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Appunti di Storia II – Prof. Mario Bevilacqua

Architettura classica

Bramante (1444-1514)

Stile classico, insieme a Raffaello esercita notevole influenza sull’architettura italiana del '500. Saranno suoi allievi: Peruzzi, Sansovino, Sanmichele e i Sangallo.

Il tempietto di San Pietro in Montorio è il primo edificio classico a Roma (1502). È un edificio circolare periptero (circondato da un portico con colonne) posto nel cortile di San Pietro in Montorio a Roma. Già dal 1400 erano comuni edifici circolari ma questo è il primo edificio del rinascimento in cui la cella, secondo la maniera antica, è circondata da un colonnato che sostiene un architrave. Altra rottura dal 1400: il diametro della cella è di 4,5 metri, metà spazio è occupato solo dall’altare. Prima; spazi coperti per la celebrazione di riti ecclesiastici, ora l’idoneità liturgica del tempietto è quasi secondaria, il vero tema è l’esterno -> Per essere visto, non usato.

Segue i modelli antichi per la copertura a volta; infatti la cupola a sezione semisferica è eseguita in conglomerato cementizio. Negli antichi: cupola si imposta direttamente sull’ordine maggiore, Bramante inserisce invece un livello intermedio, un tamburo la cui altezza corrisponde al diametro. Il tempietto non si doveva trovare in un quadrilatero, ma in un chiostro circolare di 16 colonne. Diametro delle colonne è metà delle colonne del tempietto.

Giulio II viene nominato papa nel 1503. Gli edifici costruiti per lui a Roma e Savona erano stati progettati da Giuliano da Sangallo. Ma nel 1507 Sangallo tornò a Firenze e fu Bramante a costruire i grandi edifici per il pontefice. Sotto Giulio II lo stato pontificio divenne maggiore stato italiano e occupò il ruolo di potenza a livello Europeo.

Il nuovo San Pietro

La Basilica costantiniana di San Pietro era in rovina (Alberti). Né il coro iniziato da Rossellino per Nicolo V all’esterno della vecchia abside né le fondazioni del transetto che facevano parte dello stesso piano violavano l’antico edificio. Il pilone del nuovo edificio, la cui fondazione fu presenziata da Giulio II nel 1506, si trova fuori dalla vecchia abside. Vasari e Cordini (vero nome di Antonio da Sangallo il giovane) fanno intendere nella bibliografia di Michelangelo che il progetto del papa nacque come conseguenza della discussione sulla propria sepoltura che doveva essere progettata appunto da Michelangelo.

Oscuro è il progetto in base al quale iniziarono i lavori. Era certamente opera di Bramante che, fino alla sua morte, rimase architetto della fabbrica di San Pietro. Più antica riproduzione del progetto è in un verso della medaglia celebrativa di Giulio II: Esterno di un edificio cupolato la cui pianta si deve immaginare a croce greca. Dai bracci della croce sporgono gli absidi, negli angoli della croce ci sono cupole minori mentre ai lati della facciata si vedono due torri.

Seconda fonte è il piano di pergamena conservato agli Uffizi. Questo foglio apparteneva al Vasari e porta sul retro una notazione di Antonio da Sangallo il Giovane. Il foglio mostra solo metà della croce greca. Né la pianta né la medaglia includono le parti del coro del Rossellino a ovest del vecchio S. Pietro. Giulio II morì nel 1513 e Bramante l’anno dopo, in quella data, dopo la parziale demolizione della navata dell’antico S. Pietro, erano stati voltati sia i grandi archi all’incrocio dei bracci sia il braccio della croce che si collegava al pilone ovest del nuovo edificio, ma le altre parti erano appena state iniziate. In un’altra pianta si nota come siano state eliminate le cupole minori a ovest e siano stati rinforzati i piloni della crociera.

Nel mondo occidentale esisteva una sola cupola che si avvicinasse a una di questo tipo: il Pantheon. Con tutta probabilità Bramante voleva voltare la cupola in un conglomerato cementizio, come quella del tempietto. Più tardi i piloni di Bramante vennero ancora rinforzati mentre la forma e la struttura della cupola vennero radicalmente modificate, le idee di una calotta e di una cupola in conglomerato cementizio dovettero essere abbandonate. (Per Serlio i calcoli statici di Bramante per questa soluzione erano utopistici).

