Università Telematica Pegaso
Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
Insegnamento di Tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento: Dagli apprendimenti formali a quelli informali. I nuovi ambienti di apprendimento.
Relatore: Professoressa Clorinda Sorrentino
Candidato: Yhoshua Moscato
Matricola: 090151405
Anno Accademico: 2017/2018
Indice
- Introduzione – L’apprendimento: diversi percorsi e ambienti
- Capitolo I
- 1.1 Lifelong Learning
- 1.1.1 Formazione permanente, scelta inevitabile per la società odierna
- 1.1.2 Fondamenti teorici-storici
- 1.2 E-learning
- Dall’aula tradizionale alla piattaforma online
- 1.2.1 Per l’apprendimento
- 1.2.2 Le piattaforme e-learning
- 1.2.3 Storia e aspetti tecnici
- 1.4 Ambiente di apprendimento
- 1.4.1 Ambienti di apprendimento formale
- 1.4.2 Ambienti di apprendimento non formale
- 1.4.3 Ambienti di apprendimento informale
- 1.1 Lifelong Learning
- Capitolo II Web Learning
- 2.1 Web 2.0
- 2.1.1 Dal web 1.0 al web 2.0
- 2.1.2 Web 2.0, internet degli utenti
- 2.1.3 Integrazione tra apprendimento formale e informale con il Web 2.0
- 2.2 E-Learning 2.0
- 2.3 I social media
- 2.3.1 Wiki, blog e thumbleblog
- 2.3.2 Social network
- 2.1 Web 2.0
- Capitolo III I sistemi di certificazione dell’apprendimento non formale e informale
- 3.1 Predisporre un sistema di certificazione dell’apprendimento non formale
- 3.2 Principi comuni europei per la validazione informale
- 3.3 Linee Guida Europee: importanza e diversi punti di vista
- 3.4 Metodi di validazione negli Stati Membri
- 3.5 Metodi di validazione in Italia
- 3.5.1 I dispositivi di validazione nelle Regioni italiane
- Considerazioni finali
- Bibliografia
- Sitografia
Introduzione
Nell’arco degli ultimi settant’anni, la nostra società ha affrontato importanti mutamenti; dalla fine della seconda guerra mondiale vi sono state notevoli trasformazioni dal punto di vista economico, sociale e politico. La società si è evoluta da un sistema agricolo a un sistema industrializzato avanzato, e così anche la popolazione ha cambiato la propria configurazione, comportamenti e abitudini.
Uno dei fattori principali che negli ultimi decenni ha influenzato soprattutto le nostre abitudini è stato la crescente diffusione e il sempre maggiore utilizzo della tecnologia. Dalla metà degli anni Novanta, l’uso della rete globale Internet ha provocato un terremoto socio-culturale di ampia portata e soprattutto nei Paesi più evoluti è impiegata costantemente.
Il diffondersi dei computer e dei device che consentono di accedere alla connessione ha determinato un costante e giornaliero utilizzo del web e dei social, per raccogliere informazioni, per guardare programmi televisivi, per tenersi in contatto con la propria rete di conoscenze, per fare acquisti online.
La società appare sempre più caratterizzata dall’uso di internet e delle nuove tecnologie mobili. Questa dinamica ha influenzato tutto, anche l’educazione e la formazione. Le trasformazioni della società hanno cambiato le modalità dell’apprendimento, che non dura più per una porzione della vita, ma si estende lungo tutto l’arco della vita e abbraccia tutti i contesti, non soltanto formali, ma anche informali.
In questa tesi analizzeremo non soltanto i nuovi contesti di apprendimento, ma anche lo sviluppo dell’educazione nelle nuove piattaforme che si affiancano a quelle classiche.
Nel primo capitolo rappresenteremo il quadro teorico di riferimento, analizzando i contesti di apprendimento formale, non formale e informale. L’apprendimento formale è quell’acquisizione di conoscenze che avviene presso ambienti organizzati e preparati, veri e propri istituti di formazione ed educazione, quali scuole, università, luoghi di specializzazione professionale, e che, al conseguimento di determinati obiettivi, si conclude con il rilascio di una valida attestazione.
