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Psicologia dell'educazione 16/04/20

Contenuto del corso

Psicologia dello sviluppo e dell'educazione. Teorie, modelli e principali processi caratterizzanti lo sviluppo, l'apprendimento e l'istruzione nel contesto scolastico, con particolare riferimento al periodo dell'adolescenza.

Libri di testo consigliati

  • Libro di testo (obbligatorio): Molinari, L., Corsano, P. & Cigala, A. (2018). Psicologia dei processi di sviluppo e di adattamento in classe. Bologna: Il Mulino.
  • Un nucleo monotematico (obbligatorio) sull'apprendimento della lettura composto dai seguenti articoli scientifici (disponibili su moodle):
    • Tarchi, C. (2010). Co-costruire il significato di un testo: verifica dell'efficacia di un trattamento. Psicologia dell'Educazione, 4, 395–423.
    • Tarchi, C. (2015). Fostering reading comprehension of expository texts through the activation of readers' prior knowledge and inference-making skills. International Journal of Educational Research, 72, 80–88. doi:10.1016/j.ijer.2015.04.013
    • Tarchi, C. (2017). Comprendere il testo a livelli diversi di profondità: il ruolo del pensiero critico. Giornale Italiano di Psicologia, 1, 117-136. DOI: 10.1421/869044
    • Tarchi, C. & Mason, L. (2019). Effects of critical thinking on multiple-document comprehension. European Journal of Psychology of Education. doi:10.1007/s10212-019-00426-8
  • Slides e materiali su moodle

Obiettivi formativi

Il corso M-PSI/04-Psicologia dell'educazione è funzionale all'acquisizione di CFU nell'ambito B (Psicologia) del percorso FIT (percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento nella funzione docente per i docenti della scuola secondaria). Gli obiettivi formativi del corso sono:

  • Conoscenza e capacità di comprensione: Conoscenza dei principi teorici del funzionamento psicologico, processi di sviluppo e adattamento degli studenti al contesto scolastico, con particolare riferimento al periodo dell'adolescenza. Conoscenza dei processi cognitivi, affettivi, motivazionali, emotivi e relazionali coinvolti a scuola. Conoscenza delle traiettorie di sviluppo tipiche ed atipiche. Conoscenza delle dinamiche di gruppo, socio-relazionali ed interculturali coinvolte a scuola.
  • Conoscenza e capacità di comprensione applicate: Capacità di riconoscere i principali processi legati alla psicologia dello sviluppo e dell'educazione, identificarne le componenti e valutarli in relazione al contesto scolastico. Capacità di valutare la qualità delle relazioni all'interno del gruppo classe, il clima di classe e per stare in relazione con studenti e adulti; capacità di misurare in modo oggettivo processi di apprendimento. Identificare ed implementare le modalità più appropriate di osservazione, valutazione e di intervento sui principali processi della psicologia dello sviluppo e dell'educazione; capacità di analizzare un articolo di ricerca. Capacità di analizzare le relazioni tra pari, tra studenti e docenti, tra scuola e famiglia.
  • Autonomia di giudizio: Atteggiamento critico, attivo e partecipativo alle discussioni in aula, ai lavori di gruppo ed alle esercitazioni.
  • Abilità comunicative: Capacità di comunicare le componenti principali dei modelli teorici in psicologia dello sviluppo e dell'educazione, le loro implicazioni pratiche ed educative, mediante un vocabolario corretto agli argomenti di studio, riuscendo ad adattare il proprio messaggio allo specifico contesto. Padronanza della lingua italiana, orale e scritta, con capacità applicative in ambito psicologico.
  • Capacità di apprendere: Capacità di sintetizzare prospettive diverse, applicare la teoria alla pratica, identificare l'approccio metodologico più idoneo ad esplorare un problema, adattare il modello teorico allo specifico contesto. Competenza nelle tecniche di ricerca sul web e consultazione di banche dati nel campo della psicologia per aggiornare le proprie conoscenze. Introduzione alla comprensione degli articoli scientifici in lingua inglese.

Modalità di verifica apprendimento

L'esame si svolgerà in forma mista.