La cupola attuale fu conclusa nel 1590, essa poggia sui piloni e sugli archi della prima fase della fabbrica. La loro ampiezza, 24 metri, e la loro altezza, 49 metri, determinarono il diametro della cupola odierna, 42 metri. La cupola occupa l’intera ampiezza della navata, per forma e struttura si ha un ritorno al '400 fiorentino. Tra le doppie paraste dell’intradosso furono inserite nuove nicchie, mentre sulla facciata esterna dei piloni le nicchie sono tre volte più ampie e profonde di come appaiono nel “piano di pergamena”. Se proviamo a costruire in alzato il piano di pergamena le paraste agiscono principalmente come articolazione della superficie muraria; nella realizzazione invece la loro funzione strutturale è enfatizzata e sembrano le paraste non i piloni a sostenere il peso della crociera.

Un elemento tipicamente bramantesco era il plinto a gradoni dell’ordine corinzio, alto circa 3 metri che fu nascosto più tardi quando venne rialzato il pavimento.

Architettura classica

Raffaello (1483 - 1520)

Bramante alla sua morte non aveva lasciato un progetto definitivo per la fabbrica di San Pietro. Leone X nel 1514 nomina Raffaello primo Architetto. Leone X era molto meno interessato del suo predecessore al nuovo edificio. Anche se i lavori procedettero lentamente, il pontificato di Leone fu di grande importanza per la fabbrica. Fu allora che venne messo a punto un metodo di lavoro che sarebbe rimasto essenzialmente lo stesso fino alla conclusione dell’edificio. Nel 1516 viene introdotto il coadiuvatore: Antonio da Sangallo il Giovane. (Dal 1520 primo architetto). Si fecero sempre più disegni in alzato per l’elaborazione del progetto e per l’esecuzione. Un nuovo sistema è quello della proiezione ortogonale sul piano sia sulla verticale, vale a dire un alzato non prospettico. Raffaello affermava infatti che fossero necessarie 3 vedute: pianta, alzato e sezione in proiezione ortogonale.

Sangallo il giovane (1484 - 1546)

Vero nome Antonio Cordini, fu architetto eccelso durante il rinascimento e il manierismo. Fu primo architetto della fabbrica di San Pietro dal 1520 sino alla sua morte. Dopo il sacco di Roma nel 1527 non lasciò la città e nell’ultimo periodo del pontificato di Clemente VII e con Paolo III gli vennero affidati i più grandi progetti di edilizia pontificia e cardinalizia.

Nel 1534 il papa nominò suo cugino Alessandrino 1° duca di Firenze e Sangallo fu incaricato di progettare Fortezza da Basso.

San Pietro - 1540-46

Finanziamenti dalla Spagna per S. Pietro. 1- Commissione di un nuovo modello (come ad ogni inizio fase) -> affidato nel 1539 a Antonio Labacco. Sarà il modello più grande e antico conservato. 2- innalzamento di 3,20 metri del livello del pavimento rispetto all’antica basilica. Il motivo è più estetico che strutturale. La sistemazione attuale delle cappelle nella cripta che fu possibile grazie all’innalzamento del pavimento, fu realizzata più tardi. Piloni, colonne e paraste erano a questo punto concepiti principalmente come un’impalcatura strutturale, mentre diventava trascurabile la loro funzione di articolazione della muratura perimetrale.

In sezione la cupola richiama quella Fiorentina, il profilo è ad arco acuto anche se rimangono i pennacchi all’imposta e il tamburo come nella semisfera di Bramante. All’esterno la base della cupola è circondata da due file sovrapposte di arcate: quella inferiore forma il tamburo (come in quella di Bramante), l’interno è a cassettoni come il Pantheon. Sangallo optò per lo stesso deambulatorio sia nel coro sia negli altri bracci e questo avrebbe comportato la definitiva demolizione del coro del Rossellino. Quando Michelangelo assunse la direzione dei lavori, incaricato da Paolo III Farnese, alterò radicalmente il progetto per l’alzato esterno e per la parte est della Chiesa ma mantenne il complesso sistema di volte sussidiarie attorno al nucleo centrale. Il Cantiere di San Pietro si concluderà solo nei primi del '600 con la conclusione dell’avancorpo e della cupola nel 1608. Il Prezzo fu talmente elevato che Papa Leone X ideò di vendere le indulgenze. Il cantiere diventerà il simbolo della corruzione della chiesa Romana per i protestanti.

Palazzo Farnese (1541 -1580) - Antonio da Sangallo il Giovane

Paolo III Farnese fu papa tra il 1534 e il 1549. Egli è solidale nell’investire nell’architettura tramite figure come Michelangelo per contrastare il protestantesimo dilagante. L’investimento doveva dimostrare la superiorità della chiesa di Roma, superiorità da esportare. Roma è la culla della civiltà, una delle città più ricche del '500/'600. Nasce per questo motivo l’idea del viaggio formativo a Roma, città che è accademia e maestra di vita. -> Riscoprimento del Campidoglio, dall’alto medioevo sede del Senato. Ricostruire in forme antiche il Campidoglio è segno di forza, si restituisce un’immagine trionfale al palazzo senatorio. Monumento equestre centrale di Marco Aurelio con nuovo piedistallo disegnato da Michelangelo. Se San Pietro cresce come Tempio, il Campidoglio cresce come simbolo di potere della Roma dei Romani.

