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Appunti per la preparazione dell'esame di Storia dell'architettura del professoressa Giacomini, terzo anno.
Argomenti trattati:
Architettura greca
Architettura ellenistica
Architettura etrusca
Architettura romana
Architettura paleocristiana
Architettura bizantina
Architettura carolingia
Architettura romanica in europa
Architettura romanica in italia
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Esame di Storia dell'architettura docente Prof. L. Giacomini

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ESTRATTO DOCUMENTO

 Chiesa di S. Andrea: costruita nel 1472-1732 a Mantova; Alberti propone di

modificare il progetto con tre navate di Manetti proponendo un’unica navata con

tre cappelle laterali e altre minori tra pilastri a sezione quadrata e rettangolare. La

copertura a volta a botte cassettonata è in muratura; la facciata si ispira al nartece

paleocristiano e, tra transetto e navata, c’è una cupola non progettata dall’Alberti.

Il modello è a navata unica, di successo dopo la Controriforma; gli interni riprendono S. Spirito

del Brunelleschi e la Basilica di Massenzio. La facciata con lesene di altezze diverse e con

alternanza ritmica di interasse maggiore e minore (travata ritmica), è un adeguamento del

linguaggio classico con riferimenti al tempio (trabeazioni) e all’arco trionfale (struttura

tridimensionale); essa presenta tre aperture con la centrale ad arco e le laterali architravate. Le

lesene corinzie su alti piedistalli sostengono una trabeazione su cui poggia un timpano; le

misure della facciata rimandano agli interni. L'accesso è sopraelevato a cui si accede tramite

una scalinata; il vestibolo laterale ha copertura con volta a botte cassettonata.

Palazzi rinascimentali fiorentini: danno un segno più marcato all’urbanistica, sono un'evoluzione del

palazzo medievale, con più monumentalità, maggiore larghezza della facciata e altezza pressoché

invariata. Sono destinati all’alta borghesia ed hanno aree di servizio come magazzini e stalle ed aree

commerciali; emblemi e stemmi si aggiungono alle decorazioni del palazzo.

 Palazzo Medici-Riccardi: realizzato nel 1444-1459 dall'architetto Michelazzo di Bartolomeo;

come una domus romana, ha gli ambienti disposti attorno ad una corte (pubblica) circondata su

tutti i lati da un portico di archi su colonne corinzie, con trabeazione e struttura

muraria aperta da bifore classicheggianti (modello medievale) più una parte loggiata

all’ultimo livello. Dalla corte si hanno le scale per i piani superiori, il piano

rappresentanza ospita anche una cappella chiusa da volta a botte; vi è poi un giardino

privato collegato alla corte. L'accesso avviene tramite un vestibolo coperto da volta a

botte; la facciata è molto estesa in lunghezza con tre piani suddivisi da marcapiano e

finestroni michelangioleschi. Il bugnato è progressivamente più raffinato salendo.

 Palazzo Rucellai: commissionato nel 1450-1470 da Giovanni R. all'architetto Alberti; si tratta di

un primo esempio di facciata di palazzo "all'antica", è quasi una riproposizione in piano del

colosseo. Presenta trabeazioni tutte uguali, un fregio continuo e delle campate più grandi

sugli ingressi; il progetto originale era simmetrico, con l’acquisto di nuovo lotto l’edificio

viene ampliato. Le finestre a bifora e portali trabeati sono un richiamo del Pantheon; vi

sono delle lesene sui tre piani in ordine dorico, ionico e corinzio. Il basamento ricorda il

piano attico del colosseo; la pianta è irregolare e porticata su tre lati. Per creare piazzetta

sul fronte principale, comprano ed abbattono gli edifici che occupavano l'area.

 Palazzo Strozzi: realizzato nel 1489-1536 dagli architetti Benedetto da Maiano e Simone del

Pollaiolo su committenza di Filippo S.; il palazzo è molto regolare e diviso in parti uguali per

i figli, presenta una pianta quasi quadrata con tre piani fuori terra e, sulle pareti, un

bugnato a cuscino nella parte inferiore, ribassato al centro e liscio superiormente. La corte

reinterpreta il modello quattrocentesco con logge nella parte inferiore e sommitale e

finestrature intermedie a bifora; riprende il monumentale equilibrio della Roma imperiale.

Ville medicee: dalla metà del XIV secolo, la borghesia cittadina inizia ad acquistare terreni nelle

campagne, coltivate e bonificate in larga scala, per costruire ville signorili su modello della villa

antica e con il recupero del concetto di otium. Durante il XV secolo la famiglia Medici fa realizzare

cinque ville, le prime quattro progettate da Michelazzo di Bartolomeo e l'ultima da Giuliano da

Sangallo; le più antiche conservano una struttura castellana con torri e beccatelli e funzione

difensiva ma nessuna è una stabile residenza del signore. 27

 Villa del Trebbio: (1427-1438) edificio già esistente con pianta trapezoidale, scale nella

corte, spesse murature e torre; le finestre sono solo dove necessarie per l’interno, le mura non

hanno funzione difensiva ed i camminamenti sono sorretti da beccatelli. Sul fronte si trovano

delle strutture di servizio ed un giardino circondato da un muro come nei castelli medievali.

 Villa di Cafaggiolo: (1443-1446) castello preesistente con fossati e ragnaie (reti sugli alberi per

cacciare i volatili) a cui Michelazzo tenta di dare maggiore regolarità in pianta, conservando

l’aspetto castellano e mantenendo l'accesso protetto da torre. Vi sono due corti senza scale

esterne circondate da sottili murature ed un grande orto sul retro circondato da

muro e munito di fontana.

 Villa a Fiesole: (1451-1457) luogo di otium finalizzato alle attività culturali;

Michelazzo guarda nuovamente all'antico, risolvendo la natura scoscesa del luogo

con terrazzamenti e posizionando la parte residenziale sulla panoramica migliore

e gli ambienti di servizio (cantine, magazzini e stalle) nel terrazzamento inferiore. Il cortile non è

aperto, infatti al centro si trova una grande sala di ricevimento aperta verso il giardino; le

finestre e gli archi sono disposti regolarmente e simmetrici tra loro.

 Villa di Careggi: (1459) segna il passaggio da villa-castello a villa suburbana residenziale, con

una maggiore apertura verso il giardino (corpo sporgente con loggia molto diverso dall’originale)

e senza fossati, mura e torri. Vi è la ricerca di una maggiore regolarità nella struttura

preesistente che conserva i beccatelli; la scala è inserita all’interno. Qui ha sede

l’accademia platonica con portici aperti al piano terra progettati per questa funzione;

alla loggia al piano alto corrisponde una sala di riunione per l’accademia. I giardini

sono arricchiti da statue, fontane e alberi potati con forme geometriche o animali.

 Villa di Poggio a Caiano: (1485) progettata da Giuliano da Sangallo; è una villa sperimentale di

rappresentanza (non strettamente legata alla gestione agricola) in posizione leggermente

sopraelevata da un criptoportico artificiale, che crea un terrazzamento attorno alla villa. È

circondata da ampi spazi a giardino sottratti al bosco e fa riferimento alle ville antiche con

portico e criptoportico e ai dettami dell’Alberti; la pianta è ad H con un grande

atrio e sala centrale a raccordo dei due corpi. La sala ha terrazzamenti che si

aprono verso il paesaggio circostante, ampie finestre e spigoli in pietra serena;

la loggia esastila, principale elemento decorativo della facciata, ha 4 colonne

e due lesene laterali ed è coperta da una volta a botte cassettonata.

Città ideale - città reale: nel XV secolo si vogliono applicare i principi di regolarità e simmetria

anche alla città; vista da Giorgio Martini come simile alla figura umana, con determinati organi.

Secondo Filarete la funzionalità si deve conformare alla venustas come nella sua versione utopica

di Milano descritta nel trattato “Sforzinda” che fa riferimento anche ad edifici realmente realizzati

come l’Ospedale Maggiore e il banco mediceo. Leonardo fa degli schizzi di una città in cui le strade

sono sostituite da canali d’acqua, soluzione non praticabile perché escludeva i maggiori mezzi di

trasporto dell’epoca; in un secondo progetto pensa ad una rete viaria su due livelli, con canali

stavolta non navigabili ma con funzioni igieniche; si pensa che queste idee fossero pensate per

Milano. 28

PIENZA: piccolo borgo chiamato Corsignano di impianto medievale e circondato da mura

sui colli senesi dove era nato Papa Pio II. Piccolomini, nel 1458-1464 lo rende sede vescovile

grazie ad alcuni interventi dell'architetto Bernardo Rossellino concentrati nella zona centrale e che

vanno ad interessare la chiesa ed il palazzo della famiglia Piccolomini, affacciati sulla piazza

del palazzo Vescovile, dove si trovano anche la canonica e il Comune. Viene totalmente ricostruita

la piazza della chiesa, non più orientata sull'asse est-ovest secondo i precetti religiosi,

ma con facciata sul prospetto sud della piazza; vi è anche uno studio delle viste

prospettiche e paesaggistiche verso la campagna.

 Duomo: è un struttura a tre navate con riferimento al gotico, apprezzato da Pio II

nei suoi viaggi in Germania, e l' interno reinterpretato con linguaggio rinascimentale

con archi a tutto sesto e volte a crociera; le pareti sono bianche come prescritto,

pena la scomunica, e la facciata ha tre porte inquadrate da arcate sostenute da un doppio

ordine di colonne libere. Vi è una doppia trabeazione ed un timpano sommitale.

 Palazzo Piccolomini: ha una forma quadrangolare con corte interna come i palazzi

fiorentini; l’antico viene ripreso nelle strutture più importanti (Duomo e palazzo

vescovile), mentre in questo caso il modello è palazzo Rucellai dell’Alberti. In

facciata prevale l’orizzontalità, vi è un alto basamento, presenta inoltre finestre

bifore e lesene poste ad ampi interassi; nella corte vi sono semplici finestre

rettangolari e decorazioni con affreschi. La facciata verso il giardino è aperta da

un portico al piano terra e da delle logge a quelle superiori; il giardino, circondato da panche, si

trova su una struttura muraria artificiale sotto alla quale, sulla strada, vi erano le stalle.

URBINO: nel 1444 - 1482 Federico da Montefeltro opera una strategia urbana per la

trasformazione del borgo, introducendo nuovi assi rispetto al tessuto medievale come quello che

conduceva dal centro alla porta sud. La città sorgeva tra due colli, con il centro nella sella e lo

sviluppo medievale prevalentemente ad oriente, la piazza del mercato era ai piedi del colle della

rocca, fuori dalle mura cittadine, e la residenza dei Montefeltro, che Federico renderà un palazzo

cittadino, sorgevano invece sul colle occidentale in posizione dominante,

 Palazzo Ducale: il palazzo si articola attorno ad una corte regolare a quadriportico; il perimetro

è frastagliato da logge e giardini che rapportano il palazzo con l’intorno.

