.

I vantaggi del factoring:

 Ottimizzazione dei flussi di cassa

 Minimizzazione dei rischi di mancato pagamento e dei costi amministrativi relativi al portafoglio

crediti

 Miglioramento delle relazioni con la propria clientela

SOCIETÀ DI CREDITO AL CONSUMO

L’attività delle società di credito al consumo e di credito rateale è rivolta principalmente all’erogazione di

prestiti alle famiglie, destinati a finanziare l’acquisto di beni di consumo, ma principalmente beni di natura

durevole o semi-durevole (es. autovetture). Il credito al consumo è disciplinato dal T.U. bancario definito

come la concessione dell’esercizio di un’attività commerciale o professionale, di credito sotto forma di 46

dilazione di pagamento, di finanziamento o di analoga facilitazione finanziaria a favore di una persona fisica

che agisce per scopi divisi dall’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Può essere

erogato secondo forme tecniche di prestito diverse, parliamo di credito al consumo (forma generica) e

credito rateale (forma tecnica specifica di credito al consumo):

 Credito finalizzato: incentrato sul venditore del bene, che, sulla base di una convenzione con la

società finanziaria concedente, agisce da tramite tra quest’ultima e l’acquirente beneficiario del

prestito

 Prestito personale: non finalizzato in quanto non collegato ad un acquisto specifico del soggetto

richiedente

 Prestito concesso contro la cessione del quinto stipendio: particolare modalità di rimborso,

consistente nell’effettuazione di trattenute sullo stipendio da parte del datore di lavoro e dal

successivo versamento alla società finanziaria.

Altri intermediari : Confidi, Istituti di Moneta Elettronica (IMEL), Istituti di Pagamento

Intermediari finanziari di partecipazione

Gli intermediari di partecipazione sono rappresentati da società di capitali (per lo più S.p.A.) che effettuano

investimenti mobiliari al fine di esercitare il controllo di altre impese (società holding o holding finanziarie)

e istituzioni che svolgono attività di promozione dello sviluppo di imprese industriali, commerciali e di

servizi (società di venture capital, merchant banks).

Le holding finanziarie: sono lo strumento per esercitare il controllo di più imprese, mediante l’acquisizione

di azioni, o di quote di capitale. Tale attività può essere svolta:

 Da imprese industriali e commerciali, cosiddette holding miste, a fronte della commistione tra

l’attività produttiva e la detenzione di quote significative di capitale sociale di altre imprese

 Da holding finanziarie, costituite per svolgere esclusivamente un’attività di acquisizione,

detenzione e gestione di partecipazioni al capitale di rischio di altre imprese societarie.

I due tipi di holding sono parte di un gruppo di imprese: insieme di imprese giuridicamente indipendenti

ma connesse da legami azionari. Alle holding, generalmente, è affidata il ruolo di capogruppo. Le holding

finanziarie si caratterizzano come intermediari finanziari, in quanto sono lo strumento per realizzare una

diversificazione del portafoglio.

Le holding finanziarie possono essere ulteriormente classificate in:

 Holding pure: svolgono esclusivamente una funzione strumentale, limitandosi a fungere da

depositaria di uno o più pacchetti azionari di controllo

 Holding operative: oltre alle funzioni svolte dalle holding pure assolvono funzioni di coordinamento

tecnico, economico e finanziario delle controllate attuando una gestione unitaria del gruppo

 Holding industriali: sono costituite essenzialmente per soddisfare esigenze di varia natura

comprese quelle organizzative dei gruppi di imprese (partecipazioni incrociate, motivazioni fiscali).

LE SOCIETÀ DI INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA O MERCHANT BANKING

L’attività del merchant banking riguarda sia operazioni di finanziamento, sia prestazione di servizi di

consulenza e assistenza finanziaria alle imprese. Le principali tipologie di servizi di merchant banking sono:

 Assunzione di partecipazioni nel capitale di imprese non finanziarie con o senza concessione di

finanziamenti; tale partecipazione ha natura temporanea e strumentale, non si configura come 47

acquisizione di controllo, e risponde a criteri di frazionamento del rischio di portafoglio. Lo scopo è

favorire la crescita dimensionale delle imprese non finanziarie, nella prospettiva di attuazione di

particolari strategie finanziarie e non (es. quotazione in borsa, fusioni, allargamento base

azionaria).

 Operazioni di finanza mobiliare sul mercato primario (collocamento titoli con o senza garanzia).

 Intermediazione mobiliare sui mercati secondari (consulenza, negoziazione di strumenti finanziari

e valute, gestione rischi di interesse e di cambio).

 Organizzazione di operazioni di finanziamento (analisi fabbisogni finanziari, assistenza

contrattuale, scelta delle forme tecniche, ricerca dei finanziatori).

 Consulenza e assistenza per operazioni di finanza straordinaria (fusioni, acquisizioni, quotazioni in

borsa, assetto proprietario).

L’attributo di merchant banking, assegnato all’attività delle società di intermediazione finanziaria, non

indica una categoria di intermediari finanziari con caratteristiche funzionali e strutturali univoche definite in

modo preciso e rigoroso, ma assume connotati differenti nei sistemi finanziari dei vari paesi. Le merchant

banks sono istituzioni tipiche del sistema finanziario della Gran Bretagna.

LE SOCIETÀ DI PRIVATE EQUITY

Le società di private equity svolgono una funzione di sostegno finanziario dello sviluppo delle imprese

industriali attraverso la fornitura del capitale di rischio e di servizi di assistenza.

L’intervento può aver luogo:

 Nelle fasi iniziali di avvio dell’attività dell’impresa configurandosi come attività di venture capital,

caratterizzata non solo dall’apporto di capitale di rischio, ma anche da un’attività di consulenza al

management dell’impresa in merito alla gestione finanziaria e commerciale.

 In imprese già affermate sul mercato che richiedono capitale per sostenere importanti processi di

crescita. Lo scopo è quello di intervenire nel finanziamento di iniziative imprenditoriali che

presentano buone prospettive di sviluppo, procedendo successivamente, una volta consolidatasi la

crescita economica dell’impresa, al disinvestimento e alla realizzazione delle plusvalenza sul valore

iniziale delle partecipazioni.

Questa attività di intermediazione si caratterizza dal fatto di presentare rischi molto elevati; poiché

l’intervento finanziario è attuato in una fase critica della vita delle imprese ed è destinato a condividere il

rischio d’impresa con l’imprenditore, su orizzonti temporali non di breve periodo.

Gli intermediari assicurativi

: Vedi altro libro (capitolo 6).

Gli intermediari del canale diretto

Il mercato mobiliare è uno dei settori più rappresentativi del mercato finanziario, ed è suddiviso nelle

seguenti tipologie di mercato:

 Mercato azionario: è il mercato mobiliare in cui avvengono le negoziazioni sui titoli rappresentativi

dei finanziamenti a titolo di capitale di rischio (azioni).

 Mercato obbligazionario: è il mercato mobiliare in cui avvengono le negoziazioni sui titoli dei

prestiti e dei finanziamenti di medio e lungo termine (obbligazioni). 48

Nel mercato mobiliare possono essere scambiati sia i nuovi titoli di prima emissione e collocamento

(mercato primario) sia i titoli già in circolazione (mercato secondario). Le modalità di scambio nel mercato

mobiliare sono disciplinate dal legislatore e, in alcuni casi, possono essere effettuate sotto la vigilanza di

organi ed autorità pubbliche come la Consob. Il D.Lgs. 58/98 (TUF) ha riorganizzato il mercato mobiliare in

Italia in direzione della privatizzazione della Borsa Valori e della liberalizzazione dei servizi di investimento,

trasformando il mercato mobiliare da una logica pubblicistica ad una privatistica; distinguendo le funzioni di

organizzazione e di gestione di mercati, affidati a società private, dalle funzioni di vigilanza e di controllo

degli enti e delle autorità pubbliche.

TUF (Testo Unico della Finanza)

STRUMENTI FINANZIARI

a) Azioni ed altri titoli di capitale di rischio negoziabili sul mercato dei capitali

b) Obbligazioni, titoli di stato ed altri titoli di debito negoziabili sul mercato dei capitali

c) Quote di fondi comuni di investimento (gestione collettiva)

d) Titoli normalmente negoziati sul mercato monetario

e) Futures, swap, contratti a termine, opzioni (contratti derivati)

f) Combinazione contratti

SERVIZI DI INVESTIMENTO (recepimento della MiFiD)

a) Ricezione e trasmissione, per conto degli investitori, di ordini in relazione a uno o più strumenti

finanziari

b) Esecuzione di tali ordini per conto di terzi

c) Negoziazione per conto proprio

d) Gestione, su base discrezionale e individualizzata, di portafogli di investimento nell’ambito di un

mandato conferito dagli investitori. Qualora tali portafogli includano uno o più strumenti

e) Consulenza in materia di investimenti

f) Assunzione a fermo di strumenti finanziari e/o collocamento di essi sulla base di un impegno

irrevocabile

g) Collocamento di strumenti finanziari senza impegno irrevocabile

h) Gestione di sistemi multilaterali di negoziazione

SERVIZI ACCESSORI

a) Custodia e amministrazione di strumenti finanziari

b) Affitto di cassette di sicurezza

c) Concessione di crediti o prestiti agli investitori per consentire di effettuare una transazione relativa

a uno o più strumenti finanziari

d) Consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale e per servizi

connessi a M&A (mergers and acquisitions)

e) Servizi connessi all’assunzione a fermo

f) Consulenza in materia di investimento

g) Servizi di cambio collegato alla fornitura di servizi di investimento

SOGGETTI ABILITATI ALLO SVOLGIMENTO DEI SERVIZI DI INVESTIMENTO

1. Imprese di investimento nazionali, comunitarie, extracomunitarie (SIM)

2. Banche nazionali, comunitarie, extracomunitarie

3. Società di gestione del risparmio (SGR) 49

4. Intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’art. 107 del TUB.

5. Agenti di cambio (con preclusione all’attività di negoziazione e di collocamento con preventiva

sottoscrizione o acquisto a fermo e con assunzione di garanzia)

6. Società fiduciarie

Servizi di intermediazione mobiliare

Gli intermediari mobiliari offrono servizi di gestione delegata dell’investimento (fondi comuni, fondi

pensione, società d’investimento) ossia offrono servizi di assistenza al funzionamento dei mercati aperti; il

loro intervento si articola in tre principali aree operative: emissione, negoziazione e investimento.

Servizi all’emissione e al collocamento di titoli sul mercato primario

L’attività dell’intermediario mobiliare si esplica in una combinazione di servizi di consulenza tecnica relativi

ai fabbisogni finanziari dell’emittente, modalità di copertura attraverso il ricorso al mercato, condizioni e

procedure dell’emissione, raccolta delle sottoscrizioni dei potenziali investitori, attraverso la propria rete di

distribuzione e di contatti con gli investitori istituzionali. La sottoscrizione dei titoli può avvenire mediante:

 Assunzione a fermo: l’intermediario in fase di collocamento acquista l’intera emissione di

strumenti, incaricandosi del loro successivo piazzamento nei portafogli degli investitori. La

remunerazione dell’intermediario è costituita dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di

smobilizzo. In tal caso l’intermediario agisce come underwriter, acquisendo direttamente i titoli

dall’emittente e assumendo una conseguente posizione di rischio finanziario.

 Assunzione con garanzia: costituisce un impegno formale ad acquistare i titoli solo nell’eventualità

di un mancato collocamento presso gli investitori. La remunerazione dell’intermediario è costituita

dalle commissioni collegate al controvalore dell’emissione coperta da garanzia di collocamento.

Nelle due fattispecie l’intermediario è soggetto al rischio di smobilizzare i titoli ad un prezzo inferiore a

quello di acquisizione. Per fronteggiare i rischi di collocamento, una singola operazione viene gestita da più

intermediari, mediante la costituzione di un Consorzio di collocamento (in tal modo il rischio viene

frazionato). L’intermediario non assume alcun rischio finanziario diretto quando agisce come broker,

ovvero, interviene semplicemente nel collocare i titoli presso gli investitori, mettendo a disposizione

dell’emittente la rete distributiva al dettaglio e la rete di contatti con gli investitori istituzionali.

Per quanto concerne l’area di servizi di finanza straordinaria, poiché il fabbisogno finanziario dell’impresa

origina da decisione di fusioni o acquisizioni di altre imprese, l’intermediario può offrire servizi di assistenza

nella ricerca delle soluzioni finanziarie più idonee a sostenere la crescita esterna dell’impresa.

