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Linguaggi audiovisivi - La nouvelle vague

Appunti per l'esame di linguaggi audiovisivi del professor Mauro Gervasini, cdl in scienze della comunicazione. L'argomento trattato è il movimento cinematografico chiamato Nouvelle Vague, la sua origine, il contesto storico, i fondatori del movimento...

Esame di Linguaggi audiovisivi docente Prof. M. Gervasini

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vero e proprio mestiere giornalistico che trovò la sua locazione ideale nei Cahiers du Cinéma, la più autorevole

rivista cinematografica francese fino agli anni sessanta, che raccolse progressivamente tra i suoi collaboratori

tutti i principali autori della Nouvelle Vague. Cahiers du Cinéma era un vero e proprio manifesto del movimento, ogni

testo ed ogni recensione al suo interno costituiscono un programma e una definizione di un cinema prossimo

venturo. È in una serie di piccole frasi esemplari estratte da svariati articoli, che emerge questa nuova concezione

di cinema: là dove si dice che la bellezza è lo splendore del vero, che il cinema è uno sguardo ad ogni istante

talmente nuovo sulle cose, da trafiggerle. Queste dichiarazioni di politica (e quasi di poetica), rivendicate con forza

dalla Nouvelle Vague, sono frutto di una profonda esigenza di realismo che va a coincidere con una vera e propria

rivoluzione rispetto alla concezione tradizionale di cinema, quel cinema ironicamente denominato “cinema di papà”

dai giovani cinefili. Durante la permanenza ai Cahiers du Cinéma François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques

Rivette, Claude Chabrol e Eric Rohmer girano i primi cortometraggi, mentre la realizzazione di lungometraggi

avverrà per tutti nel periodo dal 1958 al 1959.

La politica degli autori

Un cinema, si è detto, dai toni moralistici e dalle tematiche universali, che veniva considerato dall’opinione pubblica

quanto di più distante da una forma d’arte, quasi ridotto a un mero e semplice strumento di intrattenimento.

L’amore e il rapporto mistico-religioso con lo schermo, portarono gli intellettuali della Nouvelle Vague a rifiutare

una simile concezione di cinema, ed a sviluppare quella che loro stessi denominarono “Politica degli autori”, secondo

la quale un film non coincide mai con la sua sceneggiatura, o la sua scenografia, o ancor meno con i suoi attori, bensì

con l’uomo che l’ha girato. Il regista diviene così un vero e proprio “scrittore di cinema” che utilizza

consapevolmente il mezzo cinematografico per comunicare con lo spettatore attraverso non solo la semplice trama,

ma con determinate scelte stilistiche capaci di delineare nel loro insieme una precisa realtà artefatta e

significante, che rende possibile riconoscere dai primi fotogrammi di una pellicola il suo autore.

È ovvio che dichiarare la sovranità del regista non ha solo un significato teorico, ma che ha un riscontro anche sul

piano contenutistico. Lontana dall’ortodossia e dalla classica impersonalità del “cinema di papà”, la Nouvelle Vague

introdusse la personalizzazione nel cinema: un film non era più quel mezzo di intrattenimento universale della

tradizione, ma era una cosa privata, un’espressione personale del regista, i cui fotogrammi non erano altro che

pagine strappate e rubate dal suo diario intimo. Non è forse quindi un caso che molti dei film della Nouvelle Vague

trattino il tema della fuga da delle costrizioni, siano esse familiari o istituzionali. Anche il fare cinema in fondo era

un distacco: staccarsi dall’impersonalità, dalla freddezza di un cinema ormai stantio e fasullo, e puntare la

cinepresa sulla realtà, ma senza accontentarsi di registrare la vita così come trascorre davanti alla macchina da

presa, anzi dandole una forma sempre diversa, catturando così la vera “anima delle cose".

Lo stile

Lo scopo cinematografico della Nouvelle Vague era catturare "lo splendore del vero", come disse Jean-Luc Godard

nel periodo di critico ai "Cahiers du Cinéma". A tale scopo nella realizzazione delle pellicole veniva eliminato ogni

sorta di artificio che potesse compromettere la realtà: niente proiettori, niente costose attrezzature, niente

complesse scenografie; i film vengono girati alla luce naturale del giorno, per strada o negli appartamenti degli

stessi registi, con attori poco noti, se non addirittura amici del regista, e le riprese vengono effettuate con una

camera a mano, accompagnata da una troupe tecnica essenziale costituita per lo più da conoscenti. In questo

avvicinarsi sempre maggiormente alla realtà, i giovani registi furono avvantaggiati anche dai progressi tecnologici:

in particolare dall'avvento del Nagra, un registratore portatile, quello della cinepresa 16mm, leggera e silenziosa.

Questa rottura tra riprese in studio e riprese in esterni è illustrata soprattutto in Effetto notte di François

Truffaut (1973): in una doppia finzione cinematografica, il film ci mostra la realizzazione di un altro film,

evidenziando le finzioni tecniche tipiche del cinema classico (scene invernali girate in piena estate, o scene

notturne girate, con il famoso "effetto notte" appunto, in pieno giorno); Ferrand, il regista (interpretato dallo

stesso Truffaut), ammette che questo film sarà senza dubbio l'ultimo girato in questo modo: una sorta di

testamento del "vecchio" cinema e manifesto della Nouvelle Vague. Inoltre i registi seguaci del movimento rompono


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi audiovisivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Gervasini Mauro.

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