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Nuovi lavori, nuovo welfare I parte- Paci

Questo appunto è un riassunto del testo Nuovi lavori, nuovo welfare, utilizzato nel corso Sociologia dell'organizzazione tenuto dalla prof.ssa Pompili Pagliari. Nella prima parte vengono trattati i seguenti argomenti: il processo storico di individualizzazione; la crisi del sistema di welfare fordista; l’affermazione del... Vedi di più

Esame di SOCIOLOGIA DELL’ORGANIZZAZIONE docente Prof. M. Pompili Pagliari

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LUCI ED OMBRE DEL WELFARE STATE ASSICURATIVO.

-

Il welfare state, nel sistema fordista, appare connotato come welfare assicurativo,

cioè come sistema caratterizzato dall’introduzione e dallo sviluppo delle grandi

assicurazioni sociali obbligatorie che hanno un ruolo importante nel superare l’originaria

insicurezza storica delle classi lavoratrici.

Tuttavia, non si può negare che il welfare state sia intervenuto anche per spazzare via un

sistema di mutuo soccorso, fatto da società operaie, cooperative, programmi educativi,

culturali e di tempo libero, etc… che era andato crescendo ad opera dei sindacati e dei

partiti operai.

CASO ITALIANO: le componenti modernizzanti della classe dirigente liberale furono

escluse dalla gestione della previdenza pubblica e definitivamente soppresse con l’avvento

del fascismo.

Come afferma Rosanvallon, l’assicurazione sociale funziona come una mano invisibile che

produce sicurezza e solidarietà senza che intervenga la buona volontà degli uomini;l’unico

legame diretto tra l’individuo e la macchina assicurativa obbligatoria è nel pagamento dei

contributi: il crescente intervento dello stato e l’intreccio che ne conseguì, tra assistenza e

previdenza, allentò il rapporto tra contributi versati e trattamenti ottenuti e fin’ per

indebolire e porre in secondo piano ogni legame diretto tra il singolo lavoratore e il

sistema assicurativo.

PRINCIPIO ESSENZIALE DELLA PRODUZIONE FORDISTA: fu la riconduzione delle

mansioni lavorative sotto lo stretto controllo del management dell’impresa.

LA FRAGILIZZAZIONE DELLA FAMIGLIA

-

I cambiamenti demografici, l’avvento della speranza di vita e l’invecchiamento della

popolazione, hanno rappresentato un problema in più per le famiglie nucleari, le quali

hanno dovuto tornare alla tradizionale composizione allargata, per ospitare e prendersi

cura di genitori in età avanzata.

CASTELLS: sostiene che la famiglia diviene una istituzione elettiva, legata agli affetti e

alle scelte volontarie dei suoi membri: si assiste ad un processo di diversificazione della

famiglia, la quale assume la forma della convivenza della famiglia monogenitoriale. 15

LA FINE DELLA PIENA OCCUPAZIONE.

-

La globalizzazione dei mercati e l’innovazione tecnologica hanno comportato una profonda

ristrutturazione della produzione, che si è tradotta in un aumento della disoccupazione e

della precarietà del lavoro.

PRECARIETA’: intacca tutti gli aspetti del modello fordista di regolazione del lavoro: il

contratto di lavoro subordinato; la relativa stabilità del rapporto di lavoro; l’orario

settimanale standard a tempo pieno, l’ubicazione fissa del luogo di lavoro; la copertura

previdente contro i maggiori rischi della vita.

SUPIOT: afferma che i termini dello scambio alla base del modello fordista di lavora si

trovano sconvolti senza che siano stati ridefiniti i termini di un nuovo scambio. Il processo

di crescente flessibilità del lavoro è un processo di individualizzazione del rapporto di

lavoro. Esso ha un doppio volto: di precarietà; di libertà e realizzazione di sé.

L’individualizzazione del rapporto di lavoro da un lato aggrava i rischi, dall’altro amplia le

possibilità d’azione, libera dai vincoli e offre maggiori opportunità d’azione sul mercato del

lavoro.