Servizi di ricerca della controparte e di liquidità sul mercato secondario

La negoziazione, consiste nell’esecuzione di operazioni di compravendita

Per conto terzi: la negoziazione si concretizza nella prestazione di un servizio di ricerca di una

controparte negoziale; l’intermediario mobiliare operando in conto terzi assume la veste di broker.

Per conto proprio: l’intermediario è controparte diretta della negoziazione e la negoziazione si

concretizza nella prestazione di un servizio di liquidità; l’intermediario mobiliare operando in conto

proprio assume la veste di dealer/ market maker. 50

Servizi di consulenza e di gestione dell’investimento in titoli

La consulenza all’investimento in titoli è finalizzata all’analisi delle esigenze finanziarie del cliente, alla

raccolta e all’elaborazione delle informazioni utili per le scelte di investimento e per l’orientamento delle

decisioni, alla proposta di soluzioni. Tra i servizi di consulenza indirizzati al mercato degli investitori, risulta

essere particolarmente rilevante l’attività svolta dalle agenzie di rating.

I servizi di gestione sono relativi alle attività svolte nell’interesse della clientela che delega all’intermediario

le decisioni di investimento, pertanto le istituzioni finanziarie che erogano tali servizi sono definite:

investitori delegati. A differenza degli intermediari creditizi, gli investitori delegati non assumono in proprio

i rischi dell’investimento mobiliare, i quali, anche se attenutati, restano pur sempre a carico dei prestatori

finali. Gli investitori delegati usufruiscono di un potere discrezionale d’investimento destinando i fondi

raccolti verso gli impieghi ritenuti più profittevoli, svolgendo dunque, una funzione di valutazione e di

controllo dei prenditori finali.

Il servizio di gestione può essere offerto su base personalizzata (gestione individuale) o su base

istituzionalizzata (gestione collettiva).

Gestioni individuali: l’intermediario (gestore) agisce sulla base di un mandato del cliente, mantenendo

distinte le posizioni dei singoli investitori.

Gestioni collettive: l’investitore finale aderisce ad un’iniziativa di investimento già prefissata, acquisendo in

tal modo, una quota parte dell’investimento complessivo effettuato dal gestore.

Gli intermediari mobiliari

Imprese di investimento

S I M

OCIETÀ DI NTERMEDIAZIONE OBILIARE (SIM): sono società per azioni che svolgono l'attività di

intermediazione mobiliare (non svolgono, a differenza delle banche, intermediazione creditizia). Sono

definite come quelle imprese che hanno sede legale e direzionale generale in Italia e rappresentano

imprese d’investimento.

Le società di intermediazione mobiliare hanno sostituito i vecchi agenti di cambio. Sono società iscritte in

un apposito albo tenuto dalla Consob. A loro, insieme alle altre imprese di investimento e alle banche, è

riservato l'esercizio professionale dei servizi di investimento nei confronti del pubblico.

Le Sim possono operare nei mercati regolamentati italiani, nei mercati comunitari e nei mercati

extracomunitari riconosciuti dalla Consob. Le Sim svolgono attività di:

 negoziazione titoli per conto terzi (brokerage);

 collocamento dei titoli senza garanzia (selling);

 negoziazione titoli per conto proprio (dealing);

 collocamento dei titoli con garanzia (underwriting);

 gestione di portafogli finanziari;

 raccolta e trasferimento di ordini di acquisto e vendita.

Le Sim possono inoltre prestare professionalmente nei confronti del pubblico i servizi accessori e altre

attività finanziarie, nonché le attività connesse o strumentali.

Le Sim che svolgono attività di dealing/underwriting hanno un portafoglio di titoli di proprietà e quindi sono

soggette al rischio di mercato poiché proprietarie dell'azione trattata. Le Sim che invece si occupano di 51

brokerage/selling negoziano per conto terzi e dunque vanno incontro soltanto ad un rischio operativo e di

reputazione. Istituite nel 1991 e successivamente riformate nel 1996 dal decreto Eurosim, le società di

intermediazione mobiliare trovano il loro assetto definitivo nel 1998 con l’approvazione del Testo unico

della finanza (Tuif).

Le Sim che ottengono l’autorizzazione (dalla Consob) in Italia possono operare, anche senza stabilirvi

succursali, sia in uno Stato comunitario sia in uno Stato extracomunitario. In quest’ultimo caso, tuttavia, è

necessaria la preventiva autorizzazione della Banca d’Italia.

ALTRE IMPRESE DI INVESTIMENTO

Le imprese di investimento comunitarie: sono intermediari diversi dalle banche, avendo sede legale e

direzionale generale in un medesimo stato appartenente all’UE, autorizzati dalle autorità del paese

d’origine a svolgere servizi di investimento. Possono esercitare i servizi ammessi al mutuo riconoscimenti in

Italia, sia attraverso lo stabilimento di succursali, sia mediate l’offerta di servizi in via transfrontaliera.

Le imprese di investimento extra-comunitarie: sono quelle imprese, diverse dalle banche, autorizzate a

svolgere servizi di investimento e aventi sede legale in uno stato extra-comunitario.

SGR

Le società di gestione del risparmio (SGR) sono, insieme alle SICAV, gli intermediari finanziari ai quali è

attribuita la riserva di legge a esercitare in Italia il servizio di gestione collettiva del risparmio.

L'autorizzazione alla prestazione del servizio di gestione collettiva del risparmio e di gestione su base

individuale di portafogli di investimento per conto terzi e per il servizio di consulenza in materia di

investimenti, è rilasciata dalla Banca d'Italia, sentita la Consob. Le SGR autorizzate alla prestazione di tali

servizi sono iscritte all'apposito Albo tenuto dalla Banca d'Italia.

Sul loro operato vigilano tre organi di controllo: Banca d'Italia, Consob e Ministero dell'economia e delle

finanze. Le attività di cui si occupano le SGR sono sostanzialmente:

 La prestazione di servizi di gestione collettiva del risparmio:

o Promozione, istituzione ed organizzazione dei fondi comuni di investimento

o Gestione del patrimonio degli organismi di investimento collettivo del risparmio (OIRC),

cioè la gestione in forma aggregata (a monte) del risparmio raccolto attraverso fondi

comuni di investimento e SICAV.

 La istituzione e gestione di fondi pensione, cioè di fondi accantonati dai risparmiatori durante la

vita lavorativa, e destinati a costruire una rendita pensionistica complementare per integrare le

coperture offerte dai sistemi di previdenza obbligatoria.

 La prestazione di servizi di gestione patrimoniale, ossia la gestione individuale del portafoglio dei

singoli risparmiatori sulla base di un mandato specifico da essi conferito alla SGR.

Inoltre, la SGR può svolgere le attività ad essi connesse o strumentali stabilite dalla Banca d'Italia e prestare

il servizio di consulenza in materia di investimenti.

In Italia non sono presenti solo società di diritto italiano, ma anche società di gestione di diritto estero,

operanti sulla base del principio comunitario del mutuo riconoscimento e della regolamentazione del Paese

d'origine. 52

Con la nascita delle SGR, il TUIF (Testo unico in materia di intermediazione finanziaria) ha introdotto

nell'ordinamento italiano il c.d. "gestore unico", ossia una nuova figura di intermediario abilitato a svolgere

le diverse attività di asset management (“amministrazione di beni”: gestione della ricchezza per conto

terzi). Le Sim e le banche, invece, continuano a poter prestare in via diretta il solo servizio di gestione

individuale.

La tutela dell’investitore

La MiFID distingue due tipologie di clienti:

Clientela al dettaglio: costituita da singoli investitori con patrimoni e competenze finanziarie

limitate. E’ quindi maggiormente bisognosa di una tutela nell’ambito della prestazione dei servizi di

investimento

Clientela di tipo professionale: rappresentata da investitori con maggiori disponibilità e

competenze finanziarie

Le regole che devono ispirare l’attività dell’intermediario nello svolgimento della sua attività sono graduate

in relazione alla tipologia di clientela e riconducibili a tre ambiti principali:

1) Osservanza di regole e l’uniformità delle procedute nello svolgimento del servizio che tutelino

l’interesse del cliente investitore: la prestazione dei servizi di intermediazione è basata sulla stipula

di un apposito contratto scritto di cui una copia è consegnata al cliente, nel quale sono specificati i

servizi forniti, le loro caratteristiche, la durata, modalità di rinnovo etc.

Nella prestazione dei servizi di negoziazione, inoltre, gli intermediari devono eseguire le

negoziazioni in modo da ottenere il miglior risultato possibile (best execution) per i loro clienti, con

riguardo ai prezzi, costi, rapidità e probabilità di esecuzione e di regolamento, alle dimensioni e

natura dell’ordine.

2) Trasparenza informativa: prima di iniziare la prestazione dei servizi di investimento gli intermediari

autorizzati devono acquisire informazioni sull’esperienza dell’investitore in materia di investimenti

in strumenti finanziari, sugli obiettivi di investimento, nonché sulla propensione al rischio.

L’intermediario deve consegnare il documento sui rischi generali associati all’investimento negli

strumenti finanziari e non può effettuare operazioni o prestare il servizio di gestione se non dopo

aver fornito indicazioni sulla natura, rischi e implicazioni della specifica operazione/servizio, la cui

conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento o disinvestimento.

3) Conflitti di interesse: emergono in presenza di comportamenti degli intermediari che possono

avvantaggiare un investitore a danno di un altro, o l’intermediario a danno del cliente. Gli

intermediari sono tenuti ad adottare a e mantenere disposizioni organizzative e amministrative

dirette ad individuare e gestire correttamente i conflitti di interesse pregiudizievoli per i clienti.

Qualora ciò non sia possibile devono informare chiaramente i clienti, prima di agire per conto loro,

della natura generale e/o delle fonti di tali conflitti di interesse (trasparenza informativa).

Gli investitori istituzionali

Gli investitori istituzionali sono intermediari finanziari che svolgono una attività di investimento sul mercato

mobiliare ed immobiliare, a valere su di un patrimonio loro conferito dai singoli investitori, attraverso una

delega all’investimento (canale diretto. Nel caso delle gestioni collettive e individuali), o con la stipula di

contratti che consentono all’intermediario la raccolta del risparmio (canale indiretto. Come nel caso dei 53

depositi bancari o dei premi assicurativi). Nell’ambito dei servizi di gestione con delega (canale diretto), gli

investitori istituzionali si identificano negli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR).

RICORDA! Banche effettuano solo la gestione dei patrimoni su base individuale. Le SICAV solo gestione su

base collettiva. Servizi di gestione OICVM Fondi comuni aperti (armonizzati e non)

collettiva del risparmio SICAV

Fondi comuni chiusi (mobiliari, immobiliari)

OICR

Gestione Fondi riservati (aperti chiusi)

collettiva Fondi speculativi

Fondi di fondi

Servizi di gestione del Fondi pensione

risparmio previdenziale Prodotti assicurativi (assicurazione vita)

Servizio di gestione individuale del risparmio erogato dalle banche, SIM e SGR

CAPITOLO SETTIMO: LA REGOLAMENTAZIONE E I CONTROLLI DI

VIGILANZA

Il processo normativo si affianca ad un’attività di controllo, che ha l’obiettivo di verificare che i singoli

intermediari operino in modo conforme alle norme, intervenendo nei casi di inadempienza. L’insieme delle

norme dettate dagli organi di vigilanza, e dei controlli da essi svolti è definito funzione di vigilanza.

GLI OBIETTIVI

Gli obiettivi della regolamentazione, e più in generale, della funzione di vigilanza sono:

A. Tutela dei risparmiatori

B. Stabilità dei singoli intermediari e del sistema finanziario nel suo complesso

C. Efficienza: riguarda il buon funzionamento dei canali d’intermediazione (in termini di efficienza

allocativa, tecnico-operativa e informativa) ed è strettamente legato al grado di concorrenza

D. Correttezza e trasparenza dei comportamenti degli intermediari

Gli obiettivi della regolamentazione assumono valenza e rilevanza differenti in base al canale di

intermediazione: diretto o indiretto.

Nel canale indiretto l’intervento regolamentare e di controllo risulta più inciso.