La facciata principale (dei torricini), che guarda verso la valle a sud, presenta due

torri circolari ingentilite da terminazioni ad arco e simboleggiano il potere dei

castelli medievali; le logge centrali con grandi strutture ad arco sostenute da

colonne corinzie e composite sono molto innovative e simboleggiano l’occhio del

padrone che domina il territorio. La facciata urbana è tuttora incompleta con la

sola parte bassa rivestita in marmo, il resto in muratura con ancora le bocche

pontaie per l’impalcatura; le grandi porte trabeate richiamano l’architettura classica

e sono affiancate da piccole finestre. Martini interviene inserendo le aperture superiori ad

edicola in assi sfasati rispetto alle porte, sopra alle finestrelle minori. Il modello della corte ha

avuto molta fortuna ed è abbastanza innovativa; al piano terra riprende i palazzi fiorentini con

archi su colonne ma con soluzione ad angolo più complessa: con pilastro

ad L decorato da due lesene e due semicolonne laterali e trabeazione

tangente agli archi come nell’Ospedale degli Innocenti. Il piano attico

sommitale ha finestre quadrate; il piccolo giardino pensile, tipicamente

rinascimentale, presenta quattro aiuole, una fontana centrale, delle

panche ed un muro con finestre che inquadrano viste sulla vallata. 29

FERRARA: nel 1492 Ercole I d’Este affida all'architetto Rossetti un importante intervento

che segna il passaggio tra l’idea Quattrocentesca della città e quella del nuovo secolo:

viene meno la fiducia di poter governare le trasformazioni con proporzioni e regole universali. Non

si interviene nel nucleo antico, sviluppato lungo il Po, ma viene creata una nuova parte di città a

settentrione che raddoppia le dimensioni dell’abitato; viene interrato il canale che segnava il limite

nord della città e viene eretta una cerchia di mura che raccoglie anche aree periferiche adibite a

campagna in previsione di espansioni successive e da cui la città uscirà solo nel'900. I nuovi assi

principali sono via dei Priori, che collega villa Belfiore alla residenza degli Este, e via degli Angeli,

che collegava le porte; i 4 nuovi grandi quartieri non creano una scacchiera perfettamente regolare,

come previsto dalla trattatistica, ma cercano di adattarsi alla città vecchia seguendo con i nuovi assi

la direzione di quelli vecchi. All’intersezione viene aperta piazza Nuova, ma lungo via degli Angeli, in

un area meno caratterizzata dal punto di vista dinastico; le vie non tagliano la piazza ma la

affiancano (come nel Pireo) e l’incrocio è caratterizzato da tre palazzi privati monumentali.

 Palazzo dei Diamanti: è stato progettato nel 1496-1567 da Rossetti per Sigismondo

d’Este; le facciate rivolte verso la strada sono rivestite da bugne diamantate, con

punte che creano raffinate prospettive. Le finestre del secondo piano, sormontate

da timpani, sono leggermente arretrate rispetto a quelle minori sottostanti; in

sommità vi sono delle finestrine ovali del salone a doppia altezza. La lesena scolpita

all’angolo (candelabro centrale con putti, Frisoni) ed un balcone probabilmente aggiunto

successivamente segnano la facciata principale con il portale non sporgente ma con semplice

modanatura in pietra, affiancato da due lesene più tarde. L'impianto è ad U attorno ad una

corte con pozzo centrale, e con l'accesso tramite un atrio seguito da un portico con travi a vista.

 Palazzo Prosperi-Sacrati: costruito nel 1493, apparteneva al medico degli Este; lo

spigolo è sottolineato da lesene scolpite sormontate da un balcone ad angolo. Il

portale monumentale sporge sulla facciata in mattoni a vista diventando il

principale elemento decorativo della facciata che presenta colonne laterali a tutto

tondo sormontate da capitelli compositi ed un balcone con putti come mensole.

Firenze sotto Cosimo I de Medici: nel 1537-1574 propone un intervento volto a riappropriarsi della

forma della città e a riqualificare i luoghi di potere dei Medici; promuove l’identità culturale del

ducato, di cui Brunelleschi e Michelangelo sono i padri, e fonda l’Accademia del disegno per la

formazione di architetti e artisti. Viene ricostruita la “strada nuova” e la residenza dei Medici viene

spostata nel Palazzo della Signoria, l’asse commerciale viene potenziato con nuovi percorsi e negli

Uffizi si centralizzano le sedi degli uffici amministrativi e delle magistrature cittadine.

 Gli Uffizi: progettati da Vasari nel 1560; sono composti da due corpi raccordati da una struttura

di fondo con arco a serliana, simile ad un arco di trionfo, che porta alla strada nuova. Il modulo

base è quello dell’ampia sala dell’Udienza; composizione attenta alla funzionalità dell’edificio.

Gli alzati sono modulari con finestre tra le colonne doriche del portico coperto da volta a botte

finestrata al piano terra. Riscontra dei problemi statici a causa della vicinanza col fiume.

 Palazzo Pitti: il progetto originale del 1440 è di Brunelleschi e presenta una facciata trattata

interamente bugnato; nel 1560 Cosimo I decide di renderlo sua residenza e commissiona ad

Ammanati un ampliamento con due corpi collegati agli angoli della facciata verso il cortile

interno. La corte viene considerata facciata principale per il giardino; al piano terra vi è un

ordine dorico con rocchi bombati mentre sopra l'ordine è ionico. L’interasse dell’ingresso

principale è ampliato e nel giardino vi è un teatro aperto visibile anche dalle logge del palazzo.

 Corridoio segreto: nel 1565 Cosimo I commissiona a Vasari un corridoio segreto lungo diversi

chilometri e sostenuto da logge per spostarsi dalla residenza suburbana di palazzo Pitti a quella

urbana di palazzo della Signoria senza il rischio di incorrere in attentati sulle strade. 30

I

L CINQUECENTO

Tra la fine XV - XVI secolo la nuova maniera rinascimentale cerca di unificare i linguaggi superando i

particolarismi locali e ha come centro Roma e come riferimento la Roma classica.

DONATO BRAMANTE: (1444-1514) originario di Urbino, fu il maggiore architetto della sua epoca;

formazione da pittore e prospettico, viaggia molto e tra il 1480 e il 1499 è a Milano alla corte di

Ludovico il Moro, si trasferisce poi a Roma dove il suo principale committente è Papa Giulio II.

Mette a punto nelle sue opere romane la nuova maniera caratterizzata dalla percezione degli

elementi, il riferimento all’antico analizzato scientificamente e la ricerca di elementi di sintesi.

 Chiesa di S. Maria presso S. Satiro: progettata nel 1478 a Milano, prima dell'arrivo

di Bramante doveva essere un edificio contenuto; in seguito, viene realizzata con

pianta a croce commissa con un corpo principale a tre navate divise da archi a tutto

sesto su pilastri e un transetto a due. La zona presbiteriale, molto ridotta per la

presenza di una strada retrostante, viene dilatata dalla prospettiva degli affreschi; la

sagrestia è uno spazio quadrato, internamente ottagonale, tra il transetto e il corpo

principale. Ricorda i sacelli delle chiese paleocristiane e ha spigoli ornati da lesene nella

parte bassa, sormontate da trabeazione con sculture in terracotta di teste tipiche dell’area

lombarda; sopra ancora vi è una loggia con due archi minori per ogni campata e nicchie

lungo gli assi diagonali che dilatano lo spazio. La parete del transetto è scavata da nicchie

arcuate; la cupola si imposta su archi e pennacchi ed è nascosta all’esterno da un tiburio

cilindrico. La copertura, a volta a botte cassettonata, è dipinta come S. Andrea di Mantova;

l'esterno, invece, ha i mattoni a vista e solo i capitelli sono intonacati.

 Tribuna di S. Maria della Grazie: realizzata nel 1492 nella chiesa tardo gotica di Milano;

ha impianto centrico per la funzione funeraria originale e dilata lo spazio quadrato

orizzontalmente con due grandi absidi semicircolari sul transetto, introdotti da due

grandi pilastri ad L con una cornice che dà continuità con la zona absidata. Gli archi a

tutto sesto contrastano con quelli gotici a sesto acuto; l’arco centrale e i pennacchi

sono decorati con particolari cerchi. Il tamburo è scandito da pilastrini; la scarsella,

coperta da una volta ad ombrello (simile a cupola), è decorata da cerchi incavati. All’esterno

contrasto tra la muratura a vista e quella intonacata tipico del rinascimento lombardo.

 Tempietto di S. Pietro in Montorio: realizzato nel 1502 a Roma nel luogo in cui fu crocifisso il

Santo e dove esistevano già una chiesa e un convento; inserito in una corte circolare colonnata,

ha forma circolare, su modello dei tholoi greci e romani, è in travertino ed è circondato

da un peristilio dorico in granito con capitelli in marmo bianco. A differenza degli esempi

antichi, sulla cella sono presenti delle lesene che riportano la scansione dovuta all’ordine,

in cui negli interassi maggiori si trovano absidi di gusto romano e nei minori nicchie con

statue. La cella circolare è posta su tre gradini basamentali alla greca ma anche su un

podio rialzato alla romana; la cupola semicircolare a calotta unica in calcestruzzo non

poggia sulla cella, come negli esempi antichi, ma su un tamburo che la slancia. Il tipo di

fruizione preferibilmente esterna è all’antica, infatti l’interno è largamente occupato

dall’altare, visibile dalla porta che apre la cella. 31

 Cortile del Belvedere: realizzato in Vaticano nel 1505

per la necessità di collegare due strutture preesistenti in uno spazio piuttosto ampio; assume

come modello le ville e i palazzi imperiali (domus Aurea, villa Adriana, Palatium). Erano previsti

due lunghi porticati laterali percorribili, tre terrazzamenti, logge, corti con sculture, un teatro

all’aperto e delle fontane; il passaggio alla seconda terrazza avviene attraverso una gradinata

destinata agli spettatori con al centro una scalinata. Il terzo terrazzamento a giardino si

raggiunge tramite una scala a tenaglia con gradinate racchiuse da due torrette ed accoglie una

fontana sull’asse di simmetria. A metà del XVI secolo si inserisce la biblioteca Vaticana che

snatura il progetto originario, non completato. Una scala a chiocciola dà l’accesso ai corpi

laterali, la struttura a spirale dà effetto dinamico anche se c’è un unico punto di fuga nel pozzo

delle scale; in basso vi sono colonne doriche, poi ioniche, corinzie e composite.

 Basilica di S. Pietro: progettata nel 1506, nell'ipotesi iniziale era ad impianto centrale con croce

greca, quattro torrette agli angoli e invaso quadrato centrale coperto da una cupola in

calcestruzzo sorretta da piloni tagliati in diagonale, che mettono in crisi l’idea quattrocentesca

dell’utilizzo delle sole figure geometricamente regolari di quadrato e cerchio.

Un sistema di cappelle laterali che riprendevano la croce greca con invaso 3

quadrato coperto dalla cupola in cui vi erano aperture del tamburo

diaframmate da colonne; l’idea simboleggiava il sacro (quadrato-terra, 1

cerchio-divino, crocepunti cardinali) con un'attenzione ai vuoti e allo spazio

che dava un effetto simile a quello degli edifici antichi. Il progetto (1) non 2

viene accettato e dopo la morte di Bramante passa a Raffaello (2), che

conserva l’idea di base abbandonando però l’impianto a croce greca;

Peruzzi (3)riprende la croce greca aggiungendo torri sporgenti ai lati.

Il progetto di Antonio da Sangallo il giovane (4) giustappone un nuovo 4 5

corpo all’idea bramantesca e aggiunge due torri in facciata; Michelangelo (5 )

infine aggiunge un corpo longitudinale che trasforma la pianta in una croce latina.

 Palazzo Caprini: costruito nel 1501-1510 a Roma; l'accesso avviene attraverso una scala per il

piano nobile in cui la sala principale era all’angolo con doppio affaccio. La facciata,

criticando la sovrapposizione precedente dei tre ordini, riprende le insulae romane

con botteghe al piano terra e residenze ai piani superiori; utilizza un bugnato rustico

nel piano terra, ordine architettonico con semicolonne binate a scansione delle

finestre nel piano nobile e trabeazione dorica sommitale con metope e trifigli.

