Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

della pressione fiscale, sul taglio delle spese, su un rigoroso controllo della monetazione e sulla

stabilizzazione del valore del franco, bloccando definitivamente l’inflazione.

Mentre le potenze che hanno vinto la guerra riescono ad uscire dalla crisi economica e sociale, in

Germania e negli Stati che si sono formati dalla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico i conflitti

sociali hanno luogo durante una grave crisi istituzionale e i contrasti tendono a trasformarsi in

guerre civili. Per questo, gli anni 1919 e 1920 sono detti “biennio rosso”. Prendendo spunto dalla

Russia, in Ungheria si cerca di realizzare una rivoluzione politica con l’istituzione di una repubblica

dei soviet. Per attrarre questa operazione, Kun, capo del Partito comunista ungherese, sale al

governo a patto che venga proclamata una Repubblica dei soviet d’Ungheria. La Repubblica

ungherese tenda di mettere subito in atto una politica economica estremamente radicale,

nazionalizzando la terra, ma le resistenze dei proprietari e dei contadini sono troppo forti. Intanto le

potenze dell’Intesa cercano di attaccare l’Ungheria per porre fine all’esperienza sovietica. Gli

ungheresi contano sull’arrivo di un corpo di spedizione russo, ma l’esercito sovietico è impegnato

nella guerra civile. L’esercito ungherese è sopraffatto e la Repubblica è decaduta. Anche in

Germania si tenta di costruire una repubblica dei soviet, simile a quella che si è formata nella

Russia bolscevica, tramite una rivoluzione, ma quest’ultima viene repressa brutalmente.

A Berlino, i socialdemocratici vincono le elezioni e trovano un accordo con i cattolici e con il Partito

democratico. L’Assemblea Costituente conferma Ebert come presidente della Repubblica di

Weimar ed emana una Costituzione, che prevede che la Repubblica tedesca conservi la struttura

federale, che sia dotata di un Parlamento eletto a suffragio universale maschile e femminile, che

abbia un presidente eletto direttamente dal corpo elettorale e che il governo sia responsabile

davanti al Parlamento. I problemi che devono essere affrontati dalla repubblica sono il pagamento

delle riparazioni di guerra e la contrarietà dell’opinione pubblica verso la Repubblica parlamentare.

Gli operai continuano a guardare con simpatia i partiti che vogliono ripercorrere anche in Germania

il cammino della Rivoluzione sovietica e i comunisti continuano ad alimentare un’incessante

polemica contro i socialdemocratici, responsabili di aver tradito la classe operaia. L’opinione

nazionalista critica la Repubblica perché ritiene che essa sia nata a causa di una sorte di

“pugnalata alla schiena”, cioè di un tradimento politico da parte dell’Europa nel 1918, mentre in

realtà il destino militare della Germania era comunque segnato. Animati da questa frustrazione,

alcuni gruppi organizzarono dei colpi di Stato, che tuttavia falliscono rapidamente. Uno di questi

colpi di Stato viene organizzato da Adolf Hitler. Hitler è stato un soldato che si è arruolato

nell’esercito tedesco allo scoppio della Grande Guerra. Convinto nazionalista e antisemita, si

unisce al Partito dei lavoratori tedeschi che condivide i suoi ideali. Hitler riesce poi ad imporsi come

Führer, cioè come capo indiscusso, del partito. Con un reparto armato, Hitler irrompe nel corso di

una manifestazione nazionalista tentando un colpo di Stato e proclamando quindi decaduto il

governo di Berlino. Hitler è catturato, arrestato e processato. In carcere comincia a scrivere il Mein

Kampf (La mia battaglia), un testo nel quale espone le sue convinzioni politiche e ideali. Uscito di

prigione, riprende la sua azione politica, riorganizzando il suo partito e ottenendo consensi.

Capitolo4: Il fascismo al potere

Dopo la guerra l’Italia si trova ad affrontare una forte inflazione da contenere, problemi di

riorganizzazione produttiva da risolvere e una larga inquietudine sociale nel mezzo di un vero e

proprio terremoto politico-sociale. Il terremoto è favorito dall’introduzione di 2 nuove leggi elettorali

che prevedono il suffragio universale maschile e la rappresentanza proporzionale con scrutinio di

lista, che favorisce i raggruppamenti politici che hanno strutture organizzative stabili e diffuse sul

territorio. Ma i liberali non hanno un’organizzazione del genere a differenza del Partito popolare

italiano (Ppi), un partito cattolico guidato da don Luigi Sturzo, e del Partito socialista italiano (Psi),

che ha raccolto il messaggio che viene dalla Russia bolscevica. Il Psi approva 4 risoluzioni:

1. la Rivoluzione sovietica è il modello di azione del Psi;

2. il Psi aderisce all’Internazionale comunista;

3. il Psi deve poter ricorrere alla violenza se ciò è necessario per il conseguimento dei suoi fini;

4. tra i fini c’è la demolizione dello Stato borghese, la realizzazione nella dittatura del proletariato

e la costruzione di “un nuovo ordine comunista”.

Nel biennio 1919-1920 si registrano aree di crisi. La prima area di crisi è alimentata dal dissenso

dell’opinione pubblica nei confronti delle condizioni di pace che si stanno elaborando a Versailles.

Contrariamente a quando stabilito nel Patto di Londra, all’Italia viene data Trieste, il Friuli-Venezia 8

Giulia e l’Istria, ma non la Dalmazia e Fiume: questo trattamento viene denunciato come una

“vittoria mutilata”. In segno di protesta D’Annunzio si reca a Fiume, dove, con un battaglione

dell’esercito italiano, entrerà in città e conquisterà Fiume. La situazione è resa difficile anche dalla

fortissima conflittualità che è scoppiata nelle fabbriche e nelle campagne per ottenere specifici

obiettivi sindacali o perché si vuole “fare come in Russia”. Le terre incolte dei contadini e le

occupazioni delle fabbriche degli operai portano il governo a dare la vittoria ai lavoratori, che

ottengono aumenti salariali, miglioramenti nelle condizioni di lavoro e il controllo della produzione.

Nonostante l’esito del conflitto, molti operai si sentono delusi poiché hanno interpretato

l’occupazione delle fabbriche come una possibile rivoluzione sovietica. Dentro il Psi si è formata

una corrente che vuole sperimentare la via rivoluzionaria e che accusa il resto dei socialisti di non

voler realizzare davvero una rivoluzione sovietica: la corrente rivoluzionaria decide di abbandonare

il Psi e di costituirsi in Partito comunista d’Italia (Pcd’I). La maggior parte dei militanti non li segue e

resta nel Psi: adesso la sinistra italiana è divisa in 2 diverse forze politiche.

Gli industriali e i proprietari sono spaventati e furiosi perché non hanno più la libertà di gestire le

loro aziende secondo i criteri che ritenevano economicamente più adatti. Questi cominciano a

pensare che sia necessario ricorrere ad una forza armata privata e perciò cominciano rivolgersi a

varie formazioni politiche che dispongono di piccole forze paramilitari, come il Movimento dei

Fasci di combattimento, cioè un gruppo politico fondato da Mussolini. I Fasci di combattimento

mescolano patriottismo bellicista e ambizioni di riforma sociale. Le squadre d’azione fasciste dono

gruppi agguerriti che compiono azioni a sorpresa, aggressioni e scontri contro i socialisti e i

sindacalisti che fanno diminuire gli scioperi. La “divisa” dei fascisti è un vestito militaresco

composto da una camicia nera e un’abbondanza di simboli mortuari. Il fascismo si presenta come

l’unico movimento che interpreta il volere della nazione in direzione della compattezza nazionale.

Nonostante i lutti e le sofferenze, una buona parte dell’opinione pubblica di estrazione medio e alto

borghese apprezza molto il fascismo perché lo considera un movimento politico forte, deciso, ricco

di idealità, spiritualità e passione nazional-patriottica.

Alle nuove elezioni del 1921, un certo numero di candidati fascisti viene incluso nelle liste dei

Blocchi nazionali, cioè alleanze di vari gruppi politici che si aggregano ai liberali per tentare di

fermare l’ascesa politica del Ppi e del Psi. Adesso 38 fascisti, tra i quali Mussolini, vengono eletti

nelle liste dei Blocchi nazionali e possono sedere alla Camera. I Fasci di combattimento cambiano

nome in Partito nazionale fascista (Pnf) di cui Mussolini viene acclamato “duce”, cioè condottiero. Il

partito dispone di una propria forza militare privata, senza che lo Stato intervenga per sanzionare

l’illegalità di questa modalità organizzativa del Pnf. Tuttavia, anche i settori dell’opinione pubblica

favorevoli al fascismo cominciano ad essere perplessi nei confronti di un partito che fa della

violenza privata uno strumento sistematico di azione politica. Nel frattempo un’altra scissione

indebolisce la sinistra con la fondazione del Partito socialista unitario (Psu). Per fare in modo che i

fascisti continuino a mantenersi al centro della vita politica, Mussolini decide di tentare un’audace

azione di forza e realizzare una marcia su Roma (1922): l’idea è quella di far convergere le

squadre d’azione su Roma, facendole muovere da varie parti d’Italia, in modo da obbligare alle

dimissioni il governo in carica e costringere il re a dare a Mussolini l’incarico di formare un nuovo

governo. Per evitare un nuovo spargimento di sangue, il re decide di non firmare il decreto che

proclama lo stato d’assedio col quale l’esercito sarebbe potuto intervenire contro i rivoltosi e quindi

i fascisti possono entrare indisturbati in Roma. Mussolini si presenta al re, chiedendogli e

ottenendo l’incarico di formare un nuovo governo di coalizione: è la fine del sistema liberal-

democratico.

