Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

ragioni cristiane e anche economiche . La Valacchia e la Moldavia divennero un crocevia di culture a tradizioni

occidentali e bizantine che portarono a riecheggiare il ritorno alla grandezza romana. Queste contraddizioni si fecero più

forti quando la Romania fu coinvolta nelle lotte dei grandi imperi e la porta ortodossa favorì lo stanziamento nei posti di

potere di una nobiltà greca per favorire uno sviluppo amministrativo di stampo occidentale e cercare di far rimanere la

Romania nell’orbita orientale, ottenendo però l’effetto contrario di far sentire le giovani generazioni sempre più lontane

dalla cultura bizantina e aspiranti a far parte del concerto delle grandi potenze europee eredi di Roma.

La formazione dell’identità nazionale

Il tentativo di creare uno stato rumeno iniziò molto prima del 1878. I 3 padri fondatori della cultura romena sono

intellettuali transilvani: Samuil Micu, Gheorghe Zincai, Petru Maior. Questi individuarono la continuità con la cultura

latina e reclamarono l’identità nazionale, erano illuministi che appoggiavano la politica riformista asburgica , il resto

della popolazione rumena doveva essere educata alla civiltà e al suo glorioso passato, erano distaccati dal resto del

popolo e si schierarono contro le violenze dei boiardi. Nelle loro teorie i rumeni divennero un popolo conquistatore

contro un sentimento di emarginazione rispetto alle altre culture europee con cui le élite culturali rumene si sentivano

vicine pur vivendo in un luogo crocevia di culture e immagini diverse che si riscontrava nelle immagini della città o

nell’abbigliamento in cui si notava un’oscillazione tra la cultura occidentale e russa.

L’eredità dell’impero romano

Nell’oscillazione tra costumi occidentali e bizantini, le popolazioni romene trovarono la propria distinzione in un

passato lontano e mitico e confidando nell’aiuto delle potenze europee per ottenere l’indipendenza i rumeni fecero

riferimento alla comune erigine latina.

Le origine latine erano già conosciute nel rinascimento Francesco della Valle che riportò alcuni racconti dei cronisti

dell’epoca. Gli abitanti delle colonie romane spaventati dai goti si rifugiarono sulle montagne da cui discese anni dopo

Dragos che inseguendo un uro durante la caccia giunse in una terra fertile di un fiume, Moldova, e diede a quella terra e

al suo popolo in nome di Roman. Per Elide questo racconto è tipico dei cacciatori ed è un mito delle origine e della

fondazione, di una discendenza dagli antichi romani e che ha molte analogie con il mito magiaro di Hunor e Magor in

cui però ci sono molti elementi di carattere finnico. Mentre in Dragos vi è un forte legame con la cultura greco-romana .

La mitologia nazionalista

Il problema delle origini del popolo rumeno è centrale per la costruzione dell’identità nazionale e per i rapporti con

l’Ungheria che rivendicavano con i cavalieri magiari l’occupazione dei territori dove solo più tardi si sarebbero insediati

pastori rumeni. L’immagine dei rumeni come contadini portatori di una cultura millenaria emerge prepotentemente

nella mitologia romantica. Vasile Alecsandri pubblica la ballata la Miorita, gioiello della creatività rumena che

rappresentava lo spirito della nazione per porsi allo stesso livello degli altri paesi europei. La ricerca di un’identità

nazionale corrispondeva ad una cattiva percezione di sé, al timore di non essere come i fratelli europei, alla mancanza di

un progetto di un destino monumentale.

La Miorita non dà un’immagine del popolo rumeno grandiosa e splendente. La storia narra di una pecorella che avverte

il suo padrone che due compagni invidiosi hanno deciso di ucciderlo, il pastorello accetta il suo destino a muore

sotterrato vicino alle sue greggi. La serena accettazione della morte spiega come il popolo rumeno crede nella fatalità e

nel caso e la morte è intesa come nozze, alla base della Miorita vi è una visione poetica del mondo con un amore

ultraterreno della vita pastorale, la morte del pastorello si inserisce nella tradizione tracia della nostalgia della morte, in

un sentimento di rassegnazione e passività contro il proprio destino, tipico della spiritualità popolare rumena. Nella

ballata vi è la capacità poetica di trasformare in un sacramento un avvenimento doloroso, l’eroe mioritico accetta la

morte non come avvenimento storico, ma come un mistero sacramentale.

