Capitolo uno – Dove eravamo rimasti?
La bussola: un principio di conoscenza-adattamento
Il nostro obiettivo è di tenere insieme almeno tre livelli del discorso: personale, cineforiale e generale. Sembra che sia proprio la fusione tra questi tre livelli a dare qualità comunicativa sia all’attività concreta sia alla riflessione sul cineforum:
- Il primo livello è quello dell'esperienza personale: nel parlare della gestione della serata e dell'analisi del film, il punto di partenza è rappresentato dai mille diversi incontri cineforiali che ciascuno di noi ha vissuto. Non siamo tutti uguali, ma tutti abbiamo doti particolari. Sarà la consapevolezza di queste doti e lo sforzo di riflettere sulle esperienze fatte a permettere a ognuno di noi di scegliere quelle in cui possiamo dare il meglio e contribuire alla riuscita di una serata e alla realizzazione della mission.
- Il secondo livello è quello della riflessione collettiva sulle pratiche cineforiali, riflessione che si stende nel tempo. La mission delle sale e dei circoli è frutto di un percorso storicamente definito. L'esperienza degli altri è preziosa.
- Il terzo livello è quello della riflessione teorica: usare l'elaborazione teorica sull'analisi del film e sulla grammatica dell'audiovisivo. Molta della riflessione sul linguaggio audiovisivo è stata fatta in ambito accademico con un assillo metodologico il più rigoroso possibile.
Tra questi tre livelli il rapporto è circolare e saremo costretti a saltare dall'uno all'altro.
Il bagaglio a mano: tre idee tascabili
Tre idee emerse dal lavoro sulle tecniche di animazione della serata, ma necessarie per affrontare bene gli usi che dell’analisi del film si possono fare nel cineforum:
- La prima idea dice che i contenuti di una comunicazione non sono mai soltanto dei contenuti. Quando si comunica non ci si limita a trasferire delle informazioni oggettuali, ma si offre anche uno stile di relazione, un'immagine di chi sta parlando, un'immagine di come ci si aspetta sia l'interlocutore e una proposta di accordo sul modo di dialogare insieme. Questo è vero per ogni tipo di comunicazione. L'intreccio di contenuto e relazione è rilevabile anche nelle forme di comunicazione veicolate attraverso i media e in particolare negli oggetti che di solito chiamiamo prodotti culturali. Ogni prodotto non si limita a trasferire ai suoi fruitori un insieme di informazioni oggettuali. Li coinvolge proponendo loro un certo tipo di relazione. In un film la proposta di relazione è cristallizzata nel testo e guida il rapporto con il fruitore reale che a distanza di tempo, in una sala lontana, entrerà in contatto con l'opera. Nel film l'immagine dell'io che comunica, quella del tu che ci si aspetta di avere come interlocutore e l'offerta di un patto entro cui strutturare la propria fruizione, vengono confezionate prima e poi iscritte nel testo come indicazioni implicite con cui lo spettatore entra in dialogo al momento della visione. Tra queste pratiche vi è il cineforum. Ciò che chiamiamo analisi del film può servire ad individuare e capire che tipo di relazione il testo ha cercato di instaurare con i partecipanti che stanno per fermarsi a discutere.
- La seconda idea consiste nella consapevolezza del fatto che la comunicazione non è mai generica, ci si rivolge sempre e solo a qualcuno. Per comunicare efficacemente bisogna conoscere il proprio uditorio e sapersi adeguare alle sue caratteristiche. Anche questa osservazione è vera per tutti i tipi di comunicazione. Il pubblico va conosciuto e ci si deve adattare. Per comunicare bene bisogna conoscere i propri interlocutori non sottovalutando l'istinto. Vi sono una serie di strumenti che possono affiancarsi all'esperienza personale, strumenti che hanno il vantaggio di introdurre un principio di oggettivazione nella conoscenza del pubblico: gli studi sociologici sulle pratiche di fruizione del cinema, gli studi promossi dalle associazioni di settore (ACEC e ANCCI), le esperienze fatte nelle realtà territoriali. A queste fonti si aggiunge l'analisi del film che serve a identificare la comunicazione di relazione offerta da una pellicola e in particolare l'immagine di interlocutore che il film tratteggia al proprio interno.
- La terza idea riguarda la consapevolezza di una mission specifica delle sale della comunità che si sviluppano e ricevono un preciso mandato: accogliere, imparare insieme ed essere strumento di uno stile di riflessione formativa. Tre sono i mandati che la storia delle sale ha attribuito all'uso del cinema e al cineforum:
- Accoglienza: una mission che comporta premura verso i partecipanti e la capacità di implicare un rapporto personale;
- Mandato formativo: condivisione del percorso di formazione, disponibilità di imparare insieme.
- Imparare insieme a riflettere: soffermarsi su se stessi, riguardare la propria esperienza personale, adottare una prospettiva critica.
