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Lezione 1-5

La periodizzazione storica

La periodizzazione, se accettata in senso convenzionale, non può essere elastica: non esiste un metro lungo o un metro breve, e allo stesso modo non esiste un secolo lungo o un secolo breve. Quindi limitiamo la storia di temi e problemi del 900, precisando che il Novecento comincia nel 1900, quindi né nel 1914 né nel 1870 perché questo renderebbe complicato stabilire quando comincia l'800.

Per coloro che lo definiscono il secolo lungo, il Novecento comincia nel 1870 perché è allora che si configurano, con la II Rivoluzione Industriale e con il consolidamento degli Stati nazionali in Europa, con l'inizio delle rivalità continentali e anche delle rivalità intercontinentali, quelli che sono stati poi i problemi dominanti dei decenni successivi e di tutto il secolo.

Problemi di periodizzazione e prospettiva storica

Ma a questo punto troviamo difficoltà nello stabilire quando ha inizio l'800, subentra una arbitraria deformazione del metro: l'800, finendo nel 1870, comincerebbe con la Rivoluzione Francese e a questo punto bisognerebbe chiedersi se c'è una storia inevitabilmente ideologica? C'è una storia inevitabilmente eurocentrica? Sembrerebbe di sì e che finirebbe grosso modo nel 1945. Questa storia eurocentrica ci porta inevitabilmente a considerare il 1789 come l'inizio convenzionale della storia contemporanea. Quindi far cominciare la storia contemporanea con la Rivoluzione Francese vuol dire avere una visione fortemente eurocentrica perché escludiamo gli Stati Uniti.

La Rivoluzione Americana, la nascita degli Stati Uniti tra il 1776 e il 1787, quando viene varata la Costituzione, a cosa appartiene? All'età moderna? E se poi utilizziamo il metodo della retrospettiva plurisecolare e guardiamo alla situazione attuale, se il XXI sec. comincia con il predominio globale degli Stati Uniti e quindi dobbiamo risalire alle sue origini, dobbiamo affermare che noi siamo in un lunghissimo 700 = l'epoca degli Stati Uniti, perché la nascita degli Stati Uniti è un fatto epocale, molto di più di quanto lo sia stata la Rivoluzione francese, perché anticipa molti dei temi fondamentali della Rivoluzione Francese, la sovranità del popolo, i diritti individuali inalienabili, etc.

L'influenza della Rivoluzione Americana

Tutto ciò che accade in Francia fa clamore perché avviene nel vecchio continente e mette a fuoco un continente che ha tradizioni millenarie e consolidate contro cui si scaglia. Quello che avviene in America è molto più rivoluzionario e lo precede. Per l'umanità ha avuto un grande significato il fatto che gli abitanti di 13 colonie si ribellano contro la madrepatria, non con l'intenzione di creare un nuovo Stato e una nuova nazione, ma soltanto con l'intenzione di essere considerati cittadini alla pari di coloro che risiedevano nella madrepatria. E come sempre, e in questo caso non si può non essere marxisti, alla base di ogni fenomeno c'è una componente economica che si può ridurre alla questione delle tasse.

Innovazioni degli Stati Uniti

Gli USA è stato un fenomeno assolutamente nuovo nella storia dell'umanità per due ragioni:

  • Per la prima volta nella storia un gruppo di coloni si autoproclama Nazione: il termine Nazione è già presente nella lingua latina (Natio = comunità, popolazione, e che deriva da nāsci = nascere). Ma con gli americani questo concetto comincia ad acquisire un significato che forse già serpeggiava nella cultura illuministica ma che si realizza per la prima volta in America. Ancor di più, i coloni si dichiarano “nazione retta dalla divina provvidenza”, quindi di ispirazione deista, oltre che cristiana, ma non parlano del Dio della Bibbia, né del Cristo, ma dell'ente supremo, del creatore. In questo modo rendono politicamente effettive quelle teorie note nell'illuminismo europeo. È come se Rousseau avesse visto realizzata la sua visione ideale di contratto sociale = i coloni, attraverso il contratto sociale, generano una nuova collettività che si riconosce come popolo e nazione e si dà delle libere istituzioni per autogovernarsi (non era mai accaduto nella storia dell'umanità perché gli esempi classici ai quali si ispiravano, le città-stato dell'epoca classica, Atene e Roma, non avevano le stesse caratteristiche).
  • Un altro fenomeno di quella che è la natura costantemente paradossale della storia degli Usa è il fatto che sono la prima nazione al mondo che crea uno stato separato dalla religione (in questo caso la chiesa). Nella storia dell'umanità non si è mai visto un potere politico incarnato nel sovrano o nella repubblica di cittadini eguali (perché poi gli altri sono schiavi), che non fosse benedetto dalla divinità e nel mondo cristiano non si concepiva stato che non fosse legittimato dalla sanzione della Chiesa., nonostante i continui conflitti sin dall'epoca medievale, tra stato e chiesa, papato e impero, nonostante la teoria della ragion di stato, dell'assolutismo, del gallicanesimo che danno vita a dei movimenti di scissione ma che non cancellano la legittimazione divina del loro potere (Enrico VIII, non volendo il riconoscimento della Chiesa, fa di se stesso il capo della Chiesa). Solo con la nascita del nuovo stato americano, quasi facendo un esercizio pratico del contratto sociale di Rousseau, si stabilisce che per ricoprire le cariche pubbliche non è richiesta nessuna fedeltà religiosa e che lo stato non deve riconoscere né sovvenzionare alcuna religione ma neanche impedire il libero esercizio di qualsiasi religione. Nella costituzione non si nomina alcuna divinità. È presente nella Dichiarazione di Indipendenza ma anche lì si fa riferimento ad una vaga entità divina, non è il Dio biblico, pur essendo tutti i coloni americani credenti nella Bibbia. Questo è l'aspetto paradossale: si crea un nuovo stato che dichiara la propria autonomia e indipendenza da qualsiasi chiesa ma allo stesso tempo si ritiene che la religione sia fondamentale per la democrazia, che una democrazia non può essere atea. È l'unica moneta che pota stampato una dichiarazione di fede religiosa dal 1954, quindi non è neanche una decisione che risale ad epoche arcaiche “In God We Trust”, che poi è scritto anche nell'aula del Congresso ed è anche il motto nazionale degli Usa.

Il secolo americano e l'era delle rivoluzioni

Quindi non è possibile parlare di un'epoca contemporanea che comincia nel 1914 e termina con la supremazia di una grande potenza che in tutte le sue manifestazioni di potenza armata, economica, culturale non realizza nessuna delle beatitudini evangeliche ma che continua ad essere ancora oggi il più religioso dei popoli del mondo. È anche la popolazione a maggioranza cristiana che pratica il cristianesimo. E nonostante molti pregiudizi radicati e violenti contro gli ebrei, contro i cattolici, contro i sudici (dal Sud), nonostante tutti i loro razzismi radicali e virulenti, piano piano hanno eletto un presidente cattolico, un vicepresidente ebreo e addirittura un Presidente nero.

Un'esperienza estremamente rivoluzionaria che però, se fissiamo la periodizzazione al 1914, non cogliamo e releghiamo ad una generica età moderna e invece = sono rimasti intatti pur cambiando, hanno mantenuto la loro costituzione, i loro principi e attraversato le rivoluzioni del XIX e XX secolo senza averne mai subita una dopo quella del 1776. Anche questa è una domanda da porsi: se l'età contemporanea è l'età delle rivoluzioni, come aveva previsto Rousseau. L'America ne fa una sola mentre il continente europeo comincia le sue rivoluzioni nel 1688 ed è uscito da questo lungo secolo rivoluzionario, che sarebbe quindi un lungo 700 (il secolo delle rivoluzioni), solo con la caduta del muro di Berlino e la fine dell'utopia rivoluzionaria che era il comunismo.

L'importanza della scelta cronologica

Quindi la necessità di mantenere la scelta dell'inizio del Novecento al 1900, non per la semplice coincidenza, come fatto cronologicamente convenzionale, ma dipende da come noi concepiamo la conoscenza storica, se questa deve essere una costrizione che noi poniamo al passato e corrisponda ai nostri principi, alla nostra ideologia e preferenze, allora la possiamo manipolare come vogliamo. Usiamo un sistema di costrizione e adattiamo i fatti storici secondo le nostre prospettive non considerando le prospettive dei contemporanei. Un utile metodo di conoscenza storica non è quello di predicare in giro per il passato quello che noi pensiamo sia stato il passato piuttosto è quello di chiedere ai contemporanei.

La Prima Guerra Mondiale e le sue cause

Il caso non è assolutamente una forma di assoluzione della responsabilità, ma non lo è nemmeno la causa perché caso e causa finiscono per poi coincidere davanti a quella che è la decisione: nel caso della Prima Guerra Mondiale, retrospettivamente noi oggi ne vediamo tutta l'immane tragedia assolutamente inconcepibile e qualcuno aveva previsto che, date le condizioni, la realtà così com'era in Europa e nel mondo, che aveva accumulato tensioni, armi e antagonismi, il grande incendio sarebbe scoppiato. Il fatto che poi sia scoppiato lo possiamo giudicare come inevitabile solo dopo.