L’apprendimento non formale avviene per mezzo di attività prestabilite, organizzate in ambienti al di fuori del sistema formale: nelle associazioni, nel posto di lavoro, nelle chiese, nelle organizzazioni, che non prevedono il raggiungimento di precisi obiettivi di apprendimento o il rilascio di alcuna qualifica, se non un attestato di frequentazione.
L’apprendimento informale ha luogo durante la quotidianità della vita, attraverso attività collegate alla famiglia, agli amici, al tempo libero o al lavoro e, al contrario dell’apprendimento formale e non informale, non è obbligatoriamente intenzionale dal punto di vista di colui che apprende.
Il periodo successivo al Web 1.0, durante il quale si vengono creati i primi siti e servizi in rete, è caratterizzato dalla nascita del nuovo e discutibile termine Web 2.0. Nel 2004 è stata data una prima spiegazione di questo concetto da Tim O’Reilly, editore americano, che ha evidenziato l’influenza delle nuove tecnologie sul mondo del commercio. Il Web 2.0 è contraddistinto dall’idea di un nuovo modello di collaborazione e di azione degli utenti e non punta a dominare e rivoluzionare unicamente l’ambito tecnologico ed informatico, ma tutto il sistema sociale e culturale.
La rete rappresenta uno spazio attivo e in continua crescita, supportato dalla cultura, dagli eventi, dall’espressione, dai contenuti degli utenti ed aperta a nuove forme di cooperazione e interconnessione, eliminando i limiti spazio-temporali stabiliti dai canali tradizionali.
La nuova idea di utilizzo del web stabilisce, quindi, l’inizio di un nuovo periodo attinente anche ai processi di formazione in rete. In tal modo anche l’apprendimento online cresce e si rinnova, partendo dal forte collegamento con gli spazi virtuali di cooperazione e condivisione di contenuti tra i partecipanti.
Capitolo I
1.1 Lifelong Learning
La nostra epoca è caratterizzata da una società in cui avvengono diversi e continui cambiamenti che si riflettono sul vissuto di ogni individuo, provocando a volte casi di instabilità politica, economica e sociale. I due fenomeni che consentono il processo di crescita della società sono la globalizzazione e la nascita delle nuove tecnologie informatiche, tra cui la rete internet, con la quale si ha più facilità di accedere ai dati mondiali in una nuova prospettiva spazio-temporale, mai esistita in precedenza.
Nonostante sia difficile adattarsi a questa nuova condizione, è necessario, per la crescita e lo sviluppo sociale, imparare a fare nostra questa nuova innovazione e a valorizzarla, tenendo conto delle numerose fonti di progresso che può offrire. Il primo modo per farlo è coinvolgere ogni singolo individuo, affinché possa acquisire migliori informazioni e competenze e successivamente sviluppare una maggiore professionalità e dedizione, tali da poter risultare utili non solo per se stessi ma anche per gli altri. In conseguenza di ciò è necessario rivedere le politiche educative del nostro Paese affinché si realizzi in futuro un perfezionamento dei sistemi formativi.
1.1.1 Formazione permanente, scelta inevitabile per la società odierna
Per potere essere parte attiva del cambiamento e del futuro politico, sociale ed economico del nostro continente, tutti coloro che vivono in Europa necessitano di un percorso di formazione adeguato volto ad affrontare i temi appena descritti.
Sicuramente nell’ambito della formazione una strategia rilevante è quella adottata nella città di Lisbona, caratterizzata da politiche per l’istruzione e la formazione orientati ed indirizzati al potenziamento e al miglioramento degli investimenti nel capitale umano. Questa politica di promozione dell’apprendimento si basa sulla conoscenza delle istituzioni e sul fatto che fra i loro compiti più importanti c’è anche quello di tutelare con ogni mezzo possibile il diritto di tutti i cittadini, di ogni età, sesso, ceto sociale e professione, in modo tale da garantirne la formazione e la crescita per tutta la vita.
Infatti per formazione non si intende esclusivamente quella intrapresa ai fini occupazionali, ma anche quella finalizzata ad ottenere una crescita a livello personale, morale e sociale. È indispensabile perciò che si possa oltrepassare la formazione iniziale, per poter continuare a crescere e ad evolversi indipendentemente dall’occupazione lavorativa, perché questo porterà ad avere una mens sana, in grado di percepire, contenere ed elaborare diverse informazioni e svariati concetti contemporaneamente.