  • Manuale: orale (20 punti).
  • Nucleo Monografico: Sarà prevista una relazione da redigere sulla base dei contenuti affrontati negli articoli del nucleo monografico (10 punti). Le linee guida saranno disponibili su moodle. Il voto finale deriva dalla somma dei punti ottenuti nelle due parti dell'esame e terrà anche conto degli indicatori raccolti in itinere relativamente al raggiungimento degli obiettivi formativi (cioè dei “compiti” che siamo invitati non obbligati a fare così che i prof. possano valutare come li abbiamo svolti, come siamo stati capaci a partecipare al corso, che costituiranno degli indicatori = verrà tenuto conto del livello di partecipazione a tali attività da svolgere).

Programma del corso

  • L'adolescenza: Processi e compiti di sviluppo in adolescenza. Le relazioni con i pari. L'adolescente a scuola.
  • Processi di apprendimento e adattamento in classe: Le strategie didattiche. I processi motivazionali. Le dinamiche interattive in classe.
  • La classe come contesto inclusivo: Lo sviluppo atipico in adolescenza. Insegnare attraverso un approccio inclusivo. La scuola: intrecci di culture diverse.

La psicologia dello sviluppo e dell'educazione

Un approccio complesso allo sviluppo nel ciclo di vita

Se dovessimo cercare un sinonimo alla parola sviluppo sicuramente la parola più indicata è quella di cambiamento: spesso molti come sinonimo indicano le parole crescita o progressione che però non sono del tutto adatti in quanto nella vita di una persona ci sono momenti di regressione o di stallo ma ciò non significa che non stia avvenendo un cambiamento; per cui è più preciso parlare di cambiamento che si verifica nei vari ambiti di vita di una persona.

Quindi, la psicologia dello sviluppo è quella disciplina che in maniera scientifica si propone di descrivere (come) e spiegare (perché) i cambiamenti che si verificano nel comportamento e nei processi cognitivi, emotivi e sociali dell’individuo nel corso della vita (quando).

C’è stata una grande evoluzione all’interno di questa disciplina, poiché si è passati da considerarla psicologia dell’età evolutiva (ad es. la psicologia di Piaget o Freud dove l’attenzione era concentrata sullo sviluppo del bambino fino al momento dell’adolescenza come se ci fosse da raggiungere il traguardo dell’età adulta e raggiunto quello non venivano sviluppate delle teorie) a psicologia dello sviluppo o del ciclo di vita come viene considerata oggi, poiché l’idea è che l’attenzione al cambiamento riguardi l’intero ciclo della vita umana e ciò ha permesso di scrutare periodi di vita come l’età anziana dove si dimostra che non c’è una semplice regressione.

Lo sviluppo è un processo che dura per tutta la vita, addirittura alcuni studi dimostrano che l’avvio alla vita avviene già dal feto: è uno sviluppo simile in tutti gli individui, si parla infatti di “pietre miliari dello sviluppo” es. in media ci si aspetta che il bambino cominci a stare seduto intorno ai 6 mesi, in media lo sviluppo del vocabolario avviene intorno ai 18 mesi = dire in media è importante perché esistono delle traiettorie comuni nello sviluppo ma esistono anche delle traiettorie individuali che si discostano dalle condizioni medie.

Quindi, lo sviluppo risente di influenze normative, traiettorie comuni (effetti coorte di età = effetto del contesto storico) e di influenze non normative – diverse da persona a persona: gli effetti coorte di età indicano alcune somiglianze tra gli individui che sono legate al contesto storico in cui vivono quando noi oggi parliamo di nativi digitali facciamo riferimento a questi bambini che già nascono all’interno di un contesto che li predispone in modo naturale agli elementi digitali; mentre un tempo giocare insieme per i bambini voleva dire giocare insieme ad es. a giochi di ruolo, oggi invece i bambini giocano insieme magari ognuno dal proprio dispositivo tecnologico. Lo sviluppo è plastico ed è aperto al cambiamento poiché risente di molti fattori esterni che lo possono influenzare e modificare.

