Il processo storico di individualizzazione
I cambiamenti che avvengono negli ultimi anni rendono la società meno strutturata. La nascita della classe operaia in Europa appare in generale piuttosto il frutto di comportamenti subiti, di espulsione dal mondo rurale, che di comportamenti scelti. Il diritto di proprietà ha svolto una funzione discriminatoria di fatto perché alcuni cittadini soltanto potevano adoperarlo. Solo grazie a un lungo percorso di conquista dei diritti sociali del lavoro si riuscirà a rimediare la mancanza della proprietà privata da parte della grande massa dei cittadini.
L'avvento della fabbrica taylorista e della sua organizzazione gerarchica ha portato per i lavoratori l'abbandono delle iniziali speranze di affermazione lavorativa autonoma, accompagnato da processi di razionalizzazione. Si diffonde la concezione neoliberista, o di destra, della libertà individuale, come libertà da ogni vincolo o regola – eccetto quelle di mercato – e come promessa di arricchimento personale. In questa fase centrale della società industriale, la realizzazione del welfare state e la quasi piena occupazione hanno permesso alle famiglie di sperimentare una condizione di sicurezza sociale e di sviluppo dei consumi. La storia della modernità può essere interpretata come una ricerca del giusto equilibrio tra libertà e sicurezza.
Castel vede nel processo di individualizzazione una distruzione delle forme collettive di protezione, rinnovando un bisogno di sicurezza. Spesso l'autonomia viene intesa come anomia, una condizione che va dall'assenza di regola alla mancanza di leggi (Beck). Bauman sostiene che ciò porta a una corrosione e lenta disintegrazione della cittadinanza, in quanto il pubblico è colonizzato dal privato. È su questa condizione generalizzata di incertezza e anomia che si può innestare una soluzione storicamente regressiva, di un ritorno alla comunità intesa come società chiusa, anche a base etnica. Durkheim vede la nascita dell'individualizzazione con la divisione del lavoro, grazie al passaggio da una solidarietà meccanica a una organica. Weber individua nella riforma protestante la sua nascita, con l'individuo come unità fondamentale della società.
Il sistema di welfare fordista e la sua crisi
Il welfare state appare alla fine dell'Ottocento e inizio Novecento. Questo sistema è costituito da tre istituzioni principali: il mercato del lavoro, dominato dalla grande industria; la famiglia; il welfare state assicurativo. Il diritto del lavoro e la legislazione sociale si sviluppano grandemente. Non si può negare che esso intervenne a spezzare dall'alto un sistema di mutuo soccorso, fatto di società operaie, cooperative, casse di resistenza, programmi educativi e culturali che erano cresciuti per opera dei sindacati. La logica assicurativa elimina il dato individuale, per fondere gli individui entro certe categorie demografiche e statistiche generali.
L'innovazione tecnologica, portando una profonda ristrutturazione della produzione, è il principale motivo dell'aumento della disoccupazione e della precarietà del lavoro.
Il lavoro flessibile tra precarietà e realizzazione di sé
Ci sono parecchi significati del termine flessibilità, rapportato al lavoro: a volte ci si riferisce alla flessibilità dell'orario di lavoro, altre su quella salariale. Ma la flessibilità che risulta essere un particolare elemento di dibattito è quella numerica, intesa come maggiore libertà di licenziamento. Negli Stati Uniti l'eccesso di flessibilità di entrata-uscita dalle aziende comporta problemi di scarso impegno dei lavoratori e bassi livelli di produttività. Il lavoro flessibile o atipico è nella maggioranza dei casi si tratta di lavoro instabile o precario. Il sentimento di insicurezza che oggi si avverte discende da una crisi più vasta che coinvolge l'intera platea dei lavoratori.
Le attività fuori mercato socialmente riconosciute
Ci sono due definizioni del termine lavoro: lavoro sostanziale e occupazione. Il lavoro in Europa è stato considerato per secoli un'attività delegata agli schiavi, ai servi e alle donne. Alcuni studiosi hanno riportato nei dibattiti la centralità del lavoro, come ha fatto Touraine, non tanto per negare l'importanza delle attività fuori mercato, quanto per inserire queste ultime all'interno di un concetto allargato di lavoro, parlando di tutte quelle attività riconosciute come socialmente utili.
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