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Paleografia

Lezione 1 del 12-11-2013

Il termine paleografia è una parola composta da due parti. La prima parte,

grafia, quindi “scrittura”.

paleo, deriva dal greco, vuol dire antico, e poi abbiamo Di

conseguenza, la paleografia è la scienza che studia le scritture antiche, tutte le scritture

antiche in qualunque lingua e su qualsiasi materiale scrittorio a partire dal momento in

cui l’uomo cominciò a fissare il suo pensiero con segni Ma vediamo la definizione di

Petrucci:

«La Paleografia è la disciplina che studia la storia della scrittura, in

particolare di quella a mano, nelle sue differenti fasi».

Ecco che da questa prima definizione emergono due concetti, ossia quello di

storia e quello attinente alle tecniche adoperate per scrivere nelle diverse epoche. E se

ne può dedurre anche un terzo: il processo di produzione delle testimonianze scritte

(come si copiavano i libri, ad esempio), e dunque la paleografia studia i prodotti di

questo processo, ossia libri, documenti, iscrizioni (di materiale duro), scritti di natura

privata come lettere o appunti o conti.

Esistono tante paleografie quante sono le scritture esistenti, ad esempio una

paleografia cinese, araba, ebraica, greca; e noi ci occuperemo di quella latina, cioè

basata sull’alfabeto latino,

della scrittura in alfabeto latino, e questo significa che non

esamineremo soltanto testi scritti in lingua latina poiché i carattere alfabetici

dell’italiano sono i caratteri dell’alfabeto latino, e lo stesso vale, ad esempio, per il

francese, di modo ché l’esame della paleografia latina potrà riguardare anche testi in

volgare francese o italiano. Però noi ci occuperemo specificatamente di testi in lingua

latina, e il nostro limite cronologico si porrà dalle origini, VI secolo a.C. (500), fino

alla diffusione della stampa, e dunque fino al XVI secolo. Dobbiamo comunque

ricordare che esistono discipline particolari, speciali, che hanno legami strettissimi con

la Paleografia latina, ma sono specifiche perché si dedicano a particolari tipi di

nel caso dell’epigrafia

prodotti scritti, come che studia le iscrizioni su materiale duro,

o della sfragistica, che studia i sigilli e quindi le leggende dei sigilli, o ancora della

numismatica nello studio delle monete. Inoltre, ci occuperemo di scritture librarie,

ovvero le scritture che erano adoperate per scrivere libri, e vedremo come i libri

abbiano assunto forme differenti nel corso dei secoli, proprio fisicamente. Infine, ci

concentreremo sulle scritture documentarie. Infatti, si potrebbe tracciare una

dell’evolu-zione

paleografia parallela della scrittura latina usata per i documenti, ed

anzi è capitato in alcuni periodi che scritture documentarie fossero anche utilizzate poi

per scrivere libri, e ciò è interessante per testimoniare un continuo passaggio tra questi

due filoni della Paleografia.

Ora dobbiamo accennare alla storia della disciplina paleografica. Nel 1600, nel

1

periodo tra riforma e controriforma , ritroviamo due gruppi religiosi i Bollandisti e i

Maurini. I Bollandisti derivano il loro nome da un erudito gesuita belga, Bolland, che

cominciò a pubblicare un’opera dal titolo Acta Sanctorum, gli atti dei santi.

Quest’opera mirava a studiare in maniera critica e filologica la storia dei santi per

pubblicare delle agiografie vere, dopo che molte di queste erano state messe in

discussione dai protestanti. Un bollandista poi, alla fine del 1600, Daniel Papebroch,

fece un attacco personale dicendo, in uno dei volumi degli Acta Sanctorum, che gran

parte dei documenti conservati nei monasteri benedettini francesi, relativi ai re

merovingi, erano falsi. L’accusa fu assai pesante, e all’accusa seguì la reazione dei

padri benedettini con la risposta dei padri Maurini, monaci della congregazione di San

1 Si ricordi il concilio di Trento del 1545 1

Mauro. Uno di questi, in particolare, Mabillon, padre maurino e fondatore della

diplomatica e della Paleografia. Nel 1681, infatti, Mabillon per confutare le accuse di

Papebroch pubblica un’opera fondamentale, De re diplomatica libri sex, sei libri di

argomento diplomatico, e siamo alla vera nascita delle due discipline, diplomatica e

L’opera ebbe subito molto successo, tanto che anche gli oppositori

paleografia.

bollandisti dovettero riconoscerne l’importanza. Tuttavia, il termine “paleografia” non

fu usato da Mabillon per la prima volta, ma da un altro studioso che lo coniò, sebbene

limitatamente alla paleografia greca, e si tratta di Bernard de Montfaucon

(Montfosson).