Il senso di rassegnazione alla morte è presente anche in un altro racconto, quello di Mastro Manole e il monastero di

Arges: è la storia di un capomastro e dei suoi muratori che non riescono a portare a termine la costruzione di un

monastero perché crolla ripetutamente di notte e sono minacciati dal principe di esser murati dentro se non porteranno a

termine l’opera. U sogno premonitore mostra a Manole che dovrà murare la prima fanciulla che vedrà al mattino per

terminare i lavoro, e la prima donna che vede è sua moglie che viene murata, il principe vedendo il tempio completo si

accorge della sua bellezza e alla risposta positiva di costruire un altro tempio lascia i muratori in cima alle mura che

cadendo giù insieme a mastro Manole nasce una fontana di lacrime. La passività verso la morte non è riscontrabile solo

nella mitologia ma anche ad esempio nei soldati tutti rassegnati e fatalisti. I rumeni sembrano incapaci di gestire la

violenza degli avvenimenti anche in conseguenza di una situazione geopolitica che ha reso la Romania terra di

conquista, soggiogata al terrore della storia che si è abbattuto sui contadini, discendenti dei daci. I daci avevano grandi

qualità guerriere come dimostrano le gesta illustrate nella colonna traiana e per questo si è identificato il popolo rumeno

nella figura del contadino soldato per sottolineare il coraggio e non solo la passività.

La questione della nazionalità in Transilvania e in Romania

Nel 1881 la Romania era costituita da soli due principati, la Valacchia e la Moldavia, il resto dei suoi territori era sotto i

russi o l’impero austro-ungarico. In Transilvania coabitavano popolazioni diverse in cui sassoni ed ebrei costituivano la

classe mercantile e in cui vi era un tasso di analfabetismo relativamente basso e per questo gran parte degli intellettuali

rumeni proviene da questa regione. La Bessarabia invece era una regione completamente russificata sia gli intellettuali

che i contadini.

La nascita della grande Romania

Solo nel 1905 si diffuse in Bessarabia un gruppo di nazionalisti rumeni le cui idee si rafforzarono nel 1917 di fronte alla

rivoluzione russa e proclamarono l’autonomia della regione chiedendo l’aiuto rumeno per sedare le rivolte contadine.

Nel 1918 la Transilvania fu annessa alla Romania dopo la sconfitta della Germania e dell’impero Austro-ungarico. Gli

storiografi romeni sottolineò come il nazionalismo transilvano era un segno di ribellione verso l’Ungheria e si era

finalmente avverato il sogno di una grande Romania, ma continuarono le contraddizioni tra cultura occidentale e cultura

orientale, i principi liberali e democratici espressi nella costituzione erano però rinnegati nei comportamenti pratici con

atti discriminatorie delle minoranze etniche specie ungheresi. Le aspettative di essere un grande stato furono frustrate,

venne percepita con fastidio l’intromissione della società delle nazioni e dei capitali stranieri che si cercò di limitare con

la nazionalizzazione delle risorse petrolifere che dovette limitarsi dopo la crisi del 1929. La Romania chiese aiuti alla

Francia per stabilizzare le finanze, ma i funzionari francesi si trovarono di fronte una contabilità arcaica e la non

importanza di avere in ordine i conti pubblici e il re Carol II non dava seguito ai francesi e propendeva per un

nazionalismo autoritario portando in crisi di identità il paese.

La crisi del modello liberale: nazionalismo e razzismo in Romania

La messa in discussione dello stato liberale si manifestò con l’entrata in vigore della costituzione nel 1923 con la critica

di alcuni storici, tra cui Iorga, che affermavano la necessità di ispirarsi non all’occidente ma alla cultura turco-bizantina

e non copiare da civiltà straniere. Il leader nazional-contadino Madgerau sottolineava l’inadeguatezza del sistema

parlamentare in Romania in cui la ricchezza era nelle mani di pochi, questa critica trovò realizzazione in una politica

antiindustrialista di destra e contro la borghesia considerata mentitrice e non realmente democratica. L’attacco borghese

si unì all’antisemitismo e si sviluppò un movimento nazionalista di destra che faceva capo al filosofo Ionescu che si

schierò contro ogni gerarchia religiosa e contro la sudditanza della Romania verso i paesi occidentali. La rivista

