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In bilico tra pace e guerra inflitte da Israele contro i villaggi della Giordania prima e del Libano poi per

La stessa eterogeneità che vale per gli attori vale per gli scopi. Il metodo terroristico ha indurre i rispettivi governi a frenare le incursioni dei gruppi armati palestinesi e

una parentela soltanto parziale con la guerra offensiva. È vero che, per essere efficace, degli Hezbollah libanesi sul territorio israeliano. In questi casi, scrive Walzer, le

esso deve basarsi sulla sorpresa, ma questo non significa essere scopi non possano rappresaglie hanno la forma di un avviso. La stessa logica è riconoscibile nella

essere difensivi. Come la guerriglia, il terrorismo è sempre offensivo dal punto di vista minaccia esplicita di rappresaglia rivolta da Churchill alla Germania nei primi

tattico, ma può essere offensivo che difensivo dal punto di vista strategico e mesi della seconda guerra mondiale. Mentre niente distingue queste minacce da

rivoluzionario che conservatore dal punto di vista politico. Anche il rapporto con la quella che organizzazioni non governative come Hamas e la Jihad islamica

guerra si approfondisce e si complica. Se, al livello più superficiale, la minaccia e l'uso rivolgono periodicamente a Israele, per cercare di dissuaderlo dal proseguire

del terrore sembrano non poter servire ad altro che a sforzarsi di vincere, altri possibili certe operazioni o da intraprenderne altre. In casi come questi, l'inefficacia del

obiettivi riaffiorano proprio la dove la guerra si incontra e si confonde con la pace. Con terrorismo non discende dalla sua logica, ma dalla sua millanteria.

questa distinzione, il metodo terroristico intrattiene un rapporto ambiguo, controverso 4. La minaccia del terrore può essere impiegata per prevenire la guerra. Se, a

e paradossale. La minaccia o l'uso del terrore indiscriminato, infatti, possono sì essere differenza della Luftwaffe, la RAF optò per il bombardamento strategico

un modo di rendere intollerabile una guerra in corso, ma possono anche essere un invece che per il sostegno al combattimento perché, a differenza della

modo di provocarla; possono essere un'arma in più nelle mani dei contendenti, ma Germania, la Gran Bretagna non si separava a essere più forte sul campo di

anche un modo di privare di significato le armi che già possiedono; possono avere come battaglia, bensì a evitare a ogni costo una nuova guerra. Fu proprio questa

unico effetto quello di aumentare i costi politici, economici e umani della guerra, oppure logica a sostenere la MAD. Dopo che, nel corso della seconda guerra mondiale,

possono elevare a tal punto tali costi da trasformare la guerra in una opzione l'uso del terrore contro la popolazione nemica era già diventato un modo

impraticabile. Dall'ultimo secolo la minaccia e l'uso del terrore hanno svolto un ruolo abituale di condurre la guerra, la sua minaccia divenne il modo paradossale di

crescente nei rapporti internazionali, dove hanno prodotto una analoga perversione del ottenere la pace.

rapporto tra guerra e pace. Almeno cinque sono state le forme assunte da questa 5. Il potere di infliggere sofferenze alla popolazione civile può diventare un modo

perversione: di sostituire la guerra, nel senso più compiuto della diplomazia della violenza di

1. La prima, meno problematica, a una natura apertamente bellogena: oltre che Schelling: costringendo il nemico a scegliere tra l'accomodamento e la vita.

per vincere, il terrorismo è stato e può essere impiegato per provocare la Questo è il posto che spetta a ogni misura anche non militare diretta a

guerra, come riuscì agli attentatori di Sarajevo nel 1914 e al fronte di liberazione influenzare le scelte di un governo attraverso l'iscrizione di sofferenze alla sua

nazionale algerino. popolazione: come l'embargo delle Nazioni Unite contro l’Iraq, vero e proprio

2. Una contaminazione già più profonda ha luogo quando la minaccia e l’uso del monumento a una diplomazia multilaterale ma discriminante, non violenta ma

terrore sono diretti non a provocare, ma a denunciare la guerra. Questo fu, per disponibile all'omicidio di massa, conforme al diritto internazionale ma

esempio, lo scopo delle imprese europee del terrorismo palestinese nel corso portatrice di una logica compiutamente e subdolamente terroristica.

degli anni 70; mentre lo stesso scopo è facilmente rintracciabile nelle imprese Il terrore efficiente

terroristiche condotte nell'ultimo secolo e mezzo da movimenti e gruppi L'ultimo dei luoghi comuni è quello per il quale il terrorismo non funzionerebbe mai e

nazionalisti in nome di una miriade di popoli e minoranze oppresse ma prive di non avrebbe mai funzionato. Tale affermazione riferita agli Stati non ha alcun

riconoscimento internazionale, come gli armeni e i macedoni. In tutti questi fondamento, dato che la minaccia e l'uso del terrore si sono rivelati efficaci in alcuni casi

casi, il processo di contaminazione tra pace e guerra consiste in un effetto di e inefficaci in altri: non sono riusciti a prevenire la seconda guerra mondiale, hanno

diffusione dei conflitti: la violenza è trapiantata da uno spazio in cui c'era già a avuto ruolo presumibilmente fondamentale nell'evitare una terza; non hanno potuto

uno spazio in cui non c'era ancora, mentre proprio questo spaesamento impedire che tutte due le parti ricorressero ai bombardamenti indiscriminati contro le

costituisce il suo specifico scopo politico. città, ma le hanno almeno trattenute dall'impiegare l'arma estrema; hanno fallito quando

3. La minaccia e l’uso del terrore sono stati e possono essere concretamente si sono proposti di fiaccare il morale della popolazione, ma hanno ottenuto ciò che si

impiegati proprio per l'obiettivo opposto di limitare la guerra, attraverso proponevano quando hanno trovato uno strumento capace di condensare la parsimonia

l'insostenibilità di un conflitto senza regole, come la rappresaglia. Ma (Walzer) a e il simbolismo del terrore in un unico atto (Hiroshima e Nagasaki). Le cose non stanno

differenza degli attacchi terroristici indiscriminati contro i civili, la rappresaglia troppo diversamente neppure per gli attori non statuali: la minaccia e l'uso del terrore

dovrebbe essere rivolta soltanto contro i responsabili della violazione. Tuttavia, hanno contribuito a conseguire gli obiettivi che si erano proposti, quali l'indipendenza

nella pratica, distinguere è spesso impossibile, come nel caso delle rappresaglie nazionale dalla dominazione straniera, come nel caso di Cipro, o un'indipendenza 5

perfezionata dall'espulsione delle comunità diverse da quella titolare, come nei casi di presupposti politici, filosofici e giuridici. Fu proprio la presenza di una nozione

Israele e dell'Algeria, o l'erosione del sostegno a governi considerati come pure e forte di che cosa avrebbe dovuto essere e normalmente era la convivenza civile

semplici emanazioni dell'occupazione straniera, come nella campagna dei vietcong. che consentì di concepire il terrorismo come l'esatto opposto di tale

La nozione politica e giuridica di terrorismo. Una parola tardiva. condizione. Questo ruolo venne di norma svolto dalla fine del settecento dalla

La parola terrorismo è specificamente moderna, così come moderno è il tentativo di diffusione di pratiche disciplinate le storie di esercizio del monopolio statuale

elaborare un criterio razionale di comprensione della realtà e della dinamica del sulla violenza legittima, in antitesi alle quali potevano apparire terroristici sia

terrorismo come dimensione autonoma dell'uso della violenza. Immemorabile nel l'uso improprio, abnorme del potere sanzionatorio dello Stato, sia l’uso extra

lessico religioso, psicologico, estetico e giuridico, nel lessico politico il termine terrore legale della violenza da parte di soggetti privati del diritto di impiegarla. Nel

figura esplicitamente in Hobbes, come mezzo a disposizione del potere coercitivo per primo senso, terrorismo prese a significare la minaccia e l'uso del terrore da

assicurarsi l'obbedienza dei sudditi, quindi in un senso positivo. Mentre, almeno a parte dei titolari del potere, fino al sovvertimento sistematico del rapporto tra

partire da Montesquieu, esso acquista una connotazione sempre più negativa, in quanto delitto e castigo. Nell'altro senso, terroristici divennero gli atti di violenza

principio specifico del dispotismo. Con la radicalizzazione del movimento giacobino e commessi da soggetti privati del diritto di impiegare legittimamente la violenza

l'acuirsi dei conflitti interni e internazionali, il terrore mutò drasticamente accezione, per e diretti contro il soggetto, lo stato che di tale diritto aveva acquisito il

trasformarsi nello strumento per eccellenza della difesa della rivoluzione. Tra il 1793 e il monopolio. Una volta che lo Stato venne riconosciuto come il produttore

1794 l'ondata di paure canalizzata da Robespierre e Saint-Just in un progetto dichiarato esclusivo di pace, ordine e normalità, terrorismo divenne tutto ciò che non

di terrore, razionalmente strumentale e legittimato dal richiamo allo stato di eccezione. rinunciò a colpire lo Stato colpendo la sua invenzione. Nella convivenza

Questa paura organizzata, moderna per senso tattico e spirito organizzativo, è la matrice politica internazionale, invece, l'uso della parola terrorismo e dei suoi derivati

dell'uso contemporaneo del termine terrore. I suoi derivati nacquero negli stessi mesi rimase marginale fino a tutta prima guerra mondiale per diffondersi solo più

con un'accezione quasi sempre negativa. Se, tra l'estate del 1793 e la prima metà del tardi, a mano a mano che le offensive aeree contro le città, da un lato, e la

1794, il termine terrore e, molto più raramente, in termini "terrorismo" e "terrorista" diffusione e il rafforzamento della guerra partigiana dall'altro, misero

avevano potuto essere impiegati in senso positivo, a partire dal colpo di Stato del 9 apertamente in questione anche il modo in cui, fino allora, gli Stati europei

Termidoro (27 luglio 1794) essi acquisirono una connotazione opposta, si sarebbe avevano normalmente praticato e concepito la guerra fra di loro.

consolidata con l'avvento della Restaurazione e avrebbe ricevuto in proprio sigillo 2. Il secondo e più importante carattere della parola terrorismo mischia due

definitivo dopo la nuova frattura del 1848-49. eccezioni diverse: la prima è quella del progressivo superamento dell’hortus

Con i moti rivoluzionari del biennio e la diffusione delle rivendicazioni nazionaliste e clausus dei combattenti, con l'impiego da parte di questi ultimi di strumenti

del movimento anarchico, infatti, il legame tra il terrore e l'esperienza storica della terroristici contro il territorio la popolazione dei propri nemici; la seconda, più

rivoluzione francese cominciò finalmente ad allentarsi. In Russia, la parola terrorismo e radicale, è quella del progressivo indebolimento della presa degli Stati sulla

i suoi derivati rovesciarono il proprio rapporto con lo Stato, in una combinazione che politica internazionale, con l’irruzione di portatori alternativi di violenza

non li avrebbe più abbandonati: sorti per designare uno strumento di chi esercitava il organizzata. Entrambe le eccezioni hanno che fare con la rottura dei limiti della

potere, essi finirono per designare uno strumento di chi il potere lo combatteva. La guerra, ma la prima presuppone un accordo su come e contro chi la guerra

natura che essi avevano già, di mezzo estremo si saldò con la nozione di illegalità: a dovrebbe essere e normalmente è combattuta, mentre la seconda ne

partire dalle campagne terroristiche contro il governo zarista e dopo l'ondata di attentati presuppone uno su chi dovrebbe essere e normalmente è a combatterla.

del ventennio 1880-1904, "terrorismo" sarebbe stato etichettato l’impiego illegale della La parola terrorismo, mettendo sotto la stessa etichetta un metodo e dei soggetti, rischia

forza contro il potere legale dello Stato. di nascondere il fatto che il primo non è necessariamente associato ai secondi mentre i

Genealogia di una eccezione ambigua secondi non sono necessariamente destinati al primo. Da un lato, atti di violenza

I tratti più significativi dell'uso politico della parola terrore e dei suoi derivati sono: programmaticamente rivolti contro i civili possono benissimo essere, storicamente,

1. Il primo e più fondamentale è già contenuto nel fatto che, a un certo punto sono stati ripetutamente compiuti da soggetti di diversa natura. Dall'altro lato, gli stessi

della storia, la continuità del metodo terroristico abbia potuto finalmente essere attori non statuali possono impiegare mezzi di varia natura, dal terrorismo alla guerriglia

trattenuta in una parola. Quando pratiche immemorabili diventano oggetto di alla guerra regolare. Il rapporto tra norma e l'eccezione si riapre, si complica e prende

acquisizione consapevole è perché trovano finalmente posto nello spazio due strade diverse, che conducono ai due principi basilari di tutti i tentativi storici di

categoriale e prospettico del loro tempo, diventano coerenti con i concetti, le limitazione della guerra: che non tutti gli individui possono essere oggetto di atti di

metafore e le analogie dello stile di pensiero dominante e compatibili con i suoi violenza e che non tutti possono impiegarla. 6

Nelle mani del grande definitore. Il terrorismo come doppio della guerra interstatale. il terrorismo come un nemico prima che come oggetto di studio e sanno

La nozione di terrorismo ha finito per designare non una generica eccezione alle buone benissimo che lo scontro ha inizio e si decide sul terreno della comunicazione.

regole della guerra, bensì un'eccezione specifica e giuridicamente definibile alla guerra L'altra pressione riguarda, invece, la domanda di conoscenze sul terrorismo,

interstatale come modello esclusivo della competizione internazionale. Terrorismo è che tende inevitabilmente a crescere ogni volta che un'offensiva terroristica in

solo ciò che non rientra nella guerra legale tra gli Stati. corso.

