Cos’è la psicologia dell’educazione
Capitolo 1-1
1. Quali sono i risultati più importanti della ricerca di Barbara Rogoff?
I bambini scolarizzati acquisiscono la possibilità di utilizzo del pensiero ipotetico e delle tassonomie prima dei bambini non scolarizzati (per la precisione si parla di bambini sudamericani, oggetto di studio)
2. Quali sono le discipline con cui si interfaccia la psicologia dell’educazione?
- Le scienze mediche (riflessologia e neuroscienze),
- Le scienze sociali (Filosofia, sociologia, etnografia)
- Informatica (cibernetica e ingegneria),
- Psicologia dell’identità e intersoggettività,
- Psicologia dello sviluppo,
- Psicologia generale
- Psicologia scolastica.
3. Quali sono le differenze tra il punto di vista dei bambini e quello dei docenti relativamente alle rappresentazioni del processo di apprendimento?
- Rappresentazioni per bambini: descrivono il loro processo di app in 5 modi: mentale (cervello e le sue caratteristiche anatomiche), emotivo (in primo piano le emozioni), meccanico (mente come meccanismo che crea, elabora idee e concetti), contenitivo (app che contiene e conserva le info), e partecipazione a un’attività collettiva) sociale (app come momento di condivisione
Nelle rappresentazioni sul processo di apprendimento dei bambini ci sono inizialmente processi sociali ed emotivi intorno al primo anno di scuola e pian piano, negli anni successivi, viene rappresentato come un processo mentale e poi contenitivo di quelle che sono le informazioni da ricevere.
- Per quanto riguarda i docenti, la rappresentazione è di tipo più emotivo con un dialogo interno che contiene anche valori personali e motivazioni. Autovalutazione professionale: un apprendimento efficace è la missione del docente, e nel definire come si apprende si parla della professionalità del docente. Nel definire come si insegna/apprende, i docenti denunciano una tensione tra valori individuali e istituzionali. In una ricerca italiana emerge che la complessità delle rappresentazioni dei processi educativi coinvolge aspetti relazionali ed emotivi ma anche materiali (testi e tecnologie)
4. Come si differenziano le diverse metafore dell’apprendimento?
Analizzare diacronicamente le metafore:
- Si passa dal considerare destinatario del processo di apprendimento lo studente come novizio, che interagisce con il docente, al considerare lo studente come attore del processo di app, che interagisce con molteplici individui e strumenti
- Si passa dall’osservazione esterna del comportamento da cui inferire processi cognitivi interiori al tentativo di indagare processi cognitivi dal “di dentro”, per poi riposizionare l’osservazione al “di fuori” delle persone, considerando l’ambiente capace di contenere i segni dei processi interni.
Quindi l’individuo che apprende, è inizialmente visto come un “contenitore”, poi come “costruttore” e infine come “persona” in quanto creata socialmente e culturalmente. Dal punto di vista della verifica delle conoscenze acquisite, si parte da una valutazione del comportamento esterno e visibile (verifica sulla somiglianza tra novizio ed esperto), poi sui processi cognitivi (viene verificata la qualità del processo cognitivo) e infine sul contesto (vengono verificati gli effetti del contesto e sul contesto).
Metafora della trasmissione
Metafora della trasmissione ➔ (dalla psicologia comportamentista al primo cognitivismo) richiamo meccanicistico: la conoscenza viene trasmessa da un emittente a un ricevente. Si fa riferimento alla formula di Shannon e Weaver che stabilisce quanta informazione debba arrivare al ricevente e quanta può essere dispersa. L’informazione che parte dall’emittente (insegnante) e arriva al ricevente (studente) è predefinita e confezionata; idea di conoscenza statica e a priori, oggettiva e pronta a essere trasmessa. Le menti sono come contenitori in cui le info sono organizzate con diversi livelli di complessità a seconda del grado di expertise. Il docente elabora e trasmette il contenuto, lo studente riceve, memorizza e immagazzina le info. Limiti: visione troppo meccanicistica del processo di apprendimento; rappresentazione troppo statica della conoscenza e della mente.
