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Gestione strategica del capitale in banca: teoria e prassi

La ricerca del valore rappresenta il criterio di incentivo e di coordinamento per l’individuazione delle linee strategiche finalizzate all’allocazione delle risorse fra le diverse linee di business. L’intermediazione agli utili aziendali a seguito dei mutamenti di scenario, dei cambiamenti delle tecniche gestionali e della competizione delle diverse aree di business rappresenta il rischio complessivo sostenuto dall’intermediario bancario. Il rischio è unitario, la sua misura deve essere coerente ed omogenea, per cui crescente attenzione è stata dedicata alle problematiche di misurazione e gestione integrata dei rischi. Il capitale è la risorsa che assume la funzione di assorbire gli eventi avversi e mantenere la continuità e stabilità dell’impresa.

La regolamentazione del 1988 individuava i livelli desiderabili di capitale da detenere per assicurare stabilità all’intermediario finanziario. Basilea ha posto nuove metodologie standard. L’obiettivo principale è stato introdurre criteri di guida per valutare le modalità di assegnazione di obiettivi alle aree di business, che risultassero coerenti con le strategie aziendali.

Capitolo 1: Misurazione di performance in banca: dal profitto contabile al profitto economico corretto per il rischio

Profitto contabile, economico e misure di performance in banca

Le misure di redditività di natura contabile, quali il rendimento del capitale investito e dei mezzi propri, non sono espressivi della capacità di creare ricchezza, poiché si muovono sulla configurazione di reddito determinata in base ai principi contabili tradizionali e in assenza di valutazione del rischio. Tali indicatori di redditività non sono in grado di misurare l’effettiva capacità di creare valore economico per gli azionisti. Le implicazioni di ciò sono rilevanti: obiettivi di massimizzazione del profitto contabile, piuttosto che di quello economico, possono indurre il management ad impiegare unità addizionali di capitale proprio nella misura in cui contributi marginali di profitto risultino positivi o uguali a zero. Tale metodo può comportare che il rendimento medio del capitale possa risultare maggiore o minore del suo costo opportunità. Viceversa, un target di massimizzazione del profitto economico consente di scegliere investimenti in relazione al processo di creazione o distribuzione di valore, ossia nella misura in cui la contribuzione marginale del capitale eguagli il costo opportunità e quindi il rendimento dello stesso.

  • L’utile di bilancio è una misura generata dall’applicazione di criteri di natura soggettiva, suscettibili di discrezionalità o manipolazione da parte del management e non adatta a rappresentare l’effettivo livello di profittabilità;
  • Il ROE, legato al modello contabile, non tiene conto delle aspettative di rendimento degli azionisti. Trattasi, infatti, di un indicatore distorto delle combinazioni rischio-rendimento da cui si generano le performance dell’impresa.

A fronte di questi limiti sono stati proposti nuovi indicatori:

  • L’introduzione di criteri economici per la stima dei componenti del patrimonio e delle sue variazioni, passando da una logica di tipo contabile ad una di tipo finanziaria;
  • Il computo, nel calcolo della redditività, del rischio assunto dal management mediante stima del capitale necessario per fronteggiare tale rischio;
  • La determinazione del valore creato per l’azionista mediante la stima del costo del capitale investito.

Le metriche di performance che comprendono tanto la misura del valore, quanto il capitale per il rischio sono gli indici di redditività corretti dal rischio (RAPM), Economic Value Added (EVA) e Market Value Added (MVA). Tali parametri consentono indagini intorno al migliore utilizzo del capitale; elementi comuni di tali indicatori sono: la redditività, il rischio e il capitale. Quindi, noto il costo del capitale e la quantità di capitale investito, si possono trarre coerenti misure di performance aggiustate per il rischio.

Definizione del prodotto bancario

Il processo produttivo caratterizza l’intermediazione creditizia di tipo tradizionale, definibile come una serie di atti di scambio attuati dalla banca con le terze economie. La banca attua un processo di trasformazione delle risorse intermediate mediante la collocazione dei propri segni debitoriali presso le unità in surplus, i cui controvalori vengono destinati al finanziamento delle unità in deficit, dando luogo ad una successione di rapporti creditizi che a loro volta originano, in tempi e importi diversi, movimenti monetari di segno opposto. Attraverso la molteplicità dei rapporti creditizi la banca realizza la sua funzione di intermediazione.