Questo rapporto essenziale con l'equiparazione tra politica internazionale e politiche L’indefinibilità del terrorismo e l'erosione della nozione di guerra normale

interstatale è il terzo elemento della nozione corrente di terrorismo. Rispetto alla Malgrado la sua origine recente e malgrado, soprattutto, la sua recezione nel lessico della

continuità storica della minaccia e dell'uso del terrore, essa introduce una caratteristica politica interstatale, sul piano internazionale il concetto di terrorismo non ha ancora

discontinuità tra soggetti autorizzati e non autorizzati all'impiego della violenza, che ha ricevuto una definizione condivisa e giuridicamente vincolante. Una volta che questa ha

conseguenze imponenti sul rapporto tra norma ed eccezione: assunto il contenuto peggiorativo, l'impossibilità di concordare sul suo significato non

1. La prima conseguenza è la capacità predatoria che l'enfasi sulla natura dei farebbe che riflettere l'impossibilità di porre fine ai conflitti (connotazione polemica). A

soggetti ha su quella degli attori terroristici. Contrariamente a ciò che avviene differenza che nel sistema politico internazionale, in tutti i sistemi politici interni esiste

per gli Stati, la minaccia e l'uso del terrore hanno un potere contaminante sulla un consenso politico e giuridico su che cosa sia il terrorismo e su chi siano i terroristi.

natura dei soggetti che li impiegano. Di questa confusione la nozione di Proprio questo consenso è ciò che è sempre mancato, invece, in occasione dei tentativi

terrorismo internazionale costituisce la vera e propria apoteosi. Nella di pervenire a una convenzione internazionale contro il terrorismo, che si sono arenati

personificazione che suggerisce c’è ancora di più che la confusione tra il tutti di fronte allo stesso problema: c'è sempre stato qualcuno che ha riconosciuto

metodo e i soggetti; il metodo è trasformato direttamente il soggetto, mentre la scusanti all'impiego della violenza da parte di soggetti diversi dagli Stati. Tutte queste

varietà dei soggetti è annullata dall'impiego dello stesso metodo. eccezioni si sono appoggiate al comune convincimento che, a certe condizioni, il

2. La seconda conseguenza dopo che il fragile equilibrio tra legittimità e monopolio dello Stato sulla guerra potesse essere superato.

innocenza. Nello stesso momento in cui si definisce terroristica qualunque La mancanza di una definizione condivisa posta nuovamente al rapporto tra norma ed

azione di guerra compiuta da soggetti non autorizzati, che sia rivolta contro eccezione. Nella stessa epoca storica in cui la parola veniva coniata, cominciava anche

militari o contro civili, si apre per i soggetti autorizzati uno sterminato spazio di ad erodersi la condizione normale da cui, come ogni eccezione avrebbe dovuto ricavare

innocenza, all'interno del quale può tornare ad apparire legittimo qualunque il proprio significato. L'emergere di differenze tra gli Stati segnalano già un

atto di guerra. indebolimento della distinzione principale tra guerra legittima e illegittima. Il monopolio

3. La terza conseguenza è che anche quando non si distinguono tra loro, gli stessi statuale sull'uso della violenza organizzata ha perso progressivamente la propria

atti sono definiti terroristici oppure no a seconda che siano commessi da attori effettività ed è stato dato sempre più spesso anche sul terreno della legittimità.

non statuali o da Stati. La parola terrorismo più che distinguere troppo poco tra GUERRA SENZA LIMITI E GUERRA LIMITATA. I FRENI

combattenti legittimi e illegittimi, distinguere troppo tra regolari e irregolari. In CLAUSEWITZIANI.

un caso le violazioni sono racchiuse sotto l'etichetta di "crimini di guerra"; Le condizioni che rendono possibili le limitazioni della guerra e senza le quali, in

nell'altro caso sono definite come terrorismo e affidate al diritto penale. qualunque contesto storico, la loro tenuta diventa problematica o impensabile, possono

Quando sono commessi da Stati alcuni degli stessi atti che figurerebbero come essere raggruppate in due grandi insiemi: il primo è il potere e il secondo sono le

terroristici se commessi da attori non statuali cessano del tutto di figurare come istituzioni. Il primo non richiede l’esistenza di un tessuto sociale tra gli attori, anzi opera

violazioni. È qui che la nozione dominante di terrorismo internazionale rivela anche tra assoluti estranei che entrino sporadicamente in contatto fra loro, oppure sono

fino al fondo il proprio significato, che non è quello di riaffermare il principio costretti ad avere relazioni anche senza accettarsi e riconoscersi reciprocamente. L’altro,

dell'immunità dei non combattenti ma quello di ribadire il monopolio degli al contrario, richiede che gli attori si sentano già parte di un insieme comune. Se il

Stati sulla guerra. primo può esercitare le proprie condizioni di costrizione anche senza un accordo tra le

4. Infine, questa nozione tutta improntata alla centralità e all'innocenza dello Stato parti, il secondo ha bisogno che queste siano già d’accordo che la guerra non debba

influenza anche il modo in cui il terrorismo viene studiato, ricostruito pregiudicare le loro relazioni future.

storicamente e catalogato. La categoria di terrorismo è stata lentamente Tra continuità e discontinuità. La guerra e i diversi esiti dell’anarchia

istituzionalizzata e deve la propria nascita e la propria riproduzione a pressioni internazionale.

istituzionali di tutti i tipi alle quali se ne aggiungono due meno comuni. La Il rapporto tra forma della guerra e forma della convivenza internazionale ha un

prima riguarda direttamente gli specialisti dell’antiterrorismo che percepiscono carattere costituente: prima ancora di distinguere tra loro i diversi scenari internazionali,

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l’ammissibilità della guerra riflette la differenza costitutiva tra politica interna ed interdipendenze ha il vantaggio di rendere più facilmente isolabili le singole guerre, ma

internazionale. La tradizione politico-giuridica moderna riconosce proprio in questo il lo svantaggio di renderle proprio per questo più combattibili. Si può dire che negli

massimo segno di continuità della politica internazionale: nel legame tra la mancanza di ultimi cinque secoli le guerre tra le grandi potenze europee poi mondiali abbiano

governo e l’ineliminabilità non delle singole guerre, ma della guerra come tale. Oltre che guadagnato in estensione e perso in isolabilità, tanto che la possibilità di combattere

espressione di continuità della politica internazionale, la guerra ne riflette le guerre locali non suscettibili di trasformarsi in guerre globali è diventata uno dei

discontinuità. Qui sta anche il primo e più appariscente scostamento della vita contrassegni inconfondibili della condizione periferica.

internazionale dalla condizione hobbesiana dello stato di natura, nonché la principale Infine, posto e natura della guerra cambiano periodicamente per effetto del grado di

debolezza dell’applicazione analogica della seconda alla prima: a differenza dell’anarchia omogeneità o eterogeneità degli attori; vale a dire a seconda di se e quanto essi siano

hobbesiana, l’anarchia internazionale non produce una condizione immutabile di guerra organizzati secondo principi simili e facciano appello a valori comuni. Tale oscillazione,

di tutti contro tutti, la cui sola via d’uscita è quella, radicale, di trasferire tutto il loro dalla quale Aron ricava una tipologia, quella tra sistemi internazionali omogenei ed

potere e tutta la loro forza a un solo uomo o a una sola assemblea di uomini. Al eterogenei, destinata a combinarsi con quelle relative al potere e allo spazio, ha un

contrario, la guerra continua a variare tanto nella frequenza che nella forma. impatto onnicomprensivo sulla morfologia della guerra. Il passaggio da sistemi

Ineliminabile, essa è anche la manifestazione di come l’anarchia internazionale non internazionali omogenei a sistemi internazionali eterogenei erode la riconoscibilità stessa

produca sempre lo stesso esito; di come la politica internazionale possa apparire a volte della guerra tra stati o, più in generale, tra unità politiche indipendenti quale forma di

prossima, a volte lontanissima dallo stato di natura; di come, a differenza che nella violenza diversa da quelle civili che hanno luogo al loro interno. Ogni volta che si

condizione hobbesiana l’anarchia non escluda affatto l’ordine, così come l’ammissibilità produce una situazione in cui ciascuno dei due campi fa appello a un’idea e in cui i

della guerra non condanna necessariamente a uno stato permanente e ubiquo di guerra campi sono divisi, perché numerosi cittadini non desiderano la vittoria della loro patria

senza limiti (tutti contro tutti). Se la continuità della guerra suggeriva in che cosa la se questa deve coincidere con la sconfitta dell’idea alla quale aderiscono le lotte dei

politica internazionale sia diversa dalla politica interna, le sue discontinuità suggeriscono partiti diventano oggettivamente episodi dei conflitti tra stati, così come i conflitti tra

in che cosa i singoli contesti internazionali possano essere diversi fra loro. I tre fattori stati diventano oggettivamente episodi delle lotte dei partiti. In tale condizione,

che Raymond Aron raccomanda di prendere in considerazione per avere il quadro di l’anarchia internazionale perde anche l’ultima delle mediazioni che la separano dallo

una congiuntura politica internazionale sono: la configurazione del rapporto delle forze, stato di natura hobbesiano. Quando, infatti, lo stesso Hobbes rappresenta la vita

le dimensioni della scena diplomatica e il grado di somiglianza tra gli attori. Il primo, la internazionale come una condizione nella quale gli stati vivono in perpetua guerra, egli

distribuzione del potere, agisce sull’elemento più superficiale di discontinuità della presuppone che siano gli stati a trovarsi in questa situazione, dopo aver risolto al

guerra: nei diversi contesti storici la guerra può risultare più o meno frequente, più o proprio interno la condizione anarchica di tutti gli altri soggetti. Nei sistemi

meno capace di coinvolgere i principali attori e più o meno incline a produrre da cause internazionali eterogenei, al contrario, anche questo presupposto torna in discussione,

relativamente secondarie, effetti sproporzionatamente ampi. Si può discutere se tale l’anarchia internazionale riassorbe un numero sempre crescente di soggetti, mentre la

diverso esito sia dipeso, e in quale misura, dalla distribuzione statica del potere violenza si riavvicina allo spettro originario della guerra senza limiti.

all’interno del sistema, dalla sua crescita differenziata o diseguale nel tempo, o dal grado Tra Kriegsspiel e violenza totale

di consolidamento del sistema internazionale e delle sue unità componenti. Ma si può Oltre che più o meno frequente e più o meno diffusa nello spazio la guerra può risultare

almeno affermare che le guerre europee e poi mondiali abbiano avuto, tra il XVI e il più o meno estesa sia quanto alla posta in gioco, sia quanto ai mezzi che vi sono

XX secolo, una tendenza a diventare sempre meno frequenti e sempre più micidiali. impiegati, sia quanto ai soggetti che la combattono, o la subiscono. La guerra fra entità

Una tendenza opposta affiora dal secondo criterio, quello delle dimensioni della scena politiche, scrive Aron, "si colloca a mezza strada fra il gioco e la violenza totale; a volte

diplomatica. Anch’esse sono continuamente cambiate per effetto di fattori quali il grado essa si avvicina più ad un'istituzione regolamentata, a volte al furore elementare". A un

di sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni, le capacità politiche e finanziarie degli estremo, essa può rimanere circoscritta a determinati soggetti, determinati spazi e

attori o l’effetto negativo delle alleanze. Mentre è altrettanto facile constatare come le determinati tempi, mentre all'altro estremo può travalicare ogni distinzione e non

dimensioni della guerra abbiano regolarmente seguito quelle della scena diplomatica, tollerare alcun limite nel dispiegamento della violenza. Già all'interno della stessa epoca

come è avvenuto in occasione delle guerre mondiali. Quello che resta dubbio è quale sia storica, non tutte le guerre e persino non tutti i capitoli della stessa guerra sono

l’impatto complessivo di queste trasformazioni sulla guerra. L’infittirsi delle combattuti nello stesso modo. Questo è ciò che traspare dalla differenza essenziale tra

interdipendenze politiche e strategiche, infatti, aumenta il rischio che una qualsiasi le guerre tra greci e quelle dei greci contro i persiani; 1500 anni più tardi, nella

guerra si trasformi ineluttabilmente in guerra generale ma, per la stessa ragione, tende ad normativa teologico-giuridica delle spedizioni comuni contro gli infedeli; oppure tra il

aumentare anche la cautela delle parti in conflitto. Al contrario, l’indebolimento delle 17º e il 19º secolo, le guerre all'interno e all'esterno del sistema europeo degli stati 8

(sempre più limitate le prime, programmaticamente e concretamente senza limiti le dall'altro, anche la compagine dei loro corpi non è più fragile nella stessa misura. Lo

seconde). Per non dimenticare, poi, che anche all'interno della stessa guerra gli stessi stesso Hobbes definisce il grado minimo di fragilità, la possibilità di costringere

contendenti possono seguire codici di comportamento diversi su diversi fronti e contro qualunque potenziale aggressore alla guerra E il suo risultato, l'eguaglianza effettiva con

nemici diversi (seconda guerra mondiale, forze armate tedesche sul fronte orientale e su gli altri sovrani. Quindi nella sua accezione minima, la guerra è limitata se e in quanto

quello occidentale e forze americane sul fronte europeo e quello pacifico). Ma la non tutti coloro che vorrebbero difendersi da sé o attaccare gli altri hanno

distinzione tra guerra limitata e guerra senza limiti è avvertita con ancora maggiore concretamente la possibilità di farlo. Tale barriera è alla base di tutte le principali

chiarezza nei momenti di passaggio da un'epoca a un'altra, ogni volta che un modo di determinazione della guerra quale scontro tra soggetti qualificati.

condurre la guerra fondato su tattiche dilatorie, manovre e assedi cede il posto a un Ben prima che la soglia di accesso alla guerra venga sanzionata e cristallizzata dal diritto

modo più spregiudicato. Questo è ciò che accomuna guerra dei trent'anni, guerre essa si forma e si consolida sul terreno del potere. Da un lato, come sottolinea

napoleoniche e prima guerra mondiale; e che mette in dialogo tra loro le riflessioni che Gianfranco Miglio, è il monopolio che produce la legittimità e non viceversa; dall'altro

da queste esperienze traggono la propria verità esistenziale, quelle dei fondatori del lato, anche una volta che la soglia del potere e quella del diritto siano state riavvicinate,

diritto internazionale moderno alla metà del seicento, dei grandi interpreti militari delle la legittimità non annulla mai le differenze di potere, anzi resta sempre esposta a

imprese napoleoniche all'inizio dell'ottocento e dei filosofi degli storici della finis possibili frizioni, scostamenti o vere e proprie contraddizioni.

