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- PLAUTO

Pochi sono i dati biografici di Plauto tramandati dagli antichi: si sa che era nato a metà del III

secolo a.C. a Sàrsina (allora in Umbria e oggi in Emilia Romagna) e che la sua attività letteraria si

era concentrata dopo la fine della seconda guerra punica (202 a.C.).

Alcuni studiosi hanno diffuso due notizie: la prima secondo cui Plauto, dopo aver perso in attività

commerciali quanto aveva guadagnato come attore, sarebbe stato costretto a procurarsi da vivere

come servo, girando la macina di un mulino, e la seconda secondo cui egli, prima di dedicarsi alla

composizione di commedie, sarebbe stato un attore di atellane, nonché di quegli spettacoli comici

di origine campana improvvisati da maschere fisse (proprio a questa attività alluderebbe il nome

Maccius simile a Maccus, ovvero la maschera che rappresentava lo sciocco bastonato).

Le commedie palliatae di Plauto da una parte presentano alcune allusioni alla storia romana

dell'epoca e dall'altra contengono una rappresentazione caricaturale del mondo greco, in

particolare dei suoi eccessi e dei suoi difetti: il teatro di Plauto è un teatro popolare in cui egli

asseconda i gusti del pubblico, destandone il riso. Per far ciò Plauto utilizza come lingua il sermo

familiaris, ovvero il linguaggio della conversazione quotidiana, privandolo di termini popolareschi e

dialettali; nelle scene di maggior concitazione comica egli fa spesso ricorso ai costrutti del

linguaggio sacrale, giuridico e tragico, il che ottiene grandi effetti di comicità. Inoltre, Plauto inventa

nuovi vocaboli (neologismi) e rinnova sul piano morfologico quelli già esistenti, sia per condurre

avanti una serie di battute comiche basate su un equivoco o su un gioco di parole, sia per dare a

tutto l'insieme il sigillo inconfondibile della sua personalità.

Tutte le commedie di Plauto poggiano su schemi ripetitivi: l'azione che ne è alla base è di solito

generata dal contrasto tra due personaggi, dei quali uno cerca di portare via qualcosa (denaro o

una donna) all'altro; poichè quest'ultimo non intende cedere il proprio bene, il primo è costretto,

attraverso l'organizzazione di un inganno, a trasgredire una norma morale o giuridica per riuscire

nel suo scopo; la trasgressione del codice provoca una temporanea situazione di crisi che si

stempera però nel lieto fine.

Tra le figure che animano le commedie plautine è possibile individuare una tipologia di caratteri

ricorrenti, delle vere e proprie maschere fisse che il pubblico di volta in volta riconosceva, come:

il senex: il "vecchio" padre di famiglia generalmente avaro, spesso perseguitato da una

• moglie bisbetica;

l'adulescens: il "giovane" amante protagonista dell'intreccio;

• la meretrix: la "cortigiana" di cui si innamora il giovane;

• il leno: il "ruffiano" antagonista del giovane, commerciante di schiave;

• il servus: lo "schiavo" abile tessitore di inganni (callidus), o esecutore di ordini e iniziative

• che si muove di corsa per giungere a destinazione (currens), il che fa sì che egli si trasformi

da semplice aiutante a vero e proprio protagonista dell'azione scenica;

il miles gloriosus: il "soldato fanfarone";

• il parasitus: il "parassita", uno scroccone che si mette al servizio di un altro personaggio pur

• di ottenere cibo e protezione.

Nelle sue commedie Plauto rappresenta una realtà capovolta, in cui i figli potevano sottrarsi al

controllo dei padri e i servi erano liberi di prendersi gioco dei loro padroni, tutto questo allo scopo di

divertire (assomiglia al nostro carnevale, in cui tutto è lecito).

A differenza della Commedia Nuova greca di età ellenistica da cui deriva, la commedia plautina si

differenzia in primo luogo perché la sua azione non è scandita in 5 atti ma procede senza

interruzioni, e in secondo luogo poiché essa si sviluppa in scene cantate (canticae), parlate

(deverbia) e recitative (in quella greca, invece, gli interventi musicali erano dei semplici intermezzi

corali privi di rapporto con l'azione scenica); proprio per questo ultimo aspetto e per il fatto che i

personaggi rendevano vivace la commedia anche con giochi di parole, equivoci, battute spiritose,

insulti e allusioni oscene, si può parlare per Plauto di "commedia musicale".

