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La consapevolezza metalinguistica: definizioni e modelli di sviluppo

Metalinguistica: usi linguistici e psicolinguistici

La metalinguistica è stata oggetto di attenzione da parte di tre tipologie di discipline linguistiche:

  • La linguistica, interessata alle definizioni teoriche
  • La psicolinguistica, in particolare l'evolutiva, interessata alle questioni di sviluppo
  • La linguistica applicata, in particolare all'insegnamento, tipicamente la glottodidattica e la psicopedagogia del linguaggio

La distinzione fra lingua per designare e descrivere oggetti, detta appunto lingua-oggetto, e meta-lingua è stata posta esplicitamente dal filosofo R. Carnap nell'ambito della logica formale, negli anni trenta del secolo scorso (Carnap 1934).

Il linguista R. Jakobson (1963) riprende questa distinzione in un celebre saggio intitolato: Linguistica e poetica, in cui delinea la funzione metalinguistica come una delle sei funzioni complessive che costituiscono ogni atto di comunicazione verbale.

La comunicazione mette sempre in gioco: un mittente che stabilisce un contatto con un destinatario, in un determinato contesto, e formula un messaggio utilizzando un codice. Quando l'attenzione del destinatario e del mittente è rivolta alla struttura del codice in quanto tale, la funzione in quel momento dominante è quella metalinguistica. L'interesse non è puntato né solo sul contenuto né solo sulla forma ma sulle associazioni fra forma e contenuto di quella particolare parola o espressione, in quel particolare punto del messaggio, che per un qualsiasi motivo può suscitare curiosità in chi parla o in chi ascolta (parola straniera, neologismo, nuova traduzione, ecc.).

Nella sua forma più tecnica e specialistica, la funzione metalinguistica sfocia nella creazione di una metalingua, una terminologia specialistica sulla lingua. Ciò avviene tipicamente ad opera di quei professionisti della lingua che sono i linguisti.

Nella sua forma più astratta, una metalingua è teoria della lingua, e non ha per contenuto un oggetto, un evento o un'azione del mondo extralinguistico, bensì una moltitudine di altre parole, le quali possono, loro, avere una corrispondenza con oggetti, eventi, azioni, al di fuori della lingua.

Ad esempio, il significante cane indica la parte esterna della parola – costituita da suoni, se in forma orale, ed in lettere se in forma scritta – cui corrisponde il significato di quel particolare tipo di animale che, nel mondo extralinguistico, presenta le caratteristiche distintive di un cane (mammifero, quadrupede, ecc.). Se io dico cane in un enunciato quale: Porto a spasso il cane, mi colloco sul piano della lingua-oggetto. Se invece dico: Nella lingua italiana, la parola 'cane' è molto simile alla parola cine, la mia attenzione non è più rivolta all'animale, ma alla struttura della lingua che codifica il significato di quel tipo di animale e di quel tipo di fenomeno che è il cinema, in determinati modi convenzionali.

Anche nel lessico di alta frequenza esistono termini di natura metalinguistica, e cioè categorie di parole che hanno per significato altre parole, le quali, a loro volta, significano cose extralinguistiche di varia natura (oggetti, eventi, azioni, idee, ecc.). Termini comunissimi quali nome, parola, aggettivo, articolo, significato e tutti i verbi o nomi che designano l'azione del formulare o interpretare parole soddisfano questo requisito (lo stesso verbo "dire", "enunciare", "formulare").

Tuttavia, per lavorare sul prodotto metalingua, sono indispensabili processi cognitivi che sostengano la messa in opera della funzione o facoltà metalinguistica, differentemente designata a seconda degli autori (Jakobson nel primo caso, 1963, Benveniste nel secondo, 1974).

Facoltà metalinguistica

E. Benveniste (1974): La facoltà metalinguistica rinvia alla possibilità che noi abbiamo di elevarci al di sopra della lingua, di astrarcene, di contemplarla, pur utilizzandola nei nostri ragionamenti e nelle nostre osservazioni. Evidente indicazione di un'attività mentale che richiede un distanziamento psicologico dalla lingua-oggetto.

Uno psicolinguista francese, J.E. Gombert (1990) mette a fuoco queste diversità e complementarietà fra gli specifici approcci che contraddistinguono il linguista e lo psicolinguista nei confronti della metalinguistica.

  • Es. N.1: Un bambino o un adulto che utilizzino nel loro linguaggio termini metalinguistici senza avere consapevolezza del fatto che siano tali. In questo caso, il linguista registrerà tracce di metalingua, mentre lo psicolinguista non potrà parlare né di riflessività né di competenza né di abilità meta.
  • Es. N.2: Lo stesso bambino o lo stesso adulto si soffermano a riascoltare le parti finali di alcune parole che al loro orecchio siano apparse particolarmente cariche di significato (es. morfemi di genere e di numero, desinenze dei verbi...). Oppure si correggono spontaneamente in quella stessa parte del discorso, se pensano di non aver detto come volevano dire. Al contrario del caso precedente, il linguista non troverà materia prima per annotare esempi di metalingua, laddove lo psicolinguista ravviserà precise tracce di riflessività, basate su: processi di attenzione selettiva, di percezione uditiva, sul recupero in memoria di forme già note e di significati distinti, sul feedback articolatorio, nel caso di una produzione rettificata. Si parlerà qui di coscienza o consapevolezza metalinguistica di livello intuitivo, non verbalizzata.
  • Es. N.3: Un bambino già scolarizzato o un adolescente ancor più avanzato nella sua scolarizzazione, che, di fronte a due frasi sinonime, formulate con un ordine differente, dicano esplicitamente che vogliono dire la stessa cosa, ma sono costruite in maniera diversa. Il linguista troverà un materiale metalinguistico rozzo, dal suo punto di vista, mentre lo psicolinguista non potrà non registrare un’attività riflessiva cosciente, in quanto verbalizzata ed oltretutto anche pertinente. Quindi, parlerà di consapevolezza ed anche di competenza di analisi metalinguistica, sia pure elementare dal punto di vista tecnico.
  • Es. N.4: L'argomentazione dei motivi della sinonimia si realizza in maniera più tecnica (menzionando categorie grammaticali come soggetto, oggetto, azione in forma passiva o attiva). Saranno soddisfatti i requisiti metalinguistici sia del linguista che dello psicolinguista.