RAFFAELLO SANZIO: (1483-1520) nasce ad Urbino con un padre pittore prospettico e si interessa di

arte e architettura antica. Nel 1503 si trasferisce a Siena dove avrà contatti anche con Firenze e nel

1508 arriva a Roma, dove entra in contatto con Bramante e comincia a fare esperienza come

architetto; nel 1514 diventa primo architetto per la realizzazione di S. Pietro. Le sue opere non sono

fatte per essere osservate da fermi, ma vanno fruite da più punti di vista lasciando libero l'utente.

 Cappella Chigi in S. Maria del Popolo: realizzata nel 1513 a Roma; l'ingresso la mette in

contatto con la navata ma non permette di percepire l’intero aspetto della cappella,

determinando una comprensione parziale del visitatore che non entra. 4 grandi archi

definiscono i pennacchi su cui si imposta la cupola; i pilastri sono ornati da lesene

corinzie e agli angoli ci sono nicchie poco profonde. Riporta gli elementi architettonici in

scala umana anche per le dimensioni ridotte; le decorazioni con pitture e statue a tutto

tondo nei pilastri scavati. 32

 Villa Madama: commissionata dai Medici a Roma; Raffaello abbandonata

un’architettura totalmente simmetrica anche per la natura del terreno. La

pianta è a croce con due assi, sull’asse maggiore si trova l’ingresso con una facciata dominata

da due torri, dietro a cui si trova una scalinata, la parte estiva si apre su una loggia che dà su

una serie di terrazzamenti; sull’altro asse si trova un teatro all’antica accessibile anche dalla

corte ed, al piano inferiore, scuderie e locali di servizio. L’unica parte realizzata della villa è metà

corte e cinque camere della parte estiva su due livelli, con la grande loggia che dava sui giardini

rinascimentali con assi, fontane e una vasca d’acqua (pescheria); i terrazzamenti di modello

antico avevano geometrie regolari ma anche più complesse come l’ellisse, usato molto nel

barocco. Negli alzati liberi vi erano riferimenti all’antico con colonne doriche su sfondo bugnato,

finestre ad edicola con cimasa piana, lesene e soffitto (con dipinti grotteschi) rivestiti da stucco.

BALDASSARRE PERUZZI: (1481-1536) pittore prospettico e scenografo; nel 1505 si trasferisce a

Roma, dove studia l’antico e nel 1520 lavora nel cantiere di S. Pietro.

 Villa Farnesina: commissionata dalla famiglia Chigi nel 1509-1511; si trova in

periferia a Roma in un grande giardino sul Tevere, è vicina al Vaticano ed al

palazzo cittadino dei Chigi. È una delle prime ville con pianta ad U con simmetria

solo esterna, da un lato ha una vista panoramica sul Tevere di sensibilità antica,

con loggia oggi tamponata con muratura e sul retro vi è un piccolo giardino, che dà sull’altra

loggia tamponata con vetrate, racchiuso da muri con assi e fontane. A modello degli alzati

vengono presi gli edifici privati cittadini, di conseguenza non sono quelli tipici della villa; vi sono

due ordini dorici sovrapposti ed una fascia sommitale decorata con festoni. L'apparato

decorativo delle logge, curato da Raffaello, con architetture dipinte che sfondano virtualmente

le parete con viste sulla città di Roma al di là di colonne binate, modello a quelle di palazzo Tè.

 Palazzo Massimo alle Colonne: ristrutturato nel 1532 a Roma su un precedente edificio con

loggia in facciata, corridoio e corte trapezoidale; la loggia, con copertura piana a cassettoni di

pietra e nicchie laterali completate da statue, viene adattata alla forma curva della strada,

senza imporre una regolarità in contrasto col luogo, il corridoio è asimmetrico rispetto

all’impianto generale ma simmetrico alla loggia. La corte di regolare forma

rettangolare ha colonne trabeate (senza archi) di ordine ionico sovrapposto

al dorico del piano terra con copertura a volta della loggia in contrasto con

quella in facciata; lo scalone viene spostato a lato per ottenere ambienti

più grandi come il salone principale che si sviluppa sopra alla loggia

inferiore e si articola in un’ulteriore loggia sul lato opposto verso la corte,

in fondo alla quale si trova un’altra sala più piccola. La facciata verso la

strada, rivestita col bugnato, ha ai piani superiori tre file di finestre in

intercolunni della loggia sottostante (contraddizione statica), maggiori al

primo piano e quadrate ai superiori; in realtà i piani rialzati sono solo due

a differenza di ciò che suggeriscono le finestre. 33

ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE: (1484-1546) fiorentino con formazione tecnica di cantiere,

inizia a lavorare a Roma come carpentiere; viene introdotto all’architettura nella bottega di

Raffaello, di cui è allievo ma anche critico. Guarda all’antico in modo rigoroso,

attenendosi scrupolosamente ai principi di Vitruvio; i suoi disegni sono

prevalentemente tecnici, con poche prospettive e una grande linearità.

 Palazzo Farnese: realizzata a Roma nel 1517-1589, quando Farnese

diventa Papa nel 1584 il palazzo viene nuovamente ampliato; è un

palazzo grandioso con un'immensa corte quadrata con quadriportico, occupa un intero isolato

ed ha quindi quattro affacci su strada. In corrispondenza degli accessi i due lati del portico sono

più profondi; gli ambienti sono tutti quadrati o rettangolari, simmetrici dove possibile. Su un

fronte vengono acquistate e abbattute delle case per aprire una piazza che consentiva di

percepire al meglio la facciata innovativa, semplice ma monumentale, senza bugnato e ordine

architettonico e scandita orizzontalmente da marcapiano; gli spigoli sono definiti da fasce di

bugnato ed un cornicione in sommità conclude la composizione. Le aperture sono diversificate,

più semplici al piano terra con finestre ad edicola ad una sola cimasa, più complesse ai piani

superiori in cui è doppia. Nel 1546 Michelangelo vince il concorso per completare la parte

sommitale, espande l’ultimo piano più degli altri due e aggiunge il cornicione di gusto quasi

plastico; modifica anche le finestre reinterpretando con forme innovative i modelli canonici

(timpano spezzato). L'atrio dava un effetto di sorpresa dopo il piccolo accesso con volta a botte

cassettonata su colonne doriche; nel cortile si attua il sistema romano con archi a tutto sesto su

pilastri ornati da semicolonne con i tre ordini sovrapposti. Michelangelo chiude le logge ai piani

superiori inserendo finestre con grandi timpani; all’ultimo piano inserisce invece lesene e

finestre con cimasa arcuata.

GIULIO ROMANO (PIPPI): (1499-1546) romano, allievo di Raffaello; conosce approfonditamente la

classicità, che reinterpreta liberamente, e ha una formazione pittorica, estesa in seguito

all’architettura e alla prospettiva. Il suo ideale è creare edifici unitari nella globalità delle arti;

lavora Roma ed a Mantova dove diventerà referente per tutta l’architettura cittadina,

con interventi per la salubrità urbana rapportandosi con il contesto preesistente e

creando architetture innovative e stravaganti. A Mantova realizza delle pescherie

recuperando l’idea del portico con tipologie edilizie medievali dell’area padana.

 Villa Lante: realizzata nel 1518-1520 a Roma su dei resti antichi di forma regolare;

l'impianto rettangolare è suddiviso regolarmente, non è simmetrico per questioni

funzionali e per aprire la villa al paesaggio circostante. Tutta la struttura rispetta le proporzioni

vitruviane, la facciata ha un portico centrale preceduto da una scalinata e con forme classiche

(lesene doriche al p.t. e ioniche al p. nobile) rielaborate nella forma e nelle decorazioni.

 Casa di G. Romano a Roma: realizzata nel 1520; utilizza in modo innovativo il muro a bugnato

e dà maggior rilievo agli archi delle aperture. Le forme sono ingigantite per una maggiore

volumetria; l’ordine è rustico, con conci non lavorati ed elementi perfettamente lavorati.

 Casa di G. Romano a Mantova: realizzata nel 1544; l’ordine tuscanico rielaborato è

archivoltato e il bugnato, ridotto ad un elemento quasi grafico, è in tutta la facciata,

scavata con grandi arcate da cui ricava finestre ad edicola. Il marcapiano si spezza in

un timpano incompleto in corrispondenza della piattabanda del portale, sopra cui si

trova un’arcata non finestrata con una nicchia completata da una statua di Mercurio.

 Cortile della Cavallerizza: costruito nel 1556 a Mantova, nella parte di Palazzo Ducale

accessibile dal castello; l’ordine non è più classico ma dorico su colonne tortili decorative e non

portanti. Le cornici delle finestre non hanno timpani, ma piattabande decorative; all’interno la

struttura ha forma di grotta artificiale. 34

 Palazzo Te: realizzato nel 1525-1534 a Mantova su

committenza Federico II Gonzaga; si trova sull’isola del Teieto, in cui si trovavano le scuderie. La

villa ha impianto classico e si rifà alle ville romane; l'accesso avviene tramite un atrio tetrastilo e

poi attraverso un cortile quadrato: la loggia di Davide all’antica (con colonne riprese dai dipinti

di villa Farnesina), e un corridoio affiancato da due peschiere con tre arcate a serliana

sormontate da timpano, per arrivare infine al giardino, chiuso in fondo da una grande esedra

seicentesca, vicino a cui si trova una villa segreta con una piccola grotta artificiale. Nei

prospetti l’altezza corrisponde ad un quarto della larghezza; riprende gli elementi che

nelle ville romane erano separati su piani diversi, sovrapponendo il bugnato rustico con

conci ingigantiti di ordine architettonico (dorico) delle lesene. A causa delle preesistenze,

le finestre non sono perfettamente simmetriche, corrette con giochi di prospettiva; le

quattro facciate della corte non sono trattate allo stesso modo, con una libertà

espressiva sorprendente. Lo stile manierista dà l’impressione che la struttura stia per cedere

sotto il peso sostenuto, simboleggiando la perdita delle certezze dell’uomo rinascimentale.

JACOPO SANSOVINO: (1486-1570) fiorentino, allievo a Roma di Andrea Sansovino e Giuliano da

Sangallo; studia l’antico ed è influenzato da Bramante. Nel 1527 si trasferisce in Veneto.

 Libreria marciana: realizzata nel 1537-1591 a Venezia; si tratta di nuovo corpo edilizio di fronte

al palazzo ducale in Piazza S. Marco, che ridefinisce e regolarizza lo spazio, abbattuti gli edifici

retrostanti al campanile per arretrare il fronte. Si ispira alle architetture del luogo realizzando

arcate attorno ai nuovi edifici; la libreria ha impianto rettangolare con portico, al piano terra si

trovano botteghe e spazi pubblici, con al centro lo scalone di accesso monumentale con doppia

rampa per il piano superiore, dove si sviluppa la biblioteca. La copertura è a volta sotto la

capriata lignea e col suo crollo provoca l’incarcerazione di Sansovino; in

facciata vi è il sistema romano con arcate su pilastri decorati da semicolonne

doriche al piano terra e una trabeazione dilatata verticalmente e sormontata

da balaustra. Il piano superiore è più complesso, ha una loggia con archi a

serliana (trabeazione e archi alternata); la facciata ricerca volumetria e accentua le decorazioni.

 La Zecca: realizzato nel 1536, l'edificio della zecca di stato veneziana è trapezoidale

e si trova dietro alla libreria marciana; la facciata con tre livelli è realizzata con

bugnato rustico di grande matericità. Al piano terra utilizza un ordine rustico dorico

con colonne unite agli archi tramite rocchi; ai piani superiori l'ordine rustico è ionico

e vi è un'alternanza di fasce di diversi spessori con grandi finestre ad edicola.