I NUOVI RISCHI SOCIALI E LA CRISI DEL SISTEMA DI WELFARE.

-

La concezione dei diritti sociali come diritti di compensazione di un disfunzionamento

passeggero diviene inadeguata; essa non più di gestire dei rischi divenuti degli stati

stabili.

I bisogni sociali non sono più soddisfatti da prestazioni sociali generali e standardizzate,

ma reclamano sempre più interventi mirati e individualizzati.

ROSANVALLON: sostiene che lo stato sociale è stato ben organizzato per trattare

problemi di popolazioni relativamente omogenee, di gruppo o classi di persone. Oggi deve

farsi carico di individui che si trovano in situazioni che sono particolari a loro e le nuove

politiche sociali dovranno essere politiche individualizzate.

Il sistema di welfare fordista non gode più della stabilità e dell’integrazione delle sue

tre componenti istituzionali: la famiglia è diventata più fragile, il mercato del lavoro più

precario, il welfare state assicurativo meno efficace. 16

CAPITOLO 3: IL LAVORO FLESSIBILE TRA PRECARIETA’ E REALIZZAZIONE DI

SE’. QUALE FLESSIBILITA’ DEL LAVORO?

-

PROCESSI DI FLESSIBILITA’: del lavoro, da un lato, segnano un momento di

affrancamento dei lavoratori da strutture aziendali fortemente generalizzate e da una

mercato del lavoro spaccato tra insider e outsider; dall’altro, comportano una crescita

della precarietà del lavoro e della insicurezza sociale.

FLESSIBILITA’ NUMERICA: flessibilità che sollecita l’attenzione e il dibattito. È intesa

come maggiore libertà di licenziamento poiché favorirebbe la riduzione della

disoccupazione: l’argomento è che una legislazione sociale eccessivamente garantista, in

temi di licenziamenti aumenta i costi di produzione e rende le imprese prudenti

nell’assumere nuovi lavoratori.

In effetti, però, è molto dubbio che la flessibilità numerica favorisca una diminuzione della

disoccupazione: nel caso inglese e in Olanda, ad es., dove si è assistito ad una riduzione

consistente del tasso di occupazione, questa sembra dovuta ad una strategia complessiva

di utenti, più che alle misure di deregolazione del rapporto di lavoro; negli Stati Uniti si

può parlare di eccesso di flessibilità di entrata – uscita dalle aziende, che comporta

problemi di scarso impiego dei lavoratori e bassi livelli di produttività.

Da questo punto di vista si possono distinguere 2 tipi di flessibilità del lavoro che fanno

parte di due diverse vie:

1. c’è una via bassa alla competitività, basata su bassi salari, bassa qualificazione del

lavoro, scarso coinvolgimento dei lavoratori e bassa qualità del prodotto. Prevale la

flessibilità funzionale, basata sulla mobilità tra le mansioni professionali, la

versatilità delle competenze, la formazione continua e la possibilità di carriera;

2. c’è una via alta alla competitività, fondata su atti salari, alta qualificazione, alto

grado di cooperazione e produzione di qualità. Tale via è da preferire perché

comporta il vantaggio dell’accesso ai settori più avanzati e innovativi.

PRECARIETA’ O REALIZZAZIONE DI SE’ ?

-

GALLINO: sostiene che il lavoro flessibile è in crescita e nella maggioranza si tratta di

lavoro instabile e precario.

Secondo Gallino, in Italia il lavoro stabile è destinato a diventare il privilegio di un numero

limitato di eletti. 17

REYNERI: il lavoro precario è aumentato all’interno dei lavoratori dipendenti, nella forma

del lavoro a termine.

IN ITALIA: un ruolo importante è ricoperto dalla diffusione dei contratti di formazione –

lavoro e apprendistato, ed è questa la spiegazione della lunga gavetta che ha sostituito

l’ingresso diretto nel lavoro stabile, prevalente begli anni ’60 e ’70.

