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Sceneggiatura e racconto

Che cosa è una sceneggiatura

Prima di un film, delle sue immagini e dei suoi suoni, c'è un'idea. Nel caso di un film narrativo, il cinema di cui noi qui ci occupiamo, quest'idea è l'idea di una storia, priva ancora delle sue effettive articolazioni, limitata molte volte a una situazione, a un evento, a uno o due personaggi. È l'abbozzo di una storia possibile. Questa idea si deve articolare, precisare, definire. Deve prendere forma, farsi a tutti gli effetti una storia, una storia tuttavia diversa da altre storie, una storia fatta per essere sceneggiatura, raccontata attraverso delle immagini. È così che nasce una sceneggiatura, ovvero una descrizione più o meno precisa, coerente, sistematica, di una serie di eventi, personaggi e dialoghi connessi in qualche modo fra loro.

Processo di elaborazione del racconto cinematografico

Possiamo considerare la sceneggiatura come un processo di elaborazione del racconto cinematografico che passa attraverso diversi stadi che vanno dall'idea di partenza alla sceneggiatura vera e propria. Quali sono questi diversi stadi? Il soggetto, innanzitutto, che è la prima manifestazione concreta di un'idea. È un piccolo racconto, uno spunto narrativo, il breve riassunto di qualcosa che ancora non c'è ma che è probabilmente destinato a prendere forma: la storia di un film a venire.

È solitamente contenuto in poche righe, al massimo un paio di paginette, eppure, in quanto concreta manifestazione di un'idea, può avere un'esistenza legale, essere di proprietà di qualcuno che può rivendicare i suoi diritti per un film che da quel soggetto prende spunto. Talvolta, tuttavia, il soggetto ha una mole ben diversa, anche di centinaia e centinaia di pagine. È il caso degli adattamenti di quei film tratti da racconti e romanzi, che non si rifanno così a un'idea originale bensì a un'opera preesistente.

Nel corso del processo che qui stiamo esaminando e che porta alla sceneggiatura vera e propria, un soggetto originale dovrà essere articolato e ampliato, mentre un soggetto letterario, salvo il caso di opere particolarmente brevi, sarà sottoposto a un lavoro di contenimento, a una serie di tagli, a un processo di selezione, nonché a un insieme di variazioni che daranno vita a una rilettura personale dell'opera di partenza. In sostanza un soggetto originale si allunga, un soggetto letterario si abbrevia. In entrambi i casi, tuttavia, il soggetto diverrà qualcos'altro.

Trattamento e scaletta

La fase successiva dell'elaborazione di una sceneggiatura è quella del trattamento, in cui "gli spunti narrativi del soggetto vengono sviluppati e approfonditi. La forma è ancora quella letteraria, ma ha acquistato una caratterizzazione narrativamente più definita, più funzionale alla descrizione delle varie scene in cui si articola la vicenda, con un'attenzione all'ambientazione (...) e alla precisazione delle situazioni".

La storia è qui tendenzialmente elaborata in qualche decina di pagine, l'intrigo è già articolato, la struttura drammatica ha una sua progressione, i dialoghi sono in parte già abbozzati, ma solitamente in uno stile ancora indiretto.

Al trattamento segue, anche se in alcuni casi i rapporti temporali si invertono, la scaletta che "segna la fase del passaggio dal 'momento' letterario della storia a quello della costruzione del film". Qui il trattamento è per così dire sezionato, scandito, suddiviso in scene che vengono numerate. Di solito non supera le due paginette e i venti o trenta episodi. La scaletta serve a tenere sott'occhio l'intera storia del film. Battistrada e Felisatti ce ne indicano bene l'utilità:

  • Possiamo controllarne i ritmi del film, vedere se l'inizio è lento o anticipa troppo ciò che va invece rivelato più avanti;
  • Se a un certo momento della storia c'è una fase di stanca, ("in questo punto non succede nulla") che va irrobustita con qualcosa di forte, oppure se c'è una eccessiva concentrazione da diluire con una scena di riposo o di passaggio;
  • Se un personaggio entra troppo tardi o resta assente dalla storia per troppo tempo;
  • Se siamo riusciti a caricare il finale della necessaria tensione.

Sceneggiatura e découpage tecnico

Trattamento e scaletta interagiscono fra loro dando vita alla sceneggiatura in cui sono messe in ordine tutte le scene del film, descritti con cura ambienti, personaggi ed eventi, indicati con precisione i dialoghi. La sceneggiatura subisce poi un'ulteriore fase di elaborazione dando vita a quello che è comunemente chiamato il découpage tecnico. Qui le scene vengono divise in singole immagini, dette inquadrature o piani, che a loro volta sono numerate, di esse si indica il contenuto, il punto di vista della cinepresa, la presenza di eventuali movimenti di macchina ecc. In questa fase la collaborazione del regista può essere determinante.

Il numero delle indicazioni che possono essere contenute in un découpage tecnico è pressoché infinito, di caso in caso queste indicazioni potranno così essere più o meno numerose, più o meno precise. Esiste poi la possibilità di accompagnare al testo scritto di una sceneggiatura delle immagini, ovvero dei disegni che prefigurano quelle che saranno le inquadrature del film, dando così vita a ciò che comunemente si chiama uno storyboard. Nel corso degli anni ottanta, questo processo di "illustrazione" della sceneggiatura si è talvolta accompagnato a forme di previsualizzazione elettronica "che consentono di arrivare alla fase della ripresa vera e propria su pellicola avendo già preventivamente verificato molti dei fattori che determinano il risultato finale".

C'è poi un ultimo senso che va dato al termine di sceneggiatura, quello della sceneggiatura desunta dalla copia definitiva del film. In questo caso la sceneggiatura non precede più la lavorazione del film, ma la segue. Il suo autore non è più uno scrittore ma un critico o un...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi audiovisivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Ghidini Chiara.
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