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Letteratura teatrale italiana

La formazione e l'esperienza tragica di Vittorio Alfieri

La formazione e l'esperienza tragica di Vittorio Alfieri si collocano in un contesto storico culturale ben preciso, in un periodo di straordinario passaggio fra Illuminismo e crisi dell'Illuminismo. La sua esperienza testimonia in modo esemplare questa crisi.

L'infanzia e l'adolescenza di Alfieri è il periodo decisivo della formazione di scrittore e si svolsero in un arco temporale ben preciso, in modo particolare gli ultimi anni del Regno Carlo Emanuele III quindi 1730-1773 e i primi anni del Regno di Vittorio Amedeo III 1773-1796.

Il primo dei due sovrani cioè Carlo Emanuele III proseguì con successo un ampliamento del territorio. L'età storico politica caratterizzata da questo regno: politica moderatamente riformistica autoritaria. Una delle conseguenze di questa politica fu soprattutto la creazione di quella che possiamo definire una modernità di servizio che era abbinata alla carriera diplomatica, politica e strettamente legata allo stato sabaudo. In questo stato risultava assente ogni forma di dibattito politico, la cultura era una cultura sottoposta a controlli rigidi.

In questo contesto in qualche modo era vigile anche una forma di censura culturale, in modo particolare la censura sulla Spagna, accanto alla censura ecclesiastica che agiva in modo particolare ma anche su materie letterarie. Gli autori che pubblicavano senza licenza erano soggetti a diversi tipi di pena, pensa inflitta che poteva corrispondere ad una sanzione finanziaria o anche a una pena corporale.

Alfieri muove i primi passi in un clima culturale che sembrava fosse una prigione, dalla quale lo scrittore sente la necessità di evadere infatti Alfieri si affaccia a grandi temi come ad esempio il viaggio, sentito come necessario, l'evasione sentita anche in lunghi viaggi di Alfieri in Europa, momenti di imprescindibile maturazione dell'uomo e dell'io alfieriano.

Entro questo contesto che abbiamo delineato maturano anche alcune delle scelte politiche di ad Vittorio in modo particolare il sentimento che lo scrittore avverte sin dal principio, l'aspirazione una sorta di necessario risveglio nazionale capace di superare la debolezza politica e l'arretratezza culturale che Vittorio vedeva negli stati italiani. Questa aspirazione nazionale dello scrittore è il fondo dominante di una parte del pensiero e del sentimento politico alfieriano che non va dimenticato e questo pensiero politico alfieriano deve essere sempre inquadrato all'interno del contesto europeo nel quale Alfieri si mosse.

Nel secondo '700 Alfieri è partecipe di quello che in Europa può essere definito a tutti gli effetti il declino del caposaldo, della ideologia politica dell'Illuminismo europeo, cioè l'ideale del dispotismo illuminante. Comincia a declinare e questo è fondamentale per comprendere poi all'interno della ideologia della tirannide in Alfieri.

Ci sono ovviamente dei referenti culturali alle spalle e sicuramente il repubblicanesimo portato avanti da Rosseau in primo luogo. Alfieri però in Italia fu certo il primo ad avvertire questa crisi profonda dell'Illuminismo, e la sua opera ne offre testimonianza.

La definizione di Alfieri tra Illuminismo e crisi dell'Illuminismo ci porta sin da subito a riflettere su un'altra definizione che in passato è stata data dall'esperienza poetica, ovvero la definizione di si tende a parlare, sotto l'insegnamento del grande maestro Benedetto Croce, PRE-romantico. Oggi di esperienza PROTO-romantica.

Alfieri tra Illuminismo e Romanticismo

Quindi Alfieri è partecipe di questo passaggio, di questa crisi, e non è tanto un PRE-romantico ma un PROTO-romantico. La definizione di PROTO-romantico è una definizione crociana che vale ancora oggi e che fa luce su un aspetto che è stato indagato dalla critica e che pone in qualche modo un rapporto di esperienza alfieriana. Va detto che in Italia, a differenza in altri ambienti culturali, la categoria di PRE romanticismo non aveva un intento aggressivamente polemico nei confronti dei (…settecenteschi) come avveniva in altre nazioni europee, ma i nostri PRE romantici e i nostri romantici italiani non ripudiavano affatto la lezione dell'Illuminismo, ci si riferisce in modo particolare all'esperienza dell'Illuminismo lombardo, del caffè del fratelli Verri.

In Italia questi contrasti fra esperienza illuministica e romanticismo erano molto meno netti rispetto al passato in altre nazioni europee.