“L’apprendimento continuo non è più solo un aspetto dell’istruzione e della formazione ma deve diventare il principio guida per la preparazione e la partecipazione lungo l’intero spettro dei contesti di apprendimento”1
Oggi più che mai si deve operare in un contesto sempre più diversificato e dalle connotazioni multiculturali sempre più evidenti, nel quale anche le istituzioni per poter offrire un adeguato supporto devono possedere notevoli esperienze formative. Tutte le agenzie di formazione dovranno porre le basi partendo dalla storia del genere umano, quale protagonista di numerosi intrecci e percorsi che hanno caratterizzato il XX secolo e che caratterizzeranno ancor di più il XXI.
L’obiettivo dell’educazione formale dovrebbe essere quello di creare delle “guide” che forniscano a loro volta un metodo tale da consentire a ciascuno di imparare ad imparare, così da moltiplicare le occasioni di apprendimento nel corso della propria vita. Sottovalutare questa necessità significa provocare una pericolosa frattura, dando origine a quel fenomeno che è stato definito “analfabetismo di ritorno”.2
Secondo il parere di Howard Gardner infatti per presentarci al futuro con un’adeguata preparazione, dovremmo iniziare al più presto a lavorare su delle nuove formae mentis, o meglio cinque forme d’intelligenze prioritarie, utili a ogni persona per poter sfidare e superare i problemi di un futuro, che peraltro è già cominciato.
A proposito di ciò egli fa una distinzione tra:
- Disciplinare, l’intelligenza che si serve di un tipo di pensiero collegato alla conoscenza in un campo specializzato, la quale ci permette quindi di farne uso con sicurezza;
- Sintetica, l’intelligenza sempre più richiesta poiché permette di selezionare velocemente i dati derivanti da differenti fonti e di riadattarli con originalità;
- Creativa, che sta a indicare la capacità dell’utente di aprirsi al cambiamento e alla presentazione di nuovi ideali.
A queste vanno aggiunte due mentalità in rapporto tra loro, l’intelligenza rispettosa e l’intelligenza etica, che si addentrano nel campo delle relazioni umane. La prima è la forma di pensiero di chi approva le diversità che sussistono tra i singoli soggetti e tra le società umane; la seconda spiega che l’individuo capisce qual è l’origine del suo rapporto con il mondo e costruisce le sue azioni a partire da questa consapevolezza.
Il compito dell’educazione è di favorire in ciascun individuo lo sviluppo delle cinque forme d’intelligenza e di farle agire sinergicamente. La funzione educativa che in primis spetta alle istituzioni scolastiche non deve farci dimenticare che, se è prioritario istruire ed educare le nuove generazioni, sempre tenendo conto delle loro potenzialità, è egualmente importante non trascurare altri ambiti del sapere, come le scienze sociali, le arti, l’educazione civica, l’etica.
Poiché non è possibile affidare alle sole conoscenze scientifiche la formazione delle nuove generazioni, è necessario che ciascuna branca del sapere rivesta un ruolo adeguato e abbia un giusto spazio, così come i metodi e le tecniche che appartengono a ciascuna di esse.
La raccomandazione di Gardner invita a pensare globalmente e ad agire localmente, poiché tutti noi interagiamo essenzialmente con l’ambiente che ci circonda e con coloro che ci vivono attorno.
1.1.2 Fondamenti teorici-storici dell’educazione permanente
La trasformazione dell’educazione permanente avviene in determinate fasi ed è possibile analizzare lo sviluppo delle politiche educative attraverso due punti importanti: il primo osserva che l’educazione si sia evoluta da elemento di contorno delle varie strategie, causate da necessità economiche, a principio fondamentale del progresso; il secondo vede nell’educazione un bisogno dell’impresa di organizzare un gruppo di lavoro qualificato di cui la formazione però comporti però un minimo impiego di risorse finanziarie.
Nella gran parte dei Paesi europei, il primo intervento educativo da parte dello Stato avviene verso la prima metà del XVIII secolo, con la legge norvegese del 1739, che rende obbligatoria l’alfabetizzazione; lo scopo ultimo è quello di rendere ogni cittadino capace di leggere la Bibbia.