Sotto il profilo contabile, le entrate monetarie sono originate dal rimborso di un prestito o dall’accensione di un deposito, mentre le uscite, da cui si ottengono per derivazione i costi, sono alimentate dalla monetizzazione dei depositi e dalla erogazione dei prestiti. Ne consegue che gli accrediti sui conti di prestito e di deposito misurano i componenti positivi di reddito, mentre gli addebiti sui rispettivi conti sono espressivi dei componenti negativi. In altri termini, l’erogazione di un prestito è assimilabile all’acquisizione di un’attività, a fronte della quale si genera la rilevazione di un’uscita monetaria misuratrice di un costo di gestione; viceversa, il rimborso di un fido può essere paragonato ad una dismissione di un’attività, a fronte della quale si registra un’entrata che rileva un ricavo di gestione.

L’analisi sui flussi deve considerare i costi della struttura ed i ricavi per servizi che producono effetti sul conto economico, ma non sullo stato patrimoniale.

Equilibrio patrimoniale e struttura finanziaria

La banca deve presentare una efficace struttura finanziaria tale che le fonti durevoli e l’indebitamento a breve abbiano una corretta relazione con la struttura degli impieghi e disporre di una dimensione di capitale proprio che le consenta di svolgere compiutamente il ruolo che le è proprio in un mercato finanziario. Scopo principale è di evidenziare il rapporto tra le diverse forme di finanziamento della banca ed i fabbisogni di capitale proprio derivanti dai diversi tipi di impieghi da essa effettuati. La corretta combinazione di categorie omogenee della struttura finanziaria si riflette, positivamente, sulla dinamica dei flussi: investimenti durevoli fronteggiati con passività di analoga durata non producono naturalmente tensioni di tesoreria. Comporre una struttura degli attivi e passivi, correlata sotto il profilo dello scadenzario, significa ottenere un armonico andamento dei flussi monetari.

A questo scopo è indispensabile una conoscenza della qualità degli attivi e passivi, procedendo ad una riesposizione dello SP, per classi di valori, sulla base di criteri informatori, quali liquidità o esigibilità. La riesposizione dello SP, in ordine al criterio di liquidità ed esigibilità, consente di verificare la correlazione temporale della durata degli impieghi e delle fonti. La dinamica dei flussi bancari dipende dalla combinazione delle forme tecniche di impiego e di raccolta, piuttosto che dalla durata effettiva da valutarsi attraverso l’estinzione e le sostituzioni delle singole negoziazioni. Ne consegue, che una classificazione delle fonti e degli impieghi sulla base delle caratteristiche formali è corretta ai fini di un’analisi della struttura finanziaria.

Un’altra classificazione delle poste patrimoniali può essere effettuata in base alla loro attitudine a generare frutti sul capitale. L’analisi che segue accoglie una prima aggregazione delle poste, sulla base dello schema di bilancio di un intermediario creditizio, in fruttifere e infruttifere. Nelle attività fruttifere nette (AFn) vengono allocate le seguenti voci: disponibilità verso banche centrali e uffici postali, titoli del Tesoro e valori assimilabili, crediti al netto di debiti verso enti creditizi, crediti netti verso clientela, obbligazioni e altri titoli a reddito fisso e a reddito variabile e partecipazioni. Nelle attività non fruttifere vengono ricomprese: le immobilizzazioni materiali e immateriali, le altre attività non fruttifere al netto di altre passività non fruttifere. Le passività onerose si articolano in: debiti verso clienti; debiti rappresentati da titoli; fondi terzi in amministrazione, passività subordinate. I mezzi propri sono costituiti dalle poste che individuano il patrimonio ai fini della vigilanza al netto delle passività subordinate.

