Estratto del documento

Capitolo 1

L'educazione linguistica è la finalità comune a tutte le discipline di insegnamento, essa ha lo scopo di sensibilizzare alla pluralità di idiomi e di culture che caratterizzano la nostra società sempre più complessa e globalizzata. Di educazione linguistica ne ha parlato Tullio De Mauro, dicendo "educazione è ciò che nella nostra lingua vive: le nostre storie e le altrui, è operatività e prassi".

"Insegnare la lingua significa considerare l'individuo, con le sue capacità di creare codici semiotici e di variarli adattandoli alle esigenze" Silvana Ferreri. La definizione dell'educazione linguistica è: la proiezione pragmatica, liberatasi dalle catene verbalistiche della pedagogia linguistica tradizionale che raggiunge usi sociali, funzioni comunicative, interazione, portando in primo piano il valore della realtà linguistica di partenza che si arricchisce dell'apporto di altri insegnamenti e degli altri linguaggi non verbali.

Mete educative dell'educazione linguistica

L'educazione linguistica ha tre mete educative:

  • Culturizzazione: è la conoscenza e il rispetto dei modelli culturali diversi. Essa si articola nell'inculturazione (l'acquisizione di modelli culturali della propria comunità) e acculturazione (relativa alle culture straniere, il fine è quello di raggiungere un relativismo culturale);
  • Socializzazione: mira a permettere ad ogni individuo di entrare in contatto con l'altro, è la possibilità di avere relazioni sociali utilizzando la lingua straniera. Questa presuppone la culturizzazione, infatti, senza l'accettazione dei modelli culturali l'individuo non può essere accettato e non può avere relazioni;
  • Autopromozione o autorealizzazione: una volta raggiunto un certo livello di culturizzazione e socializzazione l'individuo può pensare a realizzare il proprio progetto di vita.

L'educazione linguistica deve dotare l'allievo di una competenza educativa tale da non impedire la sua promozione personale e sociale e una competenza nella lingua straniera tale da consentirgli di perseguire i suoi progetti all'estero. Dunque, l'educazione linguistica deve fornire a tutti il diritto di parola, in quest'ottica l'educazione linguistica è democratica.

Per essere realmente democratica la scuola deve considerare la lingua con cui si presenta ogni allievo e valorizzare la diversità. Infatti, l'apprendimento si può ampliare a partire dalla lingua materna. La scuola raccoglie una sfida universale, di apertura verso il mondo, di pratica dell'uguaglianza nel riconoscimento delle differenze. L'intercultura è il modello che prevale a scuola, grazie a essa il bambino può rendersi conto dell'identità di ciascuno.

Dimensioni dell'educazione linguistica

La complessità dell'educazione linguistica è data dalle molteplicità di dimensioni a cui essa fa riferimento: dimensione neurologica (l'acquisizione del linguaggio è legata a aspetti neuropsicologici), dimensione comunicativa (varia a seconda degli attori), dimensione socio-culturale (presenza di alunni stranieri in classe), dimensione educativa (contesti formali e informali).

Nelle indicazioni nazionali per il curricolo della Scuola dell'Infanzia e del primo ciclo di Istruzione del 2012 l'apprendimento di competenze linguistiche diventa la condizione per il raggiungimento di quattro finalità formative:

  • La crescita della persona;
  • L'esercizio della cittadinanza;
  • L'accesso critico a tutti gli ambiti culturali;
  • Raggiungimento del successo scolastico in ogni settore di studio.

Il GISCEL e le dieci tesi

Nel 1973 nacque il GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell'Educazione Linguistica), che si propone di studiare i problemi teorici e sociali dell'educazione linguistica nell'ambito della scuola e di contribuire a rinnovare i metodi e le tecniche dell'insegnamento linguistico (tra i suoi promotori Tullio De Mauro). Dopo due anni dalla costituzione del gruppo, l'associazione elabora un documento che poi sarà il manifesto dell'associazione: le dieci tesi per l'educazione linguistica democratica.

L'importanza di questo documento risiede nel fatto che si concepisce in modo nuovo l'insegnamento, nel fatto che si può attuare il principio di uguaglianza dei cittadini senza distinzione di lingua (art. 3 Cost.) e fu proprio grazie alle Dieci Tesi che si creò un clima tale da poter attuare una riforma dei programmi per la scuola elementare (1985).