In seguito, al termine della seconda guerra mondiale, Giappone e Germania danno il via ad una riforma dei sistemi educativi nazionali, istituendo una specifica task force militare, composta da esperti, il cui obiettivo è di creare centri locali di educazione degli adulti e avviare all’interno delle imprese specifiche operazioni di formazione.
Nel nostro continente, questa iniziativa educativa rivolta agli adulti non ebbe un immediato seguito e una grande influenza. In Europa al contrario, assumerà una notevole rilevanza la costituzione dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo), dell’UNESCO e del Consiglio d’Europa, organizzazioni che sostengono il comune lavoro sul territorio mondiale, dove ogni Stato mette a disposizione i propri strumenti istituzionali ed economici, al fine di formulare nuovi metodi e sistemi da rendere concreti anche nel campo dell’educazione.
Ancor prima che iniziasse la rivolta degli studenti negli Stati Uniti e in Francia, tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ’60, le strategie e le politiche dell’educazione cominciano a rivestire un ruolo di primaria importanza. Aumentano le richieste da parte di nuovi strati sociali di entrare a far parte di tutti gli ordini di scuola, cultura e ricerca, e diventano sempre più insistenti le domande per ottenere nuove risorse utili da destinare alla formazione educativa e culturale.
Pertanto, si verifica nuovamente un contrasto tra l’esigenza di rendere globale l’educazione, la necessità di far sì che ogni individuo possa accedere a tutti gli strumenti educativi e il proposito di offrire delle soluzioni che garantiscano moderate uscite economiche e, nello stesso tempo, istruire e formare un gruppo di lavoratori giovani e in continuo aggiornamento. In risposta a queste esigenze, inizia la progettazione di strategie per trasformare i sistemi educativi.
L’idea del Lifelong Learning, da qualche tempo nelle menti di molti grazie al filosofo e pedagogista statunitense John Dewey3, si trasformò in progetti e politiche concrete soltanto tra gli anni ‘60 e ‘70. Si dà inizio così alla formazione di un sistema in grado di conciliare la volontà di rendere accessibile l’educazione a tutta la popolazione e le reali possibilità d’investimento, attraverso strategie e politiche educative organizzate che:
- Assicurino ad ogni individuo l’opportunità di accedere all’educazione per tutta la durata della propria vita;
- Mettano a disposizione tutti gli strumenti e le risorse disponibili e utili per la formazione;
- Riescano ad intervenire sulla domanda di educazione, allo scopo di favorire le possibilità di accesso, sia per il singolo sia per la collettività.
Un importante avvenimento da ricordare è la risoluzione conclusiva del gruppo delle sette grandi potenze del 1994, che riservò notevole importanza alle strategie di formazione degli adulti e valutò il progresso dell’educazione come una condizione di necessità. Questi nuovi sviluppi vengono però circoscritti da due principi dominanti:
- L’utilizzo dell’educazione come strumento per ampliare le competitività degli organismi produttivi;
- L’utilizzo dell’educazione come sistema di bilanciamento dei risultati negativi che i vantaggiosi cambiamenti hanno sulle varie relazioni sociali.
Da ciò si può comprendere quanto le strategie delle principali organizzazioni internazionali4 siano condizionate dalla teoria del capitale umano, la quale si fonda principalmente sul concetto di educazione e formazione come investimento degli individui per il loro consolidamento nel mondo del lavoro, e società, sia come forma d’investimento per quest’ultime, che a tale scopo riservano le risorse necessarie.
In termini d’investimento, quindi, ciò che ci si aspetta è che chi ha ricevuto la formazione produca un ritorno economico, che può essere determinato dal variare dei salari. Con questo modo di pensare contrasta però la teoria del filtro, la quale è contraria ad ogni rapporto tra...
1 N. Longworth, Learning Cities, Learning Regions, Learning Communities: Lifelong Learning and Local Government. Trad. It. Città che imparano. Come far diventare le città luoghi di apprendimento, Cortina, Milano 2007
2 H. Gardner, Cinque chiavi per il futuro, Feltrinelli, Milano 2007 | Formae Mentis: Saggio sulla pluralità della intelligenza, Feltrinelli, Milano 1985
3 J. Dewey, Scuola e Società 1899 (riedizione La Nuova Italia, Firenze 1970) e Democrazia ed Educazione 1916 (riedizione Anicia 2018)
4 Teoria del capitale umano
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