Vi è una relazione di equilibrio finanziario tra le attività fruttifere e passività onerose. Definiamo margine di struttura (MS) la differenza tra i mezzi propri e le attività non fruttifere nette: MS = MP − ANFn, oppure l’eccedenza delle attività fruttifere sulle passività onerose: MS = AF − PO. Il capitale circolante netto è dato da: CC = AF − PO − ANFn. Valori positivi del margine di struttura si possono generare per effetto di una diminuzione delle attività fruttifere nette o di un aumento dei mezzi propri. Alla riduzione di attività non fruttifere, specularmente corrisponde un aumento di quelle fruttifere. La ripatrimonializzazione della banca e il surplus di passività non onerose nette contribuiscono ad accrescere il margine di struttura. Specularmente, un deterioramento del margine di struttura può essere indicativo di un ridimensionamento dei mezzi propri, di un aumento di investimenti in immobilizzazioni tecnico-finanziarie, ma anche di una crescita dei rischi di insolvenza, a seguito della lievitazione delle partite a sofferenza iscritte tra le ANF. Il passaggio dei crediti a tale comparto rappresenta il riconoscimento contabile della illiquidità delle partite ad evidenza dello squilibrio economico-patrimoniale-finanziario in cui versano gli affidati.

La gestione economica beneficia di un margine di struttura positivo in conseguenza di un maggior flusso di componenti positivi di reddito da attribuirsi ai prezzi-ricavi applicati su un volume maggiore di quantità intermediate e ai risultati della gestione dei valori mobiliari. Specularmente si ha, in presenza di un margine di struttura negativo, un deterioramento della redditività. Dal punto di vista finanziario-patrimoniale, eccedenze negative del margine di struttura non generano una situazione di squilibrio qualora il disavanzo trovi copertura in fonti durevoli di finanziamento e le partecipazioni e gli immobilizzi siano finanziati esclusivamente da mezzi propri. La capacità di una banca di operare con un margine di struttura negativo è, però, concretamente possibile stante la definizione di patrimonio ai fini della vigilanza, al netto delle forme di indebitamento di lunga durata, quali prestiti subordinati.

Relazioni di equilibrio economico e finanziario della banca

Uno schema di riclassificazione del conto economico

Analisi della redditività

Interessi attivi e proventi assimilati IA
Dividendi e altri proventi Di
(Interessi passivi) e oneri assimilati (IP)
Margine di interessi MINT
Commissioni nette, profitti e perdite da operazioni finanziarie, altri proventi di gestioni nette RS
Margine di intermediazione MIND
(Costi operativi) (CO)
(Rettifiche nette di valore su crediti; accantonamenti per garanzie e impegni al netto delle riprese, rettifiche di valore su immobilizzazioni finanziarie al netto delle riprese accantonamenti per rischi ed oneri) (AR)
Risultato di gestione RG
(Rettifiche di valore su immobilizzazioni materiali ed immateriali, accantonamenti a fonte di rischi su crediti variazione del fondo rischi bancari generali) (RVIMFR)
Saldo proventi e oneri straordinari PNSRN
Risultato prima delle imposte pi
Imposte sul reddito d’esercizio IR
Risultato di esercizio RN

Sono state individuate tre aree fondamentali di contribuzione:

  • Gestione del denaro, indicata come margine di interesse, in cui vengono allocati i flussi di interesse inerenti all’attività di raccolta ed impieghi, i dividendi ed altri oneri;
  • Gestione servizi, che fornisce il contributo dell’attività di servizi alla formazione del margine di intermediazione;
  • Risultato della gestione operativa, che esprime l’economicità della gestione caratteristica, dipende, dal livello, oltre che del MIND, dei costi della struttura e delle rettifiche nette di valore sui crediti ed accantonamenti per garanzie e impegni, che approssimano gli oneri per l’esposizione del rischio di credito ai fini di una rilevazione corretta e non apparente della performance.

La contabilizzazione degli accantonamenti, delle rettifiche e delle riprese di valore, dei proventi ed oneri diversi e delle imposte rende possibile calcolare il risultato netto di esercizio.

Approccio moltiplicativo e additivo

Per apprezzare la contribuzione del leverage (totale attività/mezzi propri) sul ROE (risultato di gestione/mezzi propri), si richiamano le due principali formulazioni: una di tipo moltiplicativo e l’altra di tipo additivo. Nella prima, assunto come parametro di redditività il ROA (risultato di gestione/totale delle attività nette), la misura della redditività dei mezzi propri può essere calcolata come il prodotto di tre fattori:

\(ROE = \frac{RG}{MP} = \frac{RG}{ATn} \times \frac{AT}{MP}\)

La dinamica del saggio di reddito dipende, quindi, dalle caratteristiche della redditività di ogni unità investita netta, dal rapporto di composizione, e dal rapporto di indebitamento.