Per quanto concerne la funzione creditizia, il risparmio raccolto dal sistema bancario sotto forma di depositi

è definito risparmio inconsapevole, in quanto le unità in surplus finanziario delegano la funzione di

valutazione e selezione degli investimenti alle banche, che si assumono in prima persona il rischio di

insolvenza delle unità in disavanzo finanziario. È evidente quindi che la tutela del risparmio richiede un

insieme di regole e controlli volti ad assicurare una gestione bancaria prudente e professionale, per evitare

casi di insolvenza delle banche stesse.

Nel canale diretto la funzione di regolamentazione e di controllo opera lungo tre direttrici:

1) Mercati

2) Intermediari

3) Emittenti 54

GLI STRUMENTI

Il set di strumenti a disposizione delle funzioni di regolamentazione e di vigilanza si sostanzia in due

tipologie:

A. Strumenti/controlli ex ante: volti a prevenire l’insorgere di casi di crisi

B. Strumenti/ controlli ex posti: indirizzati a limitare l’effetto contagio di crisi di singoli intermediari e a

risolvere con interventi ad hoc i singoli casi di crisi aziendali.

Per quanto concerne gli interventi ex ante possiamo parlare di:

Vigilanza regolamentare: interviene su aspetti di struttura e operatività degli intermediari, al fine

di limitare e monitorare l’assunzione dei rischi. Consiste in:

- Controlli strutturali: diretti a influenzare in modo diretto il grado di concorrenza

* Controlli all’entrata: regole più o meno discrezionali per l’accesso

* Vincoli all’operatività: obiettivo di limitare/impedire alcune tipologie di attività

* Restrizioni a operazioni di tipo straordinario: in grado di alterare la struttura del mercato

(Es. fusioni, acquisizioni).

- Controlli prudenziali: utilizzati per monitorare i rischi assunti dagli intermediari e limitare

l’esposizione. Sono pertanto volti a garantire la liquidità, solvibilità degli intermediari, e

sono in particolare rivolti alle banche. (Es. requisiti minimi di capitalizzazioni, limiti

all’assunzione e alla concentrazione).

- Controlli di trasparenza e correttezza: effettuati principalmente in due ambiti, nelle:

* Caratteristiche dei rapporti negoziali tra la clientela e l’intermediario

* Modalità per garantire che le operazioni in titoli siano svolte nell’interesse del cliente

Vigilanza informativa: ha l’obiettivo di monitorare costantemente l’operatività degli intermediari,

soprattutto per quanto riguarda i rischi che si assumono. Agli intermediari è richiesto l’invio agli

organi di vigilanza di flussi informativi periodici che consentono l’analisi delle diverse situazioni

aziendali.

Vigilanza ispettiva: Integra con verifiche sul campo la vigilanza informativa.

L’ASSICURAZIONE DEI DEPOSITI

L’assicurazione dei depositi è un sistema di garanzia che offre tutela ai depositanti, quali risparmiatori

inconsapevoli e dunque, non in grado di valutare lo stato di salute delle banche a cui affidano il proprio

risparmio. L’obiettivo è quello di evitare ripercussioni sui depositanti in caso di dissesto della banca,

prevedendo il rimborso, entro limiti predefiniti, delle cifre depositate. Tale garanzia risulta da un lato, un

intervento ex ante poiché disincentiva i risparmiatori al ritiro dei depositi in caso di possibili dubbi sulla

solvibilità della banca, riducendo quindi il rischio di effetto domino e di crisi sistemica; dall’alto lato, è un

intervento ex post poiché è una vera e propria rete di sicurezza per i risparmiatori in caso di dissesto della

banca.

L’EVOLUZIONE REGOLAMENTARE E DEI CONTROLLI

La funzione di regolamentazione e di vigilanza hanno sperimentato una profonda evoluzione lungo tre

direttrici:

 Da un’impostazione strutturale ad una di natura prudenziale 55

 Si è ampliato il campo dell’intervento normativo e dei controlli

 La regolamentazione in ambito finanziario ha assunto una dimensione sempre più internazionale

La regolamentazione prudenziale, si fonda sulla possibilità per gli intermediari di elaborare le proprie

strategie di business e di assunzione dei rischi.

I rischi della regolamentazione sono:

Rischio di credito

RISCHIO DI INSOLVENZA Rischio paese

Rischio di controparte

Rischio di mercato/prezzo

RISCHIO DELLA Rischio di tasso di interesse

VARIAZIONE DEI PREZZI Rischio di cambio

O

RGANI DI CONTROLLO:

Banca d’Italia: ai fini della stabilità

 Stabilità degli intermediari: banche, SGR, società di investimento

 Sorveglianza sul sistema dei pagamenti (con la BCE)

 Supervisione dei mercati all’ingrosso

 Tutela della concorrenza nel mercato del credito

CONSOB (commissione nazionale per le società e la borsa): ai fini della correttezza e la trasparenza

 Trasparenza e comportamenti degli intermediari

 Vigilanza sugli emittenti:

- Sollecitazione all’investimento

- Informazione societaria

- Assetti proprietari

- Tutela delle minoranze

- Ruolo nel collegio sindacale e revisione aziendale

 Vigilanza sui mercati 

Banca d’Italia e Antitrust: ai fini della concorrenza legge n. 287/90 istitutiva dell’autorità Antitrust

garante della concorrenza e dei mercati

Permane una vigilanza settoriale con controlli di stabilità, trasparenza e correttezza:

 Assicurazioni: IVASS (Istituto per la vigilanza sulla assicurazione)

 Fondi Pensione: Covip (Commissione di vigilanza sui fondi comuni) 56

Scheda di aggiornamento – Agosto 2015

La crisi del debito sovrano ha posto con estrema urgenza il problema di una vigilanza frammentata nell’area

dell’euro. Da un punto di vista meramente congiunturale, la debolezza dei mercati finanziari dell’area euro,

i rischi di implosione della moneta unica, la crisi delle banche e il seguente contagio con interventi degli

stati e impatto sulle finanze pubbliche, hanno reso ineludibili interventi drastici per spezzare il circolo

vizioso rischio sovrano-rischio banche-rischio sovrano e ripristinare la fiducia.

Nel giugno 2012, con il Rapporto Van Rompuy, prende avvio il processo per la creazione di una Unione

Bancaria Europea (Banking Union) tra i paesi dell’Unione Europea (UE), con l’obiettivo di accelerare il

processo di unificazione economica e finanziaria nell’area dell’euro. L’Unione Bancaria Europea è la

condizione necessaria affinché l’European Stability Mechanism (ESM) possa ricapitalizzare direttamente le

banche in difficoltà, evitando il finanziamento degli stati sovrani e spezzando quindi il circolo vizioso.

L’Unione Bancaria Europea consiste di tre pilastri che si devono basare su un set armonizzato di regole

prudenziali: single rulebook, predisposto dall’European Banking Authority (EBA):

1. Una vigilanza integrata, per garantire l’efficace applicazione delle norme prudenziali, del controllo dei

rischi e della prevenzione delle crisi in tutta l’area. Questo pilastro ha dato vita alla cosiddetta “vigilanza

unica europea” che si fonda sul Single Supervisory Mechanism (SSM), divenuto operativo nel novembre

2014, che assegna la responsabilità della vigilanza delle banche dell’Unione Monetaria Europea (UME)

alla Banca Centrale Europea (BCE);

2. Un sistema di risoluzione europeo delle crisi bancarie al fine di permettere una liquidazione ordinata

degli istituti irrecuperabili e in tal modo proteggere i fondi dei contribuenti. La Bank Recovery and

Resolution Directive (BRRD), 2014/59/UE, ha introdotto in tutti i paesi europei regole armonizzate per

prevenire e gestire le crisi di banche e imprese di investimento. La BRRD prevede che già in fase di

operatività normale delle banche vengano predisposti piani di risoluzione per individuare strategie e

azioni da mettere in atto in caso di crisi. Per evitare che il costo dei salvataggi gravi sulle finanze

pubbliche e quindi sui contribuenti con il meccanismo del bail-out, viene introdotto il meccanismo del

bail-in (salvataggio interno), che consente alle autorità di risoluzione di disporre la riduzione del valore

delle azioni e di alcune categorie di crediti o la loro conversione in azioni per ricapitalizzare la banca.

Sono comunque esclusi dal bail-in, tra l’altro, i depositi protetti dal sistema di garanzia dei depositi, cioè

di importo sino ai 100.000 euro;

3. Un sistema europeo di garanzia dei depositi per introdurre una dimensione europea nei sistemi

nazionali di garanzia dei depositi per le banche oggetto di vigilanza europea. Nelle intenzioni originarie,

il terzo pilastro dell’Unione Bancaria avrebbe dovuto essere costituito da uno schema europeo comune

di garanzia dei depositi. In effetti, allo stato attuale, con la direttiva 2014/49/EU ci si è limitati ad una

disciplina armonizzata, cosiddetta armonizzazione massima, del funzionamento dei sistemi nazionali di

garanzia dei depositi.

Di seguito approfondiremo il SSM.

Il 12 settembre 2012 la Commissione Europea ha pubblicato due proposte di regolamento per attribuire

specifici compiti di vigilanza bancaria alla BCE e per modificare il regolamento istitutivo dell’EBA e renderlo

compatibile al nuovo sistema di vigilanza europea. Hanno fatto seguito il 13 dicembre 2012 le decisioni

dell’Economic and Financial Affairs Council (ECOFIN). Tra il 2013 e il 2014 vi è stata una intensa attività

preparatoria, che ha reso possibile la piena operatività della vigilanza unica il 4 novembre 2014. 57

Il Single Supervisory Mechanism è un sistema di vigilanza unificato affidato alla BCE per le banche dei paesi

dell’area dell’euro (cosiddetto 19+ in quanto anche altri paesi dell’Unione Europea possono chiedere di

partecipare), con suddivisione dei compiti tra BCE e autorità nazionali competenti (National Competent

Authorities – NCA). La competenza del SSM riguarda la vigilanza prudenziale degli intermediari creditizi,

mentre la competenza delle altre materie (es. trasparenza e correttezza, antiriciclaggio usura) rimane in

capo alle autorità nazionali competenti. Nell’ambito del SSM vi sono competenze diverse tra BCE e NCA.

Dal 4 novembre 2014, alla BCE spetta la vigilanza diretta sulle banche cosiddette significative (significant), al

4 novembre 2014 123 (circa l’85% degli attivi dell’area dell’euro), che presentano almeno una delle

seguenti caratteristiche:

• il valore totale delle attività supera i 30 miliardi di euro,

• il rapporto tra le attività totali e il PIL dello stato membro partecipante in cui l’istituto è stabilito

supera il 20%, a meno che il valore totale delle attività sia inferiore a 5 miliardi di euro;

• l’ente creditizio è uno dei tre maggiori istituti di uno stato membro partecipante;

• l’ente creditizio ha richiesto o ricevuto gli aiuti dei Fondi di salvataggio europei: European Financial

Stability Fund (EFSF) e dopo il 2012 ESM

• l’ente creditizio ha attività transfrontaliere significative

La BCE ha poteri di vigilanza informativa e ispettiva e potere di attuazione (cosiddetto enforcement) delle

decisioni e delle sanzioni. È suo compito il coordinamento delle autorità nazionali nell’ambito dell’EBA.

Deve operare in modo indipendente nello svolgimento dei compiti di vigilanza e rendere conto del suo

operato a Parlamento e Consiglio Europeo. Per evitare conflitti di interesse e garantire la separazione tra

funzione di vigilanza e quella di politica monetaria, è stato creato ex-novo il Supervisory Board con compiti

di natura tecnica. La responsabilità ultima delle decisioni di vigilanza spetta comunque al Governing

Council. La BCE come supervisore unico potrà decidere in qualunque momento di esercitare direttamente i

propri poteri nei riguardi di qualunque altra banca, di qualunque dimensione se lo reputerà “necessario per

assicurare una coerente applicazione di alti standard di sorveglianza bancaria”.

Le NCA (per l’Italia la Banca d’Italia) mantengono la vigilanza diretta su tutte le altre banche non

significative, “less significant” (circa 6.000), tranne quelle per le quali la BCE decida di esercitare

direttamente i propri poteri.