Viene formato il Gran Consiglio del fascismo, cioè un organo di raccordo tra il Partito nazionale

fascista e lo Stato. Le squadre d’azione fasciste sono trasformate nella Milizia volontaria per la

sicurezza nazionale, cioè un corpo militare che riceve un’importante legittimazione istituzionale che

gli permette di affiancarsi ai corpi armati esistenti. Adesso, le violenze e le aggressioni possono

essere compiute con più agio di prima. In economia, il governo attua una linea politica liberista per

favorire gli scambi e l’arrivo di materie prime. Nelle aziende si attua un indirizzo volto a favorire e

consolidare l’autonomia decisionale degli imprenditori grazie all’annichilimento delle organizzazioni

sindacali. I risultati economici sono positivi. Con l’approvazione della nuova legge elettorale,

Mussolini trova il modo per imporre definitivamente il dominio del suo partito. Alle elezioni del

1924, si presentano delle “Liste nazionali”, cioè delle liste fasciste in cui si fanno entrare alcuni

deputati liberali. Le “Liste nazionali” ottengono il 65% dei voti. Davanti a questo risultato, Matteotti 9

pronuncia un chiaro e duro discorso nel quale denuncia le violenze e le intimidazioni che hanno

caratterizzato le elezioni e ne chiede l’annullamento. Matteotti viene rapito da un gruppo di fascisti

che lo uccidono. Per il Pnf e per Mussolini è un momento di grave crisi perché la responsabilità

politica e morale di quell’omicidio ricade su di loro. Con la “scessione dell’Aventino”, le opposizioni

decidono di ritirarsi dal Parlamento e di riunirsi separatamente. Gli oppositori sperano che il re

intervenga e ristabilisca la legalità, ma il re decide di non fare niente. La situazione viene sbloccata

da Mussolini, che si assume tutte le responsabilità di quanto accaduto.

Dopo lo scioglimento di tutte le associazioni politiche, vengono approvate le “leggi fascistissime”,

che istituzionalizzano definitivamente il mutamento di sistema politico. In particolare:

1. si stabilisce che il governo è responsabile solo nei confronti del re e non ha bisogno di alcun

voto parlamentare di fiducia per esistere;

2. viene abolito l’autogoverno locale;

3. si reintroduce la pena di morte per chi attenti alla vita dei regnanti;

4. viene riconosciuta l’esistenza della sola organizzazione sindacale fascista e vengono vietati le

occupazioni e gli scioperi;

5. si dichiarano decaduti tutti i deputati dell’opposizione: nasce quindi un regime politico

monopartitico.

La nuova normativa prevede che esista un’unica lista nazionale, compilata dal Gran Consiglio del

fascismo e gli elettori possono solo approvare la lista o respingerla. Nella politica economica i

prezzi hanno preso a salire, anche a causa di una netta svalutazione della lira. Così Mussolini

decidere di procedere alla rivalutazione della lira, che viene portata “a quota novanta” (1 sterlina =

90 lire). Parallelamente, il governo tende a favorire l’autonomia dell’economia e della società

italiane promuovendo una politica favorevole alla crescita demografica della popolazione e

lanciando la “battaglia del grano”, cioè un’azione volta a favorire il raggiungimento

dell’autosufficienza alimentare. Per ottenere ciò, vengono innalzati i dazi doganali sui cereali e i

produttori vengono incoraggiati ad estendere la superficie coltivata a grano e a usare tecniche più

moderne. L’azione economica fascista vara una “bonifica integrale”, cioè un’azione di

prosciugamento e di messa a coltura delle aree paludose. Nel 1923 la riforma scolastica del

ministro dell’Istruzione Gentile riorganizza i curricula fondandoli sulla preminenza delle materie

umanistiche, reintroduce l’insegnamento obbligatorio della religione nelle scuole elementari e

introduce l’esame di Stato al termine di ogni ciclo scolastico. Questa serie di passi consente un

processo di ravvicinamento tra il regime fascista e la Chiesa cattolica che culmina con i Patti

Lateranensi, che sono un trattato formale tra la Chiesa e lo Stato italiano. L’accordo prevede che lo

Stato italiano paghi al Vaticano un risarcimento per la perdita del potere temporale e, in cambio, il

papa riconosce lo Stato italiano e accetta di esercitare la sua sovranità temporale solo sul territorio

dello Stato della Città del Vaticano. L’accordo prevede anche un Concordato col quale il regime

fascista fa notevoli concessioni alla Chiesa: la religione cattolica viene confermata religione di

Stato, si riconosce il valore civile del matrimonio religioso e l’insegnamento della dottrina cattolica

diventa materia ufficiale in tutte le scuole del Regno. L’Azione cattolica è, infine, l’unica

associazione non fascista tollerata dal regime fascista.

Uno degli elementi identitari del fascismo è la distinzione fra nazione e antinazione. Il fascismo

ritiene di interpretare il sentimento nazionale, mentre tutti gli altri gruppi politici sono l’“antinazione”.

I fascisti ritengono di essere i veri e unici interpreti della volontà nazionale e per questo ritengono

di essere legittimati a distruggere tutte quelle formazioni politiche che ai loro occhi sono solo un

dannoso corpo estraneo all’interno della compagnia nazionale. Parole e rituali fanno del fascismo

un movimento animato da un’intensa sacralizzazione dell’azione politica, anche della più violenta.

Le morti commemorate sono considerate degli esempi per i vivi, che ne devono trarre un nuovo

impulso a lottare per il successo della causa fascista: chi è morto non lo è invano. Il fascismo

istituisce per primo un vero culto della bandiera tricolore e il culto della personalità del “grande

uomo” Benito Mussolini.

Capitolo5: Civiltà in trasformazione

Il compito dei colonizzatori occidentali è chiamato “fardello dell’uomo bianco” perché descrive il

peso che grava sulle spalle dell’uomo europeo. Esso indica il grave compito morale che spetta ai

colonizzatori, che sono mossi dal dovere di civilizzare popolazioni arretrate, anche a costo di

affrontare pericoli e insidie. Col passare degli anni agli occhi dei colonizzati il “fardello 10

dell’Occidente” non è più il peso morale che grava sulle spalle dei colonizzatori, bensì il peso dei

colonizzatori stessi e della loro oppressione che grava sulle spalle dei colonizzati. La locuzione

“fardello dell’Occidente” indica anche la persistente influenza che i modelli politici e culturali

dell’Occidente esercitano sui paesi extraoccidentali. Le ideologie o i movimenti politici

antioccidentali, che cominciarono a diffondersi nel periodo tra le 2 guerre, sono il prodotto del

pensiero di intellettuali o dirigenti politici orientali che hanno studiato e fatto propri modelli politici e

ideologici dell’Occidente, decidendo di impiegarli contro l’Occidente. Ma si deve aggiungere che

ogni singola esperienza di opposizione politica compiuta in Oriente rielabora in forma autonoma

idee che vengono dall’Occidente, ibridandole con tradizioni locali: ne emergono culture politiche

nuove che segnalano che tante persone vorrebbero liberarsi del “fardello dell’Occidente”.

La Cina ha cominciato ad uscire da una grave crisi di conflittualità interna che si è creata dopo la

proclamazione della Repubblica cinese solo quando ricostruisce un governo nazionale. Questo

governo riceve l’appoggio del Partito comunista cinese, tra i quali componenti c’è anche Mao Tse-

tung. Intorno al governo nazionalista si forma un esercito volontario pronto a combattere contro gli

stranieri, come i giapponesi. Successivamente si fa largo l’idea che l’influenza comunista sta

diventando troppo grande e che è arrivato il momento di liberarsi drasticamente dei comunisti.

Viene ordinata una grande repressione dei comunisti, i quali vengono immediatamente identificati,

catturati e giustiziati. Un nuovo governo nazionalista può proclamare avvenuta la riunificazione

della Cina e il governo annuncia una rapida modernizzazione dell’economia e delle società cinesi,

ma in realtà non ne ha gli strumenti. Le città e le attività commerciali e produttive sono

pesantemente ostacolate dalla presenza di estesi gruppi criminali che hanno aiutato il governo alla

repressione anticomunista e per questo il governo ne tollera la presenza. Il governo nazionalista,

poi, per finanziare l’esercito, tassa pesantemente le attività commerciali e produttive urbane. Nelle

aree meridionali della Cina operano i gruppi comunisti che sono riusciti a scampare alla

repressione. Mao Tse-tung è divenuto il principale dirigente comunista cinese, che identifica le

campagne e i contadini come i luoghi e i protagonisti per una possibile rivoluzione comunista

cinese. Nutriti gruppi armati comunisti danno vita ad azioni di guerriglia contro l’esercito

nazionalista: Mao Tse-tung sta cercando di formare una Repubblica cinese dei soviet. Mao Tse-

tung e i comunisti si presentano non solo come i fautori di una rivoluzione sociale nelle campagne

ma anche come i sostenitori di una strenua resistenza patriottica ai giapponesi. Ciò guadagna alle

loro posizioni larghi consensi e consente di ricostruire in tempi brevi un nuovo numeroso esercito

popolare cinese. La minaccia di un nuovo attacco miliare giapponese costringono il governo

nazionalista ad entrare in contatto con i comunisti per coordinare una comune linea di difesa

contro la probabile nuova offensiva dell’esercito giapponese. L’accordo prevede che i comunisti

rinunciano a dar vita ad una rivoluzione comunista nella zona da loro controllata e, in cambio, una

regione autonoma dello Stato cinese e le armate comuniste diventano parte dell’esercito cinese.

