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Nuovi lavori, nuovo welfare

Introduzione

Perché bisogna prendere l’industrializzazione sul serio

Le nostre società sono interessate da trasformazioni. Per quanto riguarda:

Pars destruens: Negli anni ’70 ci sono state difficoltà che hanno investito il mantenimento della piena occupazione e del welfare state; sono stati analizzati i processi che hanno portato alla crescita della disoccupazione e della precarietà del lavoro.

Pars construens: Delle interpretazioni, risulta carente. Nella lotta tra stato sociale e mercato, quest’ultimo sembra aver segnato un vantaggio: la rivincita del mercato inizia con la mondializzazione degli scambi e prosegue con l’applicazione alla produzione delle nuove tecnologie e con la flessibilizzazione dei rapporti di lavoro; procede, poi, con le delocalizzazioni produttive e si conclude con la riduzione delle entrate contributive.

Misure di workfare: Si è visto un ritorno al mercato, sia per la produzione della spesa sociale, sia per l’indebitamento dello status del disoccupato nei confronti della pubblica amministrazione.

Conseguenze negative: Dell’enfasi di mercato nella valutazione dei processi di individualizzazione, si manifestano come ricerca da parte dell’individuo di autonomia e realizzazione di sé.

Beck: Propone di sviluppare un’analisi visionaria ma non fittizia, dove la visione della società non è una semplice estensione del passato, ma una visione non fiction, perché fondata su tutti i dati a disposizione.

Per comprendere il cambiamento in atto si deve analizzare il processo di industrializzazione, il quale è un processo storico di affrancamento o emancipazione dell’individuo dalle forme obbligate di appartenenza. La proclamazione dei diritti individuali nelle leggi e nella costituzione europea è rimasta un fatto formale, usufruito dai cittadini borghesi sulla base della loro condizione di proprietari, e dai lavoratori organizzati, sulla base della loro appartenenza a forme collettive di aggregazione.

Nascita della società attiva

La questione normativa si può affrontare attraverso l’idea di un’individuazione, intesa come tensione progressiva verso la realizzazione di una libertà sostanziale dell’individuo.

Primo passo: È quello di mostrare le contraddizioni che esistono tra il sistema di welfare nelle tre istituzioni principali e la spinta che proviene nel processo di individualizzazione.

Famiglia nucleare moderna: È stata arroccata attorno al modello del mate-breadwinner, dove le donne e i figli non sono padroni delle proprie vite e, in cambio di una sicurezza economica, hanno dovuto rinunciare o ritardare la ricerca di una piena realizzazione di sé.

Azienda industriale: Ha garantito ai capifamiglia adulti una stabilità dal punto di vista economico e lavorativo, ha imposto di rinunciare alla piena espressione delle attitudini e dei talenti personali, schiacciandoli nell’organizzazione taylor-fordista del lavoro.

Il welfare state: Delle grandi assicurazioni sociali obbligatorie, è stato caratterizzato da forti elementi di centralizzazione burocratica e particolarismo categoriale, che hanno portato ad obliterare ogni rapporto individuale diretto, di natura contrattuale, che esiste tra il lavoratore e il sistema delle assicurazioni sociali.

Lavori atipici: Sono connessi con la flessibilizzazione delle strutture produttive; nascono in questo periodo e comprendono la possibilità di restituire al singolo lavoratore una maggiore capacità di autorealizzazione professionale. In questi lavori atipici le competenze richieste crescono mentre la fatica e la noia diminuiscono.

Mondo del lavoro: Inoltre, si assiste alla nascita di attività fuori mercato socialmente riconosciute che sono: lavoro familiare di cura e lavoro volontario di impegni civile e sociale.

Teorema di Baund: Spiega come il ricorso al lavoro tipico sia difficile in una situazione strutturale di bassa produttività e scarsa possibilità di innovazione tecnologica, quale è quella dei servizi ad alta intensità relazionale, come quelli sociali e personali.

Società pluriattiva

Si determina attraverso la flessibilità del lavoro, il lavoro part-time, il pensionamento graduale, etc., che permettono un aumento dei margini di autonomia dell’individuo. Una società pluriattiva inizia a districarsi dai vincoli preesistenti e da norme rigide e costruttive, aprendo un campo di azione fino ad oggi limitato, se non precluso.