La fase preparatoria (dall’ottobre 2013 all’ottobre 2014), definita Comprehensive Assessment ha

interessato 130 banche europee, e si è articolato in:

1) Supervisory risk assesment: analisi dei rischi a fini di vigilanza, allo scopo di valutare, in termini

quantitativi e qualitativi, i fattori di rischio fondamentali, inclusi quelli sotto il profilo della liquidità,

della leva finanziaria e del finanziamento;

2) Asset quality review: esame della qualità degli attivi intesa a migliorare la trasparenza delle

esposizioni bancarie attraverso un’analisi della qualità dell’attivo delle banche, ivi compresa

l’adeguatezza sia della valutazione di attività e garanzie, sia dei relativi accantonamenti;

3) Stress tests: prova di stress per verificare la tenuta dei bilanci bancari in scenari di stress. 58

Tabella 1 – Le banche italiane oggetto dell’AQR – 2014

Banca Carige S.P.A. – Cassa di Risparmio di Genova e Imperia Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.

Banca Piccolo Credito Valtellinese, Società Cooperativa * Banca Popolare Dell’Emilia Romagna –

Società Cooperativa

Con l’introduzione del SSM, i poteri della Banca d’Italia in tema di vigilanza prudenziale sugli in-

termediari creditizi sono stati ricondotti in capo al SSM, mentre la nostra banca centrale mantiene

Banca Popolare Di Milano – Società Cooperativa A Responsabilità Limitata Banca Popolare di Sondrio,

le restanti competenze in materia di antiriciclaggio, usura, correttezza e trasparenza. Rimangono

Società Cooperativa per Azioni

tutte le competenza sugli altri intermediari.

Banca Popolare di Vicenza – Società Cooperativa per Azioni Banco Popolare – Società Cooperativa

Le 13 banche significative, Tabella 1, sono sotto il diretto controllo della BCE, che opera la vigi- lanza

informativa e ispettiva attraverso gruppi di specialisti dei diversi paesi dell’UME: Joint Supervi- sory Team

Credito Emiliano S.p.A. * Iccrea Holding S.p.A Intesa Sanpaolo S.p.A.

(JTS).

Mediobanca – Banca di Credito Finanziario S.p.A. UniCredit S.p.A.

Tabella 1 – Le banche italiane oggetto dell’AQR – 2014

Unione Di Banche Italiane Società Cooperativa Per Azioni Veneto Banca S.C.P.A.

(*) al 4 novembre 2014 escluse dal controllo diretto della BCE per attivo inferiore ai 30 Mld di euro

Con l’introduzione del SSM, i poteri della Banca d’Italia in tema di vigilanza prudenziale sugli in- termediari

creditizi sono stati ricondotti in capo al SSM, mentre la nostra banca centrale mantiene le restanti

competenze in materia di antiriciclaggio, usura, correttezza e trasparenza. Rimangono tutte le competenza

sugli altri intermediari.

Le 13 banche significative, Tabella 1, sono sotto il diretto controllo della BCE, che opera la vigi- lanza

informativa e ispettiva attraverso gruppi di specialisti dei diversi paesi dell’UME: Joint Supervi- sory Team

(JTS). 59

CAPITOLO PRIMO – LE OPERAZIONI FINANZIARIE:

INVESTIMENTO, FINANZIAMENTO E RISCHIO

Le operazioni finanziarie

Le operazioni finanziarie o di finanziamento sono trasferimenti di potere di acquisto nel tempo tra soggetti

che intendono soddisfare esigenze contrapposte di impiego e di raccolta di risorse monetarie.

Lo scambio è attuato mediante l’esecuzione di una prestazione “attuale” in moneta a fronte della promessa

di una prestazione “futura” sempre in moneta.

Interessati allo scambio (ossia le controparti dello scambio) sono:

 Unità finali: famiglie, imprese, operatori pubblici che si rivolgono al sistema finanziario (che si pone

controparte di esse) per investire denaro o per ottenere finanziamenti.

 Intermediari finanziari: banche e altre istituzioni finanziarie

Elementi essenziali di una operazione finanziaria sono:

 Natura monetaria delle prestazioni contrapposte: flussi di cassa in entrata e in uscita

 Tempo: le prestazioni sono separate da un intervallo temporale più o meno lungo che definisce

l’intervallo temporale della prestazione.

 Rischio: La distanza temporale che separa le prestazioni conferisce all’operazione elementi di

incertezza. (N.b. tipologie di rischio: credito, liquidità, mercato-prezzo, tasso di interesse, cambio-

controparte, rischio operativo, altri rischi).

 Informazioni: la quantità-qualità-accessibilità e la trasparenza di esse sono elementi essenziali per

l’apprezzamento dei diversi fattori di rischio e dunque, del grado di certezza dei flussi di cassa

attesi.

Le operazioni finanziarie possono essere valutate sotto due diversi profili: sotto il profilo Tecnico-Giuridico

e sotto il profilo Economico-Tecnico.

Profilo Tecnico-Giuridico : Sotto questo profilo, le operazioni finanziarie si esplicitano in diverse

tipologie di contratti finanziari che rappresentano degli accordi tra operatori economici per definire diritti,

obblighi, vincoli e divieti relativi all’esecuzione delle prestazioni e al trasferimento del potere di acquisto.

A seconda del fatto che si sottolinei la natura patrimoniale dei diritti o quella degli obblighi contrattuali

l’operazione finanziaria si identifica come Attività finanziaria o Passività finanziaria.

Una attività finanziaria conferisce al suo possessore dei diritti sul patrimonio della controparte (è allo

stesso tempo attività di un operatore e una passività di un altro), mentre una attività reale essendo

espressione di un rapporto di proprietà attribuisce la facoltà di determinarne l’uso (compare nell’attivo di

un solo operatore).

I contratti finanziari presentano diversi elementi negoziali:

1. La natura del rapporto che si instaura tra i contraenti, nonché il grado di coinvolgimento del

prestatore di fondi nelle vicende economiche dell’emittente e la misura della partecipazione ai rischi

sostenuti da quest’ultimo. Per i contraenti la negoziazione di un contratto finanziario si sostanzia nella

distribuzione dei rischi tra le parti sulla base di un compromesso accettabile tra finalità contrapposte.

2. La natura contrattuale ed economica dello scambio: in base alla quale i contratti finanziari possono

essere classificati in quattro macro categorie: 2

- Contratti di indebitamento

- Contratti di partecipazione

- Contratti di assicurazione

- Contratti derivati.

C ONTRATTI DI INDEBITAMENTO: possiamo definire tale operazione come “moneta oggi contro moneta

domani”. Consistono nell’erogazione da parte di un soggetto (creditore) di una determinata somma di

denaro, sulla base di un contestuale impegno assunto dalla controparte (debitore), sia di restituire ad una o

più scadenze future il capitale ricevuto in prestito, sia del pagamento di un compenso (interesse) dovuto

per la disponibilità delle risorse monetarie. Sono tali i mutui/prestiti, depositi bancari/postali, prestiti

obbligazionari con o senza cedola (zero coupon), titoli di stato.

NB: Cedola dell’obbligazione: è ciascuno dei pagamenti che prevende un debito obbligazionario. I bot sono

zero coupon perché senza cedola, e dunque a rimborso unico

L’operazione creditizia sottintende la presenza di un rapporto di natura fiduciaria tra i soggetti dello

scambio. La distanza temporale che separa le due prestazioni implica una componente aleatoria a carico

del creditore, il quale, prima di finanziare la controparte dovrà valutarne le capacità di rimborso a scadenza

(o più in generale la capacità di onorare gli impegni assunti). Per le imprese rilevante a tal fine, risulta

essere l’attività economica e la capacità reddituale dell’impresa; per le famiglie, invece, vengono valutate le

condizioni reddituali e l’ammontare del patrimonio disponibile.

C :

ONTRATTI DI PARTECIPAZIONE consistono nel trasferimento di risorse ad una impresa da parte di un

soggetto che assume la veste di proprietario o comproprietario dell’impresa stessa.

Il conferimento a titolo di capitale sociale comporta l’assunzione del rischio d’impresa.

A differenza dei rapporti di credito si caratterizzano per l’interesse diretto ai risultati dell’attività economica

svolta dall’emittente (impresa) e per il vincolo che lega i capitali investiti alla vita dell’impresa stessa, per

cui il prenditore di fondi non assume alcun impegno certo di remunerazione e di restituzione futura del

capitale originariamente ricevuto. Il comproprietario è titolare di un diritto residuale sugli utili e sul

patrimonio netto. La remunerazione è condizionata dall’effettivo conseguimento di risultati economici

positivi e dalle decisioni di distribuzione degli stessi soci; e in caso di liquidazione, la restituzione ai soci del

capitale investito è subordinata all’adempimento degli impegni assunti verso i creditori.

Questi contratti sono rappresentati essenzialmente da azioni, quote di società a responsabilità limitata (Srl)

e in nome collettivo (Snc). Conferiscono al titolare diritti patrimoniali, sulla quota parte di utili e di

patrimonio netto sociale sia diritti amministrativi, che consistono nella possibilità di concorrere alla

gestione della società.

C :

ONTRATTI DI ASSICURAZIONE consentono il trasferimento dei rischi da un soggetto (assicurato) ad un

altro soggetto (assicuratore) di norma rappresentato da istituzioni specializzate. A fronte di un compenso

(premio assicurativo) l’assicuratore assume l’onere finanziario condizionato al verificarsi di un dato evento

futuro e incerto, inerente al patrimonio (ramo danni) o alla persona (ramo vita) dell’assicurato che,

trasferisce alla controparte l’onore economico di un accadimento temuto. Il contratto di assicurazione è

anche detto polizza assicurativa, sulla base del documento rilasciato come quietanza di pagamento del

premio. L’istituzione assicuratrice trasforma i rischi individuali delle controparti assicurate in rischi

collettivi; le assicurazioni ridistribuiscono gli stessi rischi tra tutti i soggetti assicurati (li compensano).

Sono operazioni finanziarie aleatorie poiché vedono in contrapposizione una prestazione certa

dell’assicurato (il premio) e una controprestazione eventuale dell’assicuratore. 3

C :

ONTRATTI DERIVATI questa denominazione è dovuta al fatto che il prezzo di uno strumento derivato

dipende da quello di un altro strumento finanziario o di un bene reale sottostante (merci). Le controparti di

un contratto derivato non perseguono finalità di investimento/disinvestimento di capitali ma quello di

trasferire il rischio speculativo, consentendo agli operatori di affrontare i problemi di gestione dei rischi

speculativi e dell’ottimizzazione del portafoglio di attività finanziarie (in quanto, intervengono soggetti con

diversa propensione al rischio).Gli scambisti agiscono come venditori ed acquirenti di assicurazione contro

l’alea (rischio) di variazione dei prezzi delle attività sottostanti oppure, operano come speculatori tout

court, ovvero, in cambio di guadagni attesi si assumono gli oneri speculativi. Rientrando in questa

categoria: options (call o put), financial futures, swap (di interesse e di valute), forward rate agreements.

Profilo economico-Tecnico : Sotto questo profilo, una operazione finanziaria comprende flussi di

pagamenti con scadenze temporali diverse e soggetti a differenti gradi di aleatorietà; ciò porta a problemi

specifici dei singoli contraenti ma anche fattori economici e finanziari che interessano in modo sistematico

l’intero contesto economico di riferimento dello scambio.

Le componenti elementari rilevanti sotto il profilo della valutazione economico-finanziaria sono:

- La denominazione in valuta estera o in moneta nazionale di conto delle prestazioni monetarie,

consente di individuare una particolare tipologia di rischio: il rischio di cambio, in quanto una sua

variazione inciderà sui futuri flussi di cassa associati all’attività finanziaria e dunque, sull’attività

stessa.

- La natura del prenditore di fondi consente di classificare le operazioni finanziarie in funzione del

livello atteso del rischio di credito (rischio di insolvenza del debitore). Tuttavia, non tutti i prenditori

di fondi hanno lo stesso rating, ad esempio: passività del tesoro dello stato sono considerate

all’interno del paese a rischio nullo. Il rating può essere interno o esterno.

Esterno quando è pubblico ed è assegnato da operatori specializzati nella valutazione degli emittenti

di passività finanziarie e nella classificazione degli stessi per la categoria di rischio (agenzie di rating).

Interno quando non è pubblico ed è assegnato ai debitori dallo stesso creditore (per lo più banche) al

momento della valutazione effettuata per l’erogazione di prestiti.

- Durata: La durata del contratto definisce il periodo di impiego del capitale. Può essere indeterminata

o determinata. Indeterminata quando l’epoca del rimborso non è determinata in modo esplicito dalle

norme contrattuali. Determinata quando è fissato il termine ultimo per il rimborso del capitale.

