Storia contemporanea
Esame orale classico
A. Malfitano. Esame orale classico. 15 minuti, 2/3/4 domande. Fatto da professore + 1 assistente. Ogni appello sarà a numero chiuso, max 40 persone. Ci sarà circa un appello al mese. Il primo appello sarà a dicembre (il corso finirà a novembre); al più tardi dopo l’Epifania. Primo appello martedì 16 dicembre 2014.
Libri a scelta
L’esame consiste in 2 libri da un elenco presente nel programma online:
- Il predominio dell’Occidente. Ha a che fare con la prima parte del programma, che verterà sull’espansione europea dal Cinquecento in avanti. Essendo un corso di storia contemporanea, si parte da periodi anteriori affrontati brevemente come introduzione del corso. Il corso parlerà dell’espansione europea e occidentale dal ‘400-‘500 fino ad oggi e relativa decadenza.
- Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento. Desueto nella storiografia, tema non ormai più molto toccato. Tema però molto gradito al professore: riguarda l’unificazione ed il movimento unitario italiano, fautore dell’unità Italia. Storia molto lunga che inizia a fine Settecento e si conclude più di settant’anni dopo. Può avere interesse questo libro perché si occupa molto dei giovani, protagonisti del movimento, e di cultura (musica, arte) legata ai temi cruciali del periodo.
- L’Italia dal liberalismo al fascismo. Italia post-unitaria che cade nell’Italia fascista. Una delle migliori opere di sintesi sull’Italia fine-ottocentesca e inizio-novecentesca.
- L’età degli imperi. Di un grande storico del ‘900, morto pochissimi anni fa. Periodo 1875-1914, coincide periodicamente con il libro precedente ma si occupa non solo dell’Italia ma dell’intera Europa. L’autore ha anche scritto un altro libro fondamentale, Il secolo breve, teoria storiografica adottata da tantissimi, di vedere il Novecento come un secolo che in realtà inizia con la fine della Prima Guerra Mondiale. Secolo breve perché inizia nel ’18 e finisce prima della fine reale, con l’implodere dell’Unione Sovietica.
- Il secolo mondo. L’autore ha rigettato la teoria del “secolo breve” considerando il Novecento nella sua interezza cronologica. Libro meno discorsivo degli altri ma che copre tutto il mondo: non ha visione euro-centrica, è una storia globale.
- L’officina della guerra. Sulla seconda guerra mondiale.
- La via italiana al totalitarismo. Sul fascismo.
- Hitler e l’enigma del consenso. Sul nazismo. Grande classico di qualche anno fa, molto apprezzato dagli studenti. L’autore cerca di dare risposta a questo enigma.
- L’URSS di Lenin e Stalin. Per chi volesse approfondire l’Unione Sovietica. Gli storici discutono se la natura del fascismo fosse totalitaria o autoritaria, al contrario di nazismo e comunismo sovietico ritenuti totalitarismi a tutti gli effetti. Totalitarismo: regime che vuole governare tutta la vita dei suoi cittadini-sudditi, non solo vita pubblica ma anche vita privata, dalla culla alla tomba. Pensando ai balilla, giovani italiani, si pensa a forme di inquadramento da parte del fascismo nei confronti dei bambini, al fine di creare un “uomo nuovo fascista”: questo è un elemento che porta alcuni a considerare il fascismo un totalitarismo perché i bambini venivano irregimentati limitando loro la libertà infantile. Altri, considerando gli altri poteri che non rispondono a Mussolini e che sono punti di riferimento per gli Italiani (sovrano in primis), staccano il fascismo da regimi come nazismo e comunismo che invece non avevano altri elementi intorno a sé a parte se stessi.
- Memorie italiane. Dal 1940 al 1963: libro scritto dal professore e da un collega composto da interviste fatte ad anziani che avevano vissuto durante la guerra e nel periodo del dopoguerra, chi attivamente partecipandovi, chi vivendole intorno a sé come donne e bambini.
- L’età post-eroica. Guerra e pace nell’Europa. Libro sull’Europa e sui suoi conflitti. Com’è cambiato il senso della guerra nell’Europa nel corso del Novecento; il rapporto ed il pensiero comune delle popolazioni, che è molto cambiato nel corso del secolo a causa di eventi catastrofici che hanno fortemente inciso nella concezione dei cittadini e dei governi.
- Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti di George L. Mosse: come è stata elaborata l'insostenibile realtà della guerra? In che termini l'esperienza bellica ha mutato la mentalità comune? Un libro di storia, che piuttosto che ricostruire avvenimenti, date e fatti si occupa delle idee, dei miti, delle credenze che spingono gli uomini alle azioni che fanno la storia.
Espansione europea e contesto storico
Il corso verterà su un periodo cronologico che contando anche l’introduzione parte da Cristoforo Colombo e le grandi esplorazioni geografiche di fine ‘400 – inizio ‘500, arrivando brevemente alla fine del ‘700 e al periodo napoleonico, rallentando a questo punto per l’ingresso nella storia contemporanea. L’attualità è campo d’azione soprattutto dei giornalisti, non tanto degli storici; la professione di questi ultimi non si concentra tanto su essa quanto su ciò che la precede. Attualmente gli storici italiani hanno iniziato ad occuparsi degli anni Settanta del Novecento, successivamente a quel periodo, nonostante la labilità e quasi inesistenza del confine, è da considerarsi patrimonio ancora di opinionisti e giornalisti.
L’analisi del passato, basata su carte e altri documenti (cinema ad esempio, così come le voci, la memoria degli anziani), è un esercizio previsto dalla storiografia: analisi di vari elementi al fine di capire che cosa abbia determinato l’accadimento di un tale evento. La storia non consiste tanto nel sapere date e fatti accaduti, conoscere soltanto ciò è pura erudizione; per scavare nei fenomeni è necessario chiedersi perché sono accaduti. È necessario individuare vari fattori scatenanti un evento; sapendo quanto la realtà è complessa, si consideri che la storia selezionando una determinata fetta periodica, si interroga sulle cause dei fatti.
Studio storico e approccio mnemonico
Lo studio storico liceale è tendenzialmente meccanico e mnemonico: molte sono nozioni fondamentali da fissare per avere punti di riferimento che reggono il discorso, ma il vero scopo della storia è spiegare in maniera completa un evento. È questo ad esempio il motivo che ha spinto e spinge decine di storici a concentrarsi su Hitler e su come egli sia giunto dov’è giunto; un uomo normalissimo, che inspiegabilmente riesce ad ottenere il dominio della nazione tedesca.
Chiunque sia osservatore del proprio tempo fatica ad essere obiettivo. Il fatto in sé (es: lancio della bomba atomica su Hiroshima da parte degli americani) è indubbio, ma il vero storico va più a fondo cercando le cause ed è qui che nascono le variabili. Il razzismo è un atteggiamento umano che ha trovato il suo culmine storico in Hitler ma già ampiamente presente nell’Ottocento, emerso nel Settecento, ove gli europei si sentono più “forti” e più “belli” perché conquistatori, e che ancora oggigiorno talvolta salta fuori in determinati contesti o situazioni.
Espansionismo europeo
29 – 09 – 2014. 1492. Inizio età moderna. Potenze marittime: Inghilterra, Francia, Spagna e Paesi Bassi. Gli spagnoli concludono la reconquista della penisola iberica cacciando ufficialmente gli Arabi. Si ha un periodo di espansione, cosa che non accadeva dai tempi dell’impero romano (Medioevo: periodo di fortezze e chiusure). Grande conquista dell’America, conquista dell’Africa accade successivamente solo nell’Ottocento, terreno molto più complesso ed impervio. Europa all’alba del Novecento è un Europa potente, che domina il mondo, fino al 1914, quando improvvisamente inizia la decadenza. Le potenze europee iniziano la guerra con lo spirito carico, non sapendo che la Prima Guerra mondiale, seguita poi dalla Seconda, sarà quello che gli storici chiamano il “suicidio” europeo. Si chiama Guerra mondiale anche se svolta quasi internamente all’Europa perché allora l’Europa includeva anche popolazioni americani e africane.
La Guerra Fredda si conclude con l’implosione dell’URSS a inizio Anni Novanta. Con la fine della Guerra Fredda è finita la contrapposizione tra chi ha fatto la storia degli ultimi quarant’anni, USA e URSS, con l’emersione di un solo modello politico-economico, quello statunitense. Gli Americani, cullatisi dagli Anni Novanta nella convinzione di superiorità mondiale, sono rimasti incontrastati fino all’11 settembre 2001, sfida del terrorismo, che ha svelato la pluripolarità della situazione mondiale (Medioriente). Ora c’è una forma radicale che si fa largo: lo stato dell’Islam, che fa sì che già la storia di vent’anni fa sembri preistorica. Obama in primis ha ammesso proprio ieri di aver sottovalutato nonostante tutti i mezzi a disposizione dell’USA, teoricamente stato più potente e attrezzato del mondo, il problema del Medioriente. Problema della ricerca di un nuovo equilibrio: prima c’era il (1) modello Europeo, durato secoli, poi la (2) contrapposizione USA-URSS, durata circa quarant’anni, infine il (3) dominio USA minato però da una nuova situazione di (4) multi-polarità.
