MONTI
IN MORTE AD UGO BASVILLE
CANTO I
247 – 271
Fremé d’orror, di doglia generosa La convertita anima sdegnosa di Ugo
allo spettacol fero e miserando Fremeva di orrore e di nobile dolore
249 la conversa d’Ugon alma sdegnosa, Allo spettacolo atroce e miserando;
e si fe’ del color ch’il ciel è quando E si fece del colore che è il cielo quando
le nubi immote e rubiconde a sera Sembra che le nubi rosse e immobili piangano
252 par che piangano il dì che va mancando. Alla sera perchè sta finendo il giorno.
E tutta pinta di rossor com’era E l’anima, tutta dipinta di rosso com’era
parlar, dolersi, dimandar volea, Si doleva nel parlare e voleva domandare qualcosa
255 ma non usciva la parola intera Ma non usciva alcuna parola intera
ché la piena del cor lo contendea: Perchè il tumulto dei sentimenti glielo impediva
e tuttavolta il suo diverso affetto Ma tuttavia i suoi sentimenti contrastanti
258 palesemente col tacer dicea. Parlavano palesemente anche se lui taceva.
Ma la scorta fedel, che dall’aspetto Ma l’angelo, scorta fedele, che dal volto di Ugo coglie i
del pensier s’avvisò, dolce alla sua pensieri della sua anima disse al suo magnanimo seguace:
261 dolorosa seguace ebbe sì detto: << Sospendi il tuo terrore, frena la tua
sospendi il tuo terror, frena la tua Pietà indignata, perchè ancora non hai visto
Indignata pietà che ancora non hai Quanto essa è immensa.
264 Nell'immenso suo mar volta la prua Se ti tormenti ora che sei forte, cosa farai
S'or si forte ti duoli, oh! Che farai, Quando vedrai la scena orrida e scura...
Quando l'orrido palco e la bipenne... Quandro vedrai il colpo fatale... >>
267 Quando il colpo fatal.. quando vedrai?” Ma non finì la frase; perchè gli venne un brivido
E nno finì, che tal gli spravvenne Per tutto il corpo immortale,
Per le membra immortali un brividio E solo a quel truce penserò chiuse le ali
270 Che a quel truce pensier troncò le penne E la sua voce si spense in un sospiro.
Si che la voce in sospir morìo. Era il giorno in cui il Sole,
70 Era il giorno che, tolto al procelloso sottratto dalla tempestosa costellazione del Capricorno,
Capro, il Sol monta alla Trojana stella, transita nella costellazione dell’Acquario
72 scarso il raggio vibrando e neghittoso; e il suo raggio vibra scarso e svogliato;
e compito del dì la nona ancella E la nona ora del giorno lasciava all’ora successiva
L’officio suo, il governo abbandonava il timone luminoso del carro solare;
75 Del timon luminoso alla sorella: in quel momento, nascosti da una nube oscura e cava,
Quando chiuso da nube oscura e cava l’angelo e l’anima di Ugo entravano inosservati e
silenziosi a Parigi, città di tutti i mali.
l’angel coll’ombra inosservato e queto L’angelo procedeva con un portamento curvo
78 nella città di tutti i mali entrava. e turbato nell’aspetto
Ei procedea depresso ed inquieto e riempiva i suoi occhi con pianto abbondante
nel portamento, i rai celesti empiendo di quando in quando.
81 di largo ad or ad or pianto segreto; L’Obra di Ugo si stupiva a vedere la sua guida in lacrime
e l’ombra si stupìa, quinci vedendo e quindi continuava silenzioso per la sua strada.
lagrimoso il suo duca e possedute Le sacre campane erano mute,
84 quindi le strade da silenzio orrendo. come anche le opere del giorno
Muto de’ bronzi il sacro squillo, e mute e lo stridore aspro delle incudi e
l’opre del giorno, e muto lo stridore delle seghe appuntite.
87 dell’aspre incudi e delle seghe argute.
sol per tutto un bisbiglio ed un terrore, Solo per un continuo bisbigliare e per un terrore,
un domandare, un sogguardar sospetto, per un domandare o per uno sguardo sospetto
90 Una mestizia che ti piomba al core; Una grande tristezza ti opprime il cuore.
e cupe voci di confuso affetto, E le voci cupe di sentimenti diversi
voci di madri pie che gl’innocenti e di lamenti, fanno da ostacolo alle lacrime:
93 figli si serran trepidando al petto, voci di madri pie che stringono forte
voci di spose che ai mariti ardenti i propri figli innocenti al petto;
contrastano l’uscita e sulle soglie voci di spose che fermano i mariti sulla soglia di casa
96 di lagrime intoppo e di lamenti. per non farli uscire a collaborare all’uccisione del re.