Europae a cavallo tra le due guerre mondiali: prive di qualunque nostalgia per le guerre I freni alla scalata all'estremo in Clausewitz.

in merletti settecentesche quelle di Clausewitz e Jomini; dominata dal senso di ciò che è Neppure una volta che abbiamo superato la soglia d'accesso al gioco, tuttavia, i giocatori

andato perduto quelle di Carl Schmitt, Raymond Aron e Martin Wight. Ma questo non giocano sempre allo stesso modo. Nella guerra interstatale Clausewitz associa esclusività

toglie che tutte sono attraversate dalla stessa consapevolezza che la guerra appena di varietà della violenza. Da un lato, egli non riesce a immaginarsi la guerra come attività

conclusa ha immensamente travalicato per intensità quelle del recente passato. separata dallo Stato e della sua intelligenza politica; dall'altro, egli non può ignorare che

Soprattutto che questa esperienza ha restituito la consapevolezza di quanto la guerra, anche tra gli stati la guerra può assumere forme completamente diversi e più o meno

prodotto della mancanza di governo, sia anche lo specchio di come questa possa prossime alla sua forma elementare di atto di forza, all'impiego della quale non esistono

assumere forme diverse o non avere forma. Sebbene la renda sempre possibile, limiti. È qui che Clausewitz introduce la distinzione tra guerra assoluta e guerra reale.

l'anarchia non rende la guerra sempre uguale. Per guerra assoluta egli intende quella che si potrebbe chiamare forma pura della guerra

Il freno originario. La soglia di accesso alla violenza. o guerra in sé. Intesa come atto di forza che ha per scopo di costringere l'avversario a

Dunque occorre guardare anche al modo in cui la guerra è combattuta, rappresentata e sottomettersi alla nostra volontà, la guerra non dovrebbe tollerare i limiti, ma questo

persino tramandata nella memoria. Mentre sul piano dell'esperienza storica sia sempre non è il modo in cui la guerra reale viene normalmente condotta (diplomazia

l'irrompere della guerra senza limiti a fare sì che il problema venga avvertito, in una rinforzata).

condizione di anarchia ciò che ha più bisogno di essere spiegato non è la crisi delle Le capacità limitate, ovvero il cerchio magico delle tecnologie

limitazioni, bensì la loro esistenza. La prima è la più persistente delle forze e può Il primo e più scontato freno che Clausewitz riconosce è ciò che egli stesso definisce "il

trattenere l’anarchia internazionale dal precipitare nello stato di natura è la cerchio magico vincolante, le forze naturali della guerra" e che più di un secolo più tardi

diseguaglianza di potere. A rendere invivibile lo stato di natura, infatti, non basterebbe lo stato maggiore sovietico avrebbe definito "i fattori che operano in permanenza": vale

la mancanza di governo se non ci fosse anche l'eguaglianza intesa, quale la intende a dire quei fattori che, ad un dato sviluppo tecnologico, incidono sulle operazioni

Hobbes, come eguale capacità di uccidersi. Diversamente dallo stato di natura belliche frenandole e, a volte, impedendole del tutto. È lo stesso aspetto da cui muove

hobbesiano, qui la soglia per uccidere gli altri attori può risultare più o meno alta ma, Keagan quando afferma che le più importanti limitazioni alla guerra sono sempre state

comunque, mai tale da poter essere attraversata da tutti. La guerra è un'attività esclusiva estranee alla volontà o al potere di chi deteneva il comando. I contendenti non possono

perché richiede la disponibilità delle risorse; perché l'impiego di tali risorse richiede mai sfuggire ai limiti delle loro capacità economiche e tecnologiche. Il continuo

capacità organizzative e attività tecniche, apprese, tramandate e continuamente tenute in mutamento di questi elementi indica il secondo fattore di limitazione della guerra: la

esercizio; perché, infine, lo sviluppo di tali capacità richiede applicazione e quindi guerra è limitata se e in quanto le capacità dei contendenti sono limitate. La

tempo, che deve essere sottratto alle altre attività a meno di non essere riservato a conseguenza più immediata di questa relazione circolare tra economia, tecnologia e

categorie specifiche di individui (secolo 11º, distinzione tra oratores, bellatores e guerra è quella di impedire che la forza distruttiva della guerra si traduca senza ostacoli

laboratores). Quindi il limite originario consiste proprio nella soglia di accesso al gioco. in una scarica corrispondente. Le "piccole case innumerevoli" di cui parla Clausewitz

La diseguaglianza trasforma tutti e due i versanti della condizione naturale: da un lato, sono definite "attrito". Ma i vincoli economici e tecnologici non limitano la guerra solo

non è più vero che soggetti debolissimi possono sempre ucciderne altri più forti; perché limitano il rendimento dei contendenti. Nell'immagine stessa del cerchio magico

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traspare qualcosa di ancora più prossimo all’idea di limite: il cerchio magico è, appunto, quindi più decisivo quanto più le masse saranno indifferenti e quanto minore sarà la

uno spazio circoscritto ed è proprio qui che vanno cercate le limitazioni più persistenti tensione esistente naturalmente le due Stati. La seconda condizione ha, invece, un

nella storia della guerra. Le prime sono quelle che consentono di escludere la violenza carattere relazionale. A differenza dei vincoli tecnologici i vincoli politici sono efficaci

almeno da determinati tempi e da determinati spazi. Persino più incisive possono solo quando pesano nella stessa misura su entrambi i contendenti. È qui che nasce la

rivelarsi quelle limitazioni che obbligano a restringere i confini stessi della battaglia: ad necessità di scegliere la giusta scala in base alla quale regolare il proprio operato, cioè,

essi appartengono i limiti tecnologici per eccellenza della capacità di distruzione e della determinare la misura dei mezzi da mettere in azione per la guerra dopo aver valutato

gittata delle armi. Ma la stessa limitatezza finiva per coinvolgere anche il più sensibile non soltanto il proprio scopo politico ma anche quello dell'avversario. Mentre sempre

dei fattori di limitazione della guerra, la distinzione tra combattenti e non combattenti. da qui nasce il pericolo di farsi trovare impreparati da un aumento improvviso

Fino a che la capacità di gittata e distruzione delle armi non sono stati in grado di dell'intensità politica.

andare oltre il campo di battaglia, ciò che si trovava al di là di esso non poteva essere La libertà limitata, ovvero la guerra come azione reciproca

conquistato o colpito prima che fosse sconfitto o immobilizzato l'esercito nemico. E proprio questa necessità di adattare la scala di ciascuno a quella dell'altro conduce al

L'effetto combinato di geografia tecnologia era sufficiente perché la sequenza delle terzo e più sofisticato freno: la guerra è un'azione reciproca, finché non abbiamo

guerre fosse l'opposto del terrorismo. Infine, la difficoltà di spezzare il cerchio magico abbattuto l'avversario non siamo più liberi. Questa interazione tra volontà e capacità

delle tecnologie può arrivare fino a costringere i contendenti a forme elementari di contrapposte costituisce l'ultimo e più potente limite allo scatenamento della violenza: la

comunicazione: è questo il significato che Clausewitz attribuisce all'antica consuetudine guerra è limitata se e in quanto la capacità e la volontà di ciascuno dei contendenti sono

di concordare il tempo e il luogo della battaglia. controbilanciate o trattenute dalle capacità e dalla volontà dell'altro. Questo carattere di

Gli obiettivi limitati, ovvero il rapporto tra guerra e politica reciprocità interviene in tutte le fasi della guerra. In primo luogo, non consentendo di

I fattori tecnologici hanno un ruolo subordinato a quello che Clausewitz riconosce conoscere in anticipo il suo esito ex esso introduce un principio di cautela nella

come contrappeso per eccellenza della tendenza della guerra a scalare all'estremo: la sua decisione stessa di ricorrere alla forza (comune scommessa, parentela tra guerra e il

natura di strumento politico (la guerra è il frammento di un altro complesso, e questo gioco). In secondo luogo, anche una volta scoppiate le ostilità, la frizione tra le volontà

complesso è la politica). Nella subordinazione della guerra la politica c'è il suo secondo e le capacità dei contendenti impedisce che la guerra si riassuma in una sola decisione o

limite e misura che abbraccia tanto gli obiettivi quanto i sacrifici che a ciò sono in decisioni multiple e simultanee e introduce al suo interno soste e sospensioni. Infatti,

necessari. È qui che la guerra incontra il suo terzo possibile limite: la guerra è limitata se se la guerra consistesse in un atto decisivo unico o in una serie di atti decisivi

e in quanto sono limitati gli obiettivi dei contendenti tutti. I freni politici operano anche contemporanei, tutti i preparativi per essa dovrebbero naturalmente tendere all'estremo,

quando non esistono limiti alle loro capacità tecnologiche. Rispetto ai freni tecnologici, poiché una trascuratezza non potrebbe più ripararsi. Al contrario, la possibilità di una

quelli politici richiedono almeno due condizioni aggiuntive: la prima è una mediazione sosta dell'azione introduce un nuovo elemento moderatore nell'atto bellico, giacché lo

istituzionale capace di far si che gli obiettivi possano essere sottratti alla passione diluisce nel tempo, argina il pericolo nel suo progredire e moltiplica i mezzi per

politica. La tensione tra gli uni e l'altra si rispecchia nella distinzione tra i due differenti ristabilire un equilibrio perduto.

elementi su cui Clausewitz basa la lotta tra gli uomini: il sentimento ostile e l'intenzione Infine, la stessa capacità di moderare la tendenza all'estremo la si ritrova anche alla

ostile. Mentre il primo, l'odio anche più selvaggio, che si avvicina all'istinto, può essere conclusione dello sforzo bellico, quando la simmetria delle capacità e delle volontà dei

separato dalla seconda, esistono spesso intenzioni ostili non accompagnate da inimicizia contendenti suggerisce di andare non già fino al limite estremo, ma solo fino a un certo

preconcetta. Questa differenza spiega, per Clausewitz, la distinzione tra il modo in cui la punto, quello che Clausewitz esprime come punto culminante della vittoria, l'esatto

violenza viene impiegata presso i popoli barbari e presso quelli civili. Ma la stessa opposto della guerra portata fino in fondo. Esiste un punto culminante della vittoria

differenza segnala già, anche, la vulnerabilità insita nella condizione civile. La seviziano oltre il quale le forze dell'esercito avanzate si indeboliscono fino al punto di mettere a

fa derivare il contenimento dell'odio dalla natura di barbarie con civiltà bensì dalle rischio la vittoria. Quando tale limite è oltrepassato, non solo vi è lavoro perduto senza

circostanze e istituzioni che l'accompagnano; questo fa sì che al mutare di circostanze e possibilità di ulteriori risultati, ma vi è anche sforzo nocivo, causa di reazioni che

istituzioni, niente possa escludere che le più violente passioni possono accendersi anche producono effetti straordinariamente efficaci. La principale delle cause che operano da

tra i popoli civili. Nel suo triedro della guerra, la parete non conduttrice per eccellenza freno alla macchina e producono interruzioni assolute consiste nella superiore forza

tra sentimento e intenzione ostile gli appare la separazione tra il governo e il popolo: il della forma difensiva.

primo, depositario della natura subordinata di strumento politico della guerra, ciò che la Guerra e mutamento. I fattori di erosione dei limiti.

riconduce alla pura e semplice ragione; e il secondo, depositario della violenza originale, La possibilità di limitare la guerra dipende quindi da almeno quattro fattori riconducibili

dell'odio e dell'inimicizia, da considerarsi come cieco istinto. Lo scopo politico sarà alla dimensione del potere: che non tutti coloro che avrebbero la volontà di combattere

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abbiano la possibilità di farlo; che anche coloro che hanno la possibilità di farlo abbiano portando il cerchio magico delle tecnologie, consentono di indebolire o annullare del

capacità economiche e tecnologiche limitate; che, anche quando non sarebbero frenati tutto il carattere circoscritto della guerra, facendola irrompere in spazi e tempi che le

dalle capacità, i contendenti lo siano dalla limitatezza dei propri obiettivi; che, anche erano preclusi, erodendo il carattere parzialmente e temporalmente puntuale della

quando capacità e obiettivi li spingerebbero all'estremo, essi incontrino la forza battaglia ma, soprattutto, dando a ciascuno dei contendenti la possibilità di scegliere

controbilanciate delle capacità e degli obiettivi del nemico. sempre quando e dove attaccare l'avversario. È il mutamento che Clausewitz riconosce