Paolo Farnese vuole fare dell’architettura un “instrumento regni”, desiderio collegato alla sua educazione alla corte umanistica di Lorenzo il Magnifico. I Farnese erano una famiglia di piccoli feudatari, Paolo diventa Cardinale e poi Papa -> Aprirà il concilio di Trento nel 1545. Si accorge che è necessaria una riforma e un controllo sulle istituzioni della chiesa e sul rapporto tra chiesa e popolo, altrimenti il protestantesimo sarebbe dilagato -> Rinnovamento spirituale.

Palazzo Farnese a Roma

Si affaccia su piazza Farnese ed è voluta dal Cardinale ad inizio '500, quando acquistò quella che era allora una vecchia residenza cardinalizia. È il primo di una lunga serie di palazzi pontifici a Roma. Per la sua formazione fiorentina, il Farnese chiamerà Antonio da Sangallo. Con l’elezione a Papa il palazzo deve rinnovarsi, deve esser il palazzo di un papa; la testimonianza del potere della chiesa e della volontà di richiamare valori spirituali del passato. Ovviamente non è la residenza ufficiale del papa, che risiede in Vaticano; è il palazzo della famiglia papale (2 figli, ai quali assegnerà il Ducato di Castro e quello di Parma e Piacenza).

La costruzione del palazzo

Un ingresso è sulla piazza, immette in un grande cortile porticato. L’atrio d’ingresso presenta navate (3) suddivise da colonne. È quasi un’architettura da chiesa, è una novità data dallo studio degli antichi (possibile grazie a Vitruvio e ai suoi scritti) i quali facevano nelle domus un ingresso con delle ali. Non si riprendono dagli antichi solo decorazioni e stili ma anche impianti degli edifici. Dall’atrio a 3 navate con colonne libere possiamo osservare la volta a botte cassettonata decorata con bassorilievi. Il cortile è posto al centro dell’edificio, come era d’usanza al tempo, ma ha anche un tocco antiquario come l’atrio.

Un tratto caratteristico del cortile è la doppia cornice d’imposta dei pilastri; questa irregolarità si può spiegare come un’ingegnosa risposta al difficile problema di collegare i pilastri bassi della prima fase della fabbrica alle volte più alte del nuovo disegno che Sangallo si trovò ad affrontare. Ostentano entrambi grande ricchezza, sinonimo di potenza, perché c’era una scelta di materiali di gran valore come le colonne in spoglio di marmo che provengono da antichi edifici romani. Il cortile è quadrato, si possono notare i due ingressi e la loggia d’uscita. L’ordine è dato dai 3 sovrapposti: Dorico, ionico e corinzio.

La facciata

È composta da 3 ordini con finestre ripetute tutte uguali e 13 campate. Non presentava il bugnato fiorentino né l’ordine di colonne o pilastri tipico di norma. La superficie piana del muro è ravvivata solo dall’incocciatura delle finestre e dalle cornici del marcapiano. Le edicole del piano nobile presentano timpani alternati (di stampo Raffaellesco), risultando anacronistiche all’epoca di costruzione. Michelangelo, dopo la morte del Gallo, modifica la facciata inserendo una finestra centrale sopra il portale principale: elimina un timpano, inserisce due colonne romane e allarga la finestra. Crea una loggia, che sottostà lo stemma, che acquisisce un tono ancor più trionfalistico (stemma papale). -> nega l’uniformità del Gallo.

Il fronte verso il giardino: sono aperte a forma di loggia le tre campate del piano nobile (Michelangelo). Tuttavia il lato fu chiuso durante la costruzione e contiene la galleria più tardi decorata dal Carracci. Prese parte al completamento dei lavori anche Giacomo della Porta dal 1564-68.

Il Palazzo sorge nel rione Arenula, vicino a Campo dei Fiori, zona del mercato della città. Ogni architettura vive e amplifica il suo ruolo con il rapporto con l’intorno urbano. (Come i Rucellai presero e demolirono gli edifici di fronte al palazzo per creare una piazza). I Farnese comprano le case, le demoliscono e creano una piazza per ammirare la facciata, poi si crea anche un’arteria fino a Campo dei Fiori e alla via Papale.