BARBER e NADEL: la flessibilità può presentare aspetti positivi per i lavoratori

dipendenti; non tenerne conto significherebbe sottovalutare uno degli aspetti dinamici

della situazione contemporanea: la flessibilità è in linea con le aspirazioni individuali e può

arricchire di nuove potenzialità le forze creatrici dei lavoratori dipendenti.

QUALITA’ DEL LAVORO E INSICUREZZA SOCIALE.

-

Nella flessibilità del lavoro possiamo riconoscere 2 componenti: la prima, conduce alla

precarietà e la seconda conduce alla realizzazione di sé.

Il sentimento di insicurezza che si avverte discende da una crisi più vasta, riguardante il

sistema di protezione sociale costruito nel corso dello sviluppo della società industriale e

coinvolge l’intera platea di lavoratori, e non solo quelli più instabili e precari.

CERSCENTE INSICUREZZA: dei lavoratori nei confronti del futuro, è il segno di un

passaggio di fase, dalla produzione fordista, ad un processo produttivo postfordista. È un

passaggio che erode le garanzie e le sicurezza del passato, ma non fornisce risposte

adeguate al bisogno di stabilità di larga parte dei lavoratori.

LAVORATORI TEMPORANEI: grazie al miglioramento della qualità del lavoro, crescono

le competenze, si elevano i requisiti richiesti ai lavoratori e la fatica e la noia diminuiscono.

I lavoratori temporanei appaiono mediamente più soddisfatti degli altri, in quanto

sembrano condividere il generale processo di miglioramento della qualità del lavoro, che si

riflette nella maggiore diffusione di sentimenti di soddisfazione lavorativa.

NEGRELLI: sottolinea che le maggiori opportunità per la crescita del lavoro di qualità

sono legate alla ridefinizione del concetto di lavoro nel senso di una ricca combinazione di

saper fare e di saper essere, dove il saper essere comporta la presenza di capacità di

relazioni sociali, partecipazione, riconoscimento, cooperazione di lavoro di gruppo o di

squadra, collaborazione con unità esterne all’azienda. 18

Centrali diventano le competenze tecniche del saper fare e le competenze sociali e

intellettuali del lavoratore.

GORZ: sostiene che i lavoratori postfrodisti devono entrare nel processo di produzione con

tutto il bagaglio culturale che hanno acquisito e ciò significa che le dimensioni sociali,

interattive, ludiche e culturali dello stile di vitae della personalità del lavoratore diventano

importanti, accanto alle competenze tecniche, per il lavoro di qualità.

ACCORNERO: la crescita della qualità del lavoro e della soddisfazione dei lavoratori non

appare sufficiente a comprendere il peggioramento intervenuto nella stabilità del posto di

lavoro e ciò conferma la contraddizione tutta capitalistica che sembra essere alla base dei

cambiamenti attuali nel lavoro: la tendenza a un miglioramento della qualità e a un

peggioramento della tutela.

Bisogna affermare un nuovo principio guida della sicurezza sociale, all’altezza del nuovo

modello di produzione e di consumo: lo stato deve garantire a tutti una comunità di

cittadinanza del lavoro nella discontinuità dei tragitti lavorativi. 19

CAPITOLO 4: LE ATTIVITA’ FUORI MERCATO SOCIALMENTE RICONOSCIUTE.

LAVORO E ATTIVITA’.

-

LAVORO: tale termine ha diversi significati:

1. definito sostanziale, è il significato che assume l’attività lavorativa volta a

soddisfare direttamente un bisogno del lavoratore;

2. si intende il lavoro indipendente dal contenuto sostanziale dell’attività svolta ed è

offerto sul mercato in cambio di un reddito.

DE COSTER: con il termine “employ” identifica il lavoro retribuito e il lavoro personale

proprio della sfera privata. Osserva che le difficoltà definitorie dipendono dal fatto che la

frontiera tra lavoro e non lavoro diviene più incerta a causa della moltiplicazione degli

statuti intermedi. La disoccupazione non si definisce soltanto in relazione al lavoro, ma

richiede che si tenga conto anche dei diritti del disoccupato verso il sistema sociale.