Perché avviene lo sviluppo? Le origini del cambiamento: natura vs cultura

  • La maggior parte dei teorici contemporanei riconosce che lo sviluppo umano è influenzato sia da caratteri ereditari che da caratteri ambientali. Il disaccordo riguarda quanto peso abbia ciascuno di questi due fattori nello sviluppo: rispetto al dibattito storico se prevalesse nature vs nurture = nature vs cultura = innato vs acquisito, la posizione attuale vede l’interazione tra i fattori ereditari e i fattori ambientali.
  • Oggi quasi nessuna teoria supporta in modo semplicistico una delle due posizioni estreme, al contrario si studia come fattori biologici e ambientali interagiscono tra loro per produrre le variazioni nello sviluppo degli individui: ad es. bambini/adolescenti con determinate predisposizioni come un temperamento difficile o predisposti a comportamenti aggressivi, rispetto a chi non le ha, in un ambiente ostile hanno più probabilità di essere maltrattati.
  • Le caratteristiche morfologiche e funzionali di un organismo (fenotipo, cioè ciò che noi vediamo manifesto in un individuo come le caratteristiche fisiche ma anche il comportamento) sono determinate dall’influenza dei geni (genotipo) e dell’ambiente (i contesti) di cui fa esperienza: molti studi ad es. studiando i gemelli anche quelli omozigoti che condividono il patrimonio genetico ed evidenziano come questi siano differenziati nonostante la loro somiglianza genetica poiché i genitori si predispongono verso l’uno o l’altro in modo diverso, per cui anche le esperienze vissute dai gemelli sono diverse.

I modelli di spiegazione deterministici e uni-causali

Un tempo ciò che prevaleva era una spiegazione deterministica e uni-causale del cambiamento, quindi un modello di tipo medico: se c’è una certa causa questa determina un certo effetto, quindi causa (variabile indipendente) effetto (variabile dipendente); l’idea era che se un individuo aveva dei genitori con una patologia psichiatrica necessariamente quell’individuo avrebbe sofferto di quella medesima patologia psichiatrica.

Da un punto di vista delle teorie psicologiche dentro questi modelli di spiegazione deterministici e uni-causali c’era tanto il modello del comportamentismo, quindi il modello S-R (cioè stimolo-risposta), quanto la psicoanalisi: il modello del comportamentismo diceva che l’individuo era passivo alle influenze ambientali, come un pezzo di creta che viene modellato dalle esperienze oppure come una lavagna bianca su cui soprattutto le esperienze con il mondo degli adulti potevano segnare le conoscenze, l’educazione e la formazione del bambino. Da qui la frase di Watson (1925): “datemi una dozzina di bambini in buona salute, ben formati, e il mio mondo speciale nel quale crescerli e vi garantirò di poterne prendere uno a caso e addestrarlo a divenire qualsiasi specialista a mia scelta – dottore, avvocato, artista, mercante e, sì, persino mendicante e ladro – indipendentemente dai suoi talenti, inclinazioni, tendenze, abilità, vocazione e razza dei suoi antenati” l’idea di Watson è che ad es. se un bambino viene estrapolato in un contesto scolastico, l’insegnante potrebbe forgiare nel suo alunno ciò che desidera indipendentemente dalle sue caratteristiche, ma sappiamo che non è così.

Altra posizione deterministica e uni-causale è la psicoanalisi che riteneva che il comportamento di un individuo fosse dominato dalle sue pulsioni sessuali, dai suoi bisogni che solo l’adulto sa incanalare in posizioni accettabili nella società così da adattare il bambino al mondo adulto. Freud (1938) diceva: “l’esperienza analitica ci ha convinto della perfetta validità della tesi, da molti sostenuta, che il bambino è psicologicamente il padre dell’adulto, e che le esperienze da lui vissute nei primi anni di vita hanno un significato di importanza incomparabile per tutta la sua futura esistenza” i primi anni di vita quindi sarebbero determinanti per quello che sarebbe stato l’adulto del domani, ma studi recenti ad es. hanno testimoniato che i bambini che hanno vissuto traumi infantili come l’abbandono dei genitori sono in grado col tempo di recuperare stabilendo delle relazioni affettivamente significative nel tempo.

Per cui questo legame causa-effetto non è così determinato ma è molto più complesso rispetto a quanto dicevano i modelli del comportamentismo e della psicoanalisi.