Questa categoria di PRE romantico e di PROTO romantico ha comunque un momento importante che è quello di sottolineare aspetti di poetica che sono via via sempre più emersi in modo intenso nella seconda metà del '700.

Entro questa compagine cosi articolata e mossa dal punto di vista culturale germoglia la giovinezza letteraria di Vittorio Alfieri. Una fonte imprescindibile per far luce sulla sua vita e le sue opere è l'autobiografia, ma non solo lui fu anche uno straordinario epistolografo e dunque le lettere sono una fonte inesauribile di avvicinamento anche della formazione alfieriana.

La vita e le opere di Vittorio Alfieri

In una più importante lettera che Alfieri scrive a Firenze il 18 Novembre del 1792 al presidente della plebe francese, scrive con tono sostenuto per chiedergli la restituzione di tutte le proprie cose confiscate il quale era appena partito da Parigi dopo la bufera rivoluzionaria. Una presentazione come sempre "piena" di fumo, è un Alfieri 40enne quello che scrive che poteva oramai cominciare a guardare retrospettivamente la propria terra.

Perché è importante l'incipit di questa lettera? La tendenza all'autoritratto, Alfieri dipinge e presenta sé stesso da una varietà molteplice e lo fa sempre. Lo fa nelle trasposizione dei personaggi delle sue tragedie, lo fa nelle lettere, ecc..

Qui in poche righe Alfieri tratteggia gli ideali. Gli ideali della propria vita, quelli che gli stanno più a cuore. Gli ideali di una vita vissuta davvero nel rifiuto totale di ogni forma di tendenza. È una vita che si nutre di un anelito "Io sono un uomo che si intesse di questa insofferenza ma è anche vita avrebbe anche aspirato a una patria" patria non solo letteraria ma una patria libera, libera da tutte le forme di tirannia.

Alfieri è nato ad Asti il 16 di Gennaio 1749 da famiglia di grandi nobili. Famiglia potente e specialmente da ricordare la figura dello zio paterno Pellegrino, governatore di Cuneo e dal 1762 vicerè in Sardegna. A lui vengono affidate la tutela dei beni di Vittorio che rimase orfano a un anno. Il 1 Agosto 1758 è un anno fondamentale per la formazione di Alfieri perché seguendo i consigli dello zio Pellegrino, entra nell'accademia reale di Torino.

Gli studi e la formazione di Alfieri

Quindi fino al 1766 Alfieri segue un corso regolare di studi che egli definisce un corso di … Alfieri ha un atteggiamento profondamente severo nei confronti degli anni di studio trascorsi all'accademia, si studia grammatica, retorica, filosofia, matematica, musica, geografia, ecc.. l'accademia di Torino godeva di ottima considerazione anche in Europa ma il giovane va a protestare sin dal principio una precoce insofferenza e insoddisfazione nei confronti di questo ambiente e degli insegnanti che lui definisce "vergognosissimi perdigiorni" e in quelle aule si veniva a tradire senza rimedio la gioventù. Vittorio in questa fase: l'ansia. Un'ansia profonda di uno solo era lo stimolo che sembrava animare imparare e apprendere e di rinunciare. Una voglia di superiorità e di accelerare una formazione che lui sentiva profondamente arretrata. Fino a quando un maestro di geografia gli fa un dono, gli dona dei romanzi francesi, e grazie a questo dono vi è l'apertura ad un nuovo mondo. Romanzi francesi che schiudono la cultura di Vittorio in un mondo sentimentale nel quale lui trova rifugio da una realtà per lui grigia, nella quale trova anche un sentimento di libertà, di evasione contro invece il moralismo conservatore che in Piemonte ma anche in Italia gravava fortemente sul genere del romanzo.

Le letture e le influenze letterarie

Cosa legge Alfieri come primo incontro con la letteratura? Legge romanzi di successo, romanzi di Madame De Scudery, romanzi di evasione a tutti gli effetti. Cade prigioniero della lettura di un romanzo intessuto di avventure libro di René Lesage e comincia ad appassionarsi anche ad un altro libro di Prevost "Memorie e avventure di un uomo di qualità", questi sono fondamentali perché corrono in modo particolare un lato della sensibilità letteraria alfieriana. Una delle virtù dello scrittore sarà quella di indagare e scrutare l'animo, quindi letteratura di introspezione finalizzata alla conoscenza dell'uomo e allo studio delle ragioni e degli impulsi che stanno dietro ai comportamenti umani. Questo tentativo di auto analisi, di introspezione, dell'io dell'uomo saranno caratteristiche fondamentali della pagina alfieriana. Quindi proprio dal mondo francese prende le mosse la formazione culturale di Vittorio Alfieri, quindi a partire dai romanzi francesi.

