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circolare in terra battuta destinata ai movimenti del coro; la cavea, a forma di emiciclo costruita sfruttando il

pendio naturale del terreno. Qui erano disposte le gradinate in pietra per il pubblico. La rappresentazione

avveniva su un palco rialzato detto proscenio, sul quale era posto un fondale scenografico fisso, la scena. Fra i

teatri greci meglio conservati abbiamo quello di EPIDAURO (IV secolo a.C.)

IL TEATRO ROMANO

Principale differenza col teatro greco è quella di disporre le gradinate non sul pendio ma su strutture in muratura.

Viene eliminato il coro, l'orchestra aveva perciò perso la sua funzione originaria e veniva usata o per accogliere il

pubblico o riempita d'acqua per particolari rappresentazioni. Lo sfondo scenico, il Fronte scena, è alto quanto

l'ultimo ordine di gradinate e ornato da colonne, statue e decorazioni.

IL CINQUECENTO, LA RINASCITA DEL TEATRO. Con l'umanesimo e il Rinascimento e la riscoperta dei testi

classici, si avviò, in particolare in Italia, un processo volto a recuperare strutture stabili per le rappresentazioni

teatrali.

TEATRO OLIMPICO (1580) VICENZA, PALLADIO Quella del teatro era un'architettura morta durante il

medioevo: lo spettacolo poteva essere solo sacro, si poteva tenere solo in edifici religiosi. Solo alla fine del 400

si inizia a riproporre l'idea del teatro, luoghi in cui rappresentare spettacoli pagani.

Unica fonte di studio erano i testi di Vitruvio: il teatro di Marcello era infatti andato semidistrutto e il Colosseo era

un anfiteatro. Il Teatro Olimpico venne commissionato dall'Accademia Olimpica, circolo di aristocratici intellettuali

della città. Palladio leggendo Vitruvio propone un teatro all'antica: è tutto legno che viene dipinto. Del teatro

classico riprende la cavea semiellittica, l'orchestra centrale destinata agli spettatori più illustri, il frons

scenae che si organizza su 3 livelli: il più alto rivestito da pannelli ad altorilievo con episodi della vita di ercole,

protettore dell'accademia, quello centrale costituito da una serie di nicchie intervallate da semicolonne e quello

inferiore scandito da tre porte. E' formato dalla parte scenica più le gradonate, completato superiormente da un

colonnato architravato e balaustre con statue. (Proposte già da Michelangelo al Campidoglio). Lo sfondale

scenico crea la scena attraverso le architetture e la prospettiva. Il soffitto è dipinto come il cielo -> dà l'idea di un

teatro all'aperto. Il teatro è piccolo, perché il teatro era una istituzione per pochi elitari.

-> una copia rielaborata di questo teatro si avrà a

Sabbioneta fatta da Scamozzi, allievo di Palladio, nel

1588. Il teatro non è alloggiato all'interno di un edificio di

corte ma è un edificio costruito apposta per assolvere al

compito di teatro. E' la prima volta che succede.

Sabbioneta fu costruita dal nulla dai Gonzaga come città

capitale del ducato. All'ingresso vi è l'iscrizione "Quanto fu

grande Roma, le sue rovine insegnano" Di questi stessi

anni sono il teatro degli Uffizi del Buontalenti e il cortile di

Palazzo Pitti, usato per le naumachie. (1586 e 89)

IL TEATRO BAROCCO

Teatro Farnese di Parma (1618) Giovanni Battista Aleotti.

E' un teatro enorme con gradinate su 3 lati. Venne distrutto durante la II guerra mondiale e ricostruito uguale,

sempre in legno, nel dopoguerra. La cavea è composta da 14 gradoni e presenta una pianta ad U molto

allungata che permette di accogliere circa 3000 spettatori. Lo spettacolo Barocco prevedeva spesso naumachie,

per questa funzione si utilizzava lo spazio dell'orchestra. L'altezza della sala permetteva inoltre l'uso di macchine

sceniche "volanti". La struttura in legno era ricoperta di stucchi dorati che contribuivano a dare all'ambiente

un'immagine di grande sfarzo.

IL TEATRO ALL'ITALIANA

Teatro scientifico di Mantova (1767)

La maggior parte dei teatri costruiti tra 700 e 800 risponde ad un modello che sarà poi definito del teatro

all'italiana. La pianta a ferro di cavallo, l'utilizzo dei palchetti e la netta separazione tra palcoscenico e sala,

accentuata dalla presenza del sipario.

E' un teatro chiuso da un unico ordine per assistere allo spettacolo. L'impianto è appunto a ferro di cavallo. Non

ci si siede più sulle gradonate ama all'interno dei palchi e in platea, che consentono di riproporre la forza socio-

economica all'interno così com'è all'esterno. I ceti più alti sarebbero andati nei palchi più alti.

TEATRO DELLA SCALA, MILANO (1778) GIUSEPPE

PIERMARINI

Sorse per volontà dell'imperatrice Maria Teresa D'Austria

in seguito all'incendio che nel 1776 distrusse il Teatro

regio ducale. Prende il nome dalla chiesa di Santa Maria

alla Scala, che venne demolita per far posto al teatro. Si

ispirò alla reggia di Caserta di Vanvitelli modificandone

curvature e strutture decorative in modo da migliorarne

l'acustica.

L'edificio fu concepito dal Piermarini con particolare

attenzione all'utilizzo pubblico: all'esterno il portico per le

carrozze, la terrazza e il timpano sovrastante saranno di

lì in avanti un modello per molti altri teatri, all'interno i

servizi, l'acustica perfetta lo configurarono come un teatro

funzionale, espressione dell'epoca dei lumi.

E' un edificio progettato per essere visto di fianco per vedere la stereometria del loggiato.

L'impianto a ferro di cavallo con diversi ordini di palchi e camerini com'era solito all'epoca.

L'invaso è dilatato all'inverosimile, 5 ordini di plachi, si possono ospitare migliaia di persone. Configurazione

classica della facciata, neo500esca, ed estremamente moderno all'interno.

L'importanza del teatro sta proprio nella sua acustica: infatti Piermarini, edificando la volta in intonaco su centine

di legno sorrette da capriate, ha creato un vuoto tra la volta e il tetto vero e proprio.

Riuscì a creare una sorta di cassa in cui le onde sonore circolano perfettamente.

OPERA DI PARIGI (1861) CHARLES GARNIER

Fa parte della grande ricostruzione Parigina del Secondo Impero voluta da Napoleone III, che nel 1858 autorizzò

Hausmann a demolire i 12.000 mq necessari all'edificazione dell'edificio. Questo assunse il cosiddetto "stile

napoleone III", caratterizzato dallo stile eclettico. Notevole importanza assume lo spazio pubblico, necessario

per farsi vedere. Si consumava un atto sociale, a sostegno di ciò, i palchi non sono più divisi com'erano stati

sino ad allora.

Struttura enorme e sfarzosa, la platea è molto piccola e al centro, tutto ciò che gli sta attorno è solo fatto da

elementi di sfarzo. Lo scalone che porta alla platea è monumentale e teatrale; tutto ciò come testimonianza di

auto confermazione e esaltazione. E' uno sfarzo ingiustificato, tutto rivestito in oro. Persino il soffitto sarà

affrescato da Chapal in maniera sfarzosa. Le Corbusier odierà profondamente questo teatro.

INTRODUZIONE AL BAROCCO ROMANO

La nascita del Barocco Romano avviene a Roma durante il pontificato di Papa Urbano VIII (famiglia Barberini).

Il protagonisti del rinnovamento furono Bernini, Borromini e Pietro da Cortona. Papa Urbano stette 20 anni sul

soglio pontificio, ebbe quindi modo di lasciare un segno tangibile nella città eterna, di arricchirla e rinnovarla. Si

voleva ostentare il simbolo di Città Santa e Città cantiere che elabora un nuovo linguaggio.

Simbolo della famiglia Barberini: l'ape, animale filosofo e animale sociale. Così come era anche simbolo della

famiglia Medici.

Innocenzo X Panfili e Alessandro VII Chigi saranno i successori di Urbano che continueranno il rinnovamento

romano.