 Ca’ Corner: realizzata a Venezia nel 1530-1545; la facciata principale è aperta sul

canale con loggia al piano terra in bugnato che si apre a triforio richiamando Palazzo

Te. La facciata, di una certa complessità, produce giochi di luci e d ombre; la pianta è

irregolare con una grande corte quadrata con archi a tutto sesto tra le lesene trabeate.

 Villa Garzoni: realizzata nel 1540 a Pontecasale, presso Padova; è una villa di campagna

con funzione rappresentativa ma anche pratica per la vita agricola, l'architetto, però, non ne

tiene considerazione e progetta un vero monumento in piena campagna. Il corpo principale ha

al centro una grande loggia su entrambi i piani, divisi da un’alta fascia di marcapiano; le finestre

sono ad archi a tutto sesto e c’è continuità tra il viale esterno

e il cortile dell’edificio. La pianta ad U ha all’interno una grande

corte quadrata con un quadriportico simile ad un chiostro ed

una fontana centrale. 35

MICHELE SANMICHELI: (1484-1559) si forma a Firenze e a Roma, ma opera soprattutto a Verona;

con Antonio da Sangallo analizza le fortificazioni dello stato pontificio e dal 1530 lavora per la

Repubblica di Venezia come ingegnere militare, consolidando le fortificazioni della Serenissima nei

domini greci, dove viene in contatto con le rovine dell’antica Grecia. Lavora 30 anni alle

fortificazioni di Verona, che all’epoca erano ancora in stile tardo gotico; importa da Roma i modelli

classici, operando però con una certa libertà e creando architetture sia antiche che moderne.

 Palazzo Canossa: realizzato nel 1526-1528 a Verona per il Vescovo L. Canossa, a modello di

palazzo Caprini di Bramante; al piano terra vi è una loggia con tre archi a tutto

sesto, con quello centrale praticabile, al primo piano vi sono delle lesene corinzie

binate ed appiattite tra cui si aprono finestre arcuate; la terminazione con

balaustra in pietra è sormontata da statue a tutto tondo. La pianta è ad U

sebbene il progetto prevedesse un ulteriore corpo sul retro; l’accesso avviene

dalla loggia che conduce ad un atrio con in fondo una struttura porticata aperta verso il cortile.

 Palazzo Grimani: realizzato nel 1557 a Venezia su un lotto irregolare; unisce aspetti

dell’architettura veneziana con altri della villa classica. Dopo l’atrio di ingresso si sviluppa

il portego veneziano e poi la corte; in facciata viene ripresa della tradizione classica con

una sorta di arco trionfale all’accesso con una apertura maggiore affiancata da due

minori. L'ordine architettonico è corinzio al piano terra e al primo, ed è ionico al secondo.

MICHELANGELO BUONARROTI: (1475-1564) fiorentino, si forma nella bottega del Ghirlandaio in

tutti gli ambiti artistici si considera prevalentemente uno scultore e lavora alla corte di Lorenzo de

Medici; ha una diversa concezione dell’antico e del classico, che vengono superati. I suoi progetti,

visualizzati spesso con modelli in terracotta, sono idealizzati, infatti non riportano mai quote e dati

tecnici; la sua più famosa opera pittorica è la Cappella Sistina, in cui i dipinti sono strettamente

legati alle architetture in una ricerca di plasticità; lavora a Firenze fino al 1512, poi dal 1533 a Roma.

 Chiesa di S. Lorenzo: gli ampliamenti, iniziati nel 1519, prevedevano anche un intervento in

facciata che non venne realizzato. Nella Sagrestia Nuova, voluta da Leone X, Michelangelo

prende a modello quella vecchia di Brunelleschi (dal lato opposto del transetto), con

impianto praticamente identico composto di un grande spazio quadrato su cui si

attesta una scarsella quadrata; nell’alzato viene ripresa la scansione nell’ordine

corinzio con lesene scanalate e primo e secondo ordine minore che scandiscono

la parete in tre settori. Lo slancio verticale avviene con l’inserimento di un piano

attico; mentre la cupola emisferica si rifà al Pantheon su un sistema di archi e

pennacchi ma la lanterna presenta all’esterno un innovativo peristilio di colonne

che influenzerà architetti successivi. La finestra posta nella volta è trapezoidale

per conformarsi alleviste prospettiche; i frontoni sono originalmente spezzati in

basso. Nella nicchia sono inseriti i sepolcri con sculture in marmo bianco instabili

di tipo manierista raffiguranti mattino, pomeriggio, sera e notte. La Biblioteca Laurenziana,

commissionata da Clemente VII, è al secondo piano del convento adiacente al transetto da cui

si accede; il vestibolo quadrato di ingresso con lo scalone è giustapposto al rettangolo

della biblioteca vera e propria. Nel vestibolo di accesso (ricetto) Michelangelo finge

una struttura diversa con semicolonne su mensole su tre livelli, ma in realtà ha stessa

struttura portante della sala; lo scalone occupa completamente il ricetto ed è

concepito come un elemento scultoreo con tre rampe che in conclusione si fondono

in una. Il problema statico è risolto da contrafforti esterni, ai quali corrispondono

paraste corinzie interne con funzione strutturale e decorativa; è stata progettata ma

non realizzata anche una sala triangolare per i libri rari con pareti scavate da nicchie. 36

 Piazza del Campidoglio: realizzata nel 1537 a Roma sul colle Capitolino sulle

strutture del tabularium romano e con impianto fortemente irregolare; Papa

Farnese vuole conferire un aspetto monumentale alle strutture politiche della città (palazzo dei

senatori, dei conservatori, chiesa di Ora Cieli) e conferire unitarietà allo spazio architettonico.

Per regolarizzare lo spazio viene costruito un nuovo palazzo creando uno spazio trapezoidale

con il palazzo dei senatori come fondale; l’effetto ottico fa percepire un rettangolo anziché un

trapezio. I due poli di potere di Roma (religioso e politico) vengono uniti, infatti dalla sommità

del colle si vede la cupola di S. Pietro; la pavimentazione presenta un disegno ovale

centrifugo e centripeto al centro del quale si trova la statua di Marco Aurelio, che

diventa il fulcro della piazza. Gli alzati presentano pilastri corinzi di ordine gigante

e vi è molta attenzione alle molteplici visioni prospettiche degli edifici. Il palazzo

dei Senatori viene preceduto da un nuovo scalone di accesso; il piano terra, con le

carceri, è trattato come un basamento bugnato mentre la parte superiore, con due piani,

presenta un ordine gigante corinzio. Il palazzo dei Conservatori si basa sempre

sull'ordine gigante che al primo piano interrompe la trabeazione; è concluso

con una balaustrata con sculture a tutto tondo. Al piano terra portico loggiato

con soffitto litico cassettonato; sono presenti gli elementi eterodossi propri

dell’architettura michelangiolesca.

 Basilica di S. Pietro: tra il 1546 ed il 1564 Michelangelo è il architetto di S. Pietro

subentrando ad Antonio da Sangallo il giovane, del quale non condivide il progetto

arrivando a chiedere al Papa di abbattere ciò che era già stato realizzato. Riprende il

progetto iniziale di Bramante a croce greca, semplificandolo con l’eliminazione delle

strutture angolari, prevede grandi pilastri di controspinta per sostenere la cupola e

tratta gli esterni con continuità plastica dall’effetto scultoreo tipico delle sue

architetture. La facciata è preceduta da un loggiato colonnato con doppio ordine con

travata ritmica di Alberti; nella zona absidale vi sono delle paraste di ordine gigante

che reggono un’alta cornice. La cupola, rialzata con costoloni rastremati su un alto

tamburo con binati di colonne, è doppia calotta come S. Maria del Fiore ed emisferica

come il Pantheon; al suo progetto sono state aggiunte 4 cupole minori angolari.

 Chiesa di S. Maria degli Angeli: nel 1561 Pio IV commissiona intervento di riqualificazione della

antiche terme di Diocleziano sulle quali viene posta la chiesa con aggiunte minime;

la struttura a croce greca è diversa dall’impianto convenzionale delle chiese. Il

nuovo corpo del coro è diviso dall’altare da un diaframma colonnato; all’interno vi

sono grandi colonne composite già presenti nella struttura preesistente. La rotonda

di ingresso, conduce all'aula centrale con ampie finestre originali della struttura termale. 37

ANDREA PALLADIO: (1508-1580) si forma come scalpellino a Padova e poi nel 1537 a Vicenza; si

avvicina all’architettura studiando geometria, matematica e rilievo, darà grande valore alle

proporzioni. Compie tre importanti viaggi a Roma, dove conosce le opere di Raffaello, Bramante e

Giulio Romano, oltre che quelle dell’antichità. Il suo famoso trattato di architettura del 1570 è

composto di quattro libri dedicati ai materiali, alla costruzione, agli ordini architettonici, alla casa

privata, agli edifici pubblici, all’urbanistica e agli studi sui templi antichi; è in volgare, illustrato e

con testi sintetici, sono prese a modello anche i suoi stessi progetti, estrapolati però dal contesto.

Non è rivolto solo agli esperti, ma anche alla praticità, infatti avrà grande fortuna; i suoi principi

sono la composizione triadica (corpo centrale + barchesse laterali con alloggi del fattore e ambienti

di servizio), la gerarchia delle parti, l’integrazione organica basata sulla proporzionalità e il

coordinamento tra interni ed esterni. Con la scoperta dell’America la borghesia commerciale

veneziana entra in crisi e inizia ad investire nell’agricoltura dell’entroterra, necessitando della villa

come centro di controllo delle tenute e come abitazione. Il decoro è garantito dall’ordine

architettonico che richiama l’antico; gli ambienti di servizio sono integrati alla villa, che ha struttura

diversa a seconda dei casi, in genere presenta un corpo principale con accesso sottolineato dalla

loggia con timpano simile ad un tempio classico, una grande scalinata esterna che porta al piano

nobile con ambienti abitativi sopra a cui si trova il piano ammezzato, collegato da stretta scala di

servizio ottenuta negli spazi di risulta. Palladio rinnova il linguaggio architettonico vicentino ancora

legato al tardo gotico: in città progetta edifici pubblici e privati, tra cui palazzi per l’aristocrazia;

spesso i progetti sono troppo grandi e dispendiosi per le possibilità economiche delle

famiglie, per cui in molti casi restano incompiuti e si adattano all’irregolarità del lotto.

Si occupa anche di chiese quando si sposta a Venezia: nella facciata vengono

sovrapposte il fronte del tempio antico, con quello centrale tetrastilo più slanciato.

 Villa Almerico “la Rotonda”: costruita nel 1566-1589 a Vicenza per Mons. Paolo

Almerico in contesto suburbano, pensata come belvedere su una collina e posta su

un alto basamento; la pianta è quadrata con doppia simmetria perpendicolare e

tutte le facciate sono trattate allo stesso modo per non creare nessun fronte

principale. La trabeazione è mutuata direttamente dal trattato vitruviano; tramite

degli scaloni monumentali si giunge alle logge esastile da cui, attraverso stretti

anditi, si arriva al salone principale di forma circolare e coperto da cupola all’antica

completamente estradossata, elemento solitamente proprio dell’architettura

religiosa, in seguito nascosta da una copertura a gradoni progettata da Scamozzi.

Dal salone si possono raggiungere i 4 appartamenti simmetrici.

 Palazzo Civena: costruito nel 1540-1546 a Vicenza; si rifà a palazzo Caprini di

Bramante, con la differenza che la struttura è più piana, con lesene meno sporgenti

mentre il portico al piano terra richiama la tradizione medievale della pianura Padana.