Metafora della costruzione
Metafora della costruzione ➔ (costruttivismo), la conoscenza non è trasferita ma è l’interazione tra le persone e tra varie fonti. Non è data a priori, ma costruita costruita durante quello che l’uomo vede è il risultato attivamente durante il processo educativo. Legata al costruttivismo: di un processo interpretativo e costruttivo e mai un dato di oggettiva realtà. Due interpretazioni:
- Apprendimento come processo di indagine (meno radicale): qualcosa di nuovo viene scoperto e va ad arricchire e trasformare le conoscenze possedute. Dare rilievo a qualcosa che esisteva in precedenza, ma non era noto. Non memorizzare, ma mettere in atto inferenze e analisi ipotetico-deduttive. Grazie al ragionamento, alla riflessione e interazione, chi impara trova le informazioni grazie ad indizi di chi guida l’apprendimento.
- Più radicale: la conoscenza non esiste affatto a priori, non va scoperta ma creata fin dalle fondamenta. Ciò che si apprende è u personale e soggettivo modo di vedere, la conoscenza è il frutto di interpretazione, analisi che ciascuno svolge mentre osserva. Conoscenza soggettiva e individuale, con il mondo fisico e sociale. nasce dall’interazione La mente è uno strumento che elabora e crea conoscenza. Apprendere implica il fornire al novizio gli strumenti per elaborare un modo personale e originale di essere esperto. Alcuni autori sostengono che si può costruire conoscenza quando si riesce ad assimilare l’oggetto da apprendere all’interno di schemi cognitivi, categorie, concetti o strutture mentali di cui la nostra mente è dotata. Piaget: le strutture cognitive permettono di creare l’interazione consente di interiorizzare successivamente la conoscenza. conoscenza; Vygotskij:
Metafora della partecipazione
Metafora della partecipazione ➔ (antropologia, sociologia, psicolinguistica, narrativa), l’apprendimento non è più una conseguenza di un atto cognitivo individuale, ma è determinato dalla importanza agli aspetti sociali dell’apprendimento, ai partecipazione ad attività e pratiche sociali. Si dà meccanismi che regolano l’interazione entro gruppi “acculturazione”: imparare a con obiettivi comuni. fare parte di un gruppo, appropriandosi della cultura e modificandola attraverso la propria partecipazione. Lave e Wenger propongono il concetto di partecipazione periferica legittimata: imparare a far parte di una comunità organizzata attorno a pratiche che la contraddistinguono partendo dalla periferica, restando ai margini delle attività: si impara partecipando a varie forme di attività e pratiche culturali, ed è il passaggio dalla periferia al centro di pratiche che sancisce il successo dell’apprendimento.
La conoscenza emerge con la partecipazione, non esiste né nel mondo né creata dalla mente, ma è distribuita tra gli individui, è localizzata negli ambienti. Bruner: ogni volta che attiviamo quello che sappiamo creiamo delle reti tra ciò che sappiamo, ciò che leggiamo, le informazioni altrui, le info ambientali. I significati non sono dati a priori ma emergono momento per momento; è essenziale descrivere i contesti.
Tale metafora si occupa anche di definire l’identità: tale concetto permette di studiare le persone nel loro contesto, nei processi di partecipazione e acculturazione, osservando le azioni situate utilizzando le interpretazioni date dagli attori. Cooley: principio del looking glass self: ogni conoscenza di sé si fondava sull’interazione con gli altri; il sé è il prodotto di un rispecchiamento con altri. Diversi sé possibili (saturato, assorbito) l’idea di acquisizione individuale di
Metafora della transazione
Metafora della transazione (Koschmann) ➔ combina conoscenza, dei cambiamenti delle persone, con l’apprendimento inteso come partecipazione al contesto, in quanto si fonda sul presupposto che contesto e individuo non possono essere separati. Essa è utile per studiare l’apprendimento in contesti creati dalla tecnologia. Implica una definizione di conoscenza utilizzata da Dewey: è tutto ciò che permette di concludere soddisfacentemente una transazione in corso; mette fine a una transazione e diventa punto di inizio di una transazione nuova. Se la specificità di questa metafora è considerare congiuntamente individuo e contesto, allora la mente sarà desumibile dalle trasformazioni prodotte sull’ambiente stesso.
Capitolo 2 - Il comportamentismo
5. Quali sono le radici filosofiche-culturali del comportamentismo?
Evoluzionista Darwin: le specie si sono evolute attraverso la progressiva selezione naturale, dunque è necessario studiare il comportamento animale per comprendere quello umano. (alcuni esperimenti fatti su animali non potevano essere applicati sull’uomo).
