Processi e gestione della
qualità nell’industria
alimentare
UNIPR III° anno
A.A. 2018/2019
Corso: Scienze e Tecnologie Alimentari
PROCESSI E GESTIONE DELLA QUALITA’
LA WATER ACTIVITY 3
La tecnica degli ostacoli 7
TECNOLOGIA DELLA PASTA 9
Carboidrati 11
Proteine 12
Lipidi 12
Minerali e vitamine 13
La conservazione dei cereali e la produzione degli sfarinati 13
La produzione degli sfarinati (molitura) 14
Requisiti legali e tecnologici delle semole 16
L’impasto ed il glutine 17
Reologia degli impasti 17
La pastificazione 21
TECNOLOGIA DELLE PASTE FRESCHE 25
ENOLOGIA 28
La vinificazione in rosso 30
La vinificazione in bianco 32
Modificazione della composizione del mosto 34
Sfecciatura o defecazione 35
Vini novelli 36
Stabilizzazione ed imbottigliamento dei vini 39
Invecchiamento 41
CENNI DI TECNOLOGIE DELLE CONSERVE VEGETALI 43
CENNI DI TECNOLOGIA DI PRODUZIONE DI CONSERVE DI POMODORO 54
IGIENE E SANIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI ALIMENTARI 58
Procedure di pulizia e sanificazione 58
Lavaggi CIP 59 2
PROCESSI E GESTIONE DELLA QUALITA’
PROCESSI E GESTIONE DELLA
QUALITA’ NELL’INDUSTRIA
ALIMENTARE
LA WATER ACTIVITY
L’attività dell’acqua di un alimento è un indice qualitativo dell’acqua ed indica il rapporto tra la
tensione di vapore dell’acqua presente nell’alimento e la tensione di vapore dell’acqua pura.
a = p/p
w o
L’attività dell’acqua è la misura dello stato energetico dell’acqua in un sistema. L’effetto colligativo
delle specie dissolte (sale o zucchero) interagisce con l’acqua mediante legami dipolo-dipolo,
ionici e ad idrogeno. L’effetto della capillarità, dei legami ad idrogeno tra le diverse molecole di
acqua, l’interazione superficiale con gruppi chimici di molecole non dissolte (es: amido o proteine)
attraverso forze dipolo-dipolo, legami ionici e forze di Van Der Waals. È la combinazione di questi
differenti fattori nei prodotti alimentari a ridurre l’energia dell’acqua e a ridurre l’umidità relativa
comparata con l’acqua pura.
L’attività dell’acqua è molto importante, in quanto è uno dei principali fattori critici determinanti la
qualità e la sicurezza di un alimento.
L’attività dell’acqua influisce la shelf life, la sicurezza, la texture, il flavor e l’odore degli alimenti.
Mentre la temperatura, il pH e altri diversi fattori possono influenzare il “se” ed il “quanto
velocemente” gli organismi si possono sviluppare in un prodotto, l’attività dell’acqua può essere il
più importante fattore per il controllo della stabilità. La maggior parte dei batteri, ad esempio,
non crescono ad attività dell’acqua che presenta valori inferiori a 0.91, e la maggior parte delle
muffe cessano di svilupparsi a valori inferiori a 0,80.
Misurando l’attività dell’acqua, è possibile predire quali microorganismi potranno o potrebbero
essere o meno fonte di alterazione o pericolo in un alimento.
L’attività dell’acqua (e non il contenuto in acqua), determina il più basso limite di acqua
disponibile alla crescita microbica. Inoltre ad influenzare lo sviluppo microbico, l’attività dell’acqua
può giocare un ruolo significativo nella determinazione dell’attività enzimatica e può avere un
elevato impatto sul colore, l’aroma ed il sapore degli alimenti.
L’umidità totale, invece, è un indice quantitativo ed indica il contenuto in acqua totale di un
alimento (quindi sia di acqua libera che di acqua legata).
La relazione tra umidità ed attività dell’acqua è data dall’isoterma di adsorbimento. Il rapporto
dell’attività dell’acqua che va da 0 ad 1, risente della composizione dell’alimento, quindi l’acqua
che va ad interagire con l’alimento sarà più o meno legata a seconda delle caratteristiche dei
componenti dell’alimento stesso.