 Palazzo Thiene: costruito nel 1545-1549 a Vicenza; al pian terreno vi è un bugnato rustico

realizzato con mattoni e stucco mentre sopra vi è una trabeazione che introduce il piano nobile,

rivestito di bugnato liscio e lesene corinzie. Le finestre di l’ordine rustico, con rocchi appena

sbozzati e rocchi squadrati, presentano un'alternanza di timpani triangolari e tondi.

 Palazzo Valmarana: costruito nel 1565-1566 a Vicenza; la facciata presenta un

ordine gigante michelangiolesco su alto basamento, accompagnato da un ordine

minore a sostegno della prima trabeazione. Vi sono delle statue a tutto tondo sui

due spigoli dell’edificio e sopra al portone di accesso.

 Palazzo Barbaran da Porto: costruito nel 1570 a Vicenza; la facciata è quasi totalmente

ricoperta di elementi decorativi come bassorilievi con una trabeazione molto sporgente che

separa i due ordini di colonne ioniche e sopra corinzie, tra le quali ci sono finestre ad edicola

contornate da stucchi. 38

 Loggia del Capitanato: realizzata nel 1571 a Vicenza; è un edificio pubblico con triforio

in facciata ed un'aula per riunioni al piano superiore. Delle portefinestre spezzano

insolitamente la trabeazione con semicolonne giganti composite; i trifigli, solitamente

decorativi, sembrano quasi sostenere i balconcini sporgenti.

 Palazzo Chiericati: costruito a metà del XVI secolo a Vicenza, è l'unico unico palazzo vicentino

completato; la composizione è perfettamente simmetrica con due ordini sovrapposti

trabeati. La facciata è pensata come una antico portico con soffitto cassettonato

affacciato al foro e mettendo in rapporto la piazza con lo spazio privato zona; una

grande scalinata aumenta la monumentalità e conduce al portico, dopo cui si trova

l’atrio di accesso con absidi semicircolari ai lati. Al piano superiore la loggia, chiusa

nella parte centrale in corrispondenza del salone principale, è sottolineata da colonne binate.

 Basilica di Vicenza: nel 1549 interviene sul palazzo della Ragione eretto in stile tardo gotico nel

'400; i loggiati di fine crollano, per cui nel 1536 si indice un concorso per ricostruirli, che viene

vinto da Palladio con un progetto con un linguaggio all’antica proponendo arcate

centrali della stessa larghezza, mentre lateralmente le dimensioni variano nella

zona trabeata, lasciando invariata l’arcata; con questo espediente le differenze

non vengono percepite e la struttura è regolarizzata. La serliana è sostenuta da

colonnine binate disposte in profondità e leggermente inclinate verso l’esterno

per una maggiore visibilità; al piano terra l'ordine è dorico, sopra è ionico con

trabeazione vitruviana sormontata da balaustrata e statue a tutto tondo.

 Teatro olimpico: realizzato nel 1579 a Vicenza, è la sede dell’accademia olimpica di cui

Palladio era fondatore; il modello è quello del teatro romano antico, con una grande

cavea semicircolare circondata da un peristilio di colonne composite sormontate da

trabeazione balaustrata e statue. Il palco presenta il fronte scena che simula la

facciata di un edificio; Scamozzi realizza la parte delle scene, ideate in modo

innovativo con una moderna prospettiva allungata che raffigura palazzi dal linguaggio classico.

 Chiesa del Redentore: realizzata nel 1576-1577 a Venezia; è un chiaro riferimento al

Pantheon con il portico frontale e la rotonda retrostante. L’ordine minore è fatto di

lesene appena sporgenti, mentre quello maggiore presenta due pilastri composti ai lati

e due semicolonne centrali; tra pilastro e semicolonna si trova una nicchia con una statua.

La facciata principale è in mattone con gli elementi principali in pietra bianca; vi è una

grande scalinata ed un portico d’accesso, con sala congregazionale e cappelle laterali.

La zona presbiteriale ed il coro sono dividi da una grande esedra con 4 colonne.

 Chiesa di S. Giorgio Maggiore: costruita nel 1565 a Venezia; lo spazio interno richiama

le terme romane. La volta principale lunettata, è sorretta dalle parenti e non

dall’ordine di colonne che è solo decorativo; la parete è semplicemente intonacata

di bianco per accentuare i giochi di luce ed il presbiterio centrico

è leggermente rialzato. 39

VINCENZO SCAMOZZI: (1548-1616) vicentino, discepolo di Palladio; ha una formazione nella

scienza e nell’arte, impara dal padre geometria e prospettiva ed è influenzato dai trattati di Serio.

Visita Roma e Napoli dove entra in contatto con le architetture antiche, medievali rinascimentali,

che hanno per Scamozzi la medesima dignità; il suo trattato in volgare (Idea dell’architettura

universale) prende a modello anche delle sue opere, rappresentate con le loro irregolarità e

non idealizzate come Palladio, e tratta anche l’evoluzione delle tipologie nelle diverse epoche.

 Villa Pisani: realizzata nel 1574-1576 a Lonigo; reinterpreta la Rotonda di Palladio, anch'

essa è infatti su un piccolo colle ma presenta un unico asse di simmetria che individua una

facciata principale con loggia tetrastila inglobata nell’edificio e non sporgente, che porta

direttamente all’atrio. Negli spazi di risulta tra cerchio e quadrato ci sono nicchie

semicircolari che dilatano lo spazio e non le scale, come nella Rotonda, che sono poste

invece sul perimetro; la sala centrale è coperta da una calotta ad otto spicchi decorata con

costolonature che ricordano il gotico mentre la parete è bianca e senza decorazioni.

La facciata è formata da basamento, piano nobile con affaccio verso l’esterno e verso il salone

circolare a doppia altezza, e piano ammezzato.

 Palazzo Trissino-Baston: commissionato da Galeazzo Trissino nel 1578-1592 a

Vicenza; presenta un fronte regolare, mentre le irregolarità sono lasciate sul

retro. Vi è un grande atrio di ingresso prima della corte, dopo cui si trova un

altro atrio per la strada secondaria sul retro; la scala è in posizione comoda per entrambi gli

accessi con un'attenzione alla funzionalità dell’edificio ed il grande salone al piano nobile si

trova sopra all’androne e al portico. La corte quadrata è perfettamente regolare con colonne

doriche al piano terra e aperta su quattro lati con un camminamento al piano superiore; in

facciata la parte centrale è evidenziata da un binato di colonne ioniche al piano terra e lesene

corinzie sopra, sulla parete bugnata aperta da finestre trabeate ai lati dell’arco centrale.

 Teatro Ducale di Sabbioneta: realizzato nel 1588, fu primo teatro in una struttura

autonoma e non all’interno di un altro palazzo; fu ideato un modello esterno

specifico per questo edificio, prendendo ad esempio i teatri antichi e quelli

palladiani, ma eliminando il fronte scena che separava il palcoscenico dalla scena,

divisi ora solo dal coro. Gli spettatori sedevano sulla cavea a gradoni a forma di

ferro di cavallo; è ripresa la loggia palladiana retrostante, sormontata da statue

che guardano verso il palcoscenico e prima della cavea si trovano due ambienti di

accoglienza, uno per comuni spettatori e l’altro per corte di Vespasiano Gonzaga.

Il palcoscenico finge una piazza cittadina con edifici sia monumentali che gotici, in una

scenografia inclinata in legno che simula una fuga prospettica; dove la cavea incontra il

palcoscenico ci sono dipinti che ricordano la Roma antica. L'esterno è suddiviso in due

piani trattati con il piano terra bugnato e aperto da finestre semplificate

michelangiolesche sorrette da mensole, e primo piano scandito da ordine binato di

lesene doriche, con finestre e nicchie ad edicola; 40

JACOPO BAROZZI DA VIGNOLA: (1507-1573) nasce a Vignola e ha una formazione da pittore a

Bologna; realizza calchi in gesso delle statue antiche delle collezioni vaticane. Scrive un trattato che

è un vero manuale pratico nel quale spiega come costruire e proporzionare gli ordini. Particolari

sono i suoi progetti di chiese ovali, forma scarsamente usata nel Rinascimento.

 Palazzo Farnese: si trova a Caprarola; la fortezza fu progettata nel 1530 da

Sangallo e Peruzzi in posizione dominante, con pianta pentagonale e la punta

verso le colline retrostanti. Resta incompiuta fino al 1556-1573, quando

Alessandro Farnese decide di trasformarla in una villa circondata da grande

parco; Vignola tenta di aprire la struttura verso i giardini e di connetterla alla città

inserendo sul fronte una piazza trapezoidale suddivisa in tre terrazzamenti collegati

da scale a tenaglia e a forbice, come accesso monumentale. La piazza è preceduta da

una loggia che dà verso il paese, con ai lati due ambienti circolari, cappella e scala a

chiocciola, sul retro vengono addossati due giardini chiusi, quadrati e leggermente sopraelevati

lungo due lati del pentagono; la corte interna al pentagono assume forma circolare e presenta

una parete porticata in bugnato grigio nella parte inferiore e al piano superiore una travata

ritmica con archi nell’interasse maggiore delle semicolonne ioniche e porte nel minore.

 Chiesa del Gesù: commissionata dai Farnese nel 1568 a Roma con caratteristiche prescritte:

navata unica, copertura a volta e cappelle laterali; il transetto poco accentuato

e la grande cupola è sostenuta da 4 pilastri scavati all’interno per ricavare 4

cappelle e un sistema di archi e pennacchi. La navata è conclusa da una grande

abside semicircolare; simile alla struttura di S. Andrea, dove però le cappelle

laterali collaboravano al sostegno della volta e non rendevano necessari i

contrafforti. Vignola aveva previsto una semplice volta intonacata e una

facciata con doppio ordine sovrapposto che però non piace al committente

che affida il progetto a Giacomo dalla Porta.

 Cappella del Conclave: realizzata nel 1559 a Roma, presenta un esterno

rettangolare e l'interno ovale con nicchie che dilatano lo spazio agli spigoli; la

facciata non esprime la struttura interna ed è coperta da una cupola.

 S. Anna dei palafrenieri: realizzata nel 1565 a Roma, presenta un esterno rettangolare

e l'interno ovale, con due accessi su vertici successivi e cappelle sugli altri due; la

parete è scandita da colonne corinzie con cappelle e accessi nell’interasse maggiore

mentre la cupola è un'aggiunta nel XVII secolo. 41

A RCHITETTURA BAROCCA

Il termine barocco fu coniato in epoca illuminista con accezione negativa a causa della mancanza di

razionalità; lo stile si evolve tra il XVII e l'inizio del XVIII secolo, mantenendo comunque nel tempo

le proprie caratteristiche peculiari, tra cui una certa libertà espressiva poi molto criticata. Il Barocco

nasce a Roma e si diffonde nell’Italia settentrionale (in particolare a Torino), poi in Francia e

Germania evolvendosi come Rococò; viene a meno la fede nella ragione come mezzo per l’analisi

della realtà e il linguaggio degli architetti diventa più personale. Nelle città l’architettura è utilizzata

come propaganda artistica per creare una scenografia del potere in grado di nascondere le

contraddizioni della città seicentesca; si assume il lessico classico però con proporzioni alterate per

un effetto scenografico di monumentalità, dilatazione e dinamismo dello spazio, con l’utilizzo di

figure policentriche e la moltiplicazione degli assi visivi.