Comte, positivista: sostiene il primato della conoscenza scientifica su ogni tipo di conoscenza e la la scientificità sull’analisi oggettiva dei dati di realtà. necessità di fondare
Pragmatismo di Peirce: scienza come attività legata a problemi pratici da risolvere, la scienza deve avere uno scopo, è importante studiare come le persone si comportano in determinate situazioni, come risolvono problemi che riguardano il loro problema e adattamento all’ambiente.
I comportamenti riflessi, i più istintivi dell’essere Psicologia riflessologica russa (Pavlov e Bechterev): umano, non sono condizionati dal contesto culturale e sociale.
6. Quali sono i principi dell’istruzione programmata? (programmed instruction)
Approccio basato sull’applicazione all’apprendimento di alcuni principi tipici del comportamentismo.
Gradualità: il comportamento complesso da apprendere viene scomposto in comportamenti più semplici, organizzare il materiale per l’apprendimento in unità di lavoro presentate in relazione alle quali occorre in una sequenza che tenga conto del grado di complessità;
Partecipazione attiva: l’allievo deve essere operante, attivo tutto il tempo sul materiale di apprendimento l’allievo deve ricevere un feedback immediato alle sue risposte
Conoscenza immediata dei risultati: per ogni passo dell’appr., così il controllo della qualità delle risposte diventa rinforzante.
Adattamento dei tempi del percorso dell’allievo: l’alunno deve poter disporre di tutto il tempo necessario per realizzare una prestazione di lavoro buono e in caso di errori deve essere indirizzato verso percorsi di recupero di livello più elementare.
7. Come si differenziano i tre paradigmi del comportamentismo?
Poter favorire l’apprendimento di associazioni nuove tra DIFFERENZA: condizionamento classico stimoli condizionati e risposte condizionate. Non impara comportamenti nuovi ma trasferisce comportamenti innati a situazioni nuove.
Condizionamento operante: il comportamento è determinato dalle conseguenze che seguono ad esso prodotte dall’ambiente (rinforzi). Il comportamento operante non viene messo in atto per un particolare stimolo ma è spontaneo e presente nel repertorio del soggetto. Stimolo-comportamento operante- rinforzo
Apprendimento vicario: importanza dell’interazione sociale e del rinforzo vicario. Guardando un modello che riceve uno stimolo rinforzante (rinforzo vicario), fa da modello, produce un effetto sull’osservatore. Acquisizione delle info e apprendimento tramite l’osservazione.
1° Paradigma = condizionamento classico
1° Paradigma=condizionamento classico (Pavlov): evidenziò che i cani producevano saliva alla vista delle persone che davano loro da mangiare: risposta condizionata riflesso condizionato. La salivazione al momento di assumere cibo è un riflesso incondizionato: reazione automatica per lotta dall' apparato digerente spunta con questo i comportamenti sti erano convinti di poter favorire l'apprendimento di associazioni nuove tra stimoli condizionati e risposte condizionate. Tale apprendimento riguardava l'associazione tra comportamenti già presenti nel repertorio innato che venivano associate a stimoli nuovi. Stimolo condizionato (campanello)→ risposta condizionata (salivazione)
2° Paradigma = comportamentismo operante
2° Paradigma= comportamentismo operante (Skinner: si proponeva come comportamentista radicale)
Egli studiò il condizionamento operante, distinguendo due tipi di comportamento: rispondente e operante. I primi sono i semplici riflessi condizionati da determinati stimoli provenienti dall’ambiente; I secondi sono quei comportamenti volontari che appartengono al repertorio del soggetto e che vengono messi in assenza di un particolare stimolo che li precede essi agiscono sull’ambiente anziché subirne l'azione. Questi comportamenti possono essere rinforzati positivamente con una ricompensa, determinando così l'aumento della frequenza dell'emissione.
Il comportamento operante diventa condizionato quando passa sotto il controllo di uno stimolo particolare: sei il topo casualmente prima la leva del labirinto che gli fornisce cibo e se questa sequenza si ripete per un certo numero di volte, si dice che l'azione di premere la leva è stata condizionata in modo operante. Uno stimolo rinforzante è positivo invia quando produce una situazione piacevole, e negativo quando è atto ad eliminare una situazione spiacevole. In entrambi i casi lo stimolo rinforzante finalizzato ad aumentare la probabilità di emissione del comportamento target.