Globalmente parlando, quindi, la formula dell’a definisce quanto sono intensi i legami che
w
l’acqua fa con i soluti presenti nell’alimento. I due estremi sono delimitati dal fatto che si ha un
alimento completamente anidro, e misurando la tensione di vapore dell’acqua di quell’alimento si
3
PROCESSI E GESTIONE DELLA QUALITA’
riscontrerà 0, viceversa se si prende
un alimento ideale “acqua distillata”,
si avrà un rapporto pari ad 1. Quando
si va a mettere in relazione il
contenuto in acqua con la variazione
dell’attività dell’acqua, in funzione
della composizione e della struttura
dell’alimento, l’acqua reagirà in modo
imprevedibile e tali relazioni daranno
origine a diversi valori di attività
dell’acqua in funzione della tipologia
dell’alimento. Quindi, non si può dire
in assoluto come cambia l’attività
dell’acqua in funzione dell’umidità,
ma occorre definire la zona o regione
alla quale si fa riferimento. Ad
esempio nella zona 1, si ha una
relazione di tipo “Y=X”, quindi
lineare a proporzionalità diretta. In
zona 2, si assiste invece ad un elevato aumento di attività dell’acqua per piccoli incrementi di
contenuto in acqua. In zona 3, invece, l’attività dell’acqua cambierà poco all’aumento di elevate
quantità di acqua.
L’isoterma è in relazione con diverse caratteristiche del prodotto, come ad esempio la friabilità o
la corccantezza. Ad esempio, un grissino appena prodotto, può rientrare in zona 1, ma in funzione
del tempo può assorbire umidità spostandosi rispettivamente i regione 2 e 3, perdendo di
conseguenza corccantezza: questo è correggibile andando a utilizzare packaging opportuni
impermeabili al vapore d’acqua.
Dato un alimento sconosciuto, è possibile quindi immaginare l’isoterma corrispondente in
funzione della composizione di tale alimento. Esistono manuali contenenti diverse isoterme
costruite da ricercatori per diversi alimenti: infatti, per costruire un’isoterma, occorrerebbe andare
a valutare la variazione in termini analitici dell’attività dell’acqua in funzione del contenuto in
acqua.
Ad esempio, a destra, è rappresentata
l’isoterma dei cornflakes. Questa isoterma è
stata costruita andando a far asciugare il
prodotto in una stufa, pesando il prodotto fino a
quando il peso diventa costante (ovvero fino a
quando l’acqua non evapora più) e quindi
l’acqua non è più presente. A questo punto si
hanno i cornflakes “secchi” e se ne misura
l’attività dell’acqua, che sarà più o meno zero. Il
cornflakes secco viene umidificato (con un
umidificatore, ad esempio), pesato, e viene
misurata l’attività dell’acqua. Tra la
nebulizzazione e la misurazione occorre far
trascorrere un tempo necessario per il
raggiungimento dell’equilibrio. Questo è l’unico
modo per riuscire ad avere in modo chiaro una isoterma di un prodotto. Basta cambiare un 4
PROCESSI E GESTIONE DELLA QUALITA’
minimo della composizione per far cambiare
anche più o meno sensibilmente l’isoterma.
Se si fa il contrario, ovvero se si umidifica
completamente il prodotto e si va a far
evaporare l’acqua misurando l’attività
dell’acqua, si noterebbe un Δ tra
l’assorbimento ed il desorbimento,
mantenendo quindi una sorta di
irreversibilità.
Una ulteriore considerazione da fare è la
seguente equivalenza:
a = P/Po = ERH(%)/100
w
Dal momento in cui un alimento, o più in
generale un materiale, è in equilibrio
termico e materiale con l’atmosfera
circostante, l’attività dell’acqua è equivalente
all’umidità relativa dell’ambiente su 100. L’attività dell’acqua è un rapporto tra tensioni di vapore
relative all’alimento, mentre l’umidità relativa (ERH) è il rapporto tra la quantità di acqua contenuta
nell’atmosfera rispetto alla quantità di acqua totale. Questa isoterma dimostra
la capacità di crescita dei
microorganismi e le
cinetiche delle reazioni al
variare dell’attività
dell’acqua dell’alimento.
L’abbassamento dell’aw è
possibile ottenerlo sia
togliendo acqua
(essicazione) sia
aggiungendo soluti (ad
esempio la salatura). Il
processo di produzione di
una marmellata consta di
fatto in diverse operazioni
di riduzione dell’attività
dell’acqua, raggiungibile
come goal mediante
l’utilizzo di calore, per
evaporazione, e per
aggiunta di soluti,
addizionando zucchero.