Grande, comunque, per lo sviluppo della disciplina paleografica è stato

l’apporto degli studiosi italiani, per esempio, in ordine di tempo, ricordiamo Scipione

2

Maffei , che ebbe una grande intuizione, sfuggita prima di lui, ossia come iniziatore

della paleografia moderna fu il primo a dire che non esistono tante scritture differenti,

3

come invece aveva affermato Mabillon , ma la scrittura è una sola, quella romana che

si manifesta in tre forme diverse: la forma maiuscola, la forma minuscola, la forma

evoluzione dell’alfabeto latino.

corsiva. Dunque si trattava di una questione di

Importante fu poi un altro trattato di diplomatica, nella seconda metà del Settecento,

sempre ad opera dei padri maurini, e in questo trattato vengono accolte

definitivamente le osservazioni di Maffei abbandonando la linea di Mabillon.

Nell’Ottocento i progressi della disciplina procedono e si fanno i conti con le

, ossia l’idea di andare alla ricerca delle cause di

4

idee dello storicismo tedesco

determinati avvenimenti nel periodo esatto. E così ci spostiamo in ambito tedesco. In

questo secolo incomincia a delinearsi in maniera più distinta la separazione tra

Paleografia e Diplomatica. In particolare la Paleografia si avvicina ora alla scienza

filologica, mentre la diplomatica alle scienze storico giuridiche, al diritto. Sempre

nell’Ottocento, inoltre, viene fondata a Parigi la più antica scuola di studi paleografici,

l’ecole des chartes, ancora oggi esistente, la scuola delle carte.

Ai primi del Novecento spicca poi la figura di Luigi Schiaparelli, un

diplomatista che però si dedico anche a studi di Paleografia, e soprattutto in

riferimento alla storia di alcune scritture. Ancora sono da ricordare Giorgio Cencetti,

e siamo ormai negli anni Cinquanta del Novecento. Infine vi è Petrucci e Guglielmo

Cavallo che, in particolare, ricordiamo per la paleografia greca, ma decisivo anche per

alcune tematiche di paleografia latina.

Un’ultima cosa da sottolineare riguarda l’importante ruolo svolto dalla Scuola

francese negli anni Cinquanta, perché i francesi per primi diedero importanza alla

tecnica di esecuzione, cioè propriamente come la penna veniva posta sul foglio, e ciò

fu per la Paleografia un ulteriore aspetto di indagine. La tecnica di esecuzione è un

modo di studiare la materia importante perché ha consentito di capire l’evoluzione di

alcuni passaggi nella storia paleografica, che poi vedremo meglio, proprio grazie al

cambiamento degli strumenti scrittori.

Fin qui abbiamo visto in breve una storia della Paleografia. Adesso

consideriamo il metodo, ossia come andremo a leggere, con quali interrogativi. Cosa

deve fare il Paleografo? In questo caso è Petrucci che ci viene in ausilio dicendo che

“il Paleografo deve porsi delle domande”, e quelli sono gli obbiettivi che deve sempre

mantenere quando si trova di fronte ad un testo scritto. Sono 5 domande:

1 Che cosa?

2 Si colloca alla prima metà del Settecento

3 Mabillon riteneva che esistevano tante scritture diverse ed ognuna di esse presentava

una sua origine, storia e morte.

4 Diversamente dal Settecento, secolo di erudizione e classificazione.

2

Cosa vuole dire questa domanda? Vuole dire la lettura del testo che la

testimonianza ci offre, ci presenta. Quindi che cosa ho di fronte? Un codice,

un’epigrafe, un documento? E che cosa contiene? Ora, in tal merito, la lettura che

deve fare il paleografo deve essere critica, deve presupporre una serie di conoscenze

tecniche per eseguire una trascrizione precisa del testo secondo determinati criteri. Le

competenze tecniche quali sono? Ovviamente la conoscenza del latino. Poi Essere

padrone dei sistemi di abbreviazione delle scritture antiche medievali poiché, come

vedremo, si scrivevano i libri molto spesso non scrivendo le parole per esteso, ma

abbreviandole con vari metodi, e di qui il bisogno di sciogliere le parole abbreviate.