Il Barocco sarà un movimento che caratterizza tutte le arti. E' un'arte che intende produrre emozione nel fedele e

suscitare stupore. Sostituisce il concetto di spazio a misura d'uomo del Rinascimento con uno dinamico, aperto

e in continuo movimento.

La grandiosità dell'architettura Barocca costituisce il culmine del potere della chiesa e dei principi europei.

BERNINI (1598-1680)

E' l'architetto che per primo espresse in pieno lo stile barocco e certamente ne fu il massimo artista, poiché

seppe tradurre la ricerca della spettacolarità Barocca in opere di valore straordinario.

Lo fece nel Baldacchino di San Pietro a Roma (1624), un monumento che travalica il confine tra architettura e

scultura. E' alto 30 metri e intendeva essere una celebrazione simbolica della supremazia della chiesa sul

paganesimo e ebraismo. Si inserisce perfettamente nel contesto di San Pietro che è un enorme fuori scala. Il

bronzo con cui è costruito crea un contrasto cromatico col bianco dei pilastri della crociera e della cupola, tale

bronzo fu ricavato asportandolo dal soffitto del Pantheon Romano. Ai vertici svettano 4 angeli; da qui si

dipartono volute a dorso di delfino realizzate da Borromini, allora giovane collaboratore, e che sostengono

una sfera sulla sommità sormontata da una croce.

La copertura del baldacchino è sorretta da 4 gigantesche colonne tortili coperte da tralci di vite.

Nato a Napoli da padre fiorentino, nel 1605 si trasferisce a Roma dove entra nelle grazie di Urbano VIII e

Alessandro VII. Questi volevano promuovere la cultura cristiana attraverso le opere d'arte e trovarono in Bernini

un appassionato esecutore. Bernini lavorò solo per il papa e per la sua famiglia.

SAN PIETRO -Bernini lavorò a San Pietro a più riprese per 50 anni. La sistemazione della piazza antistante a

San Pietro fu commissionata a Bernini nel 1656. La soluzione che propose è strettamente legata alla funzione

liturgica del luogo: si crea uno spazio in grado di accogliere i fedeli e che valorizzi la Loggia delle Benedizioni

che si apre nella facciata in posizione centrale sopra l'ingresso. Bernini antepose alla facciata due spazi in

stretta continuità fra loro: una piazza più esterna di forma ellittica e un sagrato trapezoidale delimitato da due

corpi di fabbrica. La piazza ellittica è delimitata da 2 porticati con colonne tuscaniche non scanalate e

sormontate da trabeazioni con statue e stemmi. Il colonnato doveva rappresentare l'abbraccio della chiesa

Romana. Al centro della piazza si erge l'obelisco vaticano affiancato da 2 fontane poste nei due fuochi

dell'ellisse.

All'estremità destra del portico si apre il vestibolo della SCALA REGIA (1663-66) che mette in comunicazione

l'edificio coi Palazzi Vaticani. Lo spazio della scala è piuttosto angusto e irregolare, reso più ampio e

omogeneo grazie alle sue conoscenze prospettiche, e prendendo d'esempio il lavoro realizzato da Borromini a

Palazzo Spada.

Divise la scala in due rampe separate da uno stacco sapientemente illuminato creando un senso di dilatazione

spaziale. Sulla scala sono inserite colonne binate libere che veicolano un'idea di forza, potenza. Le colonne

generano l'idea di 3 navate che salgono. Sulla sommità ci sono i putti decorativi in stucco. I gradini sono molto

bassi e invitano alla salita.

LA CATTEDRA DI SAN PIETRO (1666)

Raggiungendo l'abside della basilica si trova la Cattedra di San Pietro, realizzata per nobilitare la preziosa

reliquia lignea del trono del Santo. Alla base di questa "macchina teatrale" c'è il basamento che compone la

parte scultorea. La cattedra è sorretta dalla "conoscenza umana" simbolizzata dai 4 padri della chiesa

d'Occidente e Oriente, a loro volta poggianti su un basamento marmoreo. E' un chiaro esempio di arte barocca

in particolar modo per la luminosità. -> la luce è vita e quindi divinità. (Come cattedrale Pienza di Rossellino,

casa della luce/ Mausoleo di Galla Placida "la luce regna qui, o questa fatta prigioniera, regna sovrana"

iscrizione interna). L'interesse del Bernini verso la luce deriva dalla scultura, che ha bisogno di fonti di luce per

essere esaltata. La luminosità è ulteriormente suggerita dai raggi bronzei che prolungano la luce dalla colomba

dello spirito al centro della vetrata.

IL CANTIERE DI PALAZZO BARBERINI - Palazzo per la famiglia del papa affidato a Carlo Maderno, che vi farà

lavorare per suo conto Borromini e Bernini in un secondo momento. Maderno infatti morirà nel 1629 a cantiere

ancora aperto. La pianta dell'edificio è ad H, che seguì la prima bozza di pianta quadrata con cortile. La facciata

è divisa in 3 ordini, rifacendosi all'Alberti e a Palazzo Rucellai, ma non sul cortile, come avviene in Palazzo

Farnese. Una facciata che poi diventa loggia e che sul retro vede un ordine gigante. Era inserita in un lotto a

giardino al limite tra abitato e disabitato. Non siamo come a palazzo Farnese in pieno centro, ma in una zona di

sutura fra abitato e disabitato (tipo Pitti). Ha quindi un ruolo di Palazzo-Villa. Alla morte di Maderno, Bernini è

incaricato del cantiere e così finisce la collaborazione col Borromini.

Ruolo di Bernini: attribuzione delle 2 scale: il palazzo ha due ingressi e due scale che portano ai piani nobili.

E' un palazzo doppio: il cardinale vive nell'ala destra del palazzo, il principe con la famiglia in quella sinistra. Con

il principe e la famiglia vivono centinaia di persone al loro servizio. E' una città nella città.

Piano nobile -> sala di rappresentanza; mezzanini -> dove vivevano

Soffitte -> residenza personale di servizio

Scala elicoidale -> nell'ala del cardinale / scala a pianta quadrata -> nell'ala del principe, solenne con colonne

binate.

Le due ali sono unite da un corpo centrale che contiene i saloni di rappresentanza comuni. Lo scopo era

aggiungere la maggiore vistosità e magnificenza nell'architettura e nell'arredamento. Una serie di stanza infilate

comunicano l'una con l'altra e fanno sembrare il palazzo molto più grande.

La scala di palazzo Barberini diventa un modello dinamico di progettazione. Fu ripresa per il palazzo ducale

di Modena, colonne squadrate in travertino.

Il salone è a doppia altezza, è un'enorme sala di rappresentanza con storie mitologiche affrescate sul soffitto con

al centro le api dorate, simbolo della famiglia. Sfarzosa, di carattere pubblico, decorata sulle pareti in giallo.

Contrapposta alla sala successiva, bianca, in stucco, di gusto più privato

SANT'ANDREA AL QUIRINALE (1658-61) per Alessandro VII

Commissionato al Bernini dal Cardinale Pamphili, nipote di Innocenzo X, destinato all'ordine dei Gesuiti.

Si ispira alla scarsella del Pantheon e alla Cappella Rucellai dell'Alberti.

E' una citazione del Pantheon stesso, chiesa a pianta centrale con abside schermato da colonne libere.

Del Pantheon riprende anche la cupola cassettonata, e in più viene costolonata. Questa è estremamente

luminosa non avendo un tamburo e estremamente ribassata. Questo per disposizione stessa del papa: volle

infatti che non fosse a filo strada e che l'altezza non interferisse con la vista dal Quirinale ai castelli romani. La

pianta è centrale di forma ovale disponendo l'asse longitudinale parallelamente all'ingresso, così chi entrava si

trovava subito a distanza ravvicinata l'altare maggiore. Ciò consentì a Bernini di creare l'illusione di dilatazione,

anche grazie alla disposizione radiale delle cappelle intervallate da pilastri e

lesene e unificate da una trabeazione sulla quale poggia direttamente la

cupola. L'altare maggiore è inserito in una sorta di edicola monumentale

chiusa da una coppia di colonne scanalate sormontate da un timpano

spezzato per far posto alla statua di Sant'Andrea che ascende al cielo. Lo

sfondo è azzurro, ottenuto dal lapislazzulo e tramite la tecnica del mosaico.

