Metacognizione, comprensione e produzione del testo
Innanzitutto occorre distinguere i due concetti di abilità e strategia: mentre il primo si riferisce al livello a cui si manifesta una determinata competenza (abilità di lettura) e ha un valore assoluto in quanto è sempre meglio possedere un alto livello di abilità piuttosto che il contrario, il secondo riguarda modalità particolari attraverso cui si manifesta un'abilità (lettura rapida, lettura analitica) e acquisisce valore in riferimento alla natura e al contesto di un compito.
Il tema dell'acquisizione di strategie e abilità è strettamente legato a quello di metacognizione che, a partire dagli anni settanta, con l'affermazione egemonica del cognitivismo come approccio alla ricerca sui processi cognitivi e con la confluenza in esso degli studi sull'intelligenza artificiale che simulavano processi di pensiero e ragionamento in cui centrali erano i programmi con funzione di monitoring, cominciò a svilupparsi come settore di studi sulla consapevolezza e sul controllo dell'attività cognitiva, dimostrandosi indubbiamente rilevante in ambito psicoeducativo in quanto attinente alla comprensione di abilità e strategie alla base dell'imparare ad imparare.
La metacognizione
L’interesse scientifico per la metacognizione nasce in seno al cognitivismo, come livello più astratto dei processi cognitivi. Si riverbera in maniera naturale sulla ricerca psicoeducativa:
- Esaltando la concezione costruttivista dell’apprendimento come elaborazione attiva di dati
- Predisponendo terreno teorico ideale alla tematica dell’apprendimento autoregolato, e dell’apprendere ad apprendere.
- Fornendo suggerimenti per interventi su studenti con difficoltà di apprendimento.
Metacognizione è cognizione sulla cognizione (cognizione di second’ordine). Pensiero sul proprio pensiero, inteso sia come archivio stabile, più o meno organizzato, di conoscenze su processi cognitivi in svariati campi: memoria, problem-solving, apprendimento, linguaggio, percezione, ecc. sia come riflessione in corso sui medesimi tipi processi. MC come regolazione dell'esecuzione dei processi, per sua natura distribuita nel tempo, più fluida e fluttuante.
Storia: Primi studi sulla metamemoria (MM, Flavell 1977), emergono caratteri essenziali del pensiero MC autoregolato, intenzionale, deliberato, diretto a uno scopo e attivabile in compiti successivi.
Con tal termine ci si riferisce a una cognizione sulla cognizione, ad un pensiero sul proprio pensiero che ha per oggetto processi e strategie cognitive, ad esempio di memorizzazione o comprensione. Uno tra i più grandi studiosi di metacognizione, la definisce come controllo attivo e conseguente regolazione di processi cognitivi relativi a determinati dati e generalmente finalizzata a un preciso scopo o obiettivo (rendersi conto della convenienza di prendere appunti per ricordare una spiegazione).
In ambito psicoeducativo, gli studi sulla metacognizione hanno un grande significato in quanto evidenziano il ruolo attivo dello studente nel conoscere e nel comprendere, confermando una concezione costruttivista dell'apprendimento. In secondo luogo, la ricerca in quest'ambito consente di ottenere dati e conoscenze utili per la realizzazione di interventi volti al sostegno di studenti con difficoltà di apprendimento, in special modo riguardo a scarsa consapevolezza e controllo delle proprie attività di elaborazione e uso delle informazioni.
I primi studi sulla metacognizione, interessati alle variabili interagenti nelle prestazioni mnestiche, hanno riguardato la metamemoria, la cui distinzione dalla prima è molto sfocata in quanto, concependo la memoria come cognizione applicata, la metamemoria diventa conoscenza su tale cognizione applicata, e dunque metacognizione. Tale concetto può dunque essere considerato un particolare ambito della nozione più generale di metacognizione, identificandosi in particolare come pensiero sulla memoria.
Il modello della regolazione cognitiva di Flavell
Nel modello della regolazione cognitiva di Flavell, che concepisce il pensiero metacognitivo come un atto deliberato, intenzionale, finalizzato a un obiettivo e attivabile in compiti successivi, questa viene vista come il prodotto di azioni e interazioni tra quattro classi di fenomeni:
- Conoscenza metacognitiva: Conoscenze delle caratteristiche della persona, riferite a se stessi in termini di capacità, limiti di memoria, modalità di elaborazione delle informazioni, e intese come intuizioni sulle differenze inter ed intraindividuali che definiscono il concetto che si ha di sé stessi e degli altri come soggetti capaci di elaborazioni cognitive.
- Conoscenze delle caratteristiche del compito: riferite alla consapevolezza delle richieste e delle difficoltà poste da un determinato tipo di compito.
- Conoscenze delle caratteristiche delle strategie: riferite alla natura e all'utilità di tutto ciò che può essere attuato per potenziare il proprio comportamento cognitivo.
