Momenti del teatro italiano del ‘900
Sin dalla sua prima commedia Uomo e galantuomo,rappresentata nel 1933 al
Sannazzaro di Napoli per Eduardo i motivi ispiratori sono stati la vita, l’umanità , la
natura, la strada unite al rispetto della tradizione della Commedia dell’arte e del teatro
popolare. Il tutto arricchito dall’esperienza di teatro leggero acquisita , analogamente
ad altri artisti dell’epoca, durante la sua “ boheme” artistica svolta presso anonime
compagnie di attori senza storia. Non abbiamo i copioni originali delle sue prime
opere, quelle cioè appartenenti ala “ Cantata dei giorni pari”. Ne abbiamo le edizioni
definitive scritte successivamente dal ’59 in poi e talvolta in più riprese e modificate
di volta in volta, nella loro struttura. Tali commedie , tra le quali la più significativa ,
risalente al 1922 è Uomo e galantuomo, offrono spesso, attraverso il loro contenuto ,
lumi su come fosse condotta l’attività dell’attore a quei tempi . In Uomo e
galantuomo sono presenti due significative vicende : di una protagonista è Gennaro,
capocomico di una compagnia di attori aquattrinati, dell’altra vicenda i suoi
personaggi costituiscono un triangolo : Bice , il suo amante Alberto e suo marito,
fedifrago anche lui. Eduardo impernia le due vicende sul contrasto ( ereditato da
Pirandello), tra finzione e realtà. Gennaro recita male la sua finzione scenica e suscita
spesso il riso, e infine finge di essere pazzo per non pagare i suoi debiti, e sarà pure la
pazzia simulata l’arma a cui ricorre la coppia fedifraga per salvare l’ onore. E la
pazzia è la caratteristica di altre commedie del primo periodo risalenti agli anni ’30
ma trascritte dopo, una pazzia che non è solo un espediente scenico per fare ridere o
per nascondere fatti immorali presenti in ambienti borghesi, ma è anche uno
strumento di difesa per il personaggio, così come in Pirandello, nei confronti delle
convenzioni e delle ipocrisie incombenti. E’ una sorta di metafora scenica che
esprime il disagio ,sottilmente espresso, ampiamente diffuso nell’ Italia fascista.
Infatti , tra i tanti personaggi delle commedie eduardiane di quegli anni troviamo,
emblematicamente , disadattati, ingenui, spesso con tare fisiche o psichiche, a volte
sognatori, totalmente distaccati dalla società in cui vivono nella quale i valori
prevalenti sono la forza, il denaro o l’azione. Uno di questi è Sik sik, protagonista
della commedia SikSik, l’artefice magico, Egli è un artista illusionista convinto del
valore dei suoi numeri a dispetto del riso del pubblico che di lui coglie la goffagine e
gli insuccessi. E continua caparbiamente , quasi eroicamente, a restare nella scena
rasentando anche il ridicolo anche quando la moglie resta imprigionata in una cassa.
