Educazione linguistica nella scuola primaria
L'educazione linguistica
Il concetto di educazione linguistica
L'educazione linguistica irrompe con tutta la sua forza innovativa nel panorama scolastico già nel 1975. Tullio De Mauro, considerato tra i "padri nobili del concetto", né dà la seguente definizione: "L'educazione linguistica è educazione a ciò che nel nostro linguaggio e nella nostra lingua vive: le nostre storie e le altrui, e operatività e prassi".
Per Balboni è "quella parte dell'educazione generale che include l'insegnamento dell'italiano come lingua nazionale, delle lingue materne diverse dall'italiano (dialetti e lingue minoritarie), delle lingue straniere e di quelle classiche".
Per Cristina Lavinio l'educazione linguistica è "intesa prima di tutto come un asse educativo trasversale che coinvolge tutte le discipline, e non si identifica riduttivamente con il solo insegnamento dell'italiano o con la sola cura delle lingue verbali. Nell'educazione linguistica rientrano anche le debite attenzioni per tutti gli altri linguaggi non verbali (sonori, visivi, artificiali, del corpo), cioè per tutti i codici semiologici che la facoltà di linguaggio ci permette di acquisire/apprendere/costruire."
Per Giorgio Bini l'educazione linguistica è "la manifestazione di un atteggiamento pedagogico e ha fra le sue caratteristiche principali la ricerca di un rapporto fra il lavoro scientifico nel campo delle scienze del linguaggio e della comunicazione: un'attività di didattica del linguaggio che applica in maniera originale e pedagogicamente produttiva i risultati di quel lavoro alla pratica scolastica".
Si potrebbe proporre, quindi, una definizione di educazione linguistica pluridimensionale. Educazione linguistica si identifica con tre mete educative:
- La culturizzazione: cioè la conoscenza e il rispetto di modelli culturali, e valori di civiltà, diversi. La culturizzazione si articola in due processi diversi: inculturazione, relativa all'acquisizione dei modelli culturali della propria comunità; la finalità dell'inculturazione nella cultura materna è quella di raccontare ogni giovane individuo con la cultura di cui sta entrando a far parte; acculturazione, relativa alle culture straniere. La finalità dell'acculturazione è il relativismo culturale, ma in un'educazione linguistica al semplice relativismo si dovrebbe aggiungere un interesse positivo, attivo verso il diverso.
- La socializzazione: mira a permettere ad ogni individuo di entrare in contatto con i suoi simili. Esprime anche la possibilità di avere relazioni sociali usando la lingua straniera, permettendo di ampliare i propri contatti e ponendo le condizioni per la promozione umana e sociale. Tutti gli atti comunicativi che realizzano la funzione del personale concorrono a perseguire la socializzazione. Questa tuttavia presuppone la culturizzazione in quanto solo una persona che conosce e padroneggia modelli culturali di un popolo può esservi accettata e quindi socializzare.
- L'autopromozione: definita anche autorealizzazione, è la meta finale di ogni processo educativo, anche dell'educazione linguistica. Una volta raggiunto un certo livello di culturizzazione e di socializzazione, la persona può mirare alla propria autopromozione, cioè a realizzare il proprio progetto di vita avendo maggiore conoscenza del mondo e delle persone, maggiore ricchezza cognitiva.
L'educazione linguistica deve dotare l'allievo di una competenza comunicativa nella lingua materna e delle eventuali seconde lingue parlate della sua comunità e di una competenza sufficiente nella lingua straniera tale da consentirgli di intrecciare rapporti e perseguire i suoi progetti all'estero. L'educazione linguistica contribuisce a migliorare le capacità cognitive e di apprendimento. Per realizzare i suoi scopi, l'educazione linguistica deve fornire a tutti, senza distinzione di provenienza, razza, lingua, religione, mezzi per esercitare il diritto alla parola e per sentirsi cittadini attivi. È in quest'ottica che l'educazione linguistica diventa democratica. Per essere realmente democratica, l'educazione linguistica deve tenere in considerazione ogni lingua materna con cui la lingua nazionale entra in contatto e deve fare della diversità il nutrimento principale e il valore portante della dimensione sociale collettiva. È a partire dalla lingua materna che si può dilatare l'esperienza di apprendimento linguistico successivo fino a uno sviluppo che garantisce l'esercizio dei diritti di cittadinanza.