GORZ: vede la possibilità data ad ognuno di costruirsi una nicchia che metta al riparo la

sua vita da ogni possibile pressione.

Definisce le attività extralavorative come attività senza scopo economico, aventi la loro

finalità in se stesse: la comunicazione, il dono, la creazione e il godimento estetici, la

riproduzione della vita. La vera vita inizia fuori dal lavoro.

Infine, Gorz si pronuncia a favore di un’attività pluriattiva, nella quale l’individuo possa

dividersi tra il lavoro e l’attività della vita.

DAHRENDORF: lascia intravedere una società delle attività, nella quale il lavoro di

mercato è ridotto ai minimi termini. Ci troviamo alle soglie di una società in cui il lavoro

salariato perderà terreno rispetto alle forme di attività libera e alla fine della società del

lavoro e all’inizio di qualcosa di simile ad una società dell’attività.

TOURAINE: molte delle attività che sembravano un tempo estranee alla sfera della

produzione oggi rientrano e questo si verifica per quelle attività volontarie di cui è

riconosciuta la funzione sociale. Ogni attività è suscettibile di essere considerata lavoro

nella misura in cui essa concorre ad uno sviluppo durevole.

Infine, Touraine propone di ampliare il concetto di lavoro fino a ricomprendere in esso le

attività fuori mercato socialmente utili. 20

LE FUNZIONI ECONOMICHE DELLA FAMIGLIA.

-

SARACENO: afferma che le condizioni di lavoro che caratterizzavano il proletariato di

fabbrica segnarono la fine delle possibilità di autorganizzazione su base familiare o di

piccola comunità.

Si assistette ad un processo di defamiliarizzazione e di mercificazione di una serie di

compiti lavorativi svolti all’interno della famiglia.

IN FRANCIA: la concordanza tra la struttura economica e quella familiare caratterizza

tutta una lunga fase storica dei rapporti tra famiglia e lavoro. La persistenza di una

famiglia allargata è un fenomeno che si riscontra in molti paesi occidentali.

IN ITALIA:il fenomeno della famiglia allargata è apparso legato al ruolo svolto

dall’economia agricola dei piccoli coltivatori e mezzadri, risultando funzionale allo sviluppo

industriale di piccola impresa.

TEORIA DELLA DIFFERENZIAZIONE APPLICATA: alla famiglia, che prevede la

progressiva perdita delle funzioni produttive da parte della famiglia stessa a seguito dello

sviluppo economico e industriale, appare incontrare dei limiti.

Questa teoria è stata proposta nella sua forma più compiuta da Parsons: si tratta di

valutare se questo processo di differenziazione si è spinto ai limiti, secondo cui

residuerebbero alla famiglia contemporanea soltanto due funzioni predestinate d’ordine

psicologico. Tali compiti vanno oltre le funzioni svolte per la personalità individuale

indicate da Parsons e comprendono la pulizia e la manutenzione della casa e del vestiario;

l’assistenza personalizzata ai minori.

MODELLI DI FAMIGLIA E LAVORO.

-

Il modello della famiglia nucleare fondato sulla divisione dei compiti tra il capofamiglia

maschio, occupato a tempo pieno, e la casalinga adibita a lavoro domestico, è entrato in

crisi.

MAURISSON: individua tre situazioni o modelli generali:

1. classico, fondato dalla divisione di genere tra lavoro professionale e lavoro

domestico;

2. quello caratterizzato dall’intervento da altri membri della famiglia allargata, in cui

entrambi coniugi lavorano per il mercato;

3. quello in cui si ricorre all’esterno della famiglia, il lavoro domestico a pagamento o a

quello offerto dai servizi sociali pubblici. 21

IN ITALIA: esistono le condizioni per uno sviluppo in direzione del lavoro domestico a

pagamento. Infatti, da un lato, l’Italia si distingue per un’accentuata distribuzione del

reddito; dall’altro, si è affermata una corrente di immigrazione femminile in condizioni di

clandestinità, disponibile ad accettare questo tipo di lavoro a basso salario.