Tale pratica rispondeva a vari motivi, ad esempio la necessità di risparmiare materiale

oppure si scriveva abbreviando perché c’era necessità di

scrittorio che era costoso,

contraddistinguere un determinato prodotto come unico e proveniente da un

determinato ambiente, tanto che, ad esempio, presso alcune cancellerie si misero

appunto dei sistemi di abbreviazione di parole particolari e tipici che facevano

riconoscere il prodotto come proveniente da quel determinato ufficio, e questa pratica

conferiva a quel prodotto validità giuridica. Per i monasteri era la stessa cosa e, per

fare un esempio più specifico, a Montecassino si utilizzavano specifiche abbreviazioni

per cui, studiando le abbreviazioni presenti su un certo documento si può intuire che

quel documento è stato prodotto a Montecassino o altrove. Qui rientriamo, dunque,

negli usi cancellereschi. Poi vi erano anche i formulari usati dai notai, formulari

notarili. Anche i notai dovevano rispettare determinate regole, per così chiamarle, e

per giunta essi dovevano scrivere contratti che avessero una precisa corrispondenza

con la legge. Allora, un contratto di compravendita, ad esempio, avrà un preciso

senza seguire quel formulario l’atto non era valido. E così c’era un

formulario,

formulario per le compravendite, uno per i testamenti, e così via, e quindi bisogna

conoscere anche i formulari notarili. Vi erano anche gli usi liturgici in uso in una

determinata chiesa. Insomma, tutto un patrimonio di competenze che servono per la

lettura interpretazione critica del testo.

2 Quando è stata scritta la nostra testimonianza? E quindi si pone il problema

della datazione.

3 Dove è stata scritta? La localizzazione del testo. Cosa non semplice perché,

seguendo la codicologia, è diverso dire che il manoscritto proviene da un luogo e che

un manoscritto ha “origine” in un luogo. L’origine è il luogo dove il manoscritto è

fisicamente prodotto, mentre la provenienza è l’ultimo luogo dove il manoscritto

stato

(o testo in generale) è conservato. Quindi, dalla biblioteca apostolica vaticana

“provengono” tanti manoscritti che hanno origini diverse, cioè sono stati scritti ad

esempio a Bobbio, a Montecassino, in Grecia... ma provengono tutti dalla biblioteca

apostolica vaticana. È facile individuare la provenienza, ben più difficile l’origine.

4 Come? In che maniera. La scuola francese in pratica, cioè la tecnica di

l’aspetto più legato alla manifattura, allo strumento scrittorio,

esecuzione. Quindi

all’angolo di scrittura....

5 Chi e perché? Domande che Petrucci ha l’intuizione di introdurre. Per chi

non pensiamo certo a un nome e un cognome, ma bisogna dare un taglio di aspetto

sociale, di diffusione della scrittura nel corso dei secoli. Noi dobbiamo chiederci chi

era in grado di scrivere in un certo periodo, ma intendendo “chi” nel senso di quale

categoria sociale, quale gruppo sociale, e dunque quanto era diffuso l’analfabetismo in

un certo periodo. Quante persone sapevano scrivere e che livello di abilità grafica

possedevano queste persone; vedremo in tal proposito, studiando le varie scritture, che

ci saranno dei periodi di grandissima alfabetizzazione. Ad esempio, nel II sec d. C.,

l’età di Traiano, l’alfabetizzazione dell’impero romano era altissima, tutti sapevano

3

leggere e scrivere, mentre durante il periodo del “particolarismo grafico ”, e dunque

5

nell’Altomedioevo fino a Carlo Magno (VII sec d.C.), abbiamo un livello di

alfabetizzazione davvero ai minimi storici, ed è un livello non soltanto frammentario

in “orizzontale”, come dice Petrucci, per il numero di persone che sapevano scrivere,

ma c’era anche una frammentazione in verticale tra le fasce di popolazione

alfabetizzate, nel senso che chi scriveva i documenti non sapeva poi leggere i libri e

dell’Europa e

viceversa. Aspetti, questi, che rientrano tutti nella Storia sociale

dell’Italia in particolare.

6 Perchè? Perché è stato prodotto un determinato testo scritto, e in generale

quali erano i fini del ricorrere alla scrittura nelle determinate epoche storiche?

Infine, cominciamo a vedere la terminologia. Quando parliamo di “forma” o

“disegno” intendiamo l’aspetto figurale (proprio come si presenta) delle singole

il loro disegno, la loro forma. Così, ad esempio il disegno della lettera “d” può

lettere,

essere maiuscolo, minuscolo o anche onciale. Tre forme. Forma maiuscola, minuscola

o onciale.

Poi abbiamo il “modulo”. Il modulo corrisponde alle dimensioni di ogni

sia rispetto alla larghezza sia rispetto all’altezza.

singola lettera Quindi ne deduciamo

che il modulo di una lettera tiene conto della larghezza e dell’altezza, il rapporto di

questi due aspetti ci da il “modulo” che noi diciamo può essere “grande”, modulo

grande, modulo medio, modulo piccolo. Tre tipi di modulo.

