7/3/18 (1) “configurazioni” dei
Modelli organizzativi delle banche e rischi collegati (da
distinguere dalle “tassonomie di rischio” che studieremo in seguito nello specifico).
Come affermato sia dal mondo accademico che dal mondo finanziario, il business della
Tali rischi influenzano l’entità e la variabilità dei
banca è la gestione del rischio.
risultati economici attesi e del valore economico del patrimonio netto. È necessario
pertanto individuare tali rischi, misurarli e gestirli in modo tale da ottimizzare la
performance aziendale sulla base del profilo rischio/rendimento prescelto.
l’elemento
Il rischio risulta quindi essere chiave per la banca, la quale opera
gestendolo non solo in proprio ma anche per conto di terzi: il nostro obiettivo è ora
capire quali sono i rischi derivanti dallo specifico modello organizzativo della banca,
strutture dell’attivo e del passivo
rischi che derivano quindi direttamente dalle
dell’impresa bancaria. Prendiamo come esempio una banca commerciale/retail che
eroga credito raccogliendo risparmio tra il pubblico, trasformando così le scadenze:
quali sono i prodotti che la banca offre attraverso questa funzione di intermediazione
(raccolta/impieghi)? Ciò che si osserva è che abbiamo a che fare con depositi (input) e
prestiti (output). Se abbiamo invece a che fare con la funzione monetaria avremo a che
fare con depositi, riserve e prestiti, elementi che come noto vanno ad alimentare il
processo moltiplicativo. Questo per dire che è difficile individuare univocamente un
laddove l’attività bancaria assume diverse sfumature e
prodotto bancario,
caratteristiche. chiave in entrambi i casi è
Con riferimento alle due funzioni appena citate, l’elemento
quello dei debiti che la banca contrae:
cosa li distingue dai debiti di una normale impresa?
I debiti della banca nella misura in cui assolvono la funzione monetaria (debiti a vista,
non sono “debiti di finanziamento” ma di “funzionamento”,
depositi in c/c) dato che
“materia
gli stessi entrano nel processo produttivo della banca come una sorta di
prima”: questa differenza porta a chiedersi se esista o meno per la banca una
l’indebitamento. C’è in qualche modo una
dimensione ottimale per quanto concerne
convenienza per l’impresa ad indebitarsi o sussiste un livello oltre il quale il ricorso
all’indebitamento è deleterio?
= ∗ ∗
1
la “normale” impresa
Questa formula esplicita, per in generale, le diverse componenti
“saggio di remunerazione del capitale”
che formano il (reddito netto su capitale netto).
capacità dell’impresa di aumentare il livello di
Secondo questa formula, la
remunerazione del capitale proprio dipende dalla gestione economica (primo elemento)
e dalla gestione finanziaria (secondo e terzo elemento).
Nel secondo e terzo elemento infatti si tiene conto dei debiti (secondo elemento) e degli
oneri finanziari (terzo elemento). È a tal proposito evidente che tanto più ci si indebita
e tanto più gli oneri finanziari tendono ad aumentare, con una conseguente diminuzione
(terzo elemento), laddove all’aumentare del debito il secondo
del reddito netto
elemento avrebbe un effetto positivo, con un relativo aumento del saggio di reddito. Il
problema è quindi chiaro:
fino a che punto conviene indebitarsi?
per l’impresa “standard”
Molto semplicemente, conviene indebitarsi qualora i proventi
ottenuti dall’investimento siano maggiori degli oneri finanziari collegati. Al contrario
il provento generato dall’investimento è inferiore al costo del debito avrò un effetto
se
negativo sul reddito.
Per le banche qual è la differenza?
l’impresa standard l’aumento dell’indebitamento
Sappiamo che per può portare ad un
aggravamento del rischio in capo alla stessa: tale percezione di rischio comporta quindi
un premio aggiuntivo richiesto dall’investitore, che vuole essere compensato per
dell’indebitamento –
questo rischio. Per la banca ciò che si osserva è che il costo nella
fattispecie dei depositi in c/c - è di gran lunga inferiore al costo della raccolta del
capitale proprio:
quali sono le motivazioni alla base di ciò?
