Stilizzazione gotica in Italia
In Italia possiamo cominciare a parlare di stilizzazione gotica quando la sua utilizzazione si diffuse in tutta la Penisola: nell’area centrale che aveva accolto la carolina rotonda, vennero accolte con più difficoltà le novità provenienti dalla Francia. Nell’Italia Settentrionale, l’influsso della textualis transalpina si fece sentire in maniera maggiore.
La presenza della letteratura volgare legata alle corti è accompagnata da uno stile che caratterizza alcuni canzonieri provenzali, che sono stati prodotti in Veneto nella seconda metà del XIII secolo, tutti caratterizzati da una gotica di modulo molto piccolo: questo stile è caratterizzato dalla presenza di filetti ornamentali alla sommità delle aste ed è sempre nitido nella sequenza delle lettere, arioso e con un chiaroscuro appena accennato.
Rotunda e sue differenziazioni
Sempre nel XIII secolo, la rotunda ampia e ben disegnata cominciò a mostrare alcune differenziazioni: nell’area romano-laziale l’ampiezza delle singole lettere è bilanciata da uno sviluppo in altezza; in Umbria e in Toscana si hanno invece forme più tozze, con una preferenza per il chiaroscuro e con lettere dalle ampie curve poggiate sul rigo in Toscana.
Nello stesso periodo, però, si vedono anche a manifestare alcuni fenomeni importanti:
- Alla seconda metà del secolo si tipizza la Bononiensis;
- Si afferma in Toscana la rotunda di modulo piccolo;
- Tipologia che si diffonde anche in Veneto.
Questo tipo di rotunda ha delle peculiarità molto interessanti:
- Prevalenza della a corsiva minuscola sulla a di tipo carolino-gotico;
- Prevalenza della d rotonda con asta inclinata a sinistra rispetto alla d diritta;
- Sono presenti due modelli di g, due tipici della textualis e uno della corsiva;
- Le aste sono caratterizzate in alto da ornamentazione a forcella o a coda.
La rotunda italiana è in generale una scrittura spezzata, frazionata nei tempi di esecuzione e assimilabile alle lettere al tratto dell’Europa settentrionale.
Scriptoria e semigotica
L’area centrale è però dominata dalla presenza di scriptoria in grado di produrre codici in textualis per la curia papale e per i suoi membri. Il discorso della curia papale consente di introdurre anche il discorso sulla semigotica, la minuscola notarilis, con cui Petrarca avrebbe tracciato molte delle sue glosse a margini dei manoscritti in suo possesso. Dai dati in nostro possesso non si deve escludere che proprio in questo ambito, si sia affermata quella tipizzazione di cui solo recentemente si mette a fuoco la natura. Infatti, in curia nel 1305, fu copiato dallo scriba Bartolomeo di Fratte un codice della Farsalia di Lucano, il più antico in cui è testimoniato l’uso di quella scrittura.
A differenza della textualis, la semigotica trova le sue radici in quel filone delle minuscole documentarie da cui avrà origine la cancelleresca. Essa non può essere assimilata alle corsive, perché la sua esecuzione avviene per veloci tocchi di penna e si presenta in forme spezzate.
Influenza francese sulla gotica italiana
Tornando per un attimo alla gotica italiana, i modelli francesi esercitarono maggiore influenza nelle regioni meridionali grazie alla presenza dei Normanni e alla diffusione del monachesimo cisterciense, che introdusse il nuovo stile nella Penisola. Questo stesso influsso si fece sentire anche sugli usi interpuntivi che negli scriptoria italo-meridionali dell’Ordine si erano imposti anche su scribi educati alla beneventana.
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