Alla fine della commedia dietro il sipario abbassato , il suo pianto liberatorio lo rende
ancora più patetico: non è difficile intravedere in questo personaggio la condizione
dell’uomo del tempo, il quale si rifugia nel sogno e nell’illusione per fronteggiare le
difficoltà del momento. Si tratta di un tema ricorrente nelle commedie della “ Cantata
dei giorni pari”. La figura dell’ingenuo , piccolo borghese, tutto preso dalle sue
manie, pauroso delle novità, ricorre spesso nelle commedie di quella fase. Ed altri
temi ricorrono: il tema del conformismo, il tema della miseria, il tema della
confusione tra realtà e finzione. E ancora c’è il malcontento per la realtà del tempo in
quella Italia fascista che si preparava ad entrare in guerra e c’è pure il disagio
psicolgico vissuto in quegli anni, disagio che si manifesta a volte in una rievocazione
nostalgica di un mondo antico, fatto di giocattoli..un mondo ben diverso da quello di
quegli anni difficili, opprimenti. In Fortuna con la effe maiuscola, del 1942, per
esempio, c’è la storia di un’eredità , ottenuta con un imbroglio, ma che non
risolleverà le sorti di una famiglia povera. E in ogni azione dei vari personaggi, si
coglie lo sguardo non superficiale di Eduardo. Sono azioni che sollecitano il riso, ma
non un riso scanzonato , come si concerne a situazioni farsesche: si tratta di un riso
amaro. Al contrario del fratello Peppino, Eduardo , ha dato un’impronta nuova al suo
teatro allontanandosi sempre più dai modi tradizionali di comicità ed il pubblico
comprende e coglie le differenze. E’ la commedia Natale in casa Cupiello a dare una
svolta, in questo senso al teatro di Eduardo. Nata come sketch di avanspettacolo nel
1931, consisteva nella sua prima versione in un solo atto ( che poi sarebbe diventato
il secondo) : è la scena della cena di Natale con Luca, suo fratello Pasqualino e suo
figlio Tommasino, tutti e tre travestiti da Re Magi, mentre Concetta e Ninuccia, la
figlia, corrono in strada dove hanno saputo che si stanno affrontando il marito e
l’amante della ragazza. Come è evidente la trama è scarna ed essenziale ma a
vivacizzare l’ascolto sono presenti tante situazioni da farsa . Nella stagione teatrale
1932-33 Eduardo aggiunge un altro atto anteponendolo a quello originario: diventa
così una commedia a due atti, ancora in realtà più farsa che commedia
soffermandosi , e suscitando risa , sui continui battibecchi tra zio e nipote. Nel 1934
ai due atti viene aggiunto un terzo atto determinante per imprimere alla commedia il
definitivo aspetto di caratterizzazione , sul piano psicolgico, del protagonista Luca. E’
un aggiunta importantissima che Eduardo compie anche sorretto dala legame ,
potenziato da un incontro nel 1933, con Luigi Pirandello , del cui humour, della quale
umanità, della cui intelligenza Eduardo , fa tesoro , senza mai comunque appropriarsi
delle sue tematiche ( affermazione dello stesso Eduardo nel corso di una intervista
con studenti nel 1976) <pag 99-100>. Un legame, quello con Pirandello che
contribuisce a creare, nella sua drammaturgia, un distacco con la tradizione farsesca
del teatro napoletano e di quello leggero. Sì, fino alla guerra non mancano, per
Eduardo, le rappresentazioni farsesche del fratello Peppino o i copioni di Maria
Scarpetta, ma , in contemporanea egli orienta la sua produzione verso una
dimensione nazionale e meno provinciale disfacendosi via via di una ricchissima
tradizione teatrale che , pur stimolante, ne limitava la fruizione da parte delle nuove
generazioni. Come già era avvenuto per Pirandello il quale , ad un certo punto della
sua produzione abbandonò il teatro dialettale, interpretato da Angelo Musco, per
approdare ad una drammaturgia di dimesione nazionale, anche Eduardo,
consapevolamente sulla scia di Pirandello, esce dall’angusto recinto di una tradizione
limitante , abbandona progressivamente il dialetto ed ogni richiamo alla tradizione
del teatro locale. Naturalmente non è un processo lineare ed a stento le sue
rappresentazioni, che fino al 1944 sono prevalentemente a Napoli, si inseriscono in
seguito in un contesto nazionale, anche quando Eduardo ambienta le sue commedie
nella sua città.
Tornando a Natale in casa Cupiello, è bene ricordare un’altra commedia ,
Gennareniello che in un certo senso, costituisce come una prova , naturalmente in
proporzioni ridotte , della versione definitiva di Natale in casa Cupiello. Anche
Gennarienello, come Luca, è un sognatore, dedito alla poesia ed alle invenzioni, il
quale per sfuggire al grigiore della realtà familiare cede alle lusinghe erotico-
sentimentali di Anna Maria, una bella ragazza dirimpetta
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