1. Personalità architettoniche
1.1 Caratteri biografici dell’architetto
Oggi Mario Botta ha 68 anni, è un architetto di fama mondiale considerato un archistar (anche se contro la sua volontà in quanto considera la parola archistar un dispregiativo, il termine architetto racchiude già il significato della professione), ha un comportamento sobrio, non indossa occhiali stravaganti o giacche pittoresche, è il leader ormai riconosciuto di un movimento architettonico europeo che è partito dal Canton Ticino e che è caratterizzato da spazi architettonici forti e geometrici, 3 volumi puri traforati, spesso rivestiti di pietre o laterizi edificati con un attento disegno del particolare architettonico.
La vita di Botta si può dire sia da sempre dominata dal sognare gli spazi e crearli, da giovane avrebbe voluto fare il pittore o il fotografo e di voglia di studiare ne ha veramente poca così dopo le medie all’età di 15 anni abbandona gli 4 studi e fa l’apprendista di disegnatore edile in uno studio a Lugano, (proviene da una cultura contadina dove è importante la concretezza del fare), nei primi mesi di apprendistato scopre la sua vera passione, l’architettura, così all’età di 15 anni si ritrova a fare il primo progetto di una casa per alcuni parenti, naturalmente le leggi erano diverse in quel periodo e l’architetto era un mestiere che si poteva fare senza autorizzazione.
In ogni caso ritenuto troppo piccolo nasconde la sua identità di progettista, dunque come suo primo lavoro sarà riconosciuta la Casa parrocchiale di Genestrerio del 1963 (all’età di 20 anni).
Finito l’apprendistato nel ’64 va a Milano e frequenta il liceo artistico da privatista dove fa la maturità per potersi poi iscrivere in architettura a Venezia e laurearsi nel 1969 con Carlo Scarpa e Giuseppe Mazzario.
È proprio grazie a Mazzario che Mario Botta ha la possibilità di entrare nello studio di Le Corbusier e collaborare (per quel poco che gli era consentito) al progetto del nuovo ospedale del capoluogo veneto, assistendo come ragazzo di bottega Jullien de la Fruente e Josè Oubrierie.
All’attività degli studi dunque affianca sempre un’attività pratica di disegnatore, la sua avventura comincia quindi in modo inverso, prima la pratica e l’esperienza e poi lo studio teorico, questa come ammette Botta stesso gli ha facilitato le cose e lo ha portato in pochi anni a lavorare con Le Corbusier e con Louis Kahn nell’allestimento della mostra dedicata al progetto per il nuovo Palazzo dei Congressi della città.
Note
- 1- Profilo di Mario Botta con il suo inseparabile lapis, nell’angolo Mario Botta da bambino.
- 2- Casa parrocchiale di Genestrerio.
- 3- L’esposizione dell’esame di laurea di Botta.
- 4- A destra i punti di riferimento dell’architetto a partire dall’alto Le Corbusier, Louis Kahn e Carlo Scarpa, a sinistra Botta nei primi anni della sua carriera.
SCHEDE DI ANALISI ARCHITETTONICA
1. Personalità architettoniche
1.2 Caratteri biografici dell’architetto
4 Altro punto importante della sua formazione è quando prima della laurea e dopo un anno di apprendistato da Le Corbusier, gli si presenta l’opportunità di costruire una casa nel comune di Stabio, in Svizzera, l’occasione diventa un esercizio di studio attorno al linguaggio lecorbusieriano, Botta così partendo dalla cellula abitativa arriva a una casa unifamiliare su tre livelli con cui sperimenta e inizia a capire la poetica del maestro.
Per Botta i tre maestri hanno rappresentato un momento importante per la sua formazione e da ognuno di loro né 5 trae un insegnamento fondamentale.
Primo fra tutti Le Corbusier che ritiene una figura “messianica” per l’architettura dice che …Ha portato in architettura i problemi del ventesimo secolo. È stato per l'architettura quello che Einstein fu per la fisica… e ne ammira la capacità di trasformare ogni evento e ogni esigenza dell’uomo in architettura; di Louis Kahn la capacità di andare all’origine dei problemi, come metodo per risolverli, e di Carlo Scarpa la capacità di far esprimere al massimo delle sue potenzialità anche il materiale più umile dandogli grande dignità.
Oltre ai 3 maestri altre esperienze hanno contribuito a formare l’esperienza dell’architetto, in primis lo studio dell’antico in particolare di Vitruvio che l’architetto considera (a differenza di altri) ancora oggi, uno strumento di verifica, ma anche la conoscenza dell’architettura popolare e la cultura dell’architettura romanica che riguarda le chiese di pietra, simbolo di una sintesi delle aspirazioni collettive.
Altri riferimenti artistici dell’architetto che hanno caratterizzato la sua vita forse per affinità culturali sono poi Picasso, Paul Klee o Giacometti e i film di Pasolini in particolare “Uccellini ed Uccellacci”.
6 La sua attività professionale inizia nel 1970 aprendo uno studio a Lugano, dove realizza le prime case unifamiliari nel Canton Ticino per parenti amici e conoscenti fino a progettare in tutto il mondo.
