Letteratura Teatrale Italiana
“Comœdia” e lo spettacolo tra le due guerre:
1.
Storie di “Comœdia”:
Il primo numero di “Comœdia” esce a Milano nel settembre 1919, presso la Casa Editrice Italia,
(fino al 1925 la periodicità è quindicinale dall’anno successivo diventerà mensile) l’ultimo numero
è del 1934, dopodiché la rivista si fonderà con il periodico “Scenario”, nato nel 1932 e diretto da
Silvio d’Amico e Nicola de Pirro.
La rivista nasce all’indomani del primo conflitto mondiale, in un clima dominato dalle accese
polemiche fra le diverse professioni del teatro (autori, attori, proprietari di teatri, organizzatori),
tipiche strutture “all’antica italiana”. Il mondo del teatro in quei mesi è attraversato da forti
agitazioni. Si erano diffuse le idee socialiste che avevano portato a forme di associazionismo
sindacale, ma esse vennero abolite con la nascita nel 1922 della Corporazione Nazionale del Teatro,
organizzazione di tipo fascista, che portò ad un più massiccio coinvolgimento dello Stato nel teatro
che si verificò negli anni Trenta. Lo stato neutralizza la libera associazione e impone una
convergenza controllabile tra i proprietari e i produttori di teatro.
Il periodo in cui nasce “Comœdia” può considerarsi di snodo cruciale anche sul versante
drammaturgico, caratterizzato da un forte immobilismo, che si avviava verso una ricostruzione
radicale, misurando con la nascente società di massa. Intanto lo spettacolo è attraversato dall’ondata
rivoluzionaria dell’avanguardia futurista e del teatro “grottesco”. Proprio da Pirandello “Comœdia”
inizia la sua avventura scegliendo l’opera “L’uomo, la bestia, la virtù” clamoroso insuccesso del
autore siciliano, che nel teatro scoprirà una forza trainante, di gran lunga superiore al genere
narrativo nella conquista del successo internazionale.
L’offerta teatrale della rivista è per lo più costituita da testi di facile presa e di sicuro successo, non
di rado opere di drammaturghi che sono già famosi come narratori, a fare presa sui lettori
contribuirà il largo uso di immagini, spesso cariche di potere seduttivo, ciò rientra pienamente nella
politica editoriale Mondadori che acquisterà la rivista nel 1921.
La storia di “Comœdia” si svolge interamente a Milano e si può dire che coincida esattamente con
l’ascesa del fascismo, ciò nonostante la rivista, almeno inizialmente non subirà l’influenza politica.
Solo negli anni Trenta si potrà individuare tra le pagine un chiaro riflesso della politica. Nel 1934
“Comœdia” si fonde con il periodico di De Pirro (arbitro della vita teatrale italiana) e d’Amico
(l’uomo scelto dal regime per riformare il teatro) “Scenario”.
La specificità di “Comœdia” rispetto agli altri periodici, consiste nell’aver messo al centro
dell’attenzione il testo e di conseguenza l’autore. Ma l’altra funzione principale del periodico è
sensibilizzare il maggior numero di pubblico, offrendo al lettore periferico la possibilità di seguire
le “battaglie d’arte”. Nei primi anni è evidente anche accento nazionalista (l’anno d’esordio la
rivista sceglie tutti drammaturghi italiani), che deve seguire l’esempio della Francia per la creazione
di “una nostra letteratura, un nostro teatro, una nostra arte”.
“Comœdia” con la rivista “Il Dramma” (dell’editrice torinese “Le grandi firme”) condivideva la
caratteristica di allegare alla rivista la pubblicazione di un testo inedito. “Il Dramma”, la più
longeva rivista teatrale fondata nel 1925, aveva però un carattere più leggero e umoristico ispirato
dai suoi direttori Pitigrilli e Lucio Ridenti, con la predilezione per il teatro leggero e l’attenzione
privilegiata sul mondo dell’attore. 1
La scelta di “Comœdia” di pubblicare un testo inedito, ha l’intento di dare il necessario rilievo al
dramma e di arginare l’effimero dell’evento teatrale. Con il tempo la rivista si viene trasformando in
un organo specializzato di informazione e cultura teatrale non solo nazionale, principali aperture
verso il teatro internazionale ed in particolare d’oltralpe coincidono con il passaggio alla casa
editrice “Arnaldo Mondadori” e con l’assorbimento di un’altra rivista “Repertorio, periodico di
commedie straniere di grande successo”.
