Estratto del documento

Purgatorio, Canto XIII

Introduzione alla seconda cornice

I due poeti giungono alla seconda cornice del Purgatorio: la parete rocciosa e il pavimento sono lisci e grigi come la pietra. Senza attendere le anime dei penitenti per chiedere loro quale sia la migliore via da seguire, Virgilio rivolge gli occhi al sole, apostrofandolo solennemente come astro che scalda e illumina il mondo e come guida da seguire sempre, «s'altra ragione in contrario non ponta» (v. 20).

Voci misteriose e significato

Messisi in cammino, Dante e il suo maestro sentono delle misteriose voci gridare esempi di carità: il primo è quello di Maria, che dice «Vinum non habent» (v. 29), il secondo è quello della nobile gara tra Oreste e Pilade, il primo dei quali afferma «I' sono Oreste» (v. 32), e il terzo è il precetto evangelico di amare i propri nemici, «Amate da cui male aveste» (v. 36). Dante chiede al maestro cosa siano queste voci e Virgilio spiega che, essendo in questa Cornice espiato il peccato dell'invidia, esse esortano alla carità, e aggiunge che, prima di giungere al passaggio che porterà alla Cornice superiore dove l'angelo della misericordia cancellerà un'altra "P" dalla fronte, se ne udiranno altre che indicheranno esempi di invidia punita.

La visione delle anime penitenti

Virgilio invita Dante a guardare più attentamente di fronte a sé; il poeta comincia a riconoscere forme che finora non aveva ancora percepito, poiché mimetizzate con lo sfondo: sono figure che recitano le litanie dei beati, invocando coralmente Maria, l'arcangelo Michele, San Pietro e i santi tutti; esse si sorreggono a vicenda, addossate le une alle altre contro la parete del monte, e indossano manti ruvidi e grigi come il colore della pietra, miseri nell'aspetto a tal punto da sembrare dei mendicanti in cerca di elemosina sulla porta delle chiese nei giorni delle solennità; inoltre, essi sono ciechi, di modo da non poter più guardare in modo malevolo come invece fecero quando erano in vita: le loro palpebre sono orribilmente cucite con un fil di ferro, proprio come si faceva con i falchi selvaggi per addestrarli alla caccia, e attorno ai punti trasudano le loro lacrime.

Il dialogo di Dante con le anime

Di fronte a ciò che vede, Dante è spinto al pianto per compassione e chiede a Virgilio il permesso di parlare, visto che gli sembra scortese rivolgersi a quelle anime senza essere a sua volta visto. Invitato a parlare in modo breve ma conciso, Dante le definisce «gente sicura [...]/ di veder l'alto lume» (vv. 85-6) e augura che la grazia divina possa dissolvere le impurità della loro coscienza. Poi chiede se fra loro, frammischiate alla rupe senza distinzione di paese o razza o classe sociale, ve ne sia qualcuna di italiana; una di queste da lontano risponde che esse sono già cittadine del Paradiso, ma ha capito che egli vuole domandare se qualcuna di loro sia stata straniera in Italia. Dante le si avvicina e le chiede chi essa sia e da dove venga: l'anima sta col mento sollevato, come è solito fare il cieco quando attende qualcosa, e risponde di essere senese, di avere nome Sapia, sebbene poco saggia.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 6
Purgatorio, canto XIII Pag. 1 Purgatorio, canto XIII Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 6.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Purgatorio, canto XIII Pag. 6
1 su 6
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tonnina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Chiecchi Giuseppe.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community