Problemi e aspetti della storia contemporanea
Gli elementi storici significativi sono quelli su cui ci interroghiamo nel momento in cui accadono o rimangono nascosti fino a quando non vengono riscoperte → la storia è una relazione precisa tra presente e passato, che esiste in quanto noi lo richiamiamo per capire da dove vengono i grandi fenomeni di cui facciamo esperienza quotidiana. Gli eventi hanno importanza diversa in base alle domande che facciamo e che dettano gli interessi che abbiamo → temi più o meno importanti a seconda di ciò che vogliamo capire e sapere del passato.
Regola non applicabile a tutti gli eventi: ci sono degli eventi che modificano la logica di un periodo, e sono quelli che vengono utilizzati per segnalare un passaggio d'epoca. Questi modificano la gerarchia dei valori, la rilevanza di luoghi o di economie e che di fatto, quindi, cambiano la logica che fa muovere il mondo (eventi che non sono percepiti come tali dai contemporanei ma servono a noi per rendere più comprensibile il flusso di eventi): es. scoperta del fuoco + scoperta dell'America e grandi viaggi (cambio della percezione dello spazio e del tempo). Periodizzare significa trovare questi tratti comuni e, anche, influenti sulla vita di tutto il mondo.
L'età contemporanea
L'età contemporanea è una dizione che esiste in maniera diversa nei vari paesi → in Italia la storia contemporanea inizia con la Rivoluzione Francese, negli Stati Uniti invece inizia dalla Seconda Guerra Mondiale. Ci sono delle ragioni per cui queste periodizzazioni sono fatte in maniera diversa: la fine della Seconda Guerra Mondiale costituisce solo un cambio di potenze; una è una periodizzazione reale: anni '80 del 700 costituiscono un anno di cambiamento per tutti i paesi perché è in quel decennio che si realizzano due grandi mutamenti che hanno segnato la vita di tutte le popolazioni che sono venute dopo allora. Gli eventi in questione sono: la rivoluzione industriale inglese e la rivoluzione francese.
Inizio di una nuova storia
Da qui inizia un'altra storia perché, utilizzando conoscenze già esistenti, si innesca un modo di produzione (capitalismo industriale) nel quale la produzione non è dettata dalla domanda, ma crea la domanda. La macchina protagonista della rivoluzione industriale è la macchina a vapore, che comunque non è una scoperta del periodo ma precedente, ma che gli inglesi perfezionano quando devono pompare l'acqua al di fuori delle miniere di carbone. In Inghilterra il settecento è un periodo di grande sviluppo per l'agricoltura moderna: agricoltura dove si investono capitali per produrre beni che vengono poi trasformati (più prati artificiali e recinzioni per pecore e mucche) → non serve all'alimentazione diretta ma per creare industrie che hanno la loro fonte base nell'agricoltura, in particolar modo il tessile.
Il primo dei cambiamenti avviene quando l'Inghilterra, essendosi espansa nell'Asia meridionale, riesce a sfruttare l'agricoltura del cotone e l'industria di base preesistente in quei paesi. Quando poi iniziano a importare il cotone, sviluppano un'industria tessile anche per il cotone in Inghilterra. Attorno al 1782, Forbes applica la macchina a vapore al telaio e, di conseguenza, la filatura meccanica. Le macchine a vapore dell'epoca avevano come inconveniente la loro stazza → le macchine a vapore diventano accessibili a chi si può permettere di mettere tanti telai comandati da una macchina → nascita della fabbrica accentrata e del mercato come lo conosciamo noi oggi.
Le guerre dell'oppio
Uno dei momenti significativi di questo periodo sono le due guerre dell'oppio che l'Inghilterra combatte con la Cina per ottenere che la Cina apra il mercato ai mercati inglesi. Guerra dell'oppio perché la prima merce che l'Inghilterra vuole vendere alla Cina è l'oppio. Le dinastie cinesi si opponevano perché l'oppio addormenta i lavoratori. A causa dell'industria tessile l'Inghilterra aveva distrutto totalmente l'industria indiana che si deve adattare iniziando a coltivare oppio, il papavero da oppio era infatti coltivato quasi esclusivamente in Afghanistan e India. Cresce così anche la forbice tra chi ha i capitali e i mezzi per produrre industrialmente e chi non ce li ha e che vengono obbligati a comprare prodotti fabbricati altrove.
