Letteratura latina: l'età arcaica (III - II secolo a.C.)
Livio Andronico
L'inizio della letteratura latina viene fissato intorno al 240 a.C., anno in cui Livio avrebbe messo in scena la prima rappresentazione teatrale, probabilmente una tragedia, secondo quanto riportato da Cicerone nel Brutus. Relativamente alle notizie biografiche sappiamo che proveniva da Taranto, era stato condotto dalla gens Livia come schiavo a Roma, in seguito venne liberato e si avviò alla carriera letteraria. Scrisse tragedie di argomento greco, un paio di commedie e tradusse l'Odissea omerica. Venne incaricato di comporre l'Inno in onore della Dea Giunone per scongiurare la minaccia dell'esercito di Asdrubale che dilagava in Italia. Venne messo a capo del collegium scribarum hostrionumque, ovvero un'associazione di autori e attori con sede presso il tempio di Minerva sull'Aventino.
Odusia: l'opera per la quale viene principalmente ricordato è proprio l'Odusia, che divenne celebre sin dall'epoca romana, come ci testimonia Orazio che sostiene di aver sudato parecchio sulla comprensione dei versi di Livio quando studiava presso il maestro Orbilio. Si possono avanzare delle ipotesi sulla motivazione che spinse l'autore a scegliere quest'opera piuttosto che dedicarsi ad altre. Verosimilmente l'immagine di Odisseo ricalcava meglio l'eroe romano composto non solo da forza fisica ma soprattutto da acume intellettuale. Si ricordi che i racconti di avventura avevano riscosso un grande successo in età ellenistica, divenendo assai popolari. Inoltre, le peregrinazioni per mare di Ulisse ricordano molto il viaggio di Enea, fondatore di Roma.
La traduzione dell'Odusia non è effettuata in modo letterale; anzi, vi è l'intenzione di costituire un processo di revisione linguistico-culturale denominato "vertere artistico". Livio adatta i contenuti del testo alla mentalità romana effettuando una vera e propria operazione culturale. Per esempio, al posto di rivolgersi alle Muse, invoca le Camene, ninfee delle fonti dotate di ampie qualità profetiche e, in primis, dee tipicamente romane. Ancora, quando Omero definisce Ulisse "uomo pari agli dei", Livio decide di eliminare il paragone in quanto, stando alla mentalità romana, non è plausibile considerare un mortale alla stregua delle divinità. Il verso metrico scelto è il saturnio.
Gneo Nevio
Nato a Capua nel 270 a.C., è il primo scrittore di origine latina e con status di cittadino libero. Combatté durante la prima guerra punica, terminata la quale si stabilì a Roma dove esercitò l'attività teatrale. Ebbe un rapporto litigioso con la famiglia del Metelli, la quale riuscì a condannarlo al carcere. Data la sua posizione antioligarchica, si recò in esilio ad Utica dove morì. Durante la sua attività teatrale, compose sia tragedie di argomento greco sia latino. Si ricordano il Clastidium riguardo una vittoria romana sui Galli ad opera di un console plebeo, e il Romulus circa le origini di Roma. Si attribuisce a Nevio l'introduzione della pratica della contaminatio, ovvero il rifarsi a più di un modello letterario, generalmente greco, per la stesura della propria opera, al fine di renderla maggiormente originale e creativa.
Bellum Poenicum: è l'opera epica di Nevio riguardante la prima guerra punica. I grammatici l'hanno suddivisa, per ragioni pratiche, in 7 libri. Essa ci è pervenuta in frammenti, quindi diventa per noi complesso ricostruire l'andamento del racconto. In particolare, ci troviamo di fronte a un problema ingente, ovvero la presenza di due sezioni apparentemente inconciliabili tra loro: la parte mitica relativa alla storia di Enea e quella storica riguardante la guerra punica. Gli studiosi hanno cercato di comprendere quale sia il collante tra le due parti: l'ipotesi più accreditata è quella di motivare in ottica mitologica le cause della guerra punica mediante la maledizione di Didone. Seppur questa soluzione non convinca tutto il panorama di critici, resta tutt'oggi la più accreditata.
Al di là di ciò, Nevio presenta un'epica tutta romana, di stampo mitico-storico e fusione di Iliade e Odissea per la presenza di sezioni belliche e parti avventurose. L'eroe romano possiede tutti i valori del mos maiorum, incarna la suprema devozione alla patria e si immola per la sua salvezza. Dal punto di vista formale è presente il verso saturnio; nelle sezioni mitiche si ricalca lo stile epico-omerico, mentre in quelle storiche vi è maggior limpidezza e chiarezza formale. Sono tipici di Nevio gli aggettivi composti (silvicola, caelicola, armifero ecc.).
