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Manuale di storia del pensiero politico

Parte prima: L'ordine tradizionale

1. L'antichità greca e romana

  • Platone
  • Aristotele
  • Cicerone
  • Augusto

2. Cristianesimo e politica

  • Agostino
  • Tommaso D'Aquino
  • Dante
  • Marsilio da Padova
  • Ockam
  • Il movimento conciliare
  • Cusano

1. L'antichità greca e romana

1. Platone (428 – 347 a.C.)

Vita: nasce nel 428-27 a.C. ad Atene da una famiglia che vanta antenati, poi nella giovinezza la passa con Socrate. Dopo una serie di delusioni culminate con l'uccisione del maestro nel 399 a.C., va in Italia dove si concentra sulla transizione da una tirannide a un regno. Il tentativo fallì, facendogli toccare la realtà del malgoverno e cerca di fondare così i principi filosofici del buon governo. Tornò ad Atene e fondò un'Accademia, diretta fino alla sua morte nel 347 a.C.

Platone si propone di restaurare la giustizia, fondandola su basi certe. Per lui la politica deve essere rifondata recuperando la virtù e la giustizia. E questo può avvenire grazie alla filosofia intesa come conoscenza dell'essere e contemplazione delle idee. Non ha un'idea democratica della politica, ma secondo P la politica è un'arte egemonica, che comanda su tutte le altre e consente di applicare bene i risultati dei singoli saperi tecnici. Questo è possibile perché è guidata dal sapere filosofico che conosce il Bene. La filosofia è quindi preliminare alla politica ed è la sola capace di indicare finalità e tecniche di risanamento e di assegnare fini e ruoli ai cittadini.

1. La Repubblica

a) La Giustizia

Il problema fondamentale è il problema della Giustizia. La premessa è che il perseguimento dell'utile in qualsiasi gruppo sociale non può avvenire senza giustizia. La città è una struttura complessa, vi sono i produttori, che si incaricano della soddisfazione dei bisogni, i filakes, i custodi guerrieri, per difendere la città da attacchi esterni, e gli arconti, veri e propri governanti. Questi dovranno conoscere la verità delle singole scienze ed essere privi di ogni forma di proprietà privata, per essere capaci di pensare e perseguire il bene comune, scelti tra i migliori dei filakes.

Poiché la città è il luogo della divisione del lavoro, è necessaria la Giustizia per stabilire l'equilibrio degli scambi tra i prodotti. Non solo, ma la Giustizia è garante della correttezza con cui vengono ricoperti e svolti i ruoli sociali. La Giustizia, per Platone, consiste nel riuscire a collegare il desiderio, l'aggressività, la ragione, che sono le caratteristiche dell'animo umano, alla politica. Di conseguenza:

  • Desiderio: negli uomini in cui prevale... produttori
  • Aggressività: custodi guerrieri
  • Ragione: governanti filosofi

La politica di Platone è quindi una politica filosofica, ma oggettiva, per cui a ciascuno viene assegnato il compito che gli si adatta secondo natura, deciso dai filosofi governanti. La Giustizia è la virtù che rende possibili tutte le altre virtù e che può e deve ordinare la vita di tutti.

b) Il Vero e il Bene

Per spiegare come i filosofi conoscono il Vero e il Bene, Platone ricorre al mito della caverna. I filosofi sono coloro che riescono a liberarsi dalle catene che tengono gli uomini prigionieri in una caverna e, usciti all'esterno, vi ritornano per insegnare la verità a tutti gli altri, liberandoli dall'errore e dall'opinione. Con ciò si nota come Platone non sia interessato alle varie forme di governo, ma solo a quella ottima in cui bene e verità coincidono, perché la filosofia è al governo. Il contrario della Giustizia è la ribellione.

c) Il ciclo delle forme di governo

La degenerazione dell'ottimo stato avviene secondo quattro tappe:

  • Timocrazia: ricerca degli onori. I governanti che, non seguendo più la ragione, si divideranno le terre e le case attribuendosene il possesso. In questo modo si favorirà il passaggio all'oligarchia: governo di pochi, dei ricchi
  • Oligarchia: si avrà così una costituzione basata sul computo delle ricchezze, tutto il potere andrà ai ricchi e i poveri non vi potranno partecipare. Questa classe politica calpesterà tutti i valori morali e, ormai priva di ragione, sarà delegittimata e verrà spazzata via da una rivoluzione dei poveri che porterà alla democrazia: governo del popolo
  • Democrazia: ma il regime democratico, benché si richiami alla libertà, in realtà corrode se stesso portando all'anarchia. Il popolo, non più protetto da leggi adeguate, si consegnerà alla tirannide: governo di un tiranno
  • Tirannide: questo è il peggiore dei regimi, perché è un dominio senza leggi e senza freni, ma un governo di un uomo che è incapace di governare se stesso: è una belva tra gli uomini, il più basso gradino dell'essere

2) Oltre la Repubblica

a) Il Politico: La legge

In questo dialogo Platone tratta del tema della legge. Il governante è come un medico o un timoniere, quindi non si devono legare le mani con leggi, essi sono le leggi vigenti.

b) Le Leggi

In quest'opera di 12 libri vi è un'evoluzione del pensiero di Platone. Già aveva affermato che democrazia e libertà fossero sinonimi di anarchia; qui riconosce la necessità di una mescolanza, all'interno della città, del principio di autorità con quello di libertà. Si dimostra così disponibile a riconoscere l'importanza del principio di partecipazione e del consenso. Riconosce un certo valore alle leggi, alla famiglia e alla proprietà privata. Tuttavia tiene fermi alcuni punti:

  • Le leggi devono essere istituite nel comune interesse di tutta la città
  • Ogni arricchimento oltre un certo limite sarà incamerato dallo stato

Tutto questo nell'intento di evitare il dualismo in città tra ricchi e poveri e la conseguente nascita di fazioni.

c) Il Timeo

In questa opera Platone ipotizza che il Demiurgo, l'artefice divino dell'universo, strutturi i fenomeni fisici secondo i principi di ordine e di armonia, facendo del cosmo qualcosa di simile a una città bene ordinata. Da ciò deriva una teoria dell'ordine politico sia attraverso il richiamo al principio gerarchico, sia con la tesi che il Demiurgo (il legislatore) non può che essere la figura centrale per la produzione dell'ordine.

2. Aristotele (384 – 322 a.C.)

Vita: nasce nel 384 a.C. a Stagira, verso il 365 si stabilisce ad Atene ed entra nell'accademia platonica fino alla morte di Platone. Va poi da Alessandro il Macedone nel 343-342, vi resta fino al 335-34 e ritorna ad Atene fondando il Liceo e poi vi resta fino alla morte nel 322 in esilio.

2.1. L'etica Nicomachea

Le virtù: Per Aristotele la politica fa parte delle scienze pratiche distinte da quelle teoretiche. Ha un rapporto con la ragione, bensì con quella pratica e applicata che, attraverso le virtù, rende razionale l'agire. È un metodo puramente deduttivo. Rifiuta il Bene platonico radicato in se stesso e separato dai beni singoli. Studia la politica nell'ambito della vita associata. Bisogna qui ricordare la distinzione tra virtù dianoetiche e virtù etiche:

  • Dianoetiche: scienza, arte, saggezza pratica, ragione intuitiva, saggezza teorica
  • Etiche: temperanza, coraggio, fortezza, liberalità, ecc.

Le virtù dianoetiche riguardano la ragione nel suo aspetto speculativo e in quello rivolto all'agire, la ragione funge da guida al soggetto. La prudenza segna il passaggio alle virtù etiche (pratiche) che fanno delle passioni qualcosa di sussidiario alla ragione. Le virtù etiche sono le disposizioni attraverso cui l'uomo diventa buono e compie bene la sua opera, disciplinando istinti e comportamenti.

Il giusto mezzo: Nell'impossibilità di dimostrare in via teoretica ciò che è buono in ogni situazione, Aristotele adotta il criterio del giusto mezzo.

La Giustizia: La regina delle virtù è la Giustizia, simbolo della moderazione nel singolo e nella città. Nell'etica Nicomachea viene spesso messa in risalto la stretta vicinanza tra etica e politica; dice infatti "Non esiste un ottimo stato, ma molte possibilità di realizzare nelle diverse città le molte virtù pratiche degli uomini, con cui essi cercano di vivere una vita buona secondo i dettami della ragione pratica." Quindi in Aristotele, diversamente da Platone, non c'è la ricerca della migliore forma di governo, l'unica che realizza la giustizia; c'è al contrario l'idea che la Giustizia è la virtù politica che si realizza nelle più diverse condizioni della vita associata. La politica si occupa di una natura buona che trova giustificazione nell'essere in sintonia con la natura dell'uomo, animale politico dotato di ragione.