Questo (il fatto che sia determinata) consente una classificazione delle operazioni finanziarie

secondo i termini di scadenza a: Breve (tipiche del mercato monetario, entro 12-18 mesi), Medio

(fino a 5 anni), Lungo termine (oltre 5 anni). Queste ultime due sono tipiche del mercato finanziario.

- Modalità di esecuzione delle prestazioni:

 Modalità relative all’erogazione del capitale e all’emissione di titoli rappresentativi del

contratto finanziario, aspetti importanti che concorrono a definire i tempi, gli importi e le

modalità delle effettive disponibilità di fondi per i prenditori.

 Modalità di rimborso del capitale: può avvenire secondo criteri differenti: Interamente

all’ultima scadenza o secondo piani di rimborso, a quote di capitali costanti crescenti o

decrescenti, prefissando il valore di rimborso o facendolo dipendere da parametri di riferimento.

 Il tipo e la natura della remunerazione: la remunerazione rappresenta la componente periodica

di ricavo (o di costo) contrattualmente negoziate tra le parti e percepita dall’investitore (o

sostenuta dall’emittente). La remunerazione periodica (fissa o variabile) assume la forma di

tasso di interesse per i contratti di debito e di dividendo per i titoli azionari. La variabilità della 4

remunerazione periodica della azioni (dividendi) si collega alla dinamica dei redditi aziendali e

alle politiche di distribuzione degli stessi da parte dell’assemblea degli azionisti; la variabilità del

tasso nominale di interesse (es dei mutui) sono fissate al momento della negoziazione della

operazione e non sono modificabili durante la vita del contratto. Da sola la remunerazione

periodica non è in grado di esprimere né il costo né il rendimento effettivo dell’operazione

finanziaria poiché è una delle molteplici componenti di ricavo (guadagni o perdite di capitale

determinate dalla variazione del prezzo dell’attività finanziaria) e di costo (oneri per l’acquisto,

negoziazione, incasso e rimborso) dell’operazione finanziaria.

 Previsione di particolari facoltà o opzioni: concesse all’uno o all’altro contraente. Esempio:

facoltà di effettuare in via anticipata il rimborso o di modificare unilateralmente la

remunerazione nell’ambito di schemi prefissati o di esercitare diritti di prelazione per successive

emissioni.

- Negoziabilità: alcuni contratti sono scambiati in mercati organizzati, altri no: le attività quotate e

scambiate in mercati ufficiali presentano un grado di negoziabilità maggiore rispetto a quelle non

quotate. La negoziabilità è un requisito per la liquidità della operazione finanziaria, in quanto

rappresentativa della rapidità ed economicità con cui l’impiego di capitale si trasforma in moneta.

Possiamo distinguere: liquidità naturale, determinata dalle scadenze dei flussi di pagamento stabiliti,

e liquidità artificiale, determinata dal recupero dei capitali impiegati mediante smobilizzo (vendita,

cessione) a terzi del contratto finanziario prima della sua scadenza.

- Trattamento fiscale: rappresento dall’onere tributario sui frutti periodici ed è formalmente a carico

del percettore (colui su cui l’onere grava in un primo momento) e si trasla (il carico fiscale) in tutto o

in parte sull’emittente, determinando il costo effettivo delle risorse ottenute. Allo stesso tempo, gli

investitori valutano e comparano la remunerazione complessiva attesa a qualsiasi titolo in termini di:

rendimento netto di imposta sulla base del proprio status fiscale.

Il valore della moneta nel tempo

Tutte queste componenti dei contratti finanziari concorrono a definire le caratteristiche di:

- Durata e costo per le passività

- Liquidità, rendimento e rischio per le attività

Questi parametri costituiscono le variabili fondamentali che le unità economiche prendono in

considerazione per valutare e selezionare l’investimento in attività finanziarie, e le modalità di copertura

dei fabbisogni finanziari. L’investimento in uno strumento finanziario è dunque, motivato dal reddito che

questo può generare. Infatti, un investimento deve offrire un tasso di rendimento o tasso di interesse

effettivo (sono sinonimi) positivo. Nella cessione del potere d’acquisto immediato, l’operatore richiede un

compenso per privarsi di risorse e rinviarne il consumo nel tempo; questo compenso è rappresentato dal

tasso di rendimento quale prezzo della rinuncia a disporre di un certo capitale monetario per un certo

periodo di tempo.

L’impiego di un dato capitale iniziale C che produce interessi consente alla scadenza, ad esempio tra un

anno, di ottenere un capitale finale M (Montante) pari al capitale iniziale incrementato dagli interessi (M =

C + I). La misura degli interessi da aggiungere al capitale iniziale può essere determinata utilizzando: regime

di capitalizzazione semplice (interesse semplice) o regime di capitalizzazione composto (interesse

composto); in entrambi i casi, M dipende da dal tempo (t) e dal tasso di rendimento (r). 5

I ’

L REGIME DELL INTERESSE SEMPLICE

In regime di capitalizzazione semplice gli interessi sono proporzionali al capitale iniziale ed al tempo

d’impiego. Fattore di capitalizzazione in regime di interesse semplice

I = C * r * t M= C + I = C + C * r * t M = C* (1 + r*t)

M= montante C= capitale iniziale I= interesse r= tasso di rendimento t=tempo d’impiego

Il tempo d’impiego (t) deve essere misurato in unità corrispondenti a quella cui si riferisce il tasso, ovvero,

se il tasso è annuo il tempo deve essere misurato in anni, se il tasso è semestrale il tempo deve essere

misurato in semestri (t = 6/12), se il tempo è 90 giorni e il tasso è annuo: t = 90/360 se consideriamo l’anno

commerciale oppure 90/365 se consideriamo l’anno civile (t = gg/360 o 365).

I ’

L REGIME DELL INTERESSE COMPOSTO

In regime di capitalizzazione composta gli interessi maturati in ciascuna unità di tempo considerata (anno,

semestre, mese) si aggiungono al capitale originario e, insieme ad esso, producono interessi per il

successivo tempo di impiego. Dunque, si ipotizza di reinvestire alla fine di ogni unità di tempo il montante

per l’unità di tempo successiva.

Fattore di capitalizzazione in regime di interesse composto

t

C = C * (1 + r)

t 0

C = C =

montante ad interesse composto dopo t unità di tempo capitale originario

t 0

Quando la capitalizzazione è semestrale il tasso utilizzato deve essere un tasso semestrale, al fine di

assicurare la necessaria coerenza tra le misure di tempo e di tasso.

I

L VALORE ATTUALE

La determinazione del valore attuale (attualizzazione) di un capitale disponibile in futuro è l’operazione

inversa alla capitalizzazione. :

In regime di interesse semplice Fattore di attualizzazione o di sconto in regime di interesse semplice

M 1 M= montante a scadenza

C = oppure VA = M*

(1 + r*t) (1 + r*t) C= capitale iniziale o VA (valore attuale)

:

In regime di interesse composto Fattore di attualizzazione o di sconto in regime di interesse composto

C 1

t

C = oppure VA = C * C = montante a scadenza

0 t t

t t

(1 + r) (1 + r) C = capitale iniziale o VA (valore attuale)

0

1/n

C

n

r = - 1

C

0

Questo procedimento riguarda, per esempio, un prestito caratterizzato da due soli flussi di cassa

contrapposti: l’esborso per la somma prestata e l’ammontare, in un’unica soluzione alla scadenza, del 6

rimborso e degli interessi. Allo stesso tempo, una struttura di flussi di cassa di questo tipo è tipica di

operazioni finanziarie di investimento quali zero coupon (in cui gli interessi sono pagati in un’unica

soluzione a scadenza insieme al capitale impiegato). Si tratta quindi, di struttura di flussi di cassa priva di

flussi intermedi.

Tuttavia, le operazioni finanziarie possono prevedere il pagamento periodico degli interessi e non solo al

momento del rimborso del prestito alla scadenza prefissata. In questo caso, si calcola il valore attuale (VA)

.

di tutti i pagamenti (flussi di cassa) futuri: sia per gli interessi che per il rimborso del capitale originario

FC

FC FC FC FC t

1 2 3 t 

VA = + + + … + VA = ∑ t

1 2 3 t (1+r)

(1+r) (1+r) (1+r) (1+r)

I TASSI EQUIVALENTI

Due tassi di interesse effettivi si dicono equivalenti se applicati allo stesso capitale per lo stesso periodo di

tempo, forniscono lo stesso montante.

r = r

tasso annuo = tasso periodale K = n. di volte in cui vengono capitalizzati gli interessi durante l’anno.

A K

In regime di capitalizzazione semplice:

(1 + r ) = (1 + r * K) r = r * K r = r / K

A K A K K A

In regime di capitalizzazione composta:

K K 1/K

(1 + r ) = (1 + r ) r = (1 + r ) - 1 r = (1 + r ) – 1

A K A K K A

In regime di capitalizzazione composta degli interessi, al fine di verificare la convenienza relativa di un

investimento A rispetto ad un investimento B occorre calcolare per ogni investimento il relativo tasso di

rendimento su base annua; dopodiché si possono confrontare, prendendo atto di quale dei due

investimenti si caratterizza per un tasso di rendimento più elevato (e specularmente più basso).

[vedi esempio 6 p. 20]

Principi generali di valutazione delle attività finanziarie

Rischio e costo-rendimento sono i due parametri che guidano le scelte di allocazione di portafoglio delle

unità economiche.

T ASSO DI RENDIMENTO NOMINALE E REALE

Il tasso di rendimento o tasso di interesse effettivo (sinonimi) è un indicatore dei proventi sui fondi prestati

e degli oneri sul capitale preso a prestito. Il tasso di rendimento reale tiene conto anche delle variazioni

previste del livello dei prezzi (deve assicurare un maggiore potere d’acquisto futuro rispetto a quello

presente). Il tasso di rendimento reale è dunque, depurato dall’inflazione; al contrario, il tasso di

rendimento nominale è calcolato al lordo dell’inflazione.

Il tasso di rendimento reale ex ante può essere espresso come:

(1 + r) = (1+ r ) * (1+ p) r = (r – p) / (1 + p)

r r

r = tasso di rendimento nominale r =tasso di rendimento reale p = tasso di inflazione atteso

r 7

T .

ASSO DI RENDIMENTO PRIVO DI RISCHI E RISCHIOSO

L’assenza o la presenza di rischio, distingue gli investimenti privi di rischio di insolvenza e di reinvestimento

(rendimento ex post uguale a quello atteso ex ante) da quelli rischiosi (per il fatto che i flussi di cassa

entranti possano non realizzarsi in tutto o in parte). In particolare, sono rischiose le operazioni in cui i

debitori, seppur in misura differente, non sono in grado di fornire certezze di un adempimento degli

obblighi assunti; al contrario, un elevato Standing Creditizio da parte del debitore, è sinonimo di potenziale

solvibilità. Le operazioni finanziarie nelle quali non vi sono flussi di cassa intermedi tra la data di erogazione

del prestito e la data di rimborso del medesimo sono chiamate zero coupon, (es. BOT e CTZ) in quanto, gli

S

interessi e il capitale sono rimborsati in un’unica soluzione alla scadenza. i ha il problema del

reinvestimento per i flussi di cassa intermedi poiché si pone il problema del loro impiego prima della

scadenza dell’operazione. Ciò dà luogo al rischio di reinvestimento, che può condizionare il rendimento

effettivo dell’operazione. Per le operazioni particolarmente rischiose è lecito attendersi la richiesta di un

compenso a titolo di tasso di rendimento, che sia comprensivo non solo dell’inflazione attesa, ma anche di

un premio per il rischio, come remunerazione dell’incertezza dei futuri flussi di cassa attesi.

In assenza del rischio di insolvenza, il tasso di rendimento reale o nominale è quindi, un tasso privo di

rischio (risk free) (titoli di stato solitamente, ma non tutti gli stati sono esenti dal rischio di insolvenza, vedi

Grecia 2015). [NON FARE FORMULE PER QUESTO ESAME].

r = r + p + ợ

f-r

r r p

= tasso di rendimento nominale rischioso = tasso di rendimento reale privo di rischio = tasso di

f-r

inflazione atteso ợ = premio per il rischio

Molto spesso P viene tralasciato in quanto i tassi di rendimento sono espressi in termini nominali e quindi il

tasso di rendimento privo di rischio si adegua all’inflazione.

r = r + ợ

f

r =tasso di rendimento nominale rischioso r =tasso di rendimento nominale privo di rischio

f

E’ possibile associare un premio di rischio a ciascuna attività/passività finanziaria: per i contratti di debito il

premio di rischio è formato da un premio per il rischio di credito e per la liquidità; per i titoli azionari il

premio è associato al “rischio sistematico” (vedi più avanti).