Lavoro volontario: È l’aspirazione diffusa di autorealizzazione personale che fornisce una delle spinte motivazionali per entrare a far parte di iniziative di lavoro volontario.

Lavoro familiare: Di cura come attività socialmente riconosciuta. Qui rientrano due tipi di lavoro familiare: quello di assistenza e cura e quello di comprendere il ruolo dell’individuazione. Nonostante sia evidente un processo di emancipazione delle donne, il lavoro di cura familiare appare incoerente con tale processo, poiché valorizza la permanenza entro le mura domestiche.

Società attiva: Dei lavoratori di mercato e di attività fuori di mercato socialmente riconosciute. Tale società è caratterizzata da una frantumazione tipologica del lavoro di mercato e della crescita di mobilità di impegno fuori mercato. In questa società si avvia il superamento del paradosso delle società ricche e alla crescita della ricchezza nazionale si accompagna quella dei bisogni sociali insoddisfatti a causa dei problemi che incontrano l’offerta privata e quella pubblica di servizi.

I nuovi rischi sociali e la loro origine

Cambiamento nei rischi sociali: Mettono sotto stress il sistema di welfare: entra in difficoltà finanziaria il sistema dei trasferimenti istituito per fronteggiare i vecchi rischi e sorge l’esigenza di sviluppare un sistema di servizi sociali e personali più complesso e costoso.

Nuovi rischi sociali: Hanno un elemento idiosincratico e personale, che i vecchi rischi non avevano: molte delle risposte necessarie per contrastare questi rischi reclamano una erogazione di servizi ad hoc, dotati della flessibilità necessaria per offrire prestazioni personalizzate. Si parla di un’individuazione dei rischi sociali.

Processo di individualizzazione: Ci permette di leggere le trasformazioni in corso come non interamente subite o trainate dai processi economici e demografici. Ci permette di individuare un criterio formativo e di fondo che può dare sintesi e coerenza a un nuovo modello di stato sociale.

Le tutele del lavoro e il giusto mix tra principio assicurativo e diritti di cittadinanza sociale

Active welfare state: Comporta una concezione promozionale o abilitante dell’intervento pubblico. Secondo tale approccio, il cittadino non deve essere protetto nei momenti di difficoltà: deve essere messo in grado di costruirsi una propria vita, un proprio percorso di inserimento lavorativo e sociale.

Misure sostitutive di attivazione: La loro introduzione rischia di essere una fuga e di far regredire il livello generale della protezione sociale, intaccando e indebolendo alcuni dei tradizionali diritti sociali. Accanto al pilastro tradizionale di natura assicurativo-contributiva, adeguato a tutelare la fase del lavoro atipico, troviamo un pilastro assistenziale-dedicato, finanziato per via fiscale e volto a tutelare i lavoratori che per qualsiasi motivo non siano coperti dalle tutele assicurativo-contributive. Il terzo pilastro è di natura assistenziale generale ed è volto a tutelare i cittadini privi di lavoro o in stato di bisogno.

L’articolazione in pilastri o in tipi di protezione garantisce al sistema una maggiore flessibilità, riuscendo a tutelare le quattro fasce di cittadini-lavoratori in cui si articolano le società.

In Italia: La situazione è caratterizzata da forti garanzie per i lavoratori tipici o strutturati e dall’assenza totale di protezione del reddito per quasi tutti i lavoratori non standard. Il sostegno del reddito in caso di bisogno è posto come diritto del cittadino. Si è, inoltre, avviata una risposta dal lato dell’offerta alle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, alla ricerca del giusto mix tra tutela assicurativo-contributiva e tutela fondata sui diritti di cittadinanza. Si tratta anche di una risposta alle istanze più generali che provengono dal processo di individualizzazione.