Le 20 commedie plautine giunte a noi integre sono divisibili in base alle affinità della struttura e del

filo conduttore rintracciabile in sei gruppi:

1. commedie della beffa, caratterizzate da equivoci e ironia, in cui Plauto raggiunse i risultati

migliori: Asinaria, Persa, Casina.

Zoom sulla Càsina

La Càsina è la commedia in cui la beffa raggiunge il suo culmine: qui si narra la storia di un

vecchio padre, Lisidamo, e un giovane figlio, Eutinico, che si innamorano di una trovatella

di nome Càsina (da cui il titolo). Entrambi pensano di accasarla: in particolare Lisidamo con

il suo contadino ed Eutinico con il suo scudiero, sperando tutti e due di averla poi come

amante la prima notte di nozze.

Dopo molte discussioni Lisidamo e la moglie decidono di estrarre a sorte chi sarà il marito

della fanciulla; la sorte favorisce il vecchio, che organizza un piano per dormire con la

donna: inviterà i vicini al banchetto e nella casa vuota il contadino porterà Càsina per poi

andarsene, lasciandogli il posto.

Scoperto il piano, la moglie attua un inganno per punirlo: travestirà lo scudiero da donna e

lo scambierà con Càsina. Scoperto sul fatto lo scambio di persona, il vecchio è costretto a

chiedere scusa alla moglie che, dopo averlo umiliato e sgridato, lo perdona, e Càsina

sposa Eutinico.

2. commedie del romanzesco, caratterizzate dai temi dell'avventura e del viaggio: Mercator,

Stichus, Mostellaria, Trinummus.

Zoom sulla Mostellaria

La Mostellaria è la commedia del "fantasma" (monstellum, diminutivo di monstrum, da cui il

titolo) e narra del giovane Filolachéte che, approfittando di un lungo viaggio del padre,

sperpera in baldoria il suo patrimonio, trasformando la sua casa in una sorta di taverna

pubblica, dove ogni giorno egli allestisce insieme all'amata liberta, agli amici e allo schiavo

Tranione lussuosi banchetti.

Il ritorno improvviso del padre costringe l'astuto servo Tranione a escogitare una serie di

inganni per tenere nascosta all'uomo la vita dissoluta del figlio: uno di questi, per esempio,

è fargli credere che la sua casa sia deserta poiché infestata da un terribile fantasma (da cui

il titolo). Questo castello di bugie crolla miseramente nel momento in cui il padre incontra

accidentalmente due servi che stanno attendendo presso la sua abitazione di poter

riaccompagnare a casa i loro padroni dopo i consueti bagordi; solo l'intervento di un caro

amico di Filolachéte lo distoglierà dall'idea di punire entrambi.

3. commedie dell'agnizione, caratterizzate dal riconoscimento finale di uno o più personaggi

grazie a cui l'intreccio può concludersi favorevolmente proprio nel momento in cui le cose

sembrano volgere al peggio: Cistellaria, Poenulus, Curcùlio ed Epìdicus.

Zoom sull'Epìdicus

Nell'Epìdicus il giovane Stratippocle si innamora in due momenti diversi di due cortigiane,

affidando al suo schiavo Epidico (da cui il nome) il compito di trovare ogni volta il denaro

necessario a riscattarle. Quando i suoi raggiri stanno per essere scoperti, una delle due

fanciulle viene detta sorella di Stratippocle, il quale ripiega quindi sulla seconda cortigiana.

4. commedie dei sosia: Menaechmi, Bacchides, Amphitruo.

Zoom sull'Amphitruo

L'Amphitruo è stata definita una "tragicommedia", ovvero un genere misto di tragico e di

comico, proprio perchè esso rappresenta fatti riguardanti non solo eroi ma anche divinità, di

cui si occupava tradizionalmente la tragedia.

Il dio Giove, innamoratosi di Alcména, assume le sembianze del marito Anfitrione (da cui il

titolo), un condottiero tebano impegnato intanto in guerra, e, con la complicità di Mercurio,

che assume l'aspetto del servo Sosia, riesce a sedurla e a passare con lei un'intera notte

d'amore.