Resta da chiedersi che cosa faciliti il verificarsi di queste condizioni e quali siano, nell'intervallo tra la guerra dei sette anni delle guerre napoleoniche. Ma un mutamento

soprattutto, i mutamenti destinati a indebolirle. È possibile suddividere tali mutamenti di ben altra portata avrebbe travolto, poco più di un secolo più tardi, i limiti stessi della

in ambientali, interni e internazionali. I primi si riferiscono al contesto tecnologico, battaglia: l'avvento dell'aviazione. In questa liberazione definitiva dalle costrizioni della

militare ed economico all'interno del quale opera il sistema degli Stati e dal quale esso superficie, Giulio Dohuet non ha esitazioni a riconoscere anche la fine delle tradizioni e

ricava le proprie tecnologie militari. I secondi riguardano il carattere delle società che delle limitazioni che ad essa erano indissolubilmente legate. Se i primi due tipi di

compongono tale sistema, il loro sistema politico e, in stretto rapporto con entrambi, la mutamenti ambientali agivano sulle capacità dei contendenti, il terzo investe la loro

loro organizzazione militare. Il terzo tipo di mutamenti, infine, è quello che investe la relazione reciproca. Tra le innovazioni nella tecnologia militare, poche hanno un

struttura stessa del sistema internazionale e, in particolare, la distribuzione del potere. impatto tanto profondo sulla forma della guerra quanto quelle che alterano il rapporto

Tuttavia, sebbene dal punto di vista analitico sia conveniente trattare separatamente tra offesa e difesa. Tali innovazioni tendono ad erodere o a travolgere il carattere di

mutamenti ambientali, interni e internazionali, nella realtà e si interagiscono e si reciprocità della guerra, per il motivo che lo stesso Clausewitz intravede: se la forma

influenzano continuamente, e sebbene ciascuno dei mutamenti abbia la propria radice offensiva forse la più forte, non esisterebbe più alcun motivo di scegliere comunque la

in processi storici oggettivi, ciò che spiega la maggiore o minore propensione a limitare difensiva, si dovrebbe sempre attaccare. Proprio questo demone dell'offensiva avrebbe

la guerra è il modo in cui essi vengono percepiti (culto dell'offensiva). dominato l'esperienza della guerra per tutto il novecento, liberato dall'avvento

I fattori ambientali dell'aviazione. Non sembrarono rimanere altrimenti per procurarsi una difesa efficace se

per riconoscere quanto il contesto tecnologico, militare ed economico agisca sia sulla non quello di attaccare in anticipo e in parallelo, trasformando la guerra in una gara

propensione che sul comportamento degli attori in guerra è sufficiente osservare che la senza limiti di attacchi. La guerra aerea, scrive ancora Dohuet, non ammette difesa, ma

natura della guerra non è mai indipendente dalla natura delle tecnologie con le quali solo l'offesa. La comune dialettica tra offesa e difesa tende a lasciare il posto a una sorta

combattuta; che in nessuna epoca queste possono apparire a un livello tecnico diverso di guerra offensiva bilaterale. Alle pause dell'azione reciproca di Clausewitz si sostituisce

da quello al quale appartengono le tecnologie civili; che, persino tra queste ultime, un attacco senza soste.

alcune esercitano un'influenza diretta sull'esercizio del potere militare, aumentandone o Resta, infine, un ultimo tipo di innovazione tecnologica, ancora più radicale in quanto

riducendone i costi e procurando quindi un disincentivo o un incentivo a impiegarlo. agisce direttamente sulla soglia di accesso al gioco. La peggiore sfida alle limitazioni

Più problematico è capire se e come questi mutamenti incidano anche sul carattere più e della guerra emerge, infatti ogni volta che il costo o la difficoltà di impiego delle armi si

meno limitato della guerra. Sebbene sia impossibile stabilire a priori quale sarà l'impatto abbassa drasticamente. Questo è ciò che avviene (epoca feudale) in seguito

di una specifica evoluzione tecnologica, militare o economica è possibile identificare all'associazione distruttiva dalla capacità delle città di produrre armi in larga scala e la

almeno quattro tipi di mutamento capaci di indebolirle, contribuendo ad aumentare prevalenza, tra questi ultime, di armi povere. Questo è ciò che sarebbe avvenuto, su ben

l'incentivo alla scalata all'estremo. I primi mutamenti sono quelli che, aumentando il altre dimensioni, dopo che il perfezionamento delle armi da fuoco individuali consentì

rendimento della macchina militare, incoraggiano a non limitare i propri obiettivi per il di abbassare i costi e semplificare al massimo l'istruzione militare. E questo è,

timore di non riuscire a realizzarli. Questo è il caso, per esempio delle innovazioni nel soprattutto, ciò che alimenta l'incubo contemporaneo della proliferazione delle armi di

campo dei trasporti che consentono di abbassare il gradiente della perdita di forza, Vale distruzione di massa. Questo abbassamento della soglia d'accesso alla violenza

a dire il tasso al quale il potere militare e politico diminuisce quando ci si allontana di tenderebbe già di per sé ad avvicinare l'anarchia internazionale allo stato di natura, se

una unità di distanza dalla sua sede; oppure di quelle innovazioni nel campo delle non che persino al suo interno esiste un'ultima soglia critica, oltre la quale la limitazione

comunicazioni che consentono di dilagare in tutto o in parte la nebbia dalla guerra; della guerra diventa definitivamente problematica se non impossibile. Sebbene le armi

oppure, più direttamente, di quei salti nella tecnologia militare destinati a infrangere i non possono mai appartenere a un livello tecnico diverso da quello delle tecnologie

vecchi stili di combattimento insieme ai loro limiti. Questo fu, per esempio, ciò che civili, abitualmente almeno le prime sono chiaramente distinte dalle seconde e, pertanto,

Francesco Guicciardini riconobbe nella discesa in Italia nel 1494 dei moderni convogli richiedono abilità diverse per essere impiegate. In alcuni contesti storici, invece, questa

d'artiglieria d'assedio agli ordini del re di Francia Carlo VIII. Una portata distanza si accorcia fino a scomparire del tutto (picca). Quando questo avviene, il

potenzialmente ancora più disgregante la possiedono tutti quei mutamenti che, passaggio dalla pace alla guerra non può più essere trattenuto: chiunque può 11

trasformarsi in qualunque momento in un combattente, e qualunque cosa può essere possibilità di imitare la guerra: il primo è la capacità di convogliare sul campo di

trasformata in qualunque momento in un'arma. battaglia ciò che Clausewitz chiama genericamente sentimento ostile e Carl Schmitt

I fattori interni eleverà invece a fondamento ultimo dell'esperienza politica: la contrapposizione tra

L’evoluzione delle tecnologie militari è solo uno dei fattori che muovono la amico e nemico e la disponibilità che essa comporta a uccidere ed essere uccisi. Proprio

trasformazione di quelli che Samuel Finer ha definito i format militari, vale a dire, la mancanza o la debolezza di questa disponibilità è una delle accuse più ricorrenti

nell’accezione più stretta, la base del servizio nelle forze armate, se cioè queste siano rivolte le milizie mercenarie e alla loro propensione a evitare rischi eccessivi. Mentre

costituite di nativi o stranieri, siano pagate o meno, ad hoc o permanenti; nell’accezione l'attitudine possa muove nelle fasi di mobilitazione politica, il politische Soldat che

più ampia, le dimensioni delle forze armate, la composizione delle armi principali e la combattere per difendere la propria anima. Il secondo aspetto ci porta alla più resistente

stratificazione sociale della forza. Il format militare è funzione tanto delle esigenze delle pareti non conduttrici di Clausewitz: la dipendenza della guerra dagli obiettivi della

tecniche quanto di fattori sociali, quali i cicli demografici, le condizioni dell’economia, il politica. Confrontando le guerre settecentesche con le guerre napoleoniche, Clausewitz

grado di mobilitazione politica e la stratificazione sociale. Nei confronti delle esigenze attribuisce gli obiettivi limitati delle prime all'insufficienza della base su cui la guerra si

tecniche e della loro evoluzione, tali fattori possono svolgere ruoli diversi, propulsivi in fondava. Tutto l'opposto accade quando la guerra ridiviene un affare di popolo quando

alcuni casi e di freno in altri; ma in nessun caso il format militare può differire gli obiettivi politici tornano bruscamente ad ampliarsi. Infine, la nazionalizzazione della

fondamentalmente dall’organizzazione sociale, così come in nessun caso la forma della guerra altera, fino a travolgerlo, quello che potremmo definire l'equilibrio

guerra può essere indipendente dai format militari. Questa relazione circolare tra dell'estraniazione che regge la condizione opposta e caratterizzava, per esempio, la

evoluzione dell'organizzazione sociale evoluzione dell'organizzazione militare ed società dell’Ancien Regime. La caduta della separazione e l'irruzione del popolo

evoluzione della forma della guerra ha conseguenze significative anche sul carattere più nell'universo della guerra non può avvenire in un senso senza travolgere anche l'altro. A

o meno limitato della guerra. A livello più superficiale, essa determina la quantità e la mano a mano che la guerra di gabinetto lascia posto alla guerra di popolo, l'idea che

qualità degli investimenti disponibili per le imprese militari, nonché la capacità di quest'ultimo deve restare al riparo dalla violenza perde la plausibilità, si indebolisce o

prolungarle nel tempo senza pregiudicare le altre attività pubbliche e private. Questo è scompare. Anche quando i tempi non sono ancora maturi, la guerra totale sta già

ciò che sembra spiegare non solo la connessione tra democrazia e principio della milizia, preparando il proprio terreno.

ma la stessa propensione delle poleis greche per un genere di guerra simile, nell'esito, al I fattori politici internazionali

processo democratico (una sola battaglia decisiva). La stessa relazione riappare con Per la stessa ragione per la quale comprende sempre due parti in conflitto, la guerra non

maggiore evidenza nel passaggio dalle guerre feudali alle guerre comunali: mentre le è mai indipendente dal modo in cui è distribuito il potere fra loro. La possibilità di

prime erano state nello stesso tempo endemiche e poco cruente (i cavalieri vivevano limitare la guerra dipende in ultima istanza proprio da quanto le capacità e la volontà di

della guerra), le seconde dovettero nuovamente ritagliarsi un posto nel ciclo della ciascuno dei contendenti sono controbilanciate o trattenute dalle capacità e dalla

produzione e dei traffici di cui costituivano una costosa seppur necessaria parenti. volontà dell'altro. Perché tuttavia, tale reciprocità si riveli concretamente possibile è

Proprio il tramonto successivo delle fanterie comunali e la diffusione delle milizie necessario che il potere politico, economico e militare sia grosso modo equivalente,

mercenarie illustra un altro aspetto cruciale dell'evoluzione dei format militari e, con mentre questa condizione non si avvera sempre e, persino dove lo fa, cessa di operare

essi, nella forma della guerra: l'alternanza tra periodi in cui portare le armi coincide con nel momento in cui una parte finisce per prevalere sull'altra. Diversi fattori possono

il partecipare alla politica e periodi in cui si afferma invece la professionalità della contribuire a pregiudicare l'equilibrio tra le parti: il monopolio delle tecnologie militari

violenza bellica. Miglio si spinge fino a parlare di una sconcertante privatizzazione di più avanzate, l'adozione di una forma di organizzazione militare più efficiente, la

una funzione invece squisitamente politica. Sebbene tale privatizzazione tenda a essere superiorità dello sviluppo economico, una cultura della guerra più spregiudicata o meno

favorita dall'aumento del grado di complessità tecnica e del costo delle armi, come ogni legata a vincoli di natura tradizionale. Ma qualunque sia la combinazione tra questi

altra evoluzione dei format militari anche questa dipende in misura ancora maggiore da fattori, il loro risultato è sempre quello di mutare alla radice la natura della guerra: dalla

fattori politici, sociali e culturali anziché tecnici, a cominciare da quella che lo stesso forma archetipica del duello, essa è risospinta alla forma ancora più primordiale della

Miglio definisce come la contrazione dell'esperienza politica. È nelle fasi storiche e nei caccia. Una volta avvenuta questa transizione, niente può più trattenere le capacità e gli

contesti sociali in cui la febbre politica è più bassa che il mestiere della guerra tende a obiettivi del più forte.

essere riservato a professionisti pagati (epoca delle grandi fanterie cinquecentesche). Così come la reciprocità interveniva in tutte le fasi della guerra, il suo esaurimento non

Mentre l’opposto vale nelle fasi di mobilitazione politica e sociale (rivoluzione francese) ne risparmia nessuna. In primo luogo, la consapevolezza della superiorità fa piazza

come nel vortice novecentesco della mobilitazione totale. Il diverso rapporto tra pulita del principio di cautela che trattiene, in condizioni di eguaglianza, il passaggio

organizzazione sociale e organizzazione militare influenza in almeno tre aspetti la dalla pace alla guerra. La guerra tra soggetti ineguali è una guerra senza azzardo, il cui 12

risultato è conosciuto in anticipo. Una volta che viene meno il timore di essere già legati delle loro relazioni reciproche da un insieme di valori, interessi e regole

abbattuti, la tradizionale forma-duello è travolta dalla scomparsa della scommessa. Può comuni.