L'Europa nel suo complesso comincia a distaccarsi in maniera sempre più netta da altre parti del mondo grazie alla rivoluzione industriale che inizia la grande era del capitalismo industriale, modificando l'egemonia del mondo e poi, a lungo termine, cambia la vita di tutti. Il secondo evento che modifica il modo di stare al mondo di tutti è la rivoluzione francese, e poco dopo la guerra d'indipendenza americana. La rivoluzione francese è fondamentale perché cambia il soggetto fondamentale della sovranità.
La rivoluzione francese e il cambiamento della sovranità
Fino a quel momento si regna in nome di Dio, con Dio come vero padrone e come entità empirica, il re è legittimo perché è Dio a dargli la corona e in nome di Dio sono scritti i patti tra gli uomini. Con la rivoluzione francese, chi ha il potere legittimo ce l'ha in nome del popolo sovrano → l'autorità che legittima il potere non è più empirica ma nelle persone che compongono il popolo di quel paese. Il principio di sovranità passa dal cielo alla terra, dando luogo a processi di secolarizzazione del potere, che vanno poi di pari passo con la secolarizzazione dei costumi e delle abitudini e con un cambiamento radicale della sfera religiosa, vista non più come pubblica ma come intima.
Il popolo è chiamato a esprimersi sul potere dando la legittimità, non più in nome della ricchezza o in nome del sangue. Questo concetto ha difficoltà ad affermarsi. La parola popolo è di per sé ambigua, deriva da populus e indica il pioppo che rimette le foglie, e quindi il membro maschile adulto. Solo nel 900 si arriverà a pensare al popolo anche con le donne e con i neri. Già il concetto di uguaglianza non è facile da capire al tempo, anche se viene scritto nella Costituzione americana, sia perché non si riusciva a capire una donna come uguale ad un uomo, sia per la differenza delle varie classi sociali.
Tutto questo processo di spostamento del centro del potere da Dio all'uomo si avvia lentamente con la rivoluzione francese con la grande triade: libertà, uguaglianza e fratellanza. E il centro del potere è la volontà degli uomini, quindi l'unico potere legittimo è quello che ha la sua base in un patto stretto tra gli uomini (le costituzioni) e nel voto che esprime e traduce quella Costituzione (suffragio). Gli uomini sono e indicano la sovranità e vengono emblematicamente raffigurati in Francia dopo la rivoluzione con in mano la cartolina del voto e nell'altra il fucile per difendere la patria.
Questo enorme ampliamento implica comunque una differenziazione di classe, di razza e di sesso perché rimane comunque difficile pensare a tutte queste minoranze come uomini. Da quel momento comincia una grande storia in cui i paesi, se vogliono essere moderni e rispondere alle logiche della modernità, devono necessariamente attenersi a questo spostamento della sovranità dal cielo alla terra. Facendo cioè uno stato rappresentativo, che abbia quindi una Costituzione e delle assemblee parlamentari. Questo è il processo che scatena un cambiamento enorme nell'organizzazione del potere in tutto il mondo.
Era contemporanea: stati nazionali e capitalismo
Quindi questi due eventi, diversi e contraddittori, predispongono le premesse per l'era contemporanea: da una implica la sovranità nazionale, cioè l'autonomia di uno stato dagli altri → verso l'autonomia di una nazione; mentre il processo di capitalismo industriale implica piuttosto una sottomissione economica e politica di altri paesi ai bisogni dello stato dominante → verso l'imperialismo.
È con queste premesse che prende forma quella che viene definita la storia contemporanea, ma è davvero così? Viviamo ancora in un momento con stati nazionali e capitalismo industriale? Ora si è affermato il capitalismo finanziario e con un potere sovranazionale o locale. Oramai, il capitalismo industriale è del tutto sovrastato dalla finanza, in quanto non riescono più a competere con le grandi società finanziarie. Gli aspetti politici hanno invece sempre più bisogno di una dimensione sovranazionale, con rapporti commerciali, politici, monetari ecc. A questo corrisponde anche una possibilità di avere voce in capitolo per l'individuo comune solo in ambito ristretto, locale, restringendolo alla sola regione. Quelli che erano gli assi fondamentali nati alla fine del 700 sono in pesante crisi dagli anni 70 del 900, durante i quali avviene la crisi del petrolio: le varie potenze produttrici del petrolio si mettono d'accordo per aumentare il prezzo del prodotto perché ci si accorge che sta finendo.