IL LAVORO DI CURA COME ATTIVITA’ SOCIALMENTE RICONOSCIUTA.

- ( LA CRESCITA DI FORME DI RICONOSCIMENTO SOCIALE DI QUESTA

ATTIVITà )

accanto ai congedi possiamo menzionare vari tipi di indennità o assegni versati dallo stato

a chi svolge date attività familiari. In altri casi ritratta del riconoscimento ai membri della

famiglia di contributi figurativi ai fini pensionistici per attività di caregiving. In altri casi

ancora, ritratta di forme di incentivazione o di parziale partecipazione finanziaria dello

stato alle forme volontarie di pensione delle casalinghe.

SANDULLI: afferma che il lavoro di cura tende ad assumere una sua specifica

individualità e la sua valorizzazione si svolge in termini di estensione della protezione

sociale. Il riconoscimento del caregwer familiare è accresciuto dal conferimento di una

copertura previdenziale ai fini della pensione e degli infortuni sul lavoro.

IL LAVORO VOLONTARIO DI IMPEGNO SOCIALE E CIVILE.

-

ATTIVITA’ DI VOLONTARIATO: è volta e realizzare relazioni d’aiuto nei confronti di altri

in condizioni di bisogno o isolamento sociale.

AMBROSINI: osserva che le aspirazioni diffuse di autorealizzazione personale

rappresentano una spinta motivazionale per entrare a far parte di iniziative solidaristiche e

trovare gratificante aiutare il prossimo.

Il mondo contemporaneo si rivela un terreno fertile per la coltivazione di azioni solidali; si

tratta di solidarietà elettive o anche postmoderne, in quanto appaiono figlie dello sviluppo

storico dei processi di modernizzazione individualizzazione.

Ci troviamo dio fronte a un’evoluzione che ha comportato un processo di polarizzazione tra

organizzazioni volontarie: da un lato, troviamo le associazioni più piccole che privilegiano

la loro autonomia di azione e offrono servizi di aiuto alle persone al di fuori del mercato e

di ogni riconoscimento pubblico; dall’altro, troviamo le organizzazioni maggiori, 22

appartenenti spesso a consorzi regionali o nazionali, che si sono dotate di strutture e

competenze professionali e che diventano interlocutori privilegiati delle istituzioni

pubbliche.

BRUNI e ZEMAGNI: la presenza di lavoratori volontari, che mantengono un rapporto

costante con la realtà sociale, permette all’organizzazione no profit di superare

l’autoreferenzialità propria delle imprese di mercato e di diventare un’organizzazione

multistakeholder, nella quale è presente l’interesse di consumatori o degli utenti.

IN ITALIA: i volontari usufruiscono per legge soltanto di una copertura assicurativa

contro gli infortuni sul lavoro che tuttavia corrisponde ad una logica civilizzata di ordine

risanatorio.

IN GERMANIA: I volontari, se assistono una persona sottoposta a infermità, sono

sottoposti al sistema pensionistico pubblico obbligatorio e possono usufruire del sussidio di

disoccupazione anche in presenza di una remunerazione per il lavoro volontario, che non

superi una certa soglia.

BECK: sostiene che lo stato e i governi locali dovrebbero rendere in considerazione la

corresponsione di un salario sociale in alternativa alle sovvenzioni assistenziali per chi

accetta di essere addestrato in attività del terzo settore.

Inoltre, Beck delinea un sistema in cui il lavoro di impegno sociale e civile non viene

retribuito, ma ricompensato e riconosciuto e rivalutato socialmente tramite un reddito di

cittadinanza non inferiore al sussidio di disoccupazione, sulla base di una progetto

approvato a livello locale e reso pubblicamente visibile.