Barocco a Roma: la trasformazione urbana di Roma tra il 1585 ed il XVII secolo, fu commissionata

da Papa Sisto V; l’intervento principale è il tridente da piazza del Popolo e l'asse rettilineo che

collega la città col territorio attraverso Porta Pia e le terme di Diocleziano. L'area nord dentro alle

mura romane ospitava poche ville e dei resti antichi tra cui sette basiliche e il Colosseo; per

raccordarla alla città costruita vengono realizzati un acquedotto e assi di collegamento, S. Maria

Maggiore diventa uno dei fulcri del progetto, che ha più centri focali come nell’urbanistica

moderna. Gli incroci di grandi assi vengono trattati smussando gli angoli degli edifici e abbelliti da

fontane, che rendono l’acqua un elemento compositivo (es. Fontana del Mosè e Fontana di Trevi,

che occupa quasi tutta la piazza). Nel Rinascimento gli edifici bloccavano la fuga prospettica, nel

barocco il fondale delle vie diventa invece l’obelisco che, sacralizzato con l’inserimento di croci al

culmine, suggerisce la presenza di una piazza (in piazza del Popolo è fondale di tre vie); inoltre

invita una percorrenza circolare e dinamica.

I resti antichi come la colonna traiana e quella antonina assumono funzioni simili e vedono

l’aggiunta in sommità di statue di santi. La piazza ha un ruolo importante e abbandona le forme

geometriche perfette, preferendo la forma stellata o ellittica, più dinamiche; Piazza Navona

ripropone la forma dell’antico circo romano su cui è posta ed ospita statue e una fontana del

Bernini e la chiesa di S. Agnese del Borromini; Piazza di Spagna ha sullo sfondo la scalinata di Trinità

dei Monti ed ospita la famosa fontana (“barcaccia”) del Bernini.

CARLO MADERNO: (1556-1629) ticinese, segna il passaggio tra il tardo Rinascimento e il Barocco;

nel 1603 viene nominato architetto di S. Pietro.

 Facciata di S. Susanna: realizzata nel 1603 a Roma; è molto dinamica, ha il fronte

estroflesso che si arretra con elementi compositivi piatti come le lesene al piano

superiore e si espande verso l’esterno con le semicolonne al piano terra, che

diventano ¾ di colonna al centro, dando l’impressione che il fronte si stia

estroflettendo. Gli elementi decorativi sono più scavati verso il centro con profonde

nicchie ad edicola e al centro la porta, sormontata da una nicchia maggiore e da un

timpano, di gusto michelangiolesco, separati dalle trabeazioni.

 Cupola di S. Andrea della Valle: costruita nel 1608 a Roma; assume un maggiore slancio grazie

all'alto tamburo ed ha come modello la cupola di S. Pietro, semplificandola in base alle

dimensioni minori. Le finestre del tamburo sono molto dilatate perché la luce diventa un

elemento compositivo nel Barocco. 42

 Concorso per S. Pietro: nel 1607 mancavano il coro, la sacrestia, i campanili,

l’atrio e la loggia; la pianta centrica di Michelangelo lasciava fuori una parte del

terreno consacrato occupato dalla vecchia basilica, così si decide di renderla longitudinale su

progetto di Maderno, conservando le parti già costruite del progetto michelangiolesco e

aggiungendo un piccolo corpo a tre navate affiancate da tre cappelle per ogni lato e precedute

da un atrio come prescritto dal bando di concorso. La navata centrale, coperta da volta a botte

lunettata, dà continuità di percorrenza col corpo centrico, mentre le navate laterali sono

coperte da tre cupole indipendenti; lo spazio è complesso e dinamico in contrasto con la parte

michelangiolesca che è statica unitarietà. Nella seconda versione vengono aggiunti due

campanili ai lati della facciata, che però danno problemi strutturali e vengono

perciò realizzati di altezza minore; la facciata riprende il movimento ottenuto

in S. Susanna con lesene ai lati, semicolonne verso il centro e poi ¾ di colonna

ai lati della porta. La parte centrale è sottolineata dal timpano e dal binato di

colonne di ordine gigante; la conclusione è con attico sormontato da statue.

 Palazzo Barberini: realizzato nel 1628 a Roma per volere di Urbano VIII; il nuovo palazzo nella

prima versione riprende il palazzo rinascimentale con corte centrale mentre il secondo progetto

è più originale con pianta ad H simile ad una grande villa suburbana. Il corpo centrale ospita gli

ambienti di ricevimento e si apre ad U verso l’invaso urbano; nei corpi laterali si trovano invece

gli ambienti abitativi. L'accesso a nord riprende un arco trionfale, mentre a ovest si trova

l’ingresso più monumentale con tre file di portici verso una grande nicchia ad esedra che scava

la facciata; si individuano una scala quadrata ed una a chiocciola di tipo rinascimentale in un

vano che però è ovale. Al piano nobile vi è un grande salone rettangolare al centro, adiacente

ad una stanza ovale che dà sul giardino; a destra si trova una grande anticamera a

doppia altezza che era usata come teatro. La facciata ovest ha 3 logge sovrapposte

con all’ultimo piano delle lesene che inquadrano finestre strombate del Bernini, che

interviene anche negli interni e nelle finestre del corpo laterale; Borromini si occupa

degli ordini a fascia dei corpi laterali, che scandiscono la parete senza utilizzare ordini classici.

GIANLORENZO BERNINI: (1598-1680) figlio di uno scultore fiorentino trasferito a Napoli, è un

artista completo come Michelangelo; dal 1624 lavora a Roma e diventa architetto di S. Pietro.

 Baldacchino di S. Pietro: realizzato nel 1624, è alto 30 metri ed è a metà tra elemento

decorativo e architettura; è in bronzo ricavato dalla fusione delle travature del Pantheon.

È sorretto da 4 dinamiche colonne tortili decorate da elementi dorati su piedistalli in pietra

con stemmi della corte papale; la parte alta riprende la forma del baldacchino con

trabeazione e volute sommitali sormontate da una grande palla con croce.

 Piazza di S. Pietro: commissionata nel 1656 da Alessandro VII Chigi, aveva una forma non

perfettamente geometrica con un obelisco e sottodimensionata per il numero di fedeli; veniva

richiesta monumentalità e scenografia urbana e doveva lasciare visibile la finestra degli

appartamenti papali. Inizialmente Bernini pensa ad una forma rettangolare, poi passa al cerchio

e infine opta per la forma ovale con al centro l’obelisco e ai fuochi delle fontane; su

suggerimento del Papa, realizza una struttura architravata trilitica. Davanti alla facciata di

Maderno si apre una piazza trapezoidale, che distacca quella ellittica per permettere

una visione ottimale della grande cupola; le grandi braccia porticate coperte a capriata,

con due percorsi laterali con copertura piana per i pedoni e uno centrale voltato a

botte più largo e carrabile, si connettono ai corpi che chiudono il trapezio. Le colonne

sono doriche con trabeazione ionica in un utilizzo libero del classico sono sormontate

da una balaustrata continua ornata da statue. 43

 Scala regia: costruita nel 1663 in Vaticano in uno spazio irregolare; accosta alle pareti colonne

ioniche che si abbassano salendo e anche il percorso si restringe e la volta a botte si abbassa. Si

giunge a pianerottolo con finestra e si gira all’ultima rampa ancora più stretta con lesene poco

evidenziate sulla parete; nella parte bassa c’è un atrio in cui si trova una statua di Costantino.

 Sant’Andrea al Quirinale: commissionata nel 1658-1670 da Papa Panfili; è una piccola

chiesa per il convento dei Gesuiti con invaso ovale addossato alla struttura preesistente

ed piccola piazza sul fronte. All’interno un profondo abside semicircolare sulla parete di

fronte all’accesso è inquadrato da un binato di colonne corinzie che sostengono un

timpano curvo e spezzato; le cappelle sono di forma ellittica e rettangolare e la cupola

cassettonata è ornata da costoloni (elementi solitamente separati) ed illuminata da una

lanterna. All’esterno, spinte della cupola sono assorbite da contrafforti e davanti

all’accesso un portico uscente è preceduto da una scala circolare.

 Palazzo Chigi: Nel 1664 Bernini sovrappone all'edificio di Maderno una nuova facciata

con parte inferiore trattata come basamento finestrato, sormontato da una cornice

su cui poggiano l’ordine gigante dei due piani successivi ed una balaustrata con statue.

PIETRO DA CORTONA: (1596-1669) è pittore e in secondo luogo architetto, si trasferisce a

Roma nel 1612 e reinterpreta l'antichità ed il Rinascimento.

 Chiesa di SS. Luca e Martina:realizzata nel 1634-1650 a Roma, inizialmente i lavori

interessano solo la cripta; la pianta, esternamente quadrata, è a croce greca con quattro

esedre semicircolari a terminazione dei bracci. La cupola è sorretta da 4 pilastri con

nicchie affiancati da colonne a tutto tondo sormontati da trabeazione e alto tamburo,

con lanterna sommitale; simile alla pianta del tempio della Villa Adriana e alla versione

michelangiolesca per S. Pietro. All’esterno la facciata a doppio ordine è scandita da pilastrini

ionici con trabeazione sporgente e parte centrale lievemente concava; vi sono due fasce laterali

con pilastri, poi colonne alveolate al piano terra e pilastri superiori, infine al centro ordine

invertito con portale con timpano curvo e finestra ad edicola sopra; timpano in sommità.

 S. Maria della Pace: nel 1656-1657 rimodella la facciata e lo spazio di fronte all’edificio

del 400; il nuovo paramento è in travertino e inserisce un portico a semiellisse all’accesso

con tre scalini e sei colonne doriche con due sistemi binati centrali e trabeazione ionica.

La parte alta, leggermente convessa, è scandita da lesene laterali e colonne centrali; sotto

al timpano una corniciatura disegna una struttura a vite con al centro lo stemma papale.

 S. Maria in via Lata: nel 1658-1663 rinnova la facciata con un atrio di accesso rettangolare

porticato con terminazioni absidate, addossato alla chiesa preesistente piuttosto

piccola, come un nartece paleocristiano coperto con volta a botte a cassettoni

ottagonali e raffinate decorazioni geometriche in stucco; la facciata è a vela più

grande del volume retrostante. Vi sono 4 grandi colonne centrali a tutto tondo

portanti su due ordini e altre quattro addossate a parete; le lesene laterali ed il

timpano spezzato da arco in sommità riprende Michelangelo e S. Sebastiano

dell’Alberti. 44

FRANCESCO BORROMINI: (1599-1667) nato sul lago di Lugano da padre architetto, ma formato

come scalpellino al duomo di Milano, dove viene in contatto con i principali architetti del

barocco milanese; a Roma lavora nella bottega di Maderno e collabora col Bernini;

abbandona l’architettura basata su proporzioni umane e ha come modello Michelangelo.

 Convento di S. Carlino alle 4 fontane: realizzato nel 1634-1646 su lotto irregolare dove

dimostra la capacità compositiva di adattare le strutture edilizie; distribuisce il chiostro

(sulla parete verso il fronte principale), la chiesa refettorio e gli ambienti abitativi

affacciati su un giardino di memoria rinascimentale. L'accesso, piuttosto stretto, da un

quadriportico, che all’interno diventa un ottagono smussato e allungato; il chiostro ha un

doppio ordine dorico sovrapposto, trabeato e con balsustrata sopra e a serliana continua sotto.

La chiesa è composta in pianta da due triangoli equilateri accostati alla base con agli

spigoli absidi semicircolari; le colonne libere addossate alla parete nascondono gli

angoli tra le pareti curve e quelle di collegamento diagonale. Sopra alla trabeazione,

archi e pennacchi sorreggono la cupola a base ellittica conclusa da lanterna con

massicci contrafforti ornati da semicolonne, che illumina l’interno assieme ad oculi

ottagonali; nelle absidi i timpani si sovrappongono al decoro a cassettoni con rosette.

La facciata a doppio ordine sovrapposto gigante affiancato da ordine minore presenta

una curvatura concava ai lati e convessa al centro nella parte bassa e a tre curvature

concave nella parte alta con cornice spezzata da un elemento decorativo ovale.

