753-272 a.C. La conquista dell'Italia
Contesto storico
Il mito delle origini di Roma fonde insieme due leggende, i viaggi di Enea al ritorno da Troia e il fondatore eponimo Romolo. Enea fonda Lavinio, il figlio Iulo/Ascanio fonda Alba Longa; 30 re ad Alba fino a Numitore, la cui figlia Rea Silvia genera a Marte i gemelli Romolo e Remo. Vengono allattati da una lupa e cresciuti. Romolo traccia il confine sacro (pomerium) di una nuova città sul Palatino, Remo lo viola ed è ucciso dal fratello. 21 aprile 753 natale di Roma.
Nei primi anni, la monarchia è di tipo elettivo e vede alternanza di re sabini, etruschi e latini, in seguito diventa ereditaria con la dominazione etrusca dei Tarquini. Romolo regna insieme al sabino Tito Tazio, istituisce il Senato e a lui risalirebbe la guerra contro i Sabini (leggenda del ratto delle Sabine). Numa Pompilio istituisce i collegi religiosi, a Tullo Ostilio si deve la guerra con Alba Longa e ad Anco Marcio la fondazione di Ostia che costituisce uno sbocco sul mare. Con gli Etruschi, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, Roma conosce le splendide tecniche d'ingegneria etrusca. A Servio si deve poi la riforma che crea i comizi curiati basati sul censo. Il leggendario oltraggio di Sesto Tarquinio, figlio dell'ultimo re etrusco, a Lucrezia, moglie di Collatino, porta alla rivolta armata e alla cacciata dei Tarquini nel 509 a.C. (legato in realtà al declino della potenza etrusca in Italia).
Roma raggiunge in due secoli il primato nell’Italia centrale e meridionale: dopo la sconfitta della Lega Latina al lago Regillo nel 494, grazie al foedus Cassianum, Cincinnato è insieme ai Latini contro Equi e Volsci nel 458. Nel 396 Roma espugna Veio con Marco Furio Camillo, nel 390 i Galli di Brenno saccheggiano Roma, tra 353 e 295 è impegnata in tre campagne militari contro i Sanniti (321 episodio delle Forche Caudine), tra 282 e 272 è in guerra con Taranto aiutata dal re dell’Epiro Pirro (sconfitto a Benevento).
Nel frattempo, internamente la società romana è divisa dal contrasto patrizi-plebei: nel 494 con secessione della plebe sull'Aventino e sul Monte Sacro i plebei ottengono di poter eleggere dei tribuni della plebe. Nel 451-450, con le leggi delle XII Tavole dei decemviri di Appio Claudio, si ha una primitiva legislazione scritta. Nel 367, le leggi Licinie-Sestie concedono l'accesso al consolato per i plebei, nel 300 la lex Ogulnia l’accesso ai collegi religiosi e nel 287 la lex Ortensia i comizi tributi.
Gli Etruschi attuano mediazione culturale tra Greci e Roma (contatto diretto con le conquiste dei secoli successivi).
Le origini
240 a.C. nascita letteratura latina - Livio Andronico fa rappresentare un testo scenico in lingua latina (presumibilmente una tragedia), prima a Roma non erano in grado di padroneggiare un certo repertorio di moduli espressivi, temi e motivi, ci sono tentativi letterari ma Roma è alla ricerca di un poeta eccellente che cancelli imperfetti tentativi precedenti (in Grecia Omero era un modello e padre dei generi letterari). La letteratura latina nasce come traduzione di quella greca, Livio Andronico è riadattatore di molte tragedie greche (grande addestramento per i romani).
Primi documenti in lingua latina (testimonianze epigrafiche e archeologiche): Cista Ficoroni con inciso nome della committente e artefice (IV-III sec a.C.), iscrizioni come documenti di vita privata ma anche pubblica, fasti che erano in origine calendario ufficiale compilato dai pontefici massimi (giorni fasti e nefasti), poi liste di magistrati e trionfi, tabula dealbata, cioè “tavola bianca” su cui il pontefice massimo scrive ogni anno i nomi dei magistrati in carica e principali avvenimenti pubblici, annales che sono l’unione delle tabulae albatae di ogni anno, repertorio fondamentale per la nascita della storiografia latina (intelaiatura ripresa da Livio e Tacito).
I carmina (carmen deriva da “cano”= cantare) con stile solenne, monumentale per leggi, preghiere, formule rituali, giuramenti, profezie, proverbi, sentenze, … (suoni e ritmi ad effetto, corrispondenze tra cola della frase), gli esempi più famosi sono: Carmen Saliare che è un canto del collegio sacerdotale dei Salii che a maggio recavano in processione 12 scudi sacri, gli ancilia, con formule rituali, Carmen Arvale che è un canto di questo collegio di 12 sacerdoti che levavano a maggio un inno di purificazione dei campi.