L’acquisizione da parte di Mondadori della rivista, nel 1921, è motivata dal desiderio, inrealizzato,
di fare concorrenza al “Corriere della sera” tramite la rivista “Secolo” che si intreccia
inevitabilmente con i direttori di “Comœdia” (Fracchia, Cantini, Cavacchioli, Severi, Weonowski,
Piazzi), che collaboravano al quotidiano. Così nel 1927 Mondadori cede tutte le quote del “Secolo
illustrato”, “Novella”, “La Donna” e “Comœdia” a Angelo Rizzoli, l’operazione si rivelerà un
successo editoriale.
Anche se priva di direzione nominale fino al 1923, si può desumere che il burattinaio sia Umberto
Fracchia, uomo dai trascorsi cinematografici, di narratore e traduttore. Non accaso in a partire dal
1924 la rivista inaugura l’interesse per il cinema con la rubrica “Il cinematografo”, sotto la sua
direzione vedono la luce anche le rubriche fisse di Chiarelli, Alberto Cecchi e Bragaglia. Con
l’abbandono da parte di Fracchia, già immerso nell’avventura “Fiera letteraria” molte firme lo
seguiranno e abbandoneranno “Comœdia”. Si apprende tramite delle lettere che la collaborazione di
Fracchia è poco apprezzata da Mondadori, Fracchia inoltre suggerisce una riorganizzazione
editoriale dovuta alla grande mole di lavoro che gli spettava, la sua proposta venne accolta e la
direzione di “Comœdia” passò a una sola persona, due anni dopo passerà a Cantini (persona di
fiducia di Mondadori).
Durante gli anni i principali argomenti tratti dalla rivista riguardano: questioni sull’attualità teatrale,
come la polemica tra vecchio e nuovo teatro, la questione della crisi del teatro di prosa che arriverà
fino al 1934, anno del “Convegno Volta”. La fusione del periodico “Comœdia” e di “Scenario”
nasce dal bisogno logico di accorpare le due riviste edite dalla stessa Casa. Ne nascerà un periodico
che da “Scenario” riprenderà la tendenza all’approfondimento critico e da “Comœdia” la trattazione
e pubblicazione di una commedia inedita.
Argomento di riflessione teatrale fu la tournée italiana di Max Reinhardt, riconosciuta da Pirandello
“maestro di scena” (placando una discussione che era nata inseguito alla commedia “questa sera si
recita a soggetto”). Guido Salvini riprendendo una sua vecchia idea del 1927, sostiene che la crisi
della scena non dipenda dalla deficienza degli attori, bensì dalla mancanza di direttori e teatri.
Salvini come d’Amico ammetterà che l’opera del regista, e degli attori, è quella di servire il testo
teatrale. La politica di affidare tutte le responsabilità della messa in scena al regista coincidono con
la volontà di controllo che pretendeva il regime.
La storia dei collaboratori di “Comœdia” è molto vicina alle idee del regime, tutti o quasi i suoi
collaboratori erano simpatizzanti del regime, le ultime pubblicazioni di Bracco (antifascista)
risalgono al 1929 anno del forte ingresso politico nel teatro. Gian Capo si rivolge al duce affinché si
faccia promotore della “battaglia del Teatro”. Inoltre la rivista rispetterà gli ideali fascisti di teatro
che comprende opere in cui è espresso il tema del forte, del vivificatore, e dell’audace, è
considerato antifascista invece il cerebrilismo e il razionalismo. I due drammaturghi che 2
rappresenteranno l’Accademia d’Italia al Convegno Volta del ’34 furono Pirandello e Marinetti
(anche se Pirandello non apprezzerà l’essere accostato al fondatore del futurismo).
Riviste teatrali e iconografia: note di metodo, tipologie, paradossi:
Tra le questioni ancora irrisolte nell’ambito degli studi sullo spettacolo, quelle relative
all’iconografia teatrale e alle riviste di teatro occupano un posto particolare. Lavorare
sull’iconografia teatrale significa anzitutto cercare di circoscrivere in modo efficace il proprio
terreno di indagine, categorizzando gli oggetti di studio tramite l’individuazione di una serie di
tipologie rappresentative, occorre possedere ampie competenze in ambito delle tecniche artistiche e
occorre una piena consapevolezza della funzione di una specifica figurazione.