Anche esternamente vi è un timpano spezzato su cui è inserito lo stemma

della famiglia Pamphili. La facciata è preceduta da una scalinata

semicircolare affiancata da colossali paraste corinzie.

SALA DUCALE DEI PALAZZI VATICANI - Sala ubicata all'interno del

palazzo apostolico. Bernini vuole unire 2 ambienti contigui per fare una

sala ducale di ricevimento per gli ambasciatori. Bernini esalta la differenza

tra i due ambienti, non cerca di creare uno spazio regolare. Apre una

grande porta sulla cui sommità pone un drappo in stucco alzato da dei

putti. Si crea teatralità, un gioco scultoreo. Lo stucco del drappo è un

materiale povero che diventa ricco attraverso la lavorazione.

SANTA MARIA DELLA VITTORIA (1647-52) - Architetto della chiesa fu Carlo Maderno, che la realizzò nel

1608 e completò nel 1620.

Nel 1647 il cardinale Federico Cornaro affidò a Bernini di realizzare una cappella funebre nel transetto sinistro

della chiesa. Dato che la chiesa era dei carmelitani scalzi, l'artista raffigurò al centro della cappella l'estasi di

Santa Teresa d'Avila (mistica spagnola, riformò l'ordine delle carmelitane). Pur dovendo lavorare in uno spazio

ristretto, Bernini realizzò l'evento con grande sapienza scenografica, presentandolo al centro di una grande

ANCONA (pala d'altare costituita da uno o più pannelli, dipinti o scolpiti) marmorea. Il corpo di Teresa è

raffigurato in mancamento, svenimento, è abbandonato su una nuvola sospesa a mezz'aria, mentre l'angelo le

trafigge il petto con una lancia dorata. La scultura non ha base, rappresentando difatti la levitazione. (Una delle

regole classiche della statuaria era il basamento per dimostrare la gravità). Bernini crea uno spazio concavo e

convesso attraverso il movimento gentile del muro che s'apre verso di noi e verso l'esterno. Il timpano dà idea di

plasticità, sembra stucco per malleabilità ma è tutto marmo.

Quando la carne di prosciuga dal sangue, diventa anima e levita. Il marmo diventa l'elemento più adatto per

rappresentarlo. E' la prima statua senza basamento, ancorata nel muro retrostante. La luce viene messa in

gioco da dei raggi di luce simbolici in vetro. La vera luce entra da una cupolina sopra questi vetri. Ai lati della

nicchia ci sono due logge in cui vi sono membri della famiglia Cornaro (committenti) che guardano estasiati il

miracolo.

Concetto di "Bel composto", tutti gli elementi devono concorrere a creare una scena magnificente.

Pianta semplice a navata unita (riprende quella del Gesù) di dimensioni molto contenute. Esuberanza

coloristica data dagli interni ottenuti da marmi colorati, non tutti di spoglio, poiché le antiche rovine non

bastavano più. Si ha il marmo nero del Belgio e quello rossiccio dell'Umbria. Le superfici sono a macchia aperta,

ottenute tagliando il pezzo di marmo in più pezzi e poi uniti cercando di formare una superficie piana. Il transetto

sinistro è decorato dal Bernini, è la cappella più importante della chiesa.

CHIESA DI ARICCIA (1663-1665) - La chiesa e la piazza riprendono molto Piazza San Pietro e evocano la

Basilica. La ricchezza materica è data dal marmo bianco largamente usato. Progettata su commissione della

famiglia Chigi; allo stesso architetto sono da attribuire tutti gli edifici che affacciano sulla piazza. Pianta centrale

circolare sormontata da una semisfera. Due casini porticati laterali che fiancheggiano il portico della chiesa.

FRANCESCO BORROMINI (1599-

1667)

La concezione del Borromini era fondata su un esasperato rigore formale, sul frequente uso di materiali poveri,

intonaco, e sull'importanza attribuita ai particolari architettonici: tali caratteristiche fecero sì che incontrasse il

favore degli ordini religiosi che conducevano una vita austera. Borromini si forma a Milano, forse all'interno del

cantiere del Duomo, presso il quale lavorava come intagliatore di pietre. Si trasferì a Roma nel 1619 dove lavorò

presso la bottega di Carlo Maderno. Lavora come intagliatore nella basilica di San Pietro al fianco di Maderno e

collaborò col Bernini al Baldacchino e per gli interventi in Palazzo Barberini col Maderno.

SAN CARLO ALLE QUATTRO FONTANE (1634) -Prima commissione importante ottenuta dai padri trinitari

scalzi che gli affidano la ricostruzione della chiesa e del convento. Intervento difficile in quanto situato in uno

spazio angusto all'incrocio tra Via Felice e Via Pia con le quattro fontane sugli angoli.

Osservando la facciata si vede come le uniche rette sono quelle verticali delle colonne, tutte le altre sono curve

-> ricerca di un ritmo dinamico che leghi gli elementi architettonici.

La matrice è Michelangiolesca, con 2 ordini giganti sovrapposti.

Portale centrale: ordine minore con colonne aventi capitelli che alludono al corinzio ma non lo sono.

Delle ghirlande uniscono le volute (citazione Michelangiolesca).

Sopra il portale centrale vi è una grande nicchia di stampo gotico formato da una sovrapposizione di elementi

che non lasciano spazi vuoti. Contiene la statua di S.Carlo Borromeo. La nicchia è contornata da 2 teste di

angeli e ali spiegate che formano un timpano naturalistico che protegge il santo.

La pianta della chiesa è di forma naturale. Ogni campata tra le grandi colonne crea un movimento naturale come

di respiro.

La cupola è cassettonata estradossata all'interno del tiburio (elemento architettonico che racchiude al suo

interno la cupola proteggendola).

I cassettoni non sono regolari, c'è una geometrizzazione di figure che contengono la croce.

All'ovale della chiesa si oppone un chiostro classicamente definito, con camminamenti su tutti e 4 i lati.

Il colonnato definisce un ottagono i cui lati minori sono il taglio del chiostro che chiude ancora di più lo spazio.

Uso del bianco puro, l'edificio diventa simbolo di luce piena, vuole una chiesa di luce. Uso della serliana, non c'è

un ordine definito. Rampa di scale elicoidali che portano alla cripta sottostante la quale ha stessa pianta del

piano di sopra: nota come chiesa inferiore. Spoglia di qualsiasi aggettivazione architettonica.

SANTA MARIA IN VALLICELLA (CHIESA NUOVA) (1557-1614) Iniziata dall'architetto Matteo di Città di

Castello e le decorazioni interne fatte da Dosio e Fontana. I filippini incaricarono nel 1637 Borromini di realizzare

un nuovo oratorio, opera che concluderà nel 1640. Significativa è la facciata, che rappresenta una sorta di

manifesto dello stile dell'architetto: il prospetto dell'edificio è infatti fortemente giocato sul forme concave e

andamento mistilineo. La facciata, secondo i filippini, doveva essere povera; Borro giustificherà le sue scelte,

che denotavano comunque ricchezza, dicendo che sarebbe stata in mattone, quindi un materiale povero, e più

bassa di quella della chiesa. Borro apprezza le murature antiche romane fatte di "mattoni romani", impossibili

da riprodurre ma da cui può riprendere le apparecchiature che consentono di non usare malte, o nasconderle ->

Ciò crea un unico pezzo di laterizio, all'interno sono leggermente cave quindi la malta è retrostante, non in

facciata. L'oratorio all'interno è un grande ambiente che i filippini allestiscono per le loro attività. Al piano

superiore una grande loggia tripartita da dove il pubblico poteva osservare lo spettacolo. La volta a padiglione in

muratura con le fasce che coincidono coi piedritti.

SALA DEL CAMINO: sala ricreativa, il camino è una sorta

di tenda di tessuto scolpito nel marmo di Carrara.