Girindea rispecchiava questo clima e si rivolse verso teorie di stampo fascista pervase di spiritualità ortodossa di cui si

faceva portavoce Crainic che vedeva nemici della Romania la chiesa di Roma, la democrazia, il comunismo e la società

delle nazioni. Crainic appoggiò il movimento parafascista delle guardie di ferro di Codreanu, che si ispirava

apertamente a Mussolini e aveva idee antisemite in guanto gli ebrei erano di ostacolo alla formazione di una classe

dirigente romena e alla civilizzazione nazionale. Il movimento pervaso di spiritualità messianica ortodossa si diffuse

anche tra i contadini. I legionari percorsero lo stesso iter della Germania e dell’Italia agendo sul piano legale e quello

della violenza e si instaurò ben presto in Romania un movimento parafascista con una persecuzione degli ebrei, mentre

il re Carol conduceva un doppio gioco tra Londra e il governo nazista per tentare di bloccare invano l’avanzata russa i

Bessarabia. Il re si alleò allora con Hitler e nominò il generale Antonescu Conducator che divenne capo indiscusso del

governo romeno e gli oppositori Maniu e Bratianu si mostrarono più volte contrari all’alleanza con la Germania e per

questo stipularono un armistizio segreto con gli alleati riconoscendo però la perdita della Bessarabia a favore della

Russia e nel 1944 il re fece arrestare Antonescu e la Romania si ritrovò ben presto sotto l’influenza della Russia

sovietica.

La nascita del nazionalismo

I movimenti nazionalisti avuti dopo il crollo del regime sovietico non sono altro che la continuazione di quelli

precedenti l’instaurazione del medesimo, bloccati dal comunismo in una convivenza nell’internazionalismo operaio, tesi

che contrasta con il nazionalismo grande russo. Anche la Romania fu assimilata alla cultura russa tramite la struttura

burocratica, l’insegnamento e l’architettura.

Nazionalismo e intolleranza nella Romania comunista.

Le minoranze etniche in Romania si sentivano misconosciute e oggetto di vessazioni, specie la minoranza ungherese

che furono addirittura ghettizzati in una serie di distretti e si cercava di cancellare la loro identità culturale e anche

economica e professionale. Una politica del tutto similare fu condotta nei confronti dei sassoni che emigrarono in gran

parte in Germania e non diversa fu il destino delle comunità ebraiche che furono letteralmente vendute a Israele, mentre

i zingari furono per lo più assimilati in attività metallurgiche e agricole. La politica nazionalista di Ceausescu si

espresse anche nell’affermazione delle origini daco-romane e furono incentivati i ritrovamenti archeologici risalenti a

quell’epoca per opporsi anche alla mitologia ungherese. Si riaffermò una mistica legata alla missione del popolo, ma

nonostante tutto la comunità internazionale si schierò contro le politiche discriminatorie di Caeusescu .

I rumeni e la sfida liberal-democratica

La fine del regime sovietico rumeno fu segnato dalla violenza e fu seguito in diretta televisiva, anche se le prime

elezioni post regime segnarono una certa continuità con il regime sovietico e si era creato un forte sentimento di

rinascita e di benessere. In realtà i primi anni dopo il comunismo furono assai deludenti primo fra tutti per la mancata

riunificazione con la Moldavia e le rivolte dei minatori riportarono un clima repressivo di stampo fascista e comunista.

Inoltre è possibile applicare le teorie di Barrington Moore per cui i rapporti tra borghesia e nobiltà determinano lo

sviluppo e le forme di uno stato, infatti nell’Europa orientale gli obblighi feudali hanno impedito l’affrancamento dei

contadini e la nobiltà ha imposto il suo dominio anche sulle città e la borghesia rimaneva debole ed era la democrazia

che modulava la democrazia e la modernità . Si sviluppò ben presto una tendenza all’uomo forte, impronta presa ben

presto anche dal comunismo. Secondo Schopflin la popolazione rumena era basata su tre matrici:

1. contadina tradizionale: ispirata a valori feudali fortemente collettiviste e anti-egualitarie e facilmente

manipolabili dai demagoghi.

2. matrice comunista: che vive la transizione al capitalismo con una certa ostilità, che mantengono ancora il

senso comunista dello stato e lo spirito collettivista.

3. matrice liberale: che hanno creduto alla venuta del capitalismo per mettere in piedi attività remunerative

valide ed efficienti, ma anche illegali con tutta una serie di mafie.