Il Giappone prosegue nella strada grande crescita economica ed espiazione territoriale, già

avviata tra fine Ottocento e inizio Novecento. L’importanza attribuita all’esercito ha rilevanti

implicazioni economiche e politiche. Dal punto di vista economico le spese per l’esercito

incoraggiano potentemente la crescita dell’industria e dal punto di vista politico significano una

crescente influenza dei generali e degli ufficiali dell’esercito sugli orientamenti politici dei governi

giapponesi. Sebbene così dinamica, la crescita economica giapponese soffre anche di forti

squilibri, il principale dei quali è la necessità di contare sul commercio estero. La struttura e la

cultura politica giapponese non pongono barrire alle spinte espansionistiche, poiché l’idea di

un’espansione territoriale del Giappone è vista con favore. Sono i problemi interni che dominano il

quadro politico: il sistema politico giapponese attraversa una fase di democratizzazione autoritaria.

Viene così introdotto il suffragio universale maschile e una legge sull’ordine pubblico che prevede

pene molto gravi per chi mette in discussione il sistema d’identità nazionale. Per chi esprime o

diffonde “pensieri pericolosi” è prevista la pena di morte e quindi le opposizioni socialiste o

democratiche sono messe a tacere: il sistema politico e l’intera società giapponese è

completamente subordinata alle élite militari. In politica estera il governo decide di attaccare a

fondo la Cina, con l’intenzione di sottoporla completamente alla dominazione giapponese: militari

giapponesi si abbandonano a esecuzioni in massa di soldati e di civili cinesi.

In India, prima della Grande Guerra, la rinascita indù, organizzata nel Congresso nazionale

indiano, e islamica, organizzata nella Lega musulmana, ha riacceso tensioni tra le 2 comunità

religiose. Durante il periodo della Grande Guerra, le 2 organizzazioni cercano però di stabilire un

11

accordo. Dopo la guerra, l’India non ottiene l’indipendenza dal governo britannico, il quale decide

di confermare delle leggi durissime che negano ogni autonomia e prevedono l’incarcerazione

senza processo per chi manifesti posizioni politiche antigovernative. E’ in questa occasione che

emerge la figura di Gandhi, un induista che sostiene il principio della “non violenza integrale”.

Gandhi è turbato dalla dura discriminazione razziale che colpisce i neri e gli indiani. Si impegna

allora attivamente nella difesa dei diritti degli indiani che sono stati privati del diritto di voto. In

questa circostanza elabora una sua teoria politica, innovativa e distante dalla cultura politica

occidentale dell’epoca: un’azione politica di massa può essere condotta senza ricorrere alla

violenza, ma attraverso il ricorso a forme di resistenza passiva e pacifica, subendo le aggressioni o

le punizioni degli antagonisti. Gandhi conquista una grande popolarità in tutta l’India. I massacri

verso i manifestanti pacifici indiani giocano gravemente a sfavore dell’autorità britannica. Gandhi

cerca di coinvolgere anche i musulmani, ma questi non credono nella tecnica della non-violenza e i

rapporti continueranno ad essere difficili. Gandhi prende anche posizione per l’emancipazione

delle donne e per la loro partecipazione attiva al movimento indipendentista e insiste sulla

necessità di una collaborazione tra tutti gli indiani, anche se seguono diverse confessioni religiose.

Ma quando dei manifestanti indiani sequestrano un gruppo di poliziotti e gli danno fuoco, Gandhi

viene arrestato dal governo coloniale britannico per attività antigovernative e rinchiuso in carcere.

Nella “marcia del sale” Gandhi denuncia il rigido monopolio del governo coloniale britannico del

sale. Le autorità britanniche non possono arrestare i manifestanti perché le prigione sono già

stracolme. Gandhi ottiene la possibilità di andare a Londra a parlare col presidente del Consiglio,

ma non ottiene nulla. Tornato in India, viene arrestato e rimesso in prigione, dove attua lo sciopero

della fame. Il governo britannico decide allora di introdurre una Costituzione per l’India che

attribuisce maggiori autonomie ai governi locali.

L’Impero ottomano aveva costruito il più grande Stato islamico al mondo. Al suo interno c’erano le

città sante della Mecca e di Medina, dove ci si recava in pellegrinaggio da ogni parte del mondo

islamico. Il sultano portava il titolo di califfo, ovvero di massima autorità spirituale dell’intero

mondo islamico. Con la fine della Grande Guerra tutto ciò è scomparso perché l’Impero ottomano

è crollato. Ciò che resta è un islam suddiviso in molte entità statali, gran parte delle quali è sotto il

controllo diretto delle potenze occidentali. I più importanti Stati autonomi dell’area islamica sono

solo l’Arabia Saudita, la Turchia e la Persia. Questi 3 Stati si muovono in direzioni divergenti e non

è chiaro quale di essi possa costituire un buon modello per un fedele che voglia seguire i princìpi

dell’Islam. Il regime di questi 3 principali Stati autonomia dell’area islamica è religiosamente

ortodosso, ma estremamente arretrato. Le 2 soluzioni sono un tentativo di lanciare movimenti

nazionalisti antioccidentali e un tentativo di lanciare un nuovo radicalismo religioso islamico. Le

proposte di un ritorno integrale all’islam hanno un largo successo grazie alla grande diffusione

dell’associazione Fratellanza musulmana. Il punto essenziale della proposta teorica e politica della

Fratellanza musulmana risiede nell’idea secondo la quale ciò che ha indebolito i paesi islamici è

stata la prenotazione delle idee occidentali. Un ritorno integrale all’islam è l’unica ancora di

salvezza.

Capitolo6: La crisi economica e le democrazie occidentali

Per l’economia statunitense, la seconda metà degli anni Venti segna un periodo di notevole

prosperità: cresce la produzione industriale, soprattutto quella dei nuovi “beni di consumo

durevole”, cioè beni per uso privato e domestico che hanno una certa durata. La domanda è in

aumento, la produzione e i profitti crescono e i salari hanno un andamento positivo. Però i beni

“durevoli” durano nel tempo e dunque il mercato tende a saturarsi in fretta: esplode all’inizio, ma

poi la domanda degli oggetti tende a rallentare. Una grande ondata di euforia invita chiunque abbia

qualche risparmio da parte ad acquistare i titoli azionari emessi dalle imprese, il cui valore sta

crescendo rapidamente col crescere della produzione. A un certo punto, le dinamiche della

produzione e dei valori azionari si divaricano: mentre il mercato si va saturando, il mercato

borsistico continua ad andare come un treno. Nel 1929 gli operatori si accorgono che non c’è più

alcuna relazione tra l’andamento economico della produzione e delle vendite, non troppo positivo,

e il valore delle azioni, follemente positivo: allora cominciano a vendere le azioni. Il valore delle

azioni comincia a scendere vertiginosamente per effetto dell’insolito aumento delle vendite. I

risparmiatori sembrano impazziti dallo spavento: vedendo andar giù il valore delle azioni

cominciano a vendere tutti insieme. E allora il valore delle azioni crolla del tutto. Il tutto si 12

ripercuote sulle banche perché i prestiti che hanno concesso risultano ora di valore superiore a

quelli del loro portafoglio. I risparmiatori sono sopraffatti dalla paura di perdere i propri risparmi e

vogliono i propri soldi indietro e subito. Quando quale banca comincia a dichiarare il fallimento,

cioè non può più dare indietro i soldi ai propri clienti, il panico esplode e diventa totale. Anche le

imprese sono messe con le spalle al muro perché non hanno più soldi per mandare avanti la

produzione, acquistare le materie prime e pagare gli stipendi. Le uniche soluzioni sono chiudere o

rallentare la produzione, ma in entrambi i casi devono licenziare gli operai e gli impiegati, diminuire

le retribuzioni e abbassare gli stipendi. C’è da considerare anche il fatto che gli operai e gli

impiegati licenziati e disoccupati non hanno più stipendio e quindi non possono comprare più beni

di consumi, anche se tali beni costano molto meno di prima. Se poi i loro risparmi sono stati

bruciati dalla crisi borsistica o dal crollo bancario, a stento riescono a far fronte alle spese primarie.

Ecco che ha inizio la “grande depressione”. Molo presto anche le economie europee sono

brutalmente scosse dalla crisi perché dipendevano dall’economia americana a causa del Piano

Dawes. Dalla Germania, finanziata dagli Usa per il pagamento delle riparazione di guerra, il “virus”

della crisi si trasmette alle economie britannica, francese e italiana. Come prima risposta per

fronteggiare la crisi diversi governi adottano la soluzione di svalutare le monete che serve a far

costare meno i prodotti del paese che ha svalutato, quando essi vengono esportati all’estero. I

governi sperano in questo modo di rilanciare la propria economia stimolando le esportazioni e

scaricando così su altri parsi le proprie difficoltà. Ma tutti i governi reagiscono alzando le tariffe

doganali e quindi annullando l’impatto delle manovre di svalutazione monetaria. Il commercio crolla

in un modo mai visto prima. L’opinione pubblica vuole che i politici diano risposte, provvedano ai

loro bisogni e scovino i “colpevoli” di questa catastrofe. In alcuni paesi la grande crisi sollecita un

rinnovamento dei sistemi democratici e in altri paesi ne provoca la distruzione.