Questioni evolutive centrali

Tratti distintivi e fattori dello sviluppo metalinguistico

Un primo punto controverso

I tratti distintivi di quel particolare livello di elaborazione del linguaggio che giustifica l'impressione di qualcosa che va al di là del comprendere e produrre linguaggio, tale per cui impieghiamo il prefisso meta prima dell'aggettivo linguistico.

Dal modo in cui si risolve questa prima questione discendono almeno tre conseguenze, formulabili come altrettanti problemi.

  • a) Qual è il livello di consapevolezza richiesto per soddisfare i requisiti di questo al di là?
  • Alcuni (Clark 1979; Clark, Andersen 1978) pongono dei requisiti minimi, sotto forma di attenzione selettiva al proprio o all'altrui enunciato, l'interruzione del discorso per autocorreggersi o pianificare l'enunciato in altro modo.
  • Altri (Donaldson 1978, Hakes 1980, Tunmer, Pratt, Herriman 1984, Bonnet, Tamine-Gardes 1984, Titone 1989, Pinto 1999, fra altri) sono più esigenti sia dal punto di vista dei requisiti tecnici delle condotte verbali classificabili come metalinguistiche, sia dal punto di vista del grado di intenzionalità necessario a metterle in atto.
  • b) Le condotte che assumiamo essere di natura 'meta' sono abilità variabili a seconda del piano della lingua di volta in volta indagato, oppure segnalano soprattutto un processo di distanziamento mentale dalla lingua, di natura trasversale a tutti gli aspetti della lingua, al fine di assumerla come 'oggetto di pensiero'. Si parlerà nel primo caso di abilità o anche di competenze, di volta in volta metasemantiche, metagrammaticali, metafonologiche, metapragmatiche, mentre nel secondo di consapevolezza, coscienza, riflessione metalinguistica, in senso generico.
  • c) Quali sono le età corrispondenti alla prima comparsa di condotte degne di essere chiamate metalinguistiche, ed alle tappe successive, che presumibilmente dovranno presentarsi con caratteri più complessi? Quanto meno esigente è il criterio linguistico delle condotte assunte come indicatori dell'accesso al piano meta, tanto più precoce sarà l'età indicata come quella che ad esse tipicamente corrisponde.

Questione evolutiva riguardante la metalinguistica

L'altra grande questione evolutiva riguardante la metalinguistica è quella dei fattori di sviluppo invocati per spiegare sia l’emergere delle prime condotte che il loro dispiegamento successivo. Qui, si riflettono in maniera evidente le posizioni teoriche generali riguardo allo sviluppo cognitivo ed ai suoi rapporti con lo sviluppo del linguaggio.

La questione dei fattori di sviluppo metalinguistico è poi sempre direttamente o indirettamente legato a come viene visto il ruolo dei contesti in cui questi fattori sono supposti operare. Si va da un'influenza nulla in tutti quei modelli basati su variabili essenzialmente endogene (Clark 1979; Clark, Andersen; Karmiloff-Smith 1979, 1992) ad un'influenza massima, nei modelli basati su fattori storico-sociali.

Tratteremo di alcuni modelli di sviluppo metalinguistico in cui saranno riconsiderate le principali questioni appena delineate riguardanti i criteri linguistici e strategici che definiscono le condotte metalinguistiche, i loro riferimenti cronologici e le ipotesi esplicative formulate a proposito della loro genesi.

Modelli basati su fattori metacognitivi

Il punto di partenza di questi modelli è la rilevazione di un netto cambiamento strategico, fra i 5 e gli 8 anni circa, nell’affrontare prove metalinguistiche di varia natura. Lo studioso che per primo formulò un'ipotesi metacognitiva per spiegare l’emergenza di condotte metalinguistiche, D. Hakes (1980), partì proprio da una rassegna di ricerche condotte negli anni settanta su singole abilità di analisi metalinguistica nell’area semantica, sintattica, grammaticale, fonologica e pragmatica, in bambini di quella fascia di età. Nell'andamento dei risultati in ognuno di questi studi arrivò ad evidenziare una sorta di denominatore comune nel tipo di processi cognitivi che caratterizzano i soggetti più evoluti e che dà quella inconfondibile impressione di svolta nel modo stesso di affrontare il compito. L’essenza di questa svolta viene individuata in processi di controllo volontariamente attivati.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

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