BIBLIOTECA VALLICELLIANA: è all'ultimo piano;

riprende le lezioni Michelangiolesche, che afferma che le

biblioteca debbano stare in alto, per essere luminose e

lontane da strepiti della strada. Di ordine classico con

lesene corinzie che sorreggono un soffitto cassettonato. In

travertino finto, è legno dipinto come fosse travertino. E' un

cassettonato che riprende quelle delle biblioteche antiche

nelle basiliche. (Simile anche a Michelangelo - Palazzo dei

conservatori).

BIBLIOTECA ALESSANDRINA DI ROMA (1660 circa)

Biblioteca commissionata da Papa Alessandro VII. E' un

grande invaso con persino le scaffalature progettate dal Borromini. Una pianta di per se arabica a stella con

angoli smussati. Lo slancio è chiuso dal tiburio che richiama Sant'Ivo alla Sapienza. Gli spicchi della cupola si

uniscono al centro in una circonferenza che è alla base della lanterna a spirale.

SANT'IVO ALLA SAPIENZA (1642-62) - Incarico affidato al Borro dall'Archiginnasio Romano, poi Università

Cittadina. I lavori si protrassero per 20 anni concludendosi solo nel 1662 sotto il pontificato di Alessandro VII.

Vincolo edilizio: la chiesa doveva sorgere in uno spazio già edificato, inserendosi all'interno del Palazzo della

Sapienza costruito nel 500 da Giacomo della Porta, e collocandosi in fondo al cortile preesistente che

presentava un lato semicircolare. La facciata si imposta proprio su questo lato e presenta due ordini che

ricalcano la struttura delle ali porticate laterali.

Il Dinamismo è dato dalla concavità della parte inferiore della facciata e le pareti convesse del soprastante

tiburio, scandito da finestre. Alla sua sommità 12 gradoni che portano alla lanterna. Questa si presenta come un

tempietto dalle pareti convesse, segnate agli angoli da colonne binate. Andamento ascensionale verso la corona

metallica che sorregge la sfera dorata sormontata dalla croce.

Pianta centrale generata dall'incastro di 2 triangoli equilateri di opposto orientamento, ottenendo

un'originale planimetria a forma di stella. Le linee curve si ripresentano anche all'interno, le pareti sono solcate

da gigantesche lesene, sormontate da un cornicione aggettante che riproduce la struttura stellare della pianta,

conferendo unitarietà allo spazio. Pianta stellare simbolo della trinità -> allude alla stella di Salomone, re di

Israele.

RESTAURO DELL'INTERNO DI SAN GIOVANNI IN LATERANO 1646-

1650

Lavoro affidatogli da Innocenzo X nel 1650. Tale commissione di restauro

della Basilica gli permise di avere un contatto diretto con l'antico e di

rafforzare il proprio prestigio personale.

Progetto che non modifica l'impianto basilicale paleocristiano. La navata

centrale fu concepita come una grande aula, le colonne vennero

accorpate due a due e inglobate in pilastri colossali. Nella base di questi

Borromini aprì 12 edicole atte ad accogliere le statue dei dodici apostoli.

Ribassa la copertura delle navate laterali per avere un'atmosfera più cupa

in contrasto con la luminosa navata centrale.

PALAZZO SPADA (1540) - RISTRUTTURAZIONE (1632)

Bernardino Spada fa ristrutturare il suo palazzo a Borromini nel 1632. La

galleria è una delle peculiarità del palazzo, è un'architettura prospettica

essendo molto più corta di quanto non sembri. Per questo incarico Borro

va a ricercare una romanità non ufficiale, più eccentrica. -> Rispecchia la sua formazione gotica. Si affida molto

più alle incisioni di Giovan Battista Montano che pubblica in quegli anni una serie di incisioni di rilievi di

tempietti e architetture minori romane. In Borromini si riscontra anche una vena naturalistica: viene posta

particolare attenzione al dettaglio delle opere e maniacale necessità di perfezione del dettaglio -> La preziosità

per Borro non sta nella preziosità del materiale (usa solo stucco bianco).

Ingresso allo scalone di Palazzo Carpegna a Roma.

Voluto dalla famiglia nobile dei Carpegna. Sullo scalone vi sono elementi classici riconoscibili: colonne con base

e capitello, ghirlande. Ma tutto il resto è vicino al linguaggio gotico piuttosto che classico. Elementi naturalistici,

Romani, Fiorentini (Buontalenti). Il palazzo presenta nei disegni di progetto un grande atrio rettangolare

d'ingresso e un cortile ovale. L'unica cosa rimasta è la scala ellittica. Lo stucco della fioritura vegetale nasconde

il piano di calpestio del 1° piano della rampa di scale e fa da

balaustra. Viene nascosta la funzionalità della scala con questo

stratagemma. Da Borro si fa discendere l'architettura Rococò ->

stravolgimento regole classiche.

PIETRO DA CORTONA (1596-1669)

Nato come Pietro Berrettini (Cortona, 1596 – Roma 1669), è

stato un architetto, stuccatore e soprattutto pittore richiesto in tutta

Italia. Fa parte di un circolo d'artisti interessato ad una ricerca di

una rappresentazione veritiera dell'antico, di studio della cultura

greca.

PIGNETO SACCHETTI

Situato fuori Roma, oggi non esiste più se non per qualche frammento di muro. Da qui si inquadra molto bene

S.Pietro e la cupola. Era la villa della famiglia Sacchetti, in un luogo piuttosto eccentrico perché molto distante

dalla città e dal quirinale, dove venivano costruite le ville. L'edificio fin da subito ha iniziato ad affondare nel

terreno per via del peso eccessivo di un edificio di tale imponenza. Dal 700 viene abbandonato nonostante i

numerosi tentativi di recupero. Ostenta grandiosità nonostante sia più un casino-villa che una villa in sé.

Grande raffinatezza decorativa. Per dimensioni è più simile ai Padiglioni delle ville romane.

Verrà giudicato da Bernini un "presepio". La pendenza del terreno è sfruttata per le scalinate a rampe

divergenti, che diventano a quarto di cerchio in pianta. Uso delle serliane, balaustra con statue (stile

Michelangelo), il nicchione richiama quello presente in Vaticano presso Cortile Belvedere (Piazza della Pigna).

Le 2 ali aggettanti richiamano il concavo e convesso, formano un abbraccio che si volge verso San Pietro.

SANTA MARIA DELLA PACE (1656) - Oltre che grande pittore, Cortona fu anche architetto. Questa chiesa

venne eretta nel 1482 per volere di Sisto IV, non si hanno certezze sull'architetto, si pensa sia Baccio Pontelli.

L'intervento voluto da Alessandro VII, coinvolse la ristrutturazione dell'interno, della facciata e della piazza

antistante (pensiero barocco di legame fra edificio e spazio circostante). Per dare teatralità all'edificio, Cortona

decise di far precedere l'edificio stesso da un pronao classico convesso affiancato da due strutture che si

prolungano agli edifici adiacenti creando una piccola piazza ad andamento irregolare. Il pronao è sormontato da

un secondo ordine impreziosito da lesene e colonne e anch'esso leggermente convesso. Al centro un finestrone

incorniciato da un timpano composito.

CHIESA DEI SANTI LUCA E MARTINA (1634-64)

Il progetto lo vede come mecenate e architetto, lui stesso finanzierà il cantiere per persuadere gli accademici ad

accettare il progetto. E' un azzardo, una chiesa di questo genere necessita una ricchezza tale che non poteva

avere un'artista. Inizia i lavori di scavo per fondare la chiesa inferiore. Vengono trovate le ossa della martire

Martina in una cassetta. Grazia a questa riscoperta, non si sa quanto casuale, il progetto viene finanziato da un

mecenate interessato a farne un luogo sacro. Viene creata la cripta con

altare centrale che conserva la reliquia. La pianta inferiore non corrisponde

a quella superiore. Fronte a due ordini di uguale ampiezza di impianto

michelangiolesco (S.Lorenzo a Firenze). I due ordini sono delimitati dalle

paraste binate e conclusi anche da 2 speroni. L'ingresso quasi ingloba le

colonne incassate (o alveolate), altra citazione michelangiolesca.