 Chiesa di S. Ivo alla Sapienza: nel 1642-1660 Borromini lavora sulla

preesitente creando un impianto basato su due triangoli equilateri sovrapposti

che formano un esagono stellare con absidi semicircolari alle punte di uno e

sistema di parete convessa in quelle dell’altro. La cupola, impostata sulle

pareti perimetrali, riprende le stesse curvature che al centro si chiudono con la forma

perfetta del cerchio; all'esterno la cupola è nascosta dal tiburio con la parte terminale a

gradinata su cui poggia la lanternalitica a spirale. La facciata concava ha un ordine

sovrapposto di archi su pilastri in continuità con logge laterali.

 Palazzo Carpegna: non realizzato secondo il progetto di Borromini del 1635; si trova su un lotto

trapezoidale irregolare con accesso da uno stretto andito che porta all’atro con l'immensa corte

ovale porticata che si allarga fino ai confini del lotto. Un secondo progetto dopo l’acquisto

di un ulteriore lotto prevede uno scalone principale che segue la curvatura della corte ovale.

La facciata è molto semplice e scandita dalla disposizione degli assi delle finestre. L’unica

parte realizzata è un lungo corridoio con archivolti decorati con foglie in corrispondenza

dei pilastri e volte ribassate leggermente a crociera; i pilastri hanno delle colonne a tutto

tondo nella parte scavata e l'accesso alla scala è decorato da un festone in pietra.

Barocco a Torino: altra capitale italiana del Barocco; assume importanza nel ‘600 quando diviene

capitale del Regno Sabaudo; ha una tradizione architettonica italiana e francese; la città

rinascimentale seguiva l’organizzazione ortogonale del castrum romano e presentava una

fortificazione esagonale al perimetro delle mura; la prima fase espansiva è del 1620 ed è progettata

da Carlo da Castellamonte, la seconda del 1673 interessa la zona verso il Po ed è commissionata da

Carlo Emanuele II ad Amedeo da Castellamonte, che rispetta il tessuto perpendicolare aumentando

solo la pezzatura degli isolati regolari; case con altezza uniforme e portici. Con le nuove espansioni

il castello medievale non più periferico ma baricentrico; la piazza del Castello è molto grande e su di

essa si affaccia il palazzo ducale, attorno al quale si concentrano le emergenze architettoniche

come S. Lorenzo e Palazzo Madama. L’unico asse che rompe l’ortogonalità è via Po che collega la

piazza con la porta che si apre verso il fiume; la città rimane sempre protetta da nuove cinta

murarie a differenza di Roma. 45

GUARINO GUARINI: (1624-1683) monaco modenese senza una formazione da architetto; opera in

tutta Italia e in molti paesi europei e pubblica un trattato di architettura militare e uno di

architettura civile, con tavole illustrative di suoi progetti. Apprezza il gotico per il suo slancio

verticale, l’importanza della luce e l’apparente instabilità; nel 1666 arriva nella Torino,

 Chiesa di S. Lorenzo: nel 1666-1687 lavora alla piccola cappella con pianta esterna

quadrata e interno ottagonale; le colonne disegnano un sistema circolare centrale di

serliane che schermano il presbiterio ovale sia verso il coro, coperto al centro da cupola

ovale, sia verso la chiesa a cui si accede da un ampio atrio simile ad un nartece. Questa

sequenza di ambienti distinti parte di una struttura unitaria è di matrice palladiana; le

pareti incurvate si giustappongono, i materiali contribuiscono all’effetto di profondità e

l’apparato decorativo è molto legato alla struttura. Archi e pennacchi sostengono la cupola

e i muri tra gli arconi vengono scavati dalle cappelle; la vera struttura portante sono i 4

grandi arconi in mattoni che si incrociano tra loro e sono raccordati da ulteriori archi in

muratura. Tra le finestre della cupola si trovano doppi piedritti su cui si impostano gli otto

archi intrecciati che formano una stella al centro; il complesso sistema di aperture sotto

ovali, poi pentagonali e ad arco sulla lanterna è di influenza gotica e orientale (moschea di

Al-Hakim). All’esterno la volta è nascosta da una struttura con lesene e finestre ovali.

 Cappella per la Sacra Sindone: realizzata nel 1668 a primo piano del palazzo ducale, accessibile

dal duomo tramite scale; Guarini deve adeguarsi alla già esistente pianta centrale con due

scalinate di accesso e crea tre vestiboli (due circolari e uno a porzione di

cerchio) dopo il palazzo ducale e le due gradinate con gradini convessi,

illuminate solo dall’accesso inferiore e dalla cappella in alto. La cappella

circolare presenta tre pilastri sporgenti ad ogni lato che sostengono un

sistema a serliana; sui pilastri a fianco dei vestiboli, sostenuti da tre

gruppi di tre colonne, si impostano tre arconi. La cupola è complessa

con sei sequenze di sei archi sfalsati sempre più piccoli che si impostano

sulla chiave di quelli sottostanti, aperti negli spazi di risulta da finestrelle;

al centro della cupola si trovano una stella a dodici punte e una colomba

mentre, esternamente, la parte sommitale è a pagoda interamente in

pietra, con dodici contrafforti che scaricano sul tamburo strutturale.

 Palazzo Carignano: realizzato nel 1679, ha un aspetto regale con pianta ad U

di modello francese; l'accesso da vestibolo esagonale che portava a un

grande atrio ovale, da cui si imboccavano due scale laterali che ne seguivano

la curvatura e conducevano ad ulteriori vestiboli rettangolari per gli ambienti

abitativi e uno esagonale ornato da colonne tortili nel corrispondente al

piano terra. Al piano superiore vi è un salone ovale sopra all’atrio collegato

ai due vestiboli; la copertura è a volta lunettata interrotta in corrispondenza

degli archi perimetrali. Vi è il particolare utilizzo del corridoio, raro all’epoca; lo scalone ha

ordine architettonico appoggiato a parete e copertura a volta. Nell’800 il

salone d’onore è stato trasformato in parlamento; la facciata è incurvata da

forme concave e convesse, come Louvre di Bernini, e presenta

un doppio ordine sovrapposto sia sul retro che sul fronte, al piano terra

dorico con lesena bugnata e sopra corinzio con lesene lisce. 46

FILIPPO JUVARRA: (1678-1736) messinese, ha formazione religiosa, letteraria e scientifica; si

avvicina all’architettura a Roma, dove entra a contatto con le architetture antiche, rinascimentali e

contemporanee. È influenzato da Michelangelo, Borromini e Pietro da Cortona;

nel 1714 si trasferisce a Torino fino al 1735, poi viaggia in Europa.

 Palazzo Madama: nel 1718, l'idea iniziale trasforma un castello medievale

con l'edificio preesistente circondato da quattro corpi di fabbrica, dei quali si

realizza solo quello verso S. Lorenzo e lasciando dunque scoperta la struttura medievale sul

retro. La facciata monumentale in pietra, al piano terra è trattata come basamento bugnato con

finestre ad edicola, sopra un ordine gigante di lesene scanalate; riferimenti a palazzo Chigi e

Louvre (Bernini). La facciata scandita in 3 settori, con laterali più semplici e parte centrale

leggermente sporgente con colonne libere e dietro completamente vetrata; sotto grandi archi

su pilastri scolpiti sorreggono ordine gigante delle colonne. L'interno con atrio colonnato con

volta a botte lunettata e archivolti in corrispondenza delle lesene ha una doppia rampa.

 Basilica di Superga: realizzato nel 1706-1731, è luogo di sepoltura dei Savoia ed è

costituito dalla basilica e dal convento; domina dall’alto la città, alla quale è collegata da

un nuovo asse viario. L'accesso da tre scalinate alla chiesa ottagonale internamente e

semicircolare all’esterno; le colonne a tutto tondo sono addossate nella concavità dei pilastri. Il

pronao rettangolare all’accesso della rotonda sul retro (Pantheon) con grande tamburo

molto sviluppato in altezza e cupola emisferica impostata su una trabeazione circolare.

 Palazzina di caccia degli Stupinigi: realizzata nel 1729 su modello di Versailles, nelle

riserve di caccia dei Savoia; il territorio è attraversato da grandi viali rettilinei. La palazzina con

pianta ad X ha come fulcro compositivo una grande scala ovale sopraelevata; vi è una grande

corte esagonale con quattro torrette da cui si poteva uscire per le battute di caccia; gli esterni

sono semplici ed eleganti con ordine a fasce che scandiscono l’intera facciata. Grandi finestre

ad arco illuminano il grande salone decorato con dipinti a tema

sulla caccia. Degli ampliamenti successivi servirono per adattarla

alla nuova funzione di corte e non solo di caccia.

 Reggia di Caserta: realizzata dall'architetto Vanvitelli nel 1752-1774 per Carlo III di Borbone su

modello della reggia di Versailles; anch’essa doveva essere collegata alla città tramite un lungo

asse che prosegue poi verso il parco sconfinato con assi ortogonali tra cui il principale

terminava sulla cime di un colle come a Schönbrunn. Gli assi sono meno simmetrici verso

l’esterno, la pianta è invece chiusa in un rettangolo con quattro cortili interni; il progetto

prevedeva anche una nuova città con un tridente di strade sul fronte ma, in realtà, Caserta è

cresciuta spontaneamente sul fianco. La piazza ovale fungeva da anticorte ed era circondata da

edifici di servizio; non saranno realizzate le quattro torrette agli angoli e la cupola

all’intersezione dei bracci interni. Oltre alla residenza, trovano posto uffici e spazi per i

cortigiani; nell’asse centrale minore si trovano tre vestiboli ottagonali raccordati da passaggi

pedonali ai lati e carrabili al centro, collegati alle corti interne. Degli archi a tutto sesto su

colonne ioniche con capitello schiacciato sorreggono la cupola cassettonata; a sinistra si trova il

teatro di corte, con sopra la cappella con pilastri che delimitano il deambulatorio (a differenza

della cappella di Versailles gira anche dietro l’abside) e sorreggono le colonne tra la balaustrata

sovrastata da una copertura a botte con oculi alle reni e cassettoni esagonali. I prospetti

ricordano i palazzi romani ed il progetto del Louvre di Bernini; al centro della facciata 4

semicolonne addossate a parete sorreggono il timpano ed una nicchia semicircolare per

l’affaccio del re. Lo scalone è a rampa unica fino al pianerottolo,

poi gira e si divide in due fino al piano nobile, introdotto da tre

arcate con ordine architettonico sobrio e più classico. 47

A RCHITETTURA BAROCCA IN EUROPA

Parigi: tra il XVI ed il XVII secolo Enrico IV attua una

sistemazione delle piazze con al centro la statua del

re, si ispira al Campidoglio con la statua di Marco Aurelio; negli esempi francesi si affacciano però

edifici residenziali, simboleggiando il rapporto tra re e sudditi ma anche l’orgoglio borghese. Place

Dauphine si trova sulla punta di Ilé de la Cité e si attesta sul ponte nuovo che collega i boulevard

della struttura urbana; ha forma triangolare ed è circondata da edifici modulari di uguale altezza e

scanditi da fasce bugnate, con residenze di dimensioni contenute su tre piani. Fuori dal triangolo,

vicino fiume, si trova la statua del re, fulcro della composizione; da qui parte un tridente di vie con

quella centrale che segna l’altezza del triangolo isoscele. Place de Vosges ha invece un grande

invaso quadrato con edifici per la media borghesia e al centro la statua di Luigi XIII; accentuato in

altezza solo il padiglione centrale di accesso. Al piano terra vi è un portico continuo sorretto da

pilastri con lesene doriche molto piatte; fasce di bugnato e la copertura dividono le unità abitative.