La crisi del 1929 accade durante la presidenza di Hoover. Alle elezioni, il nuovo candidato

Roosvelt promette un “New Deal for the American people” che consiste nel difendere la

popolazione americana in un momento socialmente ed economicamente drammatico. Roosvelt

stravince le elezioni e opera secondo l’idea che lo Stato deve intervenire attivamente nell’orientare

e indirizzare le attività economiche. Le 4 principali direzioni del New Deal sono:

1. il riordino del sistema bancario, che consiste nel monitorare e sanzionare le banche che

seguono politiche creditizie troppo pericolose;

2. l’ampliamento e l’attuazione dei programmi di primo intervento per il sostegno ai gruppi sociali

in difficoltà;

3. l’attuazione di un vasto e articolato programma di lavori pubblici, che porta all’assunzione di

moltissimi disoccupati;

4. la riorganizzazione delle relazioni tra imprenditori e forza lavoro. I sindacati vengono

riconosciuti come interlocutori istituzionali incaricati di rappresentare collettivamente i lavoratori

nelle trattative con gli imprenditori. Inoltre viene istituito un primo sistema nazionale di

previdenza e assistenza e l’organizzazione di un piano per le pensioni di vecchiaia.

Il New Deal riduce i livelli di disoccupazione, rilancia complessivamente le attività produttive e

stimola la ripresa dei prezzi e dei salari. L’azione di Roosvelt serve anche a ridare fiducia nelle

istituzioni rappresentative, consolidando intorno al presidente e al Partito democratico un vasto

consenso.

Roosvelt viene anche chiamato FDR e costruisce il suo consenso anche con l’uso delle

“conversazioni davanti al caminetto”, cioè trasmissioni radiofoniche rivolte a tutta la nazione con le

quali cerca di spiegare gli indirizzi e gli effetti della sua azione di governo. Questa strategia

comunicativa è permessa dalla grande diffusione della radio e del suo utilizzo nel modo più

innovativo e originale. Nelle conversazioni, Roosvelt sceglie uno stile molto amichevole e intimo.

Le conversazioni hanno un grandissimo successo e i commenti sono prevalentemente favorevoli.

Però non tutti vengono raggiunti con la stessa intensità: poche famiglie afroamericane lo

ascoltano, poiché poche possiedono un apparecchio radio. Il New Deal, comunque, dedica una

parte importate della legislazione di assistenza alla popolazione nera, anche se non affronta in

modo diretto la questione della discriminazione razziale. Tra gli ascolti radiofonici ci sono anche le

donne che, se prima erano inquadrate come “regine della casa”, adesso il modello di “donna

moderna” è quello di una ragazza trasgressiva e sessualmente disinibita. Inoltre, adesso le donne

sono attive dal punto di vista politico e lavorativo. La moglie di Roosvelt fu molto attiva

politicamente e Perkins, il ministro del lavoro, fu la prima donna a ricoprire un incarico ministeriale

13

negli Stati Uniti. Tuttavia l’impatto della “grande depressione” colpisce le donne e i modelli ideali di

femminilità. Molte donne sono travolte dalla povertà e si rilanciano quindi programmi di intervento a

favore della modernità. La forza del New Deal sta anche nel ridare speranza e tranquillizzare che

le donne e, più in generale, nessuno è lasciato solo e in balia del proprio destino.

Anche le principali democrazie europee, cioè il Regno Unito e la Francia, sanno resistere alla

crisi, che non le colpisce tanto gravemente quanto gli Usa o la Germania. Nelle elezioni per il

Parlamento del Regno Unito del 1929, il Partito conservatore subisce un ridimensionamento,

mentre il Partito laburista incrementa i suoi voti e raddoppia i suoi seggi: si forma quindi un

governo di coalizione presieduto da MacDonald e appoggiato dal Partito liberale. Il nuovo governo

si trova subito di fronte all’emergenza della crisi economia e la affronta con dei tagli alla spesa

pubblica e un aumento della pressione fiscale sui redditi e prelievi sugli stipendi dei dipendenti

pubblici. Tale politica serve a mantenere il bilancio dello Stato in parità. Ma l’economia britannica

non si riprende e il numero di disoccupati aumenta. Un nuovo governo decide di svalutare la

sterlina e, dai risultati delle nuove elezioni, i laburisti tracollano e i conservatori ottengono un

grande successo. Grazie al Commonwealth, cioè un sistema di enti statali autonomi, rinsalda i

rapporti economici tra Regno Unito e i Dominions (Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Canada e

Stato Libero d’Irlanda) e consente un certo miglioramento degli scambi commerciali britannici,

anche se il livello di disoccupazione resta piuttosto elevato. In Francia, dopo l’inizio della crisi, la

situazione politica continua a essere instabile. Il governo socialista riesce ad aumentare i salari,

ma gli imprenditori reagiscono alzando i prezzi dei loro prodotti e ciò causa un’impennata

dell’inflazione. Il violento aumento dei prezzi non aiuta la produzione industriale poiché rende

meno competitivi i prodotti francesi.

Nel Regno Unito e in Francia la discussione intorno alla famiglia e alle relazioni tra i generi è

dominata da una diminuzione dei tassi di natalità e dall’aumento delle morti. In Francia il basso

tasso di natalità viene collegato alla considerevole percentuale di donne che lavorano. Nel Regno

Unito le donne fanno una propaganda per la limitazione delle nascite e per una maternità

consapevole. Il tasso di natalità cade molto rapidamente e molti cominciano a manifestare

preoccupati per una troppo rapida caduta della natalità. Tornare a casa a fare figli è il

suggerimento che politici, ecclesiastici e studiosi danno alle donne francesi e inglesi. Le donne

delle famiglia agiate seguono il consiglio perché le buone condizioni economiche glielo

consentono. Le donne meno “ubbidienti” sono le donne per le quali lavorare e guadagnare è

un’esigenza economica primaria per poter far quadrare i bilanci familiari. Dal punto di vista del

diritto civile in Francia e nel Regno Unito vengo compiuti notevoli progressi che stabiliscono una

sostanziale eguaglianza di uomini e donne davanti alla legge, a partire dall’estensione del diritto di

voto.

Capitolo7: Nazismo, fascismo, autoritarismo

La grande crisi del 1929 colpisce anche la Germania: la produzione industriale e agricola crollano

e le fabbriche chiudono o licenziano molti operai. Il sistema politico non sembra in grado di

rispondere a richieste di sollievo, conforto e sostegno di molte famiglie. Il partito nazionalsocialista

fondato da Hitler riscuote un consenso crescente e nelle elezioni raggiunge una quantità di voti

che lo fa diventare il primo partito. Il nazismo costruisce il suo successo su 3 elementi: un

nazionalismo aggressivo con chiare implicazioni belliciste, un estremo razzismo e una capacità di

tradurre la sua aggressività verbale in concreti attacchi fisici a coloro che si identificano come

“nemici del popolo tedesco”. Il nazionalismo esprime un risentimento contro le condizioni imposte

alla Germania dal trattato di Versailles. I nazionalisti affermano di conoscere i “veri” responsabili

delle sofferenze del popolo tedesco, cioè le potenze straniere, gli ebrei e i comunisti. In particolare,

gli ebrei e i comunisti tramano nell’ombra e non desiderano altro che la rovina del popolo tedesco.

L’ebreo è un parassita che continua a diffondersi là dove trova un ambiente adatto. Come i

parassiti, dovunque l’ebreo si installa, il popolo che lo ospita prima o poi muore. Le aggressioni a

comunisti, socialdemocratici e cittadini ebraici, compiute dalle associazioni paramilitari naziste,

sono tollerate dai governi e dalle autorità di polizia: ciò fa sì che esse abbiano una micidiale

efficacia. Tragicamente, ciò aumenta anche il prestigio del Partito nazista. Una gran parte degli

iscritti al Partito nazionalsocialista è composta da giovani o da giovanissimi che vedono

nell’aggressività verbale e fisica dei nazisti altrettanti gesti di ribellione contro le vecchie

generazioni. Un buon numero di sostenitori viene anche dalla classe operaia e dai ceti medi, liberi

14

professionisti e studenti. Nel 1932 il presidente della Repubblica dà l’incarico di Primo ministro a

Hitler. Nel 1933 Hitler riceve il mandato e forma un governo di coalizione. Quando la sede del

Parlamento viene data alle fiamme, la responsabilità viene attribuita ai comunisti e subito Hitler

sfrutta l’occasione per sospendere i diritti costituzionali, quali la libertà di stampa, di associazione e

di espressione, e per ordinare alla polizia di arrestare dirigenti e militanti comunisti. Nelle nuove

elezioni, i nazisti trionfano e possono governare da soli: Hitler ha sfruttato l’occasione per imporre

un regime politico a partito unico perché non ha mai voluto governare in un contesto parlamentare.

