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Linguaggi audiovisivi - ipersintesi del montaggio

Appunti per l'esame di linguaggi audiovisivi, professor Mauro Gervasini, corso di laurea in scienze della comunicazione. Il documento è un'ipersintesi dell'argomento Montaggio, schematizzata al massimo, con concetti chiave e spiegazioni ridotte all'osso ma chiare.

Esame di Linguaggi audiovisivi docente Prof. M. Gervasini

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IL MONTAGGIO

Figura chiave del linguaggio cinematografico.

Tecnicamente è l’operazione che consiste nell’unire la fine di un’inquadratura e l’inizio della successiva.

Tale unione è permessa da una relazione che può essere:

diegetica (personaggio dell’inquadratura A con quello dell’inquadratura B),

• discorsiva (l’angolazione dall’alto in A e dal basso in B)

• diegetica-discorsiva (un personaggio ripreso dall’alto in A e l’altro personaggio ripreso dal basso in B).

Nei primissimi film (Lumiere e Melies) non v’era alcuna traccia del montaggio, perché costituiti da un solo piano.

1. Periodo primitivo del montaggio (1902-1908)

E’ nella scuola inglese che si identifica un primo assaggio di montaggio: l’Incidente di Mary Jane – Smith, 1903 in cui si passerà da campi medi a

piani più ravvicinati dando una migliore descrizione delle azioni e efficacia drammatica.

2. Periodo di transizione (1909 – 1916) in cui il cinema hollywoodiano inizia a creare i primi modelli di montaggio.Grazie all’opera evoluzionista di

Griffith aumentano i tagli fra le scene, nel loro interno ci sono più inquadrature, le inquadrature vengono riprese da più angolazioni tutto al fine di

arricchire il ritmo e la psicologia dei personaggi.

3. Periodo del cinema classico (1917–1960) , grazie alla diffusione dei propri modelli a dettare il proprio stile per decenni.

Del montaggio, abitualmente, se ne’occupa il montatore sotto la sorveglianza del regista. (Nel cinema classico era difficile che un regista potesse

accedere al montaggio la supervisione era riservata alla direzione dello studio).

Figure che fanno parte del discorso filmico e che sono proposte in diversi modi dal cinema classico sono le transizioni per il passaggio da

un’inquadratura ad un’altra, particolarmente usate per evidenziare ellissi o salti temporali:

- stacco: passaggio diretto e immediato da un piano ad un altro;

- dissolvenza d’apertura: l’immagine appare progressivamente a partire dal nero dello schermo;

- dissolvenza in chiusura: l’immagine scompare progressivamente sino diventare nera;

- dissolvenza incrociata: l’immagine che scompare e quella che compare si sovrappongono per istanti;

- iris: un foro circolare si apre o si chiude intorno ad una parte dell’immagine (ormai caduta in disuso);

- tendina: l’immagine si sostituisce alla precedente facendola scorrer via dallo schermo (anch’essa in disuso).

Figura che non fa parte del discorso filmico ma che si colloca a livello della storia è il piano d’ambientazione, ovvero quel tipo di

inquadratura, prettamente descrittiva, che informa lo spettatore sui caratteri ambientali.

Spazio e tempo

Sia per lo spazio che per il tempo, il montaggio ha permesso di mettere in evidenza determinati ambienti, personaggi, particolari o eventi.

Spazio

Il decoupage: grazie al quale si può creare la rappresentazione filmica di uno spazio diegetico, volutamente segmentato mediante due modalità:

- ad un piano d’insieme seguono una serie di inquadrature che lo frammentano tendendo alla chiarezza espositiva, modalità tipica del

cinema classico (es. Hitchcock – Notorius – 1946, campo totale: esterno di un palazzo- sede dell’ FBI - seguito da un semitotale

dell’interno di un ufficio);

- una serie di inquadrature riprendono sempre la parzialità di un’insieme e mai la sua globalità, tocca allo spettatore ricostruirla.

