Psicologia dell'istruzione e dell'educazione: concetti chiave
L'oggetto di studio della psicologia dell'istruzione e della psicologia dell'educazione è l'apprendimento, definito come un cambiamento che si manifesta in un individuo per effetto dell'esperienza. Questo cambiamento non include mutamenti di crescita o maturazione. Apprendimento e sviluppo sono indissolubilmente legati, poiché fin dai primi giorni di vita, e forse anche prima, l'uomo apprende in ogni momento. Il cambiamento generato dall'apprendimento può riguardare il comportamento o la conoscenza, e può essere intenzionale (contesto scolastico) o incidentale (vita quotidiana).
Tipologia di apprendimento nella psicologia dell'istruzione
Lo specifico del tipo di apprendimento oggetto della psicologia dell'istruzione e dell'educazione riguarda l'acquisizione di conoscenze, abilità e atteggiamenti in contesti di istruzione, generato intenzionalmente e non incidentalmente. Temi centrali della psicologia dell'educazione sono i processi e le dinamiche di apprendimento-insegnamento, in sinergia con la psicologia dell'istruzione, che include gran parte della psicologia dell'educazione, poiché riguarda anche i molteplici aspetti psicologici dell'educazione in famiglia. I due termini coincidono, dato che gran parte della ricerca si è focalizzata sui contesti di istruzione.
Distinzioni teoriche tra psicologia dell'istruzione e psicologia dell'educazione
- Psicologia dell'istruzione: si focalizza sui contesti di istruzione.
- Psicologia dell'educazione: include anche gli aspetti psicologici dell'educazione in famiglia.
Storia della psicologia dell'educazione
La nascita della psicologia dell'educazione risale alla pubblicazione nel 1921, da parte di Thorndike, dell'opera in tre volumi "Educational Psychology" e al primo numero della rivista "Journal of Educational Psychology". In Europa, è stata fondata la European Association for Research on Learning and Instruction (EARLI), la più importante associazione europea di studiosi nel campo dell'apprendimento e dell'istruzione.
Sviluppi internazionali
- In ambito anglofono, la psicologia dell'educazione è vista come applicazione della psicologia generale ed evolutiva all’apprendimento dei contenuti scolastici.
- In ambito francofono, è lo studio dei sistemi e delle istituzioni scolastiche in cui si attivano processi sociopsicologici relativi a gruppi, classi, interazioni, condotte e obiettivi della vita quotidiana.
Nel corso del '900, la disciplina ha conosciuto autonomizzazione, espansione tematica e internazionalizzazione. Negli Stati Uniti, il "Handbook of Educational Psychology" (Berliner & Calfee, 1996) è stato un riferimento importante. In Europa, negli anni '80, è stata fondata una specifica associazione scientifica internazionale con convegni periodici: la European Association for Research on Learning and Instruction (EARLI). Sono nate numerose riviste, come il "European Journal of Psychology of Education" (1986), "Educational Research Review", "Metacognition and Learning", e "Learning and Instruction".
Contributi alla teoria dell'apprendimento
Secondo Snow & Swanson (1992), il progresso della ricerca in psicologia dell'istruzione deve portare a una teoria dell’apprendimento fondata su cinque componenti essenziali:
- Descrivere gli obiettivi dell’istruzione in un determinato ambito, corrispondenti agli stati finali desiderati.
- Descrivere gli stati iniziali in quell’ambito.
- Esplicitare i percorsi di transizione dagli stati iniziali a quelli finali.
- Specificare le condizioni per realizzare la transizione.
- Accertare gli effetti prodotti dagli interventi di istruzione.
La psicologia dell'istruzione dispone di conoscenze consolidate rispetto a ciascuna di queste componenti. Può elaborare una teoria dell’apprendimento su basi scientificamente più solide rispetto ai decenni passati, concentrati sulla concezione di singoli approcci teorici ed empirici.
Evoluzioni recenti della psicologia dell'educazione
Negli ultimi decenni del XX secolo, si è assistito a una maggiore autonomia e, allo stesso tempo, integrazione disciplinare tra psicologia dello sviluppo, psicologia clinica e psicologia dell’istruzione-educazione. Vi è stata maggiore integrazione tra differenti prospettive sul concetto di cambiamento, di diversa derivazione e natura, a seconda delle discipline. Inoltre, è aumentata l'integrazione tra aspetti cognitivi, antropologici, relazionali ed affettivi legati all’apprendimento, rispetto all’epoca iniziale incentrata su aspetti esclusivamente cognitivi.