Il Parlamento approva il decreto che concede a Hitler pieni poteri. E’ la fine della Repubblica di

Weimar e la nascita del Terzo Reich nazista, dopo il Sacro romano impero e l’Impero guglielmino.

Il governo nazista mette in atto l’operazione di “allineamento” che consiste in una fitta serie di

leggi e di iniziative che disegnano la struttura complessiva del nuovo Terzo Reich. Le direzioni

principali sono 5:

1. la repressione delle opposizioni e la costruzione di un sistema a partito unico. Hitler ordina

subito lo scioglimento del Partito Socialdemocratico e dei sindacati socialisti e

l’autoscioglimento di altri partiti. La radio e i giornali sono sottoposti al completo controllo del

Partito nazista. Gli oppositori vengono arrestati e cominciano ad essere rinchiusi in luoghi

appositi. Un decreto proclama il Partito nazionalsocialista l’unico partito legalmente ammesso;

2. il riassetto dei poteri istituzionali. Con l’emanazione di una serie di leggi, il Terzo Reich assume

l’aspetto di uno Stato rigorosamente controllato dai poteri centrali;

3. la ridefinizione degli equilibri interni al Partito nazista. Uno degli elementi peculiari del Partito

nazionalsocialista è il possesso delle “Squadre di protezione” dette SS, la cui funzione

originaria è quella di proteggere Hitler e gli altri dirigenti del Partito nazista. Le divise delle SS

sono di colore nero. La formazione militare precedente, cioè la SA, continua ad esistere, ma in

posizione nettamente subordinata alle SS, che emergono come il principale braccio operativo

del nazismo. Le SS sono anche responsabili dei campi di concentramento che cominciano ad

essere istituiti sul territorio tedesco;

4. la costruzione di un sistema associativo totalitario. Il governo nazista costruisce organismi che

inquadrano obbligatoriamente tutti i ragazzi e le ragazze, con un’impostazione di tipo militare. I

lavoratori e le lavoratrici sono inquadrati in un’organizzazione sindacale nazista che opera

come un organismo di mediazione tra lavoratori e imprenditori. Un’altra organizzazione,

sempre dipendente dall’organizzazione sindacale nazista, si preoccupa di organizzare il tempo

libero dei lavoratori;

5. la definizione dei rapporti con le Chiese. La Chiesa luterana dà subito un solido sostegno al

regime nazista, mentre i rapporti con la Chiesa cattolica dono più complessi. Un Concordato

con la Chiesa cattolica avvicina al regime molti cattolici, ma il pontefice condanna comunque

l’ideologia razzista del nazismo.

La politica economica nazista ottiene straordinari risultati. Viene attivato un vasto piano di lavori

pubblici, con la costruzione di un’articolata rete di strade, autostrade ed edifici pubblici, e viene

rilanciata l’industria bellica, le cui nuove attrezzature vengono acquistate dal Reich per il riarmo

dell’esercito. Per realizzare questa politica vengono interrotti i pagamenti per le riparazioni che la

Germania deve ai paesi vincitori della Grande Guerra. La disoccupazione viene assorbita fino al

raggiungimento del pieno impiego di tutta la forza lavoro, i salari sono in ripresa, i prezzi crescono

e la produzione industriale è in rapida crescita. La finalità del governo nazista è quella di preparare

la Germania per la guerra: la conquista di nuovi territori offrirà nuove risorse e nuove occasioni di

impiego a tutti i membri della Volksgemeinschaft, cioè della “comunità nazionale” tedesca, a

danno di tutte le popolazioni conquistate. La prova ne è la decisione presa dal governo nazista

quando, nel 1933, esce dalla Società delle Nazioni. Per poter realizzare un’ambiziosa politica di

espansione militare c’è bisogno di una popolazione numerosa e sana e per questo il regime

nazista avvia una politica demografica che vuole favorire la crescita della popolazione

incoraggiando l’aumento della natalità nelle coppie di “pura razza ariana”, reprimendo

l’omosessualità maschile e attuando misure antinataliste applicate a quegli individui incapaci di

assicurare un’adeguata riproduzione della comunità nazionale, come i malati, i vecchi senza

assistenza e gli handicappati. La politica razziale è principalmente orienta contro la comunità

ebraica e decreta l’esclusione degli ebrei dalle amministrazioni pubbliche e si escludono i bambini

e ragazzi ebrei dalle scuole e dalle università tedesche. Altre legislazioni toccano il tema della

discendenza e dei rapporti sessuali. L’intento è quello di escludere completamente gli ebrei dalla

15

Volksgemeinschaft. Gli ebrei vengono obbligati a far apparire una J per Jude, cioè “ebreo”, sui

passaporti o sulle carte d’identità. A seguito dell’uccisione di un nazista da parte di un ebreo,

durante la “Notte dei Cristalli”, i negozi di proprietà degli ebrei vengono devastatati e scheggiati. I

nazionalisti prestano una speciale attenzione ai simboli e alle liturgie collettive che devono

trasmettere l’idea di un’invincibile coesione interna del popolo tedesco e di un legame inscindibile

tra il popolo e Hitler. Le adunate di massa servono proprio a questo perché rendono i partecipanti

spettatori e protagonisti di tali rappresentazioni. Il nazismo vuole che le donne siano madri e

contemporaneamente attive lavoratrici. Inoltre devono partecipare attivamente alla diffusione del

nazismo e dei princìpi della comunità nazionale, devono possedere proprie associazioni e devono

prendere parte alle manifestazioni e alle liturgie pubbliche. La costruzione della nuova Germania

passa anche attraverso una drastica epurazione della produzione culturale attraverso un teatrale e

pubblico rogo di libri prodotti da intellettuali di confessione ebraica o comunque da autori che

esprimono valori differenti da quelli sostenuti dal regime nazista.

Uno dei principali modelli che hanno ispirato i nazisti tedeschi è stato il fascismo italiano. Anche

in contesto italiano la crisi del 1929 si fa sentire, con una brusca contrazione delle esportazioni,

una diminuzione della privazione e un aumento dei disoccupati. Il regime di Mussolini affronta la

crisi affidandosi ai lavori pubblici, come la bonifica delle aree paludose che consiste nella messa a

coltura delle terre e propizia la costruzione di nuove città. Per affiancare le grandi banche di

investimento, in difficoltà per i contraccolpi della crisi, il regime crea l’Istituto mobiliare italiano (Imi),

che ha il compito di svolgere l’attività di finanziamento a breve e a lungo termine per le imprese

industriali. L’Imi verrà poi parzialmente sostituito con l’Istituto per la ricostruzione industriale (Iri),

che si incarica della gestione delle imprese di cui ha acquisito il controllo. I risultati della politica di

intervento non sono negativi. Le due innovazioni italiane sono l’autarchia, che incoraggia

consumatori e produttori ad avvalersi di risorse, materie prime e prodotti italiani, e la corporativa,

che cerca di rendere armoniche le relazioni di lavoro eliminando i contrasti di classe e sindacale.

L’Italia è ancora un paese largamente agricolo e ha aree scarsamente sviluppate con una

popolazione che vive sotto la soglia della povertà. Tuttavia il regime fascista spinge verso il sogno

di un’espansione militare dell’Italia. Ma siccome l’economia italiana non incoraggia grandi piani di

espansione bellica, Mussolini ritiene che una grande crescita demografica possa garantire le

risorse umane necessarie alla realizzazione dei suoi progetti. E’ in questa prospettiva che il

fascismo cerca di avviare una politica natalista, esaltando il ruolo materno delle donne, ma

scoraggiandole ad intraprendere carriere professioni. Purtroppo la popolazione non cresce come in

Germania e Mussolini decide comunque di attaccare l’Etiopia riprendendo il progetto coloniale che

era fallito in passato. Le truppe italiane vincono a seguito di tecniche estremamente brutali adottate

dall’esercito italiano. La Società delle Nazioni protesta e l’Italia ottiene il sostegno diplomatico ed

economico della Germania nazista con un patto chiamato Asse Roma-Berlino. L’accordo viene

consolidato ed esteso con la firma di un patto antisovietico sottoscritto da Italia, Germania e

Giappone e con l’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni. In Italia viene pubblicato il Manifesto

della razza, cioè una legislazione razziale esplicitamente antisemita, che afferma il carattere

“ariano” della popolazione italiana perché priva di commistioni significative con altre razze e

dichiara esplicitamente che “gli ebrei non appartengono alla razza italiana”. Dalle scuole e dalle

università statali vengono espulsi i docenti e gli studenti di “razza ebraica”. Tuttavia il fascismo non

è solo repressione, ma nel corso degli anni esso ha costruito tutta una sua struttura di associazioni

articolate per gruppi di età, generi e categorie all’interno delle quali si insegna il rispetto per i valori

fascisti, come nel caso dei Balilla e dei Gruppi universitari fascisti (Guf).

Presto o tardi, si instaurano altri regimi autoritari in Europa più di una volta ispirati all’esempio

del regime fascista e di quello nazista. Nell’impressionante sequenza di colpi di Stato che portano

all’instaurazione di regimi autoritari o dittatoriali, essenziale è l’intervento degli eserciti, il sostegno

delle Chiese locali e dei movimenti di destra, nazionalisti e conservatori. I protagonisti della

trasformazione autoritaria in alcuni casi sono i sovrani, sostenuti dalle élite locali, in altri sono i

dirigenti politici di orientamento conservatore e nazionalista. L’Europa meridionale e centro-

orientale viene detta “Continente nero” perché il colore delle divise delle Milizie fasciste è proprio il

nero.