restare qualche incertezza sui costi umani ed economici della guerra; ma, almeno sul La società anarchica e la stilizzazione della guerra

terreno militare, il suo esito è scontato. In secondo luogo, anche una volta iniziata, la Il sistema internazionale non denota altro che una rete di interdipendenze politiche,

guerra tra soggetti ineguali dà al paese più forte l'opportunità di tenersi al riparo economiche e strategiche: per appartenere allo stesso sistema internazionale è

dall'universo clausewitziano dell'azione reciproca. L'avversario non impone più la sua sufficiente che le azioni di ciascuno abbiano conseguenze sulla posizione degli altri. La

legge ma, immobilizzato dalla superiorità tecnologica e organizzativa del forte, si società internazionale invece sta a indicare un insieme di comunità politiche

trasforma in un oggetto vivente ma passivo, senza reazione. La guerra, privata del suo indipendenti che si preoccupano di soddisfare almeno gli obiettivi elementari di

aspetto relazionale, esce dal discorso strategico per entrare nel dominio della tecnica. qualunque convivenza sociale: il mantenimento delle promesse, la stabilizzazione del

Infine, la guerra tra soggetti diseguali è una guerra senza punto culminante della vittoria: possesso e, la limitazione della violenza. Perché un attore sia riconosciuto come parte

il più forte non incontra alcun disincentivo ad andare fino in fondo. Una guerra senza del sistema è sufficiente che venga riconosciuta la sua capacità di influire sugli altri:

rischi è una guerra senza limiti. E non un caso che proprio questa sia stata la forma tanto che si potrebbe dire che l'espressione per eccellenza del riconoscimento è la

assunta dalla guerra nella lunga vicenda coloniale, tanto da spingere Bouthoul a definire paura. Perché lo stesso attore sia riconosciuto come parte della società, al contrario, è

coloniale qualunque guerra di questo tipo. necessario che venga accertata anche la sua adesione ai principi, alle norme e alle regole

GUERRA SENZA LIMITI E GUERRA LIMITATA: I FRENI GROZIANI sociali. Se l'interdipendenza può bastare al sistema, la società richiede il possesso di

Se, agli occhi di Clausewitz, la guerra tra i popoli civili poteva apparire estranea alla alcuni requisiti minimi, tra i quali il senso di un interesse comune agli scopi elementari

violenza senza limiti della distruzione delle città e dell'uccisione degli inermi, era proprio della vita sociale e il rispetto delle istituzioni deputate a promuoverli, amministrarli e

perché essa avveniva tra soggetti che mantenevano l'idea di appartenere a un contesto difenderli.

civile, in opposizione a soggetti che invece ne erano esclusi. Finché i nemici non Questo rapporto tra sistema e società amplia ulteriormente lo spettro dei possibili esiti

perdono completamente la consapevolezza della loro parentela, scrive Aron, la guerra dell'anarchia internazionale, allontanandola una volta per tutte dallo stato di natura

resta un’istituzione sociale. L'esistenza di legami e valori comuni (Kahn) può fare sì che hobbesiano. Innanzitutto, anche senza che cambi la struttura organizzativa della

i conflitti e i negoziati siano condotti quasi come una partita e che la stessa guerra venga convivenza, può sempre cambiare in misura significativa la densità dei rapporti tra gli

combattuta in maniera antagonistica cioè decente e corretta, tra avversari che rispettano attori. Se, perché si possa parlare di anarchia internazionale, è sufficiente l'esistenza di

almeno determinate regole del gioco. In questa parentela, traspare l’isomorfia originaria comunità politiche indipendenti che non riconoscono autorità superiori, tali comunità

tra guerra e gioco: la distanza dalla vita ordinaria o comune, l'indole racchiusa nel tempo possono restare isolate o semi-isolate oppure avere contatti regolari tra loro. In nessuno

e nello spazio, la realizzazione di un ordine temporaneo e limitato ma assoluto, la dei due casi l'ambiente internazionale cessa di essere anarchico, ma solo nel secondo

tensione creata dall'incertezza, cioè dalla possibilità di una buona o di una cattiva l’anarchia genera un sistema internazionale e solo a partire da qui può generare una

riuscita. Il duello, scrive Huizinga, “è una forma rituale di gioco, il luogo dove si decide società internazionale. Una sistema internazionale, scrive Hedley Bull, si costituisce

la lotta è un luogo di gioco, le armi devono essere esattamente uguali, si dà un segnale quando due o più attori hanno un contatto sufficiente tra loro e hanno un impatto

per cominciare e per finire, il numero dei colpi è prescritto. Un semplice ferimento sufficiente sulle rispettive decisioni in modo da comportarsi come parti di un tutto.

basta per soddisfare il criterio dell'orrore vendicato col sangue”. Si tratta di strumenti Quando gli attori sono in contatto regolare fra loro e quando l'interazione tra di loro è

diversi da quelli del diritto interstatale moderno, per limitare o addirittura eliminare la sufficiente da fare del comportamento di ciascuno un elemento necessario nei calcoli

violenza dalla convivenza internazionale. In opposizione alla tradizione realista di Stato degli altri, allora possiamo dire che essi formano una sistema internazionale.

nordamericano, "Groziano” è stato definito l'approccio di quegli studiosi che Anche una volta raggiunta la soglia del sistema, tuttavia, i rapporti tra gli attori possono

ridimensionano esplicitamente il peso dell'anarchia internazionale perché ritengono che essere molto diversi anche nella qualità. È qui che emergono la differenza e la continua

l'ordine internazionale sia qualcosa di più del prodotto dei rapporti di forza; che essa tensione tra sistema e società. Da un lato, i confini tra di loro possono non coincidere

dipenda anche, a un livello più profondo da un insieme di vincoli politici, giuridici e neanche all'interno della stessa epoca storica, nel senso che non tutti coloro che hanno

culturali; e proprio a questi si deve il fatto che, negli ultimi secoli, la competizione la capacità di essere attori del sistema, cioè di produrre conseguenze sugli altri e

internazionale abbia potuto svolgersi secondo certe regole e, soprattutto nel rispetto di diventare un fattore necessario nei loro calcoli, sono necessariamente riconosciuti anche

certi limiti. L'esistenza di tali freni presuppone sempre l'esistenza, tra chi li concorda, di come membri della società (Persia rispetto al sistema internazionale greco classico, l'Iraq

un tessuto sociale e culturale più comprensivo: perché la guerra possa essere una di Saddam Hussein, l'Iran o la Corea del Nord come stati canaglia o attori non statuali

istituzione regolamentata è necessario che i soggetti che la combattono si considerino come gruppi terroristici, ossessivamente presenti nei calcoli dei principali attori ma 13

altrettanto esclusi dall'appartenenza alla comunità internazionale). Dall'altro lato, il ricorso; che, una volta vinta, non venga resa ingiusta dall'inflizione di una punizione

rapporto tra sistema di società o cambiare e, concretamente, ha continuato a farlo da eccessiva allo sconfitto. In questo primo gruppo di restrizioni si mischiano un elemento

un'epoca storica all'altra. Se, infatti la società anarchica non può mai cessare di essere di discriminazione, un elemento di comunicazione è un elemento, più ambiguo, di

anche un sistema, un sistema anarchico può non avere ancora e, in seguito, può perdere moderazione. Il primo richiede che l’uso legittimo della violenza sia riservato a un

in tutto o in parte i propri elementi societari. Questo è quanto Hedley Bull ravvisa alle gruppo limitato di soggetti, il cui monopolio di fatto è trasformato in monopolio di

origini stesse del sistema internazionale moderno. Non è difficile comprendere quanto diritto. La soglia di accesso al gioco della guerra si cristallizza in un'attribuzione di

questo gioco di frizioni, ritardi e arretramenti influenzi la forma della guerra. In assenza legittimità. Se non tutti gli attori sono ammessi all'universo della guerra non è più

di forme di riconoscimento reciproco tra gli attori, essa non può avere altri freni oltre a perché alcuni hanno la capacità di farla e altri no, ma perché, anche quando avrebbero la

quelli che derivano dalle loro capacità, dai loro obiettivi e dalle loro reciproche capacità di combattere, per poterlo fare legittimamente sono tenuti ad assumere una

resistenze; mentre, ogni volta che tali freni cedono, la guerra diviene il luogo dove il forma determinata e ad agire in nome della o delle autorità considerate legittime nelle

non-riconoscimento può essere fatto finalmente valere. Al contrario, ogni volta che il rispettive epoche. In questo consisteva il ruolo della Chiesa nella dottrina cristiana della

sistema evolve in società internazionale a questi freni se ne devono aggiungere per forza guerra giusta; questo è stato e rimane tuttora il principio fondamentale della guerra

altri, poiché nessuna società può sopravvivere e, a maggior ragione, promuovere interstatale, che vuole che tutti gli Stati ma non soltanto loro abbiano il diritto di

obiettivi più avanzati senza assicurare almeno i propri membri contro lo scatenamento combattere guerre vere; e questo costituisce il fondamento stesso del disegno normativo

senza limiti della violenza. La relazione essenziale tra forma della guerra e forma della della carta delle Nazioni Unite che riserva la legittimità dell'uso sanzionatorio della forza

convivenza internazionale agisce contemporaneamente in tutti e due i sensi. Da un lato, a un organo centralizzato, il consiglio di sicurezza. Questo principio di discriminazione

la guerra può avere una forma giuridica e culturale soltanto se la convivenza opera in modo completamente diverso a seconda che il diritto di ricorrere alla guerra

internazionale ne ha già una. Dall'altro, ogni smarrimento o indebolimento della forma venga riconosciuto soltanto a una delle parti in conflitto o a tutt'e due. In un caso, che

della guerra dovrebbe valere come segnale di un possibile o già in atto smarrimento corrisponde a tutte le varianti della dottrina della guerra giusta, la discriminazione opera

della forma della convivenza. Per Carl Schmitt anarchia diritto non si escludono per così dire al massimo grado, in quanto impone una netta asimmetria tra sanzionate e

necessariamente, anzi la capacità di mettere la guerra in forma è il contrassegno di sanzionato: la parte che agisce nel nome della giustizia, del diritto o dell'umanità non

qualunque ordinamento internazionale, così come l'incapacità di farlo è il segnale può essere messa sullo stesso piano di quella che oggetto di sanzione. Nell'altro caso,

inequivocabile della sua fine. La guerra di tutti contro tutti non cessa di rimanere uno invece, l’eguale che i titolari dello jus belli si riconoscono reciprocamente continua a

dei risultati possibili dell'anarchia ma proprio l'incombenza di questa minaccia mette al essere legato a tutti gli altri soggetti. In secondo luogo, nessuna restrizione efficace della

centro di qualunque ordinamento internazionale l'esigenza di porle un argine, guerra può accontentarsi di lasciare la violenza nelle mani di un gruppo limitato di

trasformando la guerra stessa in una istituzione. soggetti, senza preoccuparsi di come questi ultimi esercitino il proprio diritto. Essa deve

La forma della guerra e i suoi contorni esigere gli stessi soggetti autorizzati non ricorrano alla guerra in modo indiscriminato,

Se nessun ordinamento internazionale può rinunciare all'obiettivo di limitare la violenza, bensì soltanto come extrema ratio e in nome delle ragioni considerate come giusta

ciascuno lo persegue secondo principi, norme e regole proprie che non possono restare causa. La necessità di giustificare il ricorso alle armi introduce nella guerra un aspetto

immutati da un'epoca all'altra. Le questioni elementari al fine di ritualizzare la guerra comunicativo che non è sminuito neppure dall'eventualità della menzogna e

sono: chi ha diritto e a quali condizioni di ricorrere alla forza; in quali modi e contro chi dell'inganno. Hedley Bull lo sottolinea commentando la distinzione di Grozio tra cause

ha diritto di impiegarla; in che cosa e attraverso quali procedure lo stato di guerra si della guerra giustificabili, ovvero dichiarate nella convinzione che esse siano davvero

differenzia dallo stato di pace e dalle altre forme di violenza. La prima questione tali, e cause della guerra soltanto persuasive, nelle quali il richiamo alla giusta causa

corrisponde alla nozione di jus ad bellum, la seconda a quella di jus in bello e terza alla opera come semplice pretesto. Un sistema internazionale nel quale è necessario offrire

nozione stessa di bellum. un pretesto per cominciare una guerra, infatti, è già radicalmente diverso da un contesto

Lo jus ad bellum, ovvero i freni al diritto di ricorrere alla guerra nel quale ciò non è necessario. Chi adduce una giusta causa, riconosce almeno di dovere

Nessun contesto sociale può tollerare che la decisione di ricorrere alla violenza sia agli altri una spiegazione della propria condotta. Mentre il fatto che egli dichiari proprio

limitata soltanto da circostanze di fatto. La prima preoccupazione di qualunque società quella motivazione e possa contare sulla sua accettazione da parte degli altri dice molto

internazionale è quella di limitare il diritto stesso di ricorrere alla guerra, vietando che sulla sua realtà storica, perché suggerisce qual è il codice che sia l'autore si è destinatari

chiunque possa farlo in qualunque momento e fino a qualunque esito, come nella della menzogna riconoscono come proprio e perché, prima ancora di lire quale

dottrina della guerra giusta: la guerra si è dichiarata dall'autorità legittima; che abbia una contributo abbia, il falso ci dice che un codice comune esiste. Nelle relazioni tra soggetti

giusta causa; che sia combattuta con una buona intenzione; che costituisca un estremo estranei, l'uso della forza non è mai invidiato o legittimato attraverso il discorso. Dove

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non ci si riconosce non si mente. La società internazionale si interrompe dove si smette prima guerra mondiale, all'intero sviluppo del diritto internazionale umanitario

di mentire. successivo alla seconda guerra mondiale. Altre restrizioni individuano il limite stesso tra