Il decoupage, attraverso la connessione dei diversi punti spaziali, evidenzia conflitti e alleanze nei rapporti tra i personaggi (es. di conflitto e

alleanza in una spy story: Hitchcock – Notorius – 1946, piano di Devlin ripreso da solo e piano dei tre agenti – ripresi insieme), subordinando la

rappresentazione filmica a precise esigenze narrative e contribuendo a determinare così i nuclei drammatici della scena (es. di love story:

Hitchcock – Notorius – 1946, alternanza delle immagini di Alicia e Devlin soprattutto dei loro sguardi, gli altri personaggi non sono più ripresi

seppur presenti nella camera).

Tempo

Il montaggio, nel suo determinare l’inizio e la fine di un’inquadratura, decide la durata di ogni singolo piano, in tal modo il regista impone allo

spettatore il tempo che questi ha a disposizione per leggere l’inquadratura.

Tuttavia, il criterio generale, è che un campo lungo, dato il maggior numero di informazioni, necessita di un tempo maggiore di un primo piano.

Il rapporto tra tempo e montaggio si estende dall’inquadratura al film attraverso tre livelli:

1 ordine: attraverso cui si determina il rapporto tra gli eventi della storia (fabula) e l’intreccio. Tipica contrapposizione

dell’ordine dell’intreccio a quello della fabula la si ritrova nel cinema giallo (1.A tradisce B, 2.B uccide A, 3.B è ricercato dalla

polizia, 4.B è arrestato e confessa - in 3. 4. 1. 2.). Tuttavia il cinema classico accorda l’ordine lineare della fabula con quello

dell’intreccio (1. 2. 3. 4.). L’unica parziale eccezione è rappresentati dai flashback. Questi possono essere:

 diegetici: che prendono vita dalle parole del personaggio che li ricorda;

 narrativi: propri dell’istanza narrante, che racconta l’episodio passato.

Più rari sono i flashforward, quasi impossibili di tipo diegetico (eccezione es. Easy Rider – Hopper – 1969).

2. durata: il montaggio può rispettare l’ipotetica durata reale di u episodio narrativo, mediante la scena,

oppure creare una discrepanza fra le due forme temporali, mediante una sequenza. Se il tempo del discorso è più breve di quello

della storia è perché la sequenza contiene delle ellissi.

Il montaggio ellittico è un montaggio di contrazione temporale. Le tre forme di ellisse sono:

 la dissolvenza (tipica del vecchio cinema) o espedienti di messa in scena che permettano allo spettatore di cogliere

il salto temporale(es. cambio di vestiti, passaggio dal giorno alla notte);

 Il campo vuoto (l’inquadratura continuerà a riprendere l’ambiente dopo che il personaggio si è allontanato o

piuttosto riprenderà l’ambiente ancor prima che vi sia arrivato);

 l’inserto, un’inquadratura di transizione di qualcos’altro, che duri meno dell’azione celata (es. un qualsiasi piano del

traffico cittadino).

Forme di allungamento, invece, del tempo del discorso rispetto a quello della storia sono:

 slow motion: moviola;

 fermofotogramma;

 overlapping editing: la parte finale dell’azione viene ripetuta in quella successiva.

Il montaggio alternato (trovato in Griffith) è un’altra modalità per narrativizzare il tempo e lo spazio: si alternano inquadrature

di due o più eventi che si svolgono in luoghi diversi, ma simultaneamente e che sono destinati a convergere nello stesso

spazio (soap opera?).Tale montaggio viene magistralmente utilizzato da Coppola- Il padrino – 1971, non solo per lo scopo

stesso del modello di montaggio, quanto per sorprendere lo spettatore (1° evento - il battesimo del nipote di Michael Corleone,

2° evento gangster che preparano un attentato = lo spettatore sarà portato a vedere la confluenza dei due eventi in un unico

spazio, quello dell’omicidio di Corleone…- effetto suspense - ma nella scena che seguirà i gangster uccideranno il boss della

banda rivale - effetto sorpresa).

Il montaggio audiovisivo, offre anch’esso stimoli per lo spettatore a cogliere analogie e legami fra i piani (Coppola- Il padrino

– 1971, “nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo” sono le parole pronunciate dal prete durante il battesimo del

nipote di Corleone che si sovrappongono alle immagini degli uomini assassinati dai gangster).

3. frequenza.


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AUTORE

Menzo

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi audiovisivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Gervasini Mauro.

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