Il processo più traumatico di insediamento di un regime di destra si ha in Spagna, dove un colpo di

Stato compiuto dal generale Primo de Rivera conduce allo scioglimento del Parlamento e alla

formazione di un regime autoritario. I lavori pubblici avviati dal governo non migliorano affatto le 16

condizioni delle aree agricole, ma la politica di spese pubbliche rilancia l’inflazione e fa aumentare

il deficit. L’insoddisfazione per il regime si fa diffusa, anche all’interno dell’esercito. Primo de Rivera

decide spontaneamente di dare le dimissioni. La promulgazione di una costituzione istituisce la

Repubblica che introduce il suffragio universale maschile e femminile, riconoscendo la libertà di

culto e la separazione tra Chiesa e Stato. Nel 1936, le elezioni sono vinte dalle sinistre unite, cioè

dai socialisti e comunisti uniti, ma i reparti dell’esercito si ribellano al governo repubblicano e, tra i

generali che guidano la rivolta, si impone Franco che fa un colpo di stato con l’esercito. A questo

punto scoppia la guerra civile in Spagna tra i Franchisti di destra e i Repubblicani di sinistra.

Questa guerra è caratterizzata da violenze terribili e ben presto si internazionalizza. Le potenze

democratiche promuovono un accordo fra i principali Stati europei, cioè tra Regno Unito, Italia,

Germania e Francia, per il “non intervento” nella guerra civile spagnola. Nonostante gli accordi,

l’Italia e la Germania sostengono la ribellione franchista garantendogli rifornimenti necessari. I

Repubblicani ricevono aiuti solo dall’Unione Sovietica. Il Fronte repubblicano è spezzato da

pesantissime rivalità interne e i Franchisti vincono perché riescono ad entrare nei territori occupati

dai repubblicani. Il nuovo governo del generale Franco aderisce alla politica dell’Italia fascista,

della Germania nazista e del Giappone territoriale.

Capitolo8: L’Unione Sovietica di Stalin

Con la guerra di Spagna, l’Unione Sovietica si riaffaccia attivamente nel contesto internazionale

modificando le sue strutture istituzionali, politiche e sociali. Stalin, impostosi come il dirigente

indiscusso del Partito comunista sovietico e della stessa Unione Sovietica, promuove

l’industrializzazione del sistema produttivo e la completa collettivizzazione dell’agricoltura. Per

realizzare questo progetto vengono messi a punto 3 “piani quinquennali” con risultati strabilianti. La

produzione industriale cresce a ritmi sorprendenti, la rete stradale e ferroviaria viene potenziata e

le strutture educative vengono rafforzate. Il risultato ottenuto deriva da costi molto pesanti perché

tutta questa operazione si basa su un’enorme compressione del tenore di vita della popolazione. I

salari sono bassi e non si muovono al passo con l’andamento dei prezzi, che crescono più

rapidamente. Le condizioni di vita nelle città sono misere e i livelli di consumo inferiori a quelli dei

paesi occidentali. A fianco dell’industrializzazione, Stalin decide di attuare una completa

collettivizzazione delle aziende agricole: i contadini sono costretti ad associare le loro aziende o a

cederebbe ad aziende possedute e gestite dallo Stato. Economicamente e socialmente questo

aspetto del governo sovietico si rivela un disastro perché la produzione agricola declina. Il

momento più drammatico è lo scoppio di una tremenda carestia di fronte alla quale il governo non

fa niente.

L’intimidazione violenta delle opposizioni è lo strumento di controllo e di governo adottato dallo

Stato sovietico negli anni Trenta. La vera caratteristica dello “stalinismo” è il “governo attraverso

la paura e il sospetto”. Chi ha paura cerca di conformarsi ai voleri delle autorità e perfino di

anticiparli. I valori collettivi, e in particolare l’ubbidienza allo Stato a ai suoi rappresentanti, vengono

prima di tutto, anche prima degli affetti privati. Alcuni condannati vengono giustiziati, mentre altri

deportati nei campi di concentramento: lì i detenuti vengono impiegati nei lavori forzati e la

mortalità raggiunge un livello pazzesco. La Direzione Politica di Stato (Gpu), cioè la polizia politica,

attua il sistema di scelta delle tecniche di indagine e di repressione. Alla pressione violenta e

intimidatorie si affianca la costruzione di un culto della personalità di Stalin, presentato come il vero

“padre della patria sovietica”.

Nell’Unione Sovietica vengono scoraggiate tutte le forme di arte sperimentale e l’unica arte che

viene incoraggiata è quella di pitture narrative, didattiche ed esplicative che mettono al bando ogni

aspetto astratto e ogni soggetto puramente decorativo. Nelle politiche per la famiglia, si sostituisce

una linea che vuole ricomporre e rinsaldare la coesione delle famiglie per attuare politiche

demografiche nataliste. L’omosessualità è considerata un reato, l’aborto viene vietato, divorziare

viene reso molto più complesso e la maternità è pubblicamente apprezzata e incentivata.

Dal punto di vista della politica estera, l’Unione Sovietica si trova a lungo emarginata nell’Est

europeo, cioè fuori dai circuiti economici che collegano i paesi europei. L’unico modo che ha per

esercitare una qualche influenza è attraverso i partiti comunisti che si sono formati nei paesi

occidentali.

Capitolo9: La seconda guerra mondiale 17

Dalla metà degli anni Trenta, la Germania nazista spinge verso la guerra per rimettere in

discussione gli accordi di Versailles e assicurare al Reich tedesco nuovi spazi e nuovi territori. Si

tratta di una linea aggressiva che si muove in un progressivo crescendo. A Berlino si vuole

l’Anschluss, cioè l’annessione, dell’Austria, ma gli austriaci non sono d’accordo. Un tentativo di

colpo di Stato degli austriaci viene represso. Dopo l’avventura in Etiopia, l’Italia si avvicina alla

Germania dalla quale riceve sostegni materiali e approccio diplomatico. Queste buone relazioni si

traducono in un’alleanza detta Asse Roma-Berlino nel 1936. L’Austria viene costretta

all’annessione alla Germania. Tutta l’operazione avviene senza che nessun’altra potenza europea

faccia alcun passo per opporvisi. Con il patto di Monaco, Regno Unito, Francia e Italia concedono

a Hitler anche il territorio dei Sudeti, convinti che questo gli possa bastare per conservare la pace.

La Germania non è soddisfatta perché tutta la sua struttura socio-economica è costruita in

funzione di un’imminente espansione territoriale e il nuovo gesto di arrendevolezza da parte delle

democrazie occidentali rinfranca ulteriormente Hitler nei suoi propositi. Nel 1939 l’Italia occupa

militarmente l’Albania e il territorio viene trasformato in una colonia italiana. I tedeschi chiedono al

governo polacco la cessione del “corridoio di Danzica”, che separa la Prussia orientale dalla

madrepatria tedesca. Il rifiuto del governo polacco e la tensione che ne deriva provocano una

ripresa dei contatti diplomatici fra le varie potenze. Francia e Regno Unito garantiscono al governo

polacco la loro disponibilità a soccorrere la Polonia nel caso di un attacco tedesco. Germania e

Italia sottoscrivono il “patto d’acciaio” che prevede che se uno dei due parsi si trova impegnato in

una guerra, l’altro è obbligato a intervenire militarmente in aiuto. Mussolini fa notare che l’Italia non

è ancora pronta per un impegno militare e Hitler rassicura di non avere ancora intenzione di

scatenare la guerra. Tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica viene firmato un “patto di non

aggressione”, detto anche patto Molotov-Ribbentrop. Le truppe tedesche attaccano la Polonia.

Francia e Regno Unito dichiarano guerra alla Germania. L’Italia dichiara la sua temporanea

neutralità, motivandola con la sua impreparazione militare. E’ l’inizio della seconda guerra

mondiale.

La Germania conquista Danzica e la Polonia occidentale. Lo “stile bellico” nazi-sovietico trae

ispirazioni dalle più truci esperienze delle guerre coloniali e dalle recenti esperienze di massacro di

civili per motivi politici. L’Urss attacca la Finlandia e alla fine siglano un accordo in base al quale la

Finlandia cede solo un piccolo pezzo del suo territorio, salvando dunque la sua indipendenza. La

Germania attacca e conquista la Danimarca e la Norvegia. La Germania attacca la Francia: i

francesi sono attestati sulla linea Maginot, una lunga linea difensiva, ma i tedeschi passano dal

Belgio e occupano la Francia. Mussolini dichiara guerra alla Francia, ma le truppe italiane danno

pessima prova di sé. Nel Regno Unito si forma un governo di unità nazionale guidato da Churchill

che annulla gli accordi con la Francia e mette in atto un blocco navale antitedesco. Il governo

nazista reagisce attaccando il Regno Unito con l’aviazione, indirizzando i bombardamenti verso

obiettivi militari e civili. I britannici riescono abilmente a limitare i danni degli attacchi.