02 – 10 – 2014. Espansionismo europeo. Comincia a fine ‘400 e prosegue fino alla fine della Seconda Guerra mondiale. 1492 data convenzionale di inizio dell’Età Moderna per la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo con le sue celeberrime tre caravelle.
Nel 1405, ben prima di Colombo e della sua spedizione, l’impero cinese metteva in mare 7 flotte di cui una contava 317 navi. Le più grandi di queste navi erano cinque volte tanto le caravelle di Colombo, eppure l’America l’ha scoperta Cristoforo: perché? Perché l’America l’ha scoperta una nazione che ha messo in mare 3 barche, neanche tanto grandi, e non l’ha scoperta una nazione tanto grande, attrezzata e numerosa quanto la Cina? Il motivo sta nelle motivazioni: l’impero Cinese a inizio Quattrocento aveva gli uomini, le barche (la flotta del 1405 poteva portare oltre 30000 uomini) ma non aveva le motivazioni, non interessava loro abbastanza la scoperta. Quelle costosissime flotte erano state messe in mare dalla Cina sostanzialmente per motivi commerciali e di prestigio; furono inviate nell’Oceano Indiano fino ai suoi estremi confini, le coste africane. Viaggi sempre molto lunghi ma condotti sempre lungo le coste, mai verso l’ignoto, perché all’impero cinese interessava aumentare il commercio, non scoprire nuove terre; stabilire rapporti commerciali con nuovi regni e nuovi popoli, legami in cui la Cina avrebbe ricoperto il ruolo della controparte commerciale potente. Alla Cina interessava l’aspetto intimidatorio nei confronti dei popoli già noti ma non ancora in contatti, non l’aspetto esploratorio. Per la cronaca, successivamente l’impero cinese ha avuto altro di cui preoccuparsi: occupazioni del proprio territorio da parte di stranieri, questioni interne…
L’Europa e la civiltà occidentale era invece fortemente motivata nella missione di cui Cristoforo Colombo costituisce l’apri-pista: l’espansione. Essa si basa sulla migliore tecnologia al momento esistente. C’è un vecchio libro di uno storico, Carlo Maria Cipolla, Vele e cannoni: la capacità europea di combinare la tecnologia e le migliori conoscenze di costruzione delle navi, fu uno dei maggiori fattori chiave per la riuscita dell’espansionismo europeo, condotto sempre in una maniera aggressiva, tanto che alcuni storici utilizzano il termine “arroganza Europea”, per indicare l’atteggiamento delle popolazioni occidentali che, grazie all’uso della tecnologia, mirano a sottomettere tutte le popolazioni extra-europee/occidentali. Questo atteggiamento viene fomentato dall’utilizzo inizialmente di cannoni (dato che sapevano come caricarli sulle navi), in tempi più recenti grazie alla nascita dell’aviazione (episodio dei bombardamenti aerei all’Etiopia durante l’epoca fascista).
La Spagna creò un impero enorme in Nord America ed anche Sud America grazie ai propri conquistadores: essi portarono in quei territori malattie sconosciute alle popolazioni indigene, che le decimarono facilitando l’aggressione europea. È stato proprio a causa delle malattie che l’Africa è stata lasciata quasi intonsa soprattutto nei suoi territori interni: per la malaria moltissimi europei evitavano di addentrarsi eccessivamente nel continente, oltre a questo fattore si somma il fatto che le navi non potessero giungere nell’interno del continente.
Tecnologia: è un tema fondamentale, la superiorità europea è dovuta all’uso spregiudicato ed indubbiamente abile di essa, è quella che fornisce lo scarto in più per soprastare agli altri popoli. Questo fenomeno, paragonabile a una parabola se si ha una visione storica il cui raggio sia di trecento-quattrocento anni (‘500-‘900), raggiunge il proprio culmine nel Novecento.
Ma perché è l’Europa?
Rivoluzioni della modernità
La risposta sta nelle 3 rivoluzioni della modernità. Fenomeni trasversali all’economia e alla cultura. Tre fenomeni che, in epoche diverse e lontane tra loro, hanno dato all’Europa una peculiarità rispetto agli altri popoli. Si riflettono molto sulle mentalità peculiari dei periodi.