Sempre nel campo della frutta, è possibile diminuire ulteriormente l’attività dell’acqua senza
utilizzo di calore, aggiungendo solamente i soluti, come ad esempio accade con il processo di
canditura. 5
PROCESSI E GESTIONE DELLA QUALITA’
Qui sotto vengono riportate delle tabelle assolutamente indicative inerenti all’attività dell’acqua e
la stabilità microbiologica degli alimenti:
Minimal Aw for growth and toxin production by Microorganisms of public health concern
Microorganism Minimal a for Toxin Reference
w
Growth Toxin
production
Bacteria Baird-Parker and freame (1967)
Clostridium Botulinum 0.93 Type A Ohye and Christian (1967)
0.95 0.95 Type A Kautter at al. (1979)
0.94 Type A Baird-Parker and freame (1967)
0.93 Type B Ohye and Christian (1967)
0.94 0.94 Type B Kautter at al. (1979)
0.94 Type B Baird-Parker and freame (1967)
0.95 Type E Ohye and Christian (1967)
0.97 0.97 Type E Ohye et al. (1967)
0.95 Type E Emodi and lechowich (1969)
0.97 Type E Briozzo et al. (1986)
0.96 0.96 Type G Kim (1965)
Clostridium Perfringes 0.93-0.95 Kang et al. (1969)
0.95 Scott (1957)
Bacillus cereus 0.95 Jakobsen et al. (1972)
0.93 Raevuori and Genigeorgis (1975)
0.95 Scott (1957)
Staphylococcus aureus 0.86 Marshall et al. (1971)
0.86 Troller (1972)
< 0.90 Enterotoxin A Lotter and Leinstner (1978)
0.87 Enterotoxin A Troller (1971)
0.97 Enterotoxin B Notermans and Heuvelman (1983)
0.87
Molds Ayerst (1969
Aspergilluis flavus 0.78 Diener and Davis (1970)
0.84 Aflatoxin Nottholt et al (1977)
0.80 0.83-0.87 Aflatoxin Nottholt et al (1978)
A. Parasiticus 0.82 0.87 Aflatoxin Lotzsch and Trapper (1978)
0.82 6
PROCESSI E GESTIONE DELLA QUALITA’
La problematica dell’industria alimentare è inerente al controllo del valore di attività dell’acqua
nell’alimento. Generalmente il controllo dell’attività dell’acqua negli alimenti avviene mediante:
Raggiungimento dell’equilibrio con l’umidità relativa nota dell’atmosfera;
• Rimozione dell’acqua;
• Addizione di soluti (zuccheri, sale, alcoli poliidrati, glicole propilenico, …).
•
I metodi più classici per misurare l’attività dell’acqua sono:
Igrometri elettrici: consiste in un potenziometro, un vano per il campione ed un sensore con
• un elettrolita immobilizzato (es: cloruro di litio). I cambiamenti in ERH sono riflessi nel
cambiamento della conduttanza della corrente attraverso un sensore. È un sistema tipicamente
lento e richiede una calibrazione di routine con gli standard.
Misurazione del punto di rugiada: si usa uno specchio freddo con una superficie condensante.
• Lo specchio viene raffreddato, avviene la condensazione dell’acqua e la temperatura di
condensazione è indicativa del punto di rugiada. Il valore di ERH deriva dalle carte
psicometriche. È un metodo molto veloce e accurato ed inoltre non è richiesta una calibrazione.
La tecnica degli ostacoli
Questa tecnologia è un concetto che ha preso piede in molti prodotti, per la realizzazione di
prodotti stabili sicuri nutrienti e buoni. Implica e coinvolge la combinazione intelligente di diversi
fattori di conservazione o tecniche multi-target anche con trattamenti mild.
In pratica, tratta il raggiungimento della stabilità di un alimento con una combinazione di metodi
differenti (pH, temperatura, attività dell’acqua, concentrazione di sale, …). Questo viene
introdotto in contrasto all’utilizzo di un unico metodo di risanamento degli alimenti (tipicamente
sterilizzazione). Tuttavia, non tutti gli
alimenti si possono sottoporre a
sterilizzazione senza perdere
necessariamente qualità (ad esempio le
carni, gli affettati, prodotti a base di frutta o
comunque facilmente deperibili).