LA PIANTA è classica: centrale con i 4 lati non esattamente uguale che si

concludono tutti ad abside, pilastri a 45° per sorreggere la cupola e

ottenere più spazio. Accompagnati da 2 colonne libere, 1 per lato. La volta

è a spicchi che tagliano la decorazione a cassettoni, che sono decorazione

a stucco.

SANTA MARIA IN VIA LATA (XVII secolo) di PDC la facciata

L'edificio si fonda su un portico del I secolo che correva parallelo alla Via Flaminia. L'edificio superiore della

chiesa fu costruito nel IX secolo. Il suo rifacimento iniziò nel 1490 ad opera di

Innocenzo VIII Cybo. La chiesa fu demolita e ricostruita nel 1639 da Cosimo

Fanzago per via delle frequenti inondazioni del Tevere cui era afflitta. Pietro da

Cortona fu incaricato di ricostruire la facciata. Portico a colonne architravato

con timpano nell'ordine superiore incastrato. Lo slargo di fronte alla chiesa è

ottenuto con una seppur minima opera di demolizione che consentì di dare

regolarità alla chiesa. All'interno riconfigura la cupola 400esca con cassettoni e

costoloni.

CHIESA DI SAN FIRENZE

Chiesa dell'Oratorio dei Filippini, che avevano ottenuto una donazione dalla

famiglia Serragli, quindi volevano investirla per la creazione di una casa

dell'Ordine. Il progetto (si può studiare in una medaglia celebrativa

pervenutaci) prevedeva una grande cupola. Rimangono i disegni della pianta:

lo sviluppo murario è massiccio, i pilastri sono affiancati da fasci a colonne

libere che quasi alterano la percezione del pilastro. Il fallimento del progetto fu

dovuto ai dubbi dei Filippini sulle colonne libere in pietra serena. Si

necessitavano 30 colonne libere che per motivi di costi e tempo si cercano di

ridurre in numero. Cortona non vuole modificare il suo disegno, la navata deve essere una selva di colonne ->

il cantiere si arena.

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CENTRI E PERIFERIE DEL BAROCCO

Invenzione della tradizione: Ogni tradizione soddisfa le esigenze, in un particolare momento storico, della

società e si tramanda con gli anni. Il 600 fiorentino dal punto di vista storico artistico non esiste fino al 1670,

perché erano di scarsa qualità gli edifici costruiti. Con l'arrivo del teatro del tardo seicento si re inizia a guardare

alla stagione cinquecentesca.

1630 DATA DI NASCITA DEL BAROCCO - ma coincide anche con la data di inizio della diffusione della peste

nel nord Italia. Una calamità come la peste ha risvolti architettonici importanti. La colpa era da rintracciarsi nella

malasanità dell'aria e delle condizioni di vita. Si deve far fronte alle emergenze: la chiesa assunse un ruolo

chiave, visto come rimedio di scacciare la peste.

Così come a Venezia anche a Roma si erge una chiesa votiva, SANTA MARIA IN CAMPITELLI, per

fronteggiare la peste del 1650. Di Carlo Rainaldi. Ostenta grande ricchezza con colonne scanalate. Colonne

libere. La facciata rassomiglia Cortona e Borromini con plasticità ostentata su più piani. Il binato di colonne

incassate è una citazione della Laurenziana. L'ordine usato è quello richiesto per una chiesa alla Vergine: il

corinzio, lo stile più elegante e ricco.

CHIESA DELLA SALUTE - BALDASSARRE LONGHENA, VENEZIA 1631-1687

Fondale scenografico per l'annuale "matrimonio del mare". Chiesa a pianta centrale ottagonale con

deambulatorio, per lo smistamento delle funzioni in sei cappelle radiali. Sulla parte centrale si aprono enormi

arcate che permettono l'ingresso della luce. La cupola è estradossata e fatta in lastre di piombo, leggere e quindi

necessarie per il terreno di Venezia. Il pronao è una sorta di arco di trionfo. Il tamburo è molto alto, traforato da

bignati di aperture con cupola sopra sempre molto altra, con travature lignee e copertura in metallo. Inserimento

di finestre termali (cit. Palladio, così come la pianta centrale). Le fondazioni sono, come in tutta Venezia, su

palafitte che sorreggono delle piattaforme.

GHERARDO SILVANI, CHIESA SANTA MARIA DELL'IMPRUNETA.

1060, chiesa, 1640, facciata del Silvani

Silvani è l'architetto più importante del '600 fiorentino; realizza la

facciata per la chiesa di S.Maria dell'Impruneta. Firenze reagisce

ugualmente costruendo lazzaretti, ospedali e poi la chiesa votiva. E'

caratterizzato da un porticato posto sull'antica chiesa della Vergine,

che aveva difeso Firenze da assedi, malattie. Il porticato protegge il

viandante. E' una chiesa rurale per i viandanti. Nonostante ciò non

disdegna di citazioni importanti, rassomiglia lo Spedale degli Innocenti.

Diventa così un segno architettonico dal linguaggio trattenuto. Si

continua quindi a guardare al passato per gli esempi, come Santa

Maria Nuova.

BERNINI IN FRANCIA - IL CONCORSO PER LA

REGGIA DEL LOUVRE

Filippo II fa costruire il castello del Louvre per difendere Parigi

dall'attacco dei Normanni. Era un presidio militare. Nel complesso

della Consiergerie c'è la Saint Chapelle. Con Carlo V si ha

l'ampliamento delle mura cittadine. Il Louvre era un castello con agli angoli torrioni difensivi circolari e merlati.

Sotto Carlo V da presidio militare diventa dimora reale.

Con Francesco I il Louvre ha una significativa modifica:

dovuta alla sua prigionia in Italia può osservare gli edifici

italiani.

SEBASTIANO SERLIO sarà invitato alla corte di

Francesco I, realizzerà una residenza a Fontainbleau:

"Le Grend Ferraire", la cui pianta diventerà un modello di

riferimento.

Sebastiano mostra nel suo "libro sesto" la pianta per il

palazzo del principe in città, in cui sono presenti i primi

esempi di "Apartment sàmple" con affaccio sui due lati e

"Apartment double". Con Enrico II si ha la trasformazione

del Louvrè su disegno di Pierre Lescot (che si forma a

Roma e studia presso la scuola di Serlio). L'intento è di

quadruplicare la fortezza. Viene creato il padiglione del re che dai prospetti si nota essere il più alto rispetto al

resto del castello. La facciata sul cortile viene modificata: 2 ordini corinzio e composito sovrapposti.

Alla morte di Enrico II vengono parzialmente abbattute le mura.

Nel 1640 sono ancora presenti i torrioni medievali, Jacques Lemensier diventa architetto di Re Luigi XIII e

prende parte alla fabbrica del Louvre.

Crea il padiglione centrale, il tetto ha padiglione arcuato. Il prospetto della facciata orientale risultava essere

troppo rigido, severo anche rispetto alle facciate interne molto regolate. Si inizia a pensare ad una modifica.

PERIODO DI LUIGI XIV (da 1643) - Il re nomina Lous Le Vaux architetto reale. Progetta il padiglione centrale

dell'ala meridionale, inserisce un ordine gigante.

1661 - 2° progetto Le vaux per Louvre 1662- 3° progetto per il Louvre, Le Vaux 1663 - 4° prog.

Sull'ultimo progetto di Le Vaux venne chiesto un parere da Colbert agli architetti italiani. Sono interrogati

Candiani, Rainaldi, Bernini e Pietro da Cortona, il cui progetto per il Louvre richiama la facciata di San Pietro di

Maderno.

BERNINI redige il progetto nel giugno 1665. Viene preferito ma con critiche. L'edificio si poggia su un

basamento derivante dal passato di castello fortezza. Crea un portico al piano Terra con loggia al primo piano.

Introduce 2 scale (una quadrata e una elicoidale). Introduce forme concave e convesse che permettono di

ritagliare cortili all'interno. Questa prima soluzione dimostra ancora difficoltà nel valutare il gusto francese.