La vicenda si complica quando i veri Anfitrione e Sosia ritornano dalla guerra e la serie di

equivoci ha fine solo quando Giove in persona interviene per giustificare l'involontario

tradimento da parte di Alcména.

La commedia si conclude con la nascita dei due figli gemelli di Alcmena, uno concepito da

Anfitrione e uno concepito da Giove, ovvero Ercole, il quale ha subito mostrato la sua forza

strozzando a mani nude due serpenti che, inviati da Giunone, gelosa per l'ennesima

scappatella del marito, erano strisciati dal soffitto alla sua culla.

5. commedie della caricatura: Truculentus, Pseudolus, Miles gloriosus.

Zoom sul Miles gloriosus

Il Miles gloriosus racconta del rapimento della giovane cortigiana Filocomàsia innamorata

di un cittadino ateniese. Mentre quest'ultimo è ambasciatore fuori città, arriva ad Atene

Pirgopolinìce, un soldato mercenario vanitoso e fanfarone (da cui il titolo), che rapisce la

fanciulla portandola con sé come concubina e Efeso.

Lo schiavo Palestrione si imbarca per raggiungere il suo padroncino e informarlo

dell'accaduto, ma la nave viene attaccata dai pirati, che lo vendono proprio a Pirgopolinìce;

attraverso una lettera, egli riesce comunque a fargli sapere dove si trovano.

L'uomo li raggiunge e viene ospitato da un vecchio che abita proprio nella casa vicina a

quella del soldato, e così i due innamorati tornano a incontrarsi clandestinamente

attraverso un foro praticato da Palestrione nella parete che separa le due abitazioni.

Quando il servo di Pirgopolinìce li scopre, Palestrione, per farlo tacere, inventa l'esistenza

di una gemella di Filocomàsia e poi riesce a liberarla, facendo credere a Pirgopolinìce che

la ricca moglie del vicino di casa si sia follemente innamorata di lui; egli, dunque, sollecitato

nella sua vanità maschile, decide di lasciar partire immediatamente la fanciulla per potersi

dedicare liberamente al nuovo amore, scoprendo alla fine di essere stato beffato.

6. commedie composite, in cui ricorrono contemporaneamente alcuni dei motivi precedenti:

Rudens, Aulularia, Captivi.

Zoom sull'Aulularia

Nell'Aulularia il protagonista è un vecchio avaro di nome Euclione, che ha ritrovato nel

focolare della sua abitazione una pentola (aulula, da cui il titolo) piena di monete d'oro,

sepolta lì dal suo bisavolo: temendo che gli possa essere sottratta, la nasconde prima in un

tempio e poi in un bosco.

Il suo segreto è casualmente scoperto dallo schiavo di un vicino di casa, il quale la ruba

nella speranza di potersi pagare la libertà.

L'equivoco raggiunge il suo culmine quando Euclione giudica responsabile del furto della

pentola Liconide: il giovane, infatti, dopo averlo sentito gridare, era giunto in fretta da lui per

confessare la violenza commessa sulla figlia. Con il dialogo fra i due, la commedia si

interrompe, ma si è ipotizzato un lieto fine, in cui i due giovani si sposano, Euclione

recupera la pentola e il servo la libertà.

- TERENZIO

Terenzio nacque a Cartagine nel 185 a.C.; giunse a Roma come schiavo del senatore Gaio

Terenzio Lucano, dal quale, educato e affrancato, prenderà poi il nomen, e frequentò il circolo

degli Scipioni, particolarmente sensibile ai costumi e ai gusti ellenistici.

Terenzio è noto per essere l'autore di 6 commedie palliatae, sebbene qualche studioso affermi che

sarebbero stati gli Scipioni i veri autori: esse sembrano continuare la tradizione plautina, in quanto

anch'esse si sviluppano intorno alle vicissitudini amorose di una coppia di giovani che, solo alla

fine della vicenda e grazie all'aiuto della sorte, possono realizzare il loro amore. Tuttavia, al di là di

questa coincidenza con Plauto sul piano contenutistico, nella sostanza il teatro di Terenzio si fonda

sul modello greco e arriva a toccare tematiche realistiche e socialmente rilevanti, come per

esempio il rapporto di coppia, il diritto dei giovani a compiere autonomamente le proprie scelte, il

cambiamento dei rapporti all'interno della famiglia, l'educazione dei figli, la condizione della donna,

la natura dell'uomo, ecc.