Plauto
Ben poco sappiamo sulla vita di Plauto se non che nacque a Sarsina (Umbria) fra il 255 e il 250 a.C. e morì a Roma nel 184 a.C. Si dedicò all'attività teatrale. Non è neppure certo che questo sia il suo nome reale. Il codice Palinsesto Ambrosiano (databile tra il IV e il V secolo d.C.) riporta il nome completo di Titus Maccius Plautus; a ben vendere esso non rispetta la sequenza praenomen, nomen e cognomen in quanto ci sono due cognomina. Maccius, infatti, pare essere stato il nome di un personaggio della fabula atellana, mentre Platus si riferisce a una "persona con i piedi piatti" a indicare i mimi che recitavano senza alcun particolare calzare. Capiamo, quindi, che anche il suo nome è impregnato di attività e ricordo teatrale. Poiché le sue commedie furono un gran successo, molti autori posteri firmarono i loro lavori sotto il falso nome di Plauto per ottenere riscontri positivi con il pubblico. Si arrivò al punto in cui circolavano circa 130 opere attribuite al commediografo, quindi il filologo Varrone effettuò un lavoro di attribuzione e analisi dei testi registrando il canone delle 21 commedie plautine ancora da noi utilizzato e convalidato.
Commedie
Dal punto di vista strutturale, ogni commedia è preceduta dall'argumentum, cioè una breve sintesi del contenuto, a cui fa seguito un prologo, ovvero la parte iniziale recitata da un personaggio, un Dio o la personificazione del Prologo stesso atta a effettuare un'operazione di captatio benevolentiae nonché a spiegare trama e genesi del testo. Seguono i veri e propri atti recitati, composti da cantica (parti cantate con accompagnamento musicale) e deverbia (parti recitate senza musica). Gli intrecci sono del tutto tipizzati e poco originali; vi è un giovane che ha un oggetto del desiderio (una donna o un bene) per ottenere il quale è ostacolato da un antagonista (il padre avaro, il lenone), generalmente le motivazioni dell'impedimento sono di natura sociale o economica. Ecco che il protagonista si avvale dell'aiuto di un fidato compagno (il servo o un amico) e ottiene l'oggetto del desiderio arrivando all'happy ending.
- Commedia della beffa: viene ordito l'inganno al fine di ottenere quanto si vuole.
- Commedia dell'agnizione: tramite il riconoscimento di un personaggio, di cui non era nota l'identità, si risolve la vicenda.
- Commedia dei simillimi: giocata sul tema del doppio.
- Commedia del romanzesco: intrisa di avventure e beffe.
Per quanto riguarda i personaggi, essi sono tipizzati, ovvero manca l'approfondimento psicologico adeguato per cogliere plurimi aspetti della loro personalità. Colpisce parecchio la figura del servo il quale, da relitto della società, si erge quasi a protagonista per il suo ruolo di aiutante in grado di ordire l'inganno e superare le difficoltà. La critica ha definito il servo un alter ego del poeta poiché, essendo colui che tesse la trama della beffa, ha la stessa funzione dell'autore e del letterato: compone, inventa, tiene le fila delle sue fantasie (molto evidente nello Pseudolus). Consideriamo che non vi è alcun intento morale o di critica sociale: Plauto non vuole ribaltare o riscattare il ruolo del servo nella società romana, semplicemente trova comico e buffo che un personaggio collocato ai margini sia colui che trova la perfetta soluzione ai problemi altrui. Accade quello che già succedeva nelle feste dei Saturnalia, dove il mondo si rovesciava ed era lecito dedicarsi al più fastoso divertimento per poi rientrare nei ranghi dell'ordine. Allo stesso modo, nelle commedie di Plauto i personaggi possono compiere azioni inimmaginabili nella vita reale, per poi ritornare al quotidiano.