Primi documenti e forme di poesia popolare
Leggi XII Tavole esposte nel foro e definite “carmen” da Cicerone, elogia o iscrizioni celebrative di uomini illustri (ad es. Scipioni).
Forme di poesia popolare: Fescennini versus con funzione apotropaica(=allontanare il malocchio) in feste rurali, poi motteggi per diffamazione pubblica, carmina triumphalia con lodi del vincitore e scherno, pasquinate; proverbi, scongiuri, maledizioni, precetti agricoli, formule medicinali, canti di lavoro, canti d’amore, ninne nanne.
Saturnio
Verso della poesia latina arcaica (Livio Andronico e Nevio), basato non solo su quantità sillabica come versi classici ma anche su ritmo verbale.
Il teatro romano arcaico
A partire dal 240 a.C. la cultura romana conosce per oltre un secolo fioritura di opere sceniche e rappresentazioni teatrali, le autorità statali organizzano festival cui partecipa nobiltà e assiste popolo minuto.
- Derivazione greca: Palliata (commedia: Plauto, Cecilio Stazio e Terenzio) e Cothurnata (tragedia: Livio Andronico, Ennio, Pacuvio e Accio)
- Modello greco ma argomento romano: Togata (commedia) e Praetexta (tragedia)
C’è mediazione etrusca come ci testimonia Tito Livio, il termine “histrio” (attore) ad es. è etrusco.
Teatro in occasione di feste e solennità religiose (vicino a teatro attico), ludi scaenici come ludi Romani (in occasione dei quali nel 240 a.C. c’è rappresentazione di Livio Andronico), ludi Megalenses, ludi Apollinares, ludi plebeii. Strutture provvisorie in legno, primo teatro in pietra risale al 55 a.C., l’azione si svolgeva spesso all’esterno, di fronte ad una casa su via che conduce verso foro da una parte e fuori città dall’altra. Venivano utilizzate delle maschere.
Tipi di personaggi
Il vecchio, il giovane innamorato, la matrona, la cortigiana, il lenone, lo schiavo, il parassita, il soldato, ... In Plauto sono stereotipati, mentre Terenzio darà psicologia più profonda. La maschera serviva anche per poter interpretare più personaggi cambiando solo costume. La committenza (nobiles) influenza opere e argomenti trattati, no punti di contatto con attualità politica o riferimenti ad attacchi personali. Il termine fabula è usato per far riferimento a qualunque tipo di spettacolo (“narrazione” in generale).
Collegium scribarum histrionumque
Fondato nel 207, è confraternita di autori e attori, per fare letterario si prende termine “poeta” (non più “scriba”).
Tipi di commedia e tragedia
- Palliata: commedie non divise in atti, composte da parti cantate (metri vari), recitate (senari giambici) e recitative (settenari trocaici).
- Cothurnata: tragedie delle quali sappiamo poco, stile uniforme opposto a lingua quotidiana, polimetria e pathos (Roma, a differenza della Grecia, non aveva però passato letterario tanto ricco da permettersi profonde distinzioni tra diversi generi e livelli di stile).
- Atellana: genere popolare (simile alla Commedia dell’Arte), canovacci e maschere fisse ripresi da teatro latino.
L'epica arcaica: Livio Andronico e Nevio
Livio Andronico
Rappresentazione di un testo teatrale e inaugurazione tradizione epica romana con traduzione dell’Odissea e Nevio (poema epico nazionale su conflitto con Cartagine). Inizi della letteratura latina ma non paragonabili a Omero (anche se Nevio ispirerà in parte Eneide e ha prestigio per poesia civile).
Livio Andronico è un greco originario di Taranto, nel 272 a.C. giunge a Roma (dopo guerra tarantina) al seguito di Livio Salinatore di cui fu liberto, fu grammaticus di greco e latino, scrisse tragedie e commedie di cui fu anche attore (tragedie per lo più legate al ciclo della guerra di Troia rielaborato da modelli greci e commedia Gladiolus con protagonista un soldato fanfarone). Nel 240 mette in scena per la prima volta un’opera teatrale in latino ma sua opera più significativa è Odusia (traduzione poema omerico in saturni). A fine carriera gli fu commissionato partenio (“canto di fanciulle”) per Giunone e suo collegium scribarum histrionumque fu insediato nel tempio di Minerva su Aventino. Mai nessuno aveva concepito traduzione di un’opera letteraria da lingua straniera, importante perché rende disponibile ai romani il testo omerico (ha fortuna come testo scolastico), traduzione come “operazione artistica” che può stare accanto all’originale. Dovette affrontare problema di creare una lingua letteraria a Roma per rendere stile ed effetti dell’epica greca.