Dalla individualizzazione all’empowerment del cittadino

Il passaggio verso il nuovo active welfare state si manifesta quando lasciamo il terreno tradizionale delle tutele del lavoro e dei trasferimenti a sostegno del reddito ed entriamo in quello dei servizi sociali, dell’inserimento sociale e lavorativo e della formazione. È su questo terreno che il sistema di protezione sociale è chiamato a dare risposta, alla domanda di libertà sostanziale del cittadino, come possibilità di contare di più nel rapporto con l’amministrazione pubblica e di realizzare se stessi.

Workfare inglese: Criticato perché giudicato ispirato ad una logica di risparmio della spesa e rivolti a ridurre i benefici e ad enfatizzare le sensazioni e i controlli sul disoccupato, fino a mettere a rischio il suo status e il suo diritto alla tutela.

Programmi di attivazione scandinavi: Valutati positivamente perché non hanno comportato riduzione di sussidi di disoccupazione e che si sono inseriti in un quadro tradizionalmente orientato a favorire la formazione, la mobilità e il ricollocamento dei lavoratori.

Istruzione generale: Si rivela importante per usufruire dei nuovi programmi di inserimento sociale per favorire la partecipazione dell’individuo alla vita attiva, lo sviluppo di carriere lavorative ordinate e la possibilità di evitare l’intrappolamento entro la fascia dei lavoratori atipici e precari.

Ci sono, inoltre, diversi ambiti di attivazione delle politiche di attivazione e sono:

  • Piano dei diritti di cittadinanza sociale: Si tratta di un livello minimo di garanzia che ha poco a che fare con le politiche di attivazione, ma che ne costituisce una precondizione essenziale. Fa fronte alle esigenze di tutela in caso di disoccupazione o di vecchiaia dei lavoratori non standard.

Le nuove politiche di attivazione si sono sviluppate e si stanno sperimentando nel campo delle politiche di inserimento lavorativo e sociale.

In Italia: Abbiamo assistito ad un forte sviluppo dell’associazionismo sociale e al suo coinvolgimento nella gestione dei servizi pubblici a livello sociale. Momento importante è stato l’approvazione della legge quadro n. 328/2000 di riforma dell’assistenza, che prevede un ruolo di rappresentanza per le associazioni del terzo settore, riconosciute come partner della programmazione e della progettazione, oltre che della realizzazione dei servizi. Tutto questo ha dato il via a delle forme di partecipazione dal basso, che vedono coinvolti ampie quote di cittadini.

Forma associativa moderna: Come forma idealtipica è specificatamente elettiva e è fondata sulla decisione autonoma dei singoli che accettano di condividere fini comuni, e non ha nulla da spartire con le forme associative tradizionali di appartenenza obbligata. Emergono nuove forme associative tradizionali del welfare che prendono il posto di quelle del sistema precedente: alla famiglia nucleare iniziano ad affiancarsi i servizi di welfare offerti dalla comunità locale. Il welfare state assicurativo, caratterizzato da una logica paternalista dello stato nella regolazione e gestione dei programmi sociali, conosce un cambiamento in cui acquista peso la componente universalista dei diritti individuali di cittadinanza e si tende a depurare il rapporto assicurativo-contributivo dalle sue incrostazioni particolaristiche e categoriali.

Parte prima: I processi

Capitolo 1: Il processo storico di individuazione

Sennett: Parla di società a termine per mettere in evidenza l’accettazione dei cambiamenti.

Bagnasco: Ricorre all’espressione di società fuori squadra per sottolineare lo sfasamento in atto tra i diversi sottosistemi sociali.

Quadro di riferimento storico-teorico: Usciamo da una visione della storia europea che ha al suo centro la fase cruciale della società industriale. Si guarda all’Illuminismo e alle Dichiarazioni dei diritti dell’uomo. Nella visione centrata sulla società industriale l’elemento caratterizzante era la costituzione di forti identità e strutture collettive, spostando l’angolo visuale sulla modernizzazione in senso ampio, e l’elemento caratterizzante diventa il processo di individualizzazione, secondo Habermas, come crescita della consapevolezza, autonomia e autodeterminazione universali.