Critiche -> il porticato al piano terra rende il palazzo castello solo un palazzo. La pianta schermerebbe la luce

creando ambienti insalubri. L’avancorpo ellittico che nasce dalle due ali concave era vista come creazione

troppo originale; volevano sì un edificio maestoso ma non volevano rinunciare ad una comoda distribuzione

degli spazi. Propone anche un massiccio blocco appena articolato da lievi sporgenze.

2° progetto -> introduce un 3° piano, sparisce il porticato. Sul tetto fa mettere una balaustrata piena di statue. Il

progetto non piace.

3° PROGETTO -> La facciata è spianata, spariscono le concavità. Creazione di atrii lunghi.

5° progetto per il Louvre di Le Vaux (1667) -Raddoppia gli appartamenti (sulla Senna e sul cortile interno),

introduce il colonnato del Louvre. Rimane l'idea Berniniana di loggia, che però ha forma differente. Non si hanno

più colonne ma paraste in facciata. Con Luigi XV nasce il Louvre moderno, vengono inserite le prime opere

nazionali. La corte si sposta a Versailles.

LA REGGIA DEL RE SOLE - VERSAILLES

Tra la seconda metà del seicento e l'inizio del 700 Parigi divenne la nuova capitale dell'arte europea, grazie

soprattutto al rinnovamento urbanistico e architettonico voluto da Luigi XIV.

Nel 1661 il monarca incaricò Le Vaux di ristrutturare Versailles (sorto nel 1631 dalla ricostruzione di un casino di

caccia), trasformandolo in un magnifico complesso adatto alla vita della sua raffinata corte. Sostituì alla pianta

rettangolare una scenografica struttura ad U, immersa nel verde. La leggerezza tipica dello stile rococò è bene

espressa dalla facciata principale, disposta in direzione di Parigi e preceduta da 3 cortili di dimensioni

decrescenti che determinano una specie di cannocchiale prospettico. In facciata si sviluppano 3 ordini su cui si

aprono ampie vetrate. Al piano terra tre finestroni centrali sono separati da colonne binate che sorreggono una

balconata su cui si affacciano, al primo piano, tre finestrone centinate. Nell'ultimo ordine, l'attico, in cui tre

finestre rettangolari sono sormontate da un fastigio mistilineo in cui è inserito un orologio. I corpi laterali si

devono all'architetto Mansart, che si occupò anche del fronte posteriore sul giardino.

Stretta relazione tra esterno del completo e decorazione interni -> raffinatezza, eleganza e lusso. Per gli interni

si chiamò a corte il pittore Charles le Brun e per il giardino alla francese (disposizione geometrica e simmetrica

di elementi botanici) Andrè le Notre.

STILE ROCOCO' : si sviluppa tra fine 600 e prima metà settecento, movimento caratterizzato da un elegante

gusto decorativo. Sviluppa alcuni elementi tipici della cultura barocca, come la vocazione ornamentale e

illuministica. Al tempo stesso al Barocco contrappone nuovi gusti che caratterizzano la leggerezza, la grazie e la

luminosità.

TORINO: DA CAPITALE DUCALE

AL REGNO DI SARDEGNA - BAROCCO

Torino è colonia romana che ha conservato la Griglia ortogonale di strade. Era

piazzaforte contro espansionismo milanese, deve essere reinventata come

capitale, necessita di un castello. Il grande castello è posto al centro dei

passaggi aerei a nord verso il nuovo Palazzo Ducale (ricavato dal Palazzo

Vescovile) Altri elementi romani come la griglia sono le 2 porte che si sono

conservate. Sarà innestato nuovo asse di strade rettilineo che passa da

Piazza San Carlo e Piazza Castello prima di arrivare a Palazzo ducale. E'

ostentazione di romanità -> i duchi sono i nuovi imperatori. E' diversa da tutte

le altre città italiane, con un potere centrale forte che determina le scelte

urbanistiche/architettoniche. Come in piazza Castello la nobiltà vive in palazzi

caratterizzati da facciate uniformi, tipiche della Francia. Guizzo Barocco dato

dal taglio trasversale dato dalla strada nota come "CONTRADA DI PO'", che

arriva al ponte sul Po e porterà in futuro alla Basilica di Superga. Si

susseguono dal 1670 interventi del Guarini volti a negare la griglia romana. Si

occupa anche di Piazza Castello, dove sorgeranno le chiese GEMELLE che

saranno lo sfondo della piazza. Le loro facciate saranno completate nell'800, anche se previste sin dal 600.

Ugualmente anche la statua equestre è posta all'inizio dell'800, anche se prevista sin dall'inizio. Gli edifici della

piazza sono uniformi: portici al piano terra, tetti mansardati, stessa altezza, stessi fronti. Gli edifici sono palazzi

nobili.

A Torino era stata portata nella seconda metà del 500 la SACRA SINDONE, frutto delle crociate medievali e

simbolo della cristianità. I Savoia si rendono conto che la Sindone può diventare un polo d'attrazione e uno

strumento di potere religioso, sociale in quanto reliquia più importante dell'Occidente. Verrà trasportata dalla

precedente capitale Chantery su volere di Carlo Borromeo. Suo desiderio era quella di vederla, ma ormai

vecchio non poteva spostarsi da Torino.

TORINO diventa centro propulsivo di religiosità, un centro di immigrazione fortissimo -> Città cosmopolita, il 90%

degli abitanti non è torinese.

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GUARINO GUARINI

Oltre ad essere architetto era uomo di fede. Realizza chiese teatine, numerosi edifici tra Torino e Lisbona.

Queste ultime andate perse in seguito al terremoto del 700, ci sono pervenute però le tavole. Le sue architetture

risultavano sempre più COMPLESSE, da buon matematico. Si forma a Roma sulle novità dell'architettura

Barocca.

CAPPELLA DELLA SINDONE 1667-90

La cappella della Sacra Sindone era già stata iniziata nel 1657 da Amedeo di Castellammonte. E' annessa all'ala

occidentale del palazzo reale e collegate alla parte orientale del duomo cittadino. Il progetto di Castel prevedeva

un corpo cilindrico sormontato da una cupola semisferica, ma Guarini lo rivoluzionò dando un forte dinamismo

alla pianta centrale. Divise la circonferenza della base in nove sezioni, di cui sei collegate a 2 a 2 mediante un

arco, mentre affido alle 3 rimanenti la funzione di ingressi. Nel tamburo si aprono 6 grandi finestre raccordate da

un cornicione mistilineo. La lanterna ha andamento spiraliforme e

sembra mutuato dalla Chiesa di Sant'ivo alla sapienza. La cupola

sarà ripetuta al San Lorenzo a Torino. La struttura della cupola è

fatta di archi sovrapposti lanciati nello spazio. Non è cupola

muraria, è di stampo rinascimentale, più aperta. E' una ripresa del

gotico, con linee di forza e non murature che assorbono il peso e

della cultura araba con i suoi archetti prensili. Usato marmo nero.

CHIESA DI SAN LORENZO, TORINO (1668-80) Ha pianta

quadrata ma ha uno spazio centrale circoscritto da otto lati

convessi sui quali si apre un ampio arco a serliana. Nei quattro

assi diagonali queste aperture inquadrate da colonne corinzie

conducono a cappelle. Nella parte sovrastante lunette con serliane

si alternano a pennacchi di sostegno alla cupola a torre conica. La

navata ottagonale si apre su un presbiterio a pianta ellittica

coperto a volta da una seconda cupola circolare a costoloni che

conduce all'altare maggiore.

Chiesa priva di facciata e di finestre all'esterno perché prosegue la palazzata di Piazza Castello. S. Lorenzo

prende luce dalla cupola molto alta. Struttura innovativa basata su archi trasversali che si intrecciano tra di loro.

PALAZZO DEI SAVOIA CARIGNANO 1679-85 (Calignano ramo cadetto dei Savoia)

Guarini si cimentò anche nell'architettura civile, progettando questo palazzo per il principe Emanuele Filiberto.