Oggigiorno, grazie all’aumento dei
contenuti di servizio degli alimenti, si
utilizzano tecniche combinate che riescono
a salvaguardare il più possibile
compatibilmente al tipo di prodotto
l’aspetto organolettico-sensoriale relativo
alla sicurezza. Giocando su una serie di
interventi calibrati, è possibile mantenere al
massimo le caratteristiche organolettiche e
controllare tutti gli eventi avversi
caratteristici di prodotti ad elevata attività
dell’acqua (prodotti deperibili). Ad
esempio, un’insalata di pesce è un
prodotto che per essere reso stabile viene
acidificato con acidi deboli (acidificazione 7
PROCESSI E GESTIONE DELLA QUALITA’
debole), viene confezionato in una vaschetta impermeabile all’ossigeno e viene sottoposto a
trattamenti blandi di pastorizzazione mirata a certi tipi di microorganismi; successivamente un
altro ostacolo imposto è la refrigerazione fino al consumo. In questo esempio sono stati applicati
quattro ostacoli. 8
PROCESSI E GESTIONE DELLA QUALITA’
TECNOLOGIA DELLA PASTA
Si parlerà di due tipologie di prodotti: le paste fresche e le paste secche. Questi due prodotti
hanno tecnologie produttive completamente differenti.
In questa tecnologia si parlerà di grano, in particolare di frumento che assieme a miglio, mais,
segale ed orzo sono alla base della dieta della popolazione mondiale. Si stima che le specie
commestibili di cereali e legumi siano circa 30.000: tra queste c’è stato un processo selettivo (non
OGM) per la selezione di cultivar più resistenti che ha fatto si che quelle specie siano oggi circa
poco meno di un migliaio.
Un aspetto di cui occorre tener conto è che si stima che dal 30 al 40% del prodotto coltivato
viene perso e deteriorato da agenti microbiologici e biotici. Fatto quindi 100 ciò che si coltiva,
quello che arriva sulle tavole delle persone è all’incirca il 60%. La mancanza di infrastrutture in
paesi in via di sviluppo capaci di mantenere e preservare l’integrità di questi prodotti essenziali
all’alimentazione delle persone è ciò che contribuisce a questa problematica. Questo dipende da
diversi fattori, dal livello di sviluppo di molte società e da come è stata impostata una politica di
aiuto da parte di molti paesi in via di sviluppo.
I cereali sono senza dubbio i vegetali più largamente coltivati al mondo: si stima che circa i due
terzi della superficie coltivabile sulla terra siano dedicati alla loro produzione. I prodotti della
trasformazione dei cereali costituiscono da sempre gli alimenti "di base" per l'uomo. I cereali
rappresentano infatti un'ottima fonte energetica, una discreta risorsa di proteine, vitamine e sali
minerali e possono essere trasformati in un'ampia gamma di prodotti, soddisfacendo le abitudini
e le tradizioni alimentari più diverse.
Il termine "cereali" definisce le piante afferenti alla famiglia delle Gramineae, coltivate per i loro
particolari frutti, botanicamente definiti “cariossidi", comunemente ma impropriamente chiamati
semi.
I principali cereali coltivati sono i seguenti: frumento, riso, mais, orzo, avena, segale, miglio e
sorgo.
La produzione cerealicola mondiale nel 1995 è stata globalmente di 1.900 milioni di tonnellate, di
cui il 25% è rappresentato dal frumento.
Questa disponibilità, se equamente suddivisa tra la popolazione mondiale, potrebbe essere
sufficiente a fornire circa 1 kg di cereali/procapite/die. Va tuttavia sottolineato che solo il 50%
circa della produzione totale viene utilizzato per alimentazione umana, mentre un terzo del
raccolto è destinato all'alimentazione animale e percentuali variabili vengono impiegate per altri
scopi; infine non va dimenticato che una quota considerevole di materiale viene purtroppo persa
per infestazioni di varia origine (microbiche, roditori, insetti, ecc.) o per condizioni di
conservazione non appropriate.
La cariosside dei cereali è un frutto il cui corpo fruttifero è tutt'uno con il seme, di piccole
dimensioni, variabili comunque a seconda della specie. La struttura anatomica della cariosside di
tutti i cereali è sostanzialmente simile. Si riconoscono infatti tre regioni principali, corrispondenti a:
Tegumenti (sia del frutto che del seme),
• L'embrione (comunemente definito germe),
• L’endosperma amilaceo o mandorla farinosa.
• 9
PROCESSI E GESTIONE DELLA QUALITA’
Ognuna di queste regioni è composta da
più strati e possiede un'organizzazione
strutturale ed una composizione chimica
diversa e specifica per meglio rispondere
alla propria funzione biologica. Una volta
stoccata al 12-13% di umidità relativa, la
cariosside, se conservata attorno ai
16-18°C possono avere una shelf life
lunghissima. Se la stessa cariosside è
esposta ad ambienti con umidità maggiori,
la
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Esame Tecnologia dei Processi Produttivi, riassunto