Gneo Nevio
Cittadino romano di origine campana, combatte contro Cartaginesi nella I guerra punica e si scontra con nobiltà (forse incarcerato, vd allusione in Miles gloriosus di Plauto), privo di protettori autorevoli e autonomo, muore forse in esilio a Utica nel 204/201 a.C. È un poeta epico impegnato come traspare dalla sua opera principale, il Bellum Poenicum in saturni, sceglie tema storico quasi contemporaneo ma ritorna inizialmente alle origini leggendarie di Roma (ricollegandosi a caduta di Troia e ad Enea come farà Virgilio), tra mito e storia (epica nasce storica come in Grecia con Omero), ispirazione nazionale e originalità della struttura ma nel solco della tradizione letteraria greca (sperimentalismo linguistico, stile marcato da parole come richiede il saturnio). Ci restano poi titoli di praetextae come Romulus e Clastidium (Marco Claudio Marcello nel 222 a.C. vince a Casteggio contro i Galli) di stampo storico e Lycurgus di argomento mitico (re trace che volle reprimere il culto di Dioniso, legato a diffusione di questo culto a Roma, soppresso poi con senatus consultum del 186 a.C.) e commedie come Tarentilla (rientra nel canone dei dieci migliori commediografi latini redatto da Volcacio Sedigito a fine II sec a.C.), suo teatro conteneva attacchi personali ad avversari politici e amore per la libertà.
Plauto (255/250-184 a.C.)
Successo immediato per elaborazione letteraria, inventiva verbale, varietà di registri e trovate comiche estemporanee (≠ Terenzio che in élite degli Scipioni fa riflettere pubblico colto e selezionato). Plauto era forse originario di Sarsina (Umbria-Romagna), cittadino libero nato tra 255 e 250 (notizia di Cicerone) e morto nel 184. Nome potrebbe essere M. (Marcus) Accius Plautus (umbro Plotus) in riferimento a cittadinanza romana con tria nomina (ma Plauto non era romano) o T. (Titus) Maccius Plautus collegato a Maccus, personaggio tipico dell’atellana (riportato da Palinsesto Ambrosiano). È un autore prolifico, tantissime commedie (alcune apocrife), c’è una quasi immediata attività “editoriale” e poi Marco Terenzio Varrone (fine età repubblicana) ritaglia raccolta di 21 commedie ritenute da tutti autentiche (De Comoediis Plautinis).
Le trame sono prevedibili e i personaggi sono per lo più “tipi umani”, i prologhi espositivi servono a evitare sorprese al pubblico (ripreso da Commedia Nuova). Gli intrecci vedono la lotta tra due antagonisti per il possesso di un bene, vincitore è giovane e perdente ha in sé giustificazioni per essere tale, la vittoria finale segue i codici culturali del pubblico.
Commedia del servo: servo medita inganno, agisce e trionfa, figura ellenistica della Fortuna (Tu/xh) e metateatro nella figura del servo che si rivolge al pubblico (rappresenterebbe autore stesso in quanto regista dell’azione).
Commedia del riconoscimento: identità nascosta/mentita/perduta e poi rivelata a tutti, lunga fase di errori e confusioni di persona.
Titoli: Amphitruo (tragicommedia/ilarotragedia), Asinaria, Aulularia, Bacchides, Captivi, Casina, Cistellaria, Curculio, Epidicus, Menaechmi, Mercator, Miles gloriosus, Mostellaria, Persa, Poenulus, Pseudolus, Rudens, Stichus, Trinummus, Truculentus e Vidularia. (pag. 37-38 singole trame)
Plauto non comunica paternità delle sue commedie, suoi modelli (CONTAMINATIO > scene da diverse commedie, non preferisce nessun autore in particolare), usa versi molto diversi, non usa nome del personaggio originario e raramente ricompare in altre commedie, non ricalca una a una commedie su modelli e ha proprio stile. C’è rovesciamento dei valori tradizionali ma senza assumere valore di riflessione critica e comunque lo scioglimento finale riporta l’ordine.
I nomi dei personaggi e dei luoghi sono greci, il genere comico ha sede “altrove” per consentirsi solo occasionali e vivaci puntate anacronistiche verso realtà romana. Non c’è pretesa didattica o moraleggiante, trionfo del servo (motore della trama e del riordino finale) che in quanto astuto e tramatore è il personaggio dominante.
Maestria ritmica e NUMERI IN NUMERI di Plauto che predilige forme cantate, mancano continuità e coerenza drammatica, dispersività dell’azione, schematicità. Personaggi che variano se stessi. Lingua d’uso del romano colto medio, dialogo con funzione emotiva e conativa, presenza di grecismi (pur prendendo in giro i Greci) e arcaismi. Non c’è divisione in atti e palliata era priva di intermezzi musicali (divisione in 5 atti canonica viene da Ars poetica di Orazio ed è applicata in età moderna, in Menandro c’erano stacchi musicali).