La complessità del processo di educazione linguistica è il risultato della molteplicità di dimensioni a cui tale processo deve fare riferimento:
- La dimensione neuropsicologica: l'acquisizione delle lingue è legata a precisi meccanismi neuropsicologici;
- La dimensione linguistica comunicativa, che varia a seconda del modo in cui si forgiano le dinamiche comunicative tra i diversi attori del processo glottodidattico;
- La dimensione socio-culturale data dalla presenza di alunni stranieri nelle classi;
- La dimensione educativa, con riferimento sia a contesti formali che a contesti spontanei e informali di apprendimento linguistico.
Nelle Indicazioni Nazionali per il cunicolo della Scuola dell'Infanzia e del primo ciclo di Istruzione del 2012, si sottolinea come occuparsi di educazione linguistica nella scuola di oggi significhi occuparsi anche di altre delicate dimensioni dell'educazione. L'apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini vivono e per questo il paesaggio educativo è diventato estremamente complesso.
Le dieci tesi per l'educazione linguistica democratica
Gli anni '70 sono gli anni di nascita dell'educazione linguistica che trova la sua condizione ideale di sviluppo nel GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell'Educazione Linguistica). Il GISCEL nasce nel 1973 e annovera tra i suoi promotori Tullio De Mauro e il linguista Raffaele Simone e Lorenzo Renzi.
Nel 1975 il gruppo elabora un documento, redatto nella sua prima versione da De Mauro, destinato a diventare il manifesto dell'associazione e insieme l'atto di nascita di un nuovo modo di intendere l'insegnamento linguistico: "Dieci Tesi per l'educazione linguistica democratica".
Questo manifesto ha dato avvio a un nuovo modo di concepire l'insegnamento della lingua madre, delineando i presupposti teorici e le linee di intervento dell'educazione linguistica in modo da poter attuare, sotto il profilo linguistico-educativo, il principio dell'uguaglianza dei cittadini senza distinzione di lingua, sancito dall'art. 3 della Costituzione. Le "Dieci Tesi" smuovono da subito le autorità politiche e scolastiche e portano alla riforma dei programmi educativi per la scuola elementare del 1985.
- I - La centralità del linguaggio verbale;
- II - Il suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale;
- III - Pluralità e complessità delle capacità linguistiche;
- IV - I diritti linguistici nella Costituzione.
Seguono le tesi dedicate ad un'attenta analisi critica della pedagogia linguistica tradizionale:
- V - Caratteri della pedagogia linguistica tradizionale;
- VI - Inefficacia della pedagogia linguistica tradizionale;
- VII - Limiti della pedagogia linguistica tradizionale.
Nella tesi VIII, si formulano, poi, 10 principi su cui basare una nuova pedagogia linguistica in grado di ovviare alle incongruenze e ai fallimenti del passato:
- 1) Lo sviluppo delle capacità verbali va promosso in stretto rapporto reciproco con una corretta socializzazione, con lo sviluppo psicomotorio e con la maturazione di tutte le capacità espressive simboliche.
- 2) Lo sviluppo e l'esercizio delle capacità linguistiche vanno proposti come strumenti di più ricca partecipazione alla vita sociale e intellettuale: lo specifico addestramento delle capacità verbali va sempre motivato entro le attività di studio, ricerca, produzione individuale e di gruppo.
- 3) La sollecitazione delle capacità linguistiche deve partire dall'individuazione del retroterra linguistico-culturale personale, familiare, ambientale dell'allievo, per poi arricchire il patrimonio linguistico dell'allievo attraverso aggiunte e ampliamenti che devono essere studiatamente graduali.
- 4) La scoperta della diversità del retroterra linguistici individuali tra gli allievi dello stesso gruppo è il punto di partenza di ripetute e sempre più approfondite esperienze ed esplorazioni della varietà spaziale e temporale, geografica, sociale, storica che caratterizza il patrimonio linguistico dei componenti di una stessa società: imparare a capire e apprezzare tale varietà è il primo passo per imparare a viverci senza esserne succubi e senza calpestarla.