Movimentò la tradizionale pianta a U dell'edilizia residenziale. Nella facciata in cotto Guarini inserì un elemento

centrale convesso collocato sotto ad un cornicione mistilineo e raccordato alle due ali laterali. Maestoso portale

d'ingresso al centro sormontato da un'edicola convessa balconata su 2 livelli.

L'uniformità dei fronti e la legge inerente al non creare piazze onde non spostare la griglia, non viene rispettato.

Viene comprato un lotto enorme nel quale si crea una piazza antistante al palazzo. Sul davanti e sul retro il

palazzo si flette con convessità. In una città interamente in stucco, qui abbiamo un edificio completamente in

laterizio a faccia vista. (Richiamo a Borro).

Rassomiglia con le sue forme concave e convesse, il progetto del Bernini per il Louvre. 1700 - i Savoia da duchi

diventano Re e ottengono la Sardegna -> grande prestigio a livello europeo, ha bisogno di manifestare la sua

forza.

FILIPPO IUVARRA 1678 – 1736

La sua formazione avviene nella sua città natale,

Messina, dove fu scenografo e argentiere e a Roma,

dove si trasferì nel 1704 diventando allievo del Fontana.

A Torino è architetto regio. Si necessita una rivisitazione

delle architetture principali, come appunto la facciata; gli

edifici militare; l'archivio di stato con la facciata classica.

E poi la "corona di delizie", una corona di castelli, casini

di caccia, ville, attorno alla città a ostentazione di forza e

potere.

Morirà nel 1737

PALAZZO MADAMA / CASAFORTE DEGLI ACAJA

Sito nel cuore di Torino, in quello che doveva essere il castrum romano (ovvero il centro geografico della città),

Palazzo Madama sorge su quella che, al tempo dell'antica Roma, era chiamata Porta Decumana.

Fronte neorinascimentale, un avancorpo al castello. E' una facciata senza palazzo (che non sarà mai

concluso) che serve per inserire al scala che porta al piano nobile. La facciata è luminosissima, in pietra bianca,

piena di finestre. E' un unico ambiente vastissimo e luminosissimo. E' un ritorno all'ordine.

Basamento bugnato, un unico ordine gigante scandito da paraste e colonne a incorniciare ampie finestre

centinate. Più grande cornicione concluso da balaustre con statue.

CASINO DI CACCIA DI STUPINIGI 1729

Il casino ha le dimensioni di un vero e proprio palazzo reale. L'enorme salone a doppia altezza è sormontato da

una cupola, sormontata da una statua con cervo,

trofeo di caccia.

Ottimo esempio della propria capacità di interpretare

il rapporto tra paesaggio e contesto paesaggistico.

Juvarra riprese il modello di Versailles, impostando la

palazzina come una vera e propria reggia. La pianta

si incentra su un corpo ovale da cui si dipartono 4

bracci lineari che originano una croce di Sant'Andrea.

Due di essi si prolungano a formare una struttura

ottagonale, che circonda un ampio cortile e prosegue

in un ulteriore ottagono di dimensioni minori. L'interno

è progettato dallo Juvarra in ogni dettaglio, arredi e

decorazioni.

Il salone ovale si sviluppa su due ordini ed è coperto

da un soffitto a volta in cui stucchi e affreschi

sottolineano le partiture architettoniche. La LUCE è

fondamentale, conferisce leggerezza all'ambiente penetrando dalle numerose aperture.

BASILICA DI SUPERGA (1715-31) - E' la prima opera di

Juvarra a Torino, posta su una collina da cui si gode il

panorama sulla città. Avrebbe dovuto fungere da

mausoleo per la famiglia reale. La chiesa, a pianta

centrale, è costruita intorno ad un corpo cilindrico e,

come il Pantheon, è preceduta da un pronao dalle forme

classiche. La zona centrale è coperta da una cupola che

richiama quella di San Pietro in Vaticano ed è affiancata

da due ali simmetriche sormontate da due campanili

(rimando a Sant'Agnese in Agone) E' caratterizzato da

un solo ordine gigante, scandito da paraste e

impreziosito, lungo tutto il perimetro, da un elemento

decorativo a balconata.

Chiesa classica ma stirata, allungata verso l'alto.

L'ampliamento verso sud di Torino inizia con Piazza San

Carlo, dal primo seicento ampliamento a scacchiera in

questa direzioni. La statua equestre di San Carlo è stata

messa nell’800 ma prevista fin dall'inizio. Anche la

seconda facciata delle chiese Gemelle fu finita nell’800

anche se prevista dal 600. Gli edifici della piazza sono uniformi, portici al piano terra, tetti mansardati, stessa

altezza, stessi fronti. Sono palazzi nobili.

Negli stessi anni si costruiscono PLAZA MAJOR a Madrid e PLACES DES VOSGES a Parigi.

PLAZA MAJOR

4 lati tutti uguali, isolata dall'edificio esterno da una strada che gli corre intorno. Uniformità dei prospetti -> una

piazza è più bella se tutta uguale. Fu Siena a stabilire una legge che se si voleva costruire in Piazza del Campo

si doveva riprendere lo stile del preesistente, in particolare di bifore e trifore.

PLACE DES VOSGES

Ugualmente gli accessi avvengono tramite arcate più statua equestre al centro. Fronti uniformi. Le statue

equestri centro-piazza erano commissionate ad artisti come Giambologna e Tacca. La regolarità della piazza è

dovuta allo studio e alla ripresa del foro antico, regolare. Torino suscita molte perplessità, ammirata per la sua

splendida regolarità, ma è al contempo banale perché tutta uguale (opposto di Roma)

INTRODUZIONE AL 700

La concezione della città è un contrapporsi tra interessi privati e pubblici. Concetto teorizzato. Si chiede una

funzionalità maggiore, ostentazione dell'efficienza di una città. 1683 -> Assedio musulmano a Vienna, baluardo

della cristianità. Una volta respinto l'attacco c'è il contrattacco cristiano e vengono rispediti nelle loro terre.

Vienna tra 600-700 inizia la sua prima espansione oltre le mura. Gli architetti viennesi vanno a Roma a Studiare

gli antichi e i modelli, in particolare studiano presso Carlo Fontana, che rinnova in quegli anni la capitale

pontificia. Roma è accademia del mondo e spesso tappa del Grand Tour. Il 700 non è più secolo italocentrico.

Nuova configurazione spaziale dovuta alla riscoperta della Grecia.

Da Metà 700 c'è riammissione della cultura greca, prima si vedeva solo attraverso Roma. Ora potendo viaggiare

in Grecia iniziano a circolare grandi volumi illustrati sull'architettura classica Greca (James Stuart, Revett.)

L'ultima tappa del Grand Tour non è più Roma ma la Grecia.

Il Grande movimento che attraversa tutto il 700 è L'ILLUMINISMO, prime idee di democrazia, di concetti che ci

rendono tutti uguali. Questo sarà un primo passo verso una diversa concezione del mondo. E' il periodo della

rivoluzione industriale (2a metà) che porta nuove esigenze e nuove funzioni anche in campo architettonico. Le

città crescono e raggiungono cifre vicino al milione di abitanti: si necessitano nuove tipologie edilizie come le

Banche, che prima non trovavano collocamento in un edificio proprio.

Roma è capace di rinnovarsi con nuovi cantieri nel corso del 700, è sempre la città dei pontefici che sanciscono

l'importanza della città finanziando nuovi cantieri. Roma sarà punto di riferimento per NAPOLI che aveva

acquisito da poco indipendenza dalla reggenza Spagnola. Si necessitava di ricostruire staccandosi dallo stile

iberico.

Robert Wood - Le rovine di Palmira

Riscoperta filo ellenica anti Romana, che ha corrotto la purezza del linguaggio greco. Imbastardiscono lo stile

greco semplice e pulito con colonne architravate, niente archi, niente muri e pilastri, solo eresie.

Piranesi farà polemica, perché non è possibile costruire case e chiese con così pochi elementi.

Si fa però sempre più strada il pensiero che l'architettura abbia radici in quella Greca. Questa polemica contro i

Romani cresce e trova in Piranesi figura di spicco e sostegno della Romanità, la quale ha creato città,

acquedotti, archi, volte. Piranesi si scontrerà apertamente con Revett e Le Roy (il primo a pubblicare le rovine

dell'acropoli), creando un dibattito internazionale.