Il teatro plautino mette in scena pochi temi convenzionali (peripezie di due innamorati, inganno ordito dal servo per sottrarre al lenone la ragazza amata dal padroncino, truffa per estorcere denaro a padre taccagno, riconoscimento che restituisce libertà alla ragazza aprendole porte per vita rispettabile e matrimonio), non è interessato a creare attesa o suspense per una vicenda nota al pubblico già dal prologo informativo.
L’adulescens ovvero il giovane (innamorato), in contrasto con lenone o padre-senex e aiutato da servo nell’ottenere con l’inganno cortigiana:
- T1 Patimenti d’amore (Cistellaria, Alcesimarco si lamenta per sofferenza nel non poter sposare Selenio perché senza dote);
- T2 Folle d’amore davanti a una porta chiusa (Curculio, Fedromo innamorato di Planesio fa serenata ai chiavistelli, paraklausithyron, motivo ricorrente (pag. 55-56));
- T3 Il monologo di un fannullone (Mostellaria, analogia tra uomo e casa con atteggiamento moralistico, ruolo educativo dei genitori).
Senex, leno, miles (vari antagonisti):
- T4 Euclione, il vecchio avaro (Aulularia, Euclione da quando ha trovato pentola d’oro è ossessionato da paura di essere derubato anche da Megadoro che chiede in sposa la figlia senza dote);
- T5 Il lenone Ballione (Pseudolus, Calidoro e servo Pseudolo assistono ad arrogante malvagità del lenone);
- T6 A caccia di elogi, il soldato fanfarone (Miles gloriosus, Pirgopolinice dialoga con parassita Artotrogo con funzione prologica).
Il servo tramatore è regista di beffe e intrighi, portavoce delle aspettative del pubblico, dell’autore per esser l’unico ad avere visione panoramica dell’intreccio, agisce per piacere d’ingannare, Pseudolus è commedia per eccellenza di questo tipo (psèdeomai è verbo per ingannare ma anche per finzione letteraria creatrice di cose che nella realtà non esistono):
- T7 Pseudolo, quando tessere inganni è un’arte (Pseudolus, servo-poeta si rivolge a pubblico per illustrare inganno pensato per aiutare padrone Calidoro, metateatro ed eccezione dell’intermezzo musicale con flauto; schiavi in scena tra Menandro e Plauto a pag. 70);
- T8 Un piano apparentemente perfetto (Pseudolus, piano del servo illustrato con metafora militare, nuovo evento condizionerà sviluppo dell’intreccio);
- T9 La Fortuna manda a monte il piano (Pseudolus, intervento della Fortuna separa piano di regia del servo da quello dell’autore vero e proprio in questo caso, riflessione moralistica su fragilità della condizione umana in chiave cinico-stoica; Pseudolo come esempio di metateatro a pag. 73).
Gli intrecci e le commedie-tipo, opposizione tra possesso e desiderio di un bene trasferito da detentore ad altro personaggio (disponibilità delle donne o delle ricchezze al centro a seconda dell’intreccio), commedia dell’inganno, commedia del riconoscimento, commedia degli equivoci (simillimi):
- T10 Il servo in azione, “Attenti al fantasma!” (Mostellaria, quando è assente padre Teopropide il giovane Filolachete si dà alla bella vita con servo Tranione che inganna padrone giunto all’improvviso con la presenza di un fantasma, religione per rituali e superstizioni e solennità per voce dall’oltretomba);
- T11 Uno scambio di persona (Menaechmi, fratelli gemelli con stesso nome ma sorte diversa che non si sono mai incontrati dà vita a serie di equivoci nel vivere vita del fratello);
- Testo-verifica Una ragazza malata d’amore (Cistellaria, Selenio innamorata di Alcesimarco si confida con Ginnasio).
Amphitruo è unica commedia plautina d’argomento mitologico, il tebano Anfitrione è in guerra contro Teleboi e lascia a casa moglie Alcmena, nel frattempo Giove assume sembianze del marito (commedia del travestimento, vedi pag. 91-92) per giacere con lei grazie all’aiuto di Mercurio che sostituisce il servo di Anfitrione Sosia, quando il vero marito deve tornare a casa manda il servo ad avvisare la moglie e questo si incontra con il suo “sosia” e si convince di essersi sdoppiato, Alcmena esibisce come prova dell’avvenuto incontro con il presunto marito una coppa, lui l’accusa di adulterio e si arriva poi a scontro tra
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