Funzione per cui i singoli documenti sono stati creati:
• Illustrazione: ad esempio le illustrazioni librarie, sono quelle immagini che sono finalizzate
a illustrare uno o più episodi di un testo teatrale;
• Rappresentazione: questo termine è attribuibile a quelle immagini che inequivocabilmente
sono riferibili alla dimensione fenomenica dello spettacolo, ad esempio le foto di scena;
• Raffigurazioni: sono quelle immagini caratterizzate da un innegabile teatralità ma sono il
frutto anche dell’immaginario artistico dell’artista.
Una simile necessità di categorizzazione informa anche il lavoro di ricerca sulle riviste teatrali, è
indispensabile poter contare su un’adeguata griglia di riferimento: si va dalle riviste di informazione
teatrale come “Sipario” a riviste che uniscono alla funzione informativa quella critica “Hystrio”, vi
sono pubblicazioni legate all’attività dei teatri e delle compagnie “Quaderni del Piccolo Teatro”,
riviste d’autore “The Mask” di Craig, riviste scientifiche e storiografiche “Biblioteca teatrale”.
Spesso tra le riviste, in particolare quelle scientifiche ricorrono paradossi, come l’assenza di
illustrazioni all’interno di pubblicazioni scientifiche nel campo dell’iconografia.
Ma al di là degli orientamenti dei periodici teatrali a carattere scientifico, spesso determinate da
impuntature di carattere ideologico, lo studio del rapporto tra riviste di teatro e iconografia
comporta in primo luogo la ricognizione di carattere quantitativo (presenza o assenza delle
immagini), si tratta di aspetti tutt’altro che trascurabili per rintracciare le principali linee di tendenza
della rivista. Può trattarsi di fattori originati da strategie editoriali, di fattori economici o di fattori
ideologici (riviste scientifiche) o di fattori culturali (caso nel XIX secolo del ruolo assunto dai
grandi attori).
Altra necessità è quella di qualificare una determinata rivista come teatrale. Come la rivista “Teatro
universale. Raccolta enciclopedica e scenografica” che nonostante il nome non è una rivista teatrale
ma una rivista a carattere enciclopedico, o la rivista “La Revue Comique” di vocazione politica ma
con forti richiami a figure teatrali.
La finalità condivisa da tutte le riviste teatrali è quella di proporre un’idea di teatro, a questo
funzione confluiscono anche le immagini. Dal contatto tra teatro e iconografia possono nascere
oggetti di particolare pregio come la rivista “The Mask” di Craig, in cui le visioni sceniche 3
dell’editore prendono vita anche grazie alle immagini, anche grazie al considerevole utilizzo di
illustrazioni o della xilografia.
Oppure il caso francese, poi seguito in Italia, di “Comœdia Illustrè”, dove le immagini costituiscono
uno dei suoi punti di forza, che contribuiscono alla spettacolarizzazione della pagina, immagini di
famose ballerine o attrici, contribuiscono a incrementare l’assetto figurativo anche le immagini
pubblicitarie (cioccolate, essenza aromatiche, cosmetici).
“Comœdia” e il mercato editoriale nell’Italia degli anni Venti e Trenta:
La stampa teatrale:
La rivista “Comœdia” mirava a ripetere il successo della rivista “Novella” che pubblicava
esclusivamente prosa italiana contemporanea. L’impegno della rivista era favorire la creazione di un
teatro e in generale di una cultura nazionale, anche per questo la critica non aveva il compito di
stroncare un lavoro, ma di incoraggiarlo. La rivista prese dunque una posizione decisamente
nazionale, in seguito con Mondadori la rivista si aprì maggiormente verso l’estero.
Il teatro, in quegli anni, svolgeva un ruolo primario nel campo della cultura e dell’intrattenimento,
che avevano dato vita a una fiorente pubblicistica specializzata. Il quadro della stampa specializzata
era molto vario e complesso e si può dividere in alcune categorie:
• Riviste dedicate alla pubblicazione di testi teatrali, accompagnati da brevi rubriche
(Repertorio);
• Riviste con pubblicazioni di testi teatrali e articoli di elevato livello (Comœdia, Scenario,
Dramma);
• Riviste per pubblico esclusivo (Scena illustrata);
• Riviste rivolte a un pubblico popolare (Gazzettino degli spettacoli);
• Riviste di dibattito e polemica (Le scimmie e lo specchio, di Francesco Prandi);
• Riviste per un pubblico estero (The Mask);
• Riviste specialistiche a carattere associativo (L’argante).