Si parla di punizione quando lo stimolo rinforzante produce una situazione negativa diminuendo la probabilità di emissione del comportamento cui è associato. Skinner elaborò numerosi programmi che diedero vita ad e le macchine per insegnare studiando variazioni possibili nell’erogazione degli stimoli rinforzanti. Diversi tipi di programmi:
- Rinforzo a rapporto fisso: rinforzatore erogato ogni volta che hai messo il comportamento operante
- Rinforzo a rapporto variabile: rinforzatore erogato dopo il numero casuale di volte che il comportamento operante è emesso
- Rinforzo a intervallo fisso la somministrazione dei rinforzatori viene effettuata dopo un intervallo di tempo costante
- Rinforzo a intervallo variabile: la somministrazione dei rinforzatori viene effettuata dopo un intervallo di tempo casuale.
Quindi il comportamento riguarda comportamenti volontari che operano sull’ambiente, modificandolo e possono essere rinforzati o alimentati a seconda che le conseguenze prodotte siano positive, neutre o negative.
3° Paradigma: apprendimento sociale
3° paradigma: apprendimento sociale (Bandura e Walters): Si recupera il ruolo svolto dall’interazione sociale nell’acquisizione di comportamenti. Gli autori cercando di spiegare l'apprendimento dei comportamenti sociali complessi come quelli però sociale o antisociali, ricordano il concetto di imitazione per indicare una modalità autonoma di apprendimento del soggetto virgola non controllata dai principi del conseguimento operante. Esempio: «la bambola Bobo», studio sul rischio di imitazione da parte di giovani telespettatori dei comportamenti aggressivi esibiti in tv.
Gli autori mostrarono che un comportamento relativamente nuovo può essere acquisito da un soggetto semplicemente guardando un modello che riceve uno stimolo rinforzante (rinforzo vicario) senza che l'osservatore debba essere a sua volta rinforzato dei punti la punizione o la ricompensa attribuita al comportamento prodotto dalla persona che fa da modello produce un effetto anche sull’osservatore. Pertanto, un bambino che vede l'insegnante gratificare il suo compagno per un certo comportamento, cercherà di apprendere quel comportamento perché il suo modello di comportamento è stato rinforzato. Gli individui, tramite osservazione, realizzano un processo di acquisizione di informazioni elaborate cognitivamente allo scopo di estrarne una regola generale da applicare in altre situazioni simili.
8. Quali miti sfata il Precision teaching riguardo l’apprendimento?
- Il procedere prima con l’apprendimento di una parte degli stimoli e poi con il resto (apprendimento migliore se si osserva il tutto)
- L’apprendimento non può avvenire senza capire, mentre in questo caso la comprensione avverrebbe dopo l’apprendimento dell’associazione tra stimolo e risposte corrette;
- Velocità dell’apprendimento, il procedere lenti per poi aumentare la mentre in questa tecnica l’iniziare a fornire velocemente le risposte aumenta l’accelerazione nell’acquisizione dei risultati.
Capitolo 3 - Cognitivismo
9. Quali sono le differenze tra le teorie degli schemi e l’approccio per problem solving?
-La teoria degli schemi: descrive l'apprendimento come un cambiamento dello Stato della conoscenza del soggetto che può avvenire secondo tre modalità: 1. Per accrescimento: si verifica quando si inseriscono informazioni nuove nella struttura di uno schema resistente. Aggiunge nuovi casi agli schemi già appresi, senza che questi ultimi vengano sottoposti ad alcuna modifica. 2. Per sintonizzazione: avviene adattando e affinando lo schema già in possesso del soggetto. Accade grazie a ripetute applicazioni di tali schemi, che si modificano lentamente e progressivamente via via che i casi nuovi rendono le variabili sempre più potenti, ossia capaci di adattarsi alle nuove situazioni a cui vengono applicate. 3. Per ristrutturazione: si realizza quando lo schema preesistente si rivela inadeguato a integrare le informazioni nuove in corso di elaborazione. Vi è dunque una ristrutturazione delle categorie.
-Apprendimento basato sul problem solving: si tratta di un processo cognitivo messo in atto quando si ha a che fare con un problema per cui non si ha a disposizione in modo evidente un metod
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Psicologia dell'educazione
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