Rapporto con il mondo greco
Rispetto al rapporto con il mondo greco, Plauto non ha autori prediletti da assumere a modello. Egli si rifà in generale ai commediografi della Nea e della Mese utilizzando l'espediente della contaminatio e il vortit barbare. Con questa espressione si intende la volontà di trasformare (vortit) il codice culturale e linguistico greco (barbare- estraneo alla propria cultura) in chiave romana con tratti, quindi, di autentica originalità. Un elemento distintivo della poetica teatrale di Plauto è l'espediente del metateatro (frequente negli a parte o nei monologhi con il pubblico) in cui si rompe l'illusione scenica per interloquire con gli spettatori e ragionare direttamente con essi. L'elemento, però, che più di ogni altro rende originale queste commedie è il linguaggio. Seppur gli intrecci siano banali e tipizzati, sono resi comici e originali proprio dalla varietà, freschezza e luminosità del linguaggio, definito da Barchesi come "lirismo comico". L'officina metrica (numeri innumeri) e lessicale apre uno scenario retorico ampio tutto impostato su giochi di parole, battute, nomi parlanti e doppi sensi basati sul sermo familiaris (il linguaggio parlato).
Terenzio
Autore originario dell'Africa settentrionale, nacque intorno al 185 a.C., arrivò a Roma come schiavo del senatore Terenzio, venne educato per valorizzare il suo talento letterario, quindi venne affrancato. Entrò a contatto con il circolo degli Scipioni da cui apprese i valori filoellenici. Morì durante un viaggio in Grecia intorno al 160 a.C.
Egli fu autore di sei palliate di scarso successo presso i contemporanei, visto il carattere meno comico e più riflessivo delle opere stesse, nonché il mutare dei gusti del pubblico orientato maggiormente verso gli spettacoli dei mimi, dei gladiatori e altro.
Commedie
Terenzio prese a modello quasi unicamente Menandro, seppur non disdegnò di operare contaminazione per la strutturazione delle sue opere. Egli predilesse degli intrecci tradizionali, spesso basati sulla commedia dell'agnizione, in cui prevalesse l'analisi del personaggio, o meglio del tipo. Egli, infatti, mise in scena dei "tipi anticonvenzionali", effettuò una più approfondita analisi psicologica dei personaggi, intesa non come il tentativo di evidenziare i tratti introspettivi di veri e propri caratteri, quanto quelli dei tipi per mostrarci l'altra faccia della medaglia. Vi sono, infatti, suocere buone e generose, prostitute eticamente impeccabili e via dicendo. Chiaramente ciò comporta una perdita della comicità propriamente detta a favore di un maggior realismo nella rappresentazione del quotidiano e dell'umano. Questo ridimensionamento genera una commedia statica, di carattere, improntata sul dialogo, sulla riflessione visti come momenti di formazione e caratterizzazione del singolo individuo. Proprio per questo motivo ridusse le parti cantate a favore di una maggiore recitazione. Per quanto riguarda il prologo esso viene considerato sia come un momento di riflessione sia sulla composizione dell'opera sia come spazio per la difesa personale contro tre principali accuse mosse dal rivale Lanuvio, commediografo minore.
- Accusa di contaminatio - Terenzio si difende sostenendo che era uso comune praticarla.
- Accusa di non comporre personalmente le opere, ma di celarsi dietro gli scritti degli Scipioni - Terenzio si difese debolmente da ciò, forse perché sapeva che i membri del circolo non avrebbero disdegnato che si fosse diffusa la voce di un loro ipotetico coinvolgimento.
- Accusa di furtum (plagio): Terenzio viene accusato di aver sottratto certi personaggi e scene da altre commedie; consuetudine comune a tutti gli autori.
Il termine che meglio caratterizza la definizione della nuova commedia di Terenzio è l'humanitas ascrivibile e riscontrabile in questi versi: Homo sum, humani nihil a me alienum puto (sono un uomo, non reputo nulla di umano a me estraneo). Essa, infatti, si definisce come l'interesse verso tutto ciò che è umano e che riguarda l'uomo, il desiderio di approfondire la sua sfera esistenziale. Il suo teatro sembra suggerire un modello di vita fondato sulla confidenza reciproca e sul rispetto delle inclinazioni di ciascuno. Per porsi in questa prospettiva bisogna andare al di là delle apparenze, entrare nella logica del pensiero altrui pensando che deve dominare ciò che le singole occasioni reputano migliori. Non esiste, quindi, una soluzione e un modello valido in tutti i casi della vita, semmai bisogna approdare a un relativismo etico che porti a considerare il tutto in base al contesto.
Il linguaggio, proprio al fine di raggiungere il realismo, è piano, chiaro, lineare, realistico, e rifiuta tutti quei giochi di parole e officine verbali tipiche di Plauto. Si parla di purus sermo a proposito della scelta lessicale accurata volta ad eliminare le parole più basse e colloquiali.