Il rischio

Il rischio è l’eventualità che un accadimento possa causare un danno o una perdita; si possono classificare:

In base agli effetti dell’evento rischioso in:

 Rischio puro: possibilità che si verifichi un evento futuro sfavorevole, di natura aleatoria che, in

caso di accadimento, dà luogo solo a perdite.

 Rischio speculativo: può dare luogo sia a perdite che a guadagni.

In base alle tempistica di calcolo:

 Rischio ex-ante: calcolato in base agli scostamenti dei rendimenti attesi o stimati rispetto al

rendimento medio atteso o stimato al momento in cui l’investimento ha avuto inizio.

 Rischio ex-post: quando si rileva, a posteriori in un dato intervallo temporale, la variabilità del

rendimento. 8

In base alla natura del rischio:

 Rischio sistematico: (non diversificabile) generato da variabili macroeconomiche (catastrofi

naturali, innovazione tecnologica, prezzi, regolamentazione, tassi di interesse e di cambio ecc.) il cui

andamento esercita un’influenza su tutti gli operatori economici e sul mercato finanziario nel suo

complesso. Può essere gestito mediante opportune politiche di copertura (hedging) utilizzando

contratti derivati.

 Rischio non sistematico: (diversificabile) originato da fenomeni relativi ai singoli prenditori di fondi

(debitori). Es: posizione competitiva, livello di indebitamento etc. Attraverso la diversificazione, la

componente di rischio specifico delle singole attività tende a compensarsi, riducendo il rischio

complessivo del portafoglio. Tra rendimento e rischio sussiste una relazione diretta: alti rendimenti

riflettono elevati rischi.

In base all’oggetto:

o Rischio riferito ad una singola attività finanziaria

o Rischio riferito ad un portafoglio di attività finanziarie.

Tipologie di rischio

Rischi derivanti dall’inadempimento degli impegni contrattuali della controparte:

R ( )

ISCHIO DI INSOLVENZA O DI CREDITO : è la possibilità che il debitore non assolva alle obbligazioni

previste dal contrato di debito. Riguarda sia attività in bilancio (come la sottoscrizione di obbligazioni) sia

attività fuori bilancio (come i crediti di firma, ossia un'operazione di prestito con cui la banca si impegna ad

assumere o a garantire l'obbligazione di un terzo soggetto).

La valutazione della capacità di rimborso del potenziale debitore e delle sue prospettive di redditività

definiscono il rischio creditizio del prenditore di fondi (standing creditizio) e la probabilità di default, ossia la

probabilità che il debitore non adempia alle obbligazioni assunte.

L’eventualità di inadempimento si concretizza nella richiesta da parte del creditore, di un premio per il

rischio, che tiene conto non solo della probabilità di fallimento ma anche di altri eventi di default come il

ritardo nei pagamenti, mancato rispetto di clausole contrattuali diverse dai pagamenti in denaro, la

rinegoziazione e la ristrutturazione del debito. Ad esso si collega inoltre, il rischio di migrazione: cioè di

passaggio da una classe di rischio di credito ad un’altra. Una riduzione del merito creditizio comporta un

aumento del rischio di credito, un maggior premio per il rischio, un tasso di rendimento richiesto più alto e

dunque, un prezzo del titolo inferiore.

R ISCHIO DI REGOLAMENTO: riguarda inadempimenti collegati alla negoziazione di strumenti finanziari, di

valori mobiliari e di valute. Il regolamento (settlement) delle operazioni di compravendita di valori mobiliari

(es. titoli obbligazionari e azionari) comporta sia il pagamento del prezzo, sia la consegna del “titolo”.

Il rischio di regolamento presenta caratteristiche ed implicazioni diverse se la controparte risulta insolvente

prima dell’esecuzione della prestazione, o al momento stesso dell’esecuzione.

La natura internazionale delle transazioni finanziarie (cross border) [scambi commerciali, pagamenti, crediti,

prestiti, investimenti] genera rischi aggiuntivi rispetto a quelli interni: il rischio paese, ossia possibilità che

la controparte commerciale o finanziaria (sia esso soggetto pubblico o privato) non sia in grado di far fronte

agli impegni assunti “verso l’estero” per il verificarsi di eventi non imputabili al soggetto stesso ma a

condizioni politico-sociali ed economico-finanziarie del Paese estero; e il rischio sovrano, riguardante il 9

governo centrale, il quale, emanando leggi può non adempiere agli impegni assunti dichiarando default (è il

rischio emittente di uno Stato).

R ISCHIO DELLA CONTROPARTE: può emergere quando un operatore adempie alla sua prestazione prima di

ricevere la controprestazione, correndo quindi il rischio che il contratto stipulato non si chiuda. È causato,

dunque, dall’inadempienza di una delle parti connesso non all’attività di prestito, ma al funzionamento del

sistema di pagamenti e alle operazioni di compravendita di titoli (Es. una controparte consegna gli euro

pattuiti ma non riceva i dollari richiesti – i titoli negoziati).

Rischi collegati alla variazione inattesa di variabili di mercato:

R /

ISCHIO DI PREZZO MERCATO: consiste nel rischio di fluttuazioni nei valori delle attività finanziarie,

dovuti a mutamenti nelle condizioni di mercato (es. variazioni nei tassi di interesse, nei tassi di cambio,

indici delle borse azionarie) che possono determinare risultati economici diversi da quelli attesi, quindi, uno

scostamento tra rendimento ex ante e rendimento ex post. Questo rischio riguarda, in primo luogo, il

portafoglio di strumenti detenuto dall’intermediario a fini della negoziazione (trading).

Dato che il prezzo del titolo è dato dal valore attuale dei flussi di cassa associati al titolo stesso,

all’aumentare dei tassi di rendimento, diminuiscono i valori attuali di questi flussi e diminuisce quindi il

prezzo del titolo stesso e viceversa. Se l’investitore in un momento in cui si ha un aumento dei tassi di

interesse, vede diminuire il valore dei titoli, è sottoposto al rischio di incorrere a perdite in conto capitale,

se vende il titolo prima della scadenza, e incorre in mancati guadagni, se lo tiene sino alla scadenza

(scostamento tra rendimento effettivo ex ante e rendimento effettivo ex post).

R ’

ISCHIO DI TASSO D INTERESSE: consiste nella variazione del valore di mercato di un’attività finanziaria

per effetto di variazioni dei tassi di interesse. Ad esso sono esposti tutti i contratti di debito e, soprattutto

quelli negoziabili in mercati organizzati, dove viene rilevata in via continuativa la variazione di prezzo.

Aumenti generalizzati dei tassi di interesse (e di conseguenza la richiesta di tassi di rendimento più alti) si

traducono in una diminuzione dei prezzi delle attività finanziarie. Se l’investitore vende il titolo prima della

scadenza naturale, subisce una perdita in conto capitale, poiché la cessione avviene ad un prezzo di

mercato inferiore. Se comunque il titolo non fosse oggetto di cessione, l’investitore sosterrebbe un costo

opportunità poiché il rendimento del suo impiego risulterebbe inferiore a quello corrente, offerto sul

mercato, in seguito alla variazione dei tassi. Se il tasso di interesse aumenta, la banca (per esempio) è

esposta in senso negativo poiché emette passività con scadenza inferiore rispetto a quella delle attività; nel

caso di una diminuzione dei tassi, la banca ne trae vantaggio.

Per quanto concerne l’impatto sulla redditività (ad esempio) della banca, esso dipende dall’eventuale

disallineamento (mismatching) di scadenze e di pricing delle attività e passività (tasso fisso e variabile), e

dunque, della velocità e grado di adeguamento ai nuovi tassi di interesse.

R ISCHIO DI REINVESTIMENTO: connesso alla variabilità delle condizioni di reimpiego delle cedole che

scadono nel corso del periodo di investimento; possono essere destinati all’acquisto di beni e servizi (spesa

per consumi) e in questo caso, è come se il reinvestimento avvenisse a tasso zero; oppure possono essere

indirizzati ad altre attività finanziarie, (simili, uguali o diverse da quella che li ha prodotti) e in questo caso, il

rendimento effettivo cambia (in aumento o in diminuzione). È esente (o quasi) per titoli zero coupon,

mentre è elevato per titoli con cedole.

R ISCHIO TASSO DI CAMBIO: riguarda la variazione del valore di un’attività finanziaria, in valuta estera, per

effetto di una variazione del tasso di cambio tra valuta di conto (moneta nazionale, di conto) e valuta estera

10

(moneta non di conto). Le variazioni del rapporto di cambio hanno riflesso sul valore in moneta nazionale,

sul prezzo del mercato e sui flussi di cassa in valuta estera generati dall’operazione finanziaria. Dunque, i

flussi di cassa realizzati, di fatto, dall’investitore possono essere differenti (superiori o inferiori) a quelli

attesi. Lo stesso vale per un debitore nazionale di un contratto di debito denominato in valuta estera, il

costo effettivo può essere differente da quello atteso (sempre per effetto dell’andamento dei cambi).

R ’ ( )

ISCHIO D INFLAZIONE O MONETARIO : influisce sul potere d’acquisto della moneta di denominazione

del contratto finanziario. Se il contratto è denominato in valuta estera il rischio riguarda la dinamica

dell’inflazione del paese estero o dell’area valutaria di riferimento. Variazioni del potere d’acquisto di una

moneta sono collegate sia ai tassi di interesse che di cambio. Inflazione – interesse – cambio non sono altro

che tre modi diversi di esprimere il prezzo di una moneta: in termini di potere d’acquisto immediato, potere

d’acquisto futuro, in termini relativi rispetto alle altre monete.

R ISCHIO DI LIQUIDITÀ: si manifesta quando eventi inattesi riducono il grado di liquidabilità dell’attività

finanziaria per l’investitore. È collegato alle difficoltà di far fronte tempestivamente ed economicamente

alle uscite di cassa. In particolare, in caso di necessità di smobilizzo anticipato dell’investimento, il mercato

specifico può evidenziare insufficienti capacità di assorbimento e, di conseguenza, un allungamento dei

tempi di realizzo e/o l’accollo di sacrifici di prezzo. Dipende, sostanzialmente, dalle caratteristiche del

mercato in cui è trattato il titolo; i mercati organizzati sono solitamente più liquidi poiché i prezzi che si

formano (nel mercato stesso) sono più affidabili come indicatori dell’effettivo valore degli strumenti

finanziari; allo stesso tempo, lo smobilizzo di titoli trattati in mercati organizzati ai quali però è difficile

accedere, (es. perché hanno sede in paese lontani) possono determinare difficoltà per l’investitore nel

liquidare i propri investimenti, e dunque, comportano il sostenimento di costi aggiuntivi. Ad esso sono

esposte soprattutto le banche e possiamo distinguere tra:

o Founding liquidity risk: si ha quando la banca trova difficoltà nel raccogliere risorse liquide (es. nel

mercato interbancario).

o Market liquidity risk: si verifica quando vi sono difficoltà nel reperire la necessaria liquidità sui

mercati tramite la cessione di titoli.

o Banking liquidity risk: si manifesta in caso di ritiro non previsto di depositi, dovuto alla necessità di

reperire velocemente la corrispondente quantità di moneta.

Altri rischi

R ISCHIO OPERATIVO: si configura come possibili perdite legate al malfunzionamento dei sistemi operativi e

a quelli di controllo interno, a catastrofi naturali, ad incapacità/infedeltà del personale. Ricordiamo inoltre,

il rischio di frode (che ha determinato clamorose crisi finanziarie e bancarie) e il rischio legale, ossia

possibilità che un’azione legale o giudiziaria nei confronti dell’intermediario ne pregiudichi l’immagine e

causi conseguenti perdite o minori guadagni.

R /

ISCHIO STRATEGICO DI BUSINESS: implica il rischio di perdite o mancati guadagni a seguito di decisioni

aziendali sbagliate (es. scarsa reattività al mutamento del contesto competitivo, errato posizionamento di

mercato, ritardo/mancato lancio di nuovi prodotti).