Infine, ogni restrizione convenzionale del diritto di ricorrere alla guerra richiede che, battaglia e luogo riparato. La loro funzione è stendere attorno alla guerra una rete di

anche nel suo esito, venne introdotto il principio di moderazione diverso e meno immunità. Prescrizioni di questa natura compaiono costantemente nella storia della

vulnerabile del punto culminante della vittoria di Clausewitz. Ogni ordinamento guerra: basti pensare al divieto presente in molte culture arcaiche di combattere di notte;

internazionale deve essere almeno in grado di distinguere tra guerre che restano nel o a quello di muovere guerra durante la stagione dei raccolti nell'antica Cina. E lo stesso

proprio ambito, costituendo anzi un mezzo per la propria sopravvivenza, e altre che tale vale per le limitazioni di carattere spaziale. Dalle società arcaiche fino alle relazioni

sopravvivenza mettono invece in questione. Mentre, perché questa distinzione se internazionali contemporanea, tutti i tentativi di ritualizzazione della guerra si sono

l'effettiva, il risultato della guerra deve essere sempre contenuto entro i limiti oltre i proposti di risparmiare dalla violenza, oltre che determinati momenti del giorno o

quali finirebbe pregiudicata la tenuta della pace successiva. dell'anno, anche determinati luoghi perché dotati di un significato religioso, economico

Lo jus in bello, ovvero i freni ai modi di condurre la guerra o sociale (chiese, ospizi, beni culturali). E tuttavia nessuna delle prescrizioni relative allo

Fino a quando la guerra si svolge all’interno di un tessuto sociale comune essa non spazio e al tempo ha una portata paragonabile a quelle che riguardano i destinatari della

sospende tutti i principi, le norme e le regole della convivenza internazionale, bensì si violenza. Nessuna esperienza storica di guerra limitata può rinunciare a discriminare tra

limita a sostituire le norme e le regole dei tempi normali con norme e regole proprie obiettivi legittimi e obiettivi illegittimi della violenza, cioè ad esigere che solo certi

dirette a impedire che i contendenti possano usare qualunque mezzo in qualunque uomini possono essere legittimamente uccisi. Questa discriminazione può assumere

luogo e in qualunque momento contro chiunque. Questo secondo gruppo di restrizioni forme diverse, politiche, morali, istituzionali o militari; ma, nella sua architettura più

può assumere una forma negativa e positiva: nel primo senso le regole della guerra elementare, essa si rivolge a coloro che hanno diritto di impiegare le armi per

possono giungere fino a prescrivere dove, quando, con quali armi, contro chi e fino a risparmiare coloro che tale diritto non l’hanno o l'hanno perso. Questo principio

quale esito è lecito combattere. È qui che affonda l’antica consuetudine a concordare dell'immunità degli inermi sembra riflettere un principio di portata universale per il

luogo e tempo della battaglia, o addirittura ad attendere per iniziarla che tutte e due le quale questi non possono essere deliberatamente oggetto di atti di violenza, vero e

parti siano messe nella stessa condizione; o quella a concordare quando e per effetto di proprio contrassegno di tutte le forme storiche di limitazione della guerra. Solo chi

che cosa essa possa essere considerata decisa; oppure, ancora, la consuetudine a farne rinuncia al diritto di combattere acquista il diritto di essere risparmiato.

notificare l’esito da un ceto qualificato di arbitri (araldi). Anche qui, come nel caso dello La nozione di bellum, ovvero i freni all'onnipresenza della violenza

jus ad bellum il passaggio dall’impossibilità di fatto all’impossibilità di diritto ha un I tempi e i luoghi in cui c'è la guerra sono chiaramente delimitati rispetto ai tempi e

effetto di stabilizzazione sulle aspettative degli attori. Da puro e semplice centro di luoghi in cui la guerra non c'è. Questo confinamento opera contemporaneamente in

gravitazione della guerra, la battaglia stessa diviene la manifestazione della sua due direzioni: la prima, nella quale la natura sociale della guerra si manifesta al livello più

sublimazione in gioco. Molto più resistenti si sono rivelate, invece, le regole di elementare, è quella che consente di distinguere uno status speciale e solenne di ostilità

contenuto negativo, quelle che prescrivono dove, quando, con quali armi e contro chi generale dalla contessa individuale e, a maggior ragione, da tutte quelle manifestazioni di

non è lecito combattere. Il loro obiettivo è precisamente quello di porre limiti alla violenza che, trovandosi all'interno di una singola unità politica, sono declassate a guerre

violenza. Il principe le norme dello jus in bello definiscono quello che, in termini private, non più pubbliche e, di conseguenza ricondotte alla categoria dell'illecito. In

archetipici, può essere definito il codice cavalleresco della guerra: quello che impone che questo senso, come nota Aron, la guerra intesa come combattimento tra gruppi

i combattenti rispettino almeno alcune regole del gioco, come la rinuncia a strumenti indipendenti e politicamente organizzati è un fenomeno sociale specifico, relativamente

indegni o illegittimi. A questa categoria appartengono, per esempio, le forme di cortesia recente, che presuppone l'esistenza di equipes politiche organizzate e non può

tra nemici e i divieti espressi da una moltitudine di culture pre-moderne all'uso di sopravvivere alla loro scomparsa. La seconda direzione è più impegnativa, perché non

strumenti di uccisione quali il veleno o le frecce e le armi a lunga distanza. Alla stessa riguarda più la differenza tra le relazioni che avvengono tra le equipes organizzate e

categoria appartengono le prescrizioni contenute nella tradizione dottrinale della guerra quelle che avvengono tra tutti gli altri soggetti, bensì la natura stessa delle relazioni che

giusta, in nome del principio di proporzionalità dei mezzi ai fini moralmente legittimi le prime possono intrattenere tra loro. Anche una volta che si sono costituite comunità

della guerra. Mentre sempre dalla stessa matrice provengono le convenzioni politiche indipendenti è necessario che esse concordino almeno su se e quando si

internazionali più recenti in materia di diritto bellico e diritto umanitario, dalla trovano in pace o in guerra. Perché tale distinzione risulti chiara e condivisa essa non

dichiarazione di San Pietroburgo del 1868 contro l'impiego di armi dirette a procurare può dipendere da semplici circostanze di fatto che possono sempre essere vissute

sofferenze inutili alle conferenze dell'Aja del 1907, dal divieto dell'uso di gas asfissianti o diversamente da attori diversi. In assenza di segni concordati, la distinzione tra pace e

tossici e di mezzi batteriologici, concordato nel 1925 dopo l'esperienza traumatica della guerra fatica a districarsi dalla quantità quasi infinita di gradazioni, sfumature, vere e 15

proprie sovrapposizioni che confondono le due condizioni sul piano materiale. A ciò meno volatili di quelli dettati da calcoli occasionali, è necessario che gli attori si

risponde proprio l'antica distinzione tra guerra come azione e guerra come è stato; tra considerino legati tra loro da un insieme di interessi, valori e regole comuni.

guerra in senso materiale, semplice atto del combattere, e guerra in senso normativo, Un sistema consolidato di relazioni

status posto in essere e poi concludo da cerimonie o solennità chiamate a esprimere in La prima condizione è la stessa che viene comunemente invocata per spiegare quando e

modo impressionante il passaggio dalla pace alla guerra o viceversa. Tali solennità perché emergano, nel sistema internazionale, forme di cooperazione basate su

hanno variato continuamente nella storia, da riti di passaggio accompagnati da complessi di norme. In un ambiente sociale privo di un'agenzia in grado di dettare

cerimonie religiose propiziatrici a riti destinati a esprimere icasticamente la rottura col norme comuni e vigilare sulla loro osservanza, forme di cooperazione dovrebbero

popolo nemico ed eccitare collera ed indignazione. La prestazione fondamentale di essere frenate dal timore dell'inganno, e la mancanza d'informazioni sulle intenzioni

queste procedure è quella di procurare certezza. Ogni volta che si parla di guerra in altrui; ma a bilanciare tali forze ne intervengono altrettante, a cominciare dal fatto che

senso legale, scrive Hedley Bull, la distinzione tra guerra e pace può finalmente essere nessuna questione è, nella realtà, totalmente isolata e autosufficiente. Al contrario, mano

assoluta: è da qui che è possibile ricavare il principio per il quale inter bellum et pacem a mano che le relazioni fra gli attori si infittiscono ciascuna questione emerge sullo

nihil est medium. La guerra stringe anche da questo lato la propria parentela con il sfondo di esperienze precedenti consolidate, si collega ad altre questioni ed appare

duello. È in virtù di questa trasfigurazione in senso stilistico che la guerra si oppone alla attraverso il prisma delle aspettative dei partecipanti sul futuro. La ripetitività concepita

realtà della violenza endemica e senza limiti. La guerra, infatti, è violenza circoscritta nel della situazione altera in modo decisivo i calcoli degli attori. La sensibilità per i vantaggi

tempo e nello spazio. Da un lato, così come può esserci violenza in senso materiale di breve periodo è subordinata a quella per i vantaggi futuri, diminuendo l'incentivo

senza che ci sia guerra in senso legale, la guerra legale può sussistere anche quando non tipico dei rapporti occasionali a vincere tutto e subito. È questo il dilemma del

ci sono battaglie o combattimenti effettivi (guerra di posizione del 18º secolo) secondo prigioniero e cui va cercato il significato dell'affermazione di Wight a proposito del

il principio bellum manet pugna cessat: la guerra non c'è quando due uomini o si rapporto tra sistema e società internazionale: "è difficile negare che esista un sistema di

combattono materialmente tra loro ma semplicemente quando è in vigore lo stato di stati, e ammettere che c'è un sistema è già quasi ammettere che c'è una società: poiché

guerra. Dall'altro lato, la nozione convenzionale di guerra previene la tendenza una società è un insieme di individui uniti in un sistema di relazioni per certi obiettivi

contaminante della violenza. Separando con chiarezza chi partecipa alla guerra e chi non comuni”. Questa propensione di tutti i sistemi consolidati di relazioni a legare insieme

vi partecipa, essa non si limita a riservare uno spazio per i terzi, ma prescrive che il tutto ciò che avviene al proprio interno, modificando nella stessa misura il modo in cui

confine tra il luogo dove vige la guerra e quello dove vige la pace non possa essere gli attori lo percepiscono e lo valutano, è particolarmente pronunciata proprio nel caso

attraversato senza passare dalle solennità che presiedono alla successione temporale tra della guerra. Nessun’altra congiuntura sembrerebbe più impermeabile alla cooperazione

una condizione e l'altra. In questo spazio immune la posizione dei terzi cessa di essere tra gli attori: perché la posta in gioco è più alta, mentre è più bassa la capacità di tenere

quella di potenziali partecipanti per avvicinarsi a quella dei testimoni: il loro compito è sotto controllo le intenzioni e i comportamenti altrui; perché nessun'altra congiuntura

pronunciarsi alla conclusione delle ostilità. somiglia tanto a un gioco a somma zero; perché la guerra può essere considerata di per

Tra interesse e plausibilità. I fondamenti delle limitazioni sociali della guerra sé un fallimento della cooperazione. Tale impermeabilità trova conferma in tutti i casi in

Rispetto ai freni Clausewitziani, i freni Groziani si propongono di trasferire le imitazioni cui la guerra ha luogo tra soggetti che non hanno ancora relazioni tra loro o che, pur

della guerra dal terreno perennemente instabile delle relazioni di potere a quello avendone, si convincono di poterne fare a meno in futuro.

programmaticamente più persistente del diritto e delle istituzioni. Se non che neppure Ma la stessa cosa non vale la dove un sistema consolidato di relazioni esiste, insieme

qui essi possono sfuggire alle stesse condizioni di esistenza di tutte le istituzioni all’aspettativa condivisa almeno dai principali attori che esso sia destinato a perpetuarsi.

chiamate a operare in un ambiente competitivo e anarchico come quello internazionale. In questo secondo caso, la guerra non può essere isolata dalla pace successiva, anzi deve

Sebbene, infatti, possa apparire scontato che una guerra limitata sia preferibile a una essere combattuta in modo tale da evitare il pericolo di provocare rappresaglie e causare

guerra senza limiti, perché tali limitazioni possano svilupparsi e sopravvivere nel tempo rancori destinati a sopravvivere. La guerra resta immersa in un flusso di relazioni sociali

è necessario il verificarsi di precise condizioni politiche, sociali e culturali. Sono le e subordinata sia nei mezzi che nei fini alla loro possibilità di ripresa. Questa

condizioni che Clausewitz poteva permettersi di dare per scontate osservando il subordinazione della guerra alla pace è un luogo comune di tutti i sistemi internazionali

contesto civile delle guerre interstatali europee, in contrasto con la violenza senza limiti consolidati. Il suo effetto sull’istituzionalizzazione della guerra è duplice: da un lato,

dei contesti primitivi. E sono le stesse condizioni e altri studiosi europei, un secolo e l’esistenza di un sistema consolidato di relazioni tra gli attori incoraggia a concordare

mezzo più tardi (Schmitt, Aron e Bull) videro sprofondare nell'abisso della guerra civile limitazioni chiamate almeno ad evitare che il tessuto sociale venga lacerato; dall’altro,

europea. Dunque perché la forma della guerra possa essere limitata da freni diversi e una volta che tali regole sono concordate, diminuisce l’incentivo all’inganno e alla

defezione. Almeno tre fattori concorrono a questo effetto di stabilizzazione: 16

1. Il primo è l’impatto che il rispetto delle regole sulla guerra ha sulla credibilità di congiunture decisamente sfavorevoli alla nascita e alla tenuta di regole scomode come

tutte le altre regole della convivenza internazionale. Nessuna società può quelle dirette a limitare la guerra. La prima è l’eccessiva concentrazione del potere e, in

sopravvivere senza la fiducia da parte dei suoi membri che gli accordi, una volta particolare, di quello militare. Ogni volta che un attore emerge come nettamente più

presi, saranno onorati. Essi devono imparare a rispettare anche norme e regole forte di tutti gli altri, diminuisce il suo incentivo a legarsi le mani o a sentirsi obbligato

scomode, poiché non è possibile violare una promessa senza violare anche il dagli impegni già presi, nella stessa misura in cui diminuisce il suo timore che gli altri

principio per il quale tutte le promesse vanno mantenute e poiché, agire in possano replicare facendo lo stesso. È questa la condizione realistica che Oppenheim

modo opportunistico rischia di indebolire o lacerare il tessuto normativo delle pone a fondamento di qualunque diritto internazionale: il diritto internazionale può

loro relazioni future. esistere solo dove c’è equilibrio, una balance of power tra i membri della famiglia delle