EXCURSUS. IL LAVORO FAMILIARE A LIVELLO MACROECONOMICO.

-

Sul piano sociale, l’avvento della grande industria ha egemonizzato ideologicamente

l’immagine del lavoro; il lavoro salariato è diventato emblematico del lavoro in generale,

relegando un ruolo di comprimario il lavoro autonomo e eliminando dalla scena il lavoro

non remunerato.

MINGIONE: la questione della riproduzione sociale è stata la vittima più importante del

trionfo, nella teoria economica, del paradigma del mercato. 23

Gli economisti neoclassici depurano l’economia dai condizionamenti sociali e assumono

che il monte salari è fisso e condizionato dalla competizione che si determina sul mercato

del lavoro.

MARX: si pone in posizione critica nei confronti del dogma del fondo fisso dei salari e

recupera l’importanza della sfera della riproduzione sociale.

Concentra la sua attenzione sui meccanismi tramite i quali il capitale riesce a mantenere

sotto controllo il salario, in modo che esso non ecceda il minimo necessario a permettere

la riproduzione della forza lavoro.

Per Marx il lavoro necessario è quello erogato nel processo di produzione della forza lavoro

svolto dalla famiglia.

ANTONELLA PICCHIO: sostiene che tra le funzioni principali del lavoro riproduttivo vi è

quella di assicurare alla popolazione l’estensione del reddito da valore monetario a

standard di vita. Ciò include 2 funzioni principali:

1. quella di sostenere la selezione del mercato del lavoro, favorendo l’adattamento

materiale e psicologico dell’offerta di lavoro familiare alle variazioni della domanda

di lavoro salariato;

2. quella di trasformazione dei beni e servizi tramite il lavoro domestico e favorendoli

raggiungimento di dati livelli di educazione, salute e relazioni sociali. 24

CAPITOLO 6: IL RIALLINEAMENTO DEI TEMPI DI VITA E DI LAVORO

PERCHE’ RIALLINEARE I TEMPI DI VITA E DI LAVORO.

-

Il cambiamento del sistema produttivo si accompagna con difficoltà di pieno utilizzo delle

forze lavoro e con crescita di forme di lavoro atipiche. Questo è il risultato di: 1. l’effetto

labour saving delle nuove tecnologie; 2. la saturazione della domanda dei prodotti propri

del precedente sistema; 3. la lentezza con cui emerge e si afferma la domanda dei beni e

servizi prodotti dal nuovo sistema.

MODELLO ATTRIBUITO A FORD: non riguardava soltanto la produzione industriale

all’interno dell’impresa, ma anche il rapporto tra produzione e consumi. Implicava una

vasta operazione di riorganizzazione della società. Si basava sulla piena occupazione dei

padrifamiglia maschi; su un tempo di lavoro rigido; su un tempo liberi limitato. Accanto

agli interventi necessari sul piano degli investimenti, dell’istruzione e della formazione

professionale, è importante un intervento che riguardi il mutamento degli stili di vita e dei

consumi e dell’organizzazione temporale della società.

La disponibilità di tempo del consumatore diventa una variabile importante:la sua

mancanza può aggravare la situazione, creare un elemento di blocco al pieno dispiegarsi

della domanda dei servizi.

POLITICA DEI TEMPI SOCIALI: è rivolta a ridurre la quantità di tempo vincolato

dall’attività lavorativa, oltre che corrispondere ad esigenze provenienti dal processo di

individualizzazione, costituisce un momento di una strategia complessiva volta a creare

nuova occupazione e nuovo benessere.

ORGANIZZAZIONE TEMPORALE: della società è ancora espressione del vecchio sistema

fordista , con le sue forti rigidità, con la dominanza del tempo di lavoro sugli altri tempi

sociali e con forti sperequazioni di genere e di età nella partecipazione al lavoro e alle altre

sfere della vita.

ORGANIZZAZIONE DEL TEMPO E BENESSERE DELL’INDIVIDUO.