Poi vi è il ductus che corrisponde alla velocità, o anche detto andamento della

scrittura, e quando le parole sono molte legate fra le singole lettere, e la penna non si

stacca mai dal foglio scrivendo in maniera legata, la scrittura è veloce, ha un ductus

veloce. Quindi, la scrittura libraria, per definizione, sarà posata, con pochissimi

legamenti, o addirittura con le singole lettere staccate le une dalle altre. Comunque, la

scrittura documentaria può essere molto corsiva ma anche molto posata. Abbiamo

quindi un ductus posato quando la scrittura è priva di legamenti, quando le singole

lettere sono staccate le une dalle altre. Poi c’è il ductus corsivo, cioè all’opposto una

scrittura ricca di legamenti fra le singole lettere e le singole parole, e poi abbiamo il

ductus semicorsivo, ossia quando ci sono dei casi in cui alcune lettere sono staccate,

altre legate. Quando siamo in presenza di qualche legamento.

Il tratteggio di una lettera rimanda a due definizioni. Secondo la prima

tratteggio equivale a dire “peso della lettera”, cioè l’alternanza di tratti sottili o spessi

che compongono le singole lettere. E in questo senso parliamo di tratteggio leggero o

pesante. Il tratteggio pesante si ha quando c’è molto contrasto tra tratti spessi e tratti

sottili delle lettere. Il tratteggio leggero si ha quando invece non c’è contrasto tra tratti,

ma si percepisce un unico tratto. Ma questo ci porta a ricordare che una lettera è

“D” (vedi quaderno, appunti) è composta da tre

composta da tratti. Per esempio la

tratti, e infatti per una seconda definizione di tratteggio il tratteggio esprime il

numero, l’ordine e la direzione dei tratti, appunto, che costituiscono una lettera.

il gesto che compiva l’amanuense

Quindi noi dobbiamo essere in grado di ripercorrere

(o copista) quando disegnava le lettere, e gli studiosi hanno individuato che le lettere

non erano disegnate a caso. Infatti, ad esempio, la lettera “D” si compone di tre tratti,

il primo tratto è eseguito dall’alto verso il basso, il secondo da sinistra verso destra, il

terzo dall’alto verso il basso. Studiare il tratteggio, come fecero appunto i francesi, è

importante perché si capisce come da una D eseguita, quando si scriveva in scrittura

maiuscola, aumentando la velocità, cioè il ductus, si arriva alla forma minuscola, e

quindi eseguendo sempre più velocemente, e quindi fondendo il tratto 1 con 2 e

raddrizzando i 3 si arriva alla forma minuscola. Oppure con il tratteggio si può capire

l’evoluzione clamorosa di alcune lettere, e si veda la scrittura “a sgraffio”, scrittura

5 Espressione usata in Paleografia 4

documentaria su legno di età romana (si pensi alle tavolette di Pompei) abbiamo un

segno (vedi quaderno) che corrisponde alla E maiuscola perché la E maiuscola

eseguita velocemente da risultati come quelli presenti sulle tavolette.

Lezione due paleografia

Terminologia paleografica

La legatura è il collegamento spontaneo e naturale che lega due o più lettere fra loro,

effettuato senza che lo strumento scrittorio (la penna, il calamo) sia sollevato dalla

materia scrittoria (papiro, pergamena...). Quindi un ductus veloce implica molti

legamenti, mentre un ductus posato no.

Il nesso

Il nesso è l’insieme di più lettere (minimo due) che hanno in comune almeno un tratto,

di solito è effettuato per fini calligrafici o ornamentali, o per economia di spazio, in

pratica a fine rigo. Il nesso è programmato, voluto dal copista, non è un collegamento

spontaneo. Il legamento e spontaneo, il nesso no. Esempio nt, o ae, ma ce ne sono

altri.

Dunque i concetti di legamento e di nesso sono concetti diversi. Il nesso ha un valore

più che altro ornamentale e calligrafico. L’origine del nesso si può mettere in relazione

al campo dell’epigrafia. Fu proprio un’esigenza, poiché l’ordinatore, colui che

disegnava e ordinava le lettere, disegno poi seguito dallo scalpellino che poteva avere

difficoltà a far entrare una parola all’interno del pezzo di marmo e quindi alla

però

fine del rigo escogitava un modo per unire le lettere facendole entrare. Questa è

l’origine del nesso. Poi il nes

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/09 Paleografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dedo1985n di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Paleografia latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Drago Corinna.
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