  • La centralità del linguaggio verbale (educazione linguistica permanente);
  • Il suo radicamento nella vita biologica, sociale, intellettuale, emozionale;
  • Pluralità e complessità delle capacità linguistiche;
  • I diritti linguistici nella Costituzione (diritti di tutti);
  • Caratteri della pedagogia linguistica tradizionale;
  • Inefficacia della pedagogia linguistica tradizionale;
  • Limiti della pedagogia linguistica tradizionale;
  • Si articola in 10 punti:
    • Lo sviluppo delle capacità verbali va promosso in stretto rapporto con la socializzazione e la maturazione di tutte le capacità simboliche;
    • Lo sviluppo delle capacità linguistiche non va mai proposto come fini a se stessi ma devono essere uno strumento per una partecipazione attiva alla vita sociale;
    • La sollecitazione delle capacità linguistiche deve partire dal retroterra linguistico-culturale e familiare dell'allievo, per arricchire il patrimonio linguistico dell'allievo in modo graduale;
    • Apprezzare la diversità;
    • Verificare il grado di comprensione e stimolare la capacità di un vocabolario sempre più ricco;
    • Sviluppare sia l'aspetto scritto che orale;
    • Sviluppare la capacità di passaggio da un linguaggio formale a quello informale;
    • Far conoscere i diversi tipi di linguaggio (giuridico, poetico, letterario);
    • Sviluppare la capacità di autodifendersi, di autodichiararsi e analizzarsi;
    • Distinzione tra la vecchia pedagogia dittatoriale ("si può dire in un solo modo, il resto è errore"), a una pedagogia nuova, non anarchica ma che indica la direzione in cui procedere (puoi dire così. E anche così, il risultato che ottieni è questo)");
  • Importanza della formazione degli insegnanti, la quale deve conferire gli strumenti per far fronte alle esigenze che la vita scolastica gli pone di fronte;
  • Riguarda le responsabilità della classe politica nel gestire l'opera di rinnovamento.

Dopo 40 anni le tesi sono ancora molto attuali, ma ovviamente esse non contengono cenni sui mutamenti successivi alla redazione di questo testo. Ci si riferisce a due aspetti: alle crescenti classi plurilingue e alla dilatazione dello spazio. Tullio De Mauro ha proposto di integrarle con altre due tesi: l'undicesima "far maturare un atteggiamento critico nei confronti del sistema dell'informazione" e la dodicesima "il nesso tra il nostro essere fisico e biologico, e le capacità simboliche e semiotiche, in pratica si mette in risalto il nesso tra il linguaggio e le capacità tecniche".

Queste tesi vanno tradotte in pratiche didattiche a partire dalla prima infanzia e proseguendo per i gradi scolastici successivi.

Capitolo secondo

La competenza è ciò che si sa fare in un contesto (abilità) sulla base di un sapere (conoscenza), per raggiungere l'obiettivo e produrre conoscenza; è quindi la disposizione a padroneggiare le conoscenze, abilità e capacità per risolvere un problema. Non si dà quindi più la priorità alla competenza grammaticale ma il fine dell'educazione linguistica è quello di un uso appropriato ed efficace della lingua. La competenza comunicativa, dunque, non corrisponde alla competenza linguistica. La competenza comunicativa ingloba la competenza linguistica: il sistema grammaticale e le regole d'uso della lingua (suoni, intonazioni, pause) creano la competenza comunicativa. Questo, però, non comporta che l'alunno impari prima la competenza linguistica, infatti, negli stadi iniziali di apprendimento è preferibile un maggior focus sulla competenza comunicativa, la quale genererà anche competenza linguistica.