Questa tipologia di debito bancario (entro certi limiti, ovviamente) è garantita da un
fondo di garanzia sui depositi, meccanismo di cui non godono le imprese: è proprio
questo l’elemento chiave sul quale porre l’attenzione.
–
Grazie a questo meccanismo la banca di tipologia retail, come specificato
inizialmente - gode di una raccolta ad un costo molto basso, soprattutto se paragonato
proprio. Per questo motivo non c’è nessun incentivo a ridurre il
al costo del capitale
livello di leverage e la teoria della struttura finanziaria ottimale valevole per le imprese
standard non è applicabile. –
Altro elemento fondamentale per la sicurezza della raccolta da aggiungere alle
diverse garanzie - è quello del dimensionamento del capitale, che dovrebbe essere
coerente con la dimensione di rischiosità della banca in modo da rendere entro certi
limiti “sicura” la raccolta. 2
Questa peculiarità porta quindi a comprendere come i depositi della banca non siano
“commerciale”,
di natura finanziaria ma piuttosto di natura ovvero debiti che
assolvono la funzione monetaria e che vengono utilizzati nelle transazioni:
ribadiamo quindi che si sta parlando di depositi per una banca retail e non di passività
finanziarie qualunque (es. obbligazioni).
In termini di ottimizzazione dell’indebitamento, considerati gli elementi appena
descritti (debiti di funzionamento, costo dell’indebitamento ecc.) si ha che non
possiamo applicare alle banche gli stessi concetti applicati alle normali imprese: per
la banca non esiste quindi un limite massimo di indebitamento e non esiste quindi
–
una struttura finanziaria ottimale almeno prendendo in considerazione i soli debiti
di funzionamento.
Quali sono le conseguenze di ciò rispetto alla gestione del capitale e
dell’indebitamento in banca? –
La banca può acquisire tendenzialmente qualsiasi ammontare di risorse finanziarie
con l’ovvia
di un tipo però specifico come già accennato - a costi bassissimi,
la banca non c’è
conseguenza che per alcun incentivo a diminuire il proprio
“leverage”. solo “leverage”
Quanto appena detto è però da ricondursi al riferito ai depositi (debiti
di funzionamento) e NON anche al leverage generato da passività finanziarie diverse
dai depositi (es. obbligazioni), per le quali NON sussiste la tutela prima citata.
“modello
Il rischio della banca dipende quindi dal suo organizzativo” e dalle scelte
strategiche che compie (depositi vs. obbligazioni): da qui possiamo capire come le
rischiosità di una banca commerciale e di una banca d’investimento poggino su
presupposti completamente diversi, con tutele completamente diverse per i diversi
soggetti che interagiscono con le diverse tipologie di banca.
Tutto ciò, inoltre, per dire che NON posso applicare alle banche il concetto di leva
che posso applicare all’impresa:
finanziaria da ciò si ottiene che la dimensione
ottimale del capitale della banca segue dei principi propri. relativo all’analisi
Il primo passo da effettuare in questa analisi di rischiosità è quindi
del MODELLO OPERATIVO della banca (commerciale/retail vs. di investimento).
Infatti, come già detto, alcuni meccanismi di tutela applicati dal regolatore al settore
“retail” banca d’investimento,
non vengono applicati alla con tutte le conseguenze di
per quest’ultima,
rischiosità del caso: il leverage, viene alimentato da poste che non
godono di meccanismi di garanzia, elemento di cruciale importanza.
“banca
La nascita della universale” - in cui non vi è più una separazione tra attività
retail e d’investimento - con le sue molteplici funzioni porta ad una correlazione tra
3
rischi che impatta ancor di più sul patrimonio. Il punto chiave è da ricercarsi proprio
“correlazione
in questa tra rischi”, elemento sottovalutato a suo tempo ma che si è
invece dimostrato cruciale nello scoppio della crisi finanziaria, evento che a tal
proposito ha portato alla luce una serie di insufficienze patrimoniali.