Il prezzo non è più scelto in base al costo di produzione ma in base a quello che ci volevano guadagnare, segno della vincita della finanza sulla produzione. Questa fase ora è denominata come post-moderno. Questa svolta ha a che fare con un modo di pensare liberista, promossa da grandi raggruppamenti politico-finanziari a loro vantaggio. Così facendo, il dislivello tra i paesi più ricchi e quelli più poveri è aumentato di 200 volte.
La costruzione dello stato italiano: verso un'Europa delle nazioni
Il re dopo la rivoluzione francese diventa un rappresentante del popolo. Quando parliamo del principio di sovranità che si apre con la rivoluzione francese, si parla di sovranità nazionale. Il problema della nazione e della nazionalità è una delle massime caratteristiche dell'età contemporanea: nazione è una parola che contiene la radice di nascere (natio-qua-nata) in un determinato territorio + appartenere alla nazione in quanto si nasce in un territorio da una famiglia che appartiene a quel territorio, e questa non è solo una questione fisica ma anche culturale. Questi elementi implicano che dentro al termine nazione ci siano elementi positivi ma c'è una problematicità ancora non superata, perché nazione e nazionale richiamano due nodi:
- Il sangue (io sono italiano perché vengo da famiglia italiana, cioè nata qui);
- La terra (un ambito specifico in cui sono vissute quelle famiglie di cui sopra, distinguibili perché hanno una storia e una cultura comune).
In qualche misura il termine nazione aveva tutto ciò di negativo che ora appartiene alla parola etnia. Le cittadinanze, cioè l'appartenenza ad una nazione, è legata ancora a questi due principi:
- Il principio del sangue afferma che è cittadino italiano colui che è nato da padre italiano (nazionalità delle donne non conta fino al 1975) → implica una genealogia di sangue + la razza sta ancora dentro al discorso nazionale.
- Il principio del suolo afferma che automaticamente si acquista la nazionalità del suolo di nascita (principio adottato dalla Francia).
L'idea di Hitler di creare una nazione dove ci fossero solo coloro appartenenti ad un territorio non è così estranea e insensata come appare. Ernest Renan si è interrogato su che cosa sia una nazione. Prova a rispondere a questa domanda chiedendosi quali siano gli elementi che contraddistinguono una nazione, che non riguardino il passato ma il presente. Lingua? No, perché la Svizzera ha ben tre lingue ufficiali. Religione? No, perché la Germania è per metà cattolica e per metà luterana (principio invece seguito dagli stati a regime teocratico, quindi l'elemento di nazionalità è legato al concetto di religione). Razza? Ma non esiste nessun paese che abbia sempre avuto le frontiere chiuse. Storia? Bisogna stare attenti perché non è vero che tutte le parti della nazione hanno avuto la stessa storia, perché lo stato può aver acquistato/ceduto territori, e poi in quasi tutti gli stati ci sono eventi di guerra civile o di classe che vanno dimenticati per considerare l'unità nazionale (per es strage degli ugonotti di San Bartolomeo).
Quindi, la nazione è un plebiscito di tutti i giorni: un impegno per il futuro a stare insieme, senza un consenso come questo, nulla dei punti precedenti può tenere insieme quelli che si definiscono cittadini di un paese. Avviene lo spostamento dal passato al futuro nel concetto di nazionalità, liberandolo dagli elementi di negatività che ci sono dentro. Il ricorso al principio della sovranità nazionale contiene però anche degli effetti molto positivi. Quando ciò avviene, in primis, si dice al cittadino che lui è il vero protagonista del potere e che ha in mano la decisione su chi governa. Anche il termine nazione è più amichevole della parola popolo o stato perché include anche le donne, poiché partecipano in maniera fondamentale a questo elemento generativo che è insito nel termine di nazione.
Ma soprattutto questo spostamento ci dice che il potere deve presentarsi in modo da rappresentare i bisogni di tutti quelli che fanno parte della nazione, quindi ci dice che se uno stato è nazionale deve arrivare in qualche modo a forme di presenza di parlamento e di votazioni libere → concetto legato alle dinamiche liberali e democratiche. È una determinazione del tipo di potere che ha un carattere di progressiva crescita degli elementi liberali e democratici fino all'inclusione delle donne. Da questo punto di vista, il principio della sovranità nazionale implica anche che lo stato, come istituzione, riconosca nella nazione anche coloro che vengano da un altro stato e deve dare l'impressione che c'è una diversità ma che siano tutti appartenenti allo stesso stato.