Place de Victoires era circolare e dedicata a Luigi XIV con fruizione non rotatoria ma assiale per

l’attraversamento di un asse centrale e due diagonali minori; al centro vi era la statua del re

circondata da edifici borghesi con arcate al piano terra e ordine ai superiori. I marcapiani danno

continuità orizzontale e si accentuano i lati degli accessi per monumentalizzarli. Place Vendome è

rettangolare con gli angoli smussati, sull’asse di simmetria viale con due chiese come fondali

architettonici; gli edifici sono uniformi e più monumentali con ordine gigante di lesene e spigoli

accentuati da semicolonne e timpani. Statua centrale sostituita da una colonna come quella traiana.

Vienna: viene scelta come capitale del regno degli Asburgo nel 1673 e vede la trasformazione da

piccolo centro a capitale. La città è in espansione, per cui si costruisce una nuova cinta muraria

molto più ampia, sulle vecchie mura viene creato il ring e nella parte di rispetto non edificata verrà

trasformata in un grande parco che circonda la città antica. Si realizzano anche dei grandi assi

alberati che partono dal centro della città verso la periferia e collegano le mura cittadine con la

nuova grande residenza dei re asburgici: la reggia di Schonbrunn.

Würzburg: è un piccolo centro urbano circondata da mura nel sud della Germania che controllava

tutta l’area della Franconia e del basso Reno. In un'ampia area periferica, l'architetto Neumann è

chiamato a realizzare una nuova e grande residenza che doveva avere come riferimento la reggia

di Versailles o Schonbrunn.

Londra: nel 1666 il grande incendio impone la ricostruzione della città che viene però attuata

secondo le grandiose forme classiche, su modello di Parigi, con vie larghe e rettilinee che si

irradiano dalle piazze come nel piano di Sisto V per Roma. Questa ipotesi troppo radicale fu

respinta; e col Reconstruction Act del 1670 Wren progetta 52 nuove chiese seguendo il principio

anglicano secondo cui una chiesa non debba essere più grande del necessario (vedere e sentire) e

con i campanili che presentano spesso guglie a più piani degradanti; realizza anche eleganti edifici

classici su aree medievali irregolari. Inigo Jones è l’architetto che porta un radicale rinnovamento

del linguaggio architettonico inglese, portando le correnti rinascimentali italiane; infatti effettua

due viaggi in Italia insieme a nobili inglesi, vede le opere delle principali città del nord Italia e di

Roma, venendo influenzato dall’architettura di Palladio e conoscendo Scamozzi, introdurrà in

Inghilterra il Palladianesimo.

49 48

Regge e residenze nobiliari in Francia:

 Palais du Luxembourg: realizzato nel 1614-1627 a Parigi dall' architetto De Brosse; il corpo

principale con impianto ad H ha 4 padiglioni laterali e ulteriori bracci che formano un’ampia

corte. Al centro, sull’asse di simmetria, si trovano lo scalone d’onore sporgente verso la corte e

un altro ambiente aggettante sull’altro lato; in facciata ordine rustico con lesene binate su tre

fasce orizzontali divise da marcapiano e sovrapposto al bugnato. Gli assi di simmetria sono

segnati da frontoni sia nel corpo centrale che nei padiglioni; al centro colonne

a tutto tondo sorreggono elementi scultorei e un fastigio con orologio al centro.

 Chateau de Maisons: progettato nel 1642-1651 dall'architetto Mansart al

centro di un grande giardino con impianto tradizionale ad U ed alzati particolari;

riprende de Brosse creando però una struttura volumetrica molto più definita,

con ogni volume con copertura autonoma ben riconoscibile. A questo gioco di volumi

contrappone una facciata uniformata con due ordini sovrapposti con lesene binate e fasce

marcapiano che legano i vari blocchi, senza bugnato; l'asse di simmetria è evidenziato sia nelle

parti laterali che in quella principale, sottolineata da ordine a tutto tondo.

 Chateau de Vaux-le-Vicomte, commissionato nel 1657-1661 da Fouquet; controllo del

territorio segnato da grandi viali che attraversano il parco, in cui la residenza, circondata da un

fossato d’acqua di memoria medievale, è il fulcro. Ai lati della corte quadrata antistante si

trovano corpi minori con ambienti di servizio, due padiglioni laterali formano una sorta di

anticorte; nel lato opposto si sviluppa il giardino, simmetrico in prossimità dell’asse centrale e

irregolare verso l’area boscosa circostante. In fondo alla valle si trova una fontana complessa

dopo cui il terreno risale fino al ninfeo (fontana) alla sommità del piccolo colle, punto di fuga

preordinato dal castello; il salone principale è ovale ed è connesso da un grande atrio ai cui lati

si sviluppano gli scaloni. La parete incurvata sottolinea all’esterno la parte centrale; ordine

architettonico gigante ai lati, corpi intermedi con lieve bugnato e parte centrale con colonne

bugnate a sostegno del timpano. La parte verso il giardino

è dominata dal salone cupolato con colonne a tutto tondo

e sopra lesene in doppio ordine sovrapposto con timpano.

 Reggia di Versailles: progettata nel 1661-1710 dagli architetti Le Vau, Mansart, Le Notre e Le

Brun come nuova residenza di Luigi XIV, dove c’era la piccola residenza di caccia di Luigi XIII;

l’area del nuovo palazzo ha una dimensioni pari a quella del nucleo storico di Parigi con un

nuovo quartiere per i cortigiani all’accesso, scandito da assi regolari e piazze. Prende come

modello il palazzo di Fouquet e fu commissionata agli stessi architetti; il fulcro della

composizione è la reggia centrale e l’immenso asse che prosegue nella città di Versailles per 13

km. L'accesso attraverso la piazza a cannocchiale; archi bugnati al piano terra, sopra ordine

gigante con binati negli assi più importanti, piano ammezzato sommitale; il palazzo ingloba la

piccola struttura originaria nel nuovo edificio formando due corti rettangolari. Verso il giardino

invece una facciata parallelepipeda con colonne a tutto tondo sporgenti sugli assi di simmetria,

balaustra sommitale con statue e grandi finestre ad arco nel piano nobile. L'interno ricchissimo

con dipinti illusionistici, marmi policromi; la sala degli specchi progettata da Mansart e

riccamente decorata da Le Brun con tematiche legate al Re Sole, rappresentato come Apollo;

nella sala dell’occhio di Bue le decorazioni sono in stile rococò con stucchi dorati, intonaci chiari

e grandi specchiere; la cappella, di Mansart, unisce il modello gotico all’architettura classica,

presenta uno spazio longitudinale a navata unica su due piani circondata da deambulatorio. Il

parco presenta una grande bacino d’acqua a croce; si trova all’interno di

una valle e la occupa completamente con

disposizione geometrica di terrazze, canali e

stravaganti fontane. 49

Regge e residenze nobiliari a Vienna:

 Reggia di Schönbrunn: progetto iniziale dell'architetto Fischer von Erlach per un gigantesco

palazzo imperiale (non realizzato) nei dintorni di Vienna, che fondeva il Barocco francese e

italiano con l’antichità romana; il progetto realmente realizzato sarà molto meno ambizioso e si

baserà sulle strutture già costruite. Presenta un grande parco scandito da assi che riprende

quello di Versailles; la facciata simmetrica con basamento bugnato che sorregge ordine gigante

di lesene talvolta binate con balaustrata in sommità decorata da staute. Il corpo centrale è

sottolineato da finestre ad arco e da un piano attico che lo slancia; la Grande Galleria, decorata

da Guglielmi, riprende la sala degli specchi.

 Palazzo del Belvedere: realizzata dell'architetto

Hildebrandt nel 1714 – 1722 per Eugenio Savoia;

complesso di due palazzi uniti da giardino (con terrazze, viali, fontane e laghi artificiali) su un

terreno in pendenza fuori dalle mura. Il Belvedere Inferiore è più modesto e serviva da

residenza estiva; il Belvedere Superiore è molto più sontuoso e ospitava la collezione d’arte, la

biblioteca e all’occorrenza i ricevimenti principeschi. Organizzazione

scenografica dello spazio tipica del Barocco; all’atrio di accesso una

gradinata porta verso il basso fino alla sala terrena con volta sostenuta

da atlanti e una seconda rampa conduce alla sala principale.

Regge e residenze nobiliari ad Würzburg:

 Residenza episcopale: realizzata nel 1720-1744 da Neumann, è

uno dei più grandiosi palazzi barocchi; Neumann progetta una pianta sommariamente

rettangolare (più corte aperta rientrante) con un grande giardino in direzione della città. Un

monumentale scalone retto da archi aperti con un alto soffitto costituito da

un’unica volta affrescata da Tiepolo e sfarzosi saloni di rappresentanza come

il Kaisersaal (con cupola lunettata aperta da oculi e affrescata dal Tiepolo), il

Weisser (stile neoclassico con stucchi bianchi su sfondo grigio barocchi) ed il

Saal: cappella ovale all’angolo sudoccidentale con volte incrociate a costoloni.

Regge e residenze nobiliari in Inghilterra:

 Queen’s House: situata a Greenwich, fu commissionata dalla regina Anna

all'architetto Inigo Jones nel 1616-1639; l’impianto è ad H con 2 corpi

rettangolari separati da una strada e raccordati al primo piano da un

passaggio pensile, in seguito verrà aggiunto un corpo a chiudere lo spazio centrale. Le forme

architettoniche sono totalmente nuove per l’Inghilterra dell’epoca e richiamano Palladio e

Scamozzi; al pianterreno c’è bugnato continuo, al piano nobile intonaco, si accede a un grande

salone a doppia altezza direttamente dall’esterno tramite una scala monumentale a tenaglia.

Nella parte opposta, verso il giardino, la casa viene aperta da una grande loggia caratterizzata

da colonne libere trabeate. La parte centrale è sottolineata da un aggetto della parete.

 Hampton Court: realizzata nel 1689-1692 per il re Guglielmo III a Londra da Christopher Wren, il

quale propone un nuovo stile classicheggiante molto più grandioso e monumentale; il

riferimento è la reggia di Versailles. Il progetto originario è grandioso e prevedeva due ali

distinte, una per la regina e una per il re, la pianta prevedeva una grande corte e ricorda un

castello; il pianterreno è rivestito in pietra e scandito sopra dagli assi delle finestre. Non c’è

utilizzo dell’ordine architettonico; la facciata rivolta

verso il parco è realizzata interamente in pietra. Gli

assi laterali sono scanditi da lesene di ordine composito

sormontati da un timpano ed una balaustrata continua. 50


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti per la preparazione dell'esame di Storia dell'architettura del professoressa Giacomini, terzo anno.
Argomenti trattati:
Architettura greca
Architettura ellenistica
Architettura etrusca
Architettura romana
Architettura paleocristiana
Architettura bizantina
Architettura carolingia
Architettura romanica in europa
Architettura romanica in italia
Architettura gotica
La città medievale: siena
Il rinascimento: Brunelleschi, Alberti; Pienza, Urbino, Ferrara
Il cinquecento: Bramante, Raffaello, Peruzzi, Antonio da sangallo il giovane, Giulio Romano (Pippi), Jacopo Sansovino, Michele Sanmicheli, Michelangelo, Palladio, Vincenzo Scamozzi, Jacopo Barozzi da Vignola
Architettura barocca: Maderno, Bernini, Pietro da Cortona, Francesco Borromini, Guarino Guarini, Filippo Juvarra
Architettura barocca in europa
Razionalismo francese: Charles Perrault, Jacques Soufflot, Jacques Gabriel, Louis Boullée, Nicolas Ledoux
Pittoresco inglese


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sgri90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Giacomini Laura.

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