In valigia: lo straniamento e le sue tecniche
Le pratiche discorsive del cineforum si fondano su un delicato equilibrio tra due diversi compiti comunicativi: quello di introdurre i presenti a raccontare la propria esperienza del film e quello di offrire un servizio formativo, fondato sulla riflessione, sul superamento dell'esperienza personale e sulla condivisione di un percorso di ricomprensione del film e delle sue emozioni. Tra i modi con cui cercare di realizzare questo doppio compito c'è lo straniamento: il termine rimanda a quei modi di fare attraverso cui l'arte acuisce le percezioni e mette in corto circuito le forme abituali di ricezione. Si tratta quindi di un insieme di tecniche con cui l'arte e ogni forma di comunicazione cerca di colpire il fruitore facendo qualcosa di strano, di non abituale. Esso è una sorta di dislocazione rispetto ad una prassi semiotica codificata.
Esempio: il film L'attimo fuggente con il professor Keating interpretato da Robin Williams. Egli la prima volta che entra in classe usa un comportamento spiazzante, fischiettando, non fermandosi alla cattedra e uscendo: così facendo attira l'attenzione e spinge i suoi studenti a seguirlo. All'inizio di una lezione Keating rimette in scena un comportamento abitudinario: chiede ad un allievo di leggere un pezzo dell'antologia e intanto lui disegna alla lavagna lo schema descritto dal testo. Dopo di ciò torna ad estraniare tutti: prima definisce che si è appena letto escrementi e poi invita tutti a strappare la pagina del libro. Dopo un inizio quasi tradizionale il protagonista viola una prima volta le consuetudini salendo sulla cattedra e spiegando il perché del gesto: spiazzando attira l'attenzione. Per convincerli che da lassù tutto appare diverso invita tutti gli studenti a salire sulla cattedra per vedere loro stessi. La scena termina con il rovesciamento dei posti gerarchici mettendo il professore al posto di un alunno, seduto quindi al banco.
Esempi di comunicazione straniante offerti dal film:
- Uso di codici ordinari: rassicura emotivamente;
- Scarto di senso rispetto alle convenzioni: attira l'attenzione, scatena interrogativi e de-familiarizza;
- Spiegazione dello scarto e del suo significato: torna a rassicurare, offre un punto di vista alternativo e indica una meta alla riflessione;
- Traduzione dello scarto in un gesto simbolico: consolida il mutamento, spinge a personalizzare il punto di vista.
Bisogna sottolineare l'importanza della spiegazione e della condivisione simbolica: senza questi due momenti i meccanismi di straniamento rischiano di restare infecondi dal punto di vista formativo e poco adatti al contesto del cineforum. Va anche messa in evidenza come esista una gradazione negli effetti di straniamento che non sono tutti uguali. Un codice può essere dislocato in modo offensivo o anche solo eccessivo e tende a produrre una reazione di arroccamento e di chiusura all'interno delle prassi di senso consolidate oppure può essere dislocato in modo sottile portando l'attenzione sulla manipolazione dei codici abitudinari e sull'acquisizione di senso che se ne può ricavare.
Dislocare all'inizio
Esempi di cineforum:
- Alla luce del sole di Roberto Faenza: presentazione e proiezione tenute nel contesto di un ciclo dedicato alla responsabilità dei cristiani nel mondo ed inserito in un percorso di vita parrocchiale. La struttura della presentazione è tesa a costruire una sfida con i partecipanti ad esempio la capacità di Luca Zingaretti di far dimenticare il suo personaggio e diventare Don Puglisi. In questo caso siamo partiti da un uso tradizionale dei codici, con parole di presentazione su cui sono state innestate immagini e il gesto di mostrare il vero volto di Don Puglisi. C'è uno scarto quindi di codici, scarto che contribuisce ad attirare l'attenzione in fase di presentazione. Mentre guardiamo il film, Zingaretti deve essere il Don altrimenti esso non funziona. È uno degli elementi del contratto finzionale che il film stabilisce con noi. Va mostrato il volto dell'attore e non semplicemente spiegata la differenza tra i due: la percezione del vero volto di Don Puglisi può essere considerata negativamente, ma non può più essere eliminata. Lo scopo del cineforum è di spingere a condividere le proprie esperienze di fruizione in un quadro formativo. Lo scopo di questo cineforum non era solo raccontare la storia di Don Puglisi, ma riflettere insieme sulla qualità della propria presenza di cristiani nel mondo.