- Esperienze metacognitive: esperienze consapevoli di natura cognitiva e affettiva (provare determinate sensazioni nei confronti di certe informazioni), verificabili a fronte di un'esplicita richiesta in una determinata situazione, del carattere di novità o sorpresa della situazione cognitiva, della necessità di fare inferenze, formulare giudizi o prendere decisioni e della percezione di essere in difficoltà o di aver commesso un errore.
L'interazione reciproca di questi elementi è evidente e segue una dinamica in cui gli obiettivi posti dall'esterno guidano l'attività cognitiva che agisce ed utilizza strategie avvalendosi delle conoscenze metacognitive possedute, portando a compiere certe esperienze metacognitive.
Contributo di Flavell e Kluwe
Partendo dal contributo di Flavell, Kluwe ha allargato il concetto di metacognizione proponendo una distinzione tra la già presentata metaconoscenza dichiarativa, il pensiero sul proprio e altrui pensiero, e la metaconoscenza procedurale, il controllo e la regolazione del corso del pensiero. I processi che controllano la selezione e l'applicazione di strategie di soluzione, così come quelli che regolano lo svolgimento delle attività, sono stati definiti processi esecutivi, abilità metacognitive o processi metacognitivi di controllo.
Lo studio sulla metacognizione si è andato quindi suddividendo in due filoni di ricerca: quello sulle conoscenze riguardanti le caratteristiche e abilità personali, i compiti e contesti di apprendimento, le strategie da adottare, e quello sui meccanismi che portano alla regolazione dell'attività cognitiva, basati sulla previsione, sulla pianificazione, sul controllo e sulla valutazione di processi attivati per lo svolgimento di un determinato compito.
La conoscenza metacognitiva
Oltre alle già presentate componenti che, secondo Flavell, vanno a costituire la conoscenza metacognitiva (conoscenza sulla persona, sul compito, e sulle strategie), Kuhn ha parlato nel 2000 di metaconoscenza epistemologica, accanto a quella dichiarativa e a quella procedurale, quale componente più generale e astratta della metaconoscenza e riferita alla comprensione di che cosa siano la conoscenza e il conoscere in sé. Le varie convinzioni relative alla natura delle proprie conoscenze, al loro valore, al loro ordine gerarchico, alle loro relazioni, vengono condensate nel termine teorie epistemiche, con cui ci si riferisce appunto ad un insieme organizzato di credenze sulla conoscenza e sul conoscere che influenzano i processi di apprendimento.
Cornoldi ha invece precisato una serie di variabili che possono caratterizzare la conoscenza metacognitiva:
- Generalità: Livello gerarchico di una conoscenza, dall'estrema specificità all'estensione a vari compiti.
- Gamma di applicazione: L'applicabilità della conoscenza.
- Facilità di accesso: La frequenza con cui una certa conoscenza viene in mente.
- Verbalizzabilità: Possibilità di estrinsecare tramite parole un contenuto di conoscenza metacognitiva.
- Modalità di acquisizione.
- Livello di consapevolezza.
- Propensione ad essere applicata al comportamento.
- Pregnanza emotiva: L'associazione di una particolare conoscenza con un particolare stato emotivo che viene richiamato ogni volta che la prima viene in mente.
- Ampiezza delle interconnessioni: Carattere di connessione di una conoscenza con altre.
- Coerenza interna ed esterna.
- Prerequisiti in termini di informazioni, esperienze, strutture intellettive: Tutto il patrimonio di conoscenze e abilità mentali che costituisce lo sfondo su cui operano le rappresentazioni metacognitive.
Il sapere come interagiscono tali aspetti della conoscenza metacognitiva, porta ad una sensibilità metacognitiva, ad un conoscere qual è il comportamento più appropriato, in una data situazione, per un dato compito. Cornoldi parla inoltre di atteggiamento metacognitivo, relativo alla generale propensione del soggetto a riflettere sulla natura della propria attività cognitiva e a riconoscere la possibilità di utilizzarla ed estenderla, riconoscendo il contributo del proprio attivo impegno, evidenziando così che la conoscenza metacognitiva non si riduce ad un insieme di conoscenze, ma è un'abilità metacognitiva generale legata, ma non in essi identificata, ad aspetti emotivi, alla somma delle conoscenze metacognitive dell'individuo e alla sua intelligenza.
Sensibilità MC, come sintesi di aspetti cognitivi ed emotivi: “Generale propensione del soggetto a riflettere sulla natura della propria attività cognitiva e a riconoscere la possibilità di utilizzarla ed estenderla: può aiutare il bambino anche quando non possiede conoscenze MC specifiche. Es: di fronte a compito nuovo, ne riconosce caratteristiche di richiesta di memoria, lo collega a situazioni e soluzioni note, adatta repertorio a caso specifico. Caso particolarmente significativo: riconoscimento del valore del proprio impegno al successo.
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Psicologia dell'educazione - Metacognizione e studio
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Psicologia dell'educazione - Metacognizione e matematica
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