Questa relazione presenta dei limiti interpretativi sugli effetti delle possibili variazioni del grado di indebitamento. A differenza delle imprese non finanziarie, per le imprese finanziarie i fattori che interagiscono sul livello di remunerazione dei mezzi propri sono tra loro dipendenti. Nella teoria finanziaria, il grado di indebitamento è ritenuto un elemento che influisce sul costo del capitale proprio per i suoi effetti sulla variabilità del reddito monetario che compete ai soci e, quindi, sul rischio da essi sopportato. L’impresa preferisce l’indebitamento fino a che i vantaggi del debito non sono bilanciati dalle conseguenze negative derivanti dall’aumento del leverage.

Per giungere ad una valutazione delle variazioni della leva sul saggio di reddito si deve approssimare un modello in cui la redditività dell’attivo bancario sia indipendente dalla struttura finanziaria. Posto il vincolo di bilancio in uno schema semplificato di SP:

\(AFn = PO + AF - ANFn\)

dove: AFn = attività fruttifere nette; ANFn = attività non fruttifere nette; PO= passività onerose; MP= mezzi propri.

L’equazione economica può essere espressa attraverso la seguente identità:

\(IA + RS = IP + CO + AR + RG\)

dove: IA= interessi attivi, proventi assimilati e dividendi; RS= commissioni nette, profitti e perdite da operazioni finanziarie, altri proventi di gestioni nette; IP= interessi passivi e oneri assimilati; CO= costi operativi; AR= rettifiche nette di valori su crediti ed accantonamenti per garanzie ed impegni; RG= risultato di gestione.

Dopo aver reso omogenei i membri dell’equazione, rispetto alla variabile di scala dei mezzi propri, la relazione assume la seguente forma:

\(\frac{ta \cdot AF}{MP} + \frac{RS}{MP} - \frac{tp \cdot PO}{MP} - \frac{CO}{MP} - \frac{AR}{MP} = \frac{RG}{MP}\)

e sostituendo con la seguente relazione:

\(AFn = PO + AF - ANFn\)

si ottiene:

\(\frac{ta \cdot ANFn}{MP} - \frac{ta \cdot PO}{MP} + \frac{RS}{MP} - \frac{CO}{MP} - \frac{AR}{MP} = ta + \frac{RG}{MP}\)

Ponendo poi che:

\((RS-CO)/Y = ANFn\)

Si ricava che:

\((ta-Y) ANFn / MP = (ta-tp) PO / MP - AR / MP\)

Dalla formulazione ottenuta si può rilevare che il saggio di reddito dipende:

  • Dal livello del tasso medio ponderato degli asset (ta);
  • Dal livello dello spread (ta-tp) e dal rapporto di indebitamento (PO/MP);
  • Dall’incidenza delle attività infruttifere (ANFn/MP);
  • Dalla condizione di rischiosità.

Nella relazione di tipo additivo il ROA=ta; con la semplificazione dell’approccio additivo, gli effetti del livello di indebitamento sulla redditività dei mezzi propri vengono sviluppati tenendo presenti le interrelazioni tra scelte di dimensionamento, composizione degli attivi e livelli di redditività al lordo degli oneri finanziari, da un lato, e le modalità di copertura e costi di finanziamento, dall’altro. I contributi del ROA e del leverage si basano sul principio della separazione, secondo il quale la struttura finanziaria è indipendente dai progetti di investimento.

Un aumento dell’indebitamento non sempre si riflette positivamente sul ROE, qualora ciò generi un deterioramento del margine di interesse per effetto di una riduzione del rendimento medio degli attivi o di un aumento del costo dell’indebitamento per il finanziamento di investimenti reali.

Target di redditività e rischio: una prima formulazione

Sia il ROE, che consente agli azionisti di confrontare l’economicità del loro investimento rispetto ad impieghi alternativi, che il ROA, che fornisce una misura percentuale del risultato reddituale realizzato rispetto alla dimensione del totale attivo, sono parametri essenziali per valutare il successo delle strategie bancarie.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sabrina95. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi e gestione dei rischi degli intermediari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Leone Paola.
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