La motivazione alla base del passaggio a questa tipologia di banca universale è da
“unico”
ricercarsi nella possibilità di ottenere un istituto bancario: precedentemente
avrei avuto una banca commerciale focalizzata sul breve termine, con una banca
d’investimento più concentrata sul lungo periodo.
Ciò con ovvie conseguenze sui costi sostenuti dalle imprese per finanziare i relativi
dall’altra).
impeghi (di capitale circolante netto da una parte e di capitale fisso Questa
il “fallimento”
funzione svolta dalla banca universale, in sé buona, non ha però evitato
del modello stesso in un certo senso.
In questo contesto l’elemento che tende ad assumere un ruolo chiave è il patrimonio.
all’interno dell’impresa
Quali sono quindi le FUNZIONI (i ruoli) del patrimonio
bancaria?
- a) Una funzione rilevante, probabilmente la principale, è quella per cui il capitale
“strumento” di esercizio della governance –
viene visto come elezione dei diversi
dell’impresa: a tal proposito risultano
organi sociali - ad esempio delle differenze
significative tra S.p.A. e banche di credito cooperativo, dove figura un elemento
mutualistico. Nelle due tipologie si ha una differenza sostanziale riconducibile alle
diverse modalità con le quali il socio esercita la propria partecipazione.
- b) Il patrimonio ha inoltre una funzione di copertura dei rischi: questa è la funzione
più intuitiva MA non è l’unica. è quindi l’elemento che più tende a
Il capitale garantire
la solvibilità della banca. In tal senso il patrimonio è una grandezza destinata
all’assorbimento c.d. “perdite
delle inattese”. “regolamentazione”:
- c) Altra funzione del capitale è quella relativa alla sussistono
infatti delle dimensioni prestabilite per la costituzione e la continuità della banca che
sono direttamente legate alla misura quantitativa del capitale. Esistono infatti delle
soglie al di sotto delle quali la banca NON potrà né essere costituita né operare (con
conseguente liquidazione) ai sensi del TUB.
- d) Il capitale serve inoltre a sostenere le politiche di crescita della banca, dal
momento iniziale al momento dell’eventuale liquidazione.
- e) Il capitale, a livello macroeconomico, serve a tutelare i depositanti e a promuovere
lo sviluppo economico. 4
Queste funzioni sono tanto più rilevanti quanto più la banca si configura giuridicamente
“banca l’attività
come universale”: bancaria si amplia e così si ampliano le forme di
raccolta e di investimento, con un conseguente ampliamento dei diversi rischi.
Tutto ciò porta inevitabilmente ad un’attenzione maggiore verso il patrimonio.
“funzione
Il nostro focus sul capitale sarà riferito alla sua di copertura dei rischi”,
elemento chiave anche nell’ottica delle autorità di vigilanza: quest’ultime intendono in
“stabilità”
primo luogo perseguire la degli intermediari, sia a livello micro che a livello
macroeconomico.
In tal senso, si pensi al rischio di mercato, si vuole fare in modo che il capitale sia
ha l’obiettivo di porre
capiente a fronte di perdite di una certa entità: ad oggi l’autorità
l’intermediario in una situazione per cui lo stesso è in grado di assorbire il 100% delle
perdite in base alle diverse metodologie VaR di cui ci occuperemo successivamente.
In tal modo si potrà infatti garantire la stabilità della banca non solo nel brevissimo
termine ma anche nel più lungo periodo.
13/3/18 (2)
Il dimensionamento del patrimonio è quindi evidentemente legato alla complessità del
business della banca: è quindi importante che in queste valutazioni la banca si
“soffermi” sia sul suo modello giuridico (configurazione giuridica con la quale esercita
l’attività: quindi S.p.A. o società cooperativa) che sul suo modello organizzativo
core”
(“modello con il quale svolge la propria attività: quindi banca commerciale,
banca d’investimento o banca universale).
Sulla base di questi due modelli, la complessità del business si evolve, determinando
dei rischi complessi che richiedono adeguate risorse patrimoniali per la copertura
degli stessi. Dobbiamo quindi identificare le tipologie di business della banca per
individuare i rischi relativi, rispetto ai quali si pone evidentemente il problema della
continuità e della solvibilità della banca.