Caratteristiche Plauto e Terenzio
| Caratteristica | Plauto | Terenzio |
|---|---|---|
| Prologo | Informativo e captatio benevolentia | Difensivo e riflessivo |
| Personaggi | Tipi convenzionali | Tipi anticonvenzionali |
| Tipologia di commedia | Dinamica | Statica |
| Metateatro | Presente | Assente per non rompere l'illusione scenica |
| Lingua | Numeri innumeri e officina verbale | Purus sermo e chiarezza espositiva volta al realismo |
| Finalità teatrale | Divertimento | Riflessione sui valori dell'humanitas |
Il declino del teatro letterario
Commedia: dopo Terenzio non ci furono più commediografi di spicco. La commedia dovette scontrarsi con la concorrenza del mimo, degli spettacoli circensi e dei gladiatori più graditi ai gusti del pubblico. Esso era composto da rozzi plebei che si erano trasferiti in città a causa delle perdite del podere in campagna in vista del suo inglobamento nel latifondo.
Tragedia: quando incontrò la sua prima crisi provò a risolverla mediante una spettacolarizzazione della rappresentazione e con la grandiosità degli allestimenti. Ben presto, però, la recitazione tragica si chiuse nelle recitazioni antologiche effettuate da uomini di cultura per un pubblico dotto, ovvero la tragedia si trasformò in un esercizio letterario.
Ennio
L'autore venne definito da Aulo Gellio "tria cordia" in nome del suo trilinguismo, cioè della padronanza della lingua osca, greca e latina. Originario di Rudiae, nacque nel 239 a.C., esercitò la professione di soldato combattendo durante la seconda guerra punica per poi ritirarsi in Sardegna nelle truppe ausiliarie. Entrò a contatto con Catone che lo condusse a Roma dove si avvicinò al circolo degli Scipioni. Seguì il condottiero Nobiliore nelle sue imprese, celebrate in una tragedia, ottenne la cittadinanza romana, quindi morì nel 169 a.C. Egli fu autore di un libro satirico, un poema epico didascalico di natura gastronomica e di opere teatrali (tragedie e commedie). Ebbe maggior successo nelle prime di cui compose cothurnatae legate al ciclo troiano e due pretextae: l'Ambracia in cui celebra la vittoria di Nobiliore e le Sabinae dove ricorda il leggendario ratto. Ottenne enorme successo con il suo poema epico Annales, tanto che i romani lo considerarono padre della letteratura.
Annales: opera epica suddivisa in 18 libri scritti in esametri. Sono sopravvissuti solo alcuni versi da cui possiamo comprendere il contenuto. Essa narra la storia di Roma dalle origini (Enea) sino agli anni contemporanei al poeta, con un breve riassunto della prima guerra punica, in quanto il Bellum Poenicum sopperiva alla lacuna. L'opera è un monumentum alla grandezza di Roma, non tanto volto a celebrare la collettività e il popolo romano, quanto ad esaltare le figure dei grandi personaggi sia come incarnazione del mos maiorum sia come portatori di virtù personali tipiche del clima filoellenico (amicizia, cultura, filosofia). L'opera è dotata di due proemi; nel primo, collocato in apertura, rifacendosi alla filosofia pitagorica della metempsicosi, Ennio dichiara di aver sognato Omero che gli avrebbe detto di essersi incarnato prima in un pavone (simbolo di immortalità) poi nello stesso Ennio. Nel proemio al mezzo (VII libro), si difende dalle accuse di chi non credeva nella reincarnazione di Omero togliendo ogni dubbio sulla veridicità del suo sogno, quindi immagina di entrare trionfante in Roma accanto a Nobiliore e ottenere la cittadinanza. In questa occasione, si presenta come dicti studiosus, ovvero come un poeta enciclopedico, filologo, l'artista di stampo alessandrino che ha competenze e conoscenze in tutti i settori del sapere. Risulta emblematica la scelta di scrivere utilizzando l'esametro, seppur qui permanga l'uso smodato di figure di suono, come l'allitterazione, tipiche del saturnio al fine di scandire meglio il ritmo del verso (non necessario con l'esametro).
Lucilio
Autore proveniente da una famiglia illustre e benestante, dedicò tutta la sua vita (180-102 a.C.) all'attività letteraria riguardante la produzione di satire. Scrisse, infatti, 30 libri di satira di cui ci sono pervenuti dei frammenti. Occorre spendere due parole riguardo alle origini del genere letterario. Quintiliano scrisse: "Satura quidem tota nostra est" rivendicando la paternità del genere satirico al popolo romano e non, come consuetudine, a una derivazione greca.
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