L’Italia fascista studia la strategia di svolgere una guerra “parallela”, cioè combattuta in

autonomia, e non “subalterna”, cioè combattuta con l’aiuto dei tedeschi. I risultati, però, non sono

molto brillanti. L’esercito italiano attacca l’Egitto, controllato dai britannici. Proprio la controffensiva

britannica fa arretrare l’esercito italiano, che è costretto ad abbandonare anche la Libia. A quel

punto la prima guerra “parallela” diventa “subalterna” poiché Mussolini è costretto a chiedere aiuto

ai tedeschi. Intanto l’esercito italiano sta perdendo la guerra contro i britannici in Etiopia. L’altra

guerra “parallela” italiana è indirizzata contro la Grecia e si rivela una vera catastrofe militare. Per

un regime come quello fascista, che ha fondato gran parte della sua retorica sul valore guerriero

della “razza italica”, queste sconfitte sono un colpo durissimo.

Un’aggressione all’Unione Sovietica sembra realizzabile ed è coerente con i piani di dominio

sull’Europa coltivati dai nazisti. Con l’Operazione Barbarossa la Germania nazista attacca

l’Unione Sovietica. L’attacco è micidiale e molto efficace, ma a causa del sopraggiungere

dell’inverno i tedeschi devono fermarsi e non riescono a prendere la città. Sebbene i tedeschi

controllino aree strategiche del territorio sovietico, l’offensiva non ha dato un colpo definitivo

all’Urss perché le truppe sovietiche resistono. I tedeschi tentano di bloccare i rifornimenti di

carburante per le armate sovietiche e di impadronirsene a proprio vantaggio. Per i tedeschi è

essenziale conquistare Stalingrado, un importante centro direzionale da cui vengono smistati i

rifornimenti sovietici, ma anche qui trovano una sorprendente resistenza e si devono fermare. 18

Intanto la guerra si fa davvero mondiale con l’intervento attivo del Giappone e degli Stati Uniti. Il

presidente Roosvelt spinge per una linea di più attivo sostegno ai paesi, come il Regno Unito, che

si oppongono alla Germania di Hitler. Gli Stati Uniti interrompono le relazioni diplomatiche con

Germania e Italia e Roosvelt e Churchill sottoscrivono la Carta atlantica, cioè un documento che

prefigura un nuovo ordine internazionale che deve emergere dalla sconfitta dei regimi nazi-fascisti

e si deve fondare sul rifiuto di politiche belliciste e aggressive, sul principio dell’autodeterminazione

dei popoli e sul principio della libera circolazione di beni e capitali. Roosvelt richiama l’attenzione

dell’opinione pubblica statunitense sul doppio pericolo corso dalle democrazie: il pericolo nazista e

il pericolo giapponese. In effetti i giapponesi hanno molto ampliato i loro piani di espansione

asiatica. Hitler incoraggia questa politica perché può tenere gli Stati Uniti lontani dall’Europa.

Quando le truppe giapponesi occupano definitivamente l’Indocina, Roosvelt impone l’embargo sul

petrolio e sull’acciaio statunitensi destinati al Giappone e procede anche al sequestro dei beni

giapponesi che si trovano sul territorio degli Stati Uniti. Il Giappone attacca la flotta statunitense del

Pacifico a Pearl Harbor. Il presidente Roosvelt dichiara guerra al Giappone e dal 1941, la guerra

diventa davvero “mondiale”. La partecipazione alla guerra e la crescita del materiale bellico

consentono all’economia e alla società statunitense di superare gli effetti della crisi del ’29.

Il modo con i quali tedeschi e giapponesi governano i territori di Europa e Asia sud-orientale ha

caratteristiche assai simili. Entrambi i paesi sono mossi da un’ideologia che postula la superiorità

della razza tedesca o giapponese su tutti gli altri popoli europei e asiatici.

Con la conquista della Polonia occidentale, i responsabili nazisti ordinano la deportazione degli

ebrei dalle aree rurali dentro recinti appositi, detti ghetti, che sono loro riservati nelle più grandi

città polacche. Le condizioni di vita nei ghetti sono intollerabili e il tassi di mortalità si fa sempre più

alto. Le SS eseguono rastrellamenti della popolazione ebraica e fucilazioni di massa effettuate sul

posto. Vengono poi costruiti numerosi campi di concentramento per costringere gli internati ai

lavori forzati. La “soluzione finale” è quella di sterminare fisicamente tutti gli ebrei. La gestione dei

campi di sterminio impegna un’amministrazione numerosa e attenta a minimizzare i costi e a

ottenere il massimo dei risultati. Il tutto avviene sotto la supervisione di ufficiali delle SS.

I movimenti della Resistenza contro le occupazioni nazi-fasciste si costituiscono in varie parti

d’Europa. In tutta Europa le azioni partigiane sono represse dalle forze di occupazione naziste

tedesche e fasciste italiane con una tecnica che prende di mira soprattutto le popolazioni civili. In

particolare, le truppe procedono a rastrellamenti, fucilazioni sommarie e internamento di sospetti

nei campi di concentramento. Questa è una guerra contro i civili, oltre che una guerra tra eserciti o

tra formazioni combattenti.

La svolta del 1942-1943 è dovuta all’andamento della guerra combattuta tre quadranti diversi: il

quadrante dell’Oceano Pacifico, quello russo e quello nordafricano. Il momento che segna un vero

cambiamento nei rapporti di forza tra i combattenti è scandito:

- dalla battaglia del Mar dei Coralli, in cui gli statunitensi riescono a bloccare lo sbarco

giapponese attaccando le flotte con degli aerei;

- dalla battaglia delle Isole Midway, in cui gli americani riescono ad affondare i giapponesi

bloccando ogni ulteriore possibilità di espansione militare;

- dalla battaglia per l’Isola di Guadalcanal. Gli americani sbarcano su quest’isola e costringono

l’esercito giapponese ad abbandonarla. L’esercito statunitense attacca, mentre quello

giapponese è costretto a difendersi.

L’esercito italiano, insufficientemente preparato in quasi ogni circostanza in cui è stato impegnato,

è sul punto di disgregarsi. Mussolini ha perso ogni contatto con una società che fino a pochi anni

prima era in larga misura dalla sua parte. E’ troppa la distanza tra la retorica e le capacità effettive

del regime. La caduta del fascismo è dovuta a un colpo di Stato al quale partecipano il re e

diversi dei massimi esponenti del fascismo. Nel 1943 Mussolini viene arrestato, mentre il re

nomina Badoglio nuovo presidente del Consiglio. La notizia del crollo del regime viene accolta con

entusiasmo in Italia perché le persone credono che ciò significhi la fine della guerra. I tedeschi

invano reparti del loro esercito in Italia per contrastare l’avanzata degli anglo-americani, con cui il

governo Badoglio apre trattative segrete. Le trattative portano ad un armistizio che lascia l’Italia nel

caos perché l’esercito non sa se deve arrendersi o combattere a fianco degli anglo-americani. La

resistenza è punita duramente dai tedeschi perché lo considera un atto di tradimento. Molti militari

italiani vengono perciò catturati e deportati nei campi di concentramento. Mussolini viene liberato

dalla prigione e annuncia la costruzione di un nuovo Stato fascista repubblicano: la Repubblica 19

sociale italiana (Rsi) con capitale Salò. Il nuovo Stato cerca di recuperare lo spirito del fascismo

delle origini. Nel 1943 l’Italia è spezzata in due: nella parte meridionale si trova il “Regno del Sud”,

col re e col governo Badoglio, sostenuto dalle forze anglo-americane e nel Centro-nord c’è la

Repubblica sociale italiana di Mussolini, sostenuta dalle truppe naziste. La guerra in Italia non è

finita. Nell’Italia centro-settentrionale comincia a costruirsi una Resistenza contro il nazi-fascismo,

cioè gruppi armati che intendono opporsi ai tedeschi e ai fascisti. Nel 1944 si forma il primo

governo di unità nazionale presieduto da Badoglio che poi si dimetterà e verrà sostituito da

Bonomi. Gli atti di ritorsione contro le azioni partigiane colpiscono sempre più spesso e sempre più

violentemente interi villaggi. Questi massacri si propongono di spargere il terrore tra la popolazione

civile.

I capi dei tre principali paesi che conducono la guerra contro la Germania nazista, cioè Roosvelt,

Churchill e Stalin, si incontrano per una valutazione complessiva della situazione strategica.

L’attacco decisivo alla Germania fu realizzato con lo sbarco in Normandia: le difese tedesche sono

piegate. Alla fine del 1944 la Germania sta per crollare perché il suo apparato statale non è più in

grado di fornire materiale bellico necessario e i suoi laboratori di ricerca non sono in grado di

mettere a punto le micidiali armi di distruzione tanto desiderate da Hitler. Nonostante Hitler abbia

dato ordine di resistere a oltranza, l’esercito tedesco crolla su tutti i fronti. In Italia le truppe

partigiane insorgono e liberano le principali città. Le truppe tedesche si ritirano dall’Italia e

Mussolini cerca di fuggire in Germania ma viene riconosciuto e fucilato da un gruppo di partigiani.

Hitler si suicida. Se la Germania è caduta, il Giappone continua ancora a combattere. Dopo la

morte di Roosvelt, il nuovo presidente degli Stati Uniti Truman decide di usare la bomba atomica

contro il Giappone per chiudere la guerra. La bomba atomica viene sganciata sulle città giapponesi

di Hiroshima e Nagasaki. Dopo che l’Urss ha dichiarato guerra al Giappone, l’imperatore

giapponese offre una resa senza condizioni e viene quindi firmato l’armistizio. La fine della guerra

avviene nel 1945. I superstiti hanno voglia di dimenticare e di gioire.