- 5) Occorre sviluppare non solo le capacità produttive, ma anche quelle ricettive, verificando il grado di comprensione di testi scritti e stimolando la capacità di intendere un vocabolario sempre più esteso e una sempre più estesa varietà di tipi di frase.
- 6) Va sviluppato l'aspetto sia orale sia scritto, stimolando il senso delle diverse esigenze di formulazione inerenti al testo scritto in rapporto all'orale, creando situazioni in cui serva passare da formulazioni orali a formulazioni scritte di uno stesso argomento per uno stesso pubblico e viceversa.
- 7) Occorre sviluppare e stimolare la capacità di passaggio dalle formulazioni più accentuatamente locali, colloquiali, informali, a quelle più generalmente usate, più meditate, riflesse e formali.
- 8) Si incontra la necessità di addestrare alla conoscenza e all'uso di modi istituzionalizzati d'uso della lingua comune (linguaggio giuridico, letterario e poetico,…).
- 9) Occorre curare e sviluppare fin dalle prime esperienze scolari la capacità, inerente al linguaggio verbale, di autodefinirsi e autodichiararsi e analizzarsi.
- 10) Occorre sviluppare il senso della funzionalità di ogni possibile tipo di forme linguistiche note e ignote. Saper utilizzare la funzionalità comunicativa di un testo parlato e scritto e delle sue parti a seconda degli interlocutori reali cui effettivamente lo si vuole destinare, ciò che implica il contemporaneo e parimenti adeguato rispetto sia per le parlate locali, di raggio più modesto, sia per le parlate di più larga circolazione.
La tesi IX è incentrata sull'importanza di un nuovo curriculum per gli insegnanti impegnati in un'educazione linguistica democratica, formazione che deve dare agli insegnanti una consapevolezza critica e creativa delle esigenze che la vita scolastica pone e degli strumenti con cui a essere risponde; la tesi X è incentrata sulle responsabilità della classe politica nel gestire l'opera di rinnovamento proposta.
A quasi quarant'anni di distanza, questo documento epocale è straordinariamente attuale. Le Dieci Tesi non contengono cenni sui grandi mutamenti che, dopo la loro abitazione, si sono sviluppati nella società e nel panorama dell'istruzione. Ci si riferisce soprattutto alla grande sfida mossa all'educazione linguistica sia dai gruppi classe sempre più plurilingue che dal nuovo spazio linguistico dilatato dallo sviluppo prepotente e vorticoso della nuova tecnologia.
Per questo De Mauro ha proposto di integrare il corpo delle Dieci Tesi con altri due tesi:
- XI - Vaglia un atteggiamento etico e consapevole del sistema dell'informazione, da far maturare progressivamente grazie all'educazione linguistica;
- XII - Nasce da un aspetto importante delle Dieci Tesi, ovvero dai profondi rapporti genetici tra il nostro essere fisico biologico e le capacità simboliche e semiotica, mettendo in risalto il nesso tra linguaggio e capacità tecniche.
Questi due corollari, insieme alle altre tesi, vanno formulati soprattutto tradotti in pratiche didattiche a partire dalla prima infanzia e proseguendo per il gradi scolastici successivi. C'è da dire che attualmente l'educazione linguistica non è ancora una realtà operativa a tutti gli effetti. Quanto auspicato nelle Dieci Tesi, non si è totalmente tradotto in prassi didattica.
Le competenze dell'educazione linguistica
Il concetto di competenza comunicativa
Il fine dell'educazione linguistica diventa lo sviluppo di quel "sistema di conoscenze posseduto da un parlante per l'uso testualmente appropriato ed efficace di una lingua". La competenza comunicativa corrisponde alla competenza linguistica. Se è vero che la competenza comunicativa ingloba la competenza linguistica, non possiamo affermare il contrario in quanto la competenza linguistica è una componente della competenza comunicativa. Il sistema grammaticale fornisce all'allievo la competenza linguistica, ma le regole d'uso della lingua, ovvero suoni, intonazione, pause, ecc. - insieme al sistema grammaticale - formano la competenza comunicativa.