I modelli probabilistici multi-causali

Oggi si ritiene che si debbano applicare dei modelli probabilistici e multi-causali: “probabilistici” cioè una causa non può determinare un effetto ma lo può rendere probabile, “multi-causali” cioè non è sufficiente considerare un solo fattore responsabile di un certo esito. Sono modelli complessi di derivazione delle scienze fisiche:

  • Le “previsioni” non possono essere deterministiche ma “probabilistiche”, poiché possono intervenire delle variabili a cambiare la previsione fatta in un primo momento.
  • Ogni variabile è allo stesso tempo causa ed effetto di altre, non esiste una sola causa: quando mettiamo in atto un comportamento questo con grande probabilità può avere effetto sull’altro ma anche il comportamento dell’altro potrà influenzare me stesso, per cui ogni variabile va considerata tanto come fonte di cambiamento quanto come risultante di qualcosa avvenuto in precedenza di cui non sempre siamo consapevoli.

Il contributo della psicologia: la prospettiva interazionista e sistemica di Lewin (1951)

All’interno di questi modelli probabilisti multi-causali anche la psicologia è intervenuta offrendo un grande contributo: le prospettive che adesso analizziamo mettono in evidenza l’elemento dell’interazione, quindi non semplicemente una causa che determina un effetto ma anche più elementi che concorrono.

La prospettiva interazionista e sistemica di Lewin (1951) mette in evidenza soprattutto che:

  • il comportamento manifesto di un individuo è funzione/risultante in un dato momento sia delle caratteristiche della persona che di quelle dell’ambiente, quindi bisogna considerare il contributo che entrambe queste cose portano a quel comportamento che sto osservando: ad es. il comportamento aggressivo di un adolescente in classe andrebbe osservato pensando che quel comportamento sia la risultante tanto di caratteristiche proprie del ragazzo ma in quel preciso contesto cioè in relazione a qualcosa che è avvenuto in quel contesto è importante osservare la relazione fra caratteristiche dell’individuo e caratteristiche dell’ambiente per spiegare un certo comportamento, anche perché la psicologia spiega come ad es. soggetti con tratti aggressivi della personalità cerchino contesti che gli permettano di manifestare il loro comportamento aggressivo, quindi un individuo sceglie ambiente e persone in cui o con cui trascorrere il tempo e ciò inevitabilmente alimenta la natura aggressiva.
  • L’ambiente è sì fisico ma viene concepito in senso psicologico, così come esso viene vissuto e percepito della persona: ad es. sono al supermercato immerso nella folla ma mi sento solo, quindi non c’è corrispondenza tra ambiente fisico e psicologico.

La prospettiva ecologica di Bronfenbrenner (The ecology of human development, 1979)

Nel modello ecologico di Bronfenbrenner la prospettiva interazionista e sistemica ha raggiunto la sua massima espressione: il suo libro L’ecologia dello sviluppo umano presenta un modello definito anche come “persona-processo-contesto”, quindi è una persona che interagisce in un contesto ma tra questa persona e questo contesto avviene un’interazione di processi.

  • L’individuo in via di sviluppo è considerato un’entità dinamica che cresce nell’ambiente in cui risiede e lo ristruttura: ad es. il rapporto tra bambino e genitore non sarà invariato nel tempo, entrambi cambieranno conducendo la loro vita individualmente e allo stesso tempo cambieranno grazie alla relazione reciproca che si viene a creare nel tempo per cui l’uno influenzerà l’altro;
  • L’interazione tra individuo e ambiente è caratterizzata dalla reciprocità: ad es. individuo influenza l’ambiente e viceversa;
  • L’ambiente è un ambiente complesso perché non è limitato ad un’unica situazione ambientale immediata che l’individuo sta vivendo, ma include le interconnessioni tra più situazioni ambientali nonché influenze esterne che derivano da condizioni ambientali più generali.

Si parla quindi di ambienti multipli = ambienti prossimali e ambienti distali rispetto all’individuo.

Per avere un’idea della complessità di questo ambiente e di come l’individuo risenta dell’influenza di tutti gli ambienti che lo circondano si usa questa immagine in cui si vede come un individuo viva in maniera diretta i microsistemi: ad es. Andrea è un adolescente e vivrà in maniera diretta l’ambiente familiare e l’ambiente scolastico (che comprende il gruppo classe che al suo interno può prevedere un solo amico mentre gli altri esercitano su di lui dei soprusi = sono elementi che influenzano direttamente il ra...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MARGRO171097 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Ciucci Enrica.
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