-

Il lavoro è fonte di benessere psicologico, ma questo deriva più dallo status sociale che

esso conferisce che dall’effettiva soddisfazione personale che permette. 25

I GIOVANI: sono meno orientati alla strumentazione del lavoro e più interessati alla vita

di relazione. Tendono a riprogettare i rapporti tra tempo di lavoro e tempo di vita.

L’orientamento delle nuove generazioni verso il lavoro, l’istruzione e le relazioni sociali,

come sfere della vita, è l’espressione di un mutamento culturale profondo che non può

non avere conseguenze sull’organizzazione temporale della nostra società.

L’ARTICOLAZIONE DELLA VITA ATTIVA E I CONGEDI DAL LAVORO.

-

Si riapre la frontiera dei rapporti tra lavoro retribuito e altre attività fuori mercato o non

retribuite. L’esigenza è quella di aprire e garantire spazi di sviluppo individuale in cui sia

possibile dedicarsi ad una pluralità di attività, quali il lavoro familiare e il lavoro di

impegno civile e sociale.

LA VIA DEI CONGEDI: comporta una rotazione tra il lavoro e le altre attività.

LA VIA DEL LAVORO A TEMPO PARZIALE: comporta un loro contemporaneo

svolgimento.

In entrambi i due casi sopra riportati, il tempo dedicato al lavoro per il mercato subisce

una riduzione. Comune a tutte le forme è la conservazione del posto di lavoro, mentre

variano la durata del congedo stesso.

IN ITALIA: la legge n. 53/2000 ha introdotto interessanti innovazioni nella normativa che

regola i congedi di maternità e paternità: la flessibilità nell’utilizzo dei 5 mesi di congedo di

maternità obbligatoria; l’incentivazione dei congedi di paternità; l’estensione del congedo

opzionale fino all’ottavo anno del bambino; l’introduzione del congedo per morte o grave

malattia di un componente della famiglia.

IMPORTANZA DEI CONGEDI: risiede nell’apertura che essi operano verso una società

pluriattiva nella quale l’individuo è libero di dedicarsi al lavoro ma anche ad altre sfere

della vita, senza essere penalizzato sul piano del welfare e della stabilità del lavoro.

IL LAVORO A TEMPO PARZIALE.

-

Il lavoro part - time è diventato un fenomeno di massa e si inserisce in un quadro

generale di riduzione del tempo dedicato al lavoro. 26

CROWCH: afferma che questa forma di lavoro può essere considerata come un mezzo per

adeguare la transizione del modello di metà secolo e alleviare l’impatto con gli indefiniti

modelli sociali che emergono dal suo parziale crollo.

TEORIE POSTMODERNE: prevedono che il lavoro rivesta un ruolo minore nella vita man

mano che essa diventa più varia. Le imprese richiedono un lavoro più flessibile in termini

di orario; i lavoratori affrontano problemi di organizzazione della propria vita quotidiana,

per i quali può essere utile una maggiore flessibilità oraria del rapporto di lavoro, entro

forme e misure ben determinate.

IN ITALIA: il lavoro part – time è lontano dal raggiungere i livelli degli latri paesi europei,

e ciò è dovuto al ritardo con cui si sviluppa la prassi contrattuale sindacale, alla quale è

delegata l’applicazione della norma stessa.

L’affermazione del lavoro part – time è connessa con l’ingresso delle donne nel mondo del

lavoro negli anni ’60, ed è stato lo strumento attraverso il quale è passato il processo di

individualizzazione da parte delle donne in molti paesi europei.

In Italia, i lavoratori part – time con un orario lungo, superiore alle 20 ore, sono in

crescita. Il part – time, o full time breve, è un lavoro con orario sufficientemente lungo per

permettere il reale coinvolgimento della persona della sfera lavorativa. Ma si tratta di un

lavoro con orario sufficientemente breve per conciliarsi con una partecipazione equilibrata

della persona alle altre sfere della vita, aumentando i suoi margini di libertà complessiva

o la sua possibilità di progettare o avere una vita propria. 27

CAPITOLO 7: IL PROLUNGAMENTO DELLA VITA ATTIVA

SOLIDARIETA’ E PARTECIPAZIONE DELLA VITA ATTIVA.