R ISCHIO REPUTAZIONALE: riguarda la possibilità di flessione degli utili o del capitale derivante da una

percezione negativa dell’immagine della banca da parte dei clienti, azionisti, investitori etc. 11

R ISCHIO DI COMPLIANCE: rischio di non conformità a norme regolamentari, questo può generare perdite

finanziarie, oltre a riflessi sul rischio reputazionale e legale/sanzionatorio.

Le definizioni del TUF (Testo Unico della Finanza)

In Italia l’assetto istituzionale dell’intermediazione mobiliare ha la sua fonte normativa nel T.U. in materia

di intermediazione finanziaria (TUIF). Il TUIF ha ridefinito la disciplina dell’esercizio professionale, nei

confronti del pubblico, dei servizi di investimento, contribuendo al riordino del funzionamento dei mercati

dei titoli e ad un’ulteriore liberalizzazione dell’attività degli intermediari finanziari.

I contratti finanziari possono essere:

A. Bilaterali: negoziati attraverso contatto diretto e personale tra le parti che si accordano sul

contenuto e sulle caratteristiche dell’operazione finanziaria adattandole alle loro specifiche

esigenze (es. depositi e prestiti bancari personali)

B. Multilaterali: negoziati da una singola controparte (emittente) con una pluralità di soggetti

(sottoscrittori e investitori), con procedure standardizzate e impersonali (Es. emissioni azionarie e

obbligazionarie).

Sotto il profilo giuridico, i contratti finanziari che si caratterizzano per la loro attitudine alla circolazione

sono definiti come valori mobiliari, ossia valori che possono essere negoziati nel mercato dei capitali (es.

azioni e obbligazioni). I valori mobiliari sono sottoinsieme degli strumenti finanziari che a loro volta, sono

sottoinsieme dei prodotti finanziari.

L’ordinamento giuridico vigente (TUF) colloca i valori mobiliari nell’ambito della categoria degli strumenti

finanziari, compresi a loro volta, nei prodotti finanziari. Il TUF definisce:

1. Prodotti finanziari: strumenti finanziari e ogni altra forma di investimento di natura finanziaria

esclusi depositi bancari e postali non facenti parte degli strumenti finanziari.

2. Strumenti finanziari: valori mobiliari, strumenti del mercato monetario, quote di un organismo di

investimento collettivo del risparmio, strumenti derivati. Da essi si escludono i mezzi di pagamento,

titoli e contratti riconducibili a moneta bancaria.

3. Valori mobiliari: Valori che possono essere negoziati nel mercato dei capitali, es: azioni,

obbligazioni e titoli di debito (certificati di deposito) etc.

4. Strumenti del mercato monetario: Categorie di strumenti normalmente negoziati nel mercato

monetario.

CAPITOLO SECONDO: SERVIZI BANCARI E BISOGNI FINANZIARI

DELLA CLIENTELA

Le banche offrono tre tipologie di servizi principali alla clientela: finanziamento, investimento e pagamento.

Il fabbisogno finanziario delle imprese (settore istituzionale delle società non

finanziarie: prenditori finali di fondi)

Con riguardo alla singola impresa, le esigenze di finanziamento scaturiscono dalla divergenza temporale dei

flussi monetari in entrata e in uscita. L’attivo patrimoniale, mette in luce la composizione degli impieghi di

risorse monetarie effettuate dall’impresa per produrre beni e servizi (attività finanziarie e reali). 12

In quanto espressione degli investimenti in attesa di realizzo, l’entità del capitale investito indica anche

l’ammontare del fabbisogno finanziario complessivo, dunque, il passivo e il patrimonio netto indicano

l’entità e la composizione delle fonti di copertura di tale fabbisogno finanziario.

Il fabbisogno finanziario complessivo si modifica nel corso del tempo al variare del capitale investito.

In un dato intervallo di tempo è possibile misurare il fabbisogno finanziario addizionale (per nuovi

investimenti) sulla base della variazione del capitale investito. Le fonti di finanziamento possono essere di:

o Origine esterna: a titolo di capitale e di debito. Si classificano in: debiti di regolamento (acquisti con

pagamento dilazionato), oppure debiti di finanziamento costituiti da accensione a prestiti bancari,

emissioni di titoli obbligazionari, conferimenti in denaro da parte dei soci-proprietari: questi ultimi

consistono in versamenti in conto capitale (finanziamenti a fondo perduto) oppure in versamenti in

conto finanziamento (prestiti di denaro da parte dei soci alla società inquadrabili giuridicamente

nell’ambito dei contratti di mutuo).

o Origine interna: l’autofinanziamento è l’unica forma di finanziamento interno all’impresa, è

costituito dagli utili conseguiti ma non prelevati dal proprietario (se parliamo di una impresa

individuale) o non distribuiti ai soci (società) e quindi, reinvestiti nella attività della impresa.

Il fabbisogno finanziario esterno (ricorso alle sole fonti di copertura esterne all’impresa) è nullo se esiste

uguaglianza tra fabbisogno finanziario addizionale e autofinanziamento.

Conto economico semplificato di una impresa:

Ricavi (vendite) – Costo del prodotto venduto = Margine lordo

Margine lordo – Costi amministrativi e generali= margine operativo lordo (EBITDA)

Margine operativo lordo - ammortamenti= Risultato Operativo (EBIT)

Risultato Operativo – Interessi passivi= Reddito corrente

Reddito Corrente +/- Gestione straordinaria, accessoria, finanziaria= Reddito Ante Imposte (Reddito Lordo)

Reddito Lordo - Imposte= Reddito netto (utile/perdita)

Il risultato operativo è il risultato della gestione caratteristica, (Acquisto, produzione, amministrazione,

vendita, ma non comprende gli interessi passivi) se espresso prima degli ammortamenti ed accantonamenti

M R O

prende il nome di ARGINE OPERATIVO LORDO, se espresso dopo, ISULTATO PERATIVO.

In sostanza ci dice se abbiamo guadagnato o meno dalla vendita dei beni. L’utile o perdita di esercizio

R N

( EDDITO ETTO) è il risultato della gestione complessiva (reddito operativo sommato alla gestione

accessoria, finanziaria, straordinaria e carico fiscale). Gestione accessoria: es fitti attivi.

Accantonamenti: a fronte di spese di manutenzione, costituisco un fondo che va a SP, però

l’accantonamento che faccio quest’anno è un costo che va a CE: vedi partita doppia, accantonamenti CE,

Fondo Accantonamento: SP.

Durata del fabbisogno finanziario

Gli investimenti realizzati dall’impresa comprendono attività a lungo termine (capitale fisso) e attività a

breve termine (capitale circolante). 13

La durata del fabbisogno finanziario generato (quello di cui ho bisogno in base ai miei investimenti) dipende

dalla natura delle attività a lungo termine (attività reali) e di quelle a breve termine (attività correnti),

nonché dall’estensione del loro ciclo di rientro in forma monetaria.

Il capitale fisso (costituito dagli investimenti in attività a lungo termine) è rappresentato da:

1. Attività materiali: Es: immobili, impianti, attrezzature, macchinari.

2. Attività immateriali: Es: avviamento, marchi, brevetti, licenze.

3. Attività finanziarie destinate ad essere mantenute durevolmente (medio-lungo periodo). Es:

partecipazioni azionarie e titoli.

Il capitale circolante (attivo circolante o attività correnti; costituito dagli investimenti in attività a breve

termine) comprende:

1. Attività liquide: Es: denaro in cassa, depositi bancari.

2. Crediti commerciali verso clienti e altri crediti a breve termine.

3. Rimanenze o scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti.

Il rientro in forma monetaria degli investimenti in capitale circolante è collegato alla durata del ciclo

“acquisto-produzione-vendita”.

Il passivo e il netto patrimoniale esprimono le fonti di copertura del fabbisogno finanziario generato dagli

investimenti in corso di realizzo (capitale investito).

Le risorse finanziarie acquisite con vincolo di rimborso sono suddivise tra:

- Debiti a breve termine (passività correnti): Rappresentano tutti i debiti esigibili entro 12 mesi. Es:

debiti di funzionamento (vs fornitori per pagamento dilazionato), debiti finanziari (prestiti bancari a

breve termine).

- Debiti a lungo termine (passività consolidate): Sono rappresentative di debiti esigibili oltre 12 mesi

(indebitamento di medio-lungo termine) Es: debiti di funzionamento come debiti vs dipendenti per

liquidazione TFR, debiti finanziari a lungo termine come mutui.

Il patrimonio netto è costituito normalmente dal capitale sociale e dalle riserve di utili; non prevede vincoli

temporali di rimborso, è sinonimo di capitale proprio dell’impresa. Il patrimonio netto svolge anche un

ruolo di cuscinetto nell’assorbire eventuali perdite di esercizio: quanto più è elevato tanto maggiore sarà la

tutela dei terzi creditori e quindi, più elevato il grado di solvibilità dell’impresa (minore probabilità di

fallimento).

Schema di Stato Patrimoniale dell’impresa:

Totale attivo (impieghi) Passivo e netto (fonti)

Attività correnti: Passività correnti:

1. Liquidità 1. Debiti vs fornitori

2. Crediti 2. Debiti bancari a breve termine

3. Magazzino

Immobilizzazioni: Passività consolidate:

1. Materiali 1. Debiti bancari a lungo termine

2. Immateriali 2. Trattamento fine rapporto

3. Finanziarie 14

Patrimonio netto:

1. Capitale sociale

2. Riserve di utili

Indici di redditività

Gli indici di reddittività forniscono informazioni sulla capacità aziendale di produrre nuova ricchezza e sulla

sua destinazione.

ROE % (Return on Equity) = RN/PN x 100

RN= reddito netto (Utile) PN= patrimonio netto ( capitale sociale + riserve).

Il ROE misura il rendimento globale dell’azienda. I soggetti interessati sono gli azionisti investitori (coloro

che vogliono acquistare azioni) e gli azionisti che lo utilizzano per capire la reddittività del capitale investito

(quanto ha fruttato?). Per valutare la performance aziendale, è necessario confrontare il ROE con il

rendimento degli investimenti esterni all’impresa presenti sul mercato, caratterizzati da un analogo livello

di rischio.

ROA % (Return on Assets) = RO/TA x 100

RO= risultato operativo TA= Totale attivo.

Il ROA misura il totale degli investimenti in essere alla fine dell’esercizio osservato.

ROS % (Return on Sales) = RO/V x 100

RO= reddito operativo V= fatturato (ricavi netti di vendita)

Il ROS è indice di reddittività delle vendite, fornisce informazioni sulla validità della politica di vendita.

Un peggioramento dell’indice potrebbe essere dovuto, ad esempio, ad un aumento dei costi più che

proporzionale rispetto ai ricavi. E’ importante confrontarlo con quello degli esercizi precedenti, in

particolare con quello di altre attività.

ROD % (Return On Debts) = OF/Df x 100

OF= oneri finanziari ( interessi passivi) Df= debiti finanziari .

Il ROD indica dal punto di vista dei creditori la misura del rendimento del capitale che essi hanno investito

nell’impresa; dal punto di vista dell’azienda fornisce una stima del costo del capitale di credito (quanto ci

costa prendere in prestito il denaro altrui).

TIGEX % (Tasso di incidenza, oneri e proventi extra gestione) = RN/RO x 100

RN= Reddito netto (utile) RO= Reddito operativo.

Misura l’incidenza di tutti i fatti che non rientrano in quelli propri della gestione caratteristica. 15

Indici di rotazione e di durata

Gli indici di rotazione e di durata esprimono l’efficienza con la quale l’impresa impiega il capitale o alcune

sue parti: capacità di produrre in fatturato le risorse investite, rapportando le vendite agli impieghi.

Esprimono il numero di volte in cui il capitale investito si rinnova nell’arco di un esercizio.

Rotazione del capitale investito = V/TA

V= Ricavi netti di vendita TA= Totale attivo

Misura gli investimenti necessari per unità di fatturato. Il valore dell’indice dipende dal tipo di attività

esercitata. Più il valore è alto tanto maggiore è l’efficienza dell’impresa, che presenta un rapido ciclo

investimenti – disinvestimenti (vendite).

Rotazione delle attività correnti = V/AC

V= Ricavi netti di vendita AC= attivo circolante

Lo scopo è accertare l’efficienza di impiego degli investimenti più direttamente collegati al processo di

acquisto – trasformazione- vendita (al denominatore sono escluse le immobilizzazioni).

I principali indici di durata sono:

Durata media dei crediti = Crediti commerciali /V x360

Indica il tempo (in giorni) che mediamente intercorre tra la vendita e la riscossione del relativo credito.