Decisioni e responsabilità

Le origini filologicamente accertate della Grande Guerra è la concatenazione non del caso o delle cause, ma delle decisioni di coloro i quali alla fine sparano il primo colpo di fucile: tra queste decisioni c'è il desiderio del supremo comandante bellicoso dell'impero austro-ungarico di poter finalmente coronare il suo sogno d'amore con la sua amante sposata ad un grande industriale della birra. Se si legge la stampa dell'epoca, c'è la notizia in prima pagina, ma dopo una settimana la notizia scompare completamente. Nessuno sentiva la causalità di ciò che stava per accadere tanto che alla fine del mese di giugno tutti i grandi statisti se ne vanno in vacanza. Se si legge la cronaca del periodo nessuno ha la percezione che stia per esplodere la più grande guerra di tutta la storia umana.

Ma il focalizzarsi su un evento non può declinare le responsabilità, rischia di lasciare in penombra le “strutture” che portano a questi cambi torici. Non bisogna limitarsi a richiamare l'attenzione sulla necessità di commemorare il ruolo definitivo della responsabilità dell'uomo, ma non del singolo individuo come se questi agisse in un vuoto ed è evidente che l'antagonismo che si era creato tra le maggiori potenze europee potevano creare una condizione travolgente ma nello stesso tempo queste stesse strutture (l'antagonismo politico, economico, dinastico, territoriale) avevano sfiorato più volte la guerra ma erano riuscite, prevedendone la catastrofe, ad evitarla.

La crisi del 1914

La crisi del 1914 fu dovuta ad un fatto banalissimo e la banalità e la casualità sono dimostrate dal fatto che non era un evento eccezionale che qualche testa coronata perdesse la vita per un attentato (il Presidente degli Usa, il Re d'Italia). La variante determinante in questo caso che ha trasformato un fatto casuale in un congegno che si è messo in moto ed è andato oltre, non è il fatto che si trattasse di un arciduca d'Austria ma il fatto che chi riesce a compiere l'attentato è un irredentista bosniaco collegato con servizi segreti serbi. La Serbia fa la voce grossa nei confronti dell'Austria perché il Capo del governo era stato messo in crisi perché considerato troppo debole nei confronti dell'Austria, quindi non poteva mostrarsi debole e tenero.

Allora riduciamo tutto alla concatenazione di fatti individuali: in questo caso non c'era inevitabilità perché strutture, economie, la paura di rivoluzioni interne, sono tutte ipotesi che trovano appiglio nell'analisi degli avvenimenti, ma ciò che è certo è che gli incidenti, del tutto sanabili, mettono in moto un meccanismo per arrivare a quelle conclusioni: le alleanze contrapposte.

Cause della guerra

La guerra non scoppia per motivi economici o dinastici, ma perché un incidente banalissimo, accaduto già altre volte, mette in moto un meccanismo di alleanze che non riescono a padroneggiare: la Russia non può tollerare che l'Austria possa umiliare la Serbia, non solo perché è la grande protettrice degli slavi e degli ortodossi ma perché dopo la sconfitta che ha subito con il Giappone nel 1904, ha subito una rivoluzione. L'Inghilterra non vuole la guerra e proprio perché non prende posizioni fa credere alla Germania che rimarrà neutrale: l'incapacità dell'Inghilterra di capire, il suo atteggiamento di incertezza e ambiguità è la ragione principale per la quale la Germania si sentiva autorizzata ad assicurare il suo aiuto all'Austria nel punire la Serbia che fa scattare il meccanismo della paura della Germania e non la sua aggressività. La Germania vive di questo complesso dell'accerchiamento, di essere attaccata da due fronti, e non aveva concepito altra strategia che il piano Schlieffen. La paura della Germania di essere aggredita su due fronti da due potenze alleate, la Francia e la Russia, la porta a concepire un piano di salvezza, l'attacco immediato alla Francia, violando la neutralità del Belgio, dove la Francia non era protetta, per spostarsi poi subito in Russia.