Con l'affermarsi del principio di sovranità nazionale, in Europa, dopo poco meno di un secolo e mezzo, tutto l'assetto territoriale del continente si è ristrutturato, sono scomparsi imperi, si sono spostati i confini e sono nati degli stati. C'erano state fino ad allora, tante "istituzioni statali", ma ognuna di queste era autonoma ed erano anche troppo piccole per adeguarsi all'economia che prendeva piede. Prima della discesa di Napoleone Bonaparte c'erano 73 staterelli solamente in tutta Italia, qui avviene una serie di ricomposizione di stati troppo piccoli per quel concetto di sovranità nazionale, per gli sviluppi economici in atto e per avere un mercato interno che sostenesse lo sviluppo industriale → con il Congresso di Vienna (1814) l'Italia si assesta in 7 stati. Dopo di che, sollecitati dalla rivoluzione francese e dalla comparsa della sovranità nazionale, nasce questo desiderio di fondazione di un solo ed unico stato che, grazie al suo carattere nazionale, riporterà l'Italia alla sua grandezza passata, riscattandosi da due secoli di selvaggi (→ per questo viene definito Risorgimento).
La nazionalizzazione forzata
All'inizio dell'800, questi cosiddetti stati nazionali si erano formati come entità territoriali larghi, per esempio i territori della Francia e della Spagna erano nate e si sono affermate in quanto monarchie amministrative, e come tali avevano dei confini geografici ben decisi ma anche con grandi diversità al loro interno, un esempio è la differenza di lingua. Unica eccezione è l'Inghilterra che essendo un'isola aveva dei confini ben decisi. Avviene quindi una nazionalizzazione forzata, lasciando tracce nella storia, non per nulla in Francia tutt'ora ci sono degli episodi di rinascita territoriale a livello di regione, ora che lo stato nazionale si sta indebolendo.
A parte il Portogallo, la Spagna, la Francia e l'Inghilterra, nessuno stato assomiglia a come li conosciamo noi oggi. La linea rossa indica i limiti della Confederazione Germanica, che da 1040 stati passa a 68, è molto composita anche con presenza di città stato, e alcuni di questi stati non sono propriamente autonomi: Hannover è di proprietà della famiglia reale inglese + una bella parte della Prussia non fa parte della Confederazione Germanica. Da questo marasma nasce la storia europea dell'800 fino alla prima guerra mondiale. Spiega anche come mai nel secolo ci si concentra sulla creazione di unità nazionale. L'impero asburgico in sé era infatti composto da territori che vivevano sotto il dominio di grandi famiglie.
Gli aspetti negativi stanno nel fatto che le cosiddette nazioni si intersecano, dentro a un territorio dominato dai rumeni ci stanno gli ungheresi che vogliono governare perché si ritengono superiori, nella zona di Praga tutte le élite fino alla seconda guerra mondiale parlano e scrivono in tedesco e non slavo, considerato la lingua dei poveracci. Il problema della nazione è molto più complicato e ambiguo per quanto riguarda la popolazione prevalente che tende ad essere imperialista verso le minoranze che o si aggregano o si assimilano, e tutto ciò avviene in nome dell'unità nazionale.
L'assetto dell'Europa dopo la Prima Guerra Mondiale
L'assetto dell'Europa alla fine della prima guerra mondiale è il punto massimo in cui si ha l'Europa delle nazioni e quindi di sovrapposizione tra lo stato e una nazione egemone, non solo una visto proprio che c'è questo fenomeno di sovrapposizione. L'Italia si compone di varie parti e tra questi ci sono due regni: il Regno delle due Sicilie e il Regno di Sardegna. In particolare, il Regno di Sardegna, tranne la parte inferiore, era sotto il dominio spagnolo della Catalogna, infatti fino al 1870 si parlava o sardo o catalano, ma non italiano (fino al 1860 non c'è una tipografia italiana). Poi in Italia troviamo lo Stato della Chiesa, uno stato teocratico, e il Granducato di Toscana, il cui confine fino al 1927 arrivava a 10 km da Forlì. C'è una situazione di frammentazione, non per nulla nello statuto albertino, cioè la Costituzione italiana fino a...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Soldani, libro consigliato L'età contemporanea dalla Grande Guerra ad o…
-
Riassunto esame Storia culturale e sociale dell'età contemporanea, prof.ssa Luisa Tasca, libro consigliato "L'eta …
-
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Levis, libro consigliato L'età contemporanea. Dalla Grande Guerra a ogg…
-
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Soldani, libro consigliato L'età contemporanea, dalla Grande Guerra a o…