Un concetto attuale e completo di apprendimento considera una molteplicità di fattori e interazioni, non solo quelli cognitivi, ma anche quelli legati alla motivazione, all'emozione, alla relazione e al contesto, in quanto ognuno di essi influenza il cosa, il come e il quanto si impara.
L'approccio comportamentista
La nascita del comportamentismo è ricondotta al 1913, anno in cui John Watson pubblicò un articolo negli Stati Uniti, affermando che la psicologia dovesse essere rifondata su basi scientifiche, escludendo concetti di derivazione filosofica troppo vaghi, poiché impossibile ricondurli a entità direttamente osservabili. Oggetto di studio di tale scienza sarebbe dovuto essere esclusivamente il comportamento manifesto, gli atti esteriori direttamente osservabili di un organismo in risposta agli stimoli dell'ambiente.
Il comportamentismo si oppone all'innatismo, considerando l'apprendimento come la continua creazione di nuove associazioni tra stimoli ambientali e risposte individuali. In tale ottica, il comportamento più complesso può essere scomposto ed esaminato nelle sue più piccole parti, corrispondenti a varie associazioni stimolo-risposta, in linea con il paradigma della semplificazione e il metodo scientifico positivista.
Solo il comportamento manifesto e osservabile ha legittimità scientifica, inteso come risposta di un organismo a stimoli ambientali. Concetti come "mente", "coscienza" e i metodi ad essi correlati, come l'introspezione, vengono esclusi. Lo sviluppo e la complessità dei comportamenti umani sono riconducibili a una lunga catena di apprendimenti successivi. Predisponendo l'ambiente in maniera adeguata, si possono forgiare tutti i comportamenti desiderati. L'apprendimento è visto come la continua creazione di nuove associazioni tra stimoli ambientali e risposte, frutto di vari tipi di condizionamenti e rinforzi.
Condizionamento e rinforzo
Il condizionamento classico di Pavlov consiste nell'emissione di una risposta naturale da parte del soggetto in seguito alla presentazione di uno stimolo non naturale. Watson pensava che tale principio di funzionamento animale ed umano avrebbe consentito di forgiare e addestrare l'individuo a essere ciò che l'adulto desiderava, senza distinzione riguardo alle variabili soggettive. Un bambino può diventare ciò che l’adulto vuole, indipendentemente da attitudini, abilità e tendenze, predisponendo tutte le condizioni adatte.
Il condizionamento classico non era sufficiente a spiegare anche i comportamenti umani più complessi. Skinner introdusse il concetto di condizionamento operante, secondo cui, se un comportamento emesso spontaneamente viene rinforzato, aumenterebbe la sua frequenza. Il concetto di rinforzo rappresenta un evento che aumenta la frequenza del comportamento che lo precede: esso è positivo se al comportamento segue una situazione piacevole, mentre è negativo se al comportamento segue la cessazione di una situazione spiacevole. Altro concetto del condizionamento operante è quello di punizione, un evento che diminuisce la frequenza del comportamento che la precede, ottenendo lo stesso effetto anche dal cessare della distribuzione di rinforzi a quel comportamento. Se un comportamento che fa parte del repertorio abituale di un organismo è rinforzato, la frequenza del medesimo aumenta.
Applicazione al linguaggio
La teoria comportamentista è stata applicata anche all'apprendimento del linguaggio (non l'acquisizione). B. Skinner, nel suo libro "Verbal Behaviour" (1957), descrive:
- Stimolo: il comportamento verbale dell’adulto (modelli di fonetica, fonologia, lessico, sintassi, grammatica, pragmatica, discorso, ecc.) della lingua di riferimento.
- Risposta: il comportamento del bambino, o dell'apprendente in generale, in rapporto allo stimolo.
- Rinforzo: negativo o positivo, come conferma o disconferma della correttezza della risposta.
- Forza del legame S-R: proporzionale al rinforzo ricevuto. Una risposta è tanto più apprendibile quanto più forte è il legame fra S e R osservato precedentemente.
Ruolo dell'apprendente
L’apprendente deve:
- Focalizzare attenzione e sforzo di imitazione verso le categorie di stimoli che l’adulto presenta come modelli (fonemi, vocaboli, frasi, ecc.).
- Cogliere i rinforzi positivi, ripetere e consolidare apprendimenti già confermati, evitando i comportamenti disconfermati.
- Conformarsi ai modelli della comunità linguistica di riferimento.
- Prevedere l’autorinforzo se il bambino si trova a esercitare in solitudine modelli linguistici già uditi.
In questo contesto, l'imitazione è importante, mentre la creatività è meno rilevante. L'errore non è mai positivo.
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