Rispetto al business dobbiamo analizzare quindi il livello di redditività (ritorno sugli
investimenti misurato in termini di ROA/ROE), il rischio generato da questo business
ed il patrimonio assorbito a fronte dei medesimi rischi.
Come obiettivo, si ha che il ritorno sul capitale deve in ogni caso essere congruo
rispetto alle aspettative di remunerazione degli investitori: tanto più elevato sarà il
5
sarà grande l’assorbimento
rischio quanto più del capitale, con un capitale che dovrà
un’analisi
essere conseguentemente maggiormente remunerato. Questa non è pero da
un’analisi di tipo
sviluppare sulle sole grandezze storiche: è anche e soprattutto
previsionale (es. 12 mesi e 3 anni successivi).
A tal proposito infatti , il problema fondamentale della banca è quello di stimare SE
–
quel patrimonio sarà in futuro - tale da garantire la solvibilità e la continuità
dell’impresa nell’ambito dei rischi generati dalle
bancaria attività svolte: non è tanto
quindi un problema relativo alla stima della solvibilità all’istante, laddove questa
solidità (solvibilità) è piuttosto da vedersi in termini prospettici , analizzando la
continuità aziendale avendo come riferimento primario un adeguato patrimonio.
richiede una gestione anche “fisica” dello
Per la banca questo concetto di patrimonio
stesso: il problema della banca è quindi riconducibile da una parte alla dimensione del
(per fronteggiare i rischi e per garantire la crescita dell’impresa) e dall’altra
patrimonio “mix , con l’obiettivo
all’ottimizzazione dello stesso in termini di di strumenti”
primario di minimizzare il costo del capitale.
Ribadiamo quindi i problemi cruciali che la banca deve fronteggiare rispetto al
patrimonio:
a) Quanto capitale è necessario (dimensione del capitale)? Questo deve essere tale da
garantire non solo la solvibilità della banca ma anche il raggiungimento degli obiettivi
di crescita della stessa. In ogni caso, come già detto, dato il particolare processo
produttivo della banca NON sarà possibile determinare una dimensione ottimale del
capitale come per le imprese standard. Ciò non toglie che per le banche debba in ogni
caso studiarsi un certo livello di “adeguatezza” del capitale.
b) Tale ottimo, non perseguibile a livello dimensionale, è invece perseguibile a livello
di composizione del patrimonio. Qual è il miglior mix di strumenti patrimoniali in
termini di costo? Proprio questa è una domanda chiave alla quale dovremo dare
risposta. – dato l’obiettivo di minimizzazione del costo
Il problema di chi gestisce il patrimonio
–
del capitale è quindi quello di garantire un ritorno elevato degli investimenti
nell’ambito dei diversi business: accanto ad una gestione fisica del patrimonio (legata
gestione “virtuale”
alla dimensione e alla composizione dello stesso) ho una
riconducibile all’allocazione del capitale nelle singole aree di business in cui opera la
banca.
Sotto la prospettiva di un’allocazione ottimale del capitale è necessario che quei
“capitale allocato”
business siano in grado di assorbire quel generando un ritorno
pari a quello strategicamente previsto. 6
L’allocazione del capitale (“allocazione virtuale”) è un aspetto rilevante per il business
bancario: da questo ritorno del capitale allocato dipenderà il riposizionamento della
banca su determinati business. Potrei infatti notare business con basso rendimento ed
alto assorbimento del capitale o anche business che non assorbono tutto il capitale
con uno “spreco” in termini di costo.
allocato, Gestione del capitale :
1)Fisica : dimensione e composizione.
2)Virtuale : allocazione tra aree di business.
Alla luce di questo si è in presenza non di una sola “nozione di capitale” ma di PIU’
definizioni di capitale.
“patrimonio
A) Capitale come netto contabile” e quindi come differenza tra attivo e
passivo contabile.
In quest’ottica il capitale è composto da capitale sociale, utili/perdite e riserv
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Economia degli intermediari finanziari - Rischi degli intermediari finanziari
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Riassunto analisi e gestione dei rischi prof. Leone Paola
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