Durata media Magazzino = Magazzino/V x360

Indica i giorni che mediamente passano tra l’inizio del ciclo operativo (acquisto materie prime) e la sua

conclusione (vendita di prodotti finiti).

Durata media dei debiti= Debiti Commerciali / Acquisti x360

Misura, in giorni, il periodo che intercorre tra un acquisto e il relativo regolamento.

Durata media dei crediti +

Durata media del magazzino –

Durata media dei debiti =

Lunghezza ciclo commerciale

Indici di indebitamento

Leverage (o Grado di indebitamento) = TA / PN (totale attivo/patrimonio netto)

Indicano quante volte gli impieghi superano il patrimonio netto.

Se =1 : tutte gli impieghi sono finanziati dal nostro capitale netto

Se =2 : Gli impieghi sono finanziati al 50% dal capitale netto e per 50% dal capitale di debito

Se >2 : Il debito eccede il PN, dunque l’impresa è in una posizione di squilibrio, ovvero è sottocapitalizzata.

Quanto 1< Leverage < 2 l’impresa è in una situazione di equilibrio, ossia capitalizzata. 16

Indici di liquidità:

Danno indicazioni sulla solvibilità dell’impresa (capacità di onorare gli impegni presi).

Rapporto corrente = Attività a breve termine (attività correnti) / passività scadenti entro l’anno

successivo (passività correnti)

Consente di valutare la presenza di equilibrio finanziario.

Se: <1 : Le passività correnti finanziano una parte dell’attivo immobilizzato e di conseguenza l’impresa si

trova in difficoltà nel far fronte agli impegni assunti a breve ; si trova quindi in una posizione di illiquidità.

Se: =1 : importo dell’attivo corrente è sufficiente per pagare i debiti a breve, ma esprime tuttavia le

difficoltà dell’impresa a far fronte ai debiti a breve perché non è detto né che si riusciranno a vendere tutte

le rimanenze (soprattutto se siamo in un periodo di congiuntura economica) né che si riusciranno a

riscuotere tutti i crediti.

Se: >1 : Esiste un equilibrio tra impieghi a breve e fondi a breve, in quanto l’impresa riesce a far fronte agli

impegni a breve termine mediante gli impieghi che ha già liquidi. Quanto più alto è il valore, tanto più è alta

la capacità dell’impresa di onorare gli impegni presi.

ACID TEST = (AC-Magazzino)/E . Ac= attivo corrente E= passività correnti

E’ indicatore di equilibrio finanziario di breve periodo. Se circa uguale ad 1, dovrebbe essere indice di

solvenza.

Queste condizioni (rapporto corrente e Acid test) possono essere espresse anche attraverso il calcolo del:

capitale circolante netto = Attività correnti- Passività Correnti (assimilabile al rapporto corrente)

margine di tesoreria = Attività correnti-magazzino-passività correnti (assimilabile all’Acid test)

Servizi di finanziamento

I servizi di finanziamento rispondono all’esigenza di coprire il fabbisogno finanziario delle unità economiche

in deficit dal punto di vista finanziario. Differenti sono le modalità di intervento della banca:

1. Servizi di finanziamento quali: concessione di prestiti per cassa, concessione di garanzie,

acquisizione di valori mobiliari emessi da prenditori di fondi; comportano assunzione di rischi da

parte della banca, in particolare rischio di credito.

2. Servizi finanziari di supporto all’emissione, alla sottoscrizione e al collocamento nonché di

consulenza alle decisioni finanziarie dell’impresa: generalmente non comportano un

coinvolgimento patrimoniale della banca.

I prestiti per cassa

I prestiti per cassa rappresentano operazioni di finanziamento caratterizzate dall’esistenza di due

prestazioni contrapposte aventi per oggetto forme di denaro finalizzate alla copertura del fabbisogno

finanziario della clientela. Si valuta dunque la capacità finanziaria del cliente di far fronte ai propri impegni

di rimborso del capitale e degli interessi, (le cosiddette procedure di affidamento, si basano su criteri come:

andamento economico-finanziario dell’azienda, posizionamento del mercato, analisi del business plan) da

17

cui segue l’individuazione della massima quantità di credito, il fido, da mettere a disposizione delle esigenze

di finanziamento del cliente. La banca premia infine, la possibilità del cliente di fornire garanzie adeguate.

Le garanzie che assistono i finanziamenti bancari possono essere:

o di natura reale: privilegio, pegno (bene mobile o un diritto es. di credito) e ipoteca (bene immobile)

hanno per oggetto beni mobili o immobili che attraverso la vendita assicurano al creditore

l’estinzione del debito.

o di natura personale: fideiussione o avallo che attribuiscono al creditore diritti verso un terzo diverso

dal creditore. Il valore della garanzia dipende in questo caso, dal valore del patrimonio di tale

soggetto

Con gli accordi di Basilea è stato introdotto lo strumento del rating per valutare il rischio di credito delle

singole aziende di rating, (che devono essere autorizzate dalla Banca d’Italia) attraverso l’assegnazione di

un punteggio, attraverso il quale la banca decide o meno di concedere il prestito all’impresa e

eventualmente, a quale costo.

Possiamo distinguere i prestiti in relazione alla loro scadenza:

 Prestiti a breve

: volti a coprire fabbisogni finanziari originati in investimenti in scorte e in crediti

commerciali concessi; quali:

A PERTURA DI CREDITO IN CONTO CORRENTE: L’apertura di credito in conto corrente è una specifica forma

di finanziamento a breve concesso dalle banche, la più utilizzata dalle imprese grazie alla sua flessibilità.

Si tratta di uno strumento che i clienti possono usare quotidianamente per sopperire a momentanee

esigenze di liquidità. La banca fissa un tetto massimo (detto “fido”), oltre il quale non si deve andare (per

evitare il pagamento di ulteriori penali) e il cliente (che diventa “affidato”) potrà utilizzare quando vuole

tutta la liquidità necessaria, fino al limite imposto. La differenza tra un finanziamento sotto forma di

prestito e un’apertura di credito in conto corrente (con un tetto massimo fissato) consiste in questo: con il

prestito la somma viene erogata totalmente in una sola volta per poi essere rimborsata a scadenze

determinate; con l’apertura di credito la banca si impegna a tenere a disposizione del cliente una somma di

denaro per un determinato periodo di tempo o a tempo indeterminato. Quindi gli interessi, che sono

solitamente più alti rispetto alle altre operazioni di credito bancario per flessibilità concessa, si pagheranno

solo sull’effettivo utilizzo.

S

CONTO: nell’operazione di sconto la banca, previa deduzione degli interessi, anticipa al cliente l’importo

di un credito verso terzi, non ancora scaduto, mediante la cessione salvo buon fine del credito stesso: lo

sconto è quindi un prestito monetario garantito da un credito, prevalentemente rappresentato da cambiali

o ricevute bancarie. La cessione ha luogo salvo buon fine: qualora, cioè, il debitore non adempia alla

scadenza, la banca può agire contro il cedente per la restituzione della somma anticipata. Nella pratica è

ormai poco frequente incontrare il contratto di sconto isolato, mentre solitamente la singola operazione si

inserisce in un quadro di rapporti economici più ampi tra il cliente e la sua banca.

Si parla di solito di "castelletto di sconto” cioè di un limite massimo di fido che il singolo istituto bancario

può concedere al proprio correntista entro il quale non è più possibile scontare dei crediti. (in collegamento

all’accredito salvo buon fine si parla di castelletto salvo buon fine).

A NTICIPAZIONE: L’anticipazione bancaria è una sottospecie di apertura del credito. L’anticipato fornisce

alla banca finanziatrice (anticipante) una garanzia reale con pegno su merci o su titoli. Si compone di due

contratti: un contratto principale di prestito (polizza di anticipazione) e uno accessorio (diritto di pegno). 18

L’importo del fido consesso in tale forma tecnica è commisurato al valore di perizia del bene mobile dato in

garanzia. La banca tiene in pegno il bene per tutta la durata del prestito, può vendere la garanzia in caso di

insolvenza del debitore, ma non può divenire proprietaria del bene.

R IPORTO: Il riporto è il contratto con il quale una parte (riportato) trasferisce in proprietà ad un'altra

(riportatore) titoli di credito di una data specie contro il pagamento di un determinato prezzo; al tempo

stesso, il riportatore si obbliga a trasferire al riportato, alla scadenza del termine stabilito, altrettanti titoli

della stessa specie dietro rimborso del prezzo (che può essere anche aumentato o diminuito nella misura

convenuta). Dunque, si compone di operazioni: una a pronti (vendita di attività finanziarie ad un soggetto

B) e l’altra di segno opposto (acquisto dal soggetto B lo stesso quantitativo di attività finanziarie), anche se

dal punto di vista giuridico, il riporto si configura come un contratto unitario. Si distingue tra:

 riporto di banca: normalmente concluso tra una banca ed un privato (ma anche tra due privati),

che ha essenzialmente funzione creditizia e perciò è detto riporto finanziario;

 riporto di borsa: stipulato nei mercati finanziari, ed è caratterizzato da una funzione speculativa

(oggetto sono prevalentemente azioni).

Se all’atto di riconsegnare i titoli, il rimborso è superiore al prezzo ricevuto dal riportatore, la differenza

prende il nome di riporto; se, invece, il rimborso è inferiore al prezzo ricevuto, la differenza si

chiama deporto. Si ha un rimborso alla pari quando la somma restituita è di ammontare eguale a quella

ricevuta.

Esempio: cedi titoli per 1000€ e ti vengono accreditati 800€ di liquidità, quando alla scadenza pattuita paghi

il prestito di 800, i titoli ti verranno restituiti al prezzo a pronti (di mercato in quel momento). Puoi

guadagnarci se i titoli nel frattempo si sono apprezzati o perderci nel caso essi abbiano perso di valore.

 Prestiti a medio - lungo termine : permettono di soddisfare esigenze delle imprese in investimenti

in capitale fisso o in politiche di crescita esterna (acquisizione di altre unità economiche).

M

UTUO: ha una durata compresa tra i 10 e 20 anni se assistito da ipoteca su immobili, o di 3-5 anni se

affiancato da privilegi su impianti e macchinari. Il mutuo può essere a tasso fisso o a tasso indicizzato, e

prevede, oltre al pagamento degli interessi, la restituzione del capitale secondo un piano di rimborso

prestabilito: le rate possono avere periodicità variabile (mensile, trimestrale, semestrale) e sono, di norma,

costanti o decrescenti. E’ molto comune nel finanziamento dell’edilizia abitativa e di imprese industriali e

commerciali.

P -

RESTITI STAND BY E EVERGREEN: linee di credito di importo elevato erogato da un pool (consorzio) di

banche. Il prestito viene ripartito tra tutte le banche partecipanti. Tali forme di finanziamento consento

all’impresa di poter contare sulla certezza della copertura dei fabbisogni per il periodo di tempo prefissato:

5 anni per i prestiti stand-by, o fino alla revoca per i prestiti evergreen. Le condizioni di tasso seguono le

condizioni del mercato creditizio e finanziario.

Leasing e factoring (vedi altro libro p.45 e 46)

Crediti di firma e impegni

Con i crediti di firma, la banca si assume, garantendo con la propria firma un’obbligazione di un proprio

cliente. Implicano perciò, un’esposizione del patrimonio della banca al rischio di adempimento

dell’obbligazione da parte del cliente, nell’ipotesi che questi si rilevi insolvente alla scadenza. Per la banca,

tale forma di finanziamento, rappresenta un modo di assistere il cliente nella propria copertura finanziaria.

19


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DESCRIZIONE APPUNTO

Programma (prima parte)
• Componenti e funzioni del sistema finanziario
• Saldi finanziari e circuiti/canali di intermediazione
• Moneta, sistema dei pagamenti e trasmissione della politica monetaria
• Mercati finanziari
• Intermediari finanziari
• Regolamentazione

Programma (seconda parte)
• Le operazioni finanziarie: definizioni e principi di valutazione
• Le scelte finanziarie delle imprese
• Le scelte finanziarie delle famiglie
• Le caratteristiche tecniche ed economiche delle principali categorie di attività finanziarie
– Titoli di debito
– Titoli di capitale e ibridi
– Prodotti del risparmio gestito
– Contratti assicurativi
– Contratti derivati
– Gestione del rischio di cambio


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher virdu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Landi Andrea.

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