Eventi e individui

Quindi vediamo il combinarsi di una casualità che non possiamo escludere perché possiamo affermare ad esempio che la Rivoluzione Francese sarebbe scoppiata ma non sarebbe stata quella che è stata senza Robespierre, Napoleone o la Fayette. Qualsiasi confronto facciamo sappiamo ad esempio che la Rivoluzione inglese non ha avuto gli stessi esiti della rivoluzione francese, e allora andiamo a cercare il ruolo che ha avuto la singola persona ma anche quali sono state le altre forze: non possiamo dire che senza Napoleone o senza Robespierre, il conflitto ormai insanabile tra la monarchia e il terzo stato non avrebbe comunque provocato una rivoluzione. Ma questo era molto simile a quello che aveva provocato l'Inghilterra nel 1688 perché nel giorno della grande 'festa della federazione', 14 luglio 1790, la rivoluzione francese è già finita nel modo più piacevole possibile, tutti d'accordo. Sembrava che si fosse realizzato quello che era avvenuto in Inghilterra che era un po' il modello, e anche un po' quello che era avvenuto in America. Anche qui il fattore è paradossale perché la rivoluzione americana vince perché appoggiata dalla Francia assolutista, che l'appoggia semplicemente perché ce l'ha con l'Inghilterra e non sa che sta covando, ma non le importa perché chi ha combattuto per l'indipendenza degli USA non vuole combattere per l'abbattimento della monarchia ma perché questa divenga più moderna, costituzionale. Nel primo anno della festa della federazione a Campo Marte, tutti i rivoluzionari, aristocratici e clero sono giubilanti e d'accordo. A quel punto ciò che non funziona sono dei fatti specificatamente francesi e che ci richiamano al rapporto fra religione e politica, fra Chiesa e Stato. È probabile che se i francesi non avessero deciso la costituzione civile del clero, un fatto di per sé casuale, e se la moglie di Luigi XVI non fosse stata Maria Antonietta d'Austria, probabilmente quella soluzione che si raggiunge con la Costituzione avrebbe orientato il processo iniziato con la rivoluzione su una sorta di percorso britannico verso una parlamentarizzazione. Il fatto è che da una parte la regina Maria Antonietta non accetta assolutamente che suo marito, debole, inetto, debba subire l'oltraggio di dover concedere una costituzione. Ma ancor più grave è l'atteggiamento della Chiesa: la rivoluzione francese non nasce con l'idea che debba realizzare un Dio in terra attraverso l'essere supremo, vuole semplicemente, seguendo un'antichissima tradizione, che ci sia rispetto per il Papa romano ma che la Chiesa francese sia francese prima di tutto. Ma senza la costituzione civile del clero e senza il rifiuto della maggior parte del clero di giurare fedeltà alla costituzione, probabilmente la storia della rivoluzione sarebbe stata diversa.

Presupposti storici e dichiarazioni di colpevolezza

È evidente che tutto ciò che accade poi, retroattivamente, ci porta a cercare non le cause ma i presupposti, che ci fanno capire perché è accaduto quel che è accaduto. Allo stesso modo con la guerra abbiamo tante teorie: nasce dall'art. 231 del trattato di Versailles 'La Germania e i suoi alleati riconoscono di essere colpevoli di guerra'. Gli storici possono confortarsi a questa dichiarazione dei rei confessi che tuttavia non erano perché il trattato non lo firma Guglielmo ma i rappresentanti della nuova Germania repubblicana che non avevano alcuna responsabilità nei confronti delle decisioni prese dal Kaiser e dal suo governo.

Nel 1965, sulla base delle ricerche condotte dallo storico Fisher, abbiamo la tesi secondo cui la grande guerra aveva avuto origine a partire da un progetto di espansione territoriale attraverso la guerra della Germania, confermata dallo stesso tentativo portato avanti 30 anni dopo con il nazismo: dunque esisterebbe una vocazione aggressiva ed imperialistica che sta all'origine della Seconda Guerra Mondiale e dunque ci fa capire che lo è stato anche all'origine della Prima (usare il senno del poi). È vero che esistevano piani di espansione all'origine della grande guerra ma vi erano anche da parte della Francia e dell'Inghilterra e fino a quel momento i paesi che si erano più espansi erano proprio Francia e Inghilterra.

Una valutazione che cerca di capire il comportamento della Germania senza scagionarla da ciò che ha commesso, ovvero quanto il suo atteggiamento sia stato condizionato dal comportamento delle altre potenze. I piani di espansione infatti risalgono al settembre del 1914 (non prima), quando la Germania è convinta di vincere la guerra e in brevissimo tempo.

Sull'inevitabilità della guerra bisogna poi anche fare una distinzione e per questo contano le testimonianze dei contemporanei.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mcavoy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gentile Emilio.
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