2.2. La Politica

La vita Associata Koinonia: La diversità da Platone emerge già dalla diversa concezione della vita associata. Per Aristotele la città nasce da una complessità di rapporti che vanno dal maschio alla femmina, dalla famiglia alla comunità, da questa al villaggio fino alla città. Analizza questi elementi, soprattutto la famiglia, con la sua gestione economica, da intendersi non come arricchimento, ma come buona gestione della casa mirante alla soddisfazione dei bisogni, all'educazione dei figli ecc.

Definizione del potere politico: Il potere politico è il governo esercitato su liberi ed uguali. Qui Aristotele si contrappone a Platone, perché presume la compatibilità tra potere e libertà, la necessità di garantire la proprietà privata. La città, per Aristotele, deve rispettare la pluralità delle sue radici e custodire al suo interno quelle differenze che sono sempre state presenti fin dalle origini: fra liberi e schiavi, marito e moglie, ricchi e poveri, padri e figli. Proprietà e famiglia devono restare private e raggiungere, attraverso la liberalità e l'amicizia, la comunità. L'amicizia (la filìa) è così importante che da concetto etico diviene concetto politico, perché tiene unita la città e salvaguardia la concordia.

Forme di costituzione: Innanzi tutto Aristotele afferma che la definizione di cittadino è conseguente al tipo di costituzione. (Ad es. in una democrazia la definizione di cittadino è di colui che partecipa ai tribunali e alle magistrature) Vi sono vari criteri per definire le forme di governo:

  • Criterio formale: Vi sono tre forme di governo buone e sono: il regno, l'aristocrazia e la politia (= reggere il governo in vista del bene pubblico) e tre forme cattive: la tirannide, l'oligarchia, la democrazia.
  • Criterio sostanziale: Oltre a questo osserva che vi è un altro criterio, quello della ricchezza e della povertà, che ha la meglio come motore delle costituzioni, rispetto a quello formale. Quando il potere è detenuto dai ricchi, abbiamo l'oligarchia, quando è detenuto dai poveri abbiamo la democrazia.
  • Legittimazione: Un altro criterio è quello delle pretese di legittimazione di una forma di governo. Aristotele, distanziandosi da Platone, si oppone alle pretese aristocratiche del governo dei sapienti e dei virtuosi, opponendovi il criterio della maggioranza. La maggioranza dà vita a una certa somma di capacità e di virtù.

La costituzione migliore: La costituzione migliore deve avere di mira la quiete, la stabilità e la durata. Individua nella classe media, nell'eguaglianza dei suoi membri, nel suo peso nella vita dello stato, il segreto della migliore comunità politica che sarà così governata da una mescolanza di aristocrazia e politia. L'ottimo stato è quello che dura di più, perché è il migliore, ma è anche il migliore perché è costruito in modo tale da durare di più. Critica Platone quando parla della successione naturale delle forme di governo, affermando che invece è artificiale, indotta dalla violenza. Introduce variazioni riguardo al carattere di necessità del ciclo platonico, affermando che ciascuna forma politica può mutarsi non solo in quella più vicina, ma anche nel suo contrario. Nell'affrontare i problemi della migliore costituzione, Aristotele osserva che non vi è dubbio che la vita migliore è quella che consente la pratica della virtù. Il problema sorge quando, essendo le virtù dianoetiche superiori a quelle etiche, il modello di vita più elevato debba essere quello dell'uomo contemplativo, e quindi estraneo alla politica. Aristotele ricorda il carattere anche pratico della contemplazione: il pensiero deve poi dirigere le azioni. Oltre ad affermare che deve essere il pensiero a dirigere l'azione, ritorna sul concetto della numericità: è essenziale un regime partecipativo. La partecipazione effettiva di tutti i cittadini è un criterio discriminante per un'ottima costituzione. Naturalmente per Aristotele il termine "tutti", non ha un significato universale; sono esclusi gli schiavi, le donne, i meteci, i non proprietari.