Negli stadi iniziali di apprendimento, è preferibile un maggior focus sullo sviluppo della competenza comunicativa, la quale chiederà, progressivamente, anche la competenza linguistica. L'alunno della scuola primaria sviluppa la competenza linguistica sulla base di una competenza comunicativa già ben strutturata. Si tratta di privilegiare il saper fare con la lingua.
L'educazione linguistica, oltre alle 3 mete della socializzazione, della culturizzazione e dell'autopromozione, individua anche mete glottodidattiche che si articolano in due campi: lo sviluppo della competenza comunicativa e lo sviluppo della competenza glottomatetica, cioè della capacità di apprendimento linguistico.
Seguendo Balboni, possiamo dichiarare che la nozione di competenza comunicativa rimanda alla capacità di:
- Sapere la lingua;
- Saper fare con la lingua;
- Saper integrare la lingua;
- Saper fare lingua.
- Sapere la lingua: il riferimento è ai codici linguistici, alla competenza linguistica (morfosintattica, testuale, fonologica, paralinguistica);
- Saper fare con la lingua: include la capacità pragmatica di comunicare in maniera adeguata al contesto sociale e culturale, definita come competenza socio-pragmatica. La competenza socio-pragmatica è costituita da sei funzioni:
- Funzione personale: la lingua viene usata per manifestare sentimenti, emozioni, impressioni, sensazioni (presentarsi, esprimere i propri gusti, ecc.);
- Funzione interpersonale: la lingua viene usata per stabilire, mantenere o chiudere un rapporto di interazione sia orale, sia scritto (salutare, accettare o rifiutare qualcosa, scusarsi, ecc.);
- Funzione regolativa-strumentale: la lingua viene usata per agire sugli altri per ottenere qualcosa, soddisfare le proprie necessità (dare e ricevere istruzioni, consigli, ordini, ecc.);
- Funzione referenziale: la lingua viene usata per spiegare la realtà (descrivere cose, azioni, persone, ecc.);
- Funzione metalinguistica: la lingua viene usata per riflettere sulla lingua stessa;
- Funzione poetico-immaginativa: l'anima viene usata per produrre effetti ritmici, musicali, metafore o immaginari.
- Saper integrare la lingua: padroneggiare quel complesso di codici che vengono usati insieme, o in sostituzione, alla lingua per modificarne o sottolinearne alcuni significati. Si tratta della competenza extralinguistica che comprende:
- La competenza cinesica: riguarda la capacità di usare il linguaggio dei gesti, il linguaggio del viso e il linguaggio del corpo;
- La competenza prossemica: riguarda la capacità di variare la propria posizione nello spazio e di modulare le distanze interpersonali quando parliamo con altri (vicinanza e contatto);
- La competenza vestemica: rimanda al modo in cui possiamo comunicare attraverso l'abbigliamento;
- La competenza oggettuale: rimanda al modo in cui possiamo comunicare attraverso gli oggetti.
- Saper fare lingua: ossia la padronanza dei processi cognitivi, oltre che linguistici, che sottostanno alle abilità linguistiche: abilità ricettive (leggere e ascoltare), abilità produttive (parlare e scrivere).
Le mete glottodidattiche si possono raggiungere attraverso le tecniche glottodidattiche che sono: attività ed esercizi. Ai fini dell'educazione linguistica, il modello che prevede due abilità scritte e delle abilità orali non è sufficiente. Bisogna ricordarlo aggiungendo altre abilità più complesse, dette abilità integrate. Una di queste abilità integrate è il "saper dialogare". Essa è un'abilità complessa in quanto integra la fase di comprensione orale con quella di produzione orale e presuppone diverse conoscenze e capacità possedute come prerequisito.
Oltre a queste abilità, le abilità integrate includono anche:
- Il "saper scrivere sotto dettatura";
- Il "saper prendere appunti";
- Il "saper tradurre";
- Il "saper riassumere";
- Il "saper parafrasare".
La quadripolarità del modello delle abilità di base è stata alterata dalle modalità comunicative alternative, sprigionatesi dal vortice prodotto dei nuovi sviluppi tecnologici.
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