Il viaggio e la scoperta del mondo

Alfieri percorre anche vie più tradizionali, più ortodosse della formazione letteraria del tempo che lo portavano ai romanzi filosofici di Voltaire. Un giovane Alfieri che dunque si muove e disegna in modo originale l'universo culturale e matura l'esigenza della scrittura. Senza dubbio è un aristocratico che sogna in qualche modo di liberarsi da un mondo di provincia nel quale è nato che sente come soffocante. È un aristocratico che legge con passione romanzi francesi e che aspira ad abbandonare il grigiore piemontese del tempo per conoscere e sperimentare le inquietudini che animavano l'atmosfera in Europa del tempo in grado di ascoltare i suggerimenti che nascono dalla profonda scontentezza di questo scrittore.

Nel 1763 Alfieri compie 14 anni, e dunque è in qualche modo libero dalla tutela degli eventi secondo le leggi. Intanto divenne più ricco perché ottiene la dote in eredità ricevuta dopo la morte dello zio Pellegrino. Questo anno è fondamentale anche per la formazione di Alfieri perché riceve in primis il dono della libertà culturale con i romanzi e di una maggiore nuova libertà ovvero Alfieri si dedica in qualche modo a godere del mondo, inizia qui una stagione molto più importante nella biografia alfieriana. Iniziano a fioccare le prime avventure erotiche le quali saranno fondamentali, ci saranno donne, muse, riflesse poi in alcuni personaggi delle tragedie che iniziano ad animare l'universo alfieriano. In questa stagione di scoperta emergono studi che Alfieri definisce inconcludenti perché sono studi che egli sente come caotici e dispersi in direzioni molteplici privi di coerenza perché il non aver mai occasione di parlare e sentire parlare l'italiano causano in lui un’angoscia. Ha un rapporto conflittuale con la lingua italiana.

Per Vittorio ha inizio una stagione fondamentale che possiamo definire la stagione del viaggio, del dandy, questo lui era. In questa direzione una data fondamentale è quella del 1765: pensiamo all'immobilità di questo giovane, non si era mai mosso prima, quindi anche questa volontà di vedere e di conoscere deve essere immaginata in questo senso. Un uomo che ha voglia di scoprire il mondo. E lui fa il suo primo viaggio: qui c'è l'accompagnamento della sensazione di magnificenza, ma questo entusiasmo però si spegne quando Vittorio torna in accademia e si confronta con gli altri colleghi di studio provenienti da paesi lontani, Inghilterra, Germania, Polonia, ecc..e questa sensazione fu una sensazione di profonda frustrazione e lui da questo sconforto deriva il desiderio di viaggiare e di conoscere luoghi diversi, infatti nel 1966 Vittorio lascia l'accademia per intraprendere la carriera militare nel reggimento provinciale di Asti.

–4 Ottobre 1976, viaggio che lo porterà in Italia Firenze, Roma e Napoli insieme a Francesco Elia, ex compagno di studi.

Il desiderio di viaggiare è un sentimento armato dall'insaziabilità, da una vera e propria smania di andare, un vero e proprio tormento della stasi che si traduce in una vera e propria crisi di identità dello scrittore. Quindi la prima stagione dei viaggi genere nello scrittore una forma di crisi.

Il pensiero letterario di Alfieri

Teniamo bene a mente un passo importante della vita: Epoca terza, Capitolo secondo (edizione di Cattaneo) il cuore ha bisogno di un degno amore e la mente ha bisogno di essere occupata da un nobile lavoro altrimenti Alfieri precipita in uno stato di malinconia che in quegli anni gli pare attribuire soprattutto al non aver ancora capito, ad una vera e propria crisi di identità. Lo scrittore non sa ancora quale strada intraprendere, così nel 1767 decide di visitare l'Europa, così l'anno seguente ha iniziato la stagione dei grandi viaggi europei che si protrae per ben 5 anni. Sono anni decisamente fondamentali perché dopo averli intravisti soltanto sulle pagine dei suoi romanzi Alfieri si confronta con uomini e paesi lontani. Fondamentale in quest'anno nel 67 Alfieri raggiunge Parigi, la prima impressione della città estremamente negativa. La definisce una "fetente cloaca" che non aveva a che fare con quelle che egli definiva false illusioni di fantasia che aveva dipinto nella sua mente e che si era immaginato sulla base delle letture e lo stesso sentimento di sconforto sarà uguale anche nel viaggio a Londra che avviene invece nel 1768, anno seguente. Una struggente nostalgia dei luoghi più vicini alla propria sensibilità, ma dell'Inghilterra lo affascina la libertà che si respirava in questi luoghi, stessa cosa che lo affascina anche dal viaggio in Olanda.