CHIESA DI SAN CARLO (Vienna) 1715 - Bernard Fischer Von Erlach

Edificata per volere dell'imperatore Carlo VI come voto per la fine della pestilenza che aveva colpito la capitale.

E' un misto tra classicità romana e novità barocca. E' caratterizzato da pianta ovale, tagliata da due cappelle

quadrate collocate sull'asse minore, a formare una sorta di transetto. Fronte molto allargato, al centro viene

sormontato dalla cupola che ha un tamburo altissimo. Sono citazioni da Vitruvio e Palladio. I due corpi laterali

riprendono Maderno e la chiesa Vaticana. Anche per il timpano che non svetta libero ma è contenuto nell'attico.

Le colonne coclidi rievocano la colonna Traiana e sono istoriate con le imprese di San Carlo Borromeo ->

architettura parlante. Alludono anche alle colonne d'Ercole, della forza degli imperatori cristiani nella riconquista.

Fischer Von Erlach sarà il primo a pubblicare nel 1721 un libro di architettura orientale sugli Egizi, Babilonesi e

Cina. Ciò porto da un lato ad uno sfrenato eclettismo di architetture orientali.

Piazza di Spagna, Roma, Francesco de Sanctis 1725 - Rampe curvilinee che assecondano il colle scosceso,

grande scalinata per la società del Grand Tour, che in piazza di Spagna ha alberghi e bar. E' il momento in cui si

sistemano i primi viali alberati per il passeggio della classe borghese. Non c'è più una divisione aristocrazia -

plebe. La classe borghese acquisirà valore e così anche l'architettura in sua funzione.

1732 - Alessandro Galilei è nominato architetto papale da Papa Corsini. Proprio Galilei si fronteggerà spesso

con FERDINANDO FUGA (più vicino allo stile Barocco). Il primo vincerà nel concorso (truccato) per dare una

facciata a San Giovanni in Laterano, a Fuga invece toccherà la facciata di Santa Maria Maggiore.

Crea una facciata che non è una facciata, traforata in gran parte. Proprio S.Maria Maggiore, come altre chiese,

sarà oggetto di inserimenti di elementi di sostegno, come pilastri, perché le strutture esili e slanciate iniziavano a

mostrare i primi segni di cedimento strutturale. E' una prima concezione di conservamento dell'architettura

del passato senza modificarla in modo eccessivo.

L'inserimento della facciata a S, Maria lavora in quest'ottica; è una sorta di protezione alla facciata medievale

alla quale si può comunque sempre accedere. Non solo l'esterno ma anche l'interno verrà conservato, per

salvaguardare quegli elementi che nel corso di un millennio erano stati modificati.

Fuga uniforma tutto, riscalpella tutti i capitelli e basi dei fornici affinché siano tutti uguali, e lucida tutte le colonne.

Questi concetti di uniformità e regolarità sono proprie del 700.

Il papa venne invitato all'inaugurazione e criticò apertamente l'opera di Fuga che, per la sua regolarità e

lucentezza, sembrava una sala da ballo e non più una basilica paleocristiana, adesso priva di Vetustas. Non si

può rendere un'architettura nuova, inizia un dibattito sul concetto di RESTAURO.

Altro caso di critica al restauro avvenne a S.Croce in Gerusalemme (1744) di Gregorini e Passalacqua. Il papa

disse che da una chiesa avevano tirato fuori un fienile.

FUGA

PALAZZO DELLA CONSULTA, 1732

Fa parte dei nuovi edifici monumentali statali che garantiscono giustizia, benessere cittadino. Fu commissionato

da Papa Clemente XII perché ospitasse il consiglio di Stato Pontificio. In questo caso abbiamo una facciata

500esca che fronteggia il Quirinale. In questa zona abbiamo una vera e propria cittadella del potere. E' un

architettura funzionalista, priva di elementi decorativistici che non hanno senso di esistere negli uffici.

Pianta trapezoidale data dalla forma del luogo, con cortile quadrato.

PALAZZO CORSINI (1740) - Forse l'ultimo grande palazzo, non più destinati a famiglie aristocratiche ma vero e

proprio edificio rappresentativo impostato come un condominio. Viene realizzato per la famiglia Corsini, che già

possedeva lo sfarzoso Palazzo Corsini sull’Arno a Firenze, a cui prese parte anche Gherardo Silvani.

Palazzo sfarzoso in stile barocco.

PALAZZO DEI POVERI, NAPOLI (1750)

E' il primo esempio di intervento nella Nuova Napoli Capitale, che deve rispondere ad una crescente

sovrappopolazione e ai problemi dei rifiuti. Oltre al palazzo dei poveri, viene costruita in questo periodo la

Reggia di Caserta, sul modello francese di portare l'aristocrazia fuori dal caos cittadino. L'albergo dei poveri si

basa sull'idea cattolica che il povero sia da curare, necessari alla cristianità per fare carità. Era un vero e proprio

reclusorio, ripreso da Roma dall'Ospizio di San Francesco a Ripa. Quest'ultimo è il primo edificio con divisione

uomo/donna ai quali si garantiva anche un'istruzione per futuri campi lavorativi.

Il palazzo dei poveri è monumentale, e viene realizzato solo in piccola parte (meno della metà). Per tutto il 900 è

stata un'enorme rovina, era un edificio che richiedeva grandi sforzi economici per la manutenzione.

LUIGI VANVITELLI

LA REGGIA DI CASERTA

A partire da metà 700 Carlo III Borbone, Re di

Napoli e Sicilia dal 1735-17, promosse una serie

di interventi volti a riqualificare a livello urbano la

città di Napoli e l'intero territorio circostante. Tale

progetto prevedeva la creazione di una cittadella

ideale nelle vicinanze della capitale, che

divenisse un centro con funzioni amministrative,

politiche e militari, organizzato intorno ad una

maestosa residenza immersa nella natura.

Il progetto fu assegnato a Vanvitelli nel 1751,

figlio del vedutista Van Wittel. Dell'ambizioso

progetto verranno realizzati però solo il parco e il

palazzo reale. L'interruzione dei lavori fu dovuta

alla partenza di Carlo III per la Spagna, di cui

diverrà sovrano nel 1759, e alla lentezza dei lavori.

Da un lato il sovrano fa erigere il Palazzo dei Poveri, dall'altro canto esalta il suo potere con una reggia simil-

Versailles. Rispetto a Versailles però Vanvitelli ostentò un linguaggio più trattenuto: si ha una pianta rettangolare

caratterizzata da una severa connotazione geometrica e simmetrica. Al suo interno due bracci si incrociano

perpendicolarmente formando un ampio ottagono disposto su due piani raccordati da uno scenografico scalone

d'onore a doppia rampa. (Lo scalone è posto al centro e i 4 cortili ai lati, è l'opposto di Pitti con corte centrale e

scala laterale).

Anche le facciate, esterna e interna, presentano aspetto AUSTERO e simile tra loro: una doppia fila di finestre

rettangolari scandite da paraste corre sopra un alto basamento bugnato. L'ingresso principale è messo in

evidenza da un corpo leggermente aggettante e da un arco di ingresso sopra il quale si apre un'ampia finestra

centinata inquadrata da 4 colonne monumentali che sorreggono un frontone triangolare.

Severità dei prospetti preannunciano soluzioni NEOCLASSICHE, gli interni invece sono riccamente decorati in

stile Rococò e creano ambianti molto suggestivi, come la parte della CAPPELLA PALATINA, una grande sala

coperta da una volta a botte e percorsa lungo le pareti da un loggiato colonnato.

IL PARCO venne ultimato dal figlio Carlo. Disposto lungo un asse longitudinale, come Versailles e riprende il

corso del fiume che scende dalla vicina collina creando una vera e propria Via d'acqua scandite da vasche

rettangolari. Le sculture sono ispirate a episodi delle Metamorfosi di Ovidio.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Piccettino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Bevilacqua Mario.

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