La quantità ed eterogeneità nei primi decenni del secolo testimonia l’eccezionale vivacità della vita
teatrale, ma già a metà anni venti si registrano le prime difficoltà, che rispecchiano i grandi
mutamenti in corso nel mondo dello spettacolo.
Il mercato editoriale:
Gli anni Trenta vedono una trasformazione nella società italiana e nel mercato della cultura, l’Italia
è investita da nuove forme di “cultura di massa”. Il mercato editoriale tra le due guerre è
caratterizzato dalla ristrettezza del mercato dei consumatori (era ancora alto l’analfabetismo) e da
una PIL pro capite inferiore rispetto agli altri paesi occidentale, che comportava una minor spesa nel
campo culturale. Comunque tra le pubblicazioni il teatro ha un ruolo abbastanza importante. In 4
Italia i quotidiani erano inferiori rispetto agli altri paesi mentre i periodici erano nella media
europea, tra questi figurano anche molte iniziative rivolte al teatro.
Teatro e nuovi media:
La “cultura di massa” crea un circuito integrato di mass media, le riviste parlano sempre più di
teatro, cinema e sport. Il cinema in particolare si impone tra i nuovi prodotti di massa. Si sviluppa
un sistema di consumo misto, cioè si tende a consumare prodotti di tipo diverso. Un altro aspetto
importante lo ricopre la pubblicità, che stimola la creazione di un nuovo linguaggio simbolico ed è
un fondamentale strumento finanziario.
Il nuovo pubblico:
In questi anni si ha un allargamento del pubblico istruito, sia per l’aumento di scolarizzazione sia
per la crescita di importanza del genere femminile, che con il fascismo è al centro di monte
politiche sociali. Nella rivista “Comœdia” ha trovato espressione in anni fondamentali
dell’evoluzione della società.
“Comœdia”: Il teatro in copertina:
Com’è facile immaginare per un periodo così longevo, la veste grafica di “Comœdia” cambia più
volte dal 1919:
• Dal 1919 al 1921 viene edita dalla Casa Editrice Italia in fascicolo di dimensioni
17,5x25cm, con una grafica semplice ed essenziale;
• Dal 1921 con il passaggio alla casa editrice Mondadori, in copertina vengono inseriti alcuni
elementi di gusto liberty;
• Nel 1923 si ha il primo restyling il formato passa a 21x28cm e appaiono in copertina disegni
e caricature di celebri personalità del teatro (le caricature erano principalmente opera di
Sacchetti);
• Nel 1926 “Comœdia” diviene un mensile, e avviene il passaggio dalle illustrazioni alla
fotografia con un ulteriore ingrandimento 25x32cm (copertine in particolare primi piani di
attrici);
• Nel 1928 i primi piani vengono alternati con fotografie di scena non solo italiane ma
internazionali;
• Nel 1934 avviene l’ultimo restyling prima che la rivista si fondi con il periodico “Scenario”.
Storie e storiografia del teatro, oggi. Per Fabrizio Cruciani:
2.
Linguaggio critico e nuovo teatro: “Sipario” negli anni Sessanta:
“Sipario” è una rivista fondata nel 1946 a Genova, da Gugliemino e Ivo Chiesa, cui nel 1952
succedette Bompiani come direttore e anche editore. 5
Nel 1962 Franco Quadri diventa responsabile della redazione di “Sipario”, negli otto anni di sua
direzione la rivista assume una diversa politica editoriale, che affianca il nuovo teatro e le neo-
avanguardie italiane, sforzandosi di aprire con le nuove generazioni nuovi modelli di riferimento.
Realizzando di fatto un incontro tra pratica e critica teatrale.
L’incontro di “Sipario” con il nuovo teatro:
Quadri eredita un mensile di taglio cronachistico, egli abituato a porsi quale interlocutore dei nostri
teatri stabili, nella convinzione che essi debbano essere “matrici di cultura”, la rivista inizialmente
sostiene il teatro ufficiale a l
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