-

Il tasso di occupazione di un paese è fortemente influenzato dal livello di scolarità, il livello

medio – alto di scolarità favorisce stili di vita e comportamenti di prevenzione tali da

comportare il mantenimento di un buono stato di salute anche in età avanzata e da ridurre

il tasso di mortalità. In assenza di queste condizioni, il rischio che si corre è quello

dell’illetteratismo, della progressiva perdita delle capacità di comprendere e utilizzare

informazioni anche elementari.

Per combattere l’obsolescenza intellettiva e professionale e per favorire un invecchiamento

attivo, una delle politiche fondamentali da adottare è quella rivolta ad elevare la

scolarizzazione e a sviluppare la formazione permanente lungo tutto l’arco della vita.

LE POLITICHE PER L’INVECCHIAMENTO ATTIVO IN EUROPA.

-

In Finlandia, Olanda e Danimarca il governo ha fissato una cornice istituzionale ampia per

programmo riguardanti l’innovazione previdenziale, il mercato del lavoro e il

mantenimento della salute.

I SINDACATI: è importante il loro ruolo in tema di pensionamento flessibile. Si tratta di

paese ad elevato ad elevato tasso di scolarizzazione e dove la popolazione è gia ben

predisposta culturalmente a stili di vita di prevenzione sanitaria e di mantenimento di una

vita attiva. Le restrizioni introdotte all’uscita anticipata dal lavoro sono state percepite

come aspetti di una strategia più generale a favore dell’invecchiamento attivo.

IN ITALIA: le norme volte ad incentivare il pensionamento graduale sono rimaste lettera

morta in termini di entità dei pensionati coinvolti. Al mancato ruolo del governo, si è

sommato un deficit di azione delle parti sociali. Sul piano sociale e culturale, esiste una

forte tradizione di politiche passive, orientate al sostegno del reddito del lavoratore o del

pensionato, che hanno lasciato poco spazio ad una politica di attivazione e

responsabilizzazione dei singoli.

PAOLA VALENTI: afferma che in Italia si assiste ad un graduale ma profondo

cambiamento nella direzione di una maggiore flessibilizzazione e individualizzazione del

passaggio dal tempo di lavoro al tempo di non lavoro. I nuovi orientamenti delle politiche

per la gestione del passaggio fra lavoro e pensionamento, si inseriscono all’interno di un 28

più ampio cambiamento pragmatico del welfare europeo, che vede il passaggio

progressivo da un sistema che pone l’accento sui diritti collettivi, collegati ad uno status

che valorizza l’importanza delle scelte e dei processi individuali.

Il prolungamento “soft” dell’attività lavorativa, nelle forme di pensionamento flessibile o

graduale, ci interessa in quanto ci introduce ad una visione nella quale la vita attiva sfuma

lentamente in quella non attiva, assumendo i contorni e motivazioni differenti per ciascun

individuo. 29


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Questo appunto è un riassunto del testo Nuovi lavori, nuovo welfare, utilizzato nel corso Sociologia dell'organizzazione tenuto dalla prof.ssa Pompili Pagliari. Nella prima parte vengono trattati i seguenti argomenti: il processo storico di individualizzazione; la crisi del sistema di welfare fordista; l’affermazione del lavoro flessibile; le nuove attività fuori mercato socialmente riconosciute); nella seconda parte vengono presentate le proposte di politiche per ricostruire un nuovo welfare capace di rappresentare, tutelare e mettere in valore i nuovi lavori (il riallineamento dei tempi di vita e di lavoro; il prolungamento della vita attiva; un nuovo sistema di tutele del lavoro).
Nel riassunto mancano i capitoli 5 e 9.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di SOCIOLOGIA DELL’ORGANIZZAZIONE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pompili Pagliari Marcella.

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