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Il nazionalismo giapponese: Momotarō

La tradizione come richiamo dello spirito giapponese

Il Giappone è un paese che affonda le sue radici nel mito, nella leggenda e nella favola. Già nel Kojiki (712) e nel Nihon Shoki (720) troviamo una collezione di storie e di miti, compilati al fine politico e nazionalistico di legittimare la supremazia Yamato e la discendenza diretta dei suoi sovrani dalla Dea Amaterasu. Per questo motivo possiamo considerare entrambi i testi come basi essenziali della manifestazione dello spirito giapponese.

Le prime scuole di pensiero nazionaliste

Con l'inizio dell'era moderna in Giappone si sviluppò inoltre un'evidente opposizione alla Cina e ai paesi stranieri, che si concretizzò con la nascita di scuole di pensiero che contribuirono alla caduta dello shōgunato Tokugawa e alla Restaurazione Meiji. Il Kokugaku fu una delle prime scuole ad appellarsi alle risorse dell'antichità, e in particolare ai classici contro l’influenza cinese della tradizione, capaci di ricondurre alla vera essenza giapponese, andando a recuperare il cuore puro della nazione. La Mitogaku invece fu una scuola che coniò il termine kokutai: il Giappone inteso come una nazione unificata dal potere dell’imperatore, legittimato attraverso il mito.

L'intera struttura del kokutai giapponese era basata sull'ideale di uno Stato centralizzato moderno, in cui la nazione si definiva per la sua omogeneità etnica, per la sua purezza e per il patrimonio linguistico e culturale. Il cittadino quindi non era altro che un suddito; una risorsa esclusiva dello stato che riconosceva l'imperatore come il padre di questa grande nazione-famiglia.

Il Giappone moderno della Restaurazione Meiji

Nell’epoca Tokugawa l’unico contatto del Giappone con l’Occidente, sebbene in misura ridotta, fu mantenuto grazie alla presenza degli olandesi a Nagasaki. Verso la metà del XIX secolo, constatati i problemi in Cina causati dalle guerre dell’oppio indotte dalle potenze straniere, il Giappone era ancora più determinato a difendere il proprio isolamento. Questa situazione raggiunse l’apice nel 1853, quando il Giappone si ritrovò costretto dalle navi nere statunitensi del Commodoro Matthew Perry, iniziato nel 1641, ad aprirsi all’altro; dopo quasi due secoli di Sakoku (politica autarchica) particolare all'Occidente, assimilandone cultura, tecnologia e stili di vita.

Il porsi in un rapporto dialettico con un'altra civiltà è sempre stata una costante nella storia del Giappone, che di volta in volta vive nel segno dell'incontro o dello scontro con la visione indigena del mondo. Di conseguenza una serie di trattati ineguali stipulati con gli americani a Kanagawa e con altre potenze europee, umiliarono l’orgoglio dei giapponesi, costretti ad accettare pretese di varia natura, fra i quali il diritto di commercio. Ciò generò nel Giappone moderno un certo disagio nei confronti degli stranieri.

Con il tramonto dello shōgunato, rovesciato da una serie di colpi di Stato, e il potere imperiale ristabilito, si segnò una transizione dal pubblico al privato, in particolare nello sviluppo dell’individuo come soggetto etico e morale. Si passò quindi a una idea di letteratura che doveva essere di utilità sociale e alla rivalutazione dei valori estetici e spirituali. Nel frattempo Tōkyō divenne la capitale del Giappone e fulcro di un potere ormai centralizzato. Grande centro culturale e propulsivo del paese, con le sue linee architettoniche tendenti verso il futuro e l'innovazione, diede spazio a uno dei simboli più rappresentativi della modernizzazione: la ferrovia.

Preservando al contempo lo spirito giapponese, il Giappone adottò quindi conoscenze scientifiche e tecnologiche dall'Occidente. Tuttavia l'obiettivo principale dello Stato era quello di creare un'idea di nazione che non si basasse più sulla divisione in caste sociali e unità territoriali, ma che si basasse sull'identità di una nazione guidata dalla legittimazione dell’imperatore. Il servizio militare e l'istruzione scolastica giocarono a favore del nuovo obiettivo dello Stato nell'indottrinare giovani uomini su questo significato ideologico. Dal periodo Meiji si applicò un'omologazione dell'educazione e un controllo, attraverso la censura, di tutte quelle idee che avrebbero potuto destabilizzare l'assetto politico. Per il Giappone diventò quindi fondamentale eliminare ogni elemento di inciviltà per apparire come un paese civilizzato agli occhi degli stranieri.

L'importanza dell'istruzione e del nazionalismo

D’altra parte non era per niente facile creare una nazione forte, scopo primario del governo, con cittadini apparentemente demotivati e privi di ideali. Quindi il nazionalismo, che faceva leva sulla tradizione kokugaku, divenne una causa ideale su cui puntare per rinvigorire il senso di identità nazionale. L’indottrinamento rappresentò uno strumento cruciale e lo Stato esercitò un’influenza crescente sulla selezione dei libri di testo finché, al termine del periodo Meiji, ne assunse il controllo totale. Nei manuali scolastici cominciarono ad apparire eroi virtuosi sulla base degli ideali confuciani, quali il laborioso Ninomiya Sontoku, raffigurato con un libro in mano e un sacco sulle spalle.

Tuttavia, una delle mosse più significative fu l’emanazione di un Rescritto imperiale sull’educazione, nell’Ottobre del 1890, che stabilì le basi etiche e morali della moderna nazione giapponese. Le norme approvate da questo scritto rimasero tali fino alla fine della Guerra del Pacifico e per molto tempo la scuola rappresentò il canale principale per l’educazione nazionalistica dei giovani. I giovani di quell’epoca vennero incentivati a essere diligenti, rispettosi, a operare per il bene dello Stato e dell’imperatore. I valori confuciani ai quali esso si ispirava raffiguravano l’imperatore come un padre benevolo e contribuivano a promuovere il rispetto per la famiglia. Il Rescritto sostanzialmente dava alla gente un obiettivo nazionalistico, affinché anche chi non riuscisse a raggiungere il successo personale in un determinato campo, fosse consapevole di aver comunque servito fedelmente l’imperatore e lo Stato.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/22 Lingue e letterature del giappone e della corea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Andy94indo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura giapponese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Capponcelli Luca.
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