La comprensione di metafore in infanzia: problematiche evolutive e strumenti di valutazione
Comprendere metafore: la posta in gioco dal punto di vista metalinguistico, cognitivo, comunicativo e culturale
Comprendere e saper spiegare il significato delle metafore, quelle entrate nell’uso e quelle di nuovo conio, è un’abilità complessa. La rilevanza di questa complessità è stata colta da vari settori della psicologia: psicologia cognitiva, dello sviluppo, della comunicazione, sociale, psicolinguistica, psicoanalisi ed altre correnti teoriche in psicologia clinica, psicologia dello sport generando una vastissima letteratura da oltre quarant’anni (Mininni 1986, Cacciari 1991, Pinto, Danesi 1992, Morabito 2002, Paciolla, Natoli 2004, per citare solo alcuni volumi italiani).
Per secoli di dominio esclusivo di letterati, filosofi, linguisti, a titolo di “figura di stile”, nel solco di una tradizione che risale alla Poetica di Aristotele, la metafora viene ora rivendicata dagli psicologi come ambito in cui si giocano processi affettivi, cognitivi e comunicativi. Ciò risalta particolarmente quando si studiano momenti nodali dello sviluppo, si confrontano soggetti normodati con altri caratterizzati da deficit cognitivi o da alcuni tipi di patologie della comunicazione.
L’aspetto cognitivo e metalinguistico della comprensione di metafore
Esempio tratto dal test TCM: “L’intelligenza è un grattacielo”: Quali sono i processi cognitivi e linguistici necessari alla spiegazione del senso possibile?
Capire l’accostamento tra “Intelligenza”, tecnicamente il “tenore” (T) (Richards 1936) e “grattacielo”, tecnicamente il “veicolo” (V) richiede di:
- Analizzare le rappresentazioni evocate sia da T che da V
- Tentare di giustificare i fondamenti dell’accostamento
- Identificare ciò che fa da “ponte”, detto anche “terreno comune” o “base” (in inglese: “ground”)
Infatti, né sul piano logico né su quello reale, si può affermare che tutta l’intelligenza si esaurisca in opere architettoniche né che una particolare opera, il grattacielo, sia esclusivamente un prodotto dell’intelligenza. È questa l’essenza della metaforicità dell’affermazione: Non è un’identificazione tra un’entità ed un’altra entità, ma una parziale e felice corrispondenza fra alcuni tratti caratterizzanti l’una e l’altra totalità. Saper cogliere quali siano questi tratti, rispettivamente del T e del V, tali da giustificare il loro accostamento, cosa faccia da “ponte” fra due entità eterogenee tra loro, in una maniera che può essere solo simbolica, comporta un insieme di abilità di analisi dei significati della lingua prettamente metalinguistiche. Nella fattispecie, si tratta di abilità metasemantiche (Gombert 1990).
Nello stesso tempo, il risultato di quest’analisi metalinguistica, equivale ad un vero e proprio atto di conoscenza, una nuova categorizzazione dei significati del T-intelligenza e del V-grattacielo. L’intelligenza viene inquadrata in una luce nuova, che ne evidenzia i tratti incrementali, stratificati, sfidanti. A sua volta, il grattacielo è inquadrato come espressione di intelligenza, nella fattispecie architettonica. Tratti che risaltano improvvisamente nel momento in cui vengono accostati per la prima volta in questa precisa espressione metaforica.
La natura cognitiva della comprensione di metafore si evidenza anche per via negativa, nel caso di interpretazioni letterali: Es.: “Si è intelligenti quando si è adulti, alti, come un grattacielo”, il paragone implicito della metafora si esaurisce in tratti puramente fisici.
Un altro tipo di lettura deformante è dato dalle interpretazioni metonimiche, dove il legame fra i significati si stabilisce per contiguità spazio-temporale. (Causa/effetto; contenente/contenuto, strumento/utente). Es.: “Le persone intelligenti ci vanno, ci lavorano nei grattacieli” o “Si vedono, nei film, persone intelligenti che discutono dentro i grattacieli”. L’impressione di riduttività di queste interpretazioni deriva proprio dalla scarsa rilevanza dell’analisi compiuta su T e su V ai fini del ponte metaforico che li lega. N.B. Non si tratta della metonimia come figura di stile ma di un procedimento metonimico, una “scorciatoia mentale” rispetto al lavoro di astrazione da farsi su T e V.
L’aspetto comunicativo della comprensione di metafore
Nella comprensione di metafore non è in gioco solo un atto di conoscenza ma la capacità di entrare in una specie di “gioco di finzione” in cui bisogna ricostruire l’intenzione comunicativa dell’altro. Un enunciato metaforico, specie se di nuovo conio, ha sempre un carattere provocatorio. Bisogna “far finta” che T sia “in una qualche maniera V”. Comprendere metafore è quindi anche un atto di decentramento socio-cognitivo, (Doise-Mugny 1980). Bisogna entrare nella mente dell’altro, di quell’altro che ha potuto concepire quella interessante stranezza. Non a caso, i soggetti con gravi patologie della comunicazione, caratterizzate da ben note difficoltà ad entrare nella mente dell’altro, (Es. soggetti con disturbi dello spettro autistico) mostrano un preciso limite di fronte alla elaborazione della metafora. Anche quando sono brillanti nel linguaggio e nelle competenze cognitive, mostrano insofferenza rispetto alla richiesta di spiegazione, giocano con le parole, allontanandosi sempre più dal compito (Happé 1993; Melogno, Mazzoncini, Levi 2001; Melogno 2004).
L’aspetto culturale della comprensione delle metafore
L’atto di comprensione della metafora comporta anche la capacità di entrare in un gioco culturale. Ogni enunciato metaforico attinge i suoi significati ad una determinata cultura e vale entro il perimetro di questa. Ciò significa che può non aver senso in un’altra o anche in un’altra fase storica di questa. Prima dell’esistenza dei grattacieli, una concezione incrementale e sfidante dell’intelligenza avrebbe dovuto cercarsi altri veicoli metaforici. Prima del computer, la metafora “la mente è un computer”, alla base di tutta la psicologia cognitiva (Neisser 1967) non avrebbe avuto senso e sarebbe tuttora un nonsenso per chi non sapesse dell’esistenza del computer.
Le problematiche evolutive: ma comprendere e produrre metafore è cosa per bambini?
Quali i rapporti fra infanzia e metafore? Quali le fasi rilevanti di sviluppo? Quali differenze fra saper produrre, più o meno spontaneamente e felicemente, metafore?
-
Psicologia dello sviluppo e dell educazione
-
Paniere psicologia dello sviluppo e dell educazione
-
Psicologia dell'adolescenza
-
Psicologia generale