In Olanda avviene un incontro importante con il ministro del Portogallo José Vasquez Da Pigna. Egli dona a Vittorio un edizione delle opere di Machiavelli il quale sarà fondamentale per la formazione di Alfieri. Questo viaggio che doveva riportarlo a casa in Piemonte sarà invece protraetto perché Vittorio soffre in Piemonte e quindi cerca di rimanere lontano dalle origini.

Un altro luogo fondamentale in questa stagione dei viaggi per la formazione sarà Ginevra. A Ginevra Alfieri farà un acquisto importante, libro che raccoglie edizioni di Voltaire, Rousseau, Montesquieu e Helvetiuse, quelle che diventeranno le sue intense straordinarie e decisive letture dell'inverno del 1779.

È proprio in questa stagione che ci sarà il primo incontro con l'Illuminismo francese. L'incontro con Rousseau fu un incontro importante ma poco seducente, con lui ha un rapporto tormentato e anche di Voltaire lui continua a preferire soprattutto la prosa, i versi di Voltaire gli appaiono insopportabili e illeggibili.

“necessario” che lo rapisce in una lettura appassionata fu Le vite Quello che Alfieri definisce parallele di Plutarco Epoca terza Capitolo settimo (edizione Cattaneo): emerge un sentimento di dolore e di rabbia che viene dalla oppressione di esser nato in Piemonte in tempi e governi dove non è permesso una libertà di dire e fare ma anche di pensare. È come se dalla lettura di Plutarco derivassero ad Alfieri in primo luogo una consapevolezza e anche un sentimento duplice e dilaniante, da una parte ammirazione per il valore e la necessità di compiere nella propria vita imprese sublimi, ed è per questo che lui sceglierà la tragedia e di realizzarle in un Piemonte che viene avvertito come estraneo, in una Italia ideale perché non è ancora una patria. È profondamente dilaniato e già da qui si percepisce un Alfieri attore tragico.

Il pensiero letterario: Alfieri tra l'Illuminismo e il Romanticismo

Le influenze letterarie di Alfieri provengono dagli scritti di Montesquieu, Voltaire, Rousseau, Helvétius, oltre che dai classici come Cicerone e Plutarco, che l'astigiano conobbe nei suoi molteplici viaggi in Europa, durante il processo di "spiemontizzazione". Se successivamente prese le distanze da Voltaire e Rousseau (che non aveva voluto conoscere personalmente nemmeno in gioventù, ritenendolo un "ginevrino bisbetico"), a causa dell'ispirazione dei rivoluzionari francesi dai due pensatori, l'influenza di Montesquieu e il principio di divisione dei poteri rimasero forti in lui. Lo studio ed il perfezionamento della lingua italiana avvennero con la lettura dei classici italiani e latini (Dante e Petrarca per la poesia, Virgilio per il verso tragico).

Il suo interesse per lo studio dell'uomo, per la concezione meccanicistica del mondo, la lontananza – dalla religione vista, influenzato da Machiavelli, solo come un mezzo di stabilità politica per la plebe; inoltre, simile a Plutarco, Alfieri è teoricamente "uomo di fede romantica", seppur molto particolare, contrario all'ateismo esplicito da una parte, e avversario della superstizione dall'altra, in – pratica quasi agnostico in materia in fin dei conti la sua aspirazione per l'assoluta libertà e l'avversione verso il dispotismo, collegano Alfieri alla dottrina illuminista. I temi letterari illuministici, volti a chiarificare le coscienze e ad apportare il progresso sociale e civile, sono affrontati dal poeta non in modo distaccato, ma con l'emotività e le inquietudini del pensiero romantico.

Alfieri è considerato dalla critica letteraria come l'anello di congiunzione di queste due correnti ideologiche, ma l'astigiano, al contrario dei più importanti scrittori illuministi dell'epoca, quale Parini, Verri, Beccaria, Voltaire, che sono disposti a collaborare con i monarchi "illuminati" (Federico di Prussia, Caterina II di Russia, Maria Teresa d'Austria) e ad esporre le proprie idee nei salotti europei, rimane indipendente e reputa umiliante questo genere di compromesso, proprio come disprezza i letterati opportunisti come Vincenzo Monti. D'altronde Alfieri fu un precursore del pensiero romantico anche nel suo stile di vita, sempre alla ricerca d'

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher unifi_student di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Castellano Francesca Pia.
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