Tale processo, secondo Lowrent, costituisce l’epicentro della modernizzazione occidentale e si manifesta nel grado di autonomia e riflessività della popolazione nella società contemporanea, la quale sta alla base della diffusione di nuovi tipi di relazioni sociali in un’ampia serie di ambiti: dalle relazioni di intimità, a quelle di lavoro, consumo e tempo libero. Queste relazioni sono caratterizzate dalla ricerca di una maggiore libertà e progettualità personale, in un quadro di affrancamento da regole e appartenenze prefissate.

Società industriale, libertà e sicurezza

Classe operaia: La sua nascita appare, in Europa, come il frutto di comportamenti subiti, di espulsione dal mondo rurale. Questi processi avvengono quando le Dichiarazioni dei diritti hanno svolto il loro ruolo di incremento politico-istituzionale dei principi dell’Illuminismo e di grande rottura ideologica e culturale rispetto al mondo dell’Antico regime. Le Dichiarazioni dei diritti miravano ad affermare inalienabili e sacri dell’individuo, entro i quali era collocato, senza alcuno status particolare, il diritto di proprietà, il quale ha svolto una funzione discriminatoria di fatto, perché solo alcuni cittadini potevano esercitarlo.

Processo di individualizzazione: Ha riguardato i ceti proprietari borghesi, i quali hanno potuto praticare i nuovi spazi di libertà, civili e politici. La proprietà di cui disponevano offriva loro una sicurezza di fondo in grado di prendere il posto delle forme di protezione sociale pre-moderna, entrate in crisi. Castel afferma che il lato oscuro dello stato di diritto è che lo stato abbandona in un angolo morto la condizione di coloro che non hanno i mezzi per garantirsi l’esistenza attraverso una proprietà.

Con la nascita della società industriale, la grande massa dei lavoratori dovrà passare per una lunga fase di lotte e di conquiste sociali prima di raggiungere un minimo di sicurezza che permetta di affacciarsi alle tematiche della libertà sostanziale e della realizzazione di sé.

Società fordista e processo di individualizzazione

In questa fase della società industriale, dove l’avvento della grande fabbrica taylor-fordista e della sua organizzazione gerarchica aveva comportato l’abbandono delle iniziali speranze di affermazione personale, la realizzazione del welfare state e la situazione di piena occupazione hanno permesso alle famiglie operaie di sperimentare una condizione di sicurezza sociale e di sviluppo dei consumi, mai conosciuta in precedenza.

Consumi di massa: Sono un elemento interno al modello sociale fordista e partecipano alla natura riduttiva della libertà individuale. In questa fase di relativa opulenza dei consumi, è come se il soggetto storico della modernizzazione, caduto nei consumi, ne restasse assuefatto, dimenticando le sfide più alte sul piano della realizzazione lavorativa e di effettiva capacità di controllo della propria vita.

La libertà dei moderni "vista da destra e vista da sinistra"

Concezione neoliberista (o di destra): Vede la libertà individuale come libertà da ogni vincolo o regola o come promessa di arricchimento personale. Il progetto moderno di individualizzazione, tuttavia, può aver fornito una spinta alla diffusione dei principi del neoliberismo e dell’individualismo del mercato.

Cultura di sinistra: Hanno mostrato una scarsa consapevolezza nei confronti del progressivo processo storico di individualizzazione, il quale è stato identificato con le istanze generico individualismo piccolo-borghese. Lo stesso Pasolini è critico nei confronti del successo del referendum sul divorzio, il quale non fu interpretato come un passo avanti del processo di modernizzazione del nostro paese, ma fu visto come l’espressione di un ideologia edonistica del consumo e della conseguente tolleranza modernistica di tipo americano.

Crainz: Afferma che l’Italia dei primi decenni repubblicani era caratterizzata da un’assenza di diritti, da molte forme di subalternità e da distinzioni anacronistiche; molte fabbriche erano più simili a penitenziari che a luoghi di lavoro e le lotte operaie reclamavano una maggiore dignità del lavoratore. Secondo Crainz, tale movimento di modernità non fu compreso da ampi settori della sinistra, i quali si rivelarono incapaci di intercettare la domanda che la società esprimeva.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di SOCIOLOGIA DELL’ORGANIZZAZIONE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Pompili Pagliari Marcella.
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