È nei primi anni della sua carriera che l’architetto attraverso una serie di case unifamiliari, trova il suo sviluppo architettonico e il suo stile personale, tra queste si ricorda la casa unifamiliare a Cadenazzo del 1970, quella a Morbio Superiore del 1971 o le case unifamiliari a Ligornetto e a Manno nel 1975, a Pressagona e Massagno Viganello e Stabia del 1980.
Note
Dalle figure 4 e 5 è evidente quanto Botta sia partito dalla cellula abitativa di Le Corbusier per arrivare alla prima casa unifamiliare della sua attività professionale.
- 4- La cellula abitativa di Le Corbusier.
- 5- Prospetti della Casa Unifamiliare di Stabio (1965-67).
- 6- Foto Casa Unifamiliare di Sta.
SCHEDE DI ANALISI ARCHITETTONICA
1.2. Personalità architettoniche
1.3 Caratteri biografici dell’architetto
7 Le sue prime costruzioni sono già caratterizzate da un’accurata ricerca di stili e materiali che meglio riescono a esprimere la funzione e la personalità della struttura architettonica da progettare, nelle quali ricorrono alcune costanti come l’organizzazione funzionale su 3 livelli, l’uso della luce zenitale, l’uso dei materiali naturali, il rapporto di contrasto fra il volume dell’edificio e il paesaggio dell’intorno.
A partire dal 1970, al lavoro di progettazione affianca un’intensa attività d’insegnamento e di ricerca, tenendo conferenze, seminari e corsi di architettura in varie scuole europee, asiatiche e americane.
Nel 1976 Botta è nominato professore invitato presso il Politecnico di Losanna e nel 1987 presso la Yale School of Architecture a New Haven; dal 1982 al 1987 è membro della Commissione Federale Svizzera delle Belle Arti; dal 1983 è professore titolare della Scuola Politecnica Federale di 8 Losanna in Svizzera.
Nel corso degli ultimi anni l’architetto svizzero si è impegnato come ideatore e fondatore della Nuova Accademia di Architettura di Mendrisio 1996, dove attualmente è professore ordinario e dove ha svolto l’incarico di direttore per l’anno accademico 2002/03.
Fino ad oggi Mario Botta ha progettato oltre trecento edifici, dunque una media di otto progetti all’anno. Si può dire che nella sua lunga attività progettuale ha costruito e sperimentato ogni genere di edificio, dall’abitazione alla cattedrale, alla biblioteca fino ad arrivare al museo o al casinò o alla progettazione di arredi come sedie e tavoli o accessori come un orologio da polso.
Il suo lavoro è stato premiato con importanti riconoscimenti internazionali tra i quali il “Merit Award for Excellence in 9 Design by the A/A” per il San Francisco Museum of Modern Art; l’International Architecture Award 2006 del Chicago Athenaeum Museum of Architecture and Design e lo European Union Prize for Cultural Heritage Europa Nostra per la ristrutturazione del Teatro alla Scala di Milano; l’International Architecture Award 2007 del Chicago Athenaeum Museum of Architecture and Design per la chiesa del Santo Volto a Torino e il centro benessere Tschuggen Berg Oase di Arosa. Numerose anche le mostre dedicate alla sua ricerca tra cui l’ultima in Italia è quella del MART di Rovereto.
Note
- 7- Vista d’insieme della casa unifamiliare Maggia 1975-77.
- 8- Mario Botta impegnato nel ruolo di professore nell’accademia di Architettura a Mendrisio.
- 9- Alcuni oggetti d’arredo progettati da Botta: lampada da tavolo Schogun-Artemide, sedia Quinta (1985), Tavolo Lingotto.
SCHEDE DI ANALISI ARCHITETTONICA
Vista d’insieme del San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA Sotto schizzo di progetto.
Vista d’insieme del teatro alla Scala di Milano 2002. In particolare dei nuovi volumi di Botta. Sotto schizzo di progetto.
Il centro benessere Tschuggen Berg Oase di Arosa nel periodo invernale 2003. Sotto schizzo di progetto.
A destra Chiesa del Santo Volto a Torino-2000 (vista d’insieme da Nord-Ovest).
A sinistra schizzo di progetto dell’aula principale della chiesa.
SCHEDE DI ANALISI ARCHITETTONICA
1. Personalità architettoniche
1.4 Caratteri biografici dell’architetto
10 Tra le realizzazioni vanno ricordate:
Per gli edifici privati la Serie di case unifamiliari in Canton Ticino dal 1957 al 1997, l’edificio residenziale e commerciale “Centro 5 Continenti” Lugano, gli uffici e appartamenti Via Nizzola, Bellinzona 1988, la Casa per anziani a Novazzano le Case di vacanze Cardada-Locarno tutte in Svizzera e il Centro benessere Tschuggen Berg Oase di Arosa.
Per gli edifici amministrativi, la Banca UBS Nuova sede dell’Unione di Banche Svizzere in Basilea – Svizzera, la Torre Kyobo Seoul in Corea del Sud, gli edifici amministrativi TCS-Tata Consultancy Services a Nuova Delhi e a Hyderabad in India; gli Uffici Harting a Minden in Germania e la Banca Nazionale di Grecia.