2. Il secondo fattore sono gli effetti reputazionali. Le regole di comportamento nazioni. L’altra congiuntura è l’opposto, se un potere troppo concentrato rende

(Hoffmann) tendono a trasformarsi col tempo in regole per il comportamento; impossibile sanzionare le violazioni del più forte, un potere troppo poco concentrato

più sono osservate, più appaiono obbligatorie, mentre più appaiono rende più difficile sanzionare le violazioni di tutti gli attori. Una reciprocità efficace

obbligatorie e più risulta problematico non osservarle. dipende, infatti, da almeno tre condizioni: che i giocatori abbiano la possibilità di

3. Infine, anche dove i violatori si convincono di potere ignorare o compensare i identificare i violatori; che abbiano la possibilità di concentrare su di essi la punizione;

danni alla propria reputazione, l’iterazione dei rapporti li espone alle strategie di che abbiano incentivi di lungo periodo sufficienti per volerli punire. Quando il numero

reciprocità di tutti gli altri attori. Con questo fattore, il rispetto delle regole degli attori cresce, tutte queste condizioni sono più difficili da soddisfare, mentre tale

torna nell’alveo dei comportamenti opportunistici di attori egoisti e razionali difficoltà, insieme all’aumento dei costi di transazione, informazione e controllo,

capaci di calcolare i loro interessi di lungo periodo. A sostenere il rispetto degli diminuisce l’incentivo a concordare e rispettare restrizioni alla violenza. È questa la

impegni, è un puro e semplice calcolo di convenienza. condizione propria dello stato di natura di Hobbes e di tutti i contesti storici nei quali

In un ambiente anarchico come quello internazionale, ciò che non può essere procurato l’abbassamento della soglia d’accesso alla violenza e la proliferazione degli strumenti di

da uno per tutti deve essere procurato da ciascuno per ciascun’altro, mentre la distruzione diminuiscono la capacità di ciascun attore di tenere sotto controllo gli altri,

condizione minima perché ciò possa avvenire è che nessuno possa farla franca sparendo per la stessa ragione per la quale aumentano la sua capacità di sfuggire al loro controllo.

dalla scena o cancellando i un colpo solo tutti i giocatori. Un alto grado di omogeneità istituzionale, sociale e culturale tra gli attori

Un potere militare né troppo né troppo poco concentrato L’esistenza di una soglia d’accesso relativamente alta all’universo della guerra ha un

Alla possibilità di punire chi non rispetta le regole si collega anche la seconda effetto secondario di contribuire al soddisfacimento di un terzo requisito, dopo quelli

condizione. Perché i violatori possano essere puniti e perché gli attori possano essere della continuità delle relazioni e dell’equilibrio del potere: l’esistenza di un alto grado di

incoraggiati a concordare regole comuni e trattenuti in anticipo dalla tentazione di omogeneità tra gli attori, tale da consentire loro di riconoscersi come simili e, di qui,

violarle, non basta che essi sappiano di non poter sfuggire a relazioni future con gli altri, come partner e avversari accettabili. Diversi fattori contribuiscono al verificarsi di tale

ma è necessario che questi ultimi abbiano anche il potere necessario per punirli. Fino a condizione. Il costo elevato delle armi e delle capacità necessarie a impiegarle, quello

che punto le istituzioni possono frapporsi tra i fattori causali fondamentali da un lato e i che, imponendo agli aspiranti combattenti il possesso di precisi requisiti organizzativi,

risultati e i comportamenti dall’altro? In che cosa si differenzia l’ordine prodotto dalle economici e istituzionali, fa sì che quanto più esigenti diventano tali requisiti, tanto più

istituzioni internazionali da quello che sarebbe comunque prodotto dalla diversa simili risultino coloro che riescono a soddisfarli. L’omogeneità è il risultato di una

distribuzione delle potenzialità? Le istituzioni internazionali, sono in grado di ridefinire combinazione più profonda di comunanze culturali, ideologiche o addirittura

la gerarchia di potenza fra gli attori? linguistiche. Il contenuto di questa combinazione è storicamente variabile e sfuggente.

Perché attori impegnati nella più estrema fra le competizioni di potere possano avere Ciò che tiene insieme tutte le alternative è l’opinione condivisa che, comunque venga

interesse a concordare e rispettare dei limiti alle proprie capacità distruttive è necessario ottenuta, l’omogeneità culturale e ideologica faciliti la comunicazione e la cooperazione

almeno che ciascuno di essi sia e resti convinto che gli altri siano in grado di replicare tra gli attori. È dall’omogeneità che discendono, infatti, alcuni tra i principali prerequisiti

alle violazioni; mentre perché questa sia soddisfatta, è necessario che il potere sia di entrambe: la disponibilità a riconoscersi reciprocamente come propri pari e, quindi,

distribuito in modo tale da renderlo possibile. Quello tra la cooperazione basata su come interlocutori legittimi; la possibilità di contare sul fatto che tutti conoscano gli

norme e la reciprocità è un rapporto bidirezionale e inscindibile. Da un lato, la prima interessi, dinastici o ideologici, che li uniscono malgrado gli interessi nazionali che li

non sostituisce la seconda, bensì la rinforza e istituzionalizza; dall’altro lato, anche una oppongono; quella di imputare alle azioni degli altri lo stesso modello di razionalità e,

volta sorta, la cooperazione non può mai fare a meno della reciprocità, senza la quale quindi, le stesse motivazioni che avremmo noi al loro posto e, quando è il nostro turno,

diminuisce l’incentivo a cooperare. Tale requisito consente di individuare almeno due di calcolare sulla stessa base le loro prevedibili reazioni; l’inesistenza o la marginalità dei

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problemi di traduzione che solleva la comunicazione tra i popoli e le norme che ne 1. In primo luogo, la percezione della somiglianza consente di distinguere tra

derivano dal rischio di finire bloccate da interpretazioni contraddittorie e di frazionarsi inimicizia pubblica e odio personale, mantenendo la guerra ancora tra i limiti

effettivamente in molteplici ordini fondati sui medesimi testi, ma facenti capo a risultati che le attribuiva Rousseau di una “relazione non tra uomo e uomo, ma tra stato

incompatibili; infine e soprattutto, la capacità di sottrarre qualcosa alla competizione, e stato, nella quale gli individui sono nemici come soldati”.

fissando una soglia che non può comunque essere oltrepassata. Questo interessa la 2. In secondo luogo, essa dà corpo alla distinzione stessa tra guerra e pace che

guerra e Aron lo riconosce senza esitazioni, elevando l’omogeneità ideologica a tende a svanire nelle relazioni tra assoluti estranei, che sono più spesso vissute e

condizione essenziale della moderazione della violenza, sulla scorta di una ininterrotta rappresentate come uno stato di ostilità permanente e si esprimono

tradizione storica che attraversa tutto il Settecento e l’Ottocento europeo da Voltaire a coerentemente in un’aggressione indiretta o ideologica senza fine: una

Heeren a Burke per riaffiorare, non a caso, sullo sfondo dell’esperienza opposta della “dialettica della sovversione” come la definì Aron nel pieno della guerra fredda.

guerra civile europea. 3. In terzo luogo, l’omogeneità culturale e ideologica tiene ferma l’altra distinzione

È sufficiente mettere una accanto all’altra le principali forme storiche di guerra limitata capitale tra guerra esterna e interna, internazionale e civile, polemos e stasis, in

per constatare come, in esse, ricorrano le stesse tre condizioni permissive: una certa opposizione alle congiunture storiche nelle quali l’affermazione di dottrine o

omogeneità di estrazione sociale, di stile di vita e di tavola di valori, estesa come minimo partiti inconciliabili produce l’intersecarsi delle lotte civili e dei conflitti tra unità

alla classe dirigente, ma non di rado agli stessi combattenti; la tendenza a utilizzare politiche.

l’effetto aggregante del conflitto bellico, ma non fino al punto di mettere a repentaglio il 4. Infine, l’omogeneità previene l’emergere di discriminazioni permanenti tra gli

potere e la stessa esistenza dei gruppi dominanti; un senso di sotterranea solidarietà attori, lasciando libero il campo alle rispettive strategie reputazionali e di

contro un terzo, emergente e potenziale nemico, quali erano i persiani per i greci e i reciprocità. Da un lato, poiché in assenza di fratture culturali o ideologiche

turchi per l’Europa moderna o la nascente borghesia comunale per la società feudale e il irrimediabili gli attori sono giudicati per quello che fanno e non per quello che

proletariato per la società borghese dell’Ottocento. L’omogeneità culturale e ideologica sono, chi intende violare le regole non può contare in anticipo sulla solidarietà

assume un duplice ruolo costituente. Da un lato, attraverso il senso di differenziazione o sull’acquiescenza dei membri della propria fazione politica. Dall’altro lato,

che suggerisce tra chi si riconosce e chi no come simile, essa consente di distinguere tra anche una volta che gli attori entrano in guerra tra loro, essi restano saldi

le manifestazioni di violenza che avvengono all’interno del contesto comune e quelle nell’idea di riprendere relazioni normali dopo la fine delle ostilità.

che avvengono al suo esterno per difenderlo o espanderlo contro gli estranei; oppure La coerenza con le convinzioni dominanti

ammettendo il carattere di guerra di entrambe, ma solo dopo avere sottomesso le prime Perché le limitazioni della guerra possano sorgere e mantenersi, non è sufficiente che

alle prescrizioni esigenti della guerra giusta e legittimato incondizionatamente le altre soddisfino l’interesse degli attori, ma è necessario che siano o appaiano anche

come guerre sante, come le guerre contro i persiani nella koinè culturale e linguistica politicamente, culturalmente e persino moralmente plausibili. È qui che si spiega,

della Grecia classica, o le crociate; oppure capovolgendo radicalmente l’ordine dei intanto, perché l’idea che non si debba fare di tutto per vincere diventi tanto meno

fattori, riservando la parola guerra alle lotte tra i membri della società comune, come plausibile quanto più il nemico viene percepito come culturalmente e ideologicamente

fecero gli stati europei moderni per distinguere le guerre tra di loro dalle sedizioni estraneo. Prima ancora di risultare plausibile nei confronti di determinati attori,

coloniali, appropriazioni di spazi vuoti attraversati da assoluti estranei, selvaggi. Senza l’obiettivo di limitare la guerra deve apparire plausibile in se, cioè praticabile e

dimenticare, poi, che la comunanza culturale non si esaurisce necessariamente negli politicamente e moralmente accettabile. Gli sforzi di limitarla presuppongono la fiducia

spazi in cui la società internazionale degrada verso l’esterno, ma può benissimo venire nella possibilità di porre un argine alla violenza, insieme alla sfiducia nella possibilità di

meno anche nel suo stesso interno. Ma è l’altro spetto della funzione costituente eliminare la guerra. Ma fiducia e sfiducia possono essere combinate anche nel modo

dell’omogeneità culturale che interessa maggiormente la limitazione della guerra. A opposto. Ogni volta che, in un contesto storico e culturale, la fiducia si indirizza verso

mano a mano che gli attori e i potenziali contendenti si riconoscono simili tra loro, si la possibilità di eliminare la guerra e la sfiducia verso la possibilità di porre argini alla

apre lo spazio per lo sviluppo di restrizioni concordate all’uso della violenza o di forme violenza, tocca all’obiettivo di limitare la guerra finire condannato come irrealistico,

di cortesia verso il nemico (mondo cavalleresco). L’opposto avviene quando, insieme moralmente povero o immorale. Questa è, naturalmente la posizione di tutti i pacifismi

alla percezione dell’alterità politica, culturale o sociale, salgono la febbre politica e agli occhi dei quali l’obiettivo stesso di umanizzare la guerra non può che apparire

l’indisponibilità ad avere relazioni normali con il nemico. A quel punto, le buone regole un’abdicazione all’unico obiettivo autenticamente umano di eliminarla. Ma la stessa

vengono messe da parte e la guerra torna a essere all’ultimo sangue. insofferenza nei confronti della stilizzazione della guerra è rintracciabile ogni volta che

La moderazione della violenza è il risultato di un quadruplice processo di confinamento quest’ultima venga sperimentata e intimamente sentita come un male assoluto (accusa

della guerra: espressa in forma esemplare in “Guerra e Pace” dal principe Andrej). Invece che un 18

modo di limitare la violenza, essa appare come un modo di perpetuarla. Già Pufendorf essenziale riconosciuta da tutti i principali interpreti della legittimità tra le credenze

aveva puntato il dito contro questo paradosso: “quando quei patti che si limitano a relative al potere e quelle “più radicali su ciò ce si crede ultimamente sulla realtà del

temperare l’uso della forza non fanno altro che aumentare e alimentare la guerra, è mondo”, “vigenze collettive” come le chiama Ortega y Gasset.