2.3. La costituzione di Atene

Analizza 11 costituzioni dalla preistoria di Atene ai suoi tempi ed individua i valori cui essa si ispirava: la necessità del rispetto delle leggi per qualsiasi regime politico, un cauto processo di avvicinamento alla democrazia.

2.4. L'influsso di Aristotele

Fu enorme a partire dal Duecento (prima vi era il dominio della concezione di Agostino). La riscoperta di Aristotele accompagnò la laicizzazione della politica. In età moderna l'aristotelismo fornì un paradigma dell'elogio dell'equilibrio contro la politica di potenza e influenzò il pensiero della ragion di stato. Il suo influsso sarà poi indebolito dal pensiero di Hobbes, ma nel Novecento riapparirà nuovamente con forza.

3. Cicerone (106 – 43 a.C.)

Vita: Marco Tullio Cicerone nato a Arpinio nel 106 a.C. si trasferisce poi a Roma dove si interessa agli studi filosofici-letterari. Quando iniziò la sua carriera politica era già un famoso avvocato; nel 63 fu console e fronteggiare Catilina. Durante le guerre civili parteggiò per Pompeo, rimase in disparte fino alla morte di Cesare (44 a.C.). Rimase ucciso dai sicari di Antonio nel 43.

La figura di Cicerone è di grande importanza storica come mediatore culturale con la cultura greca; si può dire che romanizza il pensiero greco. Gli elementi di questa romanizzazione sono due: la scelta per l'impegno politico, che spinge il saggio ad impegnarsi, e la forte presenza di elementi giuridici che guardano alla legge e al diritto come a elementi da includere nel pensiero politico.

La vita politica, per Cicerone, deve avere queste caratteristiche: dedizione alla causa della città, servizio pubblico per eccellenza. La virtù, quindi, esiste solo in quanto condotta pratica e la sua massima applicazione è nelle forme di governo. Per Cicerone, la città è "una riunione di gente associata per accordo nell'osservare la giustizia e la comunanza di interessi". Con ciò afferma la centralità del diritto nella vita di un ordine politico. Qui vi è la distanza del pensiero di Cicerone rispetto alla filosofia greca: non è la philìa, ma il diritto l'elemento di coesione dei cittadini. Il diritto viene identificato con la stessa Repubblica. Il diritto è anche potere, perché è anche applicazione necessaria e costrittiva delle leggi.

Elementi dell'ordine politico

Così legge e potere sono due facce indispensabili del diritto. Gerarchicamente viene prima la legge, poi i magistrati, poi il popolo. La legge deve però essere subordinata alla Giustizia, alla legge di natura. In questo modo Cicerone dà un fondamento metafisico all'insieme delle leggi. Non solo, ma squalifica ogni nazione eversiva nei suoi confronti. Posta questa premessa determina il contenuto della Giustizia, affermando che il fondamento della Giustizia è "la fedeltà e la veracità nei confronti delle promesse e dei patti". Ed è proprio il mancato rispetto dei fondamenti giuridici della convivenza civile che ha fatto sprofondare Roma nella crisi politica.

L'ordine politico ideale

Non è quello delle città greche, governate dalla volontà capricciosa della massa, ma è quello che si ritrova nella saggezza degli antenati: la libertà ordinata che si può avere con una costituzione mista. Ogni forma di governo ha i suoi difetti:

  • Il regno priva i cittadini di ogni partecipazione
  • Il governo degli Ottimati: a stento il popolo partecipa alla libertà
  • Il governo del popolo finisce di imporre una ingiusta uguaglianza

La forma di governo più giusta è una quarta, che risulta dall'insieme di elementi di tutte e tre:

  • Qualcosa di regale: i consoli (che devono durare un anno)
  • Dei poteri deferiti agli Ottimati (il Senato)
  • Altre questioni affidate al giudizio del popolo

Per Cicerone, la crisi è stata causata dalla creazione dei Tribuni della Plebe, che rappresentavano un oggettivo attentato all'autorità del Senato. Da lì era nato il dualismo tra Senato e Popolo, con conseguente crisi dell'autorità.

4. Augusto

Quando Ottaviano, sconfitto Antonio, ...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi audiovisivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Gervasini Mauro.
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