Per gli spazi ed edifici pubblici si ricordano la riqualificazione del Giardino della Pillotta a Parma, il Liceo Scientifico di Città della Pieve nel, il Monumento per il Cumbre de las Americas a Santa Cruz in Bolivia, le Cantine Petra di Suvereto e il Nuovo Casinò ci Città di Campione d’Italia.
Per le biblioteche e i teatri si ricorda la mediateca a Villeurbanne, la biblioteca Fondazione Werner Oeschilin in 11 Svizzera, la biblioteca municipale di Dortmund in Germania, la biblioteca Tiraboschi di Bergamo e il restauro e ristrutturazione del teatro alla Scala di Milano e il teatro e Casa della Cultura Andrè Malraux a Chambery in Francia.
Per i musei la Galleria d’arte Watari-um di Tokio in Giappone, il museo d’arte moderna e contemporanea SFMOMA di San Francisco, Stati Uniti, il museo Jean Tinguely a Basilea in Svizzera, il MART museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto, il centro Durrenmatt a Neuchatel e il parco di sculture Arca di Noè di Gerusalemme.
Per i luoghi di culto si ricordano la chiesa del Santo Volto a Torino, la cattedrale della Resurrezione a Evry, la sinagoga Cymbalista e centro dell’eredità ebraica a Tel Aviv, il centro pastorale Giovanni XXIII a Seriate e la Chiesa parrocchiale Beato Odorico da Pordenone.
Tra le opere in corso meritano di essere accennati il complesso per uffici e residenze a Treviso, la biblioteca universitaria di Trento, il museo d’arte Bechtler a Charlotte, la galleria e museo d’arte della Tsinghua University in Beijing, gli uffici Leeum a Seul, le stazioni della metropolitana di Napoli, il nuovo auditorio di Rimini, il museo dell’architettura a Mendrisio.
Note
- 10- Centro Cinque Continenti, edificio commerciale e residenziale del 1986 in Ticino.
- 11- Veduta d’insieme della torre Kyobo 1988 Seoul (Corea del Sud).
SCHEDE DI ANALISI ARCHITETTONICA
(da completare)
SCHEDE DI ANALISI ARCHITETTONICA
1. Personalità architettoniche
1.5 Principi architettonici
12 Studiando le opere che hanno distinto la formazione di Botta si può capire quali siano le costanti che lo hanno sempre caratterizzato, un lavoro che più che un lavoro è una vocazione e il cui studio si può esprimere con una formula espressa da lui stesso “la vera questione dell’architettura non è mai estetica ma etica”.
Il pensiero dell’architetto ticinese ha come base la concezione che l’architettura, intesa come la costruzione dello spazio di vita dell’uomo, serve oggi più che mai allo “spazio della memoria”, che non è solamente ricordo o nostalgia, ma bisogno di emozioni, di sentimenti e di esperienze vissute.
La società odierna caotica e frenetica si può dire che vive la vita in modo accelerato e anche se può sembrare un paradosso più si vive in modo veloce, più si ha bisogno di memoria.
L’architettura dunque riempie questa memoria con immagini di luoghi relativi alla nostra infanzia che sono poi luoghi vissuti da generazioni precedenti che in qualche 13 modo dunque costruiscono i nostri valori ed entrano a far parte del nostro DNA.
Botta è consapevole che l’architettura parla della storia dell’uomo e che diventi lo specchio, a volte impietoso, della comunità sociale.
Su questi concetti l’architetto formula la teoria che l’architettura essendo una disciplina che per sua natura è destinata a durare nel tempo e a rivolgersi allo spazio di generazioni future, ha il compito in un mondo continuo e frenetico di proporre un segnale forte e stabile.
Da qui il fatto che le costruzioni che propone Mario Botta abbiano massa e storia, costruzioni contemporanee in cui è presente la tradizione mediterranea che evoca sentimenti di sicurezza, forza, protezione, ordine e attaccamento alle proprie radici.
14 Alcuni critici sostengono che le costruzioni di Botta siano più vecchie della loro età e che Botta sia arcaico e che con forme moderne costruisca alla romana. Questo si può dire quasi un obbiettivo per l’architetto che è convinto che l’architettura debba essere un icona, debba essere monumentale, che ciò che costruisce deve restare così come l’ha costruito perché studiato fino in fondo e perché trattandosi di corpi massicci, solidi, stabili devono restare immutabili in saecula saeculorum.
Note
(da completare)
SCHEDE DI ANALISI ARCHITETTONICA
1. Personalità architettoniche
1.6 Principi architettonici
15 Da qui l’associazione di Mario Botta a Vitruvio, infatti nonostante la messa in crisi da parte del movimento moderno del trattato di Vitruvio trasformato da testo storico in canone nell’architetto ticinese sembra ci sia la volontà di riscoprire, attualizzandole, le categorie vitruviane.
Della triade vitruviana dell’utilitas, firmitas e venustas (utilità quando la distribuzione dello spazio è
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Relazione geologica discarica di rifiuti: tesina di geologia applicata all'ingegneria
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