La crisi economica

Gli effettivi eventi post-comunisti hanno prodotto una forte delusione nei confronti del liberalismo economico. La

produzione industriale e diminuita e l’inflazione è aumentata e i salari non sono stati capaci di tenerne il passo, i rumeni

si sono trovati di fronte ad un progressivo impoverimento e a fenomeni di esclusione sociale provocando una diffusa

paura nel futuro. Ai mali recenti si sono aggiunti quelli esistenti della corruzione . Ciò che è realmente mutato dopo il

crollo del comunismo è stata la libertà di espressione , ma non la struttura economica per le difficoltà nel processo di

privatizzazione anche per mancanza legislativa . Anche in agricoltura la situazione è critica, in quanto la

parcellizzazione delle terre ha frantumato le aziende agricole e non ci sono titoli di proprietà ancora sicuri, tutto ciò ha

portato l’agricoltura rumena a livelli ottocenteschi anche perché i prodotti importati dall’unione europea costano di

meno di quelli prodotti in patria. Vi è una generale delusione verso l’Europa anche dopo la mancata adesione

all’unione, vissuta ancora una volta in una situazione di passività con una nostalgia per il vecchio sistema comunista

con cui vi è una certa linea di continuità nelle scelte elettorali La gestione del potere è ancora difficile per un sistema

ibrido semipresidenziale e parlamentare di tipo parlamentare che favorisce il multipartitismo ma non la stabilità di

governo. Alla crisi politica ed economica si unisce la crisi sociale che ha portato alla disperazione molte categorie

sociali come i minatori protagonisti con il loro leader Miron Cozma di scioperi e violenze contro le politiche

governative troppo legate al servilismo verso l’occidente, situazione che crea un disinteresse verso la politica, che potrà

risollevarsi solo con l’entrata nell’Unione europea.

Conclusioni

A causa di una percezione negativa di sé si è affermata in Romania una percezione della realtà crudele e insensata senza

vie d’uscita, con un comportamento collettivo che chiede l’aiuto esterno da cui si rimane però sempre delusi. Il

comportamento dei principi rumeni verso i grandi Imperi è simile a quello italiano del Piemonte verso gli austriaci, ma

gli italiano si sono identificati nella figura di Pulcinella , non passivo ma quasi capace di gestire a suo piacimento i

grandi signori. Alla pochezza di sé i nazionalisti romeni hanno opposto l’immagine di un passato glorioso legato alla

tradizione latine per distinguersi dai vicini e costruirsi una propria identità. L’aiuto offerto dagli occidentali fu ben

presto percepito come umiliante e invadenti che spinse la Romania ad attuare politiche nazionaliste per sciogliere

l’asservimento verso l’occidente che portò la Romania dall’alleanza con hitler da cui poté liberarsi sol con l’aiuto

dell’unione sovietica che impose u regime totalitario. Il crollo del comunismo ha posto la Romania di nuovo nella

situazione di dover chiedere aiuto all’occidente che potrebbe essere di nuovo percepito come persecutore per le loro

politiche definite umilianti. La Romania vive però una situazione talmente profonda che sembra incapace di trovare

nuovi salvatori, la difficoltà della transizione ha portato alla diffusione di un forte sentimento religioso per superare le

difficoltà, per un punto di riferimento che potrebbe essere costituito in futuro dall’unione europea che potrà sottrarre la

Romania dal difficile contesto europeo e farla percepire uguale e accettata dagli altri membri della comunità.

La Repubblica di Moldova: partiti e movimenti nell’attuale contesto economico e sociale

Introduzione

I percorsi della transizione seppur con caratteri comuni hanno esiti diversi da nazione a nazione in relazione alla

situazione precedente al regime comunista. L’esplosione della violenza nei Balcani ha messo in risalto l’esperienza

federalista della Moldova in cui però i nostri parametri non restano applicabili a quelle realtà come la singolare

esperienza del deputato Ilescu prigioniero in Transnistria. La scelta federalista è stata una scelta contro la violenza.

Il contesto storico-politico

Per comprendere al conflitto nazionalista in Moldova è evidente come la composizione etnica sia fortemente composita

e il pluralismo etnico si aggiunge ad una forte mobilità delle frontiere dovuta alle contese tra i grandi imperi e le sue

radici culturali non possono che rifarsi ed essere condivisi con la Romania come ad esempio il mito di Stefan cel Mare.

A partire del 1812 tutto il territorio della Moldova fu sottoposto ad una progressiva russificazione fino a quando nel

1918 venne annessa alla Romania per ritornare poi successivamente sotto l’influenza sovietica e nelle due regioni di

Bessarabia e Transnistria fu imposto l’alfabeto cirillico e nella Gagauzia la russificazione fu molto più efficace e si

oppose quando nel 1989 venne imposto il rumeno come lingua ufficiale insieme ad un rigurgito nazionalista rumeno in

tutta la nuova Repubblica di Moldova che dovette fronteggiare le spinte separatiste in Gagauzia e Transnistria che si

opponevano al governo centrale moldavo, scontro che si acuì con l’adesione all’ONU e che costrinse il governo centrale

a trattare l’autonomia delle due regioni con un’opzione secessionista nel caso di un’eventuale riunificazione con la

Romania, la scelta federalista era basata quindi su un compromesso. I rapporti con la Romania dal punto di politico

sono piuttosto tesi a causa della paura di perdere la leadership ottenuta da parte della dirigenza moldava, ma sono

evidenti le affinità culturali con la Romania specie la latinità rivendicata con orgoglio anche nella difficile transizione.