evidente che essi sono ripugnanti alla natura”. Ma la crisi di plausibilità delle limitazioni Eccoci quindi alla condizione più fondamentale dello sviluppo e della sopravvivenza

giunse lentamente a generalizzarsi nella seconda metà dell’Ottocento, a mano a mano delle limitazioni della guerra: per quanto sofisticate e codificate possano essere, esse non

che si diffuse l’idea simboleggiata della definizione del generale Sherman della guerra possono risultare plausibili e, quindi, efficaci quando non appaiono più coerenti con i

come inferno. È la stessa considerazione che spinge Moltke a contestare la principi e le istituzioni costitutive della convivenza internazionale della propria epoca;

Convenzione di San Pietroburgo contro l’impiego dei proiettili esplosivi di peso mentre perché tale coerenza sia possibile, è necessario che tali principi e istituzioni

inferiore a 400gr: “in guerra la più grande clemenza è arrivare rapidamente alla appaiano a propria volta coerenti tra loro, cioè ispirati a principi comuni e non

conclusione. Con questa prospettiva dovrebbe essere consentito l’impiego di qualunque contraddittori. Il primo caso è il più distruttivo, ma anche il meno problematico. Ogni

mezzo”. Infine, perché la guerra possa essere messa in forma è necessario che il volta che i principi e le norme che prescrivono chi ha diritto e a quali condizioni di

contesto sociale e culturale in cui ciò avviene, abbia e conservi una sensibilità per la ricorrere alla forza entrano definitivamente in conflitto con i principi e le norme che

forma, vale a dire per la possibilità o necessità di mediare le esperienze individuali e prescrivono chi ha diritto e a quali condizioni di appartenere alla società internazionale,

collettive attraverso la forma estetica della dimensione artistica, la forma giuridica del le convenzioni sulla guerra sono condannate a perdere la propria presa sulla realtà

diritto, o attraverso ciò che Norbert Elias riassume sotto il nome di etichetta. (codice cavalleresco). Ma è l’altro caso, quello del labirinto delle legittimità, che interessa

La coerenza con le istituzioni costitutive della guerra internazionale di più. Anche prima che avvenga una completa trasformazione costituzionale, la

Ma quello che vale, per l’obiettivo di limitare la guerra, vale anche per le singole convivenza internazionale si può trovare a cavallo tra due ordinamenti diversi, ciascuno

prescrizioni con le quali di volta in volta è perseguito, che cambiano continuamente nel dei quali è abbastanza forte da affiancarsi all’altro ma non abbastanza da soppiantarlo.

tempo. Proprio in questa associazione sta la seconda condizione, più reversibile, della Una situazione di questo tipo è quella che Martin Wight ravvisa nei due secoli che

loro plausibilità: perché un insieme specifico di norme regole e procedure possa intercorrono tra il Concilio di Costanza e il Congresso di Vestfalia. In quell’intervallo,

svilupparsi e mantenersi nel tempo, è necessario che esso sia e resti coerente con le scrive lo studioso inglese, il sistema internazionale aveva già più somiglianze con quello

condizioni materiali e le istituzioni fondamentali della propria epoca. La prima che gli sarebbe succeduto che con quello medievale precedente. Sennonché, continua

condizione è la più riconoscibile. Come qualunque istituzione o insieme di norme, Wight, la transizione fu rallentata da 8un insieme di mutamenti concomitanti: il carattere

anche le convenzioni sulla guerra non possono restare efficaci quando entrano in ancora regionale del mutamento, che soltanto con l’invasione francese dell’Italia del

disaccordo con l’evoluzione degli strumenti materiali e dell’organizzazione sociale della 1494 cominciò faticosamente a trasformarsi italiano in europeo; la coincidenza con la

violenza. Qualunque modo di praticare e concepire la guerra corrisponde a un grado scoperta del nuovo mondo; la bipolarizzazione della politica internazionale attorno a

determinato dello sviluppo delle forze produttive, delle tecnologie e dei format militari; Francia e Spagna che ritardò la formazione di una classe di grandi potenze; la diffusa

nello sviluppo di questi ultimi giunge uno stadio nel quale essi diventano non più ribellione, innescata dalla Riforma. Il risultato di questa vacanza istituzionale, conclude

produttivi ma distruttivi; questa contraddizione tra lo sviluppo delle tecnologie e delle Wight, fu un secolo di conflitti di religione. Lo stesso disordine è da attendersi ogni

relative forme organizzative e le regole della guerra sfocia in un adattamento o in una volta che si verificano condizioni simili.

rivoluzione nel modo di concepire, disciplinare e praticare la violenza; al posto della La coerenza delle limitazioni fra loro

forma precedente, diventata un intralcio, ne viene sostituita una nuova, corrispondente Un’ultima condizione più controversa riguarda la coerenza delle limitazioni tra loro,

alle forze produttive più sviluppate e ai relativi format militari, finché questa forma non condizione necessaria al funzionamento di qualunque insieme di principi, norme e

diviene a propria volta un intralcio e, quindi, non viene sostituita con un’altra. procedure decisionali, ed assume un rilievo particolare nel caso delle convenzioni sulla

Una condizione ancora più essenziale è quella che si incontra sul versante guerra. Tali convenzioni mischiano tre gruppi di restrizioni diverse, le une relative al

specificamente istituzionale. Come tutte le istituzioni più specifiche, infatti, anche diritto di ricorrere alla forza, le altre ai modi in cui essa può essere impiegata e le ultime

l’istituzionalizzazione della guerra è compresa in istituzioni più ampie e diffuse, che può ai modi in cui la guerra stessa può essere distinta da ogni altra manifestazione di

dare per scontate e dalle quali deriva i propri principi e le proprie norme fondamentali: violenza oltre che alla condizione opposta della pace. Un primo legame di dipendenza

per esempio, quale sia il principio costitutivo della convivenza internazionale, chi siano i l’abbiamo già incontrato: nessuna convenzione relativa allo jus ad bellum o allo jus in

soggetti titolari dei diritti e in che cosa riconoscano il loro comun principio di bello può risultare plausibile qualora non disponga di una nozione chiara di che cosa dia

legittimità. Questa dipendenza, che è ciò che consente alle istituzioni di farsi avanti bellum. Ma il punto più controverso rimane il rapporto tra le prime due. Da un lato, lo

senza violenza da una parte e senza visibile deliberazione dall’altra, è la relazione sviluppo di regole del gioco tra i contendenti sembra richiedere la disponibilità da parte

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di questi ultimi a riconoscersi pari dignità ed eguale diritto a combattere. Dall’altro lato, condizione pacifica o per puro bisogno. Anche quando è guardata alla luce del dovere e

lo sviluppo di restrizioni significative al diritto di ricorrere alla guerra è destinato a dell’onore e nelle loro forme, la guerra può essere giocata solo fino a un certo punto,

pregiudicare proprio tale eguaglianza, discriminando tra chi è legittimato e chi no a oltre il quale la violenza bruta riprende i sui diritti. Non è mai il caso di esagerare il peso

ricorrere alla forza. Se l’accento sulle regole tende a prescindere dalla questione di chi e l’influenza delle buone regole, perché le fonti storiche sono basate sulla visione

difende la causa giusta per concentrarsi sulla tutela della forma e l’osservanza delle letteraria in cui contemporanei e posteri le hanno fissate con ampie concessioni

procedure, quanto più esigente diviene l’elaborazione dello jus ad bellum, tanto meno all’estetismo e alla finzione romantica o eroica; perché è facilmente immaginabile che

accettabile risulta tale premessa e tanto più problematico diviene ammettere che chi ha tali raffigurazioni abbiano trovato alimento proprio dal fatto che, nella realtà, le cose

diritto alla guerra venga sottoposto alle stesse restrizioni di chi non ne ha diritto. Tale andavano spesso diversamente; infine, l’immagine stessa della guerra in forma ha

tensione raggiunge il proprio apice nella dottrina della guerra giusta. Michael Walzer si costituto altrettanto spesso una visione retrospettiva e nostalgica.

sforza di tenere logicamente separati i due giudizi. Egli non soltanto ribadisce che il Due figure di violatore. Il baro e il guastafeste

soddisfacimento dei criteri dello jus ad bellum non solleva dall’osservanza di quelli dello Per stabilire se e fino a quando un insieme di norme sia in vigore piò essere

jus in bello ma, anzi, ricorda come il mancato rispetto dei secondi pregiudichi il giudizio sociologicamente più efficace un’analisi controfattuale, basata non sui comportamenti

sui primi. Le guerre giuste, scrive, sono guerre limitate, tanto che l’inosservanza dei conformi alle regole bensì sulle reazioni che i membri della società oppongono alle

limiti le fa automaticamente regredire a ingiuste, indipendentemente dalle loro buone trasgressioni e sulle azioni comunicative. Ciò che costituisce la rottura di un obbligo

ragioni iniziali. Sul terreno storico concreto, tenere separati i due giudizi si rivela molto non è solo una descrizione oggettiva di un fatto, ma anche una valutazione

più complicato. Lo stesso Walzer scrive che nessuna limitazione è accettata se non intersoggettiva. A essere in gioco non sono i comportamenti come tali, bensì il

appare moralmente plausibile a grandi quantità di uomini; se non corrisponde, cioè, al significato che assumono agli occhi di chi li compie, chi li subisce e chi li osserva. Per

nostro senso di ciò che è giusto. Ed è proprio quello che viene a mancare alle questa ragione, l’esistenza pura e semplice di violazioni non dice nulla sulla tenuta delle

prescrizioni dello jus in bello ogni volta che viene introdotta una discriminazione regole né, tanto meno, su quella del gioco che le comprende. La stessa ambiguità è

giuridica e a maggior ragione etica tra i contendenti. Walzer ammette che le regole sintetizzata da Huizinga in due figure archetipiche di violatori, le cui azioni assumono

possono essere accantonate per la salvezza della gusta causa. È la nozione di Suprema un significato opposto persino quando, superficialmente, possono sembrare

Emergenza: uno stato d’eccezione etico e giuridico, nel quale la difesa della esattamente le stesse. La prima è quella del baro, colui che inganna gli altri giocatori ma

continuatività della propria comunità politica rende impossibile evitare di agire in modo fingendo di attenersi ancora alle regole del gioco, fino al momento in cui è colto in

immorale, anche se ciò significa uccidere degli innocenti. (Churchill, bombardamenti a flagrante; perciò egli è scusato più facilmente. La seconda figura è il guastafeste, che non

tappeto sulle città tedesche). Di fronte a un nemico considerato politicamente o finge più di stare alle regole, ma vi si oppone e sottrae. La rottura questa volta è radicale,

moralmente indegno, le limitazioni dello jus in bello possono restare in piedi solo egli non crede più o non ha mai creduto nel gioco. Anche la reazione degli altri

quando violarle non è necessario per vincere. partecipanti acquista intensità nella stessa misura: non si tratta più di difendere le regole

Le ambiguità del gioco. Bari, guastafeste, illusi e ipocriti ma l’esistenza stessa del gioco.

Se, dunque, la possibilità di limitare la guerra dipende dall’esistenza di precise condizioni Il gioco come maschera. L’illuso e l’ipocrita

politiche, sociali e culturali, neppure il soddisfacimento di tali condizioni assicura che le Così come il soddisfacimento delle condizioni politiche, sociali e culturali delle

regole, una volta concordate, siano sempre rispettate. Al contrario (Lauterpacht), se il convenzioni sulla guerra non assicura che esse siano sempre rispettate, il venir meno di

diritto internazionale è in un certo senso il punto di evanescenza del diritto, il diritto tali condizioni non basta quasi mai a cancellarle. Questa tendenza delle istituzioni a

bellico è il punto di evanescenza del diritto internazionale. A minacciarlo sono le sopravvivere alle condizioni politiche, sociali e culturali che le rendevano praticabili

considerazioni di efficienza proprie di un gioco al massimo grado competitivo come la complica il significato dei comportamenti conformi alle regole. La formalizzazione dei

guerra, e destinate a rafforzarsi a mano a mano che almeno uno dei giocatori vede principi ha coinciso più spesso con le fasi di declino che con quelle di sviluppo. Anche

indebolirsi la propria posizione e ampliarsi le poste politiche ed economiche della tra chi pretende di giocare dopo che il gioco è finito è possibile riconoscere due figure

guerra. Ma allo stesso esito concorrono anche una quantità di altri fattori, quali la diverse: l’illuso, colui che si appella alle regole del gioco perché non si vuole arrendere

tendenza di ogni guerra a rispondere, da un certo momento in poi, al solo richiamo al all’evidenza della sua fine. La sua espressione archetipica è il lamento del preux chevalier

vantaggio tattico o strategico, o quella ancora più disgregante ad alimentare l’odio tra di fronte alle nuove forme di guerra avvertite come indegne (armi da fuoco). La seconda

nemici e il desiderio di rappresaglia e vendetta, o l’assuefazione stessa alla violenza che figura è l’ipocrita, che sta alle regole non perché crede al gioco, ma perché sa che con

spinge periodicamente i combattenti a vivere alle spalle delle popolazioni civili, quelle regole vincerà. Gli manca l’incertezza.

comprese a volte quelle amiche, per gusto dell’arbitrio, per rancore contro la loro


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in consulente esperto per i processi di pace, cooperazione sviluppo
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.chialant di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Barbara Pisciotta.

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