Ma tenerezza e carità di moglie Ma la tenerezza e la carità delle mogli
vinta è da furia di maggior possanza, Sono vinte dalle furie più possenti degli uomini
99 che dall’amplesso coniugal gli scioglie. Che sciolgono l’abbraccio coniugale.
Poiché fera menando oscena danza Poichè i fantasmi dei drudi, dalle terribili sembianze,
scorrean di porta in porta affaccendati andavano di porta in porta
102 fantasmi di terribile sembianza; Continuando fieramente uno spettacolo osceno;
de’ Druidi i fantasmi insanguinati, e i fantasmi insanguinati dei druidi
che fieramente dalla sete antiqua stimolati dalla sete atavica di vittime innocenti,
105 di vittime nefande stimolati, venivano ad appagare gli occhi torbidi
a sbramarsi venìan la vista obliqua col più grande dei misfatti di cui
del maggior de’ misfatti onde mai possa mai possano andar fieri i francesi.
108 la loro superbir semenza iniquia. Sui vestiti avevano il sangue umano rosso,
Erano in veste d’uman sangue rossa; sangue e putredine grondavano dai capelli,
sangue e tabe grondava ogni capello, e ne cadeva una pioggia ad ogni movimento.
111 e ne cadea una pioggia ad ogni scossa. Alcuni scuotono un tizzone ardente, altri
Squassan altri un tizzone, altri un flagello I serpenti velenosi chelidri e anfesibene,
di chelidri e di verdi anfesibene, altri ancora una coppa di veleno, altri un coltello;
114 altri un nappo di tòsco, altri un coltello: e con quei serpenti percuotevano le schiene
E con quei serpi percotean le schiene e le fronti dei mortali e bruciavano le vene
e le fronti mortali, e fean, toccando toccandole con i legni ardenti.
117 con gli arsi tizzi, ribollir le vene. Allora le genti infuriate uscivano
Allora delle case infuriando Dalle case e fuggivano spaventate
uscìan le genti, e si fuggìa smarrita Urlando pietà direttamente dal cuore.
120 da tutti i petti la pietade in bando. Allora trema la terra schiacciata e calpestata
Allor trema la terra oppressa e trita Per i cavalli, per le ruote dei carri e per le persone,
da cavalli, da rote e da pedoni; e l’aria è disturbata dalle urla
123 e ne mormora l’aria sbigottita; simili al rumore di tuoni lontani,
simile al mugghio di remoti tuoni, simili al lamento notturno del mare agitato,
al notturno del mar roco lamento, simili al soffiare forte della tramontana.
126 al profondo ruggir degli aquiloni. Allora misero Ugo cosa provi in cuor tuo a veder questo,
Che cor, misero Ugon, che sentimento tu che vedesti il vessillo di chi è morto
fu allora il tuo, che di morte vedesti svolazzare nel vento?
129 l’atro vessillo volteggiarsi al vento? E tu vedesti eretto il terribile palco con la ghigliottina,
E il terribile palco erto scorgesti, e, una volta alzata la scure, avvenuto il misfatto,
ed alzata la scure, e al gran misfatto i bramosi esecutori corsero veloci ad osservare;
132 salir bramosi i manigoldi e presti; e il tuo buon re, il re più grande
e il tuo buon rege, il re più grande, in atto come un agnello innocente
d’agno innocente fra digiuni lupi, in mezzo a tanto lupi bramosi
135 sul letto de’ ladroni a morir tratto; portato a morire sul letto dei ladroni ;
e fra i silenzi delle turbe cupi e fra i silenzi cupi della folla
lui sereno avanzar la fronte e il passo egli avanzava sereno con la fronte alta e passo deciso,
138 in vista che spetrar potea le rupi? con un aspetto che poteva intenerire le pietre.
Spetrar le rupi e sciorre in pianto un sasso: Intenerire le pietre e sciogliere al pianto un sasso,
Non le Galliche tigri. Ahi! Dove spinto non le tigri Galliche. Ahi!
141 l'avete o crude? Ed ei v'amava? Oh lasso! Dove l&rs
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Parafrasi, Rimé 2009
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Parafrasi Giovanni Della Casa
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Parafrasi satira II Ariosto
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Parafrasi, Watkins 2008