Partiti e movimenti nel quadro economico e sociale

Il contesto economico e sociale

Il quadro in cui i partiti e le organizzazioni sociali si muovono è precario e la produzione agricola e industriale è

drasticamente diminuita anche per una forte crisi energetica, la privatizzazione delle terre ha spezzettato il terreno in

appezzamenti troppo piccoli, nell’economia agricola è tornato a diffondersi il baratto. Anche l’industria è stata

drasticamente ridimensionata e continua a persistere una mentalità socialista e non ci sono politiche di sostegno per

l’imprenditoria privata e vi è inoltre alla mentalità socialista una diffusa invidia sociale per che riesce a creare anche la

pur piccola impresa redditizia. Anche gli investimenti esteri non sono visti di buon occhio e vengono considerati un

modo di guadagno facile per gli stranieri, gli ideali democratici e capitalistici stridono con la realtà quotidiana che

presenta un quadro simile:

• disuguaglianza di mercato;

• impoverimento post-comunista;

• declassamento professionale;

• reazione di sottoclassi etniche;

• deterioramento della situazione della donna;

• molteplicità di circuiti economici.

In Moldova il compromesso tra le varie nazionalità è stato attenuato dalla salvaguardia del pluralismo etnico.

Partiti e sistema politico

Nel sistema politico si rilevano tre caratteri fondamentali della fase di transizione:

1. instabilità: per la mancanza di radici sociali derivanti da un regime che ha bloccato ogni articolazione

politica, le organizzazioni politiche tendono a basarsi su basi diverse di quella di una comunanza di

interessi;

2. frammentazione: l’opposizione era rimasta unita fino all’abbattimento del regime comunista per poi

dividersi in diverse formazioni come ad esempio il Fronte popolare che è passato attraverso diverse crisi

3. riaffermazione degli ex-comunisti: per ragioni organizzative e tecnocratiche e perché capaci di

convertirsi al nazionalismo, infatti quasi tutti i deputati moldavi hanno avuto una formazione socialista.

Il movimento sindacale

Il sindacato socialista è stato per anni un organo di trasmissione tra il partito e i lavoratori ed era portatore di tutte le

esigenze del lavoratore. Trasformarsi in un sindacato occidentale vuol dire avere una formazione contrattualistica e

tecnica per diventare un’organizzazione totalmente autonoma dalla politica. La FGSRM ha avuto dopo il crollo del

regime un calo di membri per la diminuzione dell’occupazione. I problemi maggiori per i sindacati sono di carattere

organizzativo e finanziario e si è ipotizzato anche un finanziamento occidentale. L’applicazione dei contratti collettivi

di lavoro è ancora inesistente anche se la produzione normativa risulta essere numerosa e si ribadisce l’importanza della

concertazione anche in una dimensione solidaristica e assistenziale. Un altro problema dei sindacati è quelli di una

mancata preparazione dei funzionari, il sindacato non ha capacità gestionale per la protezione dei lavoratori e per poter

svincolarsi dai retaggi socialisti dovrà assumere una posizione totalmente autonoma.

Il movimento delle donne

I movimenti femminili sono u sintomo del deterioramento del ruolo sociale della donna. Durante i regime le percentuali

di donne in politica era molto alta anche se formale, ma dopo la caduta del regime la donna ha subito per prima la


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

10

PESO

150.01 KB

AUTORE

nadia_87

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti inerenti l'esame di Sociologia dei fenomeni politici del prof. Pirzio riguardanti Il nazionalismo nell’Europa Orientale, La formazione degli stati nazionali nell’Europa orientale, La formazione dell’identità nazionale, La questione della nazionalità in Transilvania e in Romania e altro ancora.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei fenomeni politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pirzio Ammassari Gloria.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia dei fenomeni politici

Politica e società: Rush
Appunto
Riassunto esame Sociologia dei Fenomeni Politici, prof. Montanari, libro consigliato La Comunicazione Politica, Mazzoleni
Appunto
Introduzione alla sociologia politica - Rush
Appunto
Ruolo della società civile nei processi decisionali europei
Dispensa