- Centochiodi di Ermanno Olmi: nel mondo cattolico si erano sviluppate molte interpretazioni. Il contesto della presentazione era particolare per la forza dell'immagine del film (codici miniati e crocifissi negli spazi della biblioteca) e per la pervasività del lancio, la forza del dibattito pubblico, le lettere in chiave di polemica religiosa e di contestazione del ruolo positivo dei libri. Tutto ciò aveva spinto le persone ad andare a vedere il film. All'inizio si è fatto un breve discorso volto ad inserire il film nel contesto del ciclo e nella successione degli incontri. Poi si è incastonato nel discorso del materiale audio-visivo: la voce era quella di Olmi che spiegava come era nato il film. Anche in questo caso si è partiti dai codici ordinari di presentazione per introdurre un elemento di novità straniante che consiste nel fatto di far sperimentare visivamente la possibilità di fruizione del film diversa da quella che si era assestata e di saldare alla visione la forza emotiva insita nella voce di Olmi e nelle immagini che guardiamo distrattamente ai telegiornali. A ciò si aggiunge la spiegazione dei motivi di questa scelta discorsiva.
Nei due casi descritti si fa un uso blando dell'analisi del film. In entrambi i casi uno degli effetti dello straniamento è stato quello di cercare di rifocalizzare l'attenzione sulle specificità del testo come macchina di significazione nel caso del primo film e come processo di creazione registica nel secondo. L'analisi del testo filmico può svolgere solo un ruolo limitato e di preparazione. Nella presentazione ci si limita a partire da elementi già noti e diffusi, mentre nel dibattito si può dare spazio all'uso dell'analisi linguistica del film.
Dislocare alla fine
Il dibattito del cineforum si suddivide in tre momenti:
- Mosse di apertura: massimo potenziale di direttività (impostazione variabile);
- Sviluppo del gioco interattivo: minimo potenziale di direttività/contenuto (tenere la barra dritta);
- Finale: medio potenziale di contenuto/direttività (sintesi + mission critica + appuntamento)
Nelle prime due fasi non c'è spazio per l'uso di meccanismi di straniamento e dell'analisi del film. Sarebbero controproducenti perché l'obiettivo è quello di spingere i partecipanti a raccontare la loro esperienza del film, condividendo con i presenti qualcosa di sé. Qualcosa di prezioso proprio perché personale. Nel terzo momento invece si cerca di andare al di là dei vissuti fruitivi, realizzando la mission formativa che alle sale della comunità è stata affidata. De-familiarizzare quelle interpretazioni che sembrano assestate può essere produttivo. Straniarsi dalla propria interpretazione individuale, ri-focalizzare l'attenzione sul testo. La strategia di conduzione del dibattito deve nascere dal singolo film e dalle sue caratteristiche.
Esempi attraverso i film:
- The Passion di Mel Gibson: è un film difficile da portare in discussione e difficile è anche portare i partecipanti ad una fruizione critica, capace di staccarsi dalle emozioni suscitate dal testo e riflettere sul modo di parlare di Gesù. Nella discussione c'era sempre partecipazione alla sofferenza e stupore per la buona riuscita nel mettere in scena una tradizione iconografica e spirituale di altri tempi. Questa partecipazione e stupore andavano accolti e valorizzati nel dibattito visto che lo stesso realismo della crocifissione è per i vangeli una prova dell'incarnazione e che la necessità/difficoltà di affrontare l'aspetto doloroso della vicenda di Gesù fa parte dell'esperienza degli stessi discepoli. Il film ha mostrato questo tema in modo coinvolgente e innovativo rispetto film passati. Nel finale di partita andava fatta una riflessione sui modi attraverso cui il film metteva in scena il dolore e muoveva tante emozioni. Attraverso l'analisi finale individuiamo pezzi di film complicati e il frammento può essere raccontato o fatto rivedere. Nel caso si facciano rivedere i processi di straniamento sono più efficaci, ma non sempre si può fare: dipende dalle tecnologie a disposizione e dal tempo trascorso dall'uscita del film. Nel caso di The Passion la rivisitazione di una sequenza aveva la forza di uno scarto rispetto alle convinzioni e aveva la capacità di de-familiarizzare i partecipanti rispetto al pathos insito nel Cristo sofferente. Analizzando il linguaggio di The Passion possiamo vedere che in una scena Gesù viene picchiato per la prima volta: la sequenza viene amplificata e riempita psicologicamente. A dare perplessità è l'uso testuale che si fa di questi colpi: Gesù viene incatenato, strattonato e poi picchiato. L'attenzione dello spettatore si focalizza sulla sofferenza del prigioniero e sulla spettacolarità delle immagini. Nella scena successiva lo sguardo di Gesù incrocia Giuda e quello di Giuda incrocia il viso di un demone degno di film horror.
Non sempre si ha la possibilità di rivedere il film all'interno del dibattito e in questo caso possiamo ricorrere ad altre tecniche di straniamento oppure si può provare a raccontarlo. La capacità di proporre film che non sono o non sono più reperibili nel normale circuito commerciale viene valorizzata dal pubblico delle Sale della Comunità.
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