La prima è stata la rivoluzione comunale e cittadina del Basso Medioevo: nascita di liberi comuni prima e signorie dopo. L’Italia è un paese, la penisola italiana per la precisione, che in questo campo è stata all’avanguardia. È la rinascita urbana successiva al Mille, che riguarda in special modo l’Europa occidentale, in determinate zone, soprattutto il Centro ed il Nord della penisola italiana ad esempio, perché non era un territorio in cui dominasse un potere monarchico forte (al contrario del Sud) che tendesse a stabilire un nucleo. [2 giugno ’46: referendum italiano repubblica-monarchia vede l’Italia dividersi nettamente tra Nord, pro-repubblica, e Sud, pro-monarchia; le ragioni sono in primis la tradizione di riconoscimento dell’autorità monarchica stabilita nella mentalità collettiva fin dai tempi dell’Impero Bizantino, ma anche il fatto che i meridionali non hanno conosciuto il periodo buio ’43-’45 vissuto al Nord che molti attribuiscono alla decisione monarchica di abbandonare il Paese ai tedeschi fuggendo]. Fioritura economica, finanziaria, culturale e artistica delle città-stato: correlazione tra libertà politica e ricchezza finanziaria e commerciale, che culminerà nel Rinascimento. Il mondo cittadino scardina il mondo precedente, il feudalesimo, un mondo chiuso dedito all’auto-consumo. Si crea un ceto mercantile, l’embrione della borghesia, futuro ceto dominante. Quello cittadino è un sistema in cui fioriscono moltissimi mestieri, spesso artigiani: ciò si differenzia moltissimo dall’omogeneità delle occupazioni tipica del feudalesimo.
La seconda è stata la rivoluzione scientifica; Copernico, Galileo, Newton… La scoperta di Copernico che non fosse il Sole a girare intorno alla Terra ma viceversa. Cambia completamente la visuale, il modo di vedere e con esso anche di pensare il mondo e la realtà. Nasce e si avvia il metodo scientifico; è un’altra picconata alla vecchia concezione del mondo. L’Europa del feudalesimo, della società omogenea in tutti i suoi aspetti, vedeva nelle Sacre Scritture la fonte della verità: testo messo in dubbio da scienziati come Galileo, che grazie alle sue numerosissime sperimentazioni scopre che la verità fisica va contro le basi del sapere fino ad allora approvate, le basi della conoscenza cristiana. Il sapere scientifico mette tragicamente dal punto di vista mentale e culturale ciò che è scritto nelle Sacre Scritture, che per definizione non dovrebbero essere contestabili. Ad oggi la Chiesa ha cercato e percorso dolorosissime strade per giungere a un compromesso di compatibilità con il pensiero dell’Età Moderna. Queste scoperte scientifiche pian piano si fanno strada nella mentalità europea diventando forza dirompente.
La terza è stata la rivoluzione industriale. Il processo di industrializzazione, che non ha una data precisa di inizio, ma che possiamo individuare nel Settecento inglese, sarà un motore di cambiamento enorme per la civiltà mondiale e tutt’ora lo è. C’è una connessione tra la prima rivoluzione dell’Età Moderna (scientifica) e la seconda? In realtà no. La prima rivoluzione è suscitata dalle grandi menti, la seconda invece è nata da piccoli artigiani, borghesi con spirito imprenditoriale…
Ciò che lega le 3 rivoluzioni è la volontà di sperimentare, di conoscere cose nuove, inoltrarsi in un terreno ignoto e sconosciuto, non accontentarsi del sapere pregresso. È la voglia di conoscere, tentare, sperimentare, rischiare, sottomettere, arricchirsi… Creare qualcosa di nuovo, il tentativo di essere liberi, sentendosi meno legati ai principi socio-economici del passato. Le radici e gli schemi mentali vanno ricercati in questi tre grandi fenomeni rivoluzionari che cambiano il modo di pensare, di vedere il mondo e conseguentemente di comportarsi ed agire.
Dice il primo ministro francese a inizio Ottocento: “È il dovere … che ogni potere reca in sé un vizio naturale che obbliga ad assegnargli un limite … Soltanto la libera manifestazione di tutte queste forze … Far sì che il libero esame sussista realmente.” Il potere va limitato; ogni potere (pensando soprattutto a quello politico) deve essere contenuto, avere degli argini.
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