Oltre alla socializzazione, alla culturizzazione e all'autopromozione un'altra meta importante da raggiungere sono le mete glottodidattiche le quali si articolano in due campi: lo sviluppo della competenza comunicativa e lo sviluppo della competenza glotttomatetica, cioè la capacità di apprendimento linguistico. Secondo Balboni la competenza comunicativa rimanda alla capacità di:

  • Sapere la lingua: il riferimento è ai codici linguistici, la competenza linguistica (morfosintattica, fonologica);
  • Saper fare lingua: la capacità pragmatica di comunicare in maniera adeguata al contesto sociale, definita come competenza socio-pragmatica. La competenza socio-pragmatica è costituita da sei funzioni: funzione personale (lingua usata per manifestare sentimenti, emozioni), funzione interpersonale (per stabilire un rapporto di interazione), funzione regolativa-strumentale (lingua usata per soddisfare le proprie necessità), funzione referenziale (lingua usata per spiegare la realtà), funzione metalinguistica (per riflettere sulla lingua stessa), funzione poetico-immaginaria (per produrre effetti ritmici, musicali).
  • Saper fare con la lingua: si tratta di quei codici che vengono usati insieme o in sostituzione alla lingua per sottolinearne alcuni significati: competenza extralinguistica, la quale comprende la competenza cinesica (gesti, viso), la competenza prossemica (vicinanza, contatto), competenza vestemica (abbigliamento), competenza oggettuale (modo di comunicare attraverso gli oggetti). Dobbiamo attribuire la giusta importanza alla competenza extralinguistica perché l'83% delle informazioni che raggiungono la nostra corteccia cerebrale passa attraverso gli occhi, siamo molto più visti che ascoltati;
  • Saper integrare con la lingua: ossia la padronanza dei processi cognitivi che sottostanno alle abilità linguistiche: abilità ricettive (leggere, ascoltare), abilità produttive (parlare, scrivere). Le mete glottodidattiche si possono raggiungere attraverso le tecniche glottodidattiche che sono classificabili in due gruppi: abilità e esercizi. Ovviamente questo modello quadripolare non è sufficiente bisogna articolarlo aggiungendo le abilità integrate, per esempio l'abilità "del saper dialogare" è un'abilità integrata attraverso la quale si realizza la competenza socio-pragmatica. Altri esempi di abilità integrate sono "saper scrivere sotto dettatura", "saper prendere appunti", "saper riassumere", "saper parafrasare".

Il modello quadripolare è stato alterato dall'utilizzo delle nuove tecnologie, con l'utilizzo ad esempio della radio, televisione e telefono. Molti insegnanti vedono l'utilizzo delle nuove tecnologie come una "involuzione", perché con esse si perde il valore del libro e della scrittura, si ha impoverimento linguistico dell'italiano e si ha il declassamento dell'intelligenza sequenziale, riflessiva e legata alla lettura, a favore di processi visivo-associativi meno complessi. Con le nuove tecnologie si legge, si scrive e si ascolta ma lo si fa in maniera totalmente nuova. È compito dell'educazione linguistica accogliere tale diversità.

Obiettivi dell'educazione linguistica

Gli obiettivi dell'educazione linguistica variano in riferimento alla lingua madre, alla lingua seconda e alla lingua straniera. Per la lingua madre i bambini che entrano nella scuola primaria hanno già sviluppato una adeguata competenza linguistica e comunicativa per cui l'obiettivo sarà il miglioramento della competenza linguistica e lo sviluppo della competenza metalinguistica (riflessione sui meccanismi della lingua). Nel caso della lingua seconda l'obiettivo è in primis la competenza socio-pragmatica, e poi la competenza linguistica e infine la competenza metalinguistica. Gli obiettivi della lingua straniera mireranno allo sviluppo della competenza linguistica e pragmatica con un accento sulla competenza linguistica solo negli ultimi due anni della scuola primaria.

Lingua Obiettivo 1 Obiettivo 2 Obiettivo 3
Lingua madre Competenza linguistica Competenza metalinguistica
Lingua seconda Competenza socio-pragmatica Competenza linguistica Competenza metalinguistica
Lingua straniera Competenza linguistica Competenza socio-pragmatica Competenza metalinguistica

Il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER)

Il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER) è un documento pubblicato nel 2001 che offre una base comune per l'elaborazione di programmi di insegnamento/apprendimento/valutazione delle lingue vive in Europa. Esso è una guida fondamentale e fornisce indicazioni preziose in merito alla valutazione della competenza linguistica su obiettivi, metodi, elaborazione dei curricoli e selezione dei materiali didattici. Le caratteristiche del QCER sono: funzionale (usabile per tutta la varietà di scopi previsti nel processo di insegnamento/apprendimento linguistico), flessibile (adattabile a circostanze diverse), aperto, dinamico, user-friendly (facilmente usabile). Il QCER non indica nessuna metodologia di insegnamento, infatti, i metodi utilizzati per l'apprendimento, l'insegnamento e la ricerca in campo linguistico devono essere quelli più efficaci per raggiungere gli obiettivi. Questi ultimi vengono stabiliti in base ai bisogni degli individui e del contesto.