Milano

È la più grande diocesi dell’occidente cristiano. Grande centro di cultura architettonica, governata dal vescovo Borromeo, fervido sostenitore della controriforma. Carlo Borromeo diventa simbolo di una religiosità forte, dura, estrema che si ripercuote sulle strutture dell’arcidiocesi. Il duomo di Milano è ancora un grande cantiere, Carlo Borromeo promuove la sua continuazione in quanto ridicolo che la chiesa della più grande diocesi fosse ancora incompiuta. Promuove Pellegrino Tibaldi, suo architetto di fiducia per progettare la facciata in stampo romano. Del suo progetto, nella facciata odierna, rimangono solamente i portali sormontanti le entrate, quindi di stampo puramente classico/romano -> in contrasto con pinnacoli e guglie neo gotiche. Con Tibaldi, Borromeo, si confronta per la ristrutturazione di numerose chiese arrivando a creare un manuale “instructionae Fabricae” per i vescovi su come deve essere organizzata la costruzione degli edifici di culto. Sono imposizioni, non semplici proposte.

San Fedele a Milano (1569 – 84)

Opera di Pellegrino Tibaldi per l’ordine dei Gesuiti. Tibaldi costruisce la grande facciata classica. Plasticità, con colonne libere, grande timpano che sormonta l’edificio. La pianta è una variazione di quella del Gesù, navata unica con altari laterali. Colonne libere e copertura voltata conferiscono grande magnificenza. Richiamo forte alla romanità. In alzato grande portale centrale con 2 ordini sormontati da timpano. La navata è larga 26 metri ed è composta da sole due campate quadrate. Le volte sono sostenute da archi a tutto sesto e da archi trasversi che, a loro volta, poggiano su sei colonne libere giganti. La parte orientale della chiesa fu costruita secondo un progetto diverso nei secoli XVII e XVIII.

Il progetto di Tibaldi si è conservato nei disegni che presentano un transetto, le cui pareti di fondo sono allineate con la navata, una cupola sopra la crociera quadrata e un’abside semicircolare. Obiettivo dell’architetto era quello di definire uno spazio ampio senza ostacolo e una libera visuale sull’altare principale. Mentre Vignola colloca i muri portanti della volta oltre le pareti che delimitano la navata, Tibaldi prende il partito opposto di posizionare gli elementi strutturali all’interno. A San Fedele poi, si ha un ritorno diretto all’antico per quanto riguarda le pareti, grazie alle colonne libere a reggere l’imposta delle volte; mentre nella chiesa del Gesù si ha una ricomposizione del sistema bramantesco dei pilastri di San Pietro.

Pellegrino Tibaldi (1527 - 96)

Quella fra Borromeo e Pellegrino fu una collaborazione portata avanti per tutta la vita del cardinale, tant’è che gli affidò i progetti di tutti i principali edifici che fondò. Nel 1567 lo incaricò di prendere il posto come primo architetto della fabbrica del duomo di Milano. Nel '69 Borromeo pose la prima pietra della chiesa di San Fedele, il più importante edificio ecclesiastico di Pellegrini a Milano.

Jacopo Barozzi detto Vignola (1507 - 1573)

Palazzo Farnese a Caprarola 1559 - 1575

Caprarola faceva parte del ducato di Castro che Paolo III aveva creato per il figlio Pierluigi. Paolo aveva iniziato una fortezza pentagonale sulla collina che domina Caprarola. La rocca determinò la forma del piano terra del palazzo costruito da Vignola. Importante è la forma “insulare” dell’edificio, circondato da un profondo fossato scavato nel tufo. All’interno è posto un cortile circolare che dà forma regolare all’interno del poligono.

La combinazione di cerchio e poligono compare più di una volta nella pianta: in un angolo del pentagono si trova il famoso scalone rotondo e nell’angolo corrispondente è sistemata la cappella rotonda. Importante è la sistemazione degli ambienti interni. Al piano nobile, le cinque campate centrali della facciata formano una loggia aperta rivolta a est. Il piano terra è trattato nell’insieme come basamento; il piano nobile presenta un ordine di paraste singole, con però semicolonne binate sui pilastri del cortile e nella cappella; nella grande loggia in facciata di nuovo si trovano paraste singole.

È importante la presenza di scale che innalzano, tipici della villa e dei bastioni, che fanno sì che si crei questa somiglianza con una fortezza. Della fortezza ha anche appunto l’impianto pentagonale, quello meglio difendibile. La scala monumentale a spirale è ripresa da quella promossa per il Vaticano da Bramante. La scala port

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Piccettino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bevilacqua Mario.
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