Da tutto ciò si può capire come i fili conduttori delle commedie terenziane siano, quindi,

essenzialmente tre:

1. l'attenzione realistica per i valori umani di cui è portavoce l'individualità del singolo,

qualunque sia la sua condizione di vita e il suo ceto di appartenenza.

Il realismo dell'autore consiste nel saper ritrarre a fondo la realtà individuale, scrutando la

psicologia e i caratteri, senza appunto tener conto delle convenzioni sociali: prostitute

sensibili o suocere altruiste fino al sacrificio o genitori che finiscono per autopunirsi per

l'eccessiva severità con cui trattano i figli, sono alcuni esempi di una realtà umana varia e

mutevole;

2. la humanitas, intesa come il rispetto che si deve all'uomo in quanto tale.

Per Terenzio "essere uomo" significava comprendere gli altri esseri umani e rispettarne le

opinioni, non contare troppo sulla propria infallibilità e mantenere sempre la capacità di

mettersi in discussione, così da riuscire a superare con fiducia e buona volontà anche le

crisi più profonde. L'humanitas, dunque, diviene un atteggiamento di vita, un modo

equilibrato di impostare i rapporti con il prossimo e di partecipare ai suoi problemi (in

Plauto, invece, essa indicava soltanto la qualità della natura umana);

3. l'uso di uno stile raffinato e dolce, privo di quella vis comica ("forza comica") che tanto

aveva caratterizzato il teatro di Plauto.

La lingua di Terenzio persegue la medietas, ovvero una sorta di equilibrio linguistico

conforme agli argomenti trattati, in grado di esprimere i sentimenti e le idee degli uomini

protagonisti delle sue opere; si tratta, quindi, di un linguaggio prossimo a quello della

quotidianità ma depurato da ogni forma eccessiva o volgare, in cui la comicità è ottenuta

con i consueti mezzi espressivi: dal ricorso a espressioni del linguaggio volgare alle

allusioni alimentari o sessuali alla presa in giro.

Per far fronte a un mondo così vario e complesso, nella struttura delle sue commedie Terenzio:

1. sostituisce quel tradizionale prologo espositivo che tanto aveva caratterizzato le commedie

plautine con un preambolo di tipo personale e polemico per bocca del capocomico o di

qualche altro attore; ovviamente la rinuncia al prologo di vecchio tipo riduceva

l'informazione che veniva data in anticipo allo spettatore, il quale, non conoscendo più

preventivamente gli avvenimenti, si manteneva in uno stato di continua tensione,

partecipando alle vicende con più emozione;

2. chiede allo spettatore di immedesimarsi completamente con l'azione scenica, lasciando da

parte quegli interventi metateatrali tipici di Plauto che in qualche modo svelavano il

carattere fittizio della rappresentazione teatrale; lo sforzo di Terenzio era quello di costruire

un testo realistico che avvincesse gli spettatori, mettendoli nella condizione di identificarsi

con l'azione scenica.

I titoli delle commedie palliatae di Terenzio sono: Andria ("La ragazza di Andro"),

Heautontimorùmenos ("Il punitore di sé stesso") in cui è preponderante il tema dell'humanitas del

padre, Eunuchus ("L'Eunuco"), Phormio ("Formione"), Adelphoe ("I due fratelli") e Hècyra ("La

suocera"), in cui la suocera, a differenza delle altre suocere della commedia caratterizzate dalla

tendenza a intromettersi nella vita dei figli, si dimostra invece capace di rinunciare ai suoi affetti più

cari, pur di favorire la felicità della neo coppia, in quanto portatrice di humanitas.

Zoom sull'Heautontimorùmenos

Il vecchio Menedémo, che ogni giorno lavora nei campi fino allo sfinimento come uno schiavo,

confida al vicino di casa Creméte di aver deciso in tal modo di autopunirsi per il comportamento

troppo severo assunto nei confronti del figlio Clinia; il giovane, infatti, innamorato di una straniera,

era stato spinto dai continui rimproveri del padre ad andarsene di casa per tentare la sorte come

soldato mercenario in Asia.