Capitolo10: Dopo la guerra (1945-50)

Nel 1945 nasce un nuovo ente sovranazionale, cioè l’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) per

la pace nel mondo con sede centrale a New York. L’Assemblea Generale si riunisce una volta

all’anno e raccoglie i rappresentanti dei paesi membri. Organo fondamentale è il Consiglio di

Sicurezza, composto dai rappresentanti di cinque membri permanenti (Usa, Urss, Cina, Regno

Unito e Francia) e di dieci membri temporanei di altri paesi. Il Consiglio di Sicurezza ha il potere di

prendere decisioni vincolanti per i paesi membri dell’Onu e in casi estremi può autorizzare

l’intervento delle sue forze armate. La liberazione dal nazi-fascismo e la fine della guerra sono

accompagnate da violenze, vendette, esecuzioni e assassinii politici a danno di ex fascisti. Le

forze jugoslave compiono violentissime azioni di repressione contro coloro che sono considerati

nemici del nuovo potere comunista in via di formazione. In parte lo fanno perché sono motivate dal

desiderio di vendicarsi per l’occupazione nazifascista della Jugoslavia e per il tentativo di

italianizzazione dell’Istria messo in atto dal governo fascista, in parte l’operazione è una

componente della più complessiva strategia del movimento comunista sloveno che vuole compiere

subito un’epurazione drastica di tutti i potenziali oppositori del regime comunista in formazione e in

parte c’è una netta componente nazionalista che ha l’obiettivo di ricostruire e potenziale le identità

croata e slovena. L’obiettivo viene raggiunto quando viene firmato il trattato di pace di Parigi che

assegna l’Istria alla Jugoslavia. L’evidente ostilità delle autorità jugoslave nei confronti degli italiani

costringono quest’ultimi a lasciare l’Istria e trasferirsi in Italia. L’“esodo istriano” fa parte di un

quadro più generale di movimenti forzati di popolazioni che caratterizza l’intero dopoguerra. La

logica di questi cambiamenti è condotta sulla base di azioni di forza delle due grandi potenze

vincitrici della guerra, cioè gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Il territorio della Germania viene

ridotto e suddiviso in 4 zone affidate all’amministrazione dell’Urss, degli Stati Uniti, del Regno Unito

e della Francia. Per quanto riguarda l’economia, i paesi decidono di basare le emissioni monetarie

sulle riserve auree e sul dollaro americano che diventa la principale valuta internazionale. Inoltre

viene costituita l’International Monetary Found, cioè un’istituzione finanziaria internazionale per

concedere aiuti ai paesi che hanno una bilancia dei pagamenti in grave deficit, viene fondata la

Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo che ha il compito di finanziarie la

ricostruzione dei paesi che hanno subito danni di guerra e viene consolidata la Gratt per stabilire

regole generali al fine di favorire gli scambi commerciali. Per i paesi europei colpiti dalla guerra, il

20

Piano Marshall prevede la concessione di prestiti ai paesi europei inclusi nel programma di aiuti.

L’inclusione nel programma è condizionata a una piena accettazione dell’alleanza con gli Usa e a

una completa adesione ai principi della democrazia e del libero mercato.

La distanza ideologica, economica e sociale tra Urss e Usa è enorme. L’uno è un paese comunista

a partito unico e l’altro è una democrazie nella quale vigono la libera iniziativa e il libero

commercio. Inoltre i rispettivi governanti, Stalin per l’Urss e Truman per gli Usa, cercano di

assicurare ai loro paesi la massima influenza possibile sui territori ove i loro eserciti hanno messo

piede. La situazione sembra sempre sul punto di degenerare in uno scontro militare e si ha di

nuovo paura della guerra. Dopo che l’Urss ha iniziato una pressione diplomatica sulla Turchia per

ottenere delle basi sullo Stretto dei Dardanelli, gli Stati Uniti si scherano a sostegno della Turchia e

a presidio dei Dardanelli. L’appoggio militare statunitense si trasforma in una più ampia

collaborazione politica e finanziaria che porta la Turchia all’interno dell’area di influenza

occidentale. In generale, la “dottrina Truman” consiste nel concedere aiuti finanziari e militari alla

Turchia e alla Grecia per frenare l’avanzata del comunismo. Tre zone occidentali di Berlino

vengono chiuse ai sovietici e Stalin vuole costringere gli americani, i britannici e i francesi a cedere

la parte occidentale di Berlino che è sotto la loro amministrazione. Questo gesto inaugura la

“guerra fredda” fatta di tensioni e minacce che non si traducono mai in una guerra vera e propria.

Gli statunitensi organizzano un ponte aereo che rifornisce continuamente la parte occidentale della

città. Constatata l’inutilità del blocco terrestre, i sovietici decidono di riaprire gli accessi a Berlino

Ovest. Le tre potenze occidentali decidono di riunire le tre aree della Germania che sono state loro

affidate fondando un nuovo Stato, la Repubblica Federale Tedesca a cui viene dato una

Costituzione democratico-parlamentale. Stalin risponde facendo della Germania Est un altro Stato

autonomo che prende il nome di Repubblica Democratica Tedesca: la struttura istituzionale è

quella di una repubblica socialista dominata da un unico partito e priva di garanzie democratiche.

La dirigenza sovietica crea il Cominform, cioè un organo di coordinamento e di controllo sui partiti

comunisti, che sostituisce l’Internazionale comunista Comintern. Da questo quadro si stacca la

Jugoslavia, dove la Liberazione è stata compiuta dal forte movimento partigiano comunista guidato

da Tito. A Liberazione avvenuta, Tito vi fonda uno Stato socialista a partito unico che vuole

difendere tenacemente la sua autonomia dall’Urss: la Jugoslavia vuol essere un paese “socialista”

che rispetta l’Urss, ma non vuole esserne dipendente. Durante la guerra civile greca, i comunisti

greci devono scegliere tra la fedeltà all’Urss o la collaborazione con la Jugoslavia e scelgono la

fedeltà all’Urss. Ciò si rivela una mossa disastrosa per la Grecia perché Tito cessa di fornirgli

appoggio. Anche Stalin non attua nessun intervento in Grecia perché la situazione delle forze

comuniste sembra compromessa. Negli anni Cinquanta, il mondo è diviso in due blocchi: gli Usa in

occidente stringono con i paesi alleati il Patto Atlantico, mentre l’Urss in oriente il Patto di Varsavia.

Il clima della “guerra fredda”, imposto dall’evoluzione delle relazioni internazionali, influenza

pesantemente anche la vita politica interna degli Stati Uniti che è condizionata da una vera e

propria ossessione anticomunista. Ai comunisti viene espressamente vietato di occupare cariche

sindacali. La persecuzione anticomunista viene soprannominata “maccartismo” in nome del suo

principale ispiratore McCarthy. Nel Regno Unito, i laburisti vincono alle prime elezioni politiche del

dopoguerra e nasce il Welfare State, cioè lo “Stato del benessere”, che pone al centro dei suoi

obiettivi il raggiungimento di un livello di benessere e di protezione sociale garantita per tutti i suoi

cittadini. Ma, siccome i costi del Welfare sono superiori ai vantaggi che se ne ricavano, i laburisti

vengono sconfitti dai conservatori alle successive elezioni e si ricostituisce un governo

nuovamente presieduto da Churchill. In Francia, durante la guerra sono state abolite le norme

costituzionali in vigore e dopo la guerra viene redatta una nuova Costituzione. Nella Repubblica

Federale Tedesca, un’Assemblea Costituente redige la Costituzione e le elezioni premiano i partiti

cristiano-democratici. L’Italia è uscita dal fascismo, occupata dalle truppe alleate, economicamente

distrutta e scossa da tensioni e violenze politiche e mafiose. Al movimento resistenziale

antifascista Cln viene affidato il compito di formare dei governi provvisori di larga coalizione che

includono anche socialisti e comunisti. Alcide De Gasperi, dirigente della Democrazia cristiana,

sale al governo assieme a Togliatti, ministro della Giustizia e capo del Partito comunista italiano. Il

governo De Gasperi organizza le elezioni del 2 giugno del 1946, nelle quali si elegge l’Assemblea

Costituente e si tiene il referendum istituzionale, col quale gli elettori devono decidere se la nuova

Italia dovrà essere una monarchia o una repubblica. Il corpo elettorale, di cui per la prima volta

fanno parte anche le donne, sceglie la Repubblica. Nelle elezioni per la Costituente primeggiano

21


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

32

PESO

320.70 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Docente: Tasca Luisa
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia culturale e sociale dell'età contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Tasca Luisa.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia culturale e sociale dell'età contemporanea

Riassunto esame Storia culturale e sociale dell'età contemporanea, prof.ssa Luisa Tasca, libro consigliato "Il secolo dei consumi. Dinamiche sociali nell'Europa del Novecento", Cavazza, Scarpellini
Appunto
Appunti di storia culturale e sociale dell'età contemporanea, Luisa Tasca
Appunto
Riassunto esame Didattica generale, prof. Giuliano Franceschini, libro consigliato "Insegnanti consapevoli. Saperi e competenze per insegnanti di scuola dell'infanzia e di scuola primaria", Franceschini Giuliano
Appunto