Il QCER definisce le competenze che gli studenti devono raggiungere e sono:

  • Esistenziale (saper essere);
  • Dichiarativa (sapere);
  • Abilità (saper fare);
  • Abilità di apprendere e relazionarsi all'altro.

Per quanto riguarda le scale di valutazione individua tre macroaree di competenza linguistica: livello A, B, C ripartite ciascuna in due sottolivelli. Il livello A1 è il livello di contatto, il livello A2 è il livello di sopravvivenza, B è il livello di soglia, B2 livello progresso, C1 livello dell'efficacia, C2 livello di padronanza. I descrittori delle scale di valutazione sono di tipo pragmatico, ossia definiscono cosa un apprendente deve saper fare con la lingua intesa come strumento concreto e dinamico volto a compiere interazioni in un contesto comunicativo. Accanto alla scala globale vi è una griglia di autovalutazione che mostra le principali categorie dell'uso linguistico in ciascuno dei sei livelli. La griglia è suddivisa per le seguenti abilità: comprensione (ascolto, lettura), parlato (interazione e produzione orale), scritto (produzione scritta). Esiste una terza tavola in cui vengono descritti gli aspetti qualitativi dell'uso della lingua parlata: estensione, correttezza, fluenza, interazione, coerenza.

Nel QCER si definisce:

  • La competenza plurilingue come la capacità di acquisire e di usare progressivamente diverse competenze in diverse lingue, a livelli diversi di abilità e per diverse funzioni;
  • La competenza interculturale: la combinazione di atteggiamenti, conoscenze, abilità che permettono ad un parlante di riconoscere e accettare altri modi di vivere.

Per un'educazione di qualità è necessario che a scuola ci sia un'educazione plurilingue e interculturale. La competenza plurilingue e interculturale è la capacità che ha una persona di usare un repertorio di risorse linguistiche e culturali per comunicare, in quanto padroneggia diversi livelli, competenze in più lingue e esperienze in più culture. La competenza interculturale permette di stabilire connessioni cognitive e affettive e di mediare tra due gruppi sociali. Il concetto di competenza plurilingue e pluriculturale tende a uscire dalla tradizionale dicotomia rappresentata dalla coppia L1/l2 e a mettere in evidenza il plurilinguismo, a considerare che l'individuo non dispone di un repertorio di competenze comunicative distinte e separate, ma di una competenza plurilingue e pluriculturale che le ingloba tutte. Come afferma Dodman "le lingue sono qualcosa non solo da imparare ma anche in cui imparare, creando percorsi interlinguistici e interdisciplinari con obiettivi, contenuti e metodologie".

Il plurilinguismo è innato in ogni persona in quanto si riferisce alla sua capacità di muoversi in più varianti linguistici (dialetto, colto). Ed è proprio in quest'ottica che l'educazione linguistica si qualifica come multicompetenza trasversale.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 16
Riassunto esame di didattica della lingua, professoressa Di Matteo. Libro consigliato "Educazione linguistica nella scuola primaria", Anna Luperto Pag. 1 Riassunto esame di didattica della lingua, professoressa Di Matteo. Libro consigliato "Educazione linguistica nella scuola primaria", Anna Luperto Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di didattica della lingua, professoressa Di Matteo. Libro consigliato "Educazione linguistica nella scuola primaria", Anna Luperto Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di didattica della lingua, professoressa Di Matteo. Libro consigliato "Educazione linguistica nella scuola primaria", Anna Luperto Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di didattica della lingua, professoressa Di Matteo. Libro consigliato "Educazione linguistica nella scuola primaria", Anna Luperto Pag. 16
1 su 16
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 13081996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Di Matteo Agnese Carla.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community