Menedémo ignora, però, che in quei giorni il figlio è rientrato in patria e si trova proprio in casa del

vicino, ospite di suo figlio Clitifòne. Insieme a lui sono giunte anche la straniera, che Creméte finge

essere una figlia che egli aveva abbandonato subito dopo la nascita, e una prostituta, di cui

Clitifòne si innamora alla follia; e, per non destare alcun sospetto nel proprio padre, questo ultimo

chiede a Clinia di fingere che la donna sia la sua amante.

La vicenda trova il suo punto di massima tensione nel momento in cui Menedémo, ormai

completamente trasformato in padre generoso e tollerante, scopre che la prostituta è realmente

l'amante di Clitifòne e la straniera la vera compagna di Clinia e non la figlia che Creméte aveva

finto di aver abbandonato.

La commedia si conclude con l'integrazione fra le due famiglie ottenuta grazie al matrimonio fra

Clinia e la straniera; Clitifòne, invece, viene perdonato solo dopo aver promesso di prendere come

sposa la donna che il padre ha scelto per lui.

Zoom sull'Hècyra

Il giovane Panfilo sposa Filùmena per compiacere il padre, pur essendo innamorato della prostituta

Bàcchide. Costretto ad allontanarsi da casa per motivi di lavoro, al ritorno scopre che la moglie è

tornata a vivere con i genitori: in un primo momento la fuga della donna viene attribuita al brutto

carattere della suocera Sòstrata, ma ben presto si scopre che ella ha abbandonato il letto

coniugale poichè stava per dare alla luce un figlio concepito in seguito a una violenza subita da

uno sconosciuto poco prima delle nozze. Toccato dall'onore, Panfilo non vuole che la moglie ritorni

a vivere con lui e non vuole nemmeno che si conoscano i veri motivi della loro separazione, che

quindi egli attribuisce al conflitto tra lei e la suocera, la quale si dichiara pronta a ritirarsi in

campagna per lasciare spazio ai due giovani sposi.

Il padre teme che sulle decisioni del figlio influisca ancora l'amore che egli nutriva un tempo per la

prostituta Bàcchide, ed è proprio lei a sciogliere l'intrigo: la donna va personalmente da Filùmena

per rassicurarla che tra lei e Panfilo è tutto finito e Panfilo viene riconosciuto come il responsabile

della violenza sulla moglie, compiuta durante una festa durante la quale il giovane si era ubriacato

(il riconoscimento avviene attraverso l'anello che Bàcchide porta al dito, che è lo stesso strappato

a Filùmena durante la violenza). A questo punto Panfilo, riconosciuto padre legittimo del neonato,

accoglie di nuovo in casa la moglie.

LA STORIOGRAFIA E LA NASCITA DELLA PROSA LATINA

La storia è l'insieme degli eventi che si sono succeduti dal passato più remoto fino al presente,

mentre la storiografia è l'esposizione scritta degli eventi realmente accaduti di cui è fatta la storia,

esposizione che molto spesso comporta un'interpretazione e una spiegazione, badando non solo a

registrare gli eventi, ma anche a individuare le connessioni e i rapporti di causa-effetto.

Al di là di questo intento di base abbastanza generico, alcuni elementi che caratterizzano più

specificatamente la storiografia antica sono:

il criterio che portava a selezionare i fatti più importanti da tramandare da quelli secondari e

− a distinguere le cause vere dalle cause occasionali;

l'aspirazione alla veridicità e all'imparzialità per una ricostruzione fedele degli eventi (solo i

− discorsi dei personaggi erano costruiti in modo approssimativo);

l'impostazione pragmatica, cioè fondata sulla concretezza dei diversi fatti militari, strategici,

− politico-istituzionali, ecc.;

la patina letteraria, tanto che lo scritto di storia si snodava in una prosa d'arte che doveva

− offrire un piacevole intrattenimento letterario e insegnare qualcosa, elementi che la

storiografia moderna ha perduto a favore di una ricerca sempre più razionale della verità,

figlia com'è del metodo scientifico;


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AUTORE

Tonnina

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto dettagliato della letteratura latina del periodo arcaico (240 - 78 a.C.): dopo una descrizione del contesto storico e del clima culturale del tempo, si passano in rassegna i generi letterari coltivati al tempo con relativi autori, ossia l'epica (Livio Andronico, Nevio ed Ennio), il teatro con la tragedia (Pacuvio e Accio) e la commedia (Plauto e Terenzio), la storiografia (Catone il